Dei delitti, delle pene e di Salvini

Da un articolo del Fatto Quotidiano dell’8 aprile scorso.

Secondo il salvini “pensiero” se a maroni, quando fu condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e a lui stesso quando si è beccato un mese per aver tirato uova a d’alema qualche poliziotto avesse fatto “sbucciare il ginocchio” sarebbe stata una cosa buona e giusta.
Invece maroni, condannato in via definitiva a otto mesi poi ridotti a quattro, nel paese sottosopra è potuto diventare addirittura ministro dell’interno.

Siccome c’è una percentuale di rom che rubano salvini parla con disprezzo di tutti e vuole passare sopra a tutti con le ruspe [se non hanno una casa sono cazzi loro].
Siccome c’è una parte di migranti che una volta arrivati in Italia delinquono, salvini li rimanderebbe tutti “a casa” anche ributtandoli e lasciandoli in mare [se muoiono sono cazzi loro].
Siccome ci sono poliziotti e carabinieri [non sono tutti ma nemmeno le poche mele marce e le quattro schegge impazzite come vogliono farci credere] che usano metodi violenti di coercizione abusando del loro potere “per colpa di uno non possono pagare tutti” [se il delinquente, vero o presunto si fa male sono cazzi suoi].
Il poveretto che rivaluta la responsabilità personale che poi è proprio il fondamento basilare del diritto solo nei riguardi del braccio armato dello stato rivendicando la libertà di azione della polizia anche quando picchia, insulta e ammazza non capisce che l’introduzione del reato di tortura garantisce soprattutto quelle forze dell’ordine che svolgono il loro lavoro responsabilmente: è fatto proprio per evitare che per colpa di uno, due, cinque, dieci, TUTTI paghino in termini di sfiducia e discredito.
Ma il problema come sempre non è salvini che si fa interprete nel modo peggiore, volgare e ipocrita del malessere generale: sono tutti quelli che anche intimamente, forse vergognandosene un po’, pensano che lui sia la soluzione, lo scandalo è lo spazio mediatico concesso a questo ignorante cialtrone razzista anche per fargli dire che il massacro alla Diaz e Bolzaneto, gli omicidi di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Riccardo Magherini – l’elenco delle persone che sono morte mentre erano sotto la tutela dello stato purtroppo non finisce qui – sono paragonabili alla sbucciatura di un ginocchio.
Sei morto perché la polizia ha abusato di te e del suo potere? Sono cazzi tuoi.
Parole da vero leader.

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Scontri un cazzo, reloaded

 

Quando la polizia armata picchia dei manifestanti disarmati non si chiama scontro: si chiama repressione violenta dello stato.
Bisogna sempre ripetere le stesse cose qui.

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Quelli che vanno in piazza a manifestare contro una legge dello stato come la 194 che consente e regola l’interruzione di gravidanza, oppure vanno ad istigare e fomentare violenza e razzismo come la lega e l’omofobia come le sentinelle, tutta gente puntualmente appoggiata e sostenuta da associazioni fasciste dunque fuori legge come casapound non vengono mai sfiorati nemmeno per sbaglio dai manganelli di stato.
Mentre chi difende il diritto allo studio e al lavoro sì.

Nel paese sano e democratico davvero lo stato e la politica stanno dalla parte dei diritti, non di chi li nega, qui no, lo stato e la politica guardano senza particolare preoccupazione agli estremisti, razzisti, integralisti e fascisti che in piazza vanno quanto e quando vogliono e tornano a casa sempre sani e salvi nascondendo il tutto dietro l’alibi della libertà di manifestare, di espressione e rispondono con la repressione violenta alla richiesta dell’applicazione dei principi costituzionali quali sono lo studio e il lavoro.  Le forze dell’ordine vengono istruite dalla politica, e quando picchiano è perché qualcuno dà un ordine preciso.
La polizia ha picchiato i manifestanti sotto maggioranze e  governi di tutti i colori.
E lo continua a fare anche col governo dei non eletti.
Durante i governi di berlusconi le cosiddette forze dell’ordine hanno dato il meglio, l’apoteosi della violenza di stato al G8 di Genova, ma anche con d’alema a palazzo Chigi se la sono cavata bene, per chi ha memoria di quello che accadde al vertice Osce a Napoli del 2001 che fu una specie di anteprima di quello che avvenne poi a Genova.
Quando le forze dell’ordine picchiano uomini, donne, ragazzi e studenti la politica e i governi sono sempre d’accordo, polizia e carabinieri non prendono iniziative proprie, non serviva la genialità di Susanna Camusso per capirlo e saperlo. E non serve nemmeno un’intelligenza particolare per capire che uno stato che si serve della forza pubblica, quella che dovrebbe tutelare i cittadini, per picchiare gente disarmata, in difficoltà, è uno stato che non si è mai liberato del fascismo.

