Obama, l'”abbronzato”, non vede l’ora

La Papi-girl vestita da Obama: la notizia sui siti nel mondo

La solita figura di merda a livello planetario. Chissà che pensa oggi il polillo ridens, se crede ancora che il satrapo depravato pervertito abbia salvato la democrazia e che per questo meriti di soggiornare al quirinale anziché in una clinica per malattie mentali così come aveva suggerito sua moglie già tre anni fa, ben prima delle ultime e squallidissime vicende.

      

Preambolo: sono sempre prevedibili, natale viene sempre il 25 dicembre e il colpevole, valà, è il maggiordomo. Che barba & che noia.

Sottotitolo: Alle cene eleganti dell’ex tizio, le zoccole si travestivano da Obama. Agli incontri ufficiali internazionali, i premier stranieri – minchia di fuori – usavano le zoccole gentilmente offerte dal tizio del Consiglio italiano. Non vedo l’ora che lo facciano presidente della Repubblica. [Rita Pani]

Diventare Presidente della Repubblica non è mia ambizione, ma ci sono responsabilità che non si possono ignorare.
(Silvio Berlusconi, 25 maggio 2012)

Come scrissi tempo fa un giro sulla ruota del quirinale glielo farei fare. Chi, meglio di lui può rappresentare alla perfezione questa Italia? così almeno il mondo intero cucirebbe attorno a questo paese un robusto cordone sanitario così come si fa coi paesi definiti “canaglia” e potremmo finalmente sapere e capire se gli italiani sentono quel boom che avrebbero dovuto già sentire da svariati anni o sono sordi come Napolitano che non si accorge mai di niente, visto che pensa che nei vent’anni trascorsi dalle stragi di mafia qualcuno abbia fatto davvero la lotta alla mafia, oltre a quei magistrati coraggiosi, quelli che vengono accusati poi di eversione, di essere comunisti,  perché si proclamano difensori dello stato e della Costituzione.

E’ inutile che ci si scandalizzi così tanto all’idea; del resto c’è un sottosegretario di QUESTO governo, raccomandato da un piduista, che lo ritiene il salvatore della democrazia, e non mi pare che in questi cinque mesi la sua figura sia stata sminuita ma, al contrario si è  spesso parlato di continuità ‘significative’.

Quelli che avrebbero dovuto buttarlo giù dalla torre continuano a legittimarlo, poi quando un bel mattino quello si alza dal letto e dice che gli piacerebbe soggiornare i prossimi sette anni al quirinale invece che nelle ville dell’ammmòre ci strappiamo i capelli? dice bene Don Paolo nell’articolo che ho postato, Monti avrebbe dovuto fare quello che doveva, e ad ogni impedimento andare in televisione a dire: “signore e signori, non sono io il colpevole ma un parlamento che fa ancora gl’interessi di un malfattore”.

Così avrebbe fatto un figurone, invece coi suoi comportamenti, e anche quelli dei suoi collaboratori sobri l’unico effetto che ha prodotto è stato quello di farsi detestare.

Polillo alla Zanzara: Berlusconi trattato peggio di Al Capone, spero vada al Quirinale

DON PAOLO FARINELLA – Mario D’Azeglio e Massimo Monti

Ai tempi di Cavour, quando le vacche si chiamavano vacche e i maiali, maiali, Massimo D’Azeglio, politico del Regno di Sardegna e dell’unità d’Italia, meglio noto come «sporcaciun» diceva:

«I più pericolosi nemici d’Italia non sono gli Austriaci, sono gl’Italiani. E perché? Per la ragione che gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico il loro retaggio; perché pensano di riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per iuscirci bisogna, prima, che si riformino loro, … Il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno più verso l’opposto: pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani» (Massimo Taparelli D’Azeglio, I miei ricordi, Firenze, Barbera 1891, pp. 4-5).

Al tempo di D’Azeglio era l’alba dell’unità d’Italia, al tempo di Monti è il tramonto di una Italia che ha fallito il proprio compito, calpestato da coloro che avrebbero dovuto esaltarlo. La degenerazione dei politicanti ha portato costoro a servirsi dell’Italia, piuttosto che servire il popolo. Un altro sottosegretario di Monti, guarda caso proveniente dall’area del Pdl si è dovuto dimettere per corruzione e istigazione all’evasione fiscale. Ora Monti dice che vuole rifare l’Italia, addirittura che la vuole salvare. E che fa il nostro D’Azeglio «tecnico»? Consulta Berlusconi per nominare i responsabili della Rai e delle Agenzie di garanzia. Sarebbe come dire al lupo: «tienimi l’agnello, mentre mi assento un attimo».

Anche Monti ha perso la sola occasione che poteva dargli lustro e onore: mettere al primo posto il bene della Nazione, fare pagare a tutti, in proporzione delle proprie entrate; fare pagare agli evasori quattro volte quello che hanno rubato; togliere pesi mortali ai poveri; abolire l’abolizione del falso in bilancio; fare una ferrea legge sulla corruzione e sulla concussione; non guardare interessi di parti, invece di cincischiarsi sugli interessi di un singolo e di un malavitoso. Non lo avrebbero votato: poteva fare due cose: andare in Parlamento e dire: “Signore e Signore, voi siete i responsabili dello sfracello, votatemi contro se lo ritenete, ma fatelo davanti a tutto il popolo e che sia certificato”.

