La mia, non l’avrete mai [Di fiducia e altre storie]

Stato-mafia, la Corte dice no ai boss
Non parteciperanno a udienza Napolitano

A quanto pare lo stato si fa eccome intimorire se, in barba al codice di procedura penale che lo prevede, si impedisce a degli imputati di poter assistere alle dichiarazioni che farà l’eccellente teste al processo sulla trattativa stato mafia. Quello che di bello c’è in questa storia è che adesso gli avvocati degli imputati potranno chiedere la revisione e anche l’annullamento del processo che non gli si potrà negare, se questo è ancora, nonostante e malgrado tutto uno stato di diritto.
E qualcuno ha ancora il coraggio di anteporre la parola “presunta” a “trattativa”.

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Sono riusciti a sputtanare anche una parola bella come “fiducia”.
Per fare i loro sporchi comodi si sono inventati nientemeno che la fiducia “sfiduciata” e quella “critica”. E le dimissioni post fiducia.
Ma la fiducia è una, ed è definitiva: significa dire a qualcuno “qualsiasi cosa tu faccia è come se l’avessi fatta io”.
Perché vuol dire ritenere quel qualcuno all’altezza di un compito importantissimo, ovvero prendersi la responsabilità di azioni che riguardano tante persone ma che può fare per ruolo e mestiere solo qualcuno. La fiducia è quella che si accorda ad un medico che salva le vite, all’insegnante a cui si affidano i nostri figli.
Alla politica chiamata a fare cose che servono a migliorare lo stile di vita e la vita stessa dei cittadini, non sempre e solo quello di chi la rappresenta.
E la fiducia non si estorce: si ottiene dopo aver dimostrato di meritarla, non può decidere uno solo di chi si deve fidare un paese intero. E men che meno può decidere chi, quando è chiamato a prendersi le sue responsabilità di cittadino uguale a tutti e uguale davanti alla legge cerca tutti i modi e il pretesto per sottrarsene.
E il dramma è che viene accontentato.

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Votare la fiducia a una porcheria che non si condivide e poi dimettersi [forse, non è detto] è come ammazzare qualcuno e poi chiedergli scusa, che non era quella l’intenzione. 

Ma chi impugna un’arma e preme il grilletto sa benissimo quali sono le sue intenzioni. Poche storie.

Se la fiducia su riforme così importanti, fatta poi da un governo così pasticciato, senza nessuna autorizzazione del popolo [ex] sovrano, una fiducia che questi abusivi, impostori eletti da nessuno sono disposti a dare su qualcosa che nemmeno conoscono l’avesse chiesta berlusconi sarebbe venuto giù il paese.
E il prossimo che dirà che gli stadi sono posti violenti frequentati da gentaccia abbia almeno la decenza di farlo ricordandosi in cosa è stato trasformato il parlamento di questo paese e dov’è la vera violenza.

A questi del diritto e del bene del paese non gliene fotte niente.
Il presidente del consiglio che per estendere i diritti a chi non ce l’ha li vuole togliere a chi ce l’ha, alfano, ancora incredibilmente ministro dell’interno di questo paese che per dare un senso alla sua esistenza chiede che vengano annullati dei diritti che le persone sono andate a prendersi altrove dall’Italia perché qui non glieli danno. Nel paese civile un ministro si attiverebbe per sollecitare quella legge per legalizzare le coppie di fatto come prevede l’ordinamento europeo. O le alleanze vanno bene solo per dissanguare la gente, andare a bombardare mezzo pianeta in nome dell’unità? Se alfano vuole fare qualcosa che non ha ancora fatto renzi invece di piagnucolare che lo trattano male si accomodi; c’è l’imbarazzo della scelta.

