…ma non è un perdono

giovanardi fa sapere che non ha niente di cui scusarsi, che quando la madre di Federico dice che ritira la querela ma non perdona sicuramente non ce l’ha con lui. Io, come sempre, non me la prendo con lui ma coi vigliacchi che continuano a chiedere il ‘parere’ di giovanardi su questioni che il necrofilo ha già ampiamente chiarito in tante, troppe occasioni.

Il più violento degli schiaffi morali è far sapere ad una persona che si disprezza perché ci ha fatto del male di non essere più la causa e il motivo delle proprie angosce, sofferenze. 

Ed è più o meno questo che deve aver pensato Patrizia Moretti, la grande mamma di Federico Aldrovandi, ritirando la querela contro giovanardi, il segretario del Coisp Maccari e uno degli agenti assassini colpevoli della morte di suo figlio che hanno ripetutamente offeso, oltraggiato e vilipeso la sua famiglia e la memoria di suo figlio.
Dopodiché c’è uno stato a cui non sono bastati dieci anni per dare una risposta che restituisse a questa madre e a questa famiglia almeno la giustizia, una giustizia giusta capace di condannare fino in fondo, non solo un po’ com’è accaduto per i quattro agenti della polizia di stato, fra i quali c’era una donna, che quella notte di settembre finirono un ragazzino di diciotto anni a calci e botte sfondandogli prima il torace e poi il cuore e ai quali lo stato non ha tolto nemmeno la divisa.

***

UN’IMPERDONABILE PERDITA DI TEMPO

Il testo integrale della lettera con cui Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, ha annunciato il ritiro delle querele presentate nei confronti del senatore Carlo Giovanardi, dell’agente di polizia Paolo Forlani, condannato in via definitiva per la morte del figlio, e del segretario del Coisp Franco Maccari.

***

Siamo ridotti talmente male in questo paese dove la legge è uguale sì ma per i soliti stronzi che per festeggiare il compimento della giustizia basta che un processo si concluda con una sentenza.
Quale che sia.
E’ andata così per i processi ai macellai del G8, per la sentenza che ha “condannato” berlusconi e anche per quella che ha fintamente punito i quattro assassini di Federico Aldrovandi ai quali lo stato dopo averli praticamente graziati ha avuto la premura di mantenergli il posto di lavoro. Tutte sentenze che ci dicono che la vita di chi ha commesso dei reati gravissimi, tutt’altro che dovuti ad una casualità, un raptus eccetera non ha avuto contraccolpi significativi. Tutto come prima, nel caso del G8 perfino meglio, diversamente dai morti, dagli offesi, picchiati, violentati, derubati in conseguenza di quei reati. Sentenze manifestamente in contrasto con la Costituzione che, è vero, ordina laddove sia possibile la riabilitazione del reo ma solo dopo avergli fatto pagare quel che deve alla società.

Questa vicenda triste, tragica come tante altre simili  mi ha sempre umiliata, da persona, da madre e da cittadina di questo paese. Penso che Federico oggi avrebbe più o meno l’età di mio figlio, penso a sua madre, alla sua famiglia, alle persone che lo amavano, alla possibilità negata in modo violento da quattro funzionari di stato di sapere cosa sarebbe oggi, che avrebbe fatto di se stesso, della sua vita. Per lo stato la vita spezzata di Federico non è stata che una pratica da chiudere con una finta sentenza e una finta condanna per i suoi assassini. Per qualcuno, tipo giovanardi e Maccari, invece, i quattro traditori dello stato non meritavano nemmeno quella finta condanna.

Annunci

Aspettando il “severo provvedimento” di alfano. Che non arriverà

Il 25 aprile andrebbe sospeso fino a data da destinarsi, ripristinato solo quando si riuscirà a ricostruire una democrazia degna di quella Resistenza antifascista che molti ipocritamente commemorano ma poi non le riconoscono nessun valore. 

***

Dell’uso sconsiderato del web e della leggenda della zona franca dove tutto è permesso io ne scrivo da molto prima di facebook.  Sono in Rete ormai da una ventina d’anni praticamente tutti i giorni e il modus, l’atteggiamento, il modo di porsi della maggioranza dei suoi frequentatori se possibile è perfino peggiorato dal suo esordio quando almeno ci si poteva giustificare con la curiosità del nuovo strumento di comunicazione.

In Rete non bisogna farsi “belli” raccontando balle ma nemmeno mostrare la parte peggiore di sé, quella che ci si vergognerebbe di esibire nel proprio quotidiano o costruita appositamente a beneficio della propria identità virtuale. 
Non si capisce, invece,  perché questo accada puntualmente, tutti i giorni e ovunque, non solo su facebook  dove almeno la maggior parte dell’utenza ci mette faccia e nome perché obbligata da un regolamento che altrove non c’è ma ovunque dove  in troppi approfittano [ancora!] dell’anonimato per scrivere quello che vogliono. 
Basterebbe considerare il web non un mondo a parte ma una parte del proprio mondo, esattamente come i contesti familiari, amicali, lavorativi, comportarsi nello stesso modo.
Ma evidentemente le frustrazioni, il bisogno di trovarsi il nemico da abbattere quotidianamente a parole perché probabilmente chi agisce così non riesce a liberarsi di quelli reali coi gesti concreti hanno il sopravvento anche sul semplice buon senso che dovrebbe appartenere a persone adulte non solo per data di nascita.

Un idiota è un idiota sempre e ovunque, un deficiente, un deficiente anche se pensa di essere simpatico, un violento fascista resta un violento fascista anche sotto mentite spoglie e in quel caso fa bene a nascondersi.

