Per fortuna dopo l’otto arriva sempre il nove. Anche a marzo

L’otto marzo è maschio e nessuno ha ancora fatto niente per ovviare a questa insopportabile diseguaglianza di genere di un calendario i cui mesi finiscono a maggioranza di “O” e a minoranza di “E”?
Laura Boldrini non ha un calendario sulla sua scrivania?
Basta con la supremazia maschile nei mesi dell’anno, maschio pure lui.
Deve fini’ ‘sta storia.

***

 

 

Il 97% dei morti sul lavoro sono uomini perché naturalmente la parità sì e ad ogni costo ma sul ponteggio al decimo piano spesso senza le misure necessarie e obbligatorie di sicurezza continuano ad andarci gli uomini; la parità sì, e a tutti i costi ma poi a respirare i veleni nell’acciaieria ci vanno sempre gli uomini.  La parità sì, sempre e comunque ma poi le leggi in materia di separazioni e divorzi continuano a favorire le donne.
Vogliamo le quote rosa non per merito ma per ristabilire la percentuale “tanti uomini tante donne” perché “donna è bello ed è sempre meglio” poi chi se ne frega se tutto quello che porta in dote la ministrA raccomandata è la sua inesperienza e se ne vanta pure.
Continuiamo a farci confondere dalla propaganda femminista sulle “tre donne al giorno che muoiono per mano dell’uomo”, da statistiche gonfiate, pompate per costruire un’emergenza sociale che nei fatti non c’è.
Nelle statistiche sulla cosiddetta violenza di genere viene infilato tutto per poi ottenere la stracitata cifra delle “tre donne al giorno che muoiono per mano di un uomo”. Poi poco importa se quell’uomo è un figlio, un padre, un nipote o il fratello che commette violenze, omicidi per motivi che non hanno niente a che fare col “delitto passionale”.
Oggi la ‘ndrangheta, la mafia più pericolosa e diffusa non solo in Italia ma nel mondo è comandata anche da donne che ordinano omicidi, controllano la spaccio di droga, le donne, quelle angelicate che le religioni hanno relegato a ruoli di second’ordine che trafficano in armi, decidono la vita ma soprattutto la morte anche dei loro amanti quando non servono più ma si continua a diffondere il dogma indiscutibile dell’uomo sempre carnefice e la donna sempre la sua vittima.
Vogliamo il rispetto per le scelte libere ma poi sono proprio certe femministe ad essere contrarie ad un riconoscimento economico per le donne che scelgono di stare a casa, e che saranno poi quelle più a rischio povertà e indigenza in vecchiaia.
Una donna che sta a casa fa risparmiare lo stato, non esige per sé e per i figli quei servizi necessari alle donne che lavorano fuori, i lavori di casa non sono meno usuranti e meno rischiosi di molti che si svolgono fuori, le responsabilità non sono meno onerose, e a “fine carriera” qualcosa le si potrebbe restituire, magari al posto dei noiosissimi discorsi da otto marzo dei presidenti della repubblica, naturalmente uomini.
Ci sono donne che vivono benissimo la loro condizione di manager di se stesse libere di fare, di non fare, di quando e come fare, a differenza della maggior parte degli uomini che non hanno la stessa libertà. Il vero obiettivo condiviso dovrebbe essere finalmente il riconoscimento da parte dello stato e della società che ogni scelta di una donna quando è libera va rispettata e riconosciuta come il proprio impegno sociale anche quando non è condivisa, che una donna che fa solo la moglie, la madre non vale meno della ricercatrice scientifica costretta ad emigrare all’estero perché qui nessuno se la fila o dell’operatrice del call center, dell’operaia della cooperativa purtroppo costrette a svendere il loro tempo tolto alle famiglie per pochi euro l’ora perché questo è tutto ciò che è alla loro portata o che è stato messo loro a disposizione; non tutte abbiamo avuto la costanza e la bravura di Samantha Cristoforetti capace di coronare il suo sogno di bambina che voleva volare fra le stelle e c’è riuscita, la capacità di Rita Levi Montalcini che allo studio e all’impegno ha sacrificato tutta la sua vita, non si è mai lamentata di aver dovuto scegliere se fare la moglie, la madre o la scienziata di eccellenza mondiale, quasi cento anni fa, non ieri o l’altro ieri.

