Restituiscici l’Italia e chiudiamola qui. #virestituirò

Sottotitolo: caro Pd, laddove l’acronimo sta per Partito Delusione, accetta questo mio piccolo messaggio nella bottiglia. Non sono un tuo elettore, perché ho altre forme di masochismo, ma capisco (e rispetto profondamente) chi ti vota. E spero che, le prossime elezioni, le “vincerai”. Sarebbe il male minore. Leggo adesso i tuoi strali su Berlusconi, che – garantiscono i Letta e i D’Alema – è “tornato”. Mi duole dirti che, in realtà, mai se n’è andato. E ancora una volta sei stato il solo, (poco) caro Pd, a non capirlo. Per sconfiggerlo – per sempre – c’era un modo facile facile: andare al voto un anno fa. Bastava poco. Avresti eliminato politicamente il Caimano. Avresti disinnescato il Grillo crescente (che tanto detesti). Avresti evitato la discesa in campo di Ingroia (un altro che odi). E avresti pure evitato, tu e i tuoi Scalfari, di innamorarti inutilmente di Mario Monti (salvo poi scoprire chi sia realmente Monti, coi tuoi soliti anni di ritardo). Era facile. Ma non hai voluto. E adesso, con i tuoi errori, uno dopo l’altro, siamo al punto di partenza. Ecco: sai cosa c’è, caro Pd? Che, da cittadino italiano, mi sarei veramente – e neanche troppo educatamente – fracassato gli zebedei di pagare sulla mia pelle le tue colpe, la tua nomenklatura polverosa e il tuo lassismo. Se Berlusconi esiste da vent’anni, è perché da vent’anni gioca senza avversari. O – peggio – con avversari finti. Per questo non posso votarti. Per questo non posso perdonarti. Con (relativa) stima, sperando in un improbabile tuo ravvedimento.

Non tuo, Andrea Scanzi.

(Andrea Scanzi è il giornalista del Fatto Quotidiano che ha recentemente ricordato alla nipote di suo nonno che il fascismo, come la mafia, è una montagna di merda)

Preambolo: Ruby, ok al legittimo impedimento 

Secondo me però non dovrebbe esserci  nessun impedimento, né tanto meno legittimo perché il cittadino silvio berlusconi non si possa presentare in tribunale.

E, se come ci fanno sapere i suoi angeli custodi longo e ghedini   sarebbe impossibilitato a presentarsi in tribunale  perché troppo impegnato ad occupare radio e tv e sono le emittenti a decidere gli appuntamenti televisivi , le emittenti smettessero di invitarlo in televisione.
Gli italiani si sacrificheranno volentieri per una giusta causa.
A nessun cittadino sarebbe permesso di prendersi gioco della magistratura e di un popolo intero per motivi risibili come questo. E questo non c’entra niente con chi ha votato il cittadino/imputato silvio berlusconi ma c’entra molto con chi ha permesso che cose come questa, che non succedono in nessun altro paese, qui diventassero la consuetudine. berlusconi è l’unico a non essere candidato a NIENTE ma  è al centro della scena di questa campagna elettorale da protagonista assoluto,  e non ci sta perché se la prende ma perché gliela danno.

Mandatelo, almeno, in terza pagina se proprio non ce lo possiamo evitare. Le nostre campagne elettorali sono quanto di più squallido possa avvenire: insopportabili per toni, termini, ma soprattutto per le persone che si propongono a guidare questo sciagurato e sfortunato paese.

Per quella bizzarra regola che la maggioranza vince anche quando esercita i suoi diritti in modo superficiale o, peggio ancora pensando di poter trarre un vantaggio personale non preoccupandosi affatto di quali conseguenze potrà avere poi il suo agire, i risultati del voto degli altri li subiamo tutti. 

Così, come abbiamo subito berlusconi per un periodo simile più ad una dittatura e non equilibrato da quella che una volta si chiamava alternanza democratica, anche stavolta saremo costretti a subire un esito elettorale che ci consegnerà nelle mani di un governo debole perché composto dalle solite “anime diverse” e cioè praticamente da chi ha scelto di  essere né carne né pesce, di sinistra ma anche no, di centrosinistra ma strizzando l’occhio a Monti.  Con una sinistra forte all’opposizione berlusconi non sarebbe ancora qui, anzi, probabilmente non avrebbe mai messo piede in parlamento.

Bastava la legge sul conflitto di interessi per liberarsi di lui.

Invece  tutti si sono fatti le pippe per vent’anni al ritmo di “non si demonizza l’avversario”, “l’avversario va sconfitto politicamente” e tutta una serie di balle inenarrabili e inconcepibili per un paese civile.

Dopo averlo fatto entrare non hanno saputo trovare il sistema per liberarsene, o non l’hanno voluto trovare;  la nostra sinistra furbacchiona ha barattato il conflitto di interessi con quel che le tornava utile perché risolvere quello di b significava poi doversi occupare anche degli altri, quindi come c’insegna la recente vicenda del Monte dei Paschi, anche dei loro.  

Mussari, amico di Tremonti, quello che dopo aver fatto fallire MPS invece di andare in galera è stato promosso a presidente di TUTTE le banche italiane  è stato voluto da d’alema, non l’ha portato la fatina dei dentini.

E se solo ogni tanto ci ricordassimo tutti che b era INELEGGIBILE per Costituzione  forse capiremmo meglio e di più di quello che è successo in Italia in questi ultimi diciotto anni.


E invece ci troviamo di nuovo davanti persone, perlopiù quelle di sempre esclusa qualche rara eccezione, che, mentre pensano a tutte le loro ottime strategie il cui unico risultato  prodotto fin’ora è stato  perdere punti nei sondaggi si stanno dimenticando nuovamente del loro avversario [o presunto tale] silvio berlusconi e delle sue infinite potenzialità e capacità, perché come scrive benissimo Travaglio da giorni, lo ha scritto anche in anni passati in occasione di altre sfide elettorali, lui racconta sempre le solite balle ma la sua  campagna elettorale la fa, a modo suo perché sa qual è il target di elettori che poi malgrado e nonostante tutto riuscirà a sedurre e abbindolare di nuovo: anche stavolta. 
Ma a centrosinistra Travaglio non lo leggono, e se lo leggono non lo considerano, molto meglio dar retta ai famosi editoriali dell’opportunista voltagabbana di largo Fochetti  o a tutto il giornalismo “autorevole” di ex quotidiani come l’Unità e il Corriere della sera i quali, insieme a Repubblica hanno stravolto le loro linee editoriali a beneficio del cosiddetto voto utile: a chi, non è dato sapere o forse sì.
Col risultato che, se berlusconi gioca denari loro rispondono – quando e se lo fanno –  puntualmente a coppe, la maggior parte delle volte col due che, lo sanno anche i bambini, non conta niente.
Ieri Fassina ha detto che anche il pd “deve” occuparsi di una grande banca, io che di alta finanza non capisco niente e da sciocca idealista penso che un partito del popolo si debba occupare di fare il bene del popolo e non avere interesse per quello che ha dimostrato di fare male al popolo,  ma di comunicazione un po’ sì, giusto per passione, dico al pd: perché invece di pensare di occuparvi di quel che non vi compete e cioè di gestione dei soldi degli altri e di farlo e farlo fare anche in modo pessimo come ha dimostrato l’odiosa faccenda di MPS  – i politici dovrebbero fare i politici e i banchieri i banchieri e possibilmente entrambi dovrebbero fare il loro mestiere responsabilmente –  non prendete in considerazione l’idea di trovare qualcuno che si occupi seriamente delle vostre strategie di comunicazione che in più di un’occasione, anzi in tutte – considerato l’andazzo di questi ultimi tre lustri – sono andate ben oltre il fallimento totale?
Errare, è vero, è umano, ma in politica reiterare gli stessi errori non è diabolico: fa pensare alla volontà scientifica di non volercela fare, perché se “berlusconi mente sapendo di smentire” [cit.Vergassola], il centrosinistra sbaglia con la consapevolezza di non sapere o peggio – per motivi sconosciuti ai diretti interessati e cioè  noi cittadini –  di non voler  poi riparare ai propri errori così come è già successo per la legge sul conflitto di interessi, e se poi la gente pensa male e non si fida più della politica, non è colpa sua. 
La critica non ha mai ammazzato nessuno: la cattiva politica, come abbiamo visto specialmente nell’anno appena passato sì, può anche uccidere, per non parlare di quanto la pessima gestione dello stato  abbia, specialmente dalla ormai tristemente famosa discesa in campo dell’abusivo,  stravolto e deformato  anche e solo l’idea di Italia non tanto paese civile quanto paese NORMALE.