Non è il posto che fa la gente ma il contrario.  Basterebbe ricordarsi di essere persone serie sempre, ovunque e dimostrarlo. La Rete non è il salotto privato di nessuno, è una casa comune e il rispetto deve diventare obbligatorio e necessario come nella vita di tutti i giorni.  La provocazione tout court, le volgarità anche violente espresse contro le persone alla fine diventano noiose e non dovrebbero piacere a nessuno di quelli che si reputano intelligenti e ben disposti al dialogo e al confronto.  I diritti vanno conquistati, quando dietro l’alibi del diritto alla libera espressione si nascondono altre intenzioni, quando ci si fa scudo del diritto di parola per usare la violenza nel linguaggio, quando si esercita la violenza su chi non può difendersi,  quando  si zittisce l’opinione sana  lasciando spazio all’insulto, agli oltraggi, alle apologie fasciste e razziste con la censura come si fa  nei siti dei quotidiani che si dichiarano liberi  ma poi anche loro agiscono per interesse lasciando spazio alla rissa verbale perché “fa clic” quello non è più un diritto: è un abuso.

Se lo stato per primo premia i metodi fascisti utilizzati dalle forze dell’ordine, non punisce i mandanti ma anzi li premia con promozioni e carriere favolose, agli esecutori dà un’amichevole pacca sulla spalla, non gli toglie nemmeno la divisa, permette senza fare un plissè che un sindacato di polizia dopo aver minacciato e diffamato le famiglie di Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi faccia anche l’applauso a quattro assassini, se la politica stessa che nella figura di giovanardi e la santanchè è sempre lì  a dire che le forze dell’ordine svolgono correttamente e onestamente il loro mestiere “nel rispetto dei diritti umani e civili”  come si può pretendere il semplice rispetto delle persone che passa anche per la parola?

Presidente Boldrini,  forse c’è qualcosa di più urgente da fare prima di pensare di tradurre al femminile gli aggettivi che descrivono mestieri e professioni, ci sarebbe da cacciare i fascisti dalle istituzioni e dalla subcultura malata e criminale di questo paese. Questo dovrebbero fare la politica e le istituzioni serie  del paese antifascista.

***

Diaz, le ‘mille volte’ di Tortosa: io non mi stupisco – Silvia D’Onghia – Il Fatto Quotidiano

***

L’insostenibile leggerezza dei social network – Guido Scorza – Il Fatto Quotidiano

***

Cos’è, niente “je suis Tortosa” stavolta?

Eppure, se vale il principio col quale molti hanno avvelenato la Rete dopo la strage fondamentalista di Charlie Hebdo scrivendo che “tutti hanno il diritto di esprimere la loro opinione, anche fosse la più spregevole” dovrebbe valere anche per Tortosa, orgoglioso di indossare la divisa e di difendere a mazzate i “nemici” della democrazia, impersonati da chi dormiva per terra una sera di luglio a Genova.
Così come lo stesso principio deve valere per la Saluzzi che deve sentirsi libera di dare dell’imbecille al campione di Formula uno, deve, dovrebbe valere per gasparri che sempre secondo quel principio ha eccome licenza di poter scrivere pubblicamente ad una ragazzina che siccome è grassa dovrebbe mettersi a dieta e di ipotizzare, interrogando i suoi fan, che le ragazze tornate dalla Siria sono due poco serie che la davano a tutti come fa anche salvini quando scrive le sue scemenze razziste sotto forma di domanda.
Così come io che non mi sono mai sentita né definita nient’altro che me sono libera di scrivere che se De Gennaro, il capo della polizia di allora non fosse stato premiato dallo stato probabilmente i suoi uomini in divisa avrebbero perso un po’ di quella sicumera che li autorizza a tutelare l’ordine con le botte, che in un paese dove i responsabili e i mandanti dei pestaggi e degli omicidi di stato pagano davvero non avremmo assistito all’osceno spettacolo dei rappresentanti di un sindacato di polizia che fanno la standing ovation a quattro assassini mai spogliati della divisa e che il segretario del sindacato non si permetterebbe di dire che una legge civile è frutto del furore ideologico. E il presidente del consiglio non si sarebbe mai permesso di ribadire la sua fiducia a De Gennaro mantenendolo al posto che gli è stato regalato in virtù della sua bravura e competenza.

Benché spregevoli quelle di gasparri e salvini sono opinioni proprio come quella di Tortosa che “rientrerebbe mille e mille volte in quella scuola” nonostante una sentenza della Cassazione che tre anni fa stabilì che i fatti accaduti alla Diaz hanno gettato discredito sull’Italia agli occhi del mondo intero, un’altra più importante di qualche giorno fa della Corte dei diritti umani europea che ha messo nero su bianco quello che sapevamo tutti ovvero che lo stato a Genova per mezzo del suo braccio armato fascista non si limitò a far rispettare l’ordine pubblico e tutelare la sicurezza dei cittadini ma esercitò violenze, tortura, ebbe comportamenti criminali e in quella occasione come tante, troppe altre fu lo stato il nemico della democrazia, non la gente che dormiva per terra in una scuola e che era andata a dire che non le piaceva questo paese, il mondo così com’era, come è ancora visto che da allora sono perfino peggiorati entrambi.

Dai che prima o poi ci arriviamo tutti alla semplice considerazione che no, non esiste quel diritto di poter dire quello che si pensa sempre, soprattutto se chi pensa di poter esercitare quel diritto è gente che per ruolo e mestiere rappresenta lo stato, quello democratico e dovrebbe dare l’esempio, non mettersi sotto il livello di ciò che dovrebbe contrastare.
Prima o poi capiremo tutti quanti che libertà e diritti non hanno niente a che fare con l’espressione della violenza, fosse anche solo scritta e detta a voce.