Non si capisce fra l’altro perché molte delle donne sempre in prima linea per il riconoscimento ufficiale della prostituzione quale professione, mestiere, con tanto di contributi e pensione, non mettano poi la stessa energia nella richiesta di un sostegno anche per quelle donne che non hanno messo la carriera e il lavoro in cima alle loro priorità. Valgono forse meno quelle donne che per un lungo periodo della loro vita vanno a letto con un uomo solo?

Ma questo nel paese atrofizzato dall’ignoranza e dalla propaganda non si può dire perché altrimenti si vanificherebbe tutto l’edificio femminista costruito intorno alle donne SEMPRE vittime dei maschi cattivi: perché l’uomo quando è cattivo diventa chissà perché maschio ma la donna è sempre donna: quando è brava e competente, cattiva o un’incapace raccomandata o quando è vittima della società ingiusta che proprio non vuole riconoscere alle donne non la parità ma la superiorità di genere, non COME gli uomini ma MEGLIO degli uomini, DI PIU’ degli uomini. Questo chiedono infatti le famigerate “quote rosa” che non guardano alla competenza e al merito ma ai numeri che poi fanno la percentuale, proprio come ha fatto il giovine podestà in parlamento. 50 e 50, di che, non è dato sapere.

Non si può dire per non smentire tutto ciò che viene propagandato per veicolare la figura e l’immagine della donna sempre indietro, salvo poi fare finta che non esistano quelle donne che una volta raggiunte posizioni di comando si comportano come e peggio dei peggiori uomini. O che non esistano le donne come la Madia che è potuta diventare ministrA senza una sola competenza né un merito ma solo perché indecentemente raccomandata e appoggiata da uomini potenti.
Dove sono le donne che si potrebbero organizzare in un partito, un’azienda, un’impresa a maggioranza femminile visto che numericamente siamo di più, magari al posto di continuare a farsi scegliere da uomini e rivendicare come qualcosa di importantissimo da fare scemenze come la declinazione degli aggettivi al femminile? Le femministe di una volta si battevano per i diritti importanti, quelli che ad averceli cambiavano la vita, non la grammatica e la sintassi.
Ecco perché penso che per tutto questo e per molto altro il mondo sarà un po’ migliore di come è quando non servirà un giorno dedicato per regalare un fiore, una cravatta nuova, per riflettere sulle cose importanti e per chiedere tutto ciò che dovrebbe essere normale avere non “in quanto donne” visto che nascere femmine non è un merito personale né può mai diventare privilegio, ma in quanto persone.
E il primo rispetto le donne dovrebbero avercelo verso di loro, evitare di farsi coinvolgere in campagne artificiali, fatte da chi ci guadagna visibilità, credibilità mediatica e anche soldi.

La quota [i]rosa, reloaded

Il problema non sono le quote rosa ma è la legge indecente, frutto dell’accordo fra Renzi e un delinquente da galera che non permetterà nessuna scelta.
Altroché ‘n omo e ‘na donna, ‘na donna e ‘n omo come nelle tavolate in pizzeria. Perché mentre noi ci divertiamo a discettare sulle pari opportunità quelli stanno mettendo per legge che i cittadini italiani non devono più avere la possibilità di votarsi il parlamento.
Che forse è una questione più seria.

La “parità di genere” che è prevista dalla Costituzione non significa parità numerica, ed è lì che si appoggia l’incostituzionalità della quota rosa che invece dovrebbe obbligare per legge ad assumere donne al posto di uomini stravolgendo proprio l’articolo 3 che ci fa tutti uguali: parità di genere significa che a parità di ruoli da assegnare bisogna considerare diversi fattori, principalmente competenza e merito di cui però si sente solo parlare ma non espressamente il genere di chi presenta una richiesta davanti ad un’offerta professionale. E rispetto a questo se è vero che esiste una predominanza maschile che nel concreto non c’è perché basta guardare alla pubblica amministrazione, alla scuola, alla giustizia e alla sanità per scoprire che non è vero, mi piacerebbe sapere quante sarebbero le donne favorevoli all’applicazione delle quote rosa ad esempio nei cantieri dove non si va a lavorare con la mise elegante e il tacco dodici: perché poi se quota rosa deve essere deve esserlo per tutto, non solo per il posticino in parlamento.