Wile Coyone
Marco Travaglio, 5 febbraio

Nel 2001 il sociologo Alessandro Amadori tentò di insegnare alla sinistra italiana come trattare B.: prenderlo sul serio quando sembra scherzare e ridergli dietro quando sembra fare sul serio. Non servì a nulla: ancor oggi, dopo vent’anni che lo conoscono (o almeno dovrebbero), i nostri strateghi fanno l’opposto. Che è esattamente quello che lui spera che facciano: continuano pervicacemente a cadere sempre nella stessa trappola, come Wile Coyote contro Beep Beep. Il che spiega perché dal ’94 a oggi la sinistra italiana ha seppellito una dozzina di leader o aspiranti tali, mentre lui è sempre lì. Ora tutti a scandalizzarsi per la promessa di restituire l’Imu in contanti. Per carità, è giusto che la libera stampa smonti l’ennesima balla, spiegando che è irrealizzabile non tanto dal punto di vista tecnico (pure l’eurotassa di Prodi fu restituita), ma da quello finanziario (non c’è un euro). Lui intanto ha già estratto un nuovo coniglio dal cilindro: il condono tombale, che è la specialità della casa, anche se lui stesso il 31-3-2008 giurava al corriere. it : “Basta con la stagione dei condoni. La prossima sarà una stagione di forte contrasto all’elusione e all’evasione fiscale”. Ora gli strateghi s’indigneranno e spiegheranno come e qualmente il condono sia dannoso e vergognoso: intanto lui avrà già sparato un’altra decina di cazzate. Perché lui è sempre oltre: ciò che conta è dettare l’agenda e costringere gli altri a inseguire. Quelli che ancora due mesi fa si bevevano la frottola del suo ritiro dalla politica e già trafficavano per offrirgli in cambio un salvacondotto. Quelli che non hanno ancora capito con chi hanno a che fare: sono troppo spocchiosi per imparare qualcosa, persino da lui. È dal ’94 che aspettano di raccattare la vittoria come un diritto acquisito, senza il minimo sforzo. Perciò, diversamente da Grillo e da B., non s’abbassano a fare campagna elettorale: se ne stanno lì a ridacchiare degli altri col naso all’insù, il ditino alzato, la certezza di essere i migliori, il disprezzo per il popolo (non frequentandolo, non lo conoscono). Grillo? Ma dai, si può avere paura di un comico? 
Berlusconi? Ma chi volete che gli dia ancora retta! Montepaschi? Un normale caso di ladri di polli, la sinistra non c’entra, l’ha scritto Scalfari. I talk show? Ma figuriamoci, ormai sono morti, l’ha detto anche Saviano, e poi la tv non sposta voti, l’ha detto anche Battista. La gente capirà, e se non capisce è colpa della gente: vorrà dire che non ci merita. Intanto il Cainano macina ore e ore di tv e di radio, va persino da Platinette, sfida Santoro per certificare la propria esistenza in vita, spolvera sedie e prende a cartellate giornalisti per sembrare simpatico e inoffensivo, butta 20 milioni per Balotelli smentendo di essere alla canna del gas, riabilita il Duce per acchiappare i voti dei fascisti (ce ne sono tanti, purtroppo) e poi dice che l’hanno frainteso per non perdere voti antifascisti (ne ha anche lui, purtroppo). Insomma, come dice Vergassola, mente sapendo di smentire. Dice tutto e il contrario di tutto per prender voti da chi crede a tutto e da chi crede al contrario di tutto. E gli altri giù a ridere, senz’accorgersi che parlano sempre di lui, anche perché di proprio non hanno nulla da dire. Mai un’idea nuova, una promessa spiazzante, una proposta che sparigli la morta gora del déjà vu. 
E molte bugie, anche a sinistra e al centro: ma meno efficaci di quelle di B., che resta il fuoriclasse da battere. Se Bersani farfuglia “con Vendola per sempre”, quando tutti sanno che dopo il voto imbarcherà Monti, Casini e Fini, con che faccia dà del bugiardo a B.? E se Monti promette di ridurre le tasse che lui stesso ha aumentato, dopo aver detto che non si possono ridurre, quando smentisce B. è il bue che dà del cornuto all’asino. Meno male che si vota fra tre settimane. Un altro mese e gli strateghi riuscirebbero a regalargli la maggioranza assoluta.

Oltre il conato di vomito

 

Imu, Berlusconi paga i voti in contanti

L’ultima carta per la rimonta: “Se vinciamo vi restituiremo i soldi pagati sulla prima casa”
Ma i fatti smontano la ‘promessa choc’

IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI: MAI RISPETTATO (di Peter Gomez e Marco Travaglio)

INGROIA: “BERLUSCONI E’ UN BARZELLETTIERE E  BERSANI STA CON MONTI”

MONTI SFIDA B: “VENGA IN TV A SPIEGARE”. GRASSO: “SOLDI IN CAMBIO DI CONSENSO”

Sottotitolo: «lui racconta balle a ripetizione ché tanto gliele fanno dire quando e quante ne vuole, non è che che qualche volta, per sbaglio magari, gli chiudono la porta in faccia dicendogli “no, grazie, non ci serve niente” come si fa coi rappresentanti del Folletto. Quell’altro dice di voler ridurre le tasse che lui stesso medesimo ha aumentato e in più ricorda agli italiani che b non ha mai mantenuto le promesse dopo aver rivelato che però lui il voto glielo ha dato, ci aveva creduto, il volpino in loden, il terzo, il segretario del partitone del 40%  [menoquacchecosa] è intervenuto ma a bassa voce come da copione, ché l’avversario signora mia, non va demonizzato,  nella querelle “tassa sì tassa no, co’ ‘sta IMU che ce fò, la lasciamo a berlusconi per convincere i coglioni”…[poi dice una che vota Antonio].»

