Politica VS Legge e Costituzione

Sottotitolo: anch’io vorrei provare ad  ammazzare una persona  e poi SCEGLIERMI la pena. Ma mi sa che non me lo farebbero fare.

Omicidio Aldrovandi, i poliziotti colpevoli assegnati ai servizi socialmente utili

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In ginocchio da Cosa Nostra. Nero su bianco

“Spiace ai cultori del negazionismo professionista, ma l’unico aggettivo che si può togliere, nella narrazione della trattativa tra Stato e mafia, è “presunta”. A cancellarlo è la sentenza della Cassazione del processo sulle stragi del ’93 a Firenze, Roma e Milano, che ha certificato l’esistenza della ‘trattativa’ ponendo il proprio autorevole timbro alla ricostruzione, confermata nei tre gradi di giudizio, e sintetizzata dalle parole contenute nel verdetto di primo grado: “L’iniziativa del Ros (che contattò Vito Ciancimino, ndr) aveva tutte le caratteristiche per apparire come una trattativa: l’effetto che ebbe sui capi mafiosi fu quello di convincerli definitivamente che la strage era idonea a portare vantaggi all’organizzazione. E nonostante le più buone intenzioni con cui fu avviata, (quest’iniziativa, ndr) ebbe sicuramente un effetto deleterio per le istituzioni”.

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 IL CSM PREPARA LA LEGGE NAPOLITANO
Il vicepresidente Vietti incontra il Capo dello Stato, poi dice al Fatto: top secret le parole dei “soggetti terzi intercettati, ma non indagati”. Con tanti saluti alle responsabilità politiche.

[Il Fatto Quotidiano]

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Ci vuole una grandissima faccia come il culo a scrivere, come ha fatto l’Unità, che l’ascesa politica di berlusconi fu la naturale conseguenza dal “conflitto” fra politica e Magistrati. Certi giornali – cosiddetti di sinistra – ultimamente più che riportare notizie e citare fatti realmente accaduti belano, cinguettano, talvolta abbaiano – ma solo quando c’è da prendere le parti di qualche indifendibile eccellente – unicamente menzogne, mistificazioni, capovolgimenti di verità ormai storiche potendo confidare nel fatto che qualcuno crederà perfino che siano cose serie.
E se anche l’Unità scrive  – senza che nessun dirigente del partito smentisca e si dissoci da questa sesquipedale bufala –  di una colossale falsità inventata ad arte come il conflitto fra politica e Magistratura, gli elettori del pd sanno che devono crederci perché questo vuole il partito, diventato ormai l’unico editore di riferimento del povero quotidiano che fu di Antonio Gramsci, il quale, sono sicura, avrebbe avuto un altro concetto di ‘conflitto’, non avrebbe mai pensato infatti, che un Magistrato che porta a processo criminali, corruttori, mafiosi – anche se fanno i politici – sia lui il pericolo, il nemico da abbattere o tutt’al più, per non dare troppo nell’occhio ché ricostruire autostrade e quartieri è anche un po’ costoso e c’è la crisi, esiliandoli altrove dove non possono “far danni”, tipo indagare sui rappresentanti di uno stato che anziché lavorare per sconfiggere la mafia ci si siedono a tavola mettendosi anche comodi: un pranzo che dura praticamente da vent’anni.
Ricordiamo agli smemorati che l’ascesa di berlusconi, impostore, abusivo della politica e con guai giudiziari antecedenti alla famosa “discesa in campo” fu resa possibile con quello che davvero si può ritenere un atto eversivo/sovversivo e cioè ignorare la legge che glielo avrebbe impedito, dunque un colpetto di stato in piena regola.
La bicamerale [necessaria eh?] del cazzatore [di rande] ma più che altro cazzaro, quello che qualcuno considera addirittura uno statista ha completato l’opera consegnandogli praticamente le chiavi del paese.
L’unico vero conflitto, esistente dalla notte dei tempi in Italia, è solo quello della politica fra la legge e il suo rispetto, che deve valere per tutti meno per chi – indegnamente – la rappresenta.   Il pd non andrà a governare perché NON CONVINCE, perché tratta e in malomodo sui diritti  e la legalità che sono la priorità per un paese civile, molto più dell’economia. Un paese è molto più povero quando viene privato della sua dignità.

