Se questa è una democrazia

Dieci turni di squalifica ad un calciatore per insulti razzisti a un avversario: la federcalcio meglio del parlamento che non squalifica nessuno.

Amici dei mafiosi, corrotti, corruttori, evasori e anche razzisti, omofobi, xenofobi e fascisti hanno sempre il loro posto assicurato.

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Sottotitolo: “Volete prevenire i delitti? Fate che le leggi sian chiare, semplici, e che tutta la forza della nazione sia condensata a difenderle, e nessuna parte di essa sia impiegata a distruggerle. Fate che le leggi favoriscano meno le classi degli uomini che gli uomini stessi. Fate che gli uomini le temano, e temano esse sole.
Il timor delle leggi è salutare, ma fatale e fecondo di delitti è quello di uomo a uomo.”

[Cesare Beccaria – Dei delitti e delle pene – Capitolo 41: Come si prevengano i delitti]

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Vita di B, l’evasore-corruttore
Da Craxi a Mills fino alla frode del fisco

La carriera del Cavaliere: ha fondato l’impero sui fondi neri poi ha pagato politici, giudici e finanzieri
Ha cancellato 9 procedimenti cambiando le leggi. Ecco perché la sentenza in Cassazione non stupisce
Riunita la Giunta per la sua decadenza da senatore: “Ha 20 giorni per difendersi. A settembre il voto”

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Il Cavaliere piangente

Sarebbe corretto, necessario anzi che qualcuno spiegasse agli italiani secondo quale logica, quale legge, quale regola da paese democratico  un condannato in terzo grado abbia avuto la possibilità di andare in tv a reti unificate per fare i suoi soliti proclami sulla sua finta innocenza e squadernare la solita sequela di insulti ai Magistrati senza un contraddittorio, senza un giornalista arbitro ma soprattutto senz’alcun diritto di poterlo fare visto che non risultano precedenti di questo tipo e tutto quello che è stato detto a commento è che “berlusconi è stanco e provato” mentre un giudice deve andare sulla croce, subire procedimenti disciplinari non per quello che ha detto ma per quello che non ha mai detto.

Il politicamente corretto non paga, se parte del discorso riguarda berlusconi e i suoi sgherri.

Poveri miserabili quelli che in tutti questi anni si raccomandavano come l’ultimo dei vigliacchi di abbassare i toni mentre l’altro, l’interlocutore fuorilegge, il delinquente, il mestierante della menzogna urlava più forte.

Lo faceva, continua a farlo da condannato con tutti i mezzi che ha e malgrado e nonostante tutti sappiano chi è realmente e quanti danni ha prodotto c’è ancora chi abbassa gli occhi e riverisce il prepotente delinquente.

Anche adesso, in queste ore c’è chi non trova assurdo e contro ogni principio democratico, civile, di rispetto per le istituzioni che ci sia chi attacca un giudice colpevole di niente mentre lui, il vero colpevole, silvio berlusconi, può godere della sua libertà, delle sue ricchezze ottenute anche per mezzo della frode, trova giornalisti compiacenti che gli danno la parola, pare che qualcuno stia organizzando addirittura pellegrinaggi pro delinquente sulle spiagge italiane.

Mi piacerebbe sapere in quale altro paese un condannato alla galera e la sua gente a libro paga avrebbero la possibilità di andare in televisione, di organizzare manifestazioni abusive  per propagandare un’innocenza inesistente  dopo una condanna definitiva e chi deve garantire il rispetto della legge, di una sentenza, sta a guardare senza intervenire, senza un’azione concreta che metta fine a questa sceneggiata disgustosa.  E a chi sarebbe consentito fare tutto questo anche in questo paese. 

E in quale altrove  sarebbe possibile che  un parlamento e la presidenza della repubblica da settimane siano concentrati unicamente sul modo per salvare il delinquente da una condanna ridicola rispetto alla mole di reati accumulati da silvio berlusconi.

In  quale paese dei balocchi un presidente della repubblica come prima dichiarazione post sentenza avrebbe chiesto una riforma della giustizia, quasi a lasciar intendere che con una giustizia diversa, riformata ma più che altro deformata come piacerebbe ai lor signori berlusconi non sarebbe stato condannato.

E mi piacerebbe sapere dove sono quelle e quelli sempre pronti a mettersi di traverso contro tutti e tutto quando si muovono le giuste critiche a chi dovrebbe garantire per il paese e difendere la Costituzione ma di fronte a questo scempio, al mondo che guarda allibito, incredulo, che non si spiega perché quello che nel resto del mondo è normale qui debba diventare eccezionale, hanno scelto di tacere.