 Se la battaglia per l’applicazione della parità fosse concentrata sull’ipotesi di ottenere un posto sul ponteggio all’ottavo piano non la farebbe nessuno; tutte le signore a cui oggi si sbriciola il french dalla rabbia starebbero zitte augurandosi in cuor loro che a nessun pazzoide venga mai in mente di mettere per legge che anche le donne devono vestirsi con tuta e anfibi e andare a cementare i foratini. Certo che deve esistere la parità di genere che non è parità anche nei numeri come qualcuno pensa, ma deve esserci per cultura, non per legge. Tante cose devono esserci, la parità rispetto a tutti i diritti che vengono negati da sempre, e il rispetto dell’uguaglianza vera. Non si capisce però perché le stesse persone che quando si parla che ne so, di matrimonio omosessuale, della possibilità di affidare dei bambini ai gay come succede in tutto il mondo civile pensano e dicono che non è il momento, non è MAI il momento e poi davanti alla quota rosa svengono per la negazione del diritto.

***

L’esito della votazione sulle cosiddette quote rosa mi rallegra perché è l’ennesima conferma del vero volto del partito cosiddetto democratico: quello del “mai con berlusconi” e che invece per stare sempre con berlusconi non ha esitato ancora una volta a tradire i suoi e le sue.  Porre la questione del voto secondo coscienza anche su un eventuale provvedimento finalizzato ad obbligare per legge la parità di genere oltre ad essere un’immensa stronzata: non si capisce infatti cosa c’entri la coscienza con una decisione del genere, spiega perfettamente che tipo di coscienza circola nel parlamento della nostra repubblica.

Le quote rosa in parlamento sono una stortura in un paese dove si viene assunti nei posti pubblici per concorso che non guarda al genere: è pieno di impiegate statali donne, di dirigenti pubbliche donne, di insegnanti donne, di avvocati donne, di giudici donne, di magistrati donne che sono lì non grazie alla quota ma perché hanno dimostrato di avere titoli e merito per occupare i loro posti. E non capisco perché si continui a favoleggiare circa l’ipotesi che più donne in parlamento significhi poi automaticamente più garanzie per tutte le donne. Da dove nasce questa leggenda che solo una donna sappia garantire per altre donne.  Una Binetti vale quanto potrebbe valere Rodotà in materia di diritti e di uguaglianza? Chissà perché poi non si pretende la quota rosa ad esempio sul diritto alla genitorialità.  In caso di separazione le donne di questo paese continuano ad essere la parte avvantaggiata: a loro i figli, la casa, il mantenimento. E se il  padre/marito separato ce la fa bene, sennò ‘sti cazzi, per lui non garantisce nemmeno il parlamento maschilista.

Perché così è più chiaro anche il significato del 50/50 nel governo di Renzi al quale non fregava e continua a non fregare nulla della parità di genere quanto invece di rendere operativo il suo accordo elettorale con berlusconi, il cui unico obiettivo è quello di alzare le barricate e impedire ai cittadini di poter eleggere un parlamento semplicemente in quota competenza e onestà.

Perché è vero che la maggior parte degli italiani voterebbe ancora oggi più col culo che col cuore ma è anche vero che gentaglia come quella che si sta cercando di recuperare a tutti i costi, che si è già recuperata come Razzi, Formigoni, Casini e tutta l’orrida compagnia del caravanserraglio delle larghe intese napolitane con una legge decente, civile, giusta avrebbe sicuramente meno possibilità di quante gliene abbiano già concesse le segreterie dei loro partiti.

Perché dalle quote rosa dovrebbero dissociarsi prima di tutto proprio le donne; perché relegare le donne al ruolo di “quota”, ovvero di una parte dell’insieme è prima di tutto un’ammissione di inferiorità; le donne costrette ad elemosinare per legge e per quota il loro posticino al sole, in secondo luogo sono l’opposto e il contrario di quel concetto di meritocrazia col quale tutti si riempiono la bocca ma poi ne fatti, essendo preclusa la possibilità di votare la preferenza, significa rischiare di ritrovarci il parlamento pieno di Prestigiacomo, De Girolamo, Santanchè, Madia, Boldrini eccetera, eccetera.