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IL LAVORO NELL’ERA RENZI: PRIMA TI CACCIO, POI TI MENO (Salvatore Cannavò)

Maledetta colla. Sono mesi che prova a gettare la maschera ma resta incollata. Che deve fare per liberarsene, povero cristo? Ha cominciato con due bugie interne, stai sereno Enrico e mai più larghe intese. Poi è corso in soccorso dello sponsor interdetto dai pubblici uffici, riabilitandolo come interlocutore e addirittura ammantandolo da pseudocostituente. Dopodichè mance da 80 euro pro-europee nell’ottica di “non insegnare a pescare, regala il pesce che così il pescatore affamato resta in debito per sempre”, tagli al welfare come e con più entusiasmo di Berlusconi, tagli alla scuola pubblica e doni alla privata, pubblica umiliazione degli avversari (di centrosinistra, quelli di centrodestra sono tutti contenti), pieno sostegno alle vecchie pratiche di confindustria (ormai da quelle parti lo chiameranno “Babbo Natale”), qualche annuncio mirato per tenere buoni gli omosessuali senza far nulla e in definitiva una scelta precisa e da tea party: senza se e senza ma contro i lavoratori e senza se e senza ma in difesa dei poteri forti. Che – per inciso – sono quelli che in tempo di crisi si arricchiscono (come in un giallo se “segui i soldi”, trovi il colpevole). Come se non bastasse, oscura la manifestazione della CGIL con una kermesse di corrente ossessivamente vuota di contenuti, attacca l’articolo 18 e e fa picchiare gli operai e i sindacalisti. Che deve fare di più, povero? Il saluto romano? [Andrea Marinucci Foa]
Quando si fanno accordi politici con uno che per tornaconto e opportunismo ha riempito il parlamento di feccia fascista poi succede che non si può tirare indietro la manina.
Quando si fa il patto con uno che ha trasformato la russa, gasparri e alemanno in ministri della repubblica se ti obbligano a tenerti alfano poi lo devi fare.
Questo dovrebbero dire certi giornalisti, quelli del bersaglio grosso sempre uguale, che non è solo berlusconi il problema, che lo scandalo non è solo il patto con un pregiudicato cosa inimmaginabile in qualsiasi altrove e ovunque ma è tutto quello che poi il pregiudicato impone, ad esempio alfano ministro dell’interno.
alfano che coordina le forze dell’ordine.
alfano, responsabile della sicurezza nazionale.

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Finirà come al solito.
Pagherà, forse, l’ultima ruota del carro ma i veri responsabili no.
Quando in un paese democratico – non nel regimetto che piace agli estimatori di questo fascistello amico dei finanzieri e degli imprenditori che sfruttano i lavoratori – la polizia carica gli operai che protestano per difendere il loro diritto al lavoro il governo non chiede scusa: si dimette per manifesta inadeguatezza.
Gli operai volevano occupare la stazione Termini? A parte che le immagini dicono di no,  ma anche se fosse? Che azione dimostrativa è quella che non disturba nessuno? In questo paese i governi sono abituati male, abituati a vedere la manifestazione fatta di bandierine e canzoncine di sabato quando non si dà fastidio a nessuno.
Mentre la protesta vera è quella che dà fastidio a tutti, a chi non c’entra ma soprattutto a chi non sa.
La protesta vera è quella che fa aprire gli occhi: porta l’attenzione su un problema, senza discrezione..
Come sono fastidiosi gli scioperi che poi non fanno passare gli autobus, non mandano maestri e professori a lavorare, fanno saltare gli appuntamenti di lavoro al cretinetti amico di Renzi, vero?
Quanta gente si lamenta quando i cortei si fanno nei giorni di lavoro perché non trova la strada aperta, perché fa tardi al lavoro, a scuola, dal parrucchiere?
Questo succede perché in questo paese c’è un sacco di gente incapace di fare suo il problema di altri.
Quando la sua piccola vita è al sicuro va tutto bene, ed ecco che diventano un fastidio i problemi degli altri: alterano gli equilibri, le sicurezze, l’organizzazione della propria vita.
Tranquilli, adesso ci toglieranno anche da questo imbarazzo: il divieto al dissenso è uno dei punti del piano di rinascita di Gelli: niente scioperi, niente manifestazioni, e a chi si ostina a far valere i suoi diritti le botte, quelle materiali e quelle finalizzate al discredito mediatico, ed ecco che i Notav diventano terroristi e il governo in carica fa una legge per rendere più difficile la protesta di piazza, trasformando una richiesta di ascolto in una questione di ordine pubblico da redimere con le botte e la galera.
Il governo di Renzi è solo uno dei tasselli del mosaico di un progetto antico, non fa nulla di sua iniziativa: esegue.

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Cosa fare quando picchiano un operaio (e altri consigli utili) – Saverio Tommasi

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QUANDO LA CORDA ALLA FINE SI SPEZZA – Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano

Ai tempi di Scelba, quando la celere caricava (e ammazzava) i lavoratori in sciopero, i ruoli apparivano chiari: per il sindacato erano le manganellate del governo dei padroni e per i comunisti col pugno chiuso era quello lo sbocco dell’insanabile conflitto tra la classe proprietaria e il lavoro dipendente. Quando la polizia di Berlusconi fece del G8 di Genova una macelleria messicana, la sinistra all’opposizione spiegò che la destra al potere aveva in fondo mostrato la sua sostanziale natura fascista. Ma non è affatto nell’ordine delle cose che nell’autunno 2014, sotto il governo guidato da Matteo Renzi e dal Pd, gli operai delle acciaierie di Terni, colpiti da licenziamenti di massa e giunti in corteo pacifico a Roma, vengano picchiati a sangue dai reparti antisommossa e ciò dopo altri pestaggi pretestuosi avvenuti in altre città.

