S_presunzione di innocenza

Loris, gip: “Veronica ha indole malvagia”

 

Com’era? “gli zingari rubano, i romeni stuprano e i maghrebini spacciano”. Da oggi si potrà dire tranquillamente che lo fanno per indole senza suscitare lo sdegno di nessuno, se lo può dire un gip in sede processuale trasformando un parere, un’opinione – fra l’altro senz’alcun fondo di verità visto che non esiste nessuno violento, criminale “per indole” né tanto meno per “razza” – in un atto da mettere a verbale.
Ci può stare al massimo una predisposizione ma mai motivata da cause naturali, e nemmeno da realtà sociali complicate.Nessuno nasce con l’imprimatur del violento, malvagio, criminale.

La giurisprudenza fatta in casa, à la carte, così come serve quando i processi si svolgono soprattutto fuori dai tribunali: il giudice che si esprime come i tanti ultrà della Rete pur avendo titoli, competenze e una responsabilità che richiederebbe un linguaggio diverso.
Tanto vale allora riabilitare il metodo Lombroso per anni ritenuto attendibile niente meno che dall’FBI: malvagi per indole e criminali per tratti somatici, razza e dna.
Se qualcuno avesse parlato di “indole malvagia” a proposito di un’extracomunitaria o una rom sarebbe venuto giù il mondo, ma se lo fa un giudice durante un processo in cui la presunta colpevole, l’imputata è già stata condannata dai media, dalla folla inferocita e rinnegata da tutta la sua famiglia allora se po’ ffa’. Mai sentito un giudice parlare di indole violenta riguardo ai serial killer, agli uomini che ammazzano le donne. In quei casi si aprono immense praterie di possibilità sui motivi del gesto criminale. L’uomo che ammazza la donna lo fa “per troppo amore”, per motivi “passionali”.
Sei brutt*? Hai gli occhi troppo vicini, la fronte spaziosa, le labbra sottili? Pover* te se la società ti ritiene più pericolos*, indegn*  di chi invece è esteticamente gradevole, proprio come stabilivano le teorie di hitler sulla razza perfetta.
Ilda Boccassini fu massacrata e accusata di razzismo solo perché osò dire che il comportamento di Ruby si poteva imputare alla “furbizia orientale”.
Un po’ come quella di Sherazade nelle “Mille e una notte” che ebbe salva la vita intrattenendo il re cattivo con le sue fiabe fino a farlo innamorare.
Quintali di letteratura e studi di psichiatria e di psicologia buttati nella spazzatura solo perché un giudice non ha resistito all’impeto del giudizio morale e ha voluto dare il suo contributo personale, basato su una sua interpretazione, al linciaggio mediatico di Veronica Panarello.
Bossetti, il presunto assassino di Yara è in carcere dal 16 giugno senza un processo né una condanna.
La sua famiglia è stata massacrata dai media, qualcuno malmenato di persona, lui come di consueto linciato dalle bestie feroci della Rete.
Berlusconi che nel primo grado della sentenza del processo Ruby fu definito “socialmente pericoloso con una naturale propensione a delinquere”, che è un po’ diverso dall’indole: socialmente pericolosi e delinquenti si diventa, non si nasce, è a fare le riforme con Renzi.

Per dire.

Andrea Loris Stival, l’indole malvagia di Veronica e la fabbrica dei mostri – di Eretica, Il Fatto Quotidiano

Oggi scopro che un giudice può permettersi di affibbiare un giudizio morale ad una donna accusata dell’omicidio del figlio. Lasciando da parte il fatto che una persona è innocente fino a prova contraria e che non si processa o condanna attraverso i media, quel che mi sconvolge di questa maniera di porgere l’accusa è il fatto che di Veronica si continua a dare un ritratto che coincide sempre più con quello di una strega. E’ una donna ripudiata dalla famiglia, offesa da chiunque, e a quanto pare non ha il diritto di ottenere un giusto processo privo di un pregiudizio morale. D’altronde come è possibile che un Gip definisca l’indole di una persona. E’ in grado, lui, di realizzare una perizia psichiatrica? Ha una preparazione sociologica, antropologica, per definire le caratteristiche individuali di questa donna? Si può mai dire diVeronica Panarello che avrebbe ucciso il figlio perché è di “indole malvagia” e che perciò bisogna rinchiuderla perché “potrebbe uccidere ancora”?

Quel che io penso è che siamo così disabituati dall’analizzare la violenza, se commessa da una donna, che tutto poi si riduce alla volontà di espellere la mela marcia, quella che avrebbe disobbedito al piano di restaurazione dei buoni sentimenti familiari, dove una donna dovrà essere madre amorevole per qualità innate e non per consapevolezza acquisita. Da qui, penso, dipenda anche la maniera in cui giudichiamo la violenza commessa da un uomo. Accade che uccida moglie e figlio e che di lui si dica che è debole. Lei ha l’indole malvagia e lui non sopporta la separazione. Lei ha indole malvagia e lui, invece, sarebbe il prodotto sociale di quel che ha attraversato in vita, prima di fare una strage e spararsi un colpo in testa.