***

Quando la mela è “sana” come minimo è omertosa, c’è una puntata di Presa diretta sui morti di stato che andrebbe trasmessa nella scuole già dalle medie inferiori.
Perché in questo paese la polizia che picchia è stata sempre autorizzata dai governi di tutti i colori, quando a Napoli durante il vertice Osce ci fu il preludio di quello che sarebbe accaduto quattro mesi dopo a Genova, quando i manifestanti furono portati nella caserma Raniero per essere pestati lontano da occhi indiscreti a palazzo Chigi c’era D’Alema: l’indignato de’ sinistra.
Quindi è inutile nascondersi dietro i propri paraventi dicendo che certe cose possono succedere solo coi governi di destra, ci sono metodi condivisi da tutta la politica che ha sempre autorizzato l’uso violento della forza anche quando non c’è nessun pericolo per la sicurezza nazionale come fu proprio a Genova dove la polizia si comportò come il peggiore dei vigliacchi e infami che colpisce alle spalle.
Ora la politica – nemmeno tutta – arriccia il naso perché dopo i processi farsa, le finte condanne e le promozioni vere, la sentenza della Cassazione che ha raccontato di una polizia che ha svergognato l’Italia agli occhi del mondo è arrivata l’ultima davanti alla quale non ci si può più nascondere, ma l’Italia delle istituzioni non si è indignata nello stesso modo quando a subire la tortura di stato sono stati cittadini singoli, fermati o trattenuti come Stefano Cucchi, Riccardo Magherini morti di botte e di sistemi coercitivi fuori dalle regole e da qualsiasi diritto, pestati a sangue perché si sentivano male come Federico Aldrovandi e come tutti coloro che nelle questure di tutta Italia da Bolzano a Palermo ricevono il benvenuto dai funzionari di stato in divisa a forza di botte, e quelli che non picchiano ma tacciono e non denunciano i colleghi criminali sono colpevoli esattamente come loro se non peggio.

 

Servizi di stato

#PresaDiretta è ancora il primo hashtag di twitter insieme a #mortidistato.
A dimostrazione che la gente, anche quella in Rete, si interessa eccome alle cose importanti e trascura volentieri le scemenze di regime.
Basta fargliele sapere.

***

Sottotitolo: A tutti quelli che scrivono che sulla Rete ci sono i “cattivi”

Dopo aver visto Presa Diretta di ieri risulta un po’ più complicato valutare come violenza quella scritta in Rete. 
Verrebbe da derubricarla a semplice cattivo gusto e maleducazione. 
E’ molto complicato restare coerenti in Italia. 
Saper dare la giusta considerazione alle cose. 
Ed è alquanto fastidioso leggere oggi i soliti professionisti della carta stampata, dell’informazione dare tanto spazio ad una cosa piuttosto che averla data a quelle che condizionano e complicano la vita reale di tanta gente. 
E che probabilmente, sicuramente, sono la causa di tanta aggressività.

E’ impossibile anche una discussione pacifica in famiglia ormai. 
Ma questo “loro” lo sanno, solo fa più comodo dare la colpa a Internet.
Con mio marito discuto più per la politica che per i fatti nostri.

Certi strilli che non ve li racconto.

Ma non glielo spieghiamo a Toni Jop dell’Unità e a Michele Serra che magari la Rete chiudesse adesso. Non capirebbero.

Singolare poi che quelli che dicono dal pulpito di ignorare e isolare i violenti siano poi gli stessi che corrono dietro ai giovanardi, alle santanchè che in quanto a pensieri violenti non hanno niente da invidiare all’ultimo utente diseredato dei social. Per non parlare delle dichiarazioni/affermazioni del delinquente latitante sui giudici, i cancri, i comunisti che vede solo lui e tutto il resto dell’orribile repertorio che vengono spalmate ovunque PROPRIO perché se ne parli. Ma chi vogliono prendere in giro? Cominciassero loro, giornalisti, opinionisti e intellettuali ad occuparsi delle cose importanti. Il resto poi, verrebbe da sé.

***

Riccardo Iacona e Milena Gabanelli in un paese normale sarebbero il direttore e il presidente della Rai. E la gente il canone lo pagherebbe volentieri, invece di considerarlo la tassa più iniqua perché relativa al possesso di un oggetto e non ai contenuti di quell’oggetto.

Guardare Presa Diretta ieri sera mi ha provocato lo stesso dolore di quando ho visto Diaz, che benché sia un film riporta fedelmente i fatti accaduti nella notte degli orrori al G8 di Genova. 

Storie tragiche, di violenza gratuita che spaccano il cuore di tutti, meno però di quelli che avrebbero dovuto e devono restituire giustizia. Non è possibile che indossare una divisa da poliziotto in Italia significhi impunità certa. Tutti prescritti, prosciolti, indultati. Funzionari di stato che ammazzano e massacrano per la vita gente innocente e poi tornano tranquillamente ad indossare la divisa.

Fare il poliziotto e il carabiniere non deve essere l’ultima scelta dettata dalla disperazione di non avere alternative nella vita. Deve diventare una professione, chi sceglie di servire lo stato nelle forze dell’ordine deve avere tutti i requisiti adatti, essere ben pagato, controllato periodicamente e quando sbaglia pagare non come tutti, di meno o per niente ma di più. Proprio perché rappresenta lo stato in qualità di tutore della sicurezza dei cittadini.

I violenti non sono poche mele marce, qualche scheggia impazzita. Perché da una parte ci sono i violenti e dall’altra gli omertosi, e quando qualcuno di loro  ha il coraggio di denunciare paga lui, non il violento e l’omertoso che sapeva ed ha taciuto. Amnesty International ritiene l’Italia un paese “inadempiente” [da 24 anni!] perché non ha mai risposto all’esigenza di istituire il reato di tortura così come ha chiesto anche l’Europa. Ed è proprio per l’assenza di quel reato e grazie ai dispositivi straordinari come l’indulto che i processi che hanno riguardato i funzionari dello stato violenti, mandanti ed esecutori, non si sono conclusi con una sentenza adeguata. Nel paese delle “mele marce” e delle “schegge impazzite” i cittadini non possono avvalersi di un’opportuna tutela legale né ricevere giustizia quando l’assassino non è il maggiordomo ma lo stato.