Preambolo: se berlusconi o il suo partito dovessero tornare alla guida del paese, la crisi economica del paese e quella dell’Europa potrebbe rapidamente ritornare.
[Washington Post]

Ma continuiamo pure a scandalizzarci quando la Magistratura entra “a gamba tesa” nell’agone politico ben sapendo che non è affatto così perché la Magistratura entra in tutti gli ambiti dove si commettono reati, e se i politici non vogliono che i giudici si occupino di loro basterebbe che loro la smettessero di delinquere, corrompere, mafiare, rubare.
Continuiamo pure a dire che l’avversario va sconfitto politicamente anche se si chiama silvio berlusconi e dunque non è un avversario né un politico ma un’anomalia tutta e solo italiana costruita a tavolino da una politica scellerata che poi non ha fatto nulla per rimediare all’errore.
Continuiamo pure a dire che è dietrologia, o peggio ancora demagogia ricordare alla gente che chi doveva rimediare all’errore ha invece contribuito al mantenimento in essere del politico silvio berlusconi concedendogli e permettendogli di fare quello che a nessun altro era stato concesso e quello che nessun altro politico si è mai permesso di fare: craxi se ne è andato a morire da latitante in terra straniera ma non ha mai sabotato leggi e Costituzione pro domo sua con la collaborazione viva e vibrante del parlamento e di chi, da presidente della repubblica di uno dei peggiori settennati che la storia di questo paese ci abbia consegnato non ha mai fatto nulla nel concreto per difendere quello che andava difeso e che proprio lui era chiamato a difendere e tutelare: un paese e la sua Costituzione.
Continuassero, i lor signori della cosiddetta opposizione a considerare silvio berlusconi un interlocutore col quale parlare, confrontarsi.
Continuassero pure i nostri grandi organi di informazione scritta e parlata, compresa la Rai, azienda di stato pagata coi soldi dei cittadini ad allietarci trasmettendo da mane a sera, a tutte le ore, in diretta e in differita le balle che un disonesto impostore racconta da quasi vent’anni, sempre le stesse, e che l’unico effetto che possono produrre è quello di pescare nell’eventuale quota di telerincoglioniti che ancora non si era lasciata abbindolare.
Perché [se questo fosse un paese normale] silvio berlusconi ora sarebbe in tutt’altre faccende affaccendato, sarebbe in riunione plenaria col suo esercito di avvocati cercando un modo per convincere i giudici di Milano che quelle accuse di sfruttamento della prostituzione minorile sono davvero falsità, che lui non pagava ragazzine per il suo sollazzo, che i suoi non erano baccanali organizzati da un vecchio erotomane con l’ossessione del sesso ma solo e davvero delle innocenti cene eleganti.

 

Di Corona mi piace solo quella conservata al fresco

Sottotitoli e preamboli vari: 

Elezioni 2013, Berlusconi vuole un patto col Pd per salvare se stesso e le aziende. [Il Fatto Quotidiano]

Ma voglio dire:  dategliela ‘sta garanzia. Una più una meno, tanto sono vent’anni che gli vengono date garanzie, vero d’alema, veltroni, fassino, violante, prodi? poi magari stavolta potreste stupirci con qualche effetto speciale, chessò, rimangiarvi la parola, usare lo stesso metodo b., quello della dichiarazione con la smentita incorporata. Se lo fa lui e funziona perché non dovrebbe funzionare anche a parti inverse? 

Come nella fiaba del lupo e dell’agnello la Lega denuncia il blogger Daniele Sensi

Da anni il blogger Daniele Sensi registra le frasi razziste degli esponenti del Carroccio su Radio Padania e in Rete. Un lavoro prezioso e scomodo. Ora cercano di intimidirlo portandolo in tribunale. Come racconta lui stesso.

Ho la sensazione che per Daniele non ci sarà nessuna intercessione del nostro amatissimo presidente della repubblica: lui si commuove solo per i diffamatori veri.

Mps, altolà di Napolitano: “Ho piena fiducia nella Banca d’Italia”

In un paese normale il presidente della repubblica non spenderebbe parole di stima per le banche né per quei partiti che si sono resi complici del fallimento dello stato, da Alitalia a Ilva, fino ad arrivare a MPS, dovrebbe stare dalla parte dei cittadini truffati due volte, la prima quando si sono fidati delle banche e la seconda quando i loro soldi delle tasse sono stati usati non per il bene comune ma per il salvataggio di chi si è dimostrato incapace di tutelare i risparmi e i sacrifici di tanta gente onesta.
Dopo appena quattro giorni i pagamenti dell’IMU sono stati trasferiti nelle casse di MPS, nemmeno il tempo di farli freddare.

E, sempre in un paese normale il nemico di tutti quelli che vogliono davvero il bene comune sarebbe Mario Monti e a seguire chi ha condiviso e sostenuto la politica di Monti ed è disposto a farlo ancora, non certo Beppe Grillo e nemmeno Antonio Ingroia.

Ma purtroppo è solo la solita Italia sciagurata, quella che pur di non combattere i nemici veri s’inventa quelli falsi.

Scrive l’amico Jo Monaciello sulla sua pagina di facebook:  “Abbiamo perso il piacere di essere compatti. Se Corona va in galera e tu esulti c’è sempre quello che ti viene a dire “ma in fondo che ha fatto di peggio dei politici?”. Se il PDL fa fuori Cosentino e tu esulti, c’è sempre quello che sostiene “perché lui fuori e Scilipoti dentro?” o, come Pannella, dice “Nicola tu sei il nuovo Enzo Tortora”. Se correggi l’italiano di qualcuno, c’è sempre quello che ti dice che sono fesserie rispetto agli errori in altri campi. Lasciate che vi dica una cosa: Corona è figlio di questa società, se non paga lui non comincia a pagare la società, anzi implicitamente ammettiamo che ci sta bene così. Se non comincia ad andare via Cosentino, altro che Scilipoti, ci ritroveremo il peggio del peggio (come è stato finora) perché sembrerà possibile. Se uno non conosce la lingua italiana, significa che non legge e se non legge significa che non sa e se non sa significa che quel che dice glielo dice qualcuno e finisce che allora il tipo che non sa leggere, non sa ed è ignorante pensa che sia giusto stuprare un’ebrea ed appicciare il negozio dell’orefice/ricettatore al quale vende le cullanelle che ha scippato quando non sta a casa Pound.”

Anch’io lo dico e lo scrivo da giorni: pensare che ci siano cose di rilevanza minore in fatto di giustizia fa parte di quel benaltrismo dannoso, incivile, tipicamente italiano che poi non consente, perché la gente non imparerà mai a pretenderlo, che la giustizia si applichi anche ai piani alti.

Se in galera non ci vanno i  berlusconi, i dell’utri, i cosentino e tutta l’orrenda compagnia dei delinquenti di stato che si fa, non ci mandiamo più nessuno? tutta la delinquenza e la criminalità perdonata in virtù del fatto che un parlamento INTERO in questi ultimi vent’anni ha lavorato incessantemente affinché la giustizia, come ha ben detto Ingroia ieri sera, diventasse una questione di classe, di chi si può permettere le avvocature eccellenti, quelle che spacciano le prescrizioni per assoluzioni?

Mò ci dobbiamo commuovere pure per corona? ma che vada a quel paese, lui e chi lo ha inventato; il cialtrone fuorilegge è un altro ottimo prodotto della televisione dei deficienti, quella targata maria de filippi che secondo me dovrebbe [sempre] essere accusata e processata per crimini contro l’umanità al pari di chi ha disgregato economicamente questo paese.

Questo fatto che perché in galera non ci vanno le ‘eccellenze’ allora non è giusto essere troppo severi coi criminali comuni è il risultato della distorsione mediatica a cui viene sottoposto ogni giorno questo paese dove sono in pochissimi a dire che se le eccellenze in galera non ci vanno è grazie al fatto che sono sempre loro, i medesimi che sono a confezionarsi leggi per non andarci, e che nei paesi normali in galera ci vanno il dirigente, il politico corrotto e corruttore, così come il delinquentello di strada.

E che non è affatto semplicistico pensare che a molta gente piacerebbe tanto che anche l’Italia diventasse finalmente un paese normale dove non fa notizia che un estorsore, un ricattatore venga trattato come si merita. In attesa che anche i manager, i politici, i dirigenti disonesti subiscano la stessa sorte così come avviene nei paesi civili.