A questa interpretazione parziale e molto superficiale si aggiunge quella di alcune categorie di femministe che in difesa delle donne proclamano la cattiveria innata dell’uomo. Egli uccide perché è violento dentro. La violenza sta agli uomini come l’istinto materno sta alle donne. Non si rendono conto, queste femministe, che così facendo rafforzano l’idea che la tal donna che uccide un figlio è davvero anormale, diversa, malvagia e che l’uomo che uccide ha in sé una giustificazione, gode di una attenuante: è cattivo dentro, perciò peggio per noi che lo provochiamo. Non dobbiamo fare o dire nulla che possa indispettirlo perché egli è predisposto alla violenza e, soprattutto, ha in mente di picchiare le donne almeno una volta al giorno prima di andare al cesso. Così, per trovare lo stimolo per defecare meglio.

Quel che io so è che le donne vedono rimossa e censurata l’aggressività e la violenza che compiono, perché la società, a cultura patriarcale, le vuole angeliche, deboli, sottoposte alla tutela di paternalisti altrimenti disoccupati. Le vuole tutt’altro che autodeterminate e in grado di intendere e volere. Quel che decidono, se danno un calcio alla compagna di scuola, se schiaffeggiano il proprio compagno, se spintonano il figlio, sarebbe tutto frutto di una tempestiva perdita di sé o, eventualmente, paradosso nel paradosso, quella che compie sarebbe violenza introiettata. Ella è innocente quando subisce violenza e deve essere assolta anche quando la compie.

Poi c’è la violenza di genere, che esiste, riguarda la costrizione delle persone schiacciate nel proprio ruolo di genere. E’ violenza di genere quella compiuta su una persona che per via di stereotipi sessisti si ritiene debba sottostare a quella determinata cultura. Te la deve dare per forza, la fica, la disponibilità, l’obbedienza, la fedeltà eterna. Ti deve cedere la gestione del suo corpo, sicché tu puoi farne quello che vuoi. E c’è la violenza derivante dalla cultura del possesso, che riguarda, ahimè, anche le madri, perché di madri che uccidono i figlioli possiamo contarne un po’ e le ragioni per cui lo fanno, come avviene per i delitti commessi dai padri, riguardano comunque il possesso. Io uccido perché penso di disporre della tua vita. Sei mio e di nessun altro. Sei mia e di nessun altro. Ti ho fatto e ti disfo. Ti ho amata e non ti lascio andare.

A chi si diverte (in tutti questi casi, che non dipendono da ragioni materiali, un furto, la rapina, criminalità, cose altre) a descrivere gli uccisori definendoli mostri non fa che dare una mano a chi di quella fabbrica vive. I mostri servono ai media, alle trasmissioni morbose che guardano fin dentro l’ano per raccontare una vicenda, a chiunque voglia raccontare questi fenomeni in toni emergenziali, assicurando al pubblico la catarsi. Fatti fuori i/le colpevoli voi sarete salvi/e. Il mostro è fuori da voi e il resto è paradiso. Nessuno comprende che il mostro è dentro di noi, lo nutriamo anche con forme di comunicazione sbagliate e le consolazioni che possiamo provare quando ci dicono che lei ha ucciso perché è malvagia terminano il giorno dopo, quando vediamo una persona che conosciamo bene che afferra qualcun@ e gli o le molla un pugno in bocca. Finisce quando leggiamo insulti e pretesa di forca da chi dichiara di difendere le donne dalla violenza.

Sappiatelo, io ho più paura di queste persone, forcaiole, che degli assassini stessi. Chi si sente autorizzat@ a linciare qualcun altr@ “potrebbe uccidere ancora” in mille modi e riterrà perfino di essere legittimat@ a farlo. Dunque, prima di archiviare le faccende di cronaca come fossero giochi con premi per chi lancia le pietre più grosse, vorrei chiedere: abbiamo intenzione di comprendere come fare ad aiutare le persone che uccidono? Perché se aiuti chi uccide salvi le sue prossime vittime. Perché se salvi lui, salverai lei. Perché se salverai lei, salverai i suoi figli. Semplice no? Secondo voi, si può fare?

Le cene eleganti di b.

 La versione di B. sulle cene eleganti
“Travestimenti? No, gare di burlesque”

Processo Ruby, i funzionari di polizia in servizio la notte del fermo della ragazza: “Sapevamo che Karima non era la nipote di Mubarak”. L’ex premier in aula: “Mantengo ragazze rovinate dai pm”.

E lui magari si mascherava da miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni?