Ciò accade quando per la prima volta, nella storia repubblicana, un premier eletto dalla sinistra cerca lo scontro frontale con il sindacato di sinistra tra gli applausi della destra. Nessuno pensa che l’ordine di attaccare i manifestanti sia arrivato dal presidente del Consiglio. Ed è evidente che le frasi inconsulte della pd Picierno contro la leader della Cgil Camusso “eletta con le tessere false” appartengano soltanto alla Picierno, un’altra senza arte né parte catapultata in situazioni assai più grandi di lei. Semplicemente, lo statista di Rignano sta raccogliendo i frutti di ciò che ha seminato, o meglio rottamato. La sgangherata lotta di classe contro le conquiste sociali e le tutele del lavoro. O la crociata contro il posto fisso da sostituire con un sistema di precariato permanente e a basso costo. Il tutto espresso in qualche Leopolda con disarmante lingua banalese dove milioni di persone con redditi da fame si sentono paragonati a gettoni del telefono nell’epoca dell’iPad, scampoli del passato da gestire senza tanti problemi. Anche se non fosse arrivato a Palazzo Chigi “per volere dei poteri forti e di Marchionne” (Camusso), Renzi fa di tutto per farlo sembrare. E a furia di scherzare col fuoco, nel giorno più brutto della sua scalata, ha assaggiato la rabbia della gente. Dei tanti stufi di prendere legnate, mentre altri si apparecchiano il pranzo di gala. La corda si sta spezzando.

Potenzialmente pericolosi

Servire lo stato non è accompagnare ancora su e giù per l’Italia un delinquente da galera. Tanto scandalo per gli spingitori di carrelli della Finocchiaro ma tutto tace sulla vergogna di uno stato che fa pagare ai cittadini la scorta di un pregiudicato, delle sue residenze, e non per proteggere noi da lui.

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Alfano, che sembra Alfano e qualche volta spesso è proprio Alfano ha capito che non gli conviene mettersi contro il braccio armato dello stato e del potere, ecco perché nel merito della “minaccia” di sciopero della polizia parla di richieste giuste e legittime ma fatte con toni “inaccettabili”.
Non gli passa neanche per l’anticamera del cervello dire che è un ricatto l’ipotesi di uno sciopero delle forze dell’ordine – che sarebbe il primo della storia di questo paese perché gli appartenenti alle forze di polizia militari e civili non possono scioperare, altrimenti fra le altre e tante cose di cui si occupa la polizia di stato non potrebbe garantire la scorta a un delinquente pregiudicato condannato.
Ma come parla il presidente del consiglio?
Lo sciopero, un diritto conquistato in anni di lotta, lacrime e sangue che diventa un ricatto, così come l’articolo 18 è stato trasformato in totem e feticcio per fargli perdere anche il significato morale. Così intanto la gente si abitua.

E comunque se parliamo di adeguare il salario, lo stipendio ai rischi dei cosiddetti servitori dello stato   quanto dovrebbe guadagnare l’operaio che tutti i giorni sale su un ponteggio? I comparti definiti sensibili perché svolgono mansioni indispensabili per la tenuta civile di un paese e verso i quali lo stato dovrebbe avere un occhio – ma anche tutti e due –  di riguardo sono tanti: medici, infermieri, vigili del fuoco, gente che solitamente salva e accudisce le vite, non le toglie “accidentalmente”. Persone qualificate e con responsabilità altissime malpagate, costrette a turni e orari massacranti. Gli insegnanti che devono formare la società prossima ventura e che lavorano in condizioni inenarrabili. Fare il poliziotto, il carabiniere è una scelta personale, se c’è chi pensa di non ricevere il giusto trattamento dallo stato perché non si licenzia e va a vedere come si sta ai “poggi più giù?” Magari in qualche cooperativa dove la gente viene pagata un mese sì e tre no e ad ogni rata del mutuo e qualsiasi extra può capitare in una famiglia bisogna organizzare la colletta fra i parenti per recuperare i soldi necessari.

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La vera emergenza da risolvere è smettere di considerare Napoli la città dove tutto può succedere per poi giustificare le contromisure dello stato, che non c’è quando ci deve stare ma quando non ci dovrebbe stare è ben presente e a mano armata.
Altroché la tbc.
Napoli è la zingara d’Italia, insultata, sbeffeggiata, presa a calci da tutti, abbandonata e di cui ci si ricorda solo in circostanze tragiche, non per fare in modo che certe cose non succedano più o ne succedano meno ma per insultarla un altro po’.
Chissà perché le forze dell’ordine non vanno a far rispettare la legge e le regole a mezzogiorno a Montecitorio, invece di essere così solerti a Napoli alle tre  di notte. Mai sentito che un poliziotto o carabiniere insegua sparando l’imprenditore che va a depositare il tesoretto oltre confine.