Avevamo una banca
Marco Travaglio, 25 gennaio

Come in ogni scandalo, anche nel caso Montepaschi nessuno può dire “Io non c’entro”(tranne un paio di leader appena nati). Bankitalia si difende così: “Siamo stati ingannati”. Ma Bankitalia è lì proprio per evitare di essere ingannata, e soprattutto per evitare che siano ingannati i soci, i risparmiatori e i cittadini. L’alibi dell’inganno non vale: sarebbe come se un poliziotto si lasciasse scappare un ladro e si giustificasse col fatto che non s’è costituito. I ladri questo fanno: non si costituiscono. Perciò esistono i poliziotti: per prenderli. Sulla Consob è inutile sprecare parole: l’ex presidente
Cardia aveva il figlio consulente di una banca da controllare, la Popolare di Lodi dell’ottimo Fiorani, infatti controllò pochino; e il presidente Vegas, ex sottosegretario e deputato Pdl, seguitò a votare per il governo B. anche dopo la nomina in Consob. Ora il Pdl cavalca lo scandalo della banca rossa, ma dovrebbe ricordare l’estate dei furbetti, quando stava con Fiorani e Fazio assieme alla Lega (rapita dal “banchiere padano” e soprattutto dal salvatore di Credieuronord); o il crac del Credito cooperativo fiorentino di Verdini; o l’uso della Bpm di Ponzellini come bancomat per amici degli amici.
Casini, sul Monte dei Fiaschi, dovrebbe chiedere notizie al suocero Caltagirone, fino a un anno fa vice di Mussari. E Monti al suo candidato Alfredo Monaci, ex Cda della banca senese nell’èra Mussari. I vertici del Pd fanno i pesci in barile, ma sono anni che appena vedono un banchiere si sciolgono in adorazione. O diventano essi stessi banchieri, come Chiamparino al San Paolo. “Noi — dichiara quel buontempone di D’Alema — Mussari l’abbiamo cambiato un anno fa”. Frase che cozza con quella di Bersani: “Il Pd con le banche non c’entra”. Ma se ha “cambiato” Mussari, vuol dire che il Pd c’entra: anzi, l’aveva proprio messo lì. Casualmente negli ultimi 10 anni Mps ha versato 683 mila euro nelle casse del Pd senese. Un po’ come i Riva dell’Ilva, che foraggiavano la campagna elettorale di Bersani. La questione penale non c’entra, quella morale nemmeno. Semplicemente riesplode l’irrisolto problema del rapporto politica-affari: nessun grande partito può chiamarsi fuori. Tantomeno il Pd: si attendono ancora smentite alla deposizione di Antonio Fazio, che 6 anni fa raccontò ai pm milanesi di quando, nel 2004, Fassino e Bersani si presentano da lui in Bankitalia per raccomandargli la fusione tra Montepaschi e Bnl. Il progetto tramontò, ma quando l’anno seguente il Banco di Bilbao tentò di acquistare Bnl, l’Unipol d’intesa col vertice Ds organizzò una controcordata per sbarrargli la strada. Fassino a Consorte: “Allora, siamo padroni di una banca?”.
D’Alema: “Evvai, Gianni!”. Intanto Bersani difendeva Consorte, Fazio e Fiorani già indagati: “Per Fazio andarsene ora sarebbe cedere a una confusa canea”, “Fiorani è un banchiere molto dinamico, sveglio, attivo, capace”. Soprattutto a derubare i suoi correntisti. Del resto Bersani aveva messo lo zampino anche in altre memorabili operazioni finanziarie. Tipo la scalata a debito dei “capitani coraggiosi” Colaninno
& C. alla Telecom (1999). E l’affare milanese dell’autostrada Serravalle. Fu proprio Bersani a far incontrare il costruttore Gavio col fido Penati, presidente della Provincia. Intercettazione del 30.6.2004: “Bersani dice a Gavio che ha parlato con Penati… e di cercarlo per incontrarsi in modo riservato: ‘Quando vi vedrete, troverete un modo…'”. L’incontro aumma aumma avviene, poi la Provincia acquista le quote di Gavio nella Serravalle a prezzi folli e Gavio gira la plusvalenza alla cordata Unipol per Bnl.
A che titolo Bersani si occupa da 15 anni di banche, autostrade e compagnie telefoniche non da arbitro, ma da giocatore? Finché i silenzi e i “non c’entro” sostituiranno le risposte, possibilmente convincenti, tutti saranno autorizzati a sospettare.
Altro che “Italia giusta”.

Marco Travaglio parla degli impresentabili: “Il Pdl ha fatto fuori solo quelli famosi. Il Cavaliere si è salvato perché fuori concorso. Il problema era spiegare agli altri perché erano impresentabili. Su Cosentino, Berlusconi ha detto che la colpa era dei magistrati”. Travaglio, successivamente, elenca i reati dei circa cinquanta impresentabili della coalizione di centrodestra, PdL, Lega e MpA, degli indagati della coalizione di centro e degli otto impresentabili del Partito Democratico.

 

Che bel paese, l’Italia

Mps crolla. Bankitalia: ‘Noi ingannati’
Dal Pd alla Lega, tutti in fuga da Mussari

«Prima bisogna salvare gli italiani, poi le banche che non ci hanno mai pensato due volte a lasciare i cittadini in difficoltà. Ricordo al professore che, a causa dell’iniquo rigore imposto dal suo Governo, sono molti i giovani costretti a vendere o svendere gli immobili lasciati dai genitori dopo una vita di sacrifici. Chi glielo spiega a quei giovani che quei soldi si sono trovati per finanziare una banca?» (Antonio Ingroia)

Dirigenti, manager, banchieri, primari ospedalieri, tutta gente piazzata dalla politica di tutti i colori, poi quando succede qualcosa e si va a chiedere conto alla politica, ai politici, cadono dalle nuvole, non sanno, loro, fanno un altro mestiere.
Non basta più nemmeno la vergogna a rendere l’idea di quello che sono queste persone che hanno le mani in pasta ovunque ma quando c’è da assumersi la responsabilità dei fatti di cui si rendono responsabili avendo agevolato e incentivato l’agire di chi aveva ed ha tutt’altri interessi, non certo quello di far funzionare al meglio ospedali, aziende e banche non lo fanno mai.
Quando i controllati sono anche i controllori e viceversa, possono capitare cose di questo tipo.

Se invece, come succede nei paesi normali la politica restasse fuori dagli ambiti che non le competono allora si potrebbero perfino applicare le leggi e mandare davvero in galera chi fa fallire una banca, un’azienda, la politica stessa, non licenziarlo con buone uscite milionarie.
Nei paesi normalmente civili tipo l’Islanda o gli Stati Uniti chi fa fallire le banche va in galera per due o trecento anni, non viene promosso presidente di tutte le banche.
Risolvere il conflitto di interessi avrebbe messo l’Italia al riparo da molti rischi e tante cose si sarebbero potute evitare, solo in questo paese controllati e controllori si scambiano disinvoltamente le poltrone. E sono sempre le stesse persone.

Ma questo sembra non preoccupare nessuno, nemmeno il presidente della repubblica solitamente così prodigo di suggerimenti.

Per salvare una banca PRIVATA depredata dai creativi della finanza a vantaggio dell’avidità del solito 10% dei possessori dell’intero patrimonio nazionale il governo di Monti rapina i cittadini e nessuno fa un fiato? sindacalisti, politici de’ sinistra tutti zitti? “paccate di miliardi” a MPS mentre tagliavano ovunque fosse possibile meno però nelle tasche dei ladri e degli approfittatori di stato?

 Il tempo è galantuomo; è poca cosa forse ma è abbastanza per essere in qualche modo orgogliosa di capire meglio, oggi, che tutto quello che ho sempre pensato a proposito di un certo modo di fare politica era ed è tutt’altro che un pensare populista e qualunquista. Che di fronte agli interessi non c’è diversità di pensiero che tenga, e che in nessun paese come l’Italia dove l’imperativo di tutti i poteri è nascondere, omettere, coprire con la menzogna anche la realtà più evidente, quella che acceca è più che mai calzante il concetto che dire la verità è un atto rivoluzionario.

