Aspettando il governo di “salvezza nazionale”

Sottotitolo: berlusconi senatore a vita è la risposta perfetta a tutti quelli – e sono stati tanti – che in questi anni avrebbero regalato volentieri il perdono istituzionale all’impostore fuori legge purché ‘si andasse avanti’, ‘non si parlasse più di lui’.
Invece questo sarebbe, anzi è solo il più pericoloso dei precedenti, perché questo paese sforna berlusconi con una frequenza impressionante e quando saranno i futuri berlusconi a chiedere il salvacondotto, il perdono dello stato, quando saranno loro a fare in modo che si chiudano i loro crimini nell’ennesimo armadio della vergogna come se fossero solo uno spiacevole episodio non gli si potrà dire di no.

A proposito del bel governo di “salvezza nazionale” che verrà la fregatura, il tradimento non è solo una questione politica ma proprio aritmetica, matematica: quando qualcosa, qualsiasi cosa viene condivisa dalla politica in modo assolutamente trasversale e tutt’altro che obtorto collo, nessuno, mi pare, sta dimostrando scontentezza, al contrario sembrano tutti molto sollevati, il dubbio che possa andare meno bene o per niente per i cittadini, è tutt’altro che peregrino. 
Oggi probabilmente verranno ributtati nell’agone politico personaggi vecchi che qualcosa, alcuni, tipo Amato, Vietti molto, hanno fatto per collaborare allo sfascio, ma la gran parte dell’informazione si guarderà bene dal farlo notare.

Domani sarà tutto un fiorire di sospiri di sollievo.

Come sempre per me la responsabilità maggiore è di quella stampa e di quella informazione che hanno rinunciato al loro mandato/dovere che è quello di informare la gente, non di non turbare i sonni di Napolitano e nemmeno di nascondere fatti e notizie  per “non demonizzare l’avversario”,  che poi è  lo stesso che gli paga lo stipendio.

Indecenze a getto continuo, ma poi tutti a portare corone di fiori sugli altari della patria e ai monumenti dei morti ammazzati di mafia. E di stato.

Se avanza un’oretta a chi passerà di qua consiglio la visione di questo video, per capire come si costruiscono i berlusconi in politica, si mantengono, i berlusconi in politica e perché. 

In questo paese non disturba solo l’informazione, disturba TUTTO ciò che è MEMORIA, rovina il giochino di chi mette il cappello sul 25 aprile e poi si presta ad operazioni incostituzionali tipo permettere che un parlamento si riempia di delinquenti e di fascisti, spesso riuniti in un’unica persona,  e fare governi di “salvezza nazionale”. 

 L’Italia è un paese in mano a dei manipolatori, gente disposta a rinnegare la storia pur di trarne un vantaggio suo salvo poi prendersela col ‘buffone’ perché dice, giustamente, che il 25 aprile è una festa morta non perché abbia perso di significato ma perché è stata ammazzata da chi, invece di essere tutore e garante della Costituzione se ne è fatto beffe per propri tornaconti personali prim’ancora che politici. 

Grillo ha avuto un grande, grandissimo merito, quello di presentare la politica, quella bella, tradizionale che piace a S.M Giorgio II, in tutta la sua squallida pochezza. Non perché non sapessimo già che fosse così, e nemmeno per la teoria del ‘so’ tutti uguali’ ma perché tra la scelta di salvare se stessa e il paese ha preferito salvare se stessa e il fuori legge.

Quando e se  tornerà un vero 25 aprile, probabilmente noi non ci saremo più.
L’annientamento di quella data è iniziato il 1 maggio del ’47, tutto il resto è conseguenza.

Ma di questo nessuno parla, nessuno, a parte i “faziosi” dice che se la Costituzione fosse stata rispettata davvero  i delinquenti sarebbero in galera e non a decidere le sorti del paese, dello stato.

 In un paese normale, democraticamente maturo sarebbero i cittadini a non tollerare un presidente della repubblica che invitasse il giornalismo a “rasserenare”, invece che a  fare il suo dovere.

Perché il dovere dei giornalisti non è quello di rasserenar tacendo, ma di responsabilizzare DICENDO.

E nei paesi normali questo fanno, indipendentemente dai turbamenti dei coinvolti in fatti, reati, crimini  e dalle conseguenze di un’inchiesta, un libro o un articolo di giornale.