E bravo Walter Tocci, che lo dico a fare del pd, che voterà la fiducia alla porcheria di Renzi, già concessa al senato stanotte, per poi dimettersi da senatore, invece di farlo prima senza votarla.
E questo sarebbe un atto di coraggio: le dimissioni con vitalizio incorporato, premiato a vita per aver contribuito col suo partito a devastare le fondamenta del paese, la democrazia.
Mi chiedo quanto deve essere grande il ricatto a cui si è sottomesso il pd, quanti interessi occulti e sicuramente sporchi, considerato chi è uno dei contraenti, nasconda quel patto del Nazareno che i cittadini irresponsabili che hanno votato Renzi hanno legittimato rendendosi complici di questo disastro, di un crimine.
E mi chiedo anche a quale ricatto risponda quell’informazione che ha ancora il coraggio di parlare dell’operato di Renzi come di un atto di responsabilità verso il paese, invece di dire alla gente che nessuno aveva chiesto a Renzi di fare strame dell’Italia a sua immagine e quella di un delinquente.
Il tutto sotto la supervisione del cosiddetto garante, l’estremo difensore sì ma della casta, che ha messo la firma sul più grande abuso fatto subire, imposto con la violenza ai cittadini, della storia di questa repubblica.

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Riformiamolo, con viva e vibrante soddisfazione

Ogni volta che un tribunale si avvicina a un politico per condannarlo, assolverlo o chiamarlo a testimoniare a Napolitano gli scappa sempre la riforma della giustizia.
E’ un’incontinenza ciclica la sua ormai. Non la può trattenere. Nella nuova richiesta urgente di riforma della giustizia  non più rimandabile: secondo Napolitano è solo da questa che può ripartire l’economia e dopo averla sollecitata anche in due precise occasioni, quando condannarono b e quando sempre b fu assolto dal processo per sfruttamento della prostituzione minorile  c’entrerà qualcosa la richiesta, ennesima, del tribunale di Palermo che chiede a Napolitano di comportarsi come un qualsiasi cittadino rispettoso delle regole che quando lo stato chiama, risponde?

Lo scopriremo solo vivendo.

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Re Giorgio è stanco (e può andare via) – Fabrizio d’Esposito, Il Fatto Quotidiano

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IL TESTIMONE NAPOLITANO – Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, Il Fatto Quotidiano

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Monumentale Sabina Guzzanti che introduce l’argomento del suo film in prossima uscita sulla trattativa stato mafia.

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Nel paese col tasso più alto di corruzione e malaffare all’interno della classe politica e dirigente la riforma della giustizia, fortemente voluta dal presidente della repubblica che l’ha sollecitata in varie e precise occasioni anche prima di oggi, sarà frutto dell’accordo, del patto segreto di cui nessuno deve sapere fra un presidente del consiglio abusivo e un condannato per aver rubato allo stato.
Se non è un colpo di stato questo è sicuramente un colpo allo stato del quale sono complici tutti quelli che hanno agevolato le oscure e antidemocratiche manovre di palazzo che consentono ad un parlamento illegittimo, mantenuto in vita non da democratiche elezioni ma da una sentenza della Consulta che aveva intimato al parlamento di garantire la tenuta dello stato il tempo ragionevole per produrre una legge elettorale che permettesse ai cittadini di tornare a scegliersi i propri rappresentanti.
Renzi è in parlamento da oltre sei mesi, a Letta non fu concesso neanche un giorno di più perché non aveva portato nemmeno un risultato.
Nemmeno Renzi lo ha portato, a parte la quantità sesquipedale di chiacchiere non una cosa è stata fatta per garantire la tenuta dello stato e del diritto, anzi si lavora per sfoltire proprio nei diritti ma nessuno gli mette fretta: il progetto di demolizione dei diritti e di rendere vita facile alla casta deve andare avanti perché così ha detto e chiesto il re.

In un paese dove solo gli introiti provenienti da attività illegali e criminali fanno lievitare il Pil chissà di quale riforma della giustizia ci sarà bisogno. Vogliamo legalizzare l’illegale mentre vengono tolte tutte le tutele ai lavoratori onesti che si fanno il mazzo?
Mentre i giovani sono senza più nemmeno la possibilità di pensare un futuro e i disoccupati a quarant’anni troppo vecchi per rientrare nel circuito del lavoro?
Presidente, si dimetta, ché s’è fatta quell’ora.
Mai vista un’istituzione così palesemente contro il popolo che rappresenta e che continua a sostenere il sistema che ha distrutto lo stato sociale.

E dire che proprio lui il 25 aprile di due anni fa auspicava il riavvicinamento dei cittadini alla politica, chiedeva alla politica e alle istituzioni di cambiare registro per scongiurare il pericolo dei populismi.