Le trait d’union

Quando il dissenso provocato dalla negazione dei diritti viene annullato con la repressione violenta dello stato, la protesta si organizza. 
Questa non è nemmeno storia: è matematica. 
Gli scandalizzati, quelli che vorrebbero vedere regnare l’ordine dove non c’è pace – senza diritti, casa, lavoro, assistenza medica, istruzione che uno stato civile DEVE garantire non c’è pace – se ne facessero una ragione. Trenta, quaranta, cento criminali infiltrati [forse] appositamente per creare disordini non sono la voce del popolo. Manifestare è un diritto democratico che deve continuare ad esistere.

***

Video – Il poliziotto calpesta la ragazza

40 FERITI, UNO GRAVE: “SOCCORSO IN RITARDO, FAREMO DENUNCIA”
“MENO DI MILLE EURO AL MESE, NON CI RESTA CHE OCCUPARE”
DAL CORTEO: “CHIEDIAMO DIRITTI, RISPONDONO CON PIÙ POLIZIA”

***

Cambiano i governi ma le botte sono sempre le stesse. 
Le trait d’union fra i disagi, le necessità, i bisogni della gente e chi è chiamato a risolvere, ovvero la politica, è come sempre la repressione violenta da parte del braccio armato fascista del potere. Del resto, avere un tetto sulla testa ormai è diventato un privilegio. C’è chi ne può avere una, elegante e lussuosa a sua insaputa, c’è chi se la vede mettere a disposizione quale favore dall’amico industriale e che male c’è, e chi invece è costretto a ricordare a questo stato infame che la casa non è un privilegio ma un diritto. 

E per  ricordare inoltre, che quelli fra gente armata e chi un’arma non ce l’ha non sono scontri: è repressione, ma i giornalisti, tutti, non hanno ancora imparato a definire questa non sottile differenza. Lo scontro prevede un conflitto ad armi pari. E fra l’imbecille col petardo e il funzionario di stato regolarmente armato, non di bombe carta ma di armi realizzate per ammazzare e adeguatamente protetto da una divisa speciale, ha ragione sempre l’imbecille col petardo. Quando le forze dell’ordine, altrimenti dette tutori dell’ordine si presentano ad una manifestazione abbigliati in assetto da guerra e irriconoscibili perché prive di un numero che permetta la loro identificazione, le loro intenzioni sono più che evidenti.  I cittadini, su richiesta del tutore della legge sono obbligati a mostrare i documenti e a rivelare le loro generalità: non si capisce perché al cittadino pestato dal poliziotto venga invece impedito di poter sporgere una regolare denuncia perché mancano i presupposti, una faccia, il nome e il cognome dell’aggressore. Va ricordato che polizia e carabinieri rispondono ad ordini precisi, dunque esistono persone ancora più responsabili della manovalanza in divisa che commette violenze. Gente seduta comodamente nel suo ufficio a cui la politica, la stessa che l’ha scelta fa i complimenti – dopo – per l’ottimo lavoro svolto.

Non è tanto la violenza della polizia alla quale ci siamo purtroppo tristemente abituati a dover preoccupare quanto quella di chi approva le botte, le violenze, e pensa che siano sempre troppo poche. Che non capisce che chi rappresenta lo stato non può avere comportamenti violenti.

Che un poliziotto non dovrebbe passeggiare sul corpo e sulla testa di una persona inerme e disarmata.

 
Mi piacerebbe affacciarmi un attimo nei cervelli bacati di queste persone, per vedere in che modo si forma un’idea bestiale.

***

 E mi piacerebbe anche sapere chi è questo vigliacco pezzo di merda che viene pagato anche coi miei soldi. E io non pago gente per mandarla a massacrare altra gente.  Non mi va di essere il mandante di criminali picchiatori.

 

 

Meno male che Francesco c’è. Il papa, dico

Arrivando qui al mattino si vorrebbe anche scrivere qualcosa che abbia un senso, poi succede che si aprono i giornali on line e si legge di migranti annegati mentre cercavano un’altra vita o più propriamente UNA vita, della Turchia e della polizia violenta, come lo è sempre quando invece di tutelare la parte debole della cittadinanza si trasforma nel braccio armato di un potere altrettanto violento qual è quello di Erdogan, della Grecia che dopo essere stata deprivata della sua televisione pubblica si è vista scippare anche l’orchestra sinfonica che, come la tv pubblica è un simbolo importante della cultura democratica di un paese.

Tornando a casa nostra si sente ancora l’eco dell’oscenità nazista andata in scena in quel di Milano spacciata per libera espressione del pensiero e, davvero, mancano le parole per descrivere il disagio e lo sgomento.

Ma meno male che il papa le trova sempre e domenica scorsa ci ha ricordato che bisogna avere sempre il rispetto per la vita e rinunciare a tutto quel che la svilisce, ad esempio il piacere materiale.

Poi è andato a benedire i bikers in sella alle loro potenti Harley Davidson.