Di rendersi complici del delinquente che infama lo stato, il paese e tutti i cittadini onesti.

Ipocriti che si tengono in casa la peggior feccia e poi pretendono di impartire la loro morale difettosa, che accettano e tollerano senza fiatare che la feccia partecipi alle decisioni importanti, che metta la sua firma in quelle leggi che poi dovrà rispettare gente infinitamente migliore di loro non foss’altro perché onesta.


Ecco perché finché anche l’ultimo disonesto, cialtrone, volgare mantenuto parassita non avrà abbandonato la casa di tutti, molto più nostra che siamo quelli che pagano e li pagano che di chi la usurpa, nessuno dovrebbe mai più parlare di rispetto, di regole, di quello che è opportuno fare e dire in parlamento e quello che non lo è.
Per decenza, mica per altro.

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Il pregiudicato innocente
Marco Travaglio, 8 agosto

Poniamo che in un qualunque processo, uno degli 80mila che celebra ogni anno la Cassazione, un giornalista chiedesse a un giudice perché ha confermato la condanna di Tizio e il giudice rispondesse: “Perché era colpevole”. Che farebbero i giornali? Non riprenderebbero nemmeno la notizia, essendo assolutamente ovvio che un giudice condanni un imputato che ritiene colpevole. Sarebbe strano il contrario, e lì sì che si scatenerebbe il putiferio, se cioè un giudice che ha appena condannato Tizio dichiarasse: “Secondo me era innocente, ma l’ho condannato lo stesso”. Il guaio del presidente Esposito è che il suo non è un processo normale, perché l’imputato si chiama B., che ha nelle sue mani, o ai suoi piedi, il 90% dei giornali e delle tv. Dunque diventa tutto uno scandalo anche la normalità: un giudice che conferma la sentenza d’appello che condanna B. perché non solo sapeva, ma era il “regista” e il “beneficiario” di un gigantesco sistema di frode fiscale durato anni messo in piedi da lui; e poi spiega off record a un giornale scorretto (che concorda con lui un testo e poi ne pubblica un altro e continua a non divulgare l’audio integrale da cui risulta che il giudice non rispondeva a una domanda su B.) che la conferma non si basa sulla sciocchezza del “non poteva non sapere”, ma sulla prova provata che B. sapeva (anzi, ordinava). Non solo, ma il fatto di ribadire che B. era colpevole perché sapeva, anzi ordinava, diventa la prova che B. era innocente perché non sapeva e non ordinava. Se non ci fosse da piangere, verrebbe da sbudellarsi dal ridere. 

I giuristi di corte, quelli che non distinguono un codice da un paracarro, sono scatenati. 

Per Sallusti, un giudice che dà del colpevole a un pregiudicato è, nell’ordine: “scorretto, illegale, vile, inadatto, pericoloso, imbroglione, indegno, scellerato, bugiardo”, da “radiare dalla magistratura”, mentre la sentenza decisa da lui e da altri 4 giudici (da lui contagiati per infezione) “non dovrebbe avere nessun valore” e va “annullata” come sostengono “alcuni giuristi” di sua conoscenza (Gambadilegno, Macchianera e la Banda Bassotti al completo). Belpietro, altro giureconsulto di scuola arcoriana e libero docente di diritto comparato, ha saputo che “in altri Paesi ciò costituisce immediata causa di ricusazione del magistrato o di revisione della sentenza”: poi però non precisa quali siano, questi “altri paesi” della cuccagna dove un giudice che parla dopo invalida la sentenza emessa prima. Intanto B., sempre in guerra contro la legge ma soprattutto contro logica, sostiene che questa è la prova che “la sentenza era già scritta”: ma se fosse già scritta, perché accusa Esposito di aver parlato prima di scriverla? Strepitoso il duo Brunetta & Schifani: invocano punizioni esemplari contro Esposito perché ha parlato e contemporaneamente una fantomatica “riforma della giustizia” per proibirgli di parlare: e così ammettono che nessuna norma gli vietava di parlare. Secondo Franco Coppi, il fatto è “inaudito” perché “non s’è mai visto un presidente di collegio che anticipa la motivazione della sentenza”: invece s’è visto un sacco di volte. L’ultima, quando il presidente della Corte d’appello di Perugia, Claudio Pratillo Hellmann, all’indomani della lettura del dispositivo della sentenza che assolveva Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Meredith Kercher, incontrò pubblicamente i giornalisti per spiegare perché i due erano innocenti e i giudici di primo grado avevano preso una cantonata.