Quindi par di capire che anche al tribunale di Milano fino ad ora abbiano messo in scena il burlesque più sfrenato, visto che ancora nessuno è riuscito a fermare l’imbelle delinquente pervertito né ad assicurare alla giustizia tutta la pattuglia che da anni lo asseconda e gli regge i giochi. Quel poveraccio di Marrazzo è stato messo in croce, costretto alle dimissioni perché gli piacciono i maschi che si travestono da donne, mentre uno che si eccita solo guardando (e pagando con soldi, ruoli politici, assunzioni in aziende statali)  donne che si mascherano da calciatori, da infermiere, da suore con tanto di crocefissi fra le tette (eminenza, abbiamo finito di contestualizzare ?!) è considerato normale, l’interlocutore col quale Monti ha mantenuto un cordiale rapporto di continuità, quello in grado di fare ancora il bello e il cattivo tempo a proposito di politica, di leggi, di informazione, e che addirittura, secondo il parere del raccomandato  polillo si meriterebbe il quirinale; e questa la chiamano democrazia? sono Grillo e il suo movimento a fare antipolitica?  ma andate a fare in culo.

E non tornate più, fatemi il favore.

Accertato ufficialmente mediante confessione che Ruby non è né avrebbe mai potuto essere la nipote di Mubarak, possiamo però confermare, questo sì, che i 314 parlamentari capeggiati dal disonorevole paniz che hanno confermato in parlamento che lo fosse  sono senza ombra di dubbio delle disonestissime teste di cazzo che, se questo fosse un paese normale andrebbero accusate, processate e condannate per alto tradimento insieme ai responsabili della caserma che hanno mentito.

Anche maroni – da ministro dell’interno – aveva detto che era tutto regolare.

Non bisogna dimenticarsene nemmeno uno di questi, nemmeno uno.

L’antipolitica sono loro

Sottotitolo: Monti: “Ho chiesto all’emiro del Qatar cosa scoraggia gli investimenti in Italia. Mi ha risposto: la corruzione”.

(Mavà? non è l’articolo 18, allora)

Preambolo:

Il bunga bunga della Minetti, travestita da suora

‘Lavitola voleva 5 milioni da B.’

Tangenti, elicotteri e fondi neri Gli affari dell’«uomo di Stato»

Ma quella zo…ticona della santanché che giurava e spergiurava in tivvù che quelle in quel di HardCore (e dintorni) fossero cene eleganti alle quali avrebbe fatto partecipare anche la nipote, se fosse stata invitata, non andrebbe incriminata al pari di mora, di tarantini e di tutti quelli che hanno retto e favorito il giochetto al  satrapo pervertito? ‘sta gente non è da condannare alla galera: è da internare a vita in una casa di cura. E con lei tutti quelli che hanno sostenuto e votato per questi distruttori di civiltà.

Ma mandiamocelo silvio al quirinale a rifarsi una verginità morale: il molto (poco) onorevole sottosegretario polillo, ex collaboratore di quell’anima candida di cicchitto, quello che invitano tutti in televisione, che ride molto non si sa bene perché, ce lo vedrebbe proprio bene.
E pure io, guardaunpo’.
Darebbe il colpo di grazia che si merita questo paese del cazzo.
Io ancora oggi mi chiedo perché un corruttore, un colluso con le mafie, uno che ha usato e pagato minorenni per le sue orge (ma eleganti eh?), uno che è stato riconosciuto dal mondo come un buffone, un delinquente, un criminale (ma che solo qui può spacciarsi per statista), uno che, grazie ai suoi comportamenti ha permesso che questo paese venisse deriso, irriso e considerato meno di niente debba avere ancora il titolo di ‘cavaliere’.
 Le parole sono importanti, in politica anche un gesto può contare. Napolitano non potrebbe risparmiarsi e risparmiarci qualche monito e fare un bel gesto concreto che forse aiuterebbe chi non l’ha ancora fatto, a capire la vera natura del personaggio? chiedo.

Alfano, Casini e Bersani
“Non abolire i rimborsi”

Vi abbiamo già detto NO col referendum, e la Littizzetto domenica sera da Fazio ha illustrato benissimo anche i NO nei riguardi di quei termini che casomai vi venisse in mente di usare per continuare a campare sulle spalle altrui. Il giochino dovrete pagarvelo da soli, visto l’uso scellerato che avete fatto dei nostri soldi che, a differenza dei vostri sono guadagnati in modo onesto.

Potevate pensarci TUTTI prima. Anche un governo imposto in ragione di una crisi che non è stata causata certamente dal popolo che però deve pagare i danni uccide la democrazia, ma questo Napolitano non lo dice, non lo può dire.

Se certi “difensori” della democrazia avessero osteggiato i razzisti ‘padani’ tanto quanto stanno facendo col movimento di Grillo oggi forse questo paese sarebbe un po’ meglio dello schifo inguardabile che è.
Ma la lega non era l’antipolitica, non era il qualunquismo e il populismo, non erano ladri, loro, no.
Non andava contrastata e isolata così come tutta l’Europa faceva coi movimenti razzisti, xenofobi.
Mentre Chirac preferiva perdere le elezioni pur di non allearsi coi nazisti di Le Pen qui avevamo il delinquente abusivo, l’impostore autoprestatosi alla politica per il nostro bene e dunque il suo che faceva risorgere la peggior feccia fascista nel silenzio generale: nessun monito per questo, nessun presagio di sventure.
Oggi ci parlano di antipolitica, che insieme allo spread è diventato il tormentone col quale spaventare le masse, la gente che ormai non ce la fa più nemmeno a pensare. Il terrorismo del nuovo millennio non ha bisogno di bombe e di brigate colorate, per intimorire e per uccidere basta molto meno: due parole, appunto.