Quando – molti anni fa – si discuteva lontano dai social network che ancora non esistevano di sprechi, di privilegi eccessivi nella politica persone di sinistra mi dicevano che non era quello il problema, che era una goccia nel mare; ora, invece, tutti hanno scoperto che era ed è anche quello il problema, anzi, è stato proprio il problema che ci ha condotti allegramente alla bancarotta. Quando scrivevo che il finanziamento ai giornali è una cosa buona e giusta ma solo se i giornali poi assolvono al loro dovere che è quello di informare e non mettersi al servizio di un padrone, avevo ragione, senza l’inchiesta del Fatto Quotidiano che, guarda caso, soldi dallo stato non ne prende oggi non sapremmo nulla della lieta novella del Monte dei Paschi di Siena e di un sacco di altre cose che altri giornali per ovvi motivi non possono raccontare.
Risolvere il conflitto di interessi avrebbe messo l’Italia al riparo da molti rischi,  tante cose si sarebbero potute evitare e ogni giorno lo capiamo meglio perché in Italia una legge sul conflitto di interessi non la vuole la destra, non l’ha voluta la sinistra e non la vogliono nemmeno a centrosinistra. Ma questo sembra non preoccupare nessuno, nemmeno il presidente della repubblica solitamente così prodigo di suggerimenti, e mi sembra abbastanza ridicolo che di fronte al mare magnum di porcherie inenarrabili che i cittadini di questo paese sono costretti a subire pretendere poi da loro il rispetto di leggi e regole imposte da chi per primo si fa beffe delle une e delle altre, con la piccola differenza che se la legge non la rispettiamo noi ne dobbiamo rispondere, dobbiamo assumerci la responsabilità di non averlo fatto ma quando sono loro, quelli che le leggi le fanno, non succede niente.

Oggi lo stato chiede ai cittadini – dopo averli spogliati del diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, allo stipendio, alla pensione – di giustificare come e perché spendono quel che resta dei loro soldi per mezzo del redditometro, a noi cittadini però non deve essere concesso pretendere neanche una spiegazione sul come lo stato dilapida il denaro estorto sotto forma di tasse “necessarie”?

 

Giura_Menti

Sottotitolo:  un presidente di una democrazia repubblicana, moderna, che giura di impegnarsi a governare “con l’aiuto di Dio” è un’anomalia per un paese occidentale. Nemmeno noi siamo arrivati a tanto, benché il nostro paese subisca più di tutti gli altri l’interferenza del vaticano, così tanto da essere l’unico al mondo  a mantenerlo in toto  economicamente per mezzo delle tasse dei contribuenti.

Regaliamo una Costituzione a Obama, così almeno il presidente americano e dunque il presidente del mondo si toglie dall’imbarazzo di dover giurare nemmeno su una bibbia ma addirittura su due.

E chissà perché il presidente di una democrazia dovrebbe – anzi deve, anzi lo fa – giurare sulla bibbia? magari per poi dare un senso alle guerre dichiarate in nome di Dio?

 

Ma veniamo a noi: il Financial Times boccia Monti; “non è l’uomo giusto per guidare l’Italia”. 

Il FT non ha preferenze, quello che deve dire lo dice.  Lo ha fatto con berlusconi e oggi lo fa col sobrio professore.

Adesso mi piacerebbe sentire i commenti dei sostenitori responsabili, in primis di chi per nominare Monti salvatore della patria non ha avuto nessun problema ad organizzare un mezzo colpetto di stato previa nomina di senatore a vita per una persona che non aveva nemmeno uno dei requisiti richiesti dalla Costituzione.

Quindi ai candidati alle prossime elezioni, quelli che pensano di essere la soluzione del problema e non, invece, una parte consistente del problema chiederei se, invece di continuare a fare il solito giochetto fra chi ce l’ha più lungo, che considerata l’età media dei partecipanti appare anche piuttosto ridicolo perché non ci danno una ragione più che mai esaustiva sul perché dovremmo votare chi ha mandato praticamente sul lastrico milioni di italiani, oppure per chi si è vantato di aver collaborato “responsabilmente senza se e senza ma” coi guastatori – sobri – dello stato sociale all’impoverimento e alla cancellazione dei diritti e del futuro dei nostri figli? 
Oppure per chi diceva – fino a ieri praticamente – di non condividere una virgola dell’agenda Monti ma oggi pur di non perdere la possibilità di avere il suo bel posticino al sole sarebbe disposto a rivedere le sue opinioni?
Dai su, raccontateci una storia, spiegateci perché voi sareste meglio di chi si chiama fuori dalla bella politica tradizionale tanto cara al nostro presidente della repubblica.

Cosentino minaccia: ‘Io fuori? Vi rovino’

DELL’UTRI, STORIA DI UN IMPRESENTABILE (di M. Portanova)

IL RICATTO DI UN CAMORRISTA.
” Ma io vi rovino, ritiro i miei consiglieri e faccio saltare decine di giunte in Campania: poi vi faccio perdere le elezioni. Lo capite o no che per darla vinta a quattro giustizialisti io finisco in galera?”

 


Ma mi faccia il piacere – Marco Travaglio, 21 gennaio
Terlizzi vende moda. “Se Monti fa autocritica e corregge alcune delle sue controriforme è un fatto positivo e con lui si può costruire un compromesso importante” (Nichi Vendola, SkyTg 24 , 19-1). L’ultima moda è l’orecchino sul loden.
Guardie e ladri. “Se gli inquisitori sono più pericolosi degli inquisiti” (Giuliano Ferrara, il Giornale, 20-1). Ecco perché i veri impresentabili sono i giudici” (Fabrizio Rondolino, il Giornale, 20-1). Questa gente, quando le svaligiano la casa, è capace di chiamare Arsenio Lupin e denunciare i carabinieri.
Lo sfollagente. “Bersani a Italia Domanda, su Canale 5: 3.196.000 telespettatori. Berlusconi a Italia Domanda, su Canale5, due giorni dopo 3.196.000 telespettatori” 
(dai giornali del 20-1). Colpa di Santoro, si capisce.
Modica quantità. “Mi hanno condannato perché nel 2002 avrei evaso 4,9 milioni di euro: ma il mio gruppo versò 365 milioni all’erario!”(Silvio Berlusconi, 9-1). Ricorda quel topo di appartamenti che si proclamava innocente perché aveva rubato solo qualche quadro e non aveva potuto completare l’opera portando via anche il televisore e lo stereo perché era arrivata la polizia.
Riformismi. “Ringrazio il movimento dei Riformisti Italiani e Stefania Craxi, ma dopo un’attenta riflessione devo rinunciare a questa candidatura, pur rimanendo al fianco di Stefania Craxi” (Luciano Moggi, La Stampa, 20-1). Strano, pensavamo che ai due fianchi Moggi avesse altrettanti carabinieri. Vorrà dire che di fianchi ne ha tre.
Autoscatto. “Dobbiamo togliere l’Italia dalle mani degli incapaci. Se non ci impegniamo direttamente, su di noi cadrà una colpa grave. Il Paese è un insieme di tribù, corporazioni e fortini che difendono interessi clientelari” (Mario Monti, Corriere della sera, 20-1). Pare che esistano addirittura dei presidenti del Consiglio che favoriscono le banche, la Fiat e l’Ilva. Roba da matti, eh?
Quante volte figliuolo? “Ho votato Berlusconi nel 1994, solo allora, perché credevo nella rivoluzione liberale che poi non è andata avanti” (Mario Monti, Sky , 16-1). Poi la mamma lo prese da parte e, col dovuto tatto, gli rivelò che Babbo Natale non esiste. E forse neanche la Befana.
Falli Sechi. “Monti è uno che va sul ring con la tazza da thè in una mano, mentre con l’altra stende l’avversario” (Mario Sechi, ex de Il Giornale, di Libero, di Panorama, direttore uscente de Il Tempo, intervistato dal Corriere della sera, 17-1). Ogni tanto però si distrae e sbaglia mano.
Family Day. “Il mio pensiero è che la famiglia sia costituita da un uomo e da una donna, fondata sul matrimonio” (Mario Monti, Sky , 16-1). “Sono contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso, la Costituzione parla di unione tra uomo e donna” (Pierferdinando Casini, Rai Parlamento, 17-1). Ma l’articolo 29 della Costituzione recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Nessun accenno a uomo e donna.Però Casini è più esperto di noi, perchè di famiglie ne ha parecchie.
Lui è peggio di me. “Sono che mi ritiro. Non ne posso più di lezioni di morale. Perché il sottoscritto non è considerato degno di candidarsi e lo è invece il pluri-indagato Formigoni? Secondo quale logica chi fa perdere i voti sarei io, ma non viene considerato tale per esempio Verdini? Come mai lo stesso criterio applicato a me non deve valere per tutti quanti i condannati o inquisiti? E solo Berlusconi sarebbe perseguitato dalla giustizia?” (Claudio Scajola, La Stampa, 20-1). Ma non disperi, Sciaboletta: se gli altri dovessero ripensarci, potrà sempre dire di essersi ritirato a sua insaputa.
La macchina del fango (rosso). “Ingroia, liste ovunque. Il Cav ringrazia” (l’Unità, 19-1). Giusto, che gli salta in mente, a quel criptoberlusconiano di Ingroia, di presentare liste “ovunque”? Non sa che deve presentarle solo dove vuole Bersani? L’ideale sarebbe a macchia di leopardo, anzi a zig-zag, o meglio una regione sì e due no, magari tirando a sorte su un piede solo.
Dolce stil novo. “A Ingroia mi è venuto spontaneo dare del mascalzone… ma non volevo offenderlo… E’ il classico ‘mascalzone latino’, nome noto nel mondo grazie alla vela… Basta intendersi sul significato delle parole” (Alessandro Sallusti, il Giornale, 20-1). Ma sì, mascalzone in senso buono. Affettuoso, ecco.