Parità, rispetto e considerazione non si ottengono per quota e per decreto legge. Questa discussione è stata una buffonata fin dall’inizio, l’ennesima distrazione di massa per distogliere l’attenzione dai veri interessi della politica che sono sempre gli stessi: quelli del mantenimento di un sistema che ha tutelato soprattutto gli incapaci, i disonesti, altrimenti oggi non saremmo qui con Renzi a palazzo Chigi né a parlare di queste cose.

***

La Papessa Laura – Marco Travaglio, 11 marzo

Chissà se madonna Laura Boldrini, papessa della Camera, ha letto di recente I promessi sposi e s’è dunque imbattuta in Donna Prassede, bigottissima moglie di Don Ferrante, convinta di rappresentare il Bene sulla terra e dunque affaccendatissima a “raddrizzare i cervelli” del prossimo suo e anche le gambe ai cani, sempre naturalmente con le migliori intenzioni, di cui però – com’è noto – è lastricata la via per l’Inferno. Noi tenderemmo a escluderlo, altrimenti si sarebbe specchiata in quel personaggio petulante e pestilenziale descritto con feroce ironia da Alessandro Manzoni, e avrebbe smesso di interpretarlo ogni giorno dal suo scranno, anzi piedistallo di terza carica dello Stato. Invece ha proseguito imperterrita fino all’altroieri, quando ha fatto sapere alla Nazione di non avere per nulla gradito l’imitazione “sessista” della ministra Boschi fatta a Ballarò da Virginia Raffaele, scambiando la satira per lesa maestà e l’umorismo su una donna potente per antifemminismo. E chissenefrega, risponderebbe in coro un altro paese, abituato alla democrazia, dunque impermeabile alla regola autoritaria dell’Ipse Dixit. Invece siamo in Italia, dove qualunque spostamento d’aria provocato dall’aprir bocca di un’Autorità suscita l’inevitabile dibattito. Era già capitato quando la Rottermeier di Montecitorio aveva severamente ammonito le giovani italiane contro la tentazione di sfilare a Miss Italia, redarguito gli autori di uno spot che osava financo mostrare una madre di famiglia che serve in tavola la cena al marito e ai figli, sguinzagliato la Polizia postale alle calcagna degli zuzzurelloni che avevano postato sul web un suo fotomontaggio in deshabillé e fare battutacce – sessiste, ça va sans dire – sul suo esimio conto (come se capitasse solo a lei), proibito le foto e i video dei lavori parlamentari in nome di un malinteso decoro delle istituzioni, fatto ristampare intere risme di carta intestata per sostituire la sconveniente dicitura “Il presidente della Camera” con la più decorosa “La presidente della Camera”. Il guaio è che questa occhiuta vestale della religione del Politicamente Corretto è incriticabile e intoccabile in quanto “buona”. E noi, tralasciando l’ampia letteratura esistente sulla cattiveria dei buoni, siamo d’accordo: Laura Boldrini, come volontaria nel Terzo Mondo e poi come alta commissaria Onu per i rifugiati, vanta un curriculum di bontà da santa subito. Poi però, poco più di un anno fa, entrò nel listino personale di Nichi Vendola e, non eletta da alcuno, anzi all’insaputa dei più, fu paracadutata a Montecitorio nelle file di un partito del 3 per cento e issata sullo scranno più alto da Bersani, in tandem con Grasso al Senato, nella speranza che i 5Stelle si contentassero di così poco e regalassero i loro voti al suo governo immaginario. Fu così che la donna che non ride mai e l’uomo che ride sempre (entrambi per motivi imperscrutabili) divennero presidenti della Camera e del Senato. La maestrina dalla penna rossa si mise subito a vento, atteggiandosi a rappresentante della “società civile” (ovviamente ignara di tutto) e sventolando un’allergia congenita per scorte, auto blu e voli di Stato. Salvo poi, si capisce, portare a spasso il suo monumento con tanto di scorte, auto blu e voli di Stato. Tipo quello che la aviotrasportò in Sudafrica ai funerali di Mandela, in-salutata e irriconosciuta ospite, in compagnia del compagno. Le polemiche che ne seguirono furono immancabilmente bollate di “sessismo” e morte lì. Sessista è anche chi fa timidamente notare che una presidente della Camera messa lì da un partito clandestino dovrebbe astenersi dal trattare il maggior movimento di opposizione come un branco di baluba da rieducare, dallo zittire chi dice “il Pd è peggio del Pdl” con un bizzarro “non offenda”, dal levare la parola a chi osi nominare Napolitano invano, dal dare di “potenziale stupratore” a “chi partecipa al blog di Grillo”, dal ghigliottinare l’ostruzionismo per agevolare regali miliardari alle banche.