Ma la farsa non finisce qui, perché la premiata ditta B&Coppi& Ghedini vuole ricorrere alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Grande idea. Oltre ad aver respinto tre ricorsi di Previti contro le sue condanne per Imi-Sir e Mondadori, la Corte di Strasburgo il 29 maggio 2012 ha dato ragione a un pm dell’Estonia accusato di aver rilasciato interviste e dichiarazioni alla stampa e alla tv su una sua indagine contro un giudice corrotto, condizionando i giudici e violando la presunzione di innocenza. E, secondo la Corte, fece benissimo perché l’opinione pubblica “dev’essere informata su questioni di interesse collettivo”, come le inchieste su personaggi pubblici; e, se il magistrato indica “le accuse all’imputato”, non pregiudica i suoi diritti. 

Figurarsi se un giudice parla di un pregiudicato. Si spera dunque vivamente che B. ci vada davvero, a Strasburgo. 
Troverà pane per i suoi denti: fortuna vuole che Strasburgo non sia in Italia.

Ha ragione silvio: la giustizia, in Italia non funziona

Intercettazione Fassino-Consorte: Silvio Berlusconi condannato a un anno

Il Cavaliere era accusato di rivelazione di segreto d’ufficio. Pena di 2 anni e 3 mesi per il fratello Paolo. Il processo riguarda la pubblicazione della conversazione in cui il segretario Ds disse: “Allora abbiamo una banca?”. Gli avvocati: “Sentenza politica? Non credo che i giudici non abbiano un sentimento”. Pdl scatenato: “Continua la caccia all’uomo. Lo vogliono eliminare”.

Ha ragione silvio, la giustizia in Italia non funziona, e lui ne è il testimone vivente.
In un paese normale silvio berlusconi sarebbe in galera da molto prima di “scendere in campo per il bene del paese” e dunque il suo, da quando infatti avrebbe dovuto consegnare i libri contabili ad un tribunale perché le sue aziende erano anche sotto la soglia del fallimento ed entrare in un carcere per bancarotta.
Invece, come sta accadendo al conclave dove ad un cardinale pedofilo confesso [però ha chiesto scusa, come se avesse semplicemente acciaccato i calli a qualcuno] viene concesso di partecipare all’elezione del nuovo papa, ad un delinquente incallito, reo ma mai confesso e che mai ha chiesto scusa ma anzi, da vent’anni diffama e insulta la Magistratura e non succede niente [nemmeno un conatino di monitino piccolo piccolo], sarà permesso di partecipare all’elezione del nuovo presidente di questa sciagurata repubblica.
E ieri Massimo D’Alema ha avuto perfino il coraggio di stronzeggiare sul fatto che in Italia ci sarebbe “il complesso dell’inciucio”. 
Come se lui non c’entrasse nulla con l’inciucio ma soprattutto con la scalata politica di silvio berlusconi. 

In questo paese non sono mai mancati gli italiani onesti, è SEMPRE MANCATO LO STATO, che, per mezzo dei suoi governi anziché attivarsi per costruire un paese sano ha sempre omesso, nascosto, coperto e protetto mafiosi, stragisti, delinquenti, politici e non.
Ecco perché a me la canzoncina sugli italiani che si meritano il peggio perché lo hanno scelto non è mai piaciuta. berlusconi non sarebbe mai potuto stare dov’è, se c’è andato ed è potuto restarci tutti questi anni  è perché è stato aiutato da pezzi dello stato.  

Di berlusconi si sapeva già abbastanza quando fu messa in cantiere quella bicamerale del geniale statista alle cime di rapa che lo legittimò a tutti gli effetti.

E in ogni caso nulla è stato fatto dopo per arginare e riparare i danni, nemmeno la legge sul conflitto di interessi.

Diciotto anni, non sei mesi, un anno o due. Diciotto.

Cerchiamo di non dimenticarcelo mai E più.

Questo stillicidio continuo, quotidiano di notizie circa i processi di b, gli avvisi di garanzia di b e le condanne di b è diventato UMANAMENTE INSOPPORTABILE.

Chiedo l’intervento dell’ONU, della Corte per i diritti umani, ci sarà qualche istituzione terza e non italiana soprattutto, che abbia un po’ di pietà di noi?

Berlusconi: “Persecuzione intollerabile”. Pdl, protesta contro i pm il 23 marzo.

Occupare una piazza pubblica per manifestare contro un’Istituzione dello stato, contro la Magistratura è eversione, terrorismo.

