Truffatori, con viva & vibrante soddisfazione

L’avvocato Aldo Bozzi ha seppellito il Porcellum in punta di diritto. Con altri venticinque cittadini, il nipote dell’omonimo leader liberale ha scardinato il sistema elettorale più impopolare della storia repubblicana. Fino al trionfo.

«SEPPELLIRE LA PORCATA MI È COSTATO DIECIMILA EURO» 

Auguriamo lunga vita ai magistrati.
Senza il loro intervento, necessario, non ho idea di quello che sarebbe questo paese da sempre nelle mani di perfetti incapaci, e in più disonesti fino al midollo ai quali serve sempre l’insegnante di sostegno e poi si lamentano pure perché i giudici interferiscono nella politica.
Ma dove doveva andare, se non verso il giusto fallimento, un paese dove si affida la responsabilità di fare la legge elettorale a calderoli? 
Se il parlamento fosse un’azienda oggi tutti i dipendenti troverebbero la lettera di licenziamento sulla loro scrivania. Ci sono voluti otto anni e l’impegno CIVILE di un privato cittadino per stabilire l’illegittimità della legge denominata porcata dal suo stesso ideatore che per primo oggi si meraviglia che la questione sia stata trascinata fino ad oggi: sono soddisfazioni. Una cosa che tutti sapevano ma che faceva molto comodo che restasse com’era. Leggi, finanziarie, provvedimenti “eccezionali”, leggi ad personam a tutela di un delinquente pregiudicato regolarmente firmate dal presidente illegittimo: tutto fuorilegge, illegale. Una truffa a getto continuo spacciata per esercizio della democrazia.

La sentenza che dichiara illegale e illegittima la legge elettorale è stata possibile solo grazie a quella Costituzione sulla quale un parlamento di abusivi ha già messo le mani. 

Questa sentenza ha restituito in parte la sovranità al popolo scippata da un manipolo di gente voluta da nessuno ma che si è messa in testa di modificare il paese di tutti a sua immagine e somiglianza, quelle di chi agisce nell’illegalità e di conseguenza costringe noi a vivere secondo la sua idea di illegalità. 

Chi in tutto questo tempo ha parlato di oligarchia, di regime, di dittatura mascherata, di azioni al limite del colpo di stato è stato bollato come populista, demagogo, antistato e qualunquista anche dal presidente della repubblica clandestino, illegittimo, quello che non aveva sentito il “boom”e ha continuato a fare finta di niente, a non vedere un paese stanco di una politica chiusa nel fortino che di tutto si interessa fuorché della politica, che ha firmato una legge illegittima che chiede, pretende anzi, riforme a tutto tondo, compresa quella della Costituzione, senza nessuna autorità per poterlo fare.


I FUORILEGGE – Marco Travaglio, 5 dicembre

Volete prima la notizia buona o quella cattiva? Ma sì, dài, cominciamo con quella buona: nell’ottavo compleanno del Porcellum, voluto nel dicembre 2005 dall’Udc di Casini, scritto da Calderoli, approvato da tutto il centrodestra e poi conservato anche dal centrosinistra, la Corte costituzionale ha finalmente stabilito che quella legge non è soltanto una porcata: è anche incostituzionale in almeno due punti, il premio di maggioranza del 55% dei seggi alla Camera per la coalizione più votata (senz’alcun tetto) e le liste bloccate con i candidati nominati dai partiti. Ne discende che sono, se non giuridicamente, almeno moralmente incostituzionali tutti i parlamenti eletti con quel sistema: quello del 2006 (maggioranza Unione), quello del 2008 (maggioranza Pdl-Lega) e soprattutto quello attuale, uscito dalle elezioni del 24-25 febbraio.