Come dice Travaglio, pensate se in America il nipote del numero due dei democratici venisse arruolato dal partito repubblicano [o viceversa] che potrebbe succedere, semmai fosse possibile una cosa del genere, semmai fosse possibile che uno stato venga mandato allo sbaraglio politico, etico, morale solo perché la politica, sempre quella trasversale, ha deciso che bisogna salvare a tutti i costi un delinquente impunito. 
E bisogna avere molta fantasia per immaginarsi Obama che dice ai giornalisti: mi raccomando, fate i bravi in questa “delicata fase politica”.

La storia siamo loro
Marco Travaglio, 27 aprile

È vero, è vergognoso — come fanno notare giornali e storici a proposito del 25 aprile — riscrivere la storia a proprio uso e consumo secondo le convenienze del momento. Ma sbagliano bersaglio. Avremmo voluto leggere le loro dotte dissertazioni quando Napolitano e i suoi corifei hanno giustificato le larghe intese con B. commemorando Gerardo Chiaromonte, tirando in ballo il compromesso storico Moro-Berlinguer e dimenticando che quel progetto politico (discutibile finché si vuole) mirava a coinvolgere nell’area di governo un grande partito, il Pci, in forte ascesa nella società ma tagliato fuori dal dopoguerra a causa della conventio ad excludendum nata dalla guerra fredda. Qui invece si tratta di salvare le chiappe a Pdl e Pd, due partiti in picchiata (hanno perso 9 milioni di voti alle ultime elezioni), il primo dei quali posseduto da un imputato-impunito-ineleggibile-impresentabile che ha governato ufficialmente 12 anni su 20 e ufficiosamente 20 anni su 20 e solo un mese fa mandava i suoi parlamentari a occupare il Tribunale di Milano. Purtroppo nessuno ha invitato Napoletano & C. a ripassare la storia e soprattutto a non bestemmiare la memoria di Moro e Berlinguer. Ma le bestemmie non sono finite, perché Repubblica, nelle pagine della cultura, accanto alla recensione del saggio Manipolare la memoria, ospita un articolo dello storico Lucio Villari che arriva a paragonare l’inciucio Napoletta Pd-Pdl al “connubio” fra Camillo Cavour e Urbano Rattazzi nel marzo del 1852: “Una situazione politica e parlamentare più o meno analoga a quella attuale”. Forse è uno scherzo, come riconosce lo stesso Villari quando scrive che il connubio che portò il Conte, “capo della destra liberale”, alla presidenza del Consiglio col sostegno dei riformisti rattazziani e con “l’ostilità dei reazionari e del re”, “si basava su un progetto di grandi riforme economiche e sociali molto avanzate” e “su un’idea di libertà che Cavour intendeva tale solo se incardinata su quelle riforme”. Riforme che poi si fecero e aiutarono “i patrioti liberali e i democratici garibaldini e mazziniani di un’Italia che lottava per il risorgimento nazionale”. Qui l’unico risorgimento che si intravede è quello delle salme della prima e della seconda Repubblica che hanno portato il Paese al disastro e s’aggrappano al progetto restauratore di Napoletano e dei suoi presunti “saggi”. Qualche storico libero, casomai esistesse, potrebbe poi far sommessamente notare al capo dello Stato che qualcosa non quadra anche nella sua libera ricostruzione della Resistenza. Che, a suo dire, deve insegnarci a mantenere “coraggio, fermezza e senso dell’unità” anche nella fase politica attuale. Un’altra giusti(misti)ficazione delle larghe intese. Ma, se la Resistenza avesse badato alle larghe intese, non avrebbe visto contrapposti, e l’un contro l’altro armati, gli italiani che avevano scelto il fascismo e l’alleanza con i nazisti nella Repubblica Sociale e gli italiani che avevano scelto la democrazia e la libertà. Se è vero che la Repubblica Italiana è nata dalla Resistenza e che la Costituzione è nata contro il fascismo, di quale “unità” vanno cianciando lorsignori? In questi vent’anni, dalla Bicamerale in poi, ci sono politici (soprattutto di centrodestra, ma anche di centrosinistra) che hanno calpestato — con leggi incostituzionali, controriforme della Costituzione, comportamenti e atteggiamenti incostituzionali — i principi fondamentali della Carta: lavoro, pace, giustizia, legalità, libertà di informazione e di espressione, diritti delle minoranze, beni comuni, unità nazionale, divisione dei poteri. Sono gli stessi che ora si apprestano a rimettere le zampe sul governo e sulla Costituzione. Oggi il peggior modo di rispettare la storia e la memoria è proprio quello di dimenticare chi sono Berlusconi e i suoi complici, cos’hanno fatto e cosa vogliono ancora fare.