Contro la magistratura al massimo ti faccio protestare nel giardinetto di casa tua sempreché qualche vicino non se ne accorga e sporga denuncia.

 Napolitano dove sta,  a fare compagnia a Benedetto ai giardinetti? possibile che non dica mai mezza parola su queste questioni?

L’assurdo

Dagli impresentabili agli improponibili
In Parlamento parenti e dipendenti di B.

Non sono solo indagati ad affollare le liste. In Lombardia, dove si gioca il governo del Paese un gran
numero di stipendiati Fininvest, ex mogli, dame bionde e anche l’insegnante dei figli del cavaliere.

Berlusconi e le sentenze, chi vota deve sapere [Pino Corrias]

Nell’Italia capovolta accade che il Tribunale di Milano detti con un certo orgoglio la notizia che la sentenza del processo Unipol a carico di un imputato-candidato a caso – Silvio B – slitterà “a dopo le elezioni”. E poi (annuncia) che slitterà anche la sentenza del processo Ruby a carico di un altro imputato a caso, Silvio B. Motivo? “Non influenzare il voto”. I giornali prendono nota con misurato sollievo della doppia notizia e l’opinione pubblica la assorbe con la noncuranza di un respiro. Peccato che se l’Italia non fosse capovolta, dovrebbe accadere esattamente il contrario. E cioè che nella imminenza delle elezioni la sentenza che riguarda un candidato dovrebbe essere pronunciata il più velocemente possibile, senza indugio, per consentire agli elettori di sapere se hanno a che fare con un innocente o con un colpevole. È per questo che i processi sono pubblici e le sentenze vengono pronunciate “in nome del popolo italiano”. Tanto più se il candidato in questione, da una ventina di giorni, non fa altro che emettere sentenze sui candidati suoi, i sommersi e i salvati, degni di condividere con lui non solo il frutto avvelenato dei reati, ma anche quello dolcissimo dell’urna.

L’assurdo è che si debba ancora spiegare chi sono i componenti dell’orrenda corte di b.

Che dopo vent’anni servano ancora inchieste, libri, articoli di giornali per spiegare che razza di gente è quella che circonda l’impresentabile impostore e chi sia lui stesso.
Che molti italiani non abbiano ancora ben compreso la pericolosità di questa gente.
L’assurdo è che ci sia gente che crede davvero al complotto verso un onest’uomo che ha speso gli ultimi vent’anni della sua vita per il bene del paese.
 In un paese normale non dovevano esistere il berlusconismo né l’antiberlusconismo,  sono solo parole create ad hoc per finire di rimbecillire la gente.

In un paese normale essere pro qualcosa significa automaticamente essere contro il suo opposto, e questo non dovrebbe destare nessuna sorpresa né raccapriccio.

Non esiste in nessun’altra parte del mondo un termine analogo né si è mai utilizzato per definire le politiche degli statisti di altre democrazie.

Nei paesi normali l’opposizione FA l’opposizione, non il socio occulto di una maggioranza di impresentabili eversori antistato che da vent’anni si occupano solo dei guai giudiziari di un abusivo cercando di sovvertire ogni regola democratica e la Costituzione.

Montanelli diceva – tanti anni fa, in tempi molto meno sospetti di questo attuale –  che se avesse vinto b la parola destra non si sarebbe più potuta pronunciare per almeno cinquant’anni.

Solo dei coglioni conclamati potevano confondere l’indecenza con l’antiberlusconismo, in Italia qualcuno c’è riuscito, anni ed anni di lobotomia, di “non si demonizza l’avversario” e che ci hanno condotto allegramente fino a qui.

Io non mi meraviglio più, penso solo  che qualcuno doveva intervenire prima.

Che vent’anni di berlusconi sono la dimostrazione che in questo paese non c’è stato nessun garante che si è occupato e preoccupato di fare in modo che a degli inadeguati, disonesti, gente con nessun requisito valido per guidare un paese  non venisse concessa  la possibilità di accedere in un posto chiamato parlamento della repubblica italiana.

Quelli che li hanno votati e che li voteranno ancora sono solo la conseguenza di un agire irresponsabile.

Rimandare le sentenze dei processi di b a dopo le elezioni è come accettare una pietanza col dubbio che sia stata condita con la stricnina.
Bisogna mangiarla  ma senza sapere se poi moriremo avvelenati oppure no.
Questo, mi dispiace per i garantisti tout court non c’entra proprio niente con uno stato di diritto.
La gente ha il diritto di sapere chi sono le persone che si candidano alla guida del paese, e chi se ne frega se poi serve un giudice a dire “guardate che di quello lì non vi dovete fidare perché è un criminale”.