Anche per quanto riguarda le forze dell’ordine violente un bel po’ di responsabilità ce l’ha, che lo dico a fare, l’informazione. 
In un paese dove la struttura portante, cioè lo stato, sa di avere sempre il fiato sul collo di chi vigila e rende pubblico quel che la gente deve sapere certi orrori non potrebbero succedere. 
Una trasmissione come Presa diretta di ieri sera lascia senza fiato perché qui non siamo abituati ad essere informati così, senza il filtro di quello che è opportuno che la gente non sappia. Invece la gente deve sapere, perché quelle sono cose che possono succedere a tutti. 
E la ministra Cancellieri che pensa ad istituire un nuovo reato per chi ammazza qualcuno quando è alla guida di un’automobile, quando penserà a dei nuovi reati, possibilmente veri e non virtuali, per la polizia violenta che ammazza e dopo non succede niente?

Omicidio colposo quello di chi uccide un ragazzino a calci in testa, sul torace fino a spaccargli il cuore? 
E come può essere normale un paese dove bisogna fare una guerra per riuscire a portare in tribunale degli assassini solo perché indossano una divisa da poliziotto o carabiniere? lo non so se ce l’avrei fatta, al posto di quelle madri, sorelle. No. E’ terribile. Impossibile che cose come quelle possano accadere in una democrazia occidentale.

Perché in quale paese democratico occidentale ad un assassino in divisa oltre a non vedersi mai applicare una sentenza anche quando è ridicola come quella che condanna degli assassini a tre anni e sei mesi – cifra con cui è stata quantificata la vita di Federico Aldrovandi, un ragazzo di diciotto anni – viene permesso di tornare al suo posto di lavoro come se non fosse successo niente? Questi sono argomenti dei quali un’informazione seria si dovrebbe occupare tutti i giorni, invece di star sempre lì a magnificare l’azione di chi arma le mani a degli assassini e poi permette che restino impuniti.

In un paese civile i cittadini hanno il diritto di potersi fidare dello stato e di chi lo rappresenta: da politico e da funzionario qual è un poliziotto. 
In un paese civile non dovrebbe esserci nessuna ragione per temere lo stato e i suoi funzionari. 
In Italia ce le abbiamo TUTTE.

Presa Diretta di ieri sera è un programma che va visto e rivisto, insieme ai figli; per dire ai figli di stare attenti quando escono non solo la sera ma sempre. Non attenti all’uomo “nero”, allo “zingaro” allo spauracchio che viene usato per terrorizzare i figli già da bambini ma all’uomo, e alla donna, in divisa. E mi auguro che anche Alfano e la Cancellieri lo abbiano visto.

Meglio tardi che mai: sicuro?

Diaz, Cassazione: «discredito sull’Italia agli occhi del mondo intero»

Mauro Biani

Riepilogo, per non dimenticare:  a capo del governo c’era berlusconi, al ministero dell’interno scajola [forse già a sua insaputa], c’erano la russa, fini, il regista, e gasparri che invocavano punizioni esemplari. I mandanti sono sempre gli stessi, cambiano nome ma non ruolo; da Portella della Ginestra alle stragi  neofasciste passando per le brigate rosse, al tentativo di golpe, servizi deviati al soldo del neofascismo e della mafia, la solita gente impunita fino ai giorni nostri.

La notte della Repubblica bis, targata berlusconi, durante la quale lo stato ha usato violenza a gente incolpevole, che dormiva, non ha difeso lo stato da pericolosi terroristi.

Essere un funzionario di polizia in Italia è un privilegio, perché si può tranquillamente tradire lo stato [di diritto?] che si rappresenta massacrando, ammazzando gente a calci e manganellate ed essere giudicati poi secondo la legge di uno stato di diritto.
Non finiremo mai di ringraziare mastella e l’indulto da lui voluto per fare un favore a berlusconi mentre era ministro col governo Prodi, che non si oppose,  decretando di fatto la morte del suo governo, e anche chi in tutti questi anni si è opposto affinché non si istituisse il reato di tortura, visto che la prescrizione ai macellai di stato è scattata proprio sul reato di lesioni e in assenza di quell’indulto molte sentenze avrebbero avuto tutt’altri esiti.

***

Nel paese dove la giustizia uguale per tutt* è diventata ormai un’utopia quanto l’uguaglianza che mette quei tutt* allo stesso livello anche per quanto attiene alla giustizia, entrambe ordinate dalla Costituzione e dunque non opzionali ma obbligatorie, il ministro della giustizia  pensa a dei provvedimenti di facciata per salvare la sua faccia e la sua credibilità che lei stessa ha messo in discussione quando, da ministro, si attivò per accelerare i tempi della concessione degli arresti domiciliari all’amica di famiglia Ligresti.  Compito dello stato è – sempre per Costituzione – garantire  i diritti, fra i quali esiste anche quello della restituzione della giustizia a chi ne è stato privato, in special modo con la violenza. In Italia questo non succede  mai quando a commettere violenza e delitti sono i funzionari dello stato, ai quali viene riservato un trattamento diverso concedendo loro una corsia preferenziale anziché agire nei loro riguardi con maggior severità proprio perché rappresentano lo stato. 

G8 Genova, 3 poliziotti ai domiciliari 13 anni dopo. Agnoletto: “Ora le scuse”

***

E furono tutti prescritti e contenti

15 giugno 2013

“Dice Amnesty International, che definì le violenze al G8 “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”: “la Cassazione ha ribadito in modo definitivo che a Bolzaneto furono commesse gravi violazioni dei diritti umani, che la sentenza di ieri conferma le responsabilità della maggior parte degli imputati, ma la prescrizione comporta la sostanziale impunità per molti di loro”. E dice anche che da parte dello stato non c’è stata nessuna assunzione di responsabilità nel merito delle violenze.

La mancanza di una legge contro la tortura è una questione politica che la politica non ha nessuna intenzione di risolvere.

Molte sentenze a carico di funzionari dello stato hanno ammesso che quei funzionari in varie occasioni non hanno affatto tutelato l’ordine pubblico ma, al contrario, hanno contribuito in modo violento al disordine però non si possono punire perché [casualmente? eppure è l’Europa che ce lo chiede] manca il reato.

Le sentenze non si discutono? ma per favore”.