Una politica seria e onesta non parla di conflitto con la Magistratura:  la sostiene e ci lavora affianco.

 Chi tocca la casta e tutto ciò che ad essa ruota attorno – quindi soprattutto il malaffare – muore, anche restando vivo.

Magistrati, giornalisti, militanti, non ce n’è per nessuno.   Pensate che bella la nuova legge elettorale che ci aspetta.

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In nano veritas
Marco Travaglio, 1 agosto

La Seconda Repubblica è nata dal “peccato originario” (sic) del “conflitto tra politica e magistratura” che l’ha attraversata come un “filo rosso permanente”. “A trarre il massimo vantaggio da quest o conflitto fu Berlusconi” grazie alla “destrutturazione della politica operata in buona parte dalla magistratura”, poi però “si aprì uno scontro insanabile fra Berlusconi e la magistratura”. Un “conflitto ventennale che ha visto contrapposti Berlusconi e la magistratura, costituitasi e progressivamente rinsaldatasi in un ruolo di custode generale dell’eticità dello Stato”. I reati di B. e dei suoi compari, ma anche di vari esponenti del centrosinistra finiti sotto processo, non c’entrano: è stata una guerra civile, “condotta da entrambe le parti” — truppe berlusconiane e togate — “con furore giacobino, senza esclusione di colpi” e s’è conclusa “senza vincitori né vinti”. Ora però “la Seconda Repubblica è finita” e i due eserciti devono ritirarsi in buon ordine in nome dell'”equilibrio dei poteri”, per fare spazio alla “politica”. Resistono, purtroppo, alcune schegge di magistratura “recalcitranti e invadenti”, ma vanno prontamente “cancellate” come “fantasmi di un passato che dev’essere chiuso”. Ed “è su questo sfondo storico che va considerata e apprezzata la decisione del presidente Napolitano di sollevare il conflitto di attribuzione presso la Consulta sulle intercettazioni operate da una procura” (era un gip, ma fa lo stesso): “Essa è importante” perché “segnala la necessità di chiudere disfunzioni formali e distorsioni materiali della Seconda Repubblica” e “si propone di ridefinire compiti e funzioni di ciascuno” per “aprire una nuova fase della democrazia, liberandola finalmente dalle contrapposizioni del passato e dalle macerie personali e collettive che esse hanno lasciato sul terreno”. Chi pensasse che questi pregevoli scampoli di prosa siano usciti sul Giornale, sul Foglio, su Libero, su Panorama, sul Corriere a firma del quartetto Galli della Loggia-Panebianco-Ostellino-Battista, resterà sorpreso: l’autore è Michele Ciliberto, editorialista della fu Unità. Qualcuno dirà: Ciliberto chi? Giusto, se non fosse che l’Unità è tornata a essere l’organo ufficiale del Pd.
Quindi, a meno che qualcuno non ci spieghi che Ciliberto non rispecchia la posizione del Pd, siamo autorizzati a pensare che anche il Pd ha finalmente fatto outing sposando il berluscones-pensiero: i processi a B.&C. per mafia, corruzione di giudici, finanzieri e testimoni, frode fiscale, falso in bilancio, concussione, prostituzione, così come le indagini sulle trattative Stato-mafia non sono la conseguenza di gravissimi delitti, ma di uno “scontro fra politica e magistratura” combattuto “da entrambe le parti con furore giacobino”; e che il conflitto del Colle contro la Procura di Palermo che indaga sulle immonde trattative non serve tanto a stabilire se le intercettazioni indirette del Presidente andassero o meno distrutte dai pm senza passare dal gip e dal contraddittorio fra le parti; quanto piuttosto a mettere in riga quei pm facinorosi, “recalcitranti e riottosi”, che si ostinano a credere che la legge sia uguale per tutti e a non comprendere che la guerra è finita e la politica deve comandare sul potere giudiziario come ai bei tempi del Duce e del Re Sole. Nel qual caso, B. può ritenersi soddisfatto, ritirarsi in una delle sue ville con le sue squinzie, rinunciare alla faticosa e incerta ridiscesa in campo e lasciar fare ai “comunisti”. Ormai ha vinto lui. Le sue parole d’ordine campeggiano sulla prima dell’Unità, succulento antipasto di quel che ci riserva la prossima legislatura. Intanto la guerra alle intercettazioni e alla Procura di Palermo, che finora l’aveva visto soccombente, la combatte per lui il capo dello Stato fra gli osanna di destra, di centro e di sinistra (fa eccezione Di Pietro, ma una simpatica vignetta sull’Unità lo definisce “molto malato”, pronto per la rieducazione “in clinica”). Quod non fecerunt berluscones, fecerunt corazzieri.