Se ogni tanto si ghigliottinasse la lingua prima di parlare farebbe del bene soprattutto a se stessa, che ne è la più bisognosa. In fondo non chiediamo molto, signora Papessa. Vorremmo soltanto essere lasciati in pace, a vivere e a ridere come ci pare, magari a goderci quel po’ di satira che ancora è consentito in tv, senza vederle alzare ogni due per tre il ditino ammonitorio e la voce monocorde da navigatore satellitare inceppato non appena l’opposizione si oppone. Se qualcuno l’avesse mai eletta, siamo certi che non l’avrebbe fatto perché lei gli insegnasse a vivere: eventualmente perché difendesse laCostituzione da assalti tipo la controriforma del 138 (che la vide insolitamente silente) e il potere legislativo dalle infinite interferenze del Quirinale e dai continui decreti del governo con fiducia incorporata (che la vedono stranamente afona). Se poi volesse dare una ripassatina ai Promessi Sposi, le suggeriamo caldamente il capitolo XXVII: “Buon per lei (Lucia) che non era la sola a cui donna Prassede avesse a far del bene; sicché le baruffe non potevano esser così frequenti. Oltre il resto della servitù, tutti cervelli che avevan bisogno, più o meno, d’esser raddrizzati e guidati; oltre tutte l’altre occasioni di prestar lo stesso ufizio, per buon cuore, a molti con cui non era obbligata a niente: occasioni che cercava, se non s’offrivan da sé; aveva anche cinque figlie; nessuna in casa, ma che le davan più da pensare, che se ci fossero state. Tre eran monache, due maritate; e donna Prassede si trovava naturalmente aver tre monasteri e due case a cui soprintendere: impresa vasta e complicata, e tanto più faticosa, che due mariti, spalleggiati da padri, da madri, da fratelli, e tre badesse, fiancheggiate da altre dignità e da molte monache, non volevano accettare la sua soprintendenza. Era una guerra, anzi cinque guerre, coperte, gentili, fino a un certo segno, ma vive e senza tregua: era in tutti que’ luoghi un’attenzione continua a scansare la sua premura, a chiuder l’adito a’ suoi pareri, a eludere le sue richieste, a far che fosse al buio, più che si poteva, d’ogni affare. Non parlo de’ contrasti, delle difficoltà che incontrava nel maneggio d’altri affari anche più estranei: si sa che agli uomini il bene bisogna, le più volte, farlo per forza”. Poco dopo, sventuratamente, la peste si portò via anche lei, ma la cosa fu così liquidata dal Manzoni: “Di donna Prassede, quando si dice ch’era morta, è detto tutto”. Amen.

Separazioni all’italiana [a grandi passi verso la deriva]

BLITZ ESTIVO SULLA COSTITUZIONE

Il governo ha fretta di approvare il ddl per abbattere i tempi di legge previsti dall’articolo 138. La deroga
spianerebbe la strada al lavoro del “Comitato dei 40 saggi”, compresa la riscrittura di parte della Carta.

Prove tecniche di colpo di mano sulla Costituzione. Da piazzare nel cuore dell’estate, quando le spiagge sono piene e l’attenzione sul Palazzo crolla. La strana maggioranza del governo Letta ha fretta di approvare il disegno di legge che prevede una deroga all’articolo 138 della Carta: la norma che pone precisi paletti temporali e di metodo alle leggi di revisione costituzionale. E allora l’obiettivo è quello di approvare entro la prima settimana di agosto.

***

Non risulta che riformare la Costituzione fosse un’urgenza da governo di necessità.