Patrimoniale una cippa

Tutti e due si sono sacrificati oltremodo per andare a occuparsi di politica; tutti e due hanno eserciti di gente che li rincorrono per strada implorandoli di “andare avanti”, di pensare al bene dell’Italia. Cioè il loro.
Tutti e due, è evidente, hanno il vizio della bugia unito ad un’incommensurabile faccia come il culo.

Nichi, adesso che profumo senti?

Il Piantagrane wordpress.com

Bersani cambia idea: no a patrimoniale
‘Non sono Robespierre. Rimodulare Imu’

Alla P di patrimoniale saltano tutti dalle sedie come se avessero incassato il peggiore degl’insulti.

Ora che lo facciano quelli che con una patrimoniale ben fatta ci rimetterebbero sicuramente qualcosa, altrimenti non sarebbero di centrodestra e non avrebbero sostenuto un malfattore per una ventina d’anni è anche comprensibile, che lo faccia il segretario del partitone del 40%, quello de’ sinistra, quello che in caso di vittoria alle elezioni andrà a fare nientemenoché il capo del governo non solo è preoccupante ma mi sembra anche una specie di promessa disattesa.

Sappiamo benissimo che Bersani in fatto di politica economica ha idee tutt’altro che morbide e di sinistra, detto questo si può almeno auspicare che metta almeno in pratica quell’uguaglianza, quell’equità e quella giustizia sociale di cui tanto abbiamo sentito parlare e niente più? voglio dire: se i super ricchi non li disturba nemmeno il centrosinistra chi lo dovrebbe fare?

Quella di tassare di più chi ha di più è una cosa talmente ovvia su cui non si dovrebbe nemmeno più discutere.

Ma che vuol dire la patrimoniale c’è già e si chiama IMU, che, come al solito a pagare siamo sempre i soliti stronzi, i soliti noi? ad uno che c’ha un reddito a sei zeri se gli togli qualche migliaio di euro l’anno non gli hai fatto niente, a chi ha di fronte a sé 20, 25 anni di mutuo il danno glielo fanno anche trecento euro in meno, per dire. 

Non l’ho mica scritta io la favoletta che il 10% degli italiani possiede più del 60% di un patrimonio che si potrebbe riequilibrare senza danneggiare chi, grazie a questo bel paese e alle leggi inique che nessun governo ha mai avuto il coraggio di eliminare ha avuto la possibilità di arricchirsi oltremodo. Bersani ha detto che non è Robespierre [e nemmeno Che Guevara e ci mancherebbe].

Si può almeno pretendere un comportamento e una politica in linea  con quelli di altri capi di stato e di governi europei, internazionali che pur non essendo Robespierre e Che Guevara hanno pensato che certi provvedimenti non fossero poi letti come una vendetta ispirata dall’invidia sociale ma semplicemente utili, necessari, in un momento così difficile per la maggior parte della gente?

Diciamo che una patrimoniale in un momento drammatico per tanta gente che non ha in mente di acquistare uno dei circa 700 superyacht che verranno venduti entro quest’anno sarebbe un bel modo di dimostrare un po’ di riconoscenza, ecco.

La più bella del mondo [uso criminoso del servizio pubblico]

La trasmissione di Benigni  è costata all’azienda Rai 1,8 milioni; ovviamente anche i bambini sanno che quella cifra NON E’ il compenso di Benigni.
E’ stata vista da più di dodici milioni di persone ottenendo il 43% di share, quindi ognuna delle persone che l’ha guardata ha speso 30 centesimi di euro per uno spettacolo di due ore, più o meno il costo di una cialda di caffè che uso io per la mia macchina espressa.

Inutile dire, credo, spero, che la raccolta pubblicitaria sarà superiore.

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“I nemici della Costituzione sono l’indifferenza alla politica che è amore per la vita, e il non voto. Non ti tirare fuori, se ti tiri fuori è terribile, dai il potere alla folla che sceglie sempre Barabba”.
Roberto Benigni

Benigni celebra la Costituzione
E fa ridere canzonando Berlusconi

Che tristezza un paese dove c’è gente che non capisce che il talento e la professionalità vanno premiati e PAGATI.

Tutti zitti più o meno davanti al calciatore che si porta a casa dieci, quindici milioni di euro l’anno per poi magari truffare i tifosi vendendosi partite e dignità ma se un attore comico, il guitto, il personaggio che una volta, in tempi molto antichi era l’unico preposto a svillaneggiare il potere viene pagato per farlo, per ricordare ai vigliacchi che l’hanno rinnegata che la nostra Costituzione è un documento importante, da rispettare perché rispetta tutti, anche quelli che non lo fanno, allora non va più bene: si deve criticare e offendere per forza. Io  mi meraviglio del fatto che ci sia gente che pensa che un attore, un giornalista o uno scrittore debbano lavorare gratis. Mi meraviglio e anche molto che non si capisca che Benigni è un talento che tutto il mondo ci invidia ma solo qui viene criticato non per il suo lavoro ma per quanto guadagna.  Il dibattito sui compensi si potrà fare solo quando ci sarà una legge che stabilirà che guadagnare più di un tot è IMMORALE prim’ancora che ingiusto. Ma finché il mercato consentirà di guadagnare in modo selvaggio, senza regole e senza curarsi del merito non penso sia giusto criticare quei pochi che svolgono il loro mestiere con onore.

Un’azienda seria si fa i suoi calcoli, paga per ricevere un servizio e per ottenere a sua volta un ricavo.