La verità è che la colpa non è di Grillo, della Littizzetto che ha osato, da comica ma anche da cittadina qual è, ricordare che il no al furto e allo sperpero dei soldi pubblici nella politica era già stato ufficializzato con un regolare e democraticissimo referendum, non con un golpe di piazza, il problema di chi oggi blatera di antipolitica, di qualunquismo e populismo non avendo null’altro di più convincente da dire per intortare ancora la pubblica opinione è che quello che si dice con parole semplici, fra una risata e l’altra arriva nelle orecchie di tutti molto meglio di tanti discorsi seriosi, di moniti noiosi e di tante parole inutili dette dai cosiddetti addetti ai lavori. E la gente così capisce, cosa che in questo paese non si deve assolutamente fare per mantenere quello status quo che ci ha portati alla rovina, economica e morale. Il passo indietro, come dice Vendola alla fu gloriosa Unità non lo fa fare l’antipolitica ma tutte le brutture, l’illegalità che hanno potuto farsi strada grazie a chi avrebbe dovuto contrastarle ma non l’ha fatto perché non era conveniente per nessuno – nella politica – che in questo paese si smettesse di mafiare corrompere e rubare: tutti hanno la loro bella collezione di scheletrini negli armadi; anche Vendola non ha saputo sottrarsi alla tentazione di fare certe dichiarazioni dimostrando così di essere tutt’altro che quel nuovo che dovrebbe avanzare. Ma che invece, è già scaduto.
Di Grillo si estrapola e si evidenzia solo quello che torna utile per screditarlo.Delle centinaia di proposte utili, degne che ci sono sul suo sito non ne parla nessuno. Premetto che io non ho votato il suo movimento ma neanche per il piddì.

A me piace ancora la parola “comunista”, sulle schede elettorali, non la rinnego come hanno fatto certi leader per convenienza, opportunismo e quieto vivere.
Ma stavolta sarei quasi tentata di votare anch’io per loro.
Ci vorrebbe davvero una bella disobbedienza civile, che nessuno votasse più per la politica tradizionale.

Sarebbe meglio dell’astensione e delle schede bianche. Possiamo far capire ai cialtroncelli inciucioni arraffaquattrini che si può fare a meno di loro più che volentieri.
Senza soffrire, ecco.

D’Alema: ‘Grillo? Mix tra Bossi e Gabibbo’

Arrogante. Una sciagura per la sinistra, l’artefice principale dell’ascesa politica di berlusconi. La gente è più stufa di quelli come lui, di questi babbioni che occupano le poltrone da decenni.
L’arroganza di questo guastatore di democrazia è stomachevole.