Immagino il pericolo che potevano causare tre stronzi senza casco su un motorino alle tre di notte.
E’ che la notte si sta bene a casa, e allora chi deve lavorare poi diventa nervoso.

Se i nostri “tutori dell’ordine” hanno 22 anni immagino il livello di preparazione che hanno raggiunto, visto che per laurearsi ce ne vogliono almeno 23. Se lo stato mette un’arma in mano a dei ragazzini che poi dovranno tutelare l’ordine  bisogna mandare via i figli da qui.
Da un paese pericoloso dove lo stato arma le mani a persone immature e impreparate, quindi potenzialmente pericolose.

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Si chiamano ragazzate proprio perché le fanno i ragazzi.
Le persone adulte fanno le grandi cazzate.
Quelle spesso irreversibili.
Strano poi che 17 anni siano pochi per essere considerati adulti mentre diventano improvvisamente un’età in cui si deve sapere quel che si fa quando quello che si fa è sbagliato.
Provo pietà per la sicumera di chi giudica un fatto grave arrogandosi l’autorità di dire quello che è giusto e sbagliato dimenticandosi probabilmente di quando era giovane; mai fumato una canna, mai preso una sbronza, mai alzato il volume dello stereo, mai guidato una macchina senza patente, mai fatto a pugni con l’amico.
Bravi, non sapete quello che vi siete persi.
Provo pena per chi giustifica un omicidio che si poteva e si doveva evitare poi magari va nei social a mettere i suoi manifesti contro la guerra, i terrorismi e condanna tutte le violenze purché stiano a debita distanza dal suo culo.
Perché è più facile condannare la violenza quando è lontana, quando c’è la sicurezza di non doverla subire di persona.
Quando il pericolo è più vicino spaventa, e quindi va bene prevenirlo anche con l’extrema ratio: uccidendo un ragazzino.
E sono sinceramente preoccupata per gli eventuali figli di gente così: cresceranno nel terrore di non deludere le aspettative dei loro genitori che li vogliono perfetti, lindi e pinti col dieci e lode sui quaderni per poi ritrovarsi adulti e andarsi a cercare l’emozione trasgressiva chissà come e dove.
Perché ci sono cose che o si fanno prima, quando è il momento, o si cercano dopo, e per conto mio preferirei più avere per casa il diciassettenne “disadattato” che l’adulto che pensa che si può ammazzare per “legittima difesa” da un pericolo che non c’era.

Quando non è di sinistra né di destra, invece è proprio di destra

Mauro Biani

Mi chiedo che paese è quello dove un magistrato è costretto a fare una vita da latitante e a viaggiare su mezzi da guerra solo perché il suo lavoro consiste nel difendere lo stato.

Guardiamoci, riflettiamo, e pensiamo se la risposta anche a questo sia davvero quella del disordine sociale.

La mia solidarietà totale a Nino Matteo, per il quale nessuna delle istituzioni alte e altissime ha speso una parola nonostante le minacce di morte si ripetano ma anzi, la ministra della giustizia un po’ sì un po’ no ieri ha detto che a lei “non risultavano minacce”.  Lo stato ha il dovere di difendere i suoi funzionari. Falcone e Borsellino sono stati ammazzati quando lo stato li ha abbandonati. Quanto altro dovremo sacrificare a questa “ragion di stato?” Perché Napolitano, solitamente così loquace non dice mezza parola su Nino Di Matteo?

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Un certo disorientamento è comprensibile, direi anche giustificato, anch’io è da tempo che dico di non avere un riferimento politico che rappresenti le mie idee. Questo però non significa attaccarmi alla canna del gas. Io non vivo di certezze, sono piena di dubbi che considero lo sprone e la spinta per migliorarsi in una continua evoluzione di se stessi. Ma di una cosa sono sicura: io sarò sempre dalla parte opposta di tutti i fascismi, vecchi e nuovi. E nessuno mi convincerà che l’istigazione sempre contro tutto sia la soluzione per stare meglio. Le tabule rase hanno un retrogusto da notte dei cristalli.