***

Siamo ridotti talmente male che per festeggiare il compimento della giustizia basta che un processo si concluda con una sentenza. 
Quale che sia. 
Andò così per Federico Aldrovandi nonostante la non condanna dei quattro poliziotti che lo pestarono fino a spaccargli il cuore e a cui lo stato ha avuto la premura di mantenergli il posto di lavoro. 
E’ andata così per silvio berlusconi anche se non risulta nessuna applicazione della sentenza che lo ha condannato e nemmeno se ne parla per adesso, tanto abbiamo tempo: tutta la vita davanti, che problema c’è? 
E anche ora, dopo la non condanna di tre dei responsabili dei massacri di Genova al G8 c’è chi pensa che “giustizia” sia stata fatta. 
Dopo 13 anni, le promozioni in carriera dei vertici della polizia di stato fra cui i “condannati” di ieri, gli insulti a Carlo Giuliani, i non risarcimenti alle vittime della “più grave sospensione della democrazia dopo la seconda guerra mondiale” ordinata e voluta dalla politica ed eseguita dal braccio violento e infame del potere.

 

“Non voltiamo pagina. Per voltarla serve chiarezza su cosa è successo intorno a piazza Alimonda. E poi, ricordiamocelo tutti e con buona pace del giudice Caselli, se i nemici dell’economia imperante al G8 erano tutti quei ragazzi che gridavano ‘un altro mondo è possibile’, oggi i nemici dell’economia imperante sono i ragazzi della Val di Susa. Li caricano come allora e loro, come allora, chiedono giustizia. Attenzione a non girarci dall’altra parte, ancora una volta”. [Don Andrea Gallo, prete del Marciapiede]

Aridatece er palo

ll Campidoglio non ha mai autorizzato un palco per il comizio del Pdl in via del Plebiscito, che è stato montato senza fare alcuna richiesta in comune. Ho informato il Prefetto ed è stata immediatamente applicata una sanzione amministrativa nel massimo ammontare. Domani, smontato il palco, la polizia locale verificherà danneggiamenti alla sede stradale e alla segnaletica e darà notizia di reato alla Procura della Repubblica.

Ignazio Marino da facebook

Manifestazione pro Berlusconi
“Palco abusivo”, i vigili multano

Segati i pali dei cartelli stradali/Foto

***

La segnaletica, le vetrine, l’abusivo

Cosa sarebbe successo se a compiere tali atti fosse stato un cittadino comune? O, che so, un No-Tav? Facile: sgomberi, manganellate, lacrimogeni. E pensare che c’è chi sta ancora scontando dieci anni di galera per aver rotto una vetrina in occasione del G8 di Genova. [Pasquale Videtta ]

***

Sottotitolo: mio figlio ha un palo della luce in prossimità del cancello di casa che gli complica oltremodo le manovre di parcheggio quando deve mettere l’automobile nel cortile, quella casa è sua di proprietà, non l’ha presa in affitto come il cosiddetto piano nobile di palazzo Grazioli dove berlusconi risiede qui a Roma.

 Se mio figlio un giorno di questi decidesse di far rimuovere l’intralcio senza il permesso del comune e delle autorità preposte  cosa succederebbe? chiedo.  

Il comune di Roma ma in generale un po’ tutti in base a cosa rilasciano i permessi o chiudono un occhio, alla simpatia o al potere di chi commette l’abuso?  Solo qualche mese fa un fioraio  si è dato fuoco perché il comune di Ercolano non gli ha concesso lo spazio antistante alla sua attività commerciale per poter parcheggiare il mezzo che gli serviva per lavorare. Un gesto esagerato rispetto alla negazione, ma che dà la misura di quanto le istituzioni siano sempre lontane dalle piccole ma fondamentali esigenze e urgenze dei cittadini comuni ma sempre ben disposte ad accontentare il prepotente di turno, in questo caso anche delinquente. Qualche anno fa, sempre in prossimità della residenza romana di berlusconi fu rimossa, eliminata, soppressa una fermata dell’autobus perché in contrasto con le norme di sicurezza che circondano, ancora e tutt’ora,  il palazzo dove risiede l’anziano pregiudicato: una cosa impensabile anche nel ventennio fascista ma che per berlusconi è stata resa operativa senz’alcun problema.

E le forze dell’ordine sempre pronte a disperdere i cortei e le manifestazioni non autorizzate ieri dov’erano, tutte a farsi i bagni al mare o, more solito, a picchiare in val di Susa che almeno lì c’è fresco?

Dall’estero guarderanno basiti e attoniti gli accadimenti italiani.
Escluse le dittature amiche del satrapo credo, anzi sono convinta che quello che è accaduto ieri a Roma sia non solo impensabile ma anche impossibile.
Se le forze dell’ordine non fossero comandate indirettamente dal satrapo delinquente per interposto alfano avrebbero dovuto fermare e identificare tutti quelli che sono arrivati per partecipare ad una manifestazione a sostegno del pregiudicato delinquente.
Che dicono dalle parti del pd, si è levato qualche pigolio o va tutto bene?
Nel senso che, se lui resta che fanno, restano anche loro?

***

Nel 2011  Chirac fu condannato a due anni per abuso di potere e appropriazione indebita, non risultano nelle cronache di quel periodo manifestazioni a sostegno dell’ex presidente condannato né palchi allestiti sulla Champs-Elysées con relativa distruzione di parte dei beni comuni.
E si parla di Chirac, mica di un berlusconi qualunque.

Se, come ci ha fatto sapere Ignazio Marino, nessuno aveva chiesto i permessi per allestire il palco, demolire parte del suolo pubblico per fare spazio all’orrido teatrino allestito per silvio berlusconi perché nessuno è intervenuto mentre stavano compiendo l’abuso?

C’è ancora qualcuno, anche adesso e anche nel comune di Roma che pensa che far fare a e per silvio berlusconi quello che berlusconi gradisce, gli fa piacere, ne esalta le velleità ducesche sia la soluzione per evitare guai peggiori?

Nemmeno adesso che un tribunale ha stabilito in modo definitivo che lui è un cittadino peggio di altri si riesce a trattarlo, considerarlo un cittadino almeno come gli altri, soggetto dunque al rispetto di quelle regole che per gli altri, per noi, sono obbligatorie e qualora le violassimo dovremmo risponderne e assumercene la responsabilità?