L’ANTIPOLITICA SONO LORO

Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 17 aprile

Bersani è depresso e va capito. Provate voi a stare dalla mattina alla sera, qualche volta anche la notte, con Piercasinando e Alfano: un ménage à trois che stroncherebbe anche un bisonte. Te ne stai in poltrona a casa tua a leggerti un libro o a sentire un disco, e squilla il citofono: “Pierlu, sei in casa? Siamo Pier e Angi: che fai, ci apri?”. Esci per andare al cinema ed ecco i due stalker appostati sul marciapiede: “Che fai, vai al cinema senza di noi? Non s’era detto che si faceva tutto in tre?”. Vai al bar a farti una birretta per dimenticare, e rieccoli al bancone: “Ma che ci fai lì tutto solo? Chi non beve in compagnia è un ladro e una spia”. Porti i ragazzi al parco, e ti risbucano da dietro un albero: “Ehi ragazzi, vi spiace se ci uniamo al pic-nic?”.
“Ma no, prego, figuratevi. Ragazzi, salutate lo zio Pier e lo zio Angi”. Sempre, fra l’altro , col terrore che passi un elettore superstite e ti veda in dolce compagnia. Una vita d’inferno. “Dai vertici di maggioranza — confessa Bersani — usciamo sempre con qualcosa di cui non siamo contenti. Con Alfano su tantissime cose non mi trovo d’accordo “. Ecco, sono alleati nella maggioranza extralarge che sostiene Monti, vanno in giro come i tre dell’Ave Maria, anzi dell’Ave Mario, ma non sono d’accordo “su tantissime cose”. Su una però vanno d’accordissimo, anzi due: dei “rimborsi elettorali” non si taglia un euro e bisogna combattere l'”antipolitica”. “Se non la contrastiamo — dice il depresso — ci spazza via tutti”. E da cosa nasce l’antipolitica? Da un governo che continua a farsi le pippe sull’art. 18?
Dal trio ABC che partorisce aborti di “riforma” come quella elettorale, addirittura peggiore del Porcellum e già ribattezzata Porcellinum, o l’anti-corruzione che in realtà è pro, o la legge sui fondi ai partiti che non li abbassa di un euro? Da Penati che resta imbullonato alla poltrona di consigliere regionale? Dagli amichetti di Formigoni che arraffano milioni camuffati da “consulenze” e “progetti ” tipo “testare la resistenza umana su Marte”? Da Scajola che torna alla politica dopo breve quarantena per “portare al Pdl la mia freschezza e il mio entusiasmo” con una scuola “per la formazione di una nuova classe politica” a sua insaputa? No, per Bersani l'”antipolitica” è colpa degli “apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo”, cioè di Grillo.
Che, secondo Vendola, è portatore insano del “fiume sporco del populismo senza prospettive da offrire al Paese” (ma anche senz’avvisi di garanzia). E poi, chiosa Bersani, l’antipolitica è figlia della “cattiva informazione” che batte sul tasto dei soldi ai partiti senz’accorgersi che il problema è ormai risolto: “Le risorse ai partiti continuano a scendere e arriveranno a 145 milioni nel 2015″. Roba da mensa della Caritas. Intanto, nel 2012, stanno per arrivare 180 milioni che, con estremo sacrificio, si potrebbero “posporre”. Cioè intascare non a fine  luglio, ma a ferragosto, quando la gente è in vacanza e guarda altrove. Guai però a tagliare: si sa dove si comincia, non dove si finisce. Se molli di un euro, qualcuno ti chiederà di mollare di due, e non finisci più.
Specie se si scopre che con 180 milioni si potrebbe ripristinare il tempo pieno nelle scuole materne. O se si va a vedere come ha fatto il Pd a spendere i 200 milioni incassati dallo Stato in quattro anni, e anche di più, visto che è in rosso di 43 e senza nuovi rifornimenti chiude bottega. Basta andare sul sito per scoprire che il Pd usa i “rimborsi elettorali ” persino per partecipare al “Dopofestival di Sanremo” (versione democratica dei bonifici di Belsito per la rinoplastica di Eridano Sirio Bossi o per i diplomi e le lauree immaginarie del Trota e del Mosca). E che solo per viaggi, ristoranti e alberghi, nel 2010 il Pd ha speso 2.165.138 euro. Senza contare i costi sostenuti per organizzare l’imprescindibile convegno a Pollica su “La dieta mediterranea: patrimonio immateriale dell’Unesco”. Che, dopo tutte quelle mangiate, era proprio il tema giusto. Purtroppo la dieta non funzionò.

Processo Mills, la sentenza: prescrizione per Silvio Berlusconi

Sottotitolo: Non si farebbe prima ad aggiungere un articoletto alla Costituzione che dica più o meno che “chi è ricco perché ha rubato, perché suo padre, che faceva l’usciere in una banca [la banca Rasini],  riciclava i soldi della mafia e forse è per questo che da usciere è diventato direttore [per meriti, s’intende], chi più di 30 anni fa spendeva 500 milioni AL GIORNO [una montagna di soldi dei quali non ha mai saputo spiegare la provenienza: “Cavaliere: dove ha preso i soldi?”] per costruire graziose palazzine, chi ha assunto un ergastolano pluriassassino spacciato per stalliere per portargli i figli a scuola [e stare attento che non facessero brutti incontri: testuali parole del padre dei figli], e che da un mafioso condannato a nove anni [Marcello Dell’Utri] si è fatto fare un partito politico [Forza Italia] e, attenzione, riconosciuto dalla politica, grazie al quale con la collaborazione degli amici, degli amici degli amici ma SOPRATTUTTO di chi doveva essergli nemico [specificamente D’Alema e la sua fottuta bicamerale] è potuto assurgere al ruolo di capo del governo e restarci per 17 anni [ma non è finita qui, e oggi lo sappiamo con certezza] può commettere tutti i reati che vuole, mafiare quanto vuole, corrompere chi vuole senza rischiarlo nemmeno, un processo?”

Giusto per una questione di praticità: almeno si evitano figuracce
planetarie a getto continuo. Le nostre, mica quelle di berlusconi.
Ezio Mauro, direttore di Repubblica, intervistato telefonicamente poco fa dal tg di Sky ci fa sapere che “comunque, le sentenze si rispettano”: e allora, da oggi, sarebbe meglio che ognuno imparasse ad esprimersi per sé, perché io questa sentenza, come tutte le altre che hanno riguardato b e che sono finite ai classici tarallucci e vino, non ho la benché minima intenzione di rispettarle, per il semplice motivo che quelle sentenze non hanno rispettato me.
E ricomincerò a rispettare questo stato quando questo stato  dimostrerà di essere più forte di un delinquente impunito e – a quanto pare – impunibile.

www.ilfattoquotidiano.it

Mills, Berlusconi la fa franca: prescritto
Salvo grazie a una legge ad personam

 “Non luogo a procedere  per intervenuta prescrizione”

Già gli italiani non sanno nemmeno la differenza che c’è fra assolto e prescritto, figuriamoci come ne esce ancora una volta il perseguitato delinquente.