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 “Senza aggettivi né colori politici”. L’eterno slogan di tutti i fascismi sta tutto e sempre in quel “né di destra né di sinistra”. L’abolizione delle differenze di pensiero venduta ogni volta come un fatto vantaggioso e poi diventa un incubo. Cascarci ogni volta pare impossibile, ma ogni volta c’è la coda per abboccare. Quando si organizza una manifestazione sotto l’egida del forcone qualche dubbio non viene a nessuno? Il forcone è fascista, non c’è nemmeno da discuterci troppo. Nel cosiddetto movimento dei forconi le infiltrazioni mafiose sono note già dall’anno scorso. Quest’anno si sono aggiunte quelle fasciste: forza nuova e casa pound. Prima della manifestazione sono stati fatti circolare dei volantini che chiedevano alle forze dell’ordine di scortare i cittadini in parlamento e guidare una fase transitoria fino a un nuovo governo. Che cazzo vuol dire, la presa dello stato manu militare come nel golpe fallito di Valerio Borghese? Bisogna sapere sempre che si va a fare, perché, come e con chi.  Io con forza nuova, casa pound e chi fa il saluto romano non ci dividerei niente, nemmeno una piazza. Questa dei forconi è una manifestazione corporativa che non difende nessun diritto se non quello di potersene infischiare delle regole di uno stato di diritto entro il quale tutti hanno gli stessi diritti ma anche gli stessi doveri. I problemi che questo movimento sta sollevando sono presenti in Italia da almeno vent’anni.  Finché c’era berlusconi andava bene, lui faceva il gioco di chi vuole infischiarsene delle regole dello stato. Questo delle larghe intese è un governo democraticamente ingiusto perché non scelto dal popolo, di conseguenza non rispecchia nulla se non se stesso, ma io non ce lo vedo Letta che dice che evadere le tasse è moralmente giusto: berlusconi lo ha detto chiaro e tondo. E allora viene a mancare l’appoggio, la stampella istituzionale che giustifica e fa le leggi che eliminano il dolo dall’evasione. E forse è per questo che i manifestanti che fino a ieri sera, per bocca di uno degli organizzatori intervistato da Zucconi a Radio Capital diceva che la manifestazione non ha nessuna connotazione politica oggi saranno ricevuti da chi ha fatto carta straccia dello stato di diritto istituzionalizzando pro domo sua l’illegalità che è la stessa di quelli che scendono in piazza coi forconi pensando che i problemi si risolvano inneggiando alla mafia e smettendo di far parte dello stato. Quelli che minacciano esercenti e commercianti obbligandoli ad unirsi alla loro protesta. E la minaccia è sempre fascista. 

Per interrompere le ostilità fra i cittadini e le forze dell’ordine basta chiedere ai celerini che si tolgano il casco? 

Quindi da ieri in poi chi va a manifestare in piazza può stare più tranquillo? 
Oppure dipende da chi glielo chiede? 
Perché a pensar male si fa peccato, ecco perché non mi spiego perché la polizia di stato abbia avuto quella reazione “distensiva” in una manifestazione non ipoteticamente di destra ma evidentemente fascista.

In che veste berlusconi oggi riceverà una delegazione dei manifestanti? E perché dei manifestanti per una causa che loro ritengono giusta e civile dovrebbero cercare sostegno da un pregiudicato delinquente condannato alla galera? 

Sciagurati e irresponsabili, disonesti e incapaci quelli che nella politica, ai governi invece di occuparsi di lavoro, del benessere sociale, quel tanto che sarebbe bastato per non provocare reazioni nella gente si sono occupati per vent’anni di altro. Ad esempio della sorte di un delinquente che non ha mai nascosto le sue velleità reazionarie, che si vanta di essere amico personale di capi di regime, quelli che non si chiamano presidenti ma dittatori.

Sciagurati, incapaci e irresponsabili quelli che, a danni fatti, approfittano della rabbia della gente, la trasformano in un veicolo di consenso politico e una volta ottenuto non sanno nemmeno farlo fruttare. 

Sciagurata, irresponsabile ma non incapace, bensì assolutamente consapevole del suo agire quell’informazione che invece di fare il suo puntualmente si sdraia davanti al potente prepotente pensando che sia più utile nasconderne le azioni, armonizzarle, far sembrare tutto meno grave e preoccupante invece di svolgere la funzione di sentinella del potere e mettere i cittadini sull’avviso di ciò che di grave e preoccupante accade.

Sciagurato, irresponsabile e profondamente ignorante un popolo così facilmente manovrabile da sempre alla ricerca dell’uomo forte che gli risolva i problemi perché così è più facile, non c’è nemmeno bisogno di pensare: una volta è l’uomo della provvidenza, un’altra quello dei miracoli e avanti così nella ricerca di un rappresentante politico che riassuma in sé il pensiero di tutti, ovvero quello unico e che quindi non può andare bene per tutti quelli che ancora hanno voglia di pensare in proprio, non per conto terzi e lo fa utilizzando il solito slogan “né di destra né di sinistra” approfittando dell’ignoranza di gente che non sa, non capisce e nemmeno ha mai imparato semplicemente guardandosi intorno, oltre i propri piccoli mondi, che quando non è di sinistra né di destra, invece è proprio di destra, specialmente fascista.

 

Scuse un cazzo [tanto per restare al livello intellettuale e morale dei leghisti]

A Taranto si fuma troppo: parola di esperto.

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“Dimissioni Calderoli”. Oltre 25mila firme in poche ore. Petizione su Art.21 e Change.org

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Mauro Biani

Sottotitolo: calderoli, ma generalmente tutti i leghisti e i razzisti si troverebbero perfettamente a loro agio negli States dove ammazzare un nero significa assoluzione certa.

A meno che non ci si chiami O.J.Simpson, nero ma di lusso, nel qual caso si può ammazzare una moglie,  essere assolto per omicidio e finire in galera in un secondo momento per rapina a mano armata.