Se Napolitano permette a questo caravanserraglio definito indegnamente governo di necessità, all’interno del quale alloggiano comodamente indagati, prescritti, condannati in primo e ultimo grado anche per reati gravissimi di mettere le mani sulla Costituzione si renderebbe complice di un colpo di stato; e non sarebbe nemmeno il primo, ovviamente mascherato e camuffato da decisione perfettamente legittima.
La Costituzione prima di essere riformata andrebbe applicata: non è la Carta a doversi adattare alle circostanze, esigenze e situazioni ma dovrebbe essere il contrario; è la politica che dovrebbe iniziare a prenderla in considerazione e a rispettarla.
Questo governo così com’è non può permettersi di riformare nulla di quanto fatto da eminenze illustri che in un momento storico difficilissimo hanno dimostrato di tenere davvero al bene del paese non certo al loro personale né politico.
La Costituzione è l’ultima garanzia che abbiamo: difendiamola. Tutti.

***

Siamo ridotti così male che qualcuno si accontenta perfino del terzo posto alla confederation cup.
Per non parlare della celebrazione del “campione” Valentino Rossi, già noto come evasore fiscale: guai a ricordare queste brutte cose.
E pensare che in Uruguay le unioni civili sono legge così come le adozioni alle coppie dello stesso sesso.
Se si dovesse applicare lo stesso metro di giudizio alle attività sportive e agonistiche in relazione alla civiltà di un paese, l’Italia meriterebbe le stesse posizioni che ha per quanto riguarda la libertà di stampa e informazione. 
Quasi ultima nel mondo.

***

Che poi è anche giusto che Valentino Rossi venga omaggiato in qualità di campione: com’era? “bisogna separare le questioni giudiziarie dal ruolo politico”; e se il principio della separazione vale per il vecchio puttaniere corruttore e concussore può valere per chiunque. 

Anche per un evasore fiscale.

Così avremo un nuovo trend, una nuova tendenza; il chirurgo è bravo ma nel suo privato ha comportamenti scorretti, eticamente immorali, illegali? non fa nulla, basta che in sala operatoria poi svolga bene la professione.

Stessa cosa vale per l’avvocato, l’insegnante, il giornalista, il medico di famiglia, e a cascata per tutti i professionisti che nel loro privato si sentiranno autorizzati a fare quello che vogliono, tanto male che vada c’è sempre qualcuno poi che pensa, e purtroppo dice e scrive – non in un blog o una bacheca facebook ma in parlamento e sui giornali – che si possono separare le questioni illegali e immorali da quelle professionali. 
Anche se riguardano un’unica persona.

***

Pensavo a Margherita Hack e ai suoi genitori che 90 anni fa [novanta anni fa] non le facevano subire nessuna educazione “di genere”, non le dicevano di non fare cose perché era una bambina o di farne altre perché lo era. 
A quei tempi non esistevano il femminismo, la Costituzione e nemmeno un ministero delle pari opportunità, eppure quella generazione ha formato donne come lei e Rita Levi Montalcini che invece si oppose con tutte le sue forze ad un padre che non riteneva necessario che una figlia femmina dovesse studiare per affermarsi professionalmente.
Quindi significa che era possibile conquistare le proprie pari opportunità senza nessuno che lo garantisse e lo obbligasse per legge, senza l’obbrobrio delle quote rosa, senza un ministero – inutile ai giorni nostri ma sul quale si è aperto il consueto diBBattito – visto che oggi una Costituzione che garantisce l’uguaglianza e il diritto allo studio [anche per le donne!]  invece c’è.  Le vite ben spese di Rita e Margherita descrivono alla perfezione il fallimento di un una generazione di donne che scendeva in piazza per bruciare reggiseni – come se fosse un capo d’abbigliamento il responsabile della costrizione femminile e che ha prodotto quella generazione che non ha nemmeno bisogno di bruciarlo, se lo toglie e basta, davanti al miglior offerente. 
E se quei diritti conquistati faticosamente quarant’anni fa oggi sono ancora messi in discussione significa che non sono stati difesi con la stessa energia con cui erano stati ottenuti. La Storia siamo noi sempre, non solo qualche volta.Margherita Hack e Rita Levi Montalcini sono state eccezioni? può darsi, però sono esistite, e invece di pretendere rispetto, considerazione, farsi spazio nei diritti facendo la guerra agli uomini come va di moda fare in questa magnifica era “moderna”, hanno ritenuto più opportuno impegnarsi in proprio per dimostrare agli uomini di quei tempi e alla società tutta di meritarsi il loro posto coi fatti.