Qualcuno avverta Bruno Vespa che “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione” non significa assolto e nemmeno innocente.

E che casomai gli venisse in mente di fare  una puntata tipo quella che fece per Andreotti (sempre prescritto e non assolto, per mafia) mi auguro che il palazzo della Rai venga invaso e lui buttato fuori a calci nel culo.

Prescrizione non significa innocenza né assoluzione, significa che ci sono le prove del reato ma che, grazie ai tempi biblici della nostra (in)giustizia e alle numerose leggi e leggine che berlusconi ha potuto farsi confezionare in tutti questi anni  per dilatare oltremodo i procedimenti contro di lui – questo, mentre si occupava del nostro bene  cioè del suo –  non si è fatto in tempo a condannare chi lo ha commesso cioè berlusconi medesimo.

Ricordiamocele queste cose, specialmente quando qualcuno chiederà la certezza della pena per il ladruncolo, per chi commette reati infinitamente meno gravi della corruzione,  perché la corruzione è uno dei reati più odiosi che esista, è come il monossido di carbonio, non odora ma uccide, ecco perché molta gente non capisce quanto sia grave un reato che – a valanga – si ripercuote su tutti,   molti  non lo ritengono tale, non ne hanno percezione perché non c’è il ladro che materialmente  porta via l’oggetto o il proprio denaro.

E la maggioranza degli italiani, da brava egoista individualista preoccupata solo di difendersi la “robba”,  starnazza solo quando lo zingarello  ruba il portafoglio sull’autobus e il ladro svaligia l’appartamento.

Questa sentenza in pratica ha detto che c’è il corrotto ma non il corruttore: trattasi dell’ennesimo caso di qualcosa che succede all’insaputa di chi l’ha fatta.
Cioè di berlusconi.

 Un innocente  non accetterebbe mai una prescrizione: l’innocente vuole essere assolto, non prescritto.  In caso di prescrizione il reato c’è eccome, e berlusconi ne ha già incassate sei o sette, per altrettanti reati commessi.
Se poi era sempre  innocente, perché non ha mai rinunciato alla prescrizione? si può fare, volendo.

Nei paesi civili, normalmente e non eccezionalmente  civili la prescrizione viene bloccata nel momento in cui un’ azione giudiziaria INIZIA.
Solo qui  viene usata per FERMARE processi in corso.
Balbettando un po’, però si fa, specie se l’imputato si chiama silvio berlusconi.

Nota a margine: Proprio oggi il genero di re Juan Carlos di Spagna è andato a processo per il reato di malversazione, che tradotto in parolaccia è rubare soldi pubblici per farci altro, praticamente quello che i nostri politici fanno con una certa frequenza senza nemmeno andarci a finire in un tribunale, e suo suocero, il re, mica un berlusconi qualunque, ha detto che qualsiasi sarà la decisione del tribunale verrà accettata. In Inghilterra la prescrizione non c’è: non è prevista dall’ordinamento giuridico. Tutti gli imputati di qualsiasi reato di ogni ordine, grado, ceto e censo vanno in tribunale, si fanno giudicare e se gli tocca la galera vanno in galera anche se fanno i politici e i ministri.
E per molto meno di un reato come la corruzione.


Il coro delle vergini

Mi piace questo mondo di vergini, quelle che in coro fanno “Ohhhhhhhh” la prima volta che approcciano un pene. Son così i Bersani, i Di Pietro, i Vendola, e tutti quelli che a poche ore dall’ennesima reiterata vergogna italiana, elargiscono saggi e dotti pareri sulla prescrizione, del criminale più prescritto d’Italia.
Faranno “Ohhhhhhh” ancora e ancora, e grideranno allo scandalo anche quando si prescriveranno gli altri reati, anche quello che vede il satiro impotente accusato di sfruttamento di prostituzione minorile. Oddio! Che ho scritto? Utilizzazione finale di bambine che somigliano a donne; suona meglio in italiese.
Forse allora è il caso di ricordare alle vergini, che la legge ex Cirielli, studiata in prima istanza per salvare il culo dell’ex ministro malavitoso previti, è una legge del 2005. E dovremmo ricordare tutte le leggi ad personam nate dalla mente criminale di un malavitoso.
È il caso di ricordare l’anomalia tutta italiana di avere avuto (e lo riavremo pure) un malavitoso a capo del governo, che ha cambiato la legge elettorale per far sì che potessero essere eletti, come deputati e senatori, non solo gli affiliati alla sua cosca, ma anche – e soprattutto – i suoi avvocati. Solo in Italia, infatti, gli avvocati del malavitoso potevano riscrivere le leggi da citare a memoria nelle aule di tribunale, mentre erano intenti a difendere il loro cliente/padrone.
Facciano due conti, queste verginelle, e spieghino poi, perché quando avrebbero potuto metterci una pezza, nominarono ministro della giustizia Clemente Mastella – di cui evito di riscrivere le gesta – che si preoccupò in prima istanza di proporre un indulto per vuotare le carceri, e dopo di non finirci lui stesso con tutta la sua famiglia.
Sono arrabbiata? Sì certo, e non per il facciadiculismo spinto di gasparri o cicchitto, più zoccole e meglio pagate di una vecchia puttana di porto, ma sono incazzata per  la verginità improbabile di altre vecchie baldracche, che no, non mi rappresentano e non mi rappresenteranno mai.
No, oggi non è stato un altro giorno, ma uno proprio uguale a ieri, e a molto tempo fa.