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 La Carfagna viene insultata, minacciata in Rete e subito la politica insorge e torna a chiedere dei provvedimenti limitativi per la libertà di espressione nel web.

calderoli insulta il ministro Kyenge e lo fa anche da vicepresidente del senato: qualcuno chiederà dei provvedimenti limitativi circa la libertà della politica di mettere fra le istituzioni gente che in un paese normale non sarebbe neanche a pulire i cessi alle stazioni? curiosità da lunedì mattina di mezza estate.

Fra tutti quelli che nelle istituzioni, Napolitano in testa, si sono giustamente indignati per l’insulto al ministro Kyenge e per la minaccia  alla Carfagna,  quanti lo hanno fatto anche per la vicenda del sequestro di madre e figlia kazake? siamo arrivati all’indignazione nazionalpopolare o è sempre la solita e consueta autodifesa di casta? 
La specialista in difesa dei diritti umani promossa alla presidenza della camera ha detto qualcosa? perché insomma, avrebbe dovuto essere la prima a dire qualcosa,  gli ingredienti ci stanno tutti: una donna, la sua bambina e la violazione dei diritti nazionali e internazionali.

Era proprio la sua materia.  Peccato.

Il vicepresidente del senato calderoli ci ha fatto sapere che, quando vede la ministra Kyenge, pensa ad un orango, io invece quando penso a calderoli mi viene in mente solo lui, il che è molto peggio: ogni altra similitudine sarebbe eccessiva, inappropriata, esagerata.

Il ministro Kyenge ha sbagliato ad accettare le scuse di calderoli  spostando la questione dal piano personale a quello istituzionale.Perché le istituzioni, si fa per dire, non se lo porranno mai il problema di non far entrare in parlamento quelli come calderoli, ma anche quelli come cosentino, dell’utri e berlusconi. Non si può sempre sorvolare in virtù di una superiorità intellettuale, morale che quelli come calderoli non comprendono.

Il problema non è che esistano individui ripugnanti come calderoli,  ce ne sono tanti  anche altrove dal paese che non esiste, quella padania di cui vaneggiano i rozzi bifolchi in camicia verde, gente che anche quando non dimostra di essere particolarmente cattiva  non riesce proprio a non essere razzista, a non pensare che ‘quelli che vengono da fuori’ sono un pericolo, uno spreco di risorse per gli italiani, e che insomma, se ognun* restasse al suo paese non sarebbe poi così malaccio.

Il dramma è che a uno così non siano state ancora sbarrate le porte del parlamento.  

Da calderoli ci si aspetta che faccia proprio calderoli. Dagli altri no: calderoli è stato ministro di questa repubblica soprattutto grazie a chi pensa di essere diverso da lui.

calderoli è quello  delle magliette anti islam che provocarono morti e feriti a Bengasi qualche anno fa, le sue NON SONO GAFFES  di un deficiente, sono dichiarazioni pericolose che poi hanno delle conseguenze serie,  gravi e altrettanto pericolose per tutta l’Italia e non solo.

E a uno così il governo delle larghe intese ha affidato niente meno che la vicepresidenza del senato. 

Ecco perché le scuse si potevano e si dovevano rifiutare. Non si scusa chi ti prende a calci in bocca ripetutamente.

E l’unica questione che resta non aperta ma proprio spalancata non è quella dell’offesa, dell’insulto e del razzismo ma quella di un parlamento stracolmo di impresentabili cialtroni, ignoranti, disonesti e delinquenti che si rendono responsabili di fatti molto più gravi di un insulto, benché odioso, ma per quei fatti poi non s’indigna Napolitano che parla di “imbarbarimento” a proposito del razzismo di calderoli ma non trova, evidentemente, abbastanza barbaro e incivile sequestrare  due persone colpevoli di nulla a casa loro; non pensa, altrettanto evidentemente, di dover dire due parole a proposito di una donna e di una bambina di sei anni trattate dallo stato italiano che lui rappresenta come due criminali.

Il vero imbarbarimento sono le continue violazioni ai diritti, alla Costituzione compiute dalle istituzioni stesse che ormai non fanno sussultare più nessuno a parte una minoranza di idealisti  che non si rassegnano  al fatto che il declino di questo paese, economico, sociale, umano, morale, etico, è ormai irreversibile e la responsabilità di tutto questo è principalmente di chi avrebbe dovuto proteggere, tutelare quei valori e principi racchiusi nella Costituzione più bella del mondo.

Pantaloni rosa e camicie nere

Il prefetto di Roma: “Camera e Senato saranno inviolabili”.

Fra Camera e Senato dunque nel Parlamento tutto intero trovano residenza un centinaio e forse più di pregiudicati per piccoli e grandi reati, alcuni con sentenze già passate in giudicato.
Altri in attesa di processo, altri indagati, altri prescritti perché era finito il tempo regolamentare e in qualche caso anche il reato.
Ripeto la domanda: dov’è il corto circuito se si vieta a dei normali cittadini, perlopiù onesti e con la fedina penale pulita di potersi avvicinare ai palazzi delle istituzioni anche e solo dall’esterno mentre i delinquenti veri, i corruttori, i corrotti, i conniventi con le mafie, i ladri sono dentro?

Sottotitolo: oggi è la giornata della colletta alimentare.
Alle compagnie delle opere, ai memores domini e alle comunioni e fatturazioni nemmeno un pacco di pasta coi vermi e un barattolo di fagioli scaduto.