Dunque sono incostituzionali anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rieletto dai parlamentari incostituzionali, e con molti più voti del dovuto (quelli dei deputati Pd-Sel eletti dal premio di maggioranza ora cassato). E lo è anche il governo di Letta jr., che a Montecitorio gode di una vasta maggioranza dopata da quel premio ora caduto: decenza vorrebbe che i deputati in sovrappiù decadessero e andassero a casa. Insomma, tutto il sistema è fuorilegge. E, se avesse un minimo di dignità, procederebbe a una rapida eutanasia per riportarci al più presto alle urne con una legge elettorale finalmente legittima: una nuova, se mai riusciranno a trovare uno straccio di accordo (che sarebbe comunque frutto di un Parlamento illegittimo); o quella disegnata ieri dalla Corte con una sentenza formalmente “caducatoria” (cancella premio e liste bloccate), ma sostanzialmente “additiva” e “paralegislativa” (disegna un sistema elettorale alternativo al Porcellum, che sarà valido al deposito delle motivazioni, visto che il Paese non può restare senza legge elettorale neppure un istante).

Naturalmente lo sapevano tutti che il Porcellum era incostituzionale. Ma si comportavano come se fosse legittimo. Fino alla suprema protervia di pretendere, dal Colle in giù, che un Parlamento e un governo porcellizzati riscrivessero la Costituzione. Con la complicità di decine di presunti “saggi”, anch’essi incostituzionali per contagio, che hanno screditato se stessi e l’intera categoria prestandosi alla controriforma. Ora almeno quella minaccia pare sventata. Ma sia chiaro che qualunque altra “riforma” (tipo quella della giustizia) sarebbe viziata dallo stesso peccato originale: quindi si spera che lorsignori ci risparmino altre porcate.

La cattiva notizia è che, a causa dell’insipienza dei partiti e del loro Lord Protettore e Imbalsamatore, la Consulta riporta le lancette dell’orologio indietro di vent’anni, riesumando l’ultima legge elettorale della Prima Repubblica: quella con cui si votò nel 1992, il proporzionale puro con preferenza unica (a parte lo sbarramento al 4% per l’accesso alla Camera e all’8 per l’accesso al Senato dei partiti non coalizzati). Quella sonoramente bocciata dall’82,7% degli italiani il 18-19 aprile ’93 nel referendum di Segni&C. che introdusse il maggioritario (poi in parte recepito e in parte no dal “Mattarellum”).

Le forbici della Consulta proprio questo fanno: trasformano il Porcellum da legge maggioritaria in legge proporzionale spianando la strada ai nemici del bipolarismo. Napolitano, Letta, Alfano e Casini in testa: i nostalgici dei governi che non nascevano delle urne, ma dagli accordi aumma aumma nelle segrete stanze dei partiti e del Quirinale. Se, come dicono, Renzi e i 5Stelle vogliono difendere il bipolarismo (“Morto il nano, ce la giocheremo noi e il Pd, e ne resterà solo uno”, tuonava Grillo), possono rendere un grande servigio al Paese: scrivendo insieme una nuova legge elettorale, col ritorno al Mattarellum o col doppio turno alla francese, che salvi il bipolarismo. Se invece ci faranno votare con la legge della Consulta, ci condanneranno a un futuro terrificante: quello dell’Inciucio Eterno.

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Più agibilità per tutti

Schifani: “Rinvio su decadenza o crisi”;

Cicchitto: “Intervenga il Colle”

In un paese normale un indagato per mafia e un ex piduista, entrambi al servizio del delinquente onnipotente, non avrebbero nessuna possibilità di rivolgersi alla più alta carica dello stato usando l’intimidazione e lo strumento ormai consueto del ricatto, ma siccome siamo in Italia la più alta carica dello stato non solo non si sente intimidito e ricattato ma  non trova disdicevole, riprovevole né tanto meno eversivo che da venti giorni, ovvero dal giorno della sentenza che ha condannato definitivamente berlusconi per frode fiscale la politica, tutta, sia entrata nel panico, concentrata unicamente alla ricerca del sistema per evitare che quella sentenza venga applicata anche al pregiudicato silvio berlusconi. 