Rita Pani (APOLIDE)

Il giorno del giudizio?

Sottotitolo:  Se in questo paese avessimo avuto un’informazione vera, di quella che fa saltare teste ‘eccellenti’ quando serve, come succede in tutti i paesi normali dove non si permette ad un conflitto di interessi che cammina di salire ai piani alti del potere pro domo sua con la complicità di chi glielo avrebbe dovuto impedire, e dove le inchieste di un giornalista non vengono malconsiderate dagli arriccianasi che pensano che un giornalista debba prendere le parti di qualcuno invece di limitarsi a raccontare i fatti di chiunque, molto di quello che è accaduto e che noi popolo da spettatori e vittime inerti abbiamo dovuto e potuto solo subire,  non sarebbe mai potuto accadere.

Mills, Berlusconi: “Processo inventato contro di me”. Memoria del pm: “Nessun errore”

Il Cavaliere ribadisce che le accuse contro di lui non sono provate e che l’avvocato inglese “ha radicalmente escluso di aver mai ricevuto somme di denaro da chicchessia”. De Pasquale risponde alla difesa respingendo l’accusa di errori procedurali. Oggi arringa difensiva, camera di consiglio e probabile sentenza. (Il Fatto Quotidiano)

Povero perseguitato vittima innocente ché i giudici cell’hanno sempre con lui anche se lui non ha fatto mai, mai, mai niente di male…se è così innocente dovrebbe rifiutare la prescrizione, anzi l’avrebbe dovuto fare subito e andare sempre a regolare giudizio come tutti dobbiamo fare quando lo stato e il paese ci chiamano a rispondere di qualcosa: dimostrare nelle giuste sedi la propria innocenza, non costruirsene una artificiale in parlamento grazie alla complicità dei suoi avvocati a libro paga, suo e nostro, purtroppo,  visto che i suoi avvocati parlamentari li paghiamo anche noi, e alla collaborazione di chi poi ha fatto sì che tutti i suoi tentativi di sottrarsi alla giustizia siano poi diventati leggi dello stato.  In un paese democratico le esternazioni dell’imputato di Arcore avrebbero comportato la carcerazione per oltraggio alla Corte.

E – almeno – un cenno del ciglio da parte del capo dello stato che invece, more solito,  non ha fatto un plissè, al figlio sciagurato si perdona anche l’imperdonabile, del resto.

A quanto pare il B-day è arrivato.
Ma non succederà nulla, nemmeno se berlusconi  venisse condannato.
Questo paese non cambierà la sua faccia qualora berlusconi venisse condannato, in primo grado, poi…io pensavo, per esempio, che a uno così si sarebbe potuto togliere in tutta tranquillità l’appellativo di “cavaliere”: che un presidente della Repubblica che ama il suo paese  poteva almeno dare – ne ha facoltà – un segnale alla gente, per dire “guardate che l’onore di questo paese non ha la faccia di uno con duecento capi di imputazione fra i quali la corruzione e lo sfruttamento di ragazzine scellerate”.
Questo, per un egocentrico malato di se stesso col vizio della delinquenza sarebbe stato molto peggio di una condanna che nei fatti non cambierà di una virgola ciò che questo paese è e ciò che è stato: un paese dove si è permesso – grazie a chi avrebbe dovuto fare TUTTO per impedirlo ma non lo ha fatto – ad una sola persona di commettere dei reati pesantissimi e di farsi fare poi le leggi affinché quei reati non fossero più tali o lo fossero di meno. E dove nemmeno un’evidenza dei fatti schiacciante, disgustosa, ha impedito a questa persona di restare dov’era per 17 lunghissimi anni. Un paese fatto di gente che ha svenduto la sua dignità per sostenere la sua innocenza, l’estraneità da reati che una sola persona difficilmente sarebbe in grado di commettere in una sola vita.
Una cosa mai successa nella Storia di nessun paese democratico.
E quale che sia la decisione del tribunale oggi, domani ci sveglieremo nello stesso posto in cui siamo oggi ed eravamo ieri e ieri l’altro.