Chiunque abbia avuto la necessità di occupare il suolo pubblico per affari personali sa benissimo quanto sia complicato ottenere i permessi, che si tratti di venditori ambulanti o di quella società civile che raccoglie firme, adesioni, che si fa promotrice di appelli importanti, non certo della difesa di un delinquente condannato. 
E se i permessi non ci sono, se ci sono irregolarità, arrivano le forze dell’ordine e in qualche caso anche la digos a chiedere, e a modo loro, che si rimuova l’abuso.

Perché ieri non è stato fatto? perché nessuno ha pensato di denunciare, di intervenire, di far presente al più vicino posto di polizia o comando dei carabinieri che nel centro di Roma si stava compiendo un abuso che di lì a poco avrebbe ospitato la sceneggiata dell’abusatore finale?

Le manifestazioni non autorizzate vengono impedite anche, soprattutto anzi, con l’uso della forza pubblica: perché ieri non è stato fatto?

Lo scrivo e lo dico da sempre: finché non saranno le istituzioni a delegittimare silvio berlusconi, a pretendere da lui gli stessi comportamenti che lo stato, la giustizia, la legge, la polizia, il vigile urbano che ci fa la multa per un banale divieto di sosta, esige da noi cittadini lui e chi per lui continueranno a farsi beffe della legge e dello stato.

 

Svalutation

 Sottotitolo: al Coisp, l’indegno sindacato di quella polizia di Stato che offre solidarietà a quattro assassini oltraggiando una famiglia e tutta l’Italia onesta andrebbero messi dei sigilli, per questioni d’igiene ambientale e di sicurezza pubblica. Che è un concetto diverso dalla pubblica sicurezza.

Un abbraccio affettuoso ai ragazzacci di Anonymous che sono riusciti a zittire per un po’ almeno virtualmente i cialtroni sostenitori di quattro delinquenti oscurando i loro spazi web.  

ANONYMOUS DALLA PARTE DI FEDERICO

In Italia il concetto di giustizia “ad personam” è molto di più che una semplice opinione o sensazione. E’ una realtà applicata ai fatti e anche alle persone;  vorrei sapere in quale altro paese democratico la vita di una persona vale tre anni e sei mesi – condonati –  di quella miserabile di chi gliela toglie a calci e botte.

Preambolo: non guardo Porta a Porta, proprio non mi passa nemmeno per la mente di guardare una trasmissione al solo scopo di criticarla e di poterne sparlare, insultando, nelle pagine dei social network. 
Posso fare al massimo qualche battuta sul sentito dire o quel che leggo sui giornali. 
E veramente faccio fatica a capire come invece tanta gente si sottoponga all’inutile tortura di mettersi ogni giovedì sera davanti alla televisione a guardare Servizio Pubblico per fare solo questo: sparlarne insultando.

Non giudico una cosa nel complesso ma per quel che mi dà.

E se Patrizia Moretti va da Santoro invece che da Vespa mentre Bersani e Monti vanno da Vespa e non da Santoro qualche ragione ci sarà.

Comunque, un consiglio a Santoro: per le riabilitazioni esistono cliniche apposite, non serve proporre un personaggio squallido come Sgarbi una settimana sì e l’altra pure.

Sono stufa, nauseata e disgustata di chi dà la colpa dei fallimenti della politica a tutto il mondo meno che ai veri responsabili.

Di chi deve trovarsi sempre il capro espiatorio pur di rinnegare la verità.

Solo in un paese a maggioranza di idioti può fare paura un giornalista, l’unico a fronte di centinaia di servi e damerini più o meno accomodanti che pensano che il loro lavoro consista nel non imbarazzare i potenti prepotenti. Di essere opportuni.

Poi si può discutere quanto vogliamo sull’utilità di una polemica, ma per evitarla bastava che Grasso non telefonasse a Santoro col tono della zitella stizzita e Formigli non organizzasse quell’indegno teatrino servile permettendo ad un ex magistrato procuratore antimafia ora assurto alla presidenza del Senato di poter insultare i suoi ex colleghi dicendo FALSITA’ protetto da quell’immunità che i suoi ex colleghi non hanno e non possono per questo rispondergli alla pari né trovare giornalisti accomodanti, disponibili e disposti a lasciarli parlare in libertà. 
Ecco perché Caselli è stato costretto a chiedere tutela al CSM e non a Formigli. 
E non si capisce perché l’onore di una persona deve valere più di quello di un’altra. Marco Travaglio aveva e ha il diritto di difendersi da chi gli dà del vile e del vigliacco, da chi da vent’anni lo accusa di essere uno sfascista disfattista solo perché sa fare il suo mestiere, a differenza di molti suoi “colleghi” ritenuti affidabili perché col potere non si sono mai scontrati, esattamente come Grasso, simpatico a dell’utri sia come procuratore antimafia che nella nuova veste di presidente del Senato [e io qui qualche domanda me la farei, invece di insultare un giornalista] si prende la libertà di poter dire che ad una carica ottenuta sulla base del sospetto, di leggi contro qualcuno e a favore di qualcun altro non si potesse proprio dire di no.