Ma che bel paese, l’Italia

Sangue sul Monte dei Paschi di Siena
Si uccide l’ex portavoce di Mussari

David Rossi, 51 anni, capo area comunicazione della banca, si è buttato dalla finestra del suo ufficio

Dal Banco Ambrosiano a Parmalat, i casi di suicidio dei ‘custodi dei segreti’ negli scandali finanziari

Quando succedono cose molto gravi c’è sempre la vittima che paga per tutti.
Chissà come mai l’ex portavoce di Mussari, direttore della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena  si è suicidato.
E chissà perché invece di suicidarsi le persone non si liberano, dicendo quello che sanno, perché chi si suicida qualcosa la sa, cose talmente gravi da non riuscire a portarne il peso.
E chissà perché una vita umana deve valere meno di uno scandalo finanziario, l’ennesimo, sul quale, come sempre accade in questo paese, non si saprà mai la verità.

Ora mi aspetto – dopo la santanchè che puntuale è arrivata con le sue dichiarazioni contro la Magistratura colpevole di indagare sulle ladrate anche quando riguardano eccellenze e istituti come le banche – che  qualche altro solone  dica che Marco Lillo, il giornalista del Fatto Quotidiano  che ha dato la stura a questa porcheria riguardo MPS, avrebbe dovuto farsi i fatti suoi, così come dissero di Rizzo e Stella quando uscì La casta, il libro sui ladri di stato. Perché in questo paese come al solito il colpevole della febbre non è l’infezione, ma il termometro che se ne accorge.

Perugia, gli negano finanziamento
Uccide due impiegate regionali

L’assassino/suicida di Perugia aveva un porto d’armi per attività sportiva, ecco, io mi aspetto che chi usa un’arma per sport, quando non fa sport sia OBBLIGATO a riconsegnarla e che non si vendano armi che uccidono a chi non ha una licenza di uccidere ma solo quella  di poter giocare con un’arma. Specialmente quando le condizioni di salute non dovrebbero consentire il possesso di un’arma.

Posto che a me quelli a cui piacciono le armi anche solo per gioco proprio non riescono a piacermi mai.

Una persona normalmente equilibrata non dovrebbe avere una certa adorazione per le armi.

Chi ha ucciso ieri aveva acquistato l’arma solo qualche giorno fa.

La crisi sarà anche responsabile delle innumerevoli tragedie, suicidi, che accadono fra cui quella, inspiegabile, di ieri che ha avuto come vittime due incolpevoli impiegate di un ufficio di rappresentanza di parte dello stato.
Impiegati e funzionari dello stato non c’entrano nulla coi nostri problemi personali, sono persone che molto spesso vivono gli stessi problemi di chi vorrebbe riversare su di loro i suoi. Una delle due donne uccise era una precaria.

Ma quanto è colpevole uno stato in cui si può vendere un’arma da fuoco a una persona che in passato ha avuto problemi psicologici? quanto è responsabile uno stato dove i governi non impongono leggi severe per obbligare ai controlli medici chi compra e detiene armi per attestarne la salute sotto il profilo psicofisico? perché avere in tasca un po’ di marijuana che fino a prova contraria non ammazza nessuno deve essere un reato e significa rischiare l’arresto, la galera come è accaduto a Stefano Cucchi  che da quella galera è uscito da morto mentre chi si tiene una pistola in tasca in casa non viene controllato da nessuno? sarebbe troppo pretendere che lo stato, visto che dei nostri soldi vuol sapere tutto per mezzo del controllo nei nostri conti in banca, col redditometro, organizzasse anche una banca dati dove registrare chi ha turbe psichiche affinché non abbiano mai la possibilità di acquistare armi – nonché quelli che già le posseggono per invitarli periodicamente a farsi visitare –  e che chi vende armi da fuoco come minimo debba pretendere un certificato medico dall’acquirente? quello che più di tutto manca in questo paese è la serietà di chi è chiamato a pretendere che responsabilità e serietà vengano poi messe in pratica anche dai cittadini.