Però forse una condanna, sebbene in primo grado può, potrebbe  far cambiare idea anche ai sobrii professori, allontanarli da quel crimine contro l’onestà che molti definiscono “realpolitik”  o “continuità significative” e che hanno distrutto, nel tempo, quella fiducia della gente nei confronti della politica.

 Coi delinquenti condannati, conclamati, sebbene solo al primo grado, spero non abbia più voglia nessuno di trattare, e nemmeno di parlare.
Figuriamoci, stringergli la mano e sedercisi insieme a tavola.


Di per sé

 Marco Travaglio, 25 febbraio – Il Fatto quotidiano

Francamente non si capisce che ci vanno a fare oggi, di sabato, in tribunale le tre giudici del processo Mills. Ma si prendano il weekend lungo per un pic nic fuori porta, pensino alla salute, si divertano e lascino perdere il processo. Ieri infatti, proprio sul filo di lana, è emersa la prova regina dell’innocenza dell’imputato. Casomai fosse sfuggita, l’on. Paolo Bonaiuti ha voluto riassumerla in una perentoria nota ufficiale che precede il comunicato del suo signore e padrone: “Le annotazioni del presidente Berlusconi, di per sé sole, imporrebbero una piena e totale assoluzione”. Ecco: “Di per sé sole”. Non c’è bisogno di indagini o processi: se lo dice l’imputato, non è il caso di procedere oltre.
Anche se la Cassazione ha già stabilito che Mills fu corrotto dalla Fininvest per conto di B. Da ieri il diritto arcoriano si arricchisce di un nuovo istituto: l’autocertificazione. Funziona così. Il giudice domanda all’imputato: “Ha per caso scritto annotazioni?”. E lui, arrossendo un po’: “Veramente sì”. “Ce le può gentilmente anticipare?”. “Dopo lunghe e tormentate riflessioni, mi sono giudicato innocente”. “Ah, beh, allora è fatta: assolto. E scusi tanto per il disturbo”. Un modo come un altro per sfoltire i sovraccarichi: si condannano solo gli imputati che si dichiarano colpevoli, sempreché si trovi qualcuno così coglione. Ed eccole, le “annotazioni” che “di per sé sole imporrebbero” ecc. 1) B. si pavoneggia per il suo “record di tutto il sistema solare ” in fatto di inchieste, perquisizioni, processi, parcelle:
ottimo sistema per convincere i giudici della propria innocenza, visto che neanche il più incallito delinquente abituale vanta numeri simili. 2) “Mills è uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero la Fininvest si è occasionalmente servita”. Peggio che
mai: se Mills, che ha confessato di aver creato per Fininvest 64 società offshore, era solo uno dei “tantissimi”, figurarsi che avran fatto gli altri. 3) Mills rubò 600 mila dollari a un armatore e poi, “per non pagare l’imposta”, “inventò che erano una donazione di Bernasconi, nel frattempo morto”. In realtà
Mills scrisse al suo commercialista che quei soldi erano la ricompensa per le sue false testimonianze ai processi Gdf e All Iberian, in cui aveva “evitato a Mr. B. un mare di guai”. Ma, secondo Mr. B., mentì.

Del resto, se un avvocato inglese ruba 600 mila dollari a un cliente, la prima idea che gli viene per nascondere il furto senza dare nell’occhio è accusare un capo di governo straniero: e chi se no? 4) Interrogato la prima volta a Milano, Mills confermò che i soldi glieli avevano dati i due B. Ma mentì perché
“temeva di venire arrestato”. Primo caso al mondo di indagato che, per non essere arrestato, commette un altro reato. 5) Mills, testimoniando ai processi Gdf e All Iberian, fu “causa di due condanne” in primo grado per B.: ergo B. non aveva interesse a pagarlo. B. dimentica che, al processo Gdf, fu poi assolto perché mancava la prova del suo interesse ad addomesticare le verifiche fiscali: la prova avrebbe dovuto portarla Mills, ben conscio che un’approfondita ispezione su Tele+ avrebbe rivelato che il vero proprietario della pay-tv era B.,in barba alla legge Mammì, tramite alcuni prestanome nascosti dietro le offshore. Ma Mills, testimone corrotto, non disse nulla e B. la sfangò. Però ultimamente — annota B. — “Mills ha radicalmente escluso di aver mai ricevuto somme di denaro” per le due testimonianze. E B. esclude radicalmente di averlo pagato. Dunque, anche se la Cassazione ha già accertato il contrario, sono innocenti.
Come insegna il Bonaiuti, noto giureconsulto della scuola del “di per sé”.

I processi del Cavaliere

La storia dei tre casi che ‘costringono’ Berlusconi nelle aule di tribunale. Corruzione in atti giudiziari per l’affare Mills, fondi neri per i diritti tv Mediaset, appropriazione indebita nell’affare Mediatrade. Le ipotesi dei magistrati, i retroscena e le leggi ad personam

Repubblica a cura di ADELE SARNO. Servizi di LIANA MILELLA, EMILIO RANDACIO, FABIO TONACCI

PERCHÉ QUESTA INCHIESTA

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