Con quello che hanno rubato ci si potrebbero nutrire e sfamare i tre quarti dell’orbe terracqueo.

Preambolo: invece di monitare, indignarsi ed esprimere solidarietà pelosa e d’accatto all’Arcigay Napolitano dovrebbe ricordare ai suoi amatissimi parlamentari tradizionali che l’omofobia non è ancora un reato solo nei paesi retrogradi e incivili come il nostro.
Ed estendere il messaggio anche al suo pari grado in terra straniera al quale però è consentito di collaborare attivamente al regresso culturale e civile di questo sciagurato paese [nel presepe il bue e l’asinello non c’erano, chi mette il preservativo bestemmia contro dio e altre menate di questo spessore].
E magari spiegare perché non ha alzato un sopracciglio quando qualche settimana fa la legge è stata bocciata in parlamento.

L’ITALIA VIOLENTA SCANDALO D’EUROPA – Il Times di Londra: “Roma è la città più pericolosa”. Tutta la stampa inglese contro “il comportamento incredibile della polizia italiana” dopo l’assalto antisemita di Campo de’ Fiori. Polemica fra comunità ebraica e prefetto alla vigilia dei cortei contrapposti nella Capitale [Il Fatto Quotidiano]

Ecco, fatelo sapere alla versione in gonnella dell’ ex azzannapolpacci [di poliziotto] leghista, e anche al capo della polizia più pagato al mondo. Noi non vi paghiamo per farci fare figure di merda planetarie né per farci massacrare i figli a manganellate.

Pantaloni rosa e camicie nere – Rita Pani, 23 novembre

L’ho vista anche io una scritta su un muro, a caratteri di memoria fascista che diceva: “Froci nel forno”. La guardi e pensi alla portata della stupidità. Poi, mentre te ne stai seduta davanti a un carabiniere, col tuo avvocato accanto e alcune carte in mano, mentre le loro voci cantilenano diciture burocratiche cacofoniche e noiose, leggi il proclama sulla razza ariana che vorresti lanciare dalla finestra aperta, che guarda altre finestre aperte, come in un film di Kubrick.
 
Leggi ancora le farneticazioni di un ragazzo e ti domandi: “Chissà che vita ha avuto, cosa gli hanno raccontato. Chissà se ha letto questo o quello, se mai gli hanno raccontato il rumore che fanno le ossa che si rompono in un corpo troppo magro.”
 
Poi il carabiniere ti rivolge la domanda, posi le carte sopra il tavolo, e non hai alcuna smania di spiegare, di difenderti, di urlare. Perché le ragioni ormai ti sembrano rimbombare nella mente, senza più senso, ribadite per iscritto su pagine e pagine di carta virtuale, o durante gli interminabili percorsi della vita, camminati con diverse compagnie fatte di gente di mille colori e di mille pensieri. Tutte cose già dette, tutte cose già lette. Sempre le stesse a ripercorrere una storia che seppellimmo troppo in superficie e riesumata quando si è reso necessario, rigettarci all’inferno.
 
Oggi piangiamo un bambino che ha preferito morire, immagino perché troppo brutto il futuro che riusciva a immaginare, vivendo in questo presente. Piangiamo lacrime sperando che queste possano restituirci alla nostra umanità, cercando fortemente un colpevole per l’assurdità di una morte, che possa in qualche modo assolverci, e condanniamo a pagare un’intera generazione di studenti o compagni di scuola nel quale si può trovare un capro espiatorio che ci lasci liberi nel dolore.
 
Lo piango anche io, e lo piango a modo mio, con l’amarezza che mi porto dentro da giorni e che non riesco a lasciar andare. Lo piango, pensando che forse non ho fatto abbastanza, che forse questo mio cocciuto modo di strillare la scomodità della realtà è stato inutile. Non piango la sua morte, ma piango la sua vita di bambino domandandomi quale sia stato il terrore che deve aver provato del domani, per scegliere di non arrivarci mai. Non mi importa di sapere quanto crudele può essere un ragazzo, semmai mi domando dove fossero quei genitori che non hanno avuto modo di accorgersi come si stavano costruendo i loro figli.
 
Piangere per una vita è puro esercizio di stile, se non ci rendiamo disponibili a salvare la prossima. Rifugiarci nell’assurdità di un fatto è solo alimento per la nostra buona coscienza, se renderemo possibile il prossimo nefasto accadimento.
 
Un bambino è stato ucciso da tutti coloro che non hanno avuto il tempo, che si son girati dall’altra parte, che hanno pensato bene di non iniziare nemmeno a combattere una lotta impari contro il sistema, contro l’ignoranza, contro il Golia che è questo nuovo fascismo lasciato libero di emergere e radicarsi ancora nel letto di miseria culturale appositamente creato per tenerci tutti al giogo, sottomessi e impotenti. Un bambino è stato ucciso dalla solitudine che si prova, quando ci si ostina ad alzare la testa, e si vede che tutto intorno il mondo è a capo chino.
 