Se la politica non è in grado di ripulirsi da se medesima non è detto che gli italiani debbano continuare ad accettare pietanze avvelenate.

Mastro Olindo
Marco Travaglio, 23 gennaio  

La svolta giustizialista del Pdl, opportunamente stigmatizzata da Nick Cosentino e Insaputo Scajola, sta seminando il panico nei migliori circoli della mala. Se un onesto pregiudicato, un irreprensibile avanzo di galera, un mafioso come Dio comanda non può più rifugiarsi nemmeno chez B., se insomma il Partito dei Latitanti rinuncia ai valori fondanti e diventa all’improvviso il suo contrario senza un’ombra di dibattito ideale, uno straccio di congresso programmatico, dove andremo a finire? Con tutti i partiti che ci sono in Italia, possibile che i delinquenti non trovino una sola lista in cui esercitare il diritto costituzionale all’elettorato attivo e passivo? Il rischio di una regressione culturale prima che politica turba le menti più fini del fronte liberaldemocratico, creando comprensibili imbarazzi. Tant’è che, dopo l’esclusione degli inquisiti più illustri a insindacabile giudizio del capobanda, è tutta una corsa a giustificarsi. Il più commovente è Angelino Jolie, cui un giorno scappò detto “Partito degli Onesti” e mancò poco che lo linciassero, o soffocassero dal ridere, e fu subito chiaro che si era giocato ogni speranza di leadership. Ora però, di fronte alla sanguinosa accusa di giustizialismo, deve lavare l’onta. “Non è stato facile, c’è stata forte macerazione anche da parte di Berlusconi”, terrorizzato dalla sola idea di passare da onesto. “Noi non intendiamo abbandonare il nostro ideale garantista, continuiamo a considerare i giustizialisti nemici della giustizia e non cediamo al giacobinismo”. Ecco: quella su Cosentino è “una decisione fondata sull’inopportunità, da noi considerata grave, di una candidatura”. Ma i processi per camorra non c’entrano, anzi “noi lo consideriamo innocente”. Dev’essere stato per come porta gli occhiali, o per i gessati che indossa, o per quelle cravatte un po’ così, o per quel lieve strabismo di Venere. Anche il Cainano vuole subito allontanare da sé qualunque sospetto di legalità, di collusione con la giustizia, di concorso esterno in magistratura: la calunnia, si sa, è un venticello. Non sia mai. Uscendo da Palazzo Grazioli fa il segno della scure che taglia le braccia, come a dire che senza Dell’Utri e Cosentino lui è monco (il terzo braccio, Previti, l’aveva già perso da tempo). Poi precisa che i tre impresentabili non li ha cacciati lui: “hanno rinunciato sponte propria”, come dimostrano i lividi sul collo di Al Fano. Ed è tutta colpa dei pm:”La magistratura politicizzata ha attaccato i nostri amici e questo fatto, divulgato dai media, poteva diminuire il nostro consenso”. Ora però “non si può andare avanti con l’uso ossessivo della custodia cautelare prima del processo”: lui la carcerazione preventiva l’accetta solo se è successiva. E bisogna introdurre “l’istituto della cauzione, come in America”: così chi ha i soldi paga ed esce subito. Idea geniale, che non era venuta in mente nemmeno a Riina nel famoso papello. Purtroppo la diceria del Cainano convertito al giustizialismo già dilaga sui giornali amici. Libero lo ritrae al naturale, cioè pelato come Mastrolindo, sotto i titoloni su “Mastrosilvio” che “fa le pulizie”, mentre il rubrichista con le mèches piange “la morte del garantismo”. Sul Giornale di Mastro Olindo, Ferrara avverte: “Gli inquisitori sono più pericolosi degli inquisiti”. E Rondolindo rincara: “I veri impresentabili sono i giudici” (glielo diceva già D’Alema). Per fortuna basta un’occhiata alle liste pulite del Pdl per scoprire che la pulizia è un concetto relativo. Gli imputati candidati sono una trentina, i pregiudicati almeno tre: Camber, Farina e Sciascia. Quest’ultimo pagava le mazzette Fininvest alla Guardia di finanza e, quando un cronista di Santoro glielo fece notare, precisò orgoglioso: “E certo che sono un condannato per corruzione. Ma mica perché sono un corrotto: perché sono un corruttore”. Che si sappia, sennò poi la gente chissà cosa va a pensare.