Ci vuole un bel coraggio o una faccia tosta senza eguali – per non dire altro ed evitare la volgarità – per parlare di giornalisti faziosi, dopo aver letto uno qualsiasi degli editoriali del filosofo anziano di Largo Fochetti.
Per non parlare poi della diversa influenza che ha Scalfari rispetto ad un giornalista “semplice” che, ad esempio, non può frequentare da abituée le residenze del presidente della repubblica, parlare amabilmente così come si fa fra amici con lui fra un cinghialotto e un’upupa.
Dunque se Travaglio parla con Grillo in via confidenziale e poi decide di pubblicare quella chiacchierata perché pensa che abbia dei contenuti interessanti su cui si può discutere è uno stronzo – ché tanto quello lo sarebbe a prescindere anche se scrivesse che la terra è rotonda – perché a Grillo doveva chiedere questo, quello e pure il tal’altro, ma se Scalfari va a trovare Napolitano e poi sulla base di quella conversazione confeziona un editoriale sfacciato e servile quello sì che è giornalismo.
Come se gli editoriali di Scalfari avessero poi lo stesso peso e la stessa capacità di orientare, o per meglio dire disorientare, l’opinione pubblica rispetto a quanto lo possano fare un articolo di Scanzi o il fondo quotidiano di Travaglio che, diversamente dai famosi editoriali vengono presi di mira da tutti, perfino da Pigì Battista e ho detto tutto.
Repubblica ha dimenticato da un bel po’ che significa essere un giornale al servizio dei lettori.
Fatte salve quelle rarità che ancora resistono ed insistono a scrivere è un quotidiano ormai praticamente inguardabile, a cominciare dal suo fondatore.

Scalfaroni
Marco Travaglio, 18 giugno

“Lunga la strada, stretta la via, ma la marcia è cominciata”.

Così, con un titolo alla Wertmüller (Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto ) o alla Arbore (Ffss: cioè che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? ), uno Scalfari strapazzato da anomala passione celebra il governo in una memorabile articolessa su Repubblica, affiancata da un imperituro titolone sul decreto del fare, ma soprattutto del dire e del baciare: “Letta: ’80 misure per ripartire'”. Sono belle cose. Soddisfazioni. Uno guarda ‘sto Letta, così smunto e gracilino, magari pensa a Berlusconi e Brunetta che gli scrivono i testi, e tutto immagina fuorché “80 misure per ripartire”. Invece zac! Eccole qua, l’una in fila all’altra. Merito anzitutto di Saccomanni, che “non è semplicemente un banchiere”: no — assicura Scalfari — “è anche dotato di fiuto politico” ed è un po’ come la Dea Calì: “ha contatti con le altre Banche centrali, il Fondo monetario, la Banca dei regolamenti, la Banca europea degli investimenti, la Commissione di Bruxelles e soprattutto la Bce di Draghi”, sempre sia lodato.

E poi “ha un ottimo punto di riferimento nel suo presidente del Consiglio Enrico Letta, che a sua volta può contare sull’appoggio sistematico di Giorgio Napolitano”.

Ecco, non sporadico od occasionale: sistematico.

Come dice il Sassaroli al Meandri in Amici miei: “È tutta una catena di affetti che né io né lei possiamo spezzare. Lei ama Donatella, che è affezionata al cane Birillo, che mangia un chilo di macinato al giorno, un chilo e mezzo di riso e ogni mattina bisogna portarlo a orinare alle 5 sennò le inonda la casa. Birillo adora le bambine, che sono attaccatissime alla governante, tedesca, severissima, in uniforme. Insomma, chi si prende Donatella si prende tutto il blocco”. Qui ci sarebbe pure un Caimano pronto a tirare la catena in caso di sentenze sfavorevoli, e intanto detta l’agenda sull’Imu, che in campagna elettorale Pd e Scalfari difendevano perché era opera dell’amato Monti e le priorità erano altre.

Ma ora Saccomanni che adora Draghi che è molto affezionato a Letta che è attaccatissimo a Napolitano dice che la priorità è l’Imu: e allora viva il rinvio Imu. Anzi “a ottobre sarà abolita e sostituita con un’imposta immobiliare”. In pratica le cambiano il nome. Chi? “Il tandem Letta-Saccomanni”. Come? “Con consumata abilità”. E ci mancherebbe, con quella catena di affetti dietro. Insomma “il nostro governo si muove nel modo migliore”: è quasi meglio del governo Pella. “Immaginare che la necessità venga meno fra pochi mesi è del tutto illusorio”.

Ed è “pericoloso supporre una nuova maggioranza” con Pd e transfughi a 5Stelle. Non sia mai che il Pd scarichi B. Però continui pure ad acquistare grillini: basta chiamare l’operazione Scilipoti-bis “ricerca di libertà” e “rivendicazione della dignità di teste pensanti”. Purché la pensino come lui, sennò tanto pensanti, libere e dignitose non saranno, le teste.

“Tra il demos e le diverse parti politiche c’è sempre un rapporto interrelazionale: il demos modifica le parti politiche e queste a loro volta modificano il demos”. Con scappellamento a destra come foss’antani. Piuttosto, che s’è sognata la Gruber di invitare Dario Fo per parlare di Grillo? “Ma è possibile? Un attore con una degna storia di teatro alle spalle e anche di pensiero. È mai possibile?

Che non la pensi come Scalfari e che glielo lascino pensare? Poi, certo, ci sarebbe pure B., il padrone del governo. Nella catena degli affetti Scalfari non lo cita. Ma garantisce per lui: anche in caso di sentenze sfavorevoli, “non accadrà nulla”, anzi B. è lanciatissimo con tutto il governo per una draconiana “lotta all’evasione”.

È come se i due si fossero sentiti: domenica il compagno Silvio ha ripetuto a memoria l’articolo di Eugenio: “La collaborazione fra destra e sinistra deve durare”. Che amori. Sembrano fatti per piacersi, bisognerebbe proprio farli incontrare. O forse si conoscono già?