Io  di Celentano non ho mai criticato i compensi quanto il fatto che venga considerato una specie di mahatma per cui quando c’è lui si debbano stravolgere gli altri palinsesti costringendo la gente a guardarlo dovunque sia.

La Rai, ad esempio, cacciando Santoro i cui introiti pubblicitari erano di gran lunga maggiori del suo compenso tanto criticato anch’esso ha dimostrato di non essere un’azienda seria per i motivi che rispiega benissimo Travaglio stamattina, un’azienda che caccia i suoi professionisti migliori per favorire il proprietario della tv cosiddetta concorrente che casualmente faceva il presidente del consiglio meriterebbe di essere rasa al suolo e rifondata.

 Cerchiamo il servizio pubblico in Rai e una volta che per sbaglio ce lo danno facciamo gli schizzinosi.

C’è chi riesce a polemizzare perfino sulla lettura della Costituzione.

Ma che profondi conoscitori, specie qui, in giro per la Rete, quanta sapienza…e chissá come mai allora questo paese è ridotto ai minimi termini.

 Io non mi sento obbligata a farmi piacere nessuno per convenzione, tradizione o perché piace ai tanti o ai tutti, posto che siamo italiani mica per niente se riusciamo a criticare come al solito la persona {Benigni} e a non considerare la bellezza di quel che ha detto e come. Non c’è da schifarsi né da indignarsi per Benigni, ci sarebbe da chiedersi tutta la vita com’è potuto accadere tutto quello che è successo dopo la stesura della Carta, com’è potuto accadere che l’Italia, da culla del diritto si sia trasformata nella latrina a cielo aperto che è, e farla pagare a chi lo ha consentito.

Se i politici di oggi avessero avuto la stessa lungimiranza, lo stesso amore per l’Italia e la stessa capacità di guardare al futuro con intelligenza quanto quelli di ieri, non bisognerebbe ricordarlo a nessuno quanto è magnifica la nostra Costituzione, la più bella del mondo.

In un paese meno ignorante e sprezzante verso la sua storia i berlusconi e i d’alema, per dirne giusto due e tacere sugli altri,  non sarebbero mai diventati uomini di potere.

Ecco perché quando dopo un programma insolito per spessore per la nostra gloriosa tv di stato il dibattito si ferma al palo del “quanto ha preso Benigni”, oppure “non mi ha fatto ridere” {come se la Costituzione fosse un argomento comico} significa  che chi dice queste cose non ha capito nulla di quello che Benigni ha voluto dire, recitando la Costituzione.

Significa non aver capito che quello che lui ci ha voluto dire è “guardate che c’è stato un tempo in cui c’era gente che l’Italia l’amava davvero, persone che hanno lavorato davvero per renderla più bella e più civile, gente che ha immaginato tutto quello che sarebbe potuto accadere dopo ma non poteva certamente immaginare che i politici del futuro riuscissero a fare carta straccia di un documento importantissimo, che tutela i diritti e le libertà di tutti”. 
Quello che Benigni ha voluto dire è “loro, i padri costituenti ve l’hanno data, siete voi che non sapete che cazzo farci”; un concetto così facile che penso abbiano capito perfino alfano e gasparri.

Solo degli italiani infatti potevano svilire e offendere, far perdere ogni significato ad una Carta perfetta qual è la Costituzione italiana, così moderna che garantisce, e a tutti, perfino la possibilità di scrivere stronzate in Rete. 

Incantevole, magnifico Benigni.

Dovere di pernacchia
Marco Travaglio, 18 dicembre

A costo di essere equivocato, trovo che sia fin troppo facile ironizzare sui soffietti domenicali della badante D’Urso alla Mummia Nana che le paga lo stipendio. 
Di fronte a presunte domande come “Ma Presidente, mi si è fidanzatoooo?” o a squittii tipo “Macheccarinoooo!”, mai più sentiti dai tempi di Sandra Milo e di Ciro, non resta che il silenzio. Anche perché le denunce sdegnate di politici e giornali sul Cainano che occupa il video in campagna elettorale, suonano fasulle, ancor più fasulle degli assist dei suoi cani da riporto, della sua maschera, del pratino all’inglese sul capino, del nasino rimodellato dai piallatori arcoriani, della dentiera che fischia, della lavagnetta bordata di rosso, dell’educazione sentimentale del fidanzatino di Peynet, della benedizione urbi et orbi “pace, gioia e amore a tutti”. Chi oggi scopre, o riscopre, che la Mummia Nana possiede le tre tv Mediaset, oltre a controllare metà della Rai, dovrebbe spiegarci dove ha vissuto in questi vent’anni e cos’ha fatto per metter fine a questo sconcio che un tempo, quando le parole avevano ancora un senso, si chiamava “conflitto d’interessi”. La risposta, anche se le vergini violate non la daranno mai, la conosciamo: niente, nessuno ha fatto niente. Niente il Quirinale, niente il governo Monti, niente — ci mancherebbe — i tre governi B. (i primi due con Piercasinando dentro), niente i quattro del centrosinistra. Niente di niente. E ora vengono a dirci — a noi! — che è una vergogna che B., essendo proprietario o controllore dei tre quarti della televisione, se ne serva a suo uso e consumo? Il perché, anche se le vergini violate non l’ammetteranno mai, lo conosciamo: controllare le tv piace a tutti, infatti ancora pochi mesi fa tutti i partiti (salvo Idv e radicali in Parlamento, Sel e 5 Stelle fuori) hanno rioccupato il Cda Rai, avvinghiati a quella legge Gasparri che, come il Porcellum e tutte le altre leggi vergogna, fingevano di denunciare a parole. Chiunque abbia lo stomaco di seguire il Tg1 sa benissimo che nell’ultimo anno ha riservato a Monti e ai suoi ministri trattamenti perfino più servili di quelli che i Mimun e i Minzolingua riservavano a B. Perché la Rai è saldamente nelle mani non solo dei partiti, ma anche di Monti, travestito da Gubitosi e Tarantola con la scusa che era un tecnico super partes, così ora usa il servizio pubblico per la sua campagna elettorale di parte. Youtube è pieno di interviste-scendiletto al Professore, messo alle corde dal Maccari di turno con domande del tipo: “Mi pare che finalmente la contrapposizione fra rigore e crescita sia finita, o sbaglio?”, “Qualcuno ha parlato già di un asse Roma-Parigi: è solo sintonia o c’è qualcosa di più tra Italia e Francia per la crescita e lo sviluppo?”. Stesso repertorio per la memorabile intervista (si fa per dire) al card. Bertone su Vatileaks: “Eminenza, lei è appena tornato da Milano dove ha accompagnato il Santo Padre all’incontro mondiale delle famiglie. Abbiamo visto tutti tantissima gente, una folla immensa, soprattutto tantissimo affetto”. Risposta: “Certo”. Domanda: “In questa inchiesta interna vaticana si è vista una grande prova di trasparenza”. Riposta:”Come no”. La D’Urso, al confronto, è la pasionaria Dolores Ibarruri. Ora lo scandalo non è che B. vada in tv (ci vanno tutti) né che suggerisca le domande alla D’Urso (i servi professionisti anticipano gli ordini). È che le tv siano sue, così come Rai3 è del Pd, e il Tg1 e Vespa sono di tutti (i potenti, ovvio). Perciò nessuno ha mai fatto una legge sul conflitto d’interessi. Quindi, per favore, chiunque abbia governato anche solo un giorno in questi 20 anni ci risparmi le filippiche: non attaccano più. Appena un politico, in un talk a caso, denuncia il conflitto d’interessi, il pubblico dovrebbe alzarsi in piedi e prorompere in una sonora pernacchia. Così questi paraculi la piantano di prenderci in giro.