Possiamo metterci i pantaloni rosa tutti i giorni, e tutti i giorni mostrarcene fieri e orgogliosi, ma non servirà a nulla, se non strapperemo le camicie nere.
 
Rita Pani (APOLIDE)

Servizietto pubblico

Cambiamo la tv, alziamoci e andiamocene tutti

[Ferruccio Sansa, Il Fatto Quotidiano]

“Vattene, levati fuori dai coglioni”

E ancora: ““E’ un gran cafone, l’unica cosa che sa fare è scappare. Tipico di quelli de “Il Fatto”: manganellano e poi scappano, è il loro sistema“ [Fabrizio Rondolino, l’uomo per tutte le stagioni, quello che tra d’alema e la santanché non riesce ad intravvedere nessuna differenza malgrado uno abbia i baffi e l’altra no ].


Giusto per dire, la classe, no? e questi sarebbero i press agent dei politici, quelli che li consigliano su cosa dire e come comportarsi. Rondolino, Velardi, gente sempre pronta a volare di palo in frasca, da d’alema alla santanché sempre per dire e che con la coerenza non si pulisce nemmeno il culo tanto le interessa essere credibile.

+ [VIDEO] Rondolino insulta Sansa e il Fatto: “Vattene, levati fuori dai coglioni”

Fa benissimo Grillo a incazzarsi per i talk show se gli attivisti del movimento poi devono incontrare nei vari studi televisivi gente abituata a rapportarsi con l’insulto sistematico dell’interlocutore.

Ad esempio in un programma come Agorà, condotto dall’ottimo Vianello, dove puntualmente e sistematicamente, alle otto di mattina poi, ed è un delirio che un programma che tratta di politica debba mandare di traverso alla gente già il primo caffè, c’è un conduttore  che non è capace di condurre, di arginare e sedare le risse, nello stesso studio poche settimane  fa Marco Lillo, un altro cronista del Fatto  è stato insultato con l’appellativo di stronzo dalla portatrice insana di plastica e silicone che insieme a Renzi è in televisione, in tutte le trasmissioni praticamente h24.

I contribuenti  non pagano il canone per sentire Rondolino che dice a Sansa di andare fuori dai suoi coglioni né la santanché che dà dello stronzo a Marco Lillo.

Nemmeno però per guardare interviste preconfezionate com’è accaduto ieri sera a Ballarò dove da un po’ di tempo si è inaugurato il filone del registrato in precedenza.

Un talk show dove partecipano, oltre i politici anche dei giornalisti deve poter permettere a chi vuole fra i presenti in studio di poter fare una domanda all’intervistato, specialmente se il conduttore non le fa, non le sa fare, non le vuole fare, non le può fare, non costringere gli ospiti e noi pubblico pagante a guardare un condensato di servilismo qual è stata l’intervista di Floris al capo della polizia ieri sera.

Dunque, il dottor Manganelli, già capo della polizia [con quel cognome, può fare ciò che vuole] ci ha detto – anzi lo ha detto solo a Floris che ha inaugurato il nuovo trend dell’intervista [registrata con un certo anticipo] téte à téte, a tu per tu, della serie, il conduttore sono io e le domande [essì, ve piacerebbe…domande…] le faccio io e guai a chi s’azzarda a contraddire l’intervistato – che all’identificativo per le forze dell’ordine ci si può pensare ma solo a patto che anche i manifestanti si rendano riconoscibili e la smettano di andare in giro coi caschi da motociclista [ché a picchiare sui caschi non c’è gusto, non esce il sangue].

Il dottor Manganelli, 700.000 euro l’anno,  forse ignora che polizia e forze dell’ordine hanno già autorità sufficiente per identificare chiunque, forse ignora che il rapporto cittadino – poliziotto parte già da un assunto che non li mette sullo stesso piano. 
Che nessun travestimento può giustificare la teoria del “prima te meno e poi ti chiedo chi sei” e che fino a prova e a regime contrari se una persona sta camminando per i fatti suoi su una strada e su una piazza dovrebbe poterlo fare in libertà, che pretendere di poter identificare chi partecipa alle manifestazioni è come avanzare la stessa pretesa  con chi sta andando al supermercato, al cinema e al teatro.
Che in un paese normale, libero e ripulito dalla gestione FASCISTA che lo opprime un poliziotto che massacra un cittadino dovrebbe pagare il quadruplo, rispetto al cittadino che commette un reato qualsiasi, non cavarsela grazie alla divisa e a un capo della polizia che pensa che siano meno pericolosi i malumori di destra che quelli di sinistra e che quindi individua il pericolo fra gli studenti e non, ad esempio, nelle anime candide di casa pound che infatti possono manifestare in santa pace quando vogliono e dove vogliono col beneplacito e il sostegno affettuoso del sindaco di Roma e dei vertici della polizia.
In un paese libero, normale e sano, un capo della polizia non guadagna più del presidente americano.
E in un paese libero, normale e sano un giornalista che ha di fronte un capo della polizia che guadagna 700.000 euro l’anno, il doppio del presidente americano e del capo dell’FBI,  una domandina a proposito del suo stipendio rapportato alla gestione pessima del corpo di polizia che si onora di comandare, gliel’avrebbe fatta.