Una semplice patente di guida richiede  controlli più frequenti del possesso di un porto d’armi: è normale? io dico di no.

Pd, Bersani: ‘Noi mai con il Pdl’
D’Alema: ‘Complesso dell’inciucio’

Qualcuno dicesse all’altro dissociato da se stesso, che “il complesso dell’inciucio” ha un nome e un cognome, con un piccolo sforzo di autocritica può arrivarci anche da solo a indovinare. E che non ci sarebbe nessuna paura di compromessi politici, quando sono finalizzati DAVVERO al bene comune e non, come è sempre accaduto in questi ultimi tre lustri, al salvataggio di chiappe ‘eccellenti” e ancorché flaccide.

Mission impossible
Marco Travaglio, 7 marzo

 

Ieri Bersani era chiamato al massimo sforzo per rendere almeno possibile la mission impossibile di un governo Pd-M5S. E in un certo senso il suo massimo l’ha dato con gli 8 punti del “nuovo” programma. Purtroppo il suo massimo è molto meno del minimo che potrebbe consentire ai neoeletti del M5S di giustificare davanti ai loro elettori l’eventuale appoggio a un governo. E quel minimo potrebbe garantirlo solo un’alta personalità della società civile, non compromessa con i partiti e gl’inciuci dell’ultimo ventennio: come ha proposto Santoro. Anche perché dire “mai al governo con B” mentre si governa con B. da 16 mesi, fa sorridere (“mai più al governo con B.” sarebbe più credibile). Intendiamoci: fra gli 8 punti ci sono anche cose buone. Che però — a parte la legge elettorale alla francese — sono pure le più vaghe o diluite in tempi lunghi (e nei tempi lunghi saremo tutti morti): rinegoziare in Europa i vincoli di bilancio, peraltro sottoscritti da Monti con l’appoggio del Pd; salario minimo per chi non ha lavoro, che peraltro il Pd definiva insostenibile quando lo proponeva Grillo; norme costituzionali per abrogare le province e dimezzare i parlamentari; legge sulla responsabilità giuridica dei partiti; tagli e taglietti qua e là su compensi e poltrone negli enti locali; nuove norme su corruzione, falso in bilancio, reati fiscali, autoriciclaggio, voto di scambio e addirittura riforma della prescrizione (appena accorciata dalla legge Severino, su proposta del Pd, con salvataggio di Penati e delle coop rosse); e altri bei propositi. Non una parola sui cavalli di battaglia del M5S che l’han portato al successo in tutt’Italia e addirittura al trionfo in Val Susa, a Siena, a Taranto e così via: via i fondi pubblici a partiti e giornali; via le leggi 30 e Fornero; via dal Parlamento tutti i condannati, anche sotto i 2 anni; no alle grandi opere inutili, dal Tav Torino-Lione al Terzo Valico, e agli F-35; via i sussidi a banche e imprese private (Mps, Fs, Autostrade ecc.); basta con i Riva che violano la legge all’Ilva; inversione di rotta sui rifiuti, per ridurre progressivamente i materiali inceneriti; antitrust per tv e pubblicità; ritiro delle truppe dall’Afghanistan; tetto alle pensioni d’oro. Totalmente ignorata anche la campagna online di MicroMega , che ha raccolto 130 mila firme in cinque giorni, per dichiarare subito ineleggibile B. ai sensi della legge 361/1957 sui concessionari dello Stato. Anzi il modello da seguire per i conflitti d’interessi è la legge-brodino approvata in commissione “alla Camera nella XV legislatura” (2006-2008). Una barzelletta. Il testo, scritto da Franceschini, Bassanini e Violante (“Si tratta di perfezionare la legge Frattini”) e nobilitato dalle firme di Elia e Onida, riguarda solo i conflitti dei membri del governo, non dei parlamentari; e soprattutto non prevede alcuna ineleggibilità, ma solo il passaggio delle azioni delle imprese del titolare del conflitto a un blind trust, un fondo cieco. Ma così si può risolvere il conflitto d’interessi “attivo”: quello di chi, al governo, potrebbe legiferare a vantaggio delle proprie aziende. Non certo quello “passivo”: di chi, al governo, viene favorito dalle proprie aziende — tipo tv e giornali — nel mantenere o nell’acquisire consenso presso l’opinione pubblica. Insomma, se B. rimane un semplice parlamentare, anche se diventa capogruppo del Pdl o presidente del Senato, non gli succede niente; casomai tornasse al governo, le sue azioni di Mediaset, Mondadori ecc. finirebbero nel fondo cieco, ma i suoi giornalisti continuerebbero a vederci benissimo (e comunque, a quel punto, potrebbe abrogare la legge). Sarà un caso, ma il primo a escogitare il blind trust (Montanelli lo chiamava “blind truff”) per risolvere il conflitto d’interessi di B. era stato, nel 1994, lo stesso B. Insomma, i 5Stelle un governo Bersani non possono appoggiarlo. Ma Berlusconi sì.