Quattro “mele marce”

Sottotitolo: Povere tutte le persone in attesa di avere almeno il conforto di una giustizia giusta nella causa infinita contro uno stato che ammazza per mano dei suoi funzionari ma poi non sa, non vuole, non può garantire un giusto risarcimento legale e morale alle vittime e alle loro famiglie. Penso ai massacrati al  G8 di Genova [e ai loro massacratori promossi con avanzamenti di carriera], a Stefano Cucchi, alla lista infinita di morti di stato, agli offesi, mortificati, defraudati del benché minimo diritto civile da parte di chi dovrebbe invece  garantirli i diritti e mi viene un nodo in gola. Io non mi riconosco in uno stato che quantifica la vita di mio figlio meno importante di una vetrina sfasciata e di una macchina bruciata. E non ho niente da festeggiare, oggi.

Come scriveva Grillo quattro anni fa, cosa sarebbe successo se quattro privati cittadini avessero picchiato un poliziotto fino ad ammazzarlo, se la sarebbero cavata col trasferimento, e nel frattempo avrebbero potuto mantenere il loro posto di lavoro? è tutto a posto in Italia, dottor Manganelli? e Napolitano,  solitamente così prodigo di esternazioni e moniti non ha mai niente da dire a proposito di queste cose? Presidente,  quanto vale la vita di un ragazzino in Italia, nemmeno una richiesta di pena esemplare?

Quattro poliziotti ammazzano di botte un ragazzino, vengono condannati a tre anni e sei mesi per omicidio colposo ma non rischiano il carcere visto che tre anni sono stati già condonati dall’indulto.

A condanna definitiva  [oggi] scatteranno i provvedimenti disciplinari, cioè “i poliziotti condannati definitivamente sono ancora in servizio ma non più nella città dove sono accaduti i fatti.”
Causare la morte per percosse perché deve essere considerato omicidio colposo e non volontario? quattro persone, fra cui una donna [non è irrilevante per niente questo], massacrano di botte un ragazzino e questo reato viene derubricato e giudicato come omicidio COLPOSO? un omicidio considerato alla stessa stregua di un incidente stradale?

Colposo un cazzo.

Quei quattro sono criminali che, se non avessero indossato una divisa di anni di galera ne avrebbero rischiati 21 e scontati almeno la metà, e allora dov’è questa strepitosa vittoria della giustizia?
 Mi piacerebbe sapere, inoltre,  come fa un poliziotto a potersi permettere di essere difeso nientemeno che da Niccolò Ghedini.
Quello che lo stato italiano ieri ci ha detto – praticamente – è che i cosiddetti tutori dell’ordine possono tranquillamente trasformarsi in “schegge impazzite”, malmenare una persona fino a causarne la morte e la pena massima per questo è un trasferimento.
Oggi possiamo dire che quei quattro sono assassini, ma non si può né si dovrebbe  dimenticare che quattro assassini sono ancora in servizio per lo stato italiano.
Come se niente fosse accaduto.
E qualcuno oggi ha anche il coraggio di dire e scrivere che giustizia è stata fatta? possiamo ancora e davvero pensare che questo sia un paese normale?