Il ballottaggio

Sottotitolo: non mi preoccupano le iperbole di Grillo, parole che lasciano il tempo che trovano non essendo lui candidato a fare alcunché nemmeno se il movimento prendesse il 90% alle prossime elezioni. Mi preoccupano molto, e invece, le reali intenzioni di chi voce in capitolo ce l’ha e ce l’ha sempre avuta. A sinistra, ops, pardon, “a centrosinistra” come a destra.

 

Sono sempre andata a votare, non ho mai saltato un appuntamento col seggio, siamo una famiglia che ai valori ci crede, mio padre si faceva portare al seggio anche quando non camminava più, su una sedia a rotelle, quindi, alla luce dell’esito di queste primarie non accetto lezioni di educazione civica relative ad elezioni  organizzate in modo tale che dovessero andare a finire in un certo modo, primarie a cui poteva partecipare solo chi accettava di essere inserito nella categoria degli elettori di centro sinistra.

Io non sono un’elettrice di centro sinistra.

In questo paese la massima espressione della sinistra ha come punto di riferimento un cardinale. Il segretario vincente, del partito dei “ma anche [no]”, un papa.

Vendola, di famiglia comunista e cattolica sarebbe stato il meno peggio, ma Vendola vuole il matrimonio per gli omosessuali e il pd no, Vendola è l’unico che ha parlato di uguaglianza e di diritti civili applicati, il pd questo non lo può fare perché dentro c’ha la Bindi e Fioroni che piuttosto di lavorare per rendere questo paese più civile si farebbero arrostire su una pira.

 A me preoccupa proprio per un fatto culturale che Renzi sia stato preferito a Vendola. L’ha spiegato molto bene Freccero ieri sera, perché Renzi è un vincente. Perché parla una lingua nuova rispetto a quella della politica tradizionale.

Questa è l’epoca della comunicazione veloce, e Renzi può piacere o no ma ha azzeccato benissimo l’approccio comunicativo.

L’affabulazione romantica non convince, la maggioranza degli italiani non è culturalmente preparata a comprendere il linguaggio di Vendola.

Queste primarie sono davvero una sconfitta, al primo turno vince uno che fa parte del parlamento e che ha appoggiato tutti i provvedimenti che hanno ridotto gli italiani sul lastrico. Nel 2012 ancora si parla  ancora di destra e sinistra, di fascisti e comunisti, un modo di guardare alla politica dannoso e che sta  portando il nostro paese allo scatafascio, ci si accontenta di dare il voto a chi rappresenta in modo ideologico un partito pur sapendo che non può farcela piuttosto che puntare su un voto di opinione, innovazione, cambiamento, di Pertini, ce n’è stato solo uno.

Gente che ha votato Vendola scrive che pur di non veder vincere Renzi voterà Bersani, lo stesso che pubblicamente ha detto che tra i due preferisce il rottamatore, liberi tutti  di farlo ma poi ad aprile non ci lamentiamo se al governo vedremo ancora i signori di destra.


Capitolo due euro: democrazia partecipata non significa consegnare soldi alla politica e ai partiti per poi lasciare che partiti e politica facciano un po’ quello che vogliono, dunque quel che hanno sempre fatto.

L’obolo preteso significa dare alla politica ancora potere economico, che invece è quello che andrebbe senz’altro diminuito, visto l’uso sconsiderato che fa la politica coi soldi dei cittadini.  I due euro avrebbero avuto un senso se i partiti  non prendessero già  i rimborsi, allora ci poteva stare il discorso sui costi dell’organizzazione, ma loro i soldi ce li hanno, nonostante un referendum che ha detto, che aveva stabilito che gli italiani non vogliono più finanziare i partiti politici, visto l’uso sconsiderato che poi fanno con quei finanziamenti.
Chi ha votato Vendola come farà a votare Bersani al ballottaggio per non far vincere Renzi? E’ un trip pazzesco. Siamo di nuovo al voto con la molletta al naso perché parliamoci chiaro, chi è di sinistra e ha votato Vendola, a mettere la crocetta su Bersani non ce la dovrebbe fare.
Bersani aveva già anticipato che se avesse vinto lui si sarebbe portato Renzi e non Vendola, perché Renzi è del pd e Vendola no. Ieri sera la Bindi ha promesso il regolamento di conti interno al congresso perché a lei Renzi proprio non va giù. 
E’ questa la politica? è ancora questa, la politica?

…and the winner is

Sottotitolo: La cosa positiva è che da oggi casini c’entra un po’ meno.

Tutti vogliono i matrimoni gay ma poi Bersani cita il papa e Vendola il cardinale [Zoro] #ilconfrontoSkyTg24

Il  vero vincitore è Murdoch, un imprenditore della comunicazione che ha avuto  il merito di mettere su una televisione DAVVERO al servizio della gente.
Nei paesi sani la normalità è questa, confronti e dibatti politici seri, concetti espressi con toni rispettosi e termini comprensibili, altro che i teatrini a cui siamo abituati noi e ai quali TUTTI, anche chi avrebbe dovuto prenderne le distanze si sono adeguati, due nomi a caso Lerner e Santoro che non disdegnano neanche loro presenze insopportabili, che non dicono nulla, gente invitata apposta per armare la rissa a vantaggio dello share. Per non parlare di Floris dalla cui ribalta si è formato un personaggio orribile come l’ex presidentessa ostriche&champagne.
Una cosa che,  fatta nelle televisioni commerciali dove bene o male si è condizionati dai desiderata degli editori di turno potrebbe essere anche tollerata,  ma  nella tv pubblica è inaccettabile in quanto gli editori sono i cittadini che pagano.
Nei paesi appena un po’ normali è la gente a pretendere un’informazione che faccia il suo dovere, ed è ben chiara la differenza fra gossip e – appunto – informazione.
Altro che chiamare questa e quello “affinché si sputtanino da soli”.
Come se non l’avessimo capito tutti chi si è già ampiamente sputtanato in tutti questi anni.

Nel frattempo andrebbe ricordato che tutti ieri sera hanno detto praticamente che la riforma Fornero fa schifo, compreso Bersani che probabilmente ha dimenticato di averla votata insieme al suo partito a beneficio del suo sostegno a Monti “senza se e senza ma”.

Di primo acchito

Sottotitolo: voterò solo per chi ha detto che i diritti sono uguali per tutti.

Nota a margine, alla domanda: “due nomi per il pantheon del centrosinistra” nessuno dei “Fab Five” ha citato  Enrico Berlinguer e Sandro Pertini.

Questo è un paese dalla memoria corta, ecco perché in meno di settant’anni è stato consegnato due volte nelle mani di due distruttori di civiltà e democrazia.

 

Vendola 8 per i diritti civili [ma per favore, trovati un altro punto di riferimento, ne abbiamo le palle piene, con tutto il rispetto per il cardinal Martini che era una persona degna, di una politica che infila fede e religione ovunque].

Renzi 6emmezzo per aver citato quella parolaccia impronunciabile ormai da tutti che è “conflitto di interessi”, il vero cancro che ha distrutto l’Italia prim’ancora della crisi.

Tabacci 7 perché è molto più a sinistra di Rosi Bindi e perché è un galantuomo della politica, non glielo dite per carità, altrimenti ci ripensa.


Laura Puppato 6 per la buona volontà.


Bersani NP: la citazione su papa Giovanni ha annullato la possibilità di qualsiasi giudizio da parte mia. I punti di riferimento di un leader moderno, europeo che si appresta a candidarsi alla guida di un paese laico e bisognoso più che mai di smarcarsi dalle influenze vaticane qual è il nostro  deve necessariamente avere altri punti di riferimento.

Bersani che cita papa Giovanni da inserire nel pantheon di sinistra toglie anche l’ultimo dei dubbi sul pd, almeno a me.