Bavaglio tecnico, che idea

In un paese democratico definito “parzialmente libero”  dalle classifiche internazionali (l’ultima di Reporter Sans Frontières ci piazza al 61° posto  dopo Cile e Corea del Sud, per dire)   per quanto riguarda la libertà di informazione il ministro Severino intravvede il pericolo nei blog.
E riesce perfino a dirlo restando seria.

“Per Severino quello dei blog è «un fenomeno certamente positivo per certi aspetti, ma nel quale si possono annidare anche cose negative, può essere un punto criminogeno. Questo mondo va regolamentato e pur nella spontaneità che ne rappresenta la caratteristica non può trasformarsi in arbitrio»”.

Lettera 43 allarga il tiro. I blog rappresentano un fenomeno pericoloso. Almeno così la pensa il ministro della Giustizia, Paola Severino, secondo cui bisognerebbe «reprimerne l’abuso». Intervenendo a Perugia a un dibattito su etica e giornalismo, il Guardasigilli ha spiegato: «Il giornale ha una sua consistenza cartacea. Il giornalista e l’editore sono individuabili ed è dunque possibile intervenire. Il blog ha invece una diffusione assolutamente non controllata e non controllabile. È in grado di provocare dei danni estremamente più diffusi. Ecco perché bisogna vederne anche la parte oscura».

[Nella ricerca presentata da Enrico Finzi si sostiene che internet è la fonte più attendibile mentre i giornalisti sono considerati scarsamente attendibili.]

Questa è la considerazione che ha la politica (anche quella sobria) dei cittadini: una massa di idioti che non sanno distinguere il buono dal cattivo e ai quali serve sempre la manina per attraversare la strada. Dove per ‘manina’ s’intende ovviamente censura. Che poi l’Italia sia già un paese da sempre considerato e classificato parzialmente libero in fatto di libertà di informazione  ed è l’unico paese democratico in cui al possessore di almeno l’ottanta per cento dei media suddiviso fra giornali, televisioni private, controllo diretto su quella pubblica, case editrici eccetera sia stata consentita l’ascesa politica è solo un dettaglio che, evidentemente alla Severino (e non solo a lei, purtroppo), deve essere sfuggito. Così come deve esserle sfuggito che in Italia non c’è una legge che regolamenta il gigantesco conflitto di interessi che, grazie a berlusconi e alla politica che non lo considera un problema non è mai stato affrontato come invece sarebbe stato opportuno fare.

Così come si fa in tutti i paesi normalmente civili dove O fai l’imprenditore, l’editore,  O fai il politico.

Dove la stessa persona non può fare il controllore e il controllato.
Tutte le piattaforme hanno gli strumenti per impedire che vengano veicolati messaggi inneggianti ad odii di vario genere, istigazioni e apologie. La tutela legale esiste già. Basta ricorrere al giudice.
Il tema che il centrodestra (governo compreso)  e di una politica letteralmente terrorizzata dalla potenza dei social network, dei blog e di chiunque esprima pubblicamente un dissenso, stanno cercando di far passare è che chiunque possa pretendere la censura senza bisogno di ricorrere al giudice.

Il che significa non poter pubblicare più niente su  niente e nessuno.

Pensare che debba essere la censura preventiva ad impedire gli abusi è una solenne STRONZATA.
Oggi, inoltre, basta venire a conoscenza del codice IP di un utente per mettere in moto la giustizia, sporgere regolari denunce.
Internet non va “normalizzato”, controllato, censurato, si dovrebbe semplicemente incentivare un buon uso della Rete, ma questo come sempre è solo un fatto culturale che non va risolto con la censura ma con l’educazione.