Poi andare in Rai e dire: “Italiane e Italiani, questo, quello e costui hanno votato contro per questo motivo e per quest’altro motivo. Sono venuti da me a chiedermi di fare questo e quello. A costoro non gliene frega niente di voi, vogliono portare a casa interessi personali e il signorotto di Arcore vuole solo salvarsi il sedere e le sue aziende. Quando andate a votare, tenete conto. Io non ci sto. Voi, popolo bue, siete liberi di suicidarvi con le vostre stesse mani. Non sarò certo io a tirare lo sciacquone”.

Avremmo avuto un nuovo Massimo D’Azeglio, invece dobbiamo sopportare un Mario Monti qualsiasi di una qualsiasi Bocconi e senza sconti.

Il paese degli inchini

 Se qualcuno avesse in progetto la perdita totale della dignità, può prendere lezioni da questa, da questa, da questa…da questa. Mi taccio, che è meglio. Il dramma è che la mussolini non agisce nemmeno “a sua insaputa”. Però, ci sta bene, una mussolini in parlamento è come uno schettino al comando di una nave, serve a ricordarci che in Italia tutto è possibile; anche aver permesso che un mussolini potesse rimettere piede in parlamento.

Il paese degli inchini

Dopo il naufragio e l’alibi di ferro del comandante Schettino sullo scoglio spuntato a sua insaputa, all’isola del Giglio c’è un’altra metafora galleggiante che ci inchioda alla nostra irredimibile italianità: il rito dell’inchino. “Ne avrò fatti cinquanta”, racconta ai magistrati il bulletto di Meta di Sorrento, e forse è l’unica cosa vera che dice. Che sarà mai un inchino, nel Paese delle riverenze, dei salamelecchi, dei piegatori di schiene e dei nati curvi? Ecco perché il capitano De Falco assurge subito al rango di eroe, anche se ha fatto solo un paio di telefonate previste dalle sue mansioni: perché pare un extraterrestre. Nelle intercettazioni siamo abituati a sentire gente che si dà del tu e di gomito, che fa pappa e ciccia, che si fa du’ spaghi alla pizzeria dietro l’angolo, che sistema tutto perché in Italia tutto si aggiusta o almeno si arrangia. De Falco invece dà del lei, dice “comando io”, cita le leggi e le rotte, grida “è un ordine!”. È vero che fa solo il suo dovere. Ma è questo che fa di lui un marziano: non fa l’inchino. Intanto, mentre Meta di Sorrento riabbraccia il suo genius loci come un perseguitato (che sarà mai un inchino?), a Castellammare la processione di San Catello si ferma anche quest’anno davanti alla casa del boss. Fa l’inchino. E in Parlamento, sotto il governo che aveva promesso “mai più condoni”, tutti i partiti di tutti i colori si fanno il condono, anzi l’autocondono sui manifesti abusivi, come ogni anno, come sempre. Si autoinchinano. Nel libro Alla fine della fiera. Tangentopoli vent’anni dopo di Federico Ferrero, il pregiudicato Primo Greganti rivela: “Ho dato una mano alla campagna elettorale di Fassino per le comunali di Torino”. Possibile che Fassino non sappia che Greganti è stato condannato a 3 anni e mezzo per le mazzette della Ferruzzi e del gruppo Gavio al Pci-Pds? Possibile che non abbia detto a Greganti: “Caro, non è il caso, faccio da solo”? O forse non glielo poteva dire ed era obbligato all’inchino? Monti continua a tenersi al governo un condannato per Tangentopoli, il sottosegretario Milone, che ha pure enormi conflitti d’interessi nel gruppo Ligresti. Perché non se ne libera? Inchino forzato anche quello? Il ministro Passera, dopo averlo incautamente nominato, lascia al vertice dell’Agenzia per le strade il presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, di cui sono noti pensieri, parole, opere e soprattutto omissioni. Che aspetta a liberarsene? O forse non può e deve invece inchinarsi? E quando finirà, Passera, la sua lunga “riflessione” sulle frequenze tv? Un altro inchino che non può rifiutare? Filippo Penati, miracolosamente a piede libero con tutte quelle tangenti a Sesto San Giovanni, si è “autosospeso” dal Pd, ma seguita a sedere nel Consiglio regionale della Lombardia, luogo notoriamente ben frequentato, e ora è entrato nella commissione regionale d’inchiesta sul San Raffaele. Cos’è, uno scherzo? O l’han messo lì in veste di intenditore, insomma di tecnico? Che aspetta il Pd a dirgli di ritirarsi e a domandargli se non gli venga un po’ da ridere? C’è qualche inchino che ci sfugge? Con quale faccia il Pd può fare opposizione a Formigoni, se si tiene in casa un Penati, per giunta travestito da sceriffo? Formigoni è l’uomo che sapeva troppo poco. Schettino gli fa un baffo: sono 15 anni che gli arrestano un assessore ladro dopo l’altro, e lui cade sempre dal pero, anzi dallo yacht (pagato sempre da qualcun altro a sua insaputa): “Casi individuali”. Non vede e non sente nulla, forse perché è talmente chinato che non riesce ad alzare lo sguardo. Uno Scajola al cubo. E mai che incontri un capitano De Falco che gli urli: “Vada a bordo, cazzo!”. A furia di casi individuali, resterà solo. E ovviamente ignaro di tutto. Come il palo della banda dell’ortica di Jannacci: “Lui era fisso che scrutava nella notte, l’ha vist na gota ma ‘n cumpens l’ha sentu nient, perché vederci non vedeva un’autobotte, però sentirci ghe sentiva ‘n acident… Ed è arrabbiato con la banda dell’Ortica, perché lui dice: ‘Non si fa così a rubar!’…”.

Marco Travaglio, Il Fatto quotidiano, 20 gennaio