E comunque, poche chiacchiere: la vera parità fra i sessi sarà celebrata e onorata il giorno che nessun uomo dirà più che fare la lavatrice significa “spingere un bottone”.

Perché vorrà dire che tutti gli uomini avranno scoperto che succede dopo aver spinto quel bottone.

***

– Riforme costituzionali: se a scriverle sono gli amici dei ladri –

Peter Gomez, Il Fatto Quotidiano, 27 giugno

Visto che la storia spesso si ripete in farsa, l’ultimo capitolo della ridicola tragedia italiana ruota di nuovo intorno alle riforme e alla giustizia. Esattamente come era accaduto nel 1997, con la commissione Bicamerale di dalemiana memoria, tra i nuovi padri ricostituenti in quota Pdl prende corpo l’idea di riscrivere pure il titolo IV della Costituzione: quello che stabilisce poteri, diritti e doveri della magistratura.

Del resto si sa come vanno queste cose: nelle Camere si parla sempre di fondare una nuova Repubblica, ma tutti quelli che hanno indagini o processi in corso, pensano soprattutto alle Procure della Repubblica.

Sedici anni fa però Oscar Luigi Scalfaro – il Vecchio presidente – almeno ci aveva provato a dire di no. “La Bicamerale non perda tempo con la giustizia, ma si occupi delle riforme di sua competenza” aveva tuonato il Capo dello Stato restando, di lì a poco, assolutamente inascoltato. Oggi invece, nella maggioranza delle larghe intese a dire di no è solo, il Pd. Mentre Giorgio Napolitano, il nuovo Eterno Presidente, per il momento tace.

Male, perché gli avvenimenti di queste settimane non fanno presagire niente di buono. All’indomani dell’ultima condanna a sette anni, Silvio Berlusconi è stato ricevuto al Colle senza apparenti imbarazzi. La sua storia – tra bonifici a Craxi, mazzette versate dal suo avvocato ai giudici,tangenti allungate dai suoi collaboratori alla Guardia di Finanza, più il noto contorno di minorenni, presunte frodi fiscali e concussioni – fa di lui un personaggio in cui nei paesi normali non si discute nemmeno su come riscrivere il codice della strada. Qui, invece, il Cavaliere può parlare di governo, riforme e futuro del Paese. E lo fa dopo che in aprile i dieci supposti saggi scelti da Napolitano per redigere una sorta di programma condiviso tra Pd e Pdl, si sono a lungo occupati di giudici e leggi penali.

Allora il supposto saggio e futuro ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, era apparso molto soddisfatto.“Il capitolo nel quale più significativa è risultata la piena legittimazione di importanti posizioni fin qui oggetto di pregiudizio è quello della giustizia”, aveva detto prima di elencare i provvedimenti, molti dei quali ideati di natura costituzionale, per depotenziare leintercettazioni telefoniche, abbreviare i tempi d’indagine, mettere una mordacchia alla stampa, intimorire i magistrati (c’era la creazione di una sorta di Csm di secondo grado i cui membri sono nominati un terzo dal parlamento e un terzo dal Capo dello Stato), abolire in caso di assoluzione l’appello.

Oggi invece Quagliariello getta acqua sul fuoco. Per lui dietro l’emendamento Pdl, firmato tra gli altri da un imputato per mafia, uno per peculato e uno per abuso d’ufficio, c’è una semplice iniziativa tecnica. “Vi è l’esigenza condivisa che eventuali correlazioni derivanti dalle riforme istituzionali che dovessero cadere al di fuori delle materie indicate nel disegno di legge attualmente in esame possano essere affrontate dal Parlamento”, dice senza specificare chi condivida l’esigenza. I cittadini? I ladri? Gli amici dei ladri? Il resto del governo?

Letta junior e Napolitano se ci siete (e non ci fate) per favore, battete un colpo.

Inammissibile il ricorso contro la 194

 Aggiornamento ore 17:10:

Legge 194, la Consulta non tocca legge sull’aborto. No al ricorso giudice Spoleto

La Consulta non tocca la legge 194. La Corte Costituzionale ha oggi dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge n. 194 sull’aborto, sollevata dal giudice tutelare del Tribunale di Spoleto per il caso di una minorenne che voleva abortire senza coinvolgere i genitori.