Italiano Celentano
Marco Travaglio, 29 marzo

Naturalmente Celentano è liberissimo di pensare — e di scrivere su Repubblica — che un giornalista deve “fermare la lingua”, “azzerare il passato” e “soprassedere”, rinunciando a dire ciò che sa del nuovo presidente del Senato, perché siamo in un “momento così delicato”. Se invece non lo fa, anzi insiste a raccontare in perfetta solitudine la biografia della seconda carica dello Stato, non è perché il mestiere di giornalista consiste appunto nel dare notizie vere e documentate; ma “per sminuire l’ascesa di Grasso alla presidenza del Senato” e per “appesantire l’aria”. A suo dire, “Travaglio deve aver pensato: perché lasciare intatta la credibilità del nuovo presidente del Senato, che potrebbe fare qualcosa di buono e dopo noi ci intristiamo?”. Ora, se queste scemenze appartenessero solo al nostro amico Adriano, che purtroppo s’informa poco e nulla sa di Grasso né del perché è arrivato fin lì, anche se potrebbe con poco sforzo informarsi, pazienza. In fondo dev’essere dura per un grande artista nazionalpopolare restare confinato troppo a lungo nel campetto degli outsider: due anni all’opposizione, con le battaglie per i referendum del 2011, poi per i nuovi sindaci, poi per 5Stelle, sono forse troppi per lui. È ora di tirare i remi in barca, rientrare nei ranghi e tornare all’ovile. All’insegna dello scurdammoce ‘o passato “in tutti i settori, anche nel campo della giustizia” (ma sì, regaliamo a B. una bella amnistia o un bel salvacondotto e non parliamo più della sua ineleggibilità, come fanno Flores d’Arcais e centinaia di migliaia di cittadini, perché “è una stronzata”, “una cazzata”, “una scorrettezza elettorale”, bisognava pensarci prima; e pazienza se Flores ci aveva pensato fin dal ’94, quando Celentano votava B.). Ma Italiano Celentano dà voce alla pancia di molti cittadini che, complici il suicidio di Bersani e certe mattane autistiche di Grillo e dei 5Stelle, si sono già spaventati del cambiamento che un mese fa hanno innescato nelle urne. E ora vivono le stesse paure che li attanagliarono a fine 2011 quando, esaurita rapidamente l’euforia per le dimissioni di Berlusconi, si aggrapparono acriticamente alla zattera dei tecnici. E tremavano se qualcuno, in perfetta solitudine, scriveva che era meglio andare a votare subito, che forse SuperMario Monti e i suoi supertecnici non erano quei geniali salvatori della patria che stampa e tv unificate accreditavano, anche perché la maggioranza l’aveva sempre il centrodestra, almeno in Parlamento, non certo nel Paese. Per qualche mese restammo soli a scrivere queste cose, beccandoci le letteracce di molti lettori. Oggi sparare su SuperMario e i supertecnici che non han salvato niente e nessuno è come picchiare un bambino che fa la cacca sul vasetto: troppo facile, anche perché lo fanno tutti. Anzi i supertecnici si sparano fra loro sul caso dei marò che sparavano ai pescatori scambiandoli per pirati: un po’ come molti soloni della politica e dell’informazione che speravano nei tecnici scambiandoli per Cavour, De Gasperi ed Einaudi. Gira e rigira, si torna sempre all’Abc di questo oggetto misterioso (per molti) che si chiama democrazia: gli elettori votano, chi vince governa, chi perde si oppone, la stampa e la magistratura controllano, i cittadini vigilano, gli intellettuali pensano e aiutano gli altri a pensare. E non c’è emergenza che possa indurre un giornale o un programma libero a “fermare la lingua”, “azzerare il passato” e “soprassedere”. Sarebbe un tradimento del nostro mestiere e dei nostri lettori, oltreché un piccolo ulteriore arretramento dalla nostra democrazia. E poi lo fanno già in troppi. Chi vuole giornalisti cantori che suonano la viola del pensiero sotto il balcone dei potenti può cambiare giornale, e canale. Noi continueremo a raccontare e a criticare chi lo merita. E, se è il caso, a disturbare i manovratori.

Damnatio memoriae [reloaded]

 Preambolo, per non dimenticare: “Fu sproporzionatamente violenta e repressiva, l’azione dei quattro poliziotti che, il 25 settembre del 2005, uccisero a botte, calci e manganellate [fino a schiacciargli il cuore] lo studente ferrarese diciottenne Federico Aldrovandi.”
Lo sottolinea la Cassazione nelle 43 pagine di motivazione della sentenza con la quale è stata confermata la condanna a tre anni e sei mesi senza attenuanti per Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri che hanno anche intralciato le indagini.
L’eccesso colposo [dell’omicidio colposo: colposo?] era un reato non presente nel nostro codice penale, è stato INVENTATO appositamente per gli assassini di Federico.
Non è mai giusto generalizzare, ciò non toglie che le forze dell’ordine abbiano spesso atteggiamenti al limite della umana tolleranza, molte volte quel limite viene superato quando il loro agire tracima in violenza gratuita e immotivata senza che ci sia un ragionevole motivo per farlo come hanno confermato le motivazioni della sentenza sul massacro alla Diaz e come in precedenza ci aveva già detto la sentenza sul pestaggio mortale in cui morì, di botte e di stato Federico Aldrovandi.

SIT IN DI SOLIDARIETA’ ALLA FAMIGLIA ALDROVANDI

L’insulto al morto – specialmente se di morte violenta e per mano di chi dovrebbe tutelare le persone da vive, non oltraggiarle da morte dopo averle uccise – viene, in un’ipotetica classifica, molto dopo il punto di non ritorno.
Quel luogo in cui tutto ciò che era, non è e non sarà mai più.
Vado a memoria ma non ricordo nessuno più insultato di Carlo Giuliani e Federico Aldrovandi.

Meno male che la dignità del parlamento è salva, mai più figuracce, specie in sede europea, ma chi si crede di essere Battiato, borghezio per caso? 


E meno male anche che le istituzioni ci tengono sempre a far sapere  di stare dalla parte dei cittadini, specie quando per bocca del ministro Cancellieri ci  dicono che i poliziotti di ieri, quelli che sono andati ad oltraggiare la memoria di un ragazzino morto ammazzato dai loro colleghi, la sua famiglia e tutta l’Italia onesta, hanno commesso un atto gravissimo, una vergogna, che non rappresentano l’Italia, “ma non ci sarà nessuna sanzione”.
Probabilmente se al posto di srotolare quello striscione con su scritto che i criminali sono fuori e i poliziotti in galera [ma dove, ma quando?] avessero detto che la madre di Federico è una troia dopo averle già detto che è “una stronza che ha allevato un maiale”, allora sì, una punizione esemplare l’avrebbero meritata.