Bisognerebbe prendere atto, definitivamente, che l’unico principio sul quale si può reggere una parvenza di unità e uguaglianza in Italia è quello della disonestà tout court. E non perché lo dico io ma perché ce lo hanno spiegato, e a lettere chiarissime, sia la politica che le istituzioni.

Però a pensarci bene questa faccenda della retroattività che annulla le sentenze è intrigante, potrebbe tornare utile a un sacco di gente, offrire un’agibilità a tutti i condannati a seconda delle loro esigenze: in fin dei conti non esiste da nessuna parte il diritto all’agibilità politica ma grazie a berlusconi che di mode ne ha inventate tante e altrettante se non di più ne hanno inventate per lui, per non turbarlo, scontentarlo,  per consentirgli di fare il cazzo che vuole a dispetto della legge, della Costituzione,  anche in questo caso, come per la grazia, altra gente potrebbe approfittare dell’occasione “diritto in demolizione” della Viva & Vibrante Soddisfazione Production.

Non si capisce perché si debba negare un’agibilità ad altri ladri, evasori, corruttori con altissime probabilità di accumulare altre condanne definitive circa reati quali la concussione e lo sfruttamento della prostituzione minorile come berlusconi; ognuno avrà la sua personalissima lista di motivi per pretenderne una, per ottenere una deroga ad libitum. 

Se la politica ha deciso che questo paese va sfasciato dalle sue fondamenta facciamolo bene, non solo a beneficio e vantaggio di berlusconi ma anche di altri; rendiamo operativo una volta e per tutte il diritto a delinquere senza quelle conseguenze che poi impedirebbero a chi scientemente viola le leggi di poter usufruire di un’agibilità ad personam.

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Capotosti e Capomosci 

Marco Travaglio, 20 agosto 

Al ventesimo giorno dalla sentenza della Cassazione sullo scandalo dei diritti Mediaset, il dibattito politico-giornalistico sul destino di B. è già riuscito nel gioco di prestigio di far scomparire dalla scena il fatto da cui tutto nasce.

E cioè che B. è un delinquente matricolato, avendo costruito negli anni 80 un colossale sistema finalizzato all’esportazione di capitali all’estero, extrabilancio ed extrafisco, per corrompere giudici, politici, finanzieri, derubare gli azionisti di una società quotata e compiere altre operazioni fuorilegge in Italia e all’estero almeno fino al 2003, quand’era in Parlamento da 9 anni e aveva ricoperto due volte la carica di presidente del Consiglio. 

Dunque, in base al Codice penale, è un detenuto in attesa di esecuzione della pena, che potrà scontare in carcere o ai domiciliari o, se ne farà richiesta, in affidamento ai servizi sociali. Inoltre, in base a una legge liberamente votata otto mesi fa da tutto il Parlamento italiano e anche da lui – la Severino del 31-12-2012 –, è ufficialmente decaduto dalla carica di parlamentare e non può ricandidarsi per i prossimi 6 anni, come tutti i condannati a più di 2 anni. 

Punto. 

Ma il dibattito scaturito dalla sentenza ha preso a svolazzare nell’iperuranio, attorno al presunto diritto del condannato all’“agibilità politica” (appena 8 mesi dopo che egli stesso ha votato una legge per negare l’agibilità politica ai condannati), la “guerra civile” fra politici e magistrati o fra berlusconiani e antiberlusconiani, la grazia, la commutazione della pena e altre cazzate. L’ultima è la supposta incostituzionalità della legge Severino, di cui nessuno si era peraltro accorto 8 mesi fa quando tutti allegramente la votarono per fregare gli elettori con la bufala delle “liste pulite”.

L’avvocatessa ed ex ministra Paola Severino è ufficialmente dispersa e non dice una parola in difesa della legge che porta il suo nome: pare anzi che abbia avviato le pratiche all’anagrafe per cambiare cognome. Ma il meglio lo danno certi costituzionalisti, che difendono un giorno il diritto e l’indomani il rovescio. Specie quelli più vicini al Quirinale, costretti a contorsionismi imbarazzanti per seguire le bizze di Napolitano, che cambia idea a seconda di come si sveglia la mattina. 