Gl’italici talebani, quelli dalla morale doppia e tripla, quelli che si sono lasciati sedurre da un mafioso pervertito puttaniere ma che poi trovano sconveniente che una donna perbene, non un’assassina ma una donna in difficoltà, di quelle che il pervertito puttaniere non aiuterebbe certamente con una paghetta di 47.000 euro a settimana possa decidere liberamente cosa fare di sé e della sua vita che, fino a prova contraria vale molto di più di un ammasso di cellule che vita non è ancora, nonché i loro mentori, uomini, sempre e solo uomini che tutto hanno perdonato e contestualizzato ai distruttori dei diritti civili e della democrazia che da tre lustri siedono in parlamento possono sontuosamente e molto femminilmente andarsene a fare in culo. E se ci restassero renderebbero un servizio davvero utile alla società CIVILE.

Sottotitolo: cito da wikipedia: “prima del 1978 (ovvero 34 anni fa), l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato.
In particolare: causare l’aborto di una donna non consenziente (o consenziente, ma minore di quattordici anni) era punito con la reclusione da sette a dodici anni (art. 545);
 causare l’aborto di una donna consenziente era punito con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto che alla donna stessa (art. 546);
procurarsi l’aborto era invece punito con la reclusione da uno a quattro anni (art. 547);
istigare all’aborto, o fornire i mezzi per procedere ad esso era punito con la reclusione da sei mesi a due anni (art. 548).”

Preambolo: Sostanzialmente i diritti non sono mai a tempo indeterminato ma vanno difesi, a tempo indeterminato, bisognerebbe avere però anche la possibilità di difenderli. In Italia sta venendo meno proprio questa possibilità, perché non c’è più una politica di riferimento che impedisca che i diritti già acquisiti possano essere messi in discussione di continuo. In parlamento siedono la peggior destra e la peggior sinistra  il cui unico impegno sembra essere quello di somigliarsi in tutto. E quando c’è disorientamento può succedere qualsiasi cosa.

Vi piacerebbe vivere in un paese in cui quelle leggi ottenute grazie all’impegno sociale di milioni di persone che hanno ritenuto fosse opportuno e necessario avere quelle leggi per rendere un paese più civile non vengono mai più ridiscusse perché hanno reso DAVVERO un paese più civile? beh, spiacente, perché quel paese non è l’Italia.
Oggi, 20 giugno 2012, la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sul diritto ad interrompere la gravidanza. Nella fattispecie se l’articolo della legge 194 che permette l’aborto entro i 90 giorni sia in contrasto con un supposto “diritto alla vita” dell’embrione.

 L’aborto, l’ho scritto migliaia di volte,  esiste da quando esiste l’umanità e  continuerà ad essere praticato con e senza leggi che tutelino la salute delle donne. Come si faceva quando la legge non c’era e le donne morivano sotto ai ferri di comari compiacenti.

Vogliono questo, i signori prolife del cazzo? costringere di nuovo le donne ad abortire di nascosto senza garanzie né sicurezza? quelle ricche all’estero o nelle cliniche private dove operano molti di quei medici  che per salvarsi la reputazione si dichiarano obiettori nel servizio sanitario pubblico gratuito  e quelle povere costrette ad affidarsi allo stregone di turno?  di quale diritto alla vita ma soprattutto di quale vita va blaterando chi nega alle persone, nella fattispecie alle donne, il diritto di potersi scegliere una vita il più possibile serena rifiutando l’idea che in  quella serenità deve essere compreso anche il diritto a non voler portare avanti  una gravidanza quando la condizione/situazione di quella donna non è la più favorevole ad una maternità?

Tutti gli anticoncezionali possono fallire e nessuna donna (NESSUNA) può essere obbligata a portare avanti una gravidanza quando ritiene che non sia possibile. Per mille e più motivi che non devono interessare la politica, specialmente la nostra che ha tollerato e sostenuto le peggiori immoralità, la chiesa,  che adotta da sempre una morale in base a quanto può guadagnare e che sarebbe meglio si occupasse più dei mostri che si tiene in casa  piuttosto che di faccende che riguardano uno stato indipendente e laico per Costituzione quale dovrebbe essere l’Italia,  e men che meno un manipolo di fondamentalisti IGNORANTI che non sanno o non vogliono capire che la 194 non è una legge contro la vita ma proprio il contrario.