Camera e Senato si scusano con la signora Moretti, bel gesto, significativo, probabilmente i presidenti che c’erano prima non l’avrebbero fatto, ma  ai gesti e alle belle parole bisognerebbe anche dare un significato nel concreto. Se una gaffe costa la cacciata di un assessore perché mai la vigliaccata infame di funzionari dello stato non deve e non può produrre lo stesso risultato? Domanda retorica, in un paese dove l’omicidio di un ragazzino viene derubricato a reato minore e quantificato in tre anni e sei mesi di carcere condonati dall’indulto. Quindi per me le istituzioni saranno diverse e migliori solo quando ad un gesto simbolico verrà dato un seguito tangibile e visibile. Per insegnare ai cittadini di un paese che la consapevolezza, la maturità e la civiltà  si acquisiscono anche per mezzo dell’assunzione di responsabilità.  

Il cambiamento va anche un po’ forzato, culturalmente, soprattutto, e dove non arriva il comune sentire devono arrivare gli esempi, e lo stop incondizionato alla concessione tout court come quella che si offre ai privilegiati del e dal potere a cui è stata data la possibilità di essere più uguali degli altri.
Ma siccome il grande dramma di questo paese è una giustizia sempre più ‘ad personam’ e non ‘ad paesem’, o meglio ancora ‘ad Costituzione’ come dovrebbe essere, dubito che questo diventerà mai un paese non dico civile ma almeno normale.

E infine, meno male  che c’è quel vigliacco di Travaglio che mette le cose a posto e spiega.

Forse è per questo che sta sui coglioni di tutti, tutti quelli che sono allergici alla verità. E alla memoria.

C’è sempre un buon motivo per dispiacersi di essere casualmente nati in questo paese, uno al giorno, praticamente.

Il Troiellum
Marco Travaglio, 28 marzo

L’ultima volta che i presidenti di Camera e Senato, a Parlamento unificato, tuonarono assieme contro qualcuno, fu per mettere in riga il pm Gherardo Colombo che si era permesso di definire la Bicamerale “figlia del ricatto”. Allora erano Violante e Mancino, preclare figure. Oggi sono Boldrini e Grasso a strillare come vergini violate contro Franco Battiato che ha avuto l’ardire di dichiarare: “Mi rallegro quando un essere non è così servo dei padroni, come queste troie in giro per il Parlamento che farebbero qualunque cosa, invece di aprirsi un casino”. Apriti cielo! Proteste unanimi da destra, centro e sinistra, mobilitazione generale, emergenza nazionale, manca soltanto la dichiarazione dello stato d’assedio con coprifuoco, cavalli di frisia e sacchi di sabbia alle finestre. Boldrini: “Respingo nel modo più fermo l’insulto alla dignità del Parlamento, stento a credere” ecc. Grasso: “Esprimeremo il nostro disagio al governatore della Sicilia per le frasi dell’assessore Battiato”. Sui cinquanta fra condannati, imputati e inquisiti che infestano il Parlamento, invece, nemmeno un monosillabo. Invece giù fiumi di parole e inchiostro contro il cantautore-assessore che osa chiamare troie le troie. Pronta la mossa conformista del governatore Crocetta, un tempo spiritoso e controcorrente specie sulle questioni di sesso, ora ridotto alla stregua dell’ultimo parruccone politically correct, che mette alla porta il fiore all’occhiello della sua giunta, financo equiparandolo a uno Zichichi qualunque. Si risente pure la Fornero, che è pure ministro delle Pari Opportunità (infatti s’è scordata solo 390 mila esodati). Certo, il linguaggio usato da Battiato è da pugno nello stomaco, tipico dell’intellettuale indignato che vuol “épater” un Paese cloroformizzato. Ed è facile dire che ci si poteva esprimere in termini meno generici, o aggiungere subito e non dopo che la denuncia riguarda anche le troie-maschio, pronte a vendersi al miglior offerente. Ma andiamo al sodo: è vero o non è vero che il Parlamento, anche questo, è pieno di comprati, venduti, ricomprati e rivenduti? È lo spirito losco del Porcellum (nomen omen) che porta alla prostituzione della politica, alla nomina dei servi dei partiti e innesca la corsa sfrenata al servaggio e al leccaggio per un posto al sole. E come li vogliamo chiamare questi servi, che si vendono la prima volta per farsi candidare in cima a una lista e poi magari si rivendono per voltar gabbana a seconda delle convenienze? Passeggiatrici? Lucciole? Mondane? Falene? Peripatetiche? Chi voleva capire ha capito benissimo: accade a tutti di dare della “troia” a chi, maschio o femmina, è disposto a tradire e a tradirsi per un piatto di lenticchie o a vendersi per far carriera. Ma, nel Paese di Tartuffe, che con buona pace di Molière è l’Italia e non la Francia, ci si straccia le vesti appena qualcuno squarcia il velo dell’ipocrisia e dice pane al pane: ieri sui ricatti della Bicamerale, oggi sulla mignottocrazia (copyright Paolo Guzzanti). Battiato è come il bambino che urla “il re è nudo” e la regina è troia. Tutta la corte intorno sa benissimo che è vero, ma arrota la boccuccia a cul di gallina e prorompe in urletti sdegnati. Lo sa tutto il mondo come e perché sono stati/e eletti/e certi/e cosiddetti/e onorevoli. Persino in India, dove la Ford si fa pubblicità con un cartoon che ritrae lo statista di Hardcore col bagagliaio dell’auto pieno di mignotte. I primi a saperlo sono i nostri giornali, che han pubblicato centinaia di intercettazioni sulle favorite del Cainano e sulla compravendita dei parlamentari, e ora menano scandalo perché Battiato, dopo averci scritto una splendida canzone Inneres Auge), li chiama per nome. E non si accorgono neppure che il loro finto sdegno non fa che confermare le parole di Franco. Se uno accenna ad alcune troie e si offendono tutti/e, la gente penserà: “Però, guarda quante sono! Credevo di meno…”