Bavaglio tecnico, che idea
 Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 27 aprile

Ideona: una legge bavaglio sulle intercettazioni. Siccome non l’aveva ancora avuta nessuno, se ne sentiva proprio la mancanza. Ieri ci ha pensato la ministra della Giustizia Paola Severino, al Festival del giornalismo. Lì la Guardasigilli ha detto anche cose pregevoli: la cronaca giudiziaria deve riportare “non solo le voci dei magistrati, ma anche quelle della difesa”; e i danni subiti dall’accusato poi assolto sono ingigantiti dalla lunghezza dei processi, che allontana a dismisura il momento del giudizio definitivo. Purtroppo, come tutti i suoi predecessori, la Severino non fa nulla né spiega come intende abbreviare i tempi. Eppure le soluzioni sono semplici: ridurre il contenzioso (Davigo e Sisti, in Processo all’Italiana edito da Laterza, spiegano come si fa) e le fasi del giudizio, che in Italia sono almeno cinque: indagini preliminari, deposito atti, udienza preliminare, primo grado, appello e Cassazione. Basta abolire il deposito atti e l’appello (fuorché in presenza di prove nuove) e rendere convenienti i riti alternativi (patteggiamento e abbreviato) bloccando la prescrizione al rinvio a giudizio, per dimezzare i tempi della giustizia e liberare enormi risorse finanziarie e umane. Sulla cronaca giudiziaria e sulla pubblicazione di atti d’indagine e intercettazioni, la Severino una soluzione la indica: ma è quella sbagliata. La stessa già battuta (fortunatamente con scarso successo) dal centrosinistra col ddl Mastella e dal centrodestra col ddl Alfano: “Filtrare ” e “limitare ” le notizie pubblicabili durante l’inchiesta perché “è nelle fasi interlocutorie delle indagini che più di frequente avviene la diffusione della notizia”. Dunque il pm o il gip dovrebbero “escludere le notizie che non sono rilevanti e attengono esclusivamente alla sfera personale delle persone interessate dal provvedimento, anche quando il provvedimento viene consegnato alle parti”, cioè non è più segreto. Nel 2012, in piena comunicazione globale, siamo ancora lì a spaccare il capello in quattro per distinguere fra notizie pubbliche e pubblicabili, e fra giornali e blog (che, per la Severino, “fanno più danni dei giornali”). Una follia e una sciocchezza. Una follia perché, una volta notificati gli atti (si spera completi) agli avvocati, questi non hanno alcun dovere di mantenere il segreto, nemmeno sulle notizie non penalmente rilevanti, anzi hanno spesso l’interesse a farle trapelare.
Una sciocchezza perché ciò che non è rilevante per il pm o per il gip può esserlo, e molto, per il giornalista e per i lettori, cioè per i cittadini elettori. Al magistrato interessano i reati, al cittadino (e dunque al cronista che ha il dovere di informarlo) anche le questioni etiche, deontologiche, politiche e persino personali, se si parla di un personaggio pubblico che magari predica bene e razzola male. Altro che “secretare informazioni che metterebbero in crisi le indagini” e “intercettazioni non rilevanti per il procedimento” per “salvaguardare la sfera personale”. La secretazione delle notizie a fini investigativi è già prevista dal Codice. Quanto alla sfera personale dell’indagato o, ancor di più, del non indagato, è già protetta dalla legge sulla privacy, che prevede sanzioni penali.
Esempio: Bossi non è indagato, ma se il suo tesoriere tiene la sua famiglia allargata a libro paga coi “rimborsi elettorali”, gli elettori lo devono sapere. E devono sapere se Formigoni, non indagato, si fa pagare le vacanze da un faccendiere che ingrassa grazie all’amicizia con lui nella sanità convenzionata. La ricetta per garantire una cronaca equilibrata non è dunque filtrare e secretare, ma al contrario fornire ai cronisti tutte le carte dell’inchiesta non coperte da segreto, e anche delle indagini difensive. Intercettazioni comprese. Spetta poi al cronista pubblicare quelle di interesse pubblico e lasciar perdere le altre. Se sbaglia o diffama o viola la privacy, paga. Ma almeno ha il quadro completo dei fatti.
 E, se qualcuno ha paura dei fatti, sono affari suoi: male non fare, paura non avere.