Assassini colposi

C’è qualcosa di ammirevole e sconvolgente, in una madre che in lacrime è felice per aver visto finalmente condannati gli assassini del proprio bambino. C’è qualcosa di terrificante in una condanna a 3 anni e mezzo per aver tolto la vita a un bambino, soprattutto quando gli assassini sono gli stessi che noi paghiamo per tutelare la legge. C’è qualcosa di abominevole in questa condanna ridicola che festeggiamo per la sua eccezionalità, abituati come siamo, in questi paese, ad assistere impotenti ai soprusi dello stato, che ancora vogliamo definire democratico, per non aggravare ancor di più le nostre coscienze.

 È colposo, l’omicidio, quindi non volontario dice la legge che dobbiamo comunque rispettare. Hanno esagerato con gli anfibi e i manganelli, tenendo un ragazzo ammanettato per terra, colpendo alle cieca perché “lui” sembrava una furia. Non volevano uccidere, dicono, e l’avvocato di una degli assassini, noto per essere un deputato del Parlamento Italiano a servizio di sua maestà,si dichiara dispiaciuto perché non è stato possibile sapere “quanta” droga avesse ingerito il furioso bambino. Quasi a dire che, più fosse stato drogato, meno pietà dovremmo avere. Non volevano uccidere, ma hanno comunque cercato di depistare – come fa lo Stato, in Italia – hanno provato a rendersi zelanti fautori della Pubblica Sicurezza, paladini del bene contro il male: un ragazzo. Poi, siccome è stato un omicidio capitato per caso, un atto scaturito dall’eccesso di zelo di una pattuglia di esaltati, è subentrato anche l’indulto ad alleggerire una pena ridicola; ma anche questo, che ci piaccia o no, è una legge dello stato, per la quale più volte ringraziammo l’allora ministro Mastella, su cui è meglio tacere.

Ora, la felicità per questa singolare vittoria del bene sul male, la si deve non solo alla magistratura, ma a una madre e una famiglia che fin da subito ha reagito e alla società civile (quel poco che ne resta) che non ha mai voltato la testa dall’altra parte, e non ha permesso che l’omicidio “andasse prescritto” nella memoria collettiva. Questo pare sia diventato il nostro compito ultimo: partecipare perché almeno si conservi  la memoria, in un paese che è spinto quotidianamente all’oblio di tutte le cose e di tutte le nefandezze, e l’oblio è un seme che attecchisce facilmente, concimato abbondantemente da un’informazione deviata.

 Per esempio questa fotografia di Federico, salvata questa mattina (22.06.12) dalle pagine del Corriere della Sera dall’articolo sulla condanna definitiva dei poliziotti assassini. La didascalia è emblematica: “morto in circostanze ancora da chiarire”, casomai qualcuno anziché leggere l’articolo si fermasse alla fotografia. E mi chiedo: “Sarà una devianza colposa, o c’è del dolo?”

 Non so. So però che son differenti gli articoli sul “mostro” assassino di Melissa. Ci hanno mostrato tutto di lui, persino la barca sulla quale – scrivono abbondantemente i giornali – passava i suoi periodi di riposo. Ci mostrarono le prime immagini dalle quali era impossibile comprendere il suo volto, alla fine svelato come un felice coupe de theatre. Brutto, scuro, rugoso e arcigno; rassicurante come solo un mostro può essere; soprattutto per noi che da tempo ci guardiamo le spalle soprattutto dalla Polizia.

Non scordiamo di essere società civile, non scordiamoci dei mostri e degli assassini. Non scordiamoci mai delle vittime e delle loro famiglie che attendono il giorno di poter piangere di sollievo in un’aula di tribunale. Stefano Cucchi, per esempio: non scordiamoci di lui.

 Rita Pani (APOLIDE)