Ieri, sul Corriere , è partita in avanscoperta per tastare il terreno la premiata ditta ‍Ainis&Capotosti. 

Michele Ainis per sostenere che se B. è stato condannato per frode fiscale non è perché frodava il fisco, ma per via dell’eterno “conflitto tra politica e giustizia”, insomma una “baruffa tra poteri dello Stato”. 

Ma ora bisogna “separare i due pugili sul ring” (il frodatore fiscale e i giudici che l’hanno condannato). Come? Magari suggerendo ai politici di non delinquere e ai partiti di non candidare delinquenti? No, ripristinando l’autorizzazione a procedere abolita nel ’93 per “far decidere al Parlamento” se un senatore sia o meno un frodatore fiscale.

È vero, ammette bontà sua Ainis, che l’autorizzazione a procedere si prestava ad “abusi”, coprendo anche parlamentari inquisiti senz’ombra di “fumus persecutionis”: ma subito dopo caldeggia nuovi abusi, sostenendo che la frode Mediaset, dove non c’è fumus ma molto arrosto, andava sottoposta “al visto obbligatorio delle Camere”. Non è meraviglioso? 

Poi c’è Piero Alberto ‍Capotosti, presidente emerito della Consulta e commentatore multiuso. Il 5 agosto, intervistato dal Corriere, non sentiva ragioni: “Ho molti dubbi sulla tesi di Guzzetta che pone un problema di retroattività, perché la legge non parla del reato, ma della sentenza. L’art. 3 dell’Anticorruzione si riferisce a chi è stato condannato con sentenza definitiva a una pena superiore a 2 anni. L’elemento determinante è la sentenza definitiva. 

Che poi si riferisca a fatti accertati anche 20 anni fa importa poco. È la sentenza che determina l’incandidabilità. Quella del Parlamento dovrebbe essere una presa d’atto”. Cioè: B. deve andarsene dal Senato e non farvi più ritorno per i prossimi 6 anni. L’11 agosto il tetragono ‍Capotosti veniva intervistato da Repubblica.

Domanda: che succede se si vota in autunno?

Risposta secca: “Scatterebbe l’incandidabilità prevista dall’art. 1 della Severino. L’importante è che si tratti di una sentenza definitiva”. Pane al pane e vino al vino. 

Poi però Napolitano ha monitato, B. ha minacciato e la rocciosa intransigenza di ‍Capotosti ha assunto la consistenza di un budino. 

Rieccolo ieri intervistato dal Corriere : “Che la legge Severino non possa essere retroattiva o debba scattare l’indulto, non è un’eresia. La norma è nuova, priva di giurisprudenza consolidata, vale la pena ragionarci. Ci sono problemi interpretativi, perché non ci sono precedenti”. In verità uno c’è, in Molise, ma “un caso non fa giurisprudenza”. Dunque “sembrerebbe logico che il Senato prenda atto della sentenza, ma il Parlamento è sovrano” e può anche votare contro una legge fatta 8 mesi prima perché “a giudicare i parlamentari in carica può essere solo il Parlamento” e “l’incandidabilità incide sul diritto costituzionalmente tutelato ad accedere alle cariche elettive e quindi la sua applicazione dovrebbe essere disposta da un giudice” e ora “per legge non lo è”.

Quindi sta’ a vedere che la Severino è incostituzionale e i partiti che l’hanno appena approvata possono impugnarla dinanzi alla Consulta per chiederle di bocciarla, intanto passano un paio d’anni e il delinquente resta senatore, magari dagli arresti domiciliari. Sarebbe l’ennesimo miracolo del Re Taumaturgo: basta un monito, e la legge diventa così tenera che si taglia con un grissino.