Puttana, chi? Ma soprattutto, a chi?

Annalisa Chirico, autrice di “Siamo tutti puttane” e Paola Bacchiddu,  capo comunicazione della Lista Tsipras.

Simone de Beauvoir diceva che “una donna libera è l’assoluto contrario di una donna leggera”. Bisognerebbe spiegare a queste deficienti dell’era moderna che non c’è nessuna libertà nel concedersi urbi et orbi, è la cosa più facile del mondo da fare, specialmente ora che tutto si perdona e si giustifica e che male c’è. Una libertà per essere tale, degna, deve essere il frutto di una conquista, di piccole e grandi battaglie, perché la libertà conquistata da uno diventa poi quella di tutti se si spendono quelle lotte verso i giusti obiettivi. 

Paola Bacchiddu che va a presentare il libro osceno della Chirico è lo scandalo. Altroché la gita in barca col bikini. La responsabile delle comunicazioni della lista Tsipras condivide l’idea di un paese trasformato in un bordello a cielo aperto dove donne e uomini sono tutti puttan* anche per fare un dispetto a Barbara Spinelli – che è dentro la lista che ha formato insieme ad autorevolissimi personaggi della cultura vera e squisita di questo paese – come ha precisato l’autrice?  Ci piacerebbe saperlo, e ci piacerebbe anche sapere di chi è stata l’idea di affidarle il ruolo di capo comunicazione della lista. Di una lista di sinistra. 

L’obiettivo del libro di Annalisa Chirico non è solo e come dice lei abbattere l’ipocrisia del politicamente corretto ma  di far apparire meno pericolosa, socialmente perché reca un danno alla collettività,  a chi potrebbe ottenere le stesse cose semplicemente con l’impegno serio, la subcultura dell’ottenere il molto col minimo sforzo. Esattamente il contrario di qualsiasi ABC di un’educazione sana. Le ragazze e le  donne di oggi, quando sono arriviste e pensano che tutto valga la pena fare per il raggiungimento dei loro obiettivi dovrebbero imparare molto da quelle di ieri, invece, che sapevano fare le stesse cose ma con più eleganza e sobrietà. Non per questioni di ipocrisia ma perché ci sono cose che interessano solo a chi le vuole fare. E non è detto che debbano diventare motivo e occasione di dibattiti pubblici e figuriamoci l’oggetto di squallidi manuali che qualcuno leggerà. Questa infinita discussione su chi scopa con chi e perché è diventata insopportabile, culturalmente dannosa. Meglio un libro erotico e un film pornografico, che almeno non hanno nessuna ambizione oltre quello che esprimono. 

berlusconi non è l’unico e il solo colpevole di questo andazzo tragico. L’ho sempre detto e sostenuto; lui ha solo liberato la possibilità di essere puttane a cielo aperto, fare quello che prima si faceva con quella discrezione utile a non rovinarsi la pubblica reputazione per potersi poi rifare una vita senza il marchio della puttana a vita. Una volta il potente liquidava la donnina con cui si divertiva nel tempo libero con l’appartamentino, il negozietto e tutti erano felici e contenti. Nessuno andava ad indagare né tanto meno si trasformavano certe storie in fenomeni di costume che diventano poi modello da imitare e di cui discutere tutti i giorni perché qualcuno costringe a fare da contraddittorio a scemenze deliranti infilate nel menù del dibattito pubblico.  Qual è l’obiettivo di queste maîtres à penser della liberazione della tetta e della chiappa, sottintendere che in fin dei conti siamo tutti uguali in questa bella e zozza società, tutti disposti a venderci, che sia per necessità o per il successo effimero? Che se non lo facciamo siamo destinati a restare degli sfigati e delle sficate per la vita?

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Il mio femminismo pro porno contro le Barbara Spinelli. Parla Annalisa Chirico

 

Il fascino discreto del puttanismo – Io Donna, Marina Terragni

 

Ci siamo sperticati per anni a far valere i principi buoni, quelli da applicare nei comportamenti e insegnare a figli e figlie, dopo aver scoperto il sistema prostitutivo di berlusconi&friends; la moglie del “drago” si è esposta pubblicamente per far sapere al mondo che non gradiva quel ciarpame senza pudore dentro il quale le “vergini” si offrivano al drago per i motivi più disparati; abbiamo ascoltato con disgusto vero le intercettazioni dove si sentivano madri, padri, fratelli e fidanzati consigliare alle ragazze, le “vergini”, i sistemi più efficaci per sedurre il vecchio satrapo e portare i soldi a casa; abbiamo detto in tutte le lingue del mondo che non ci piaceva una società in cui il sistema per avere cose fosse la via più facile, quella per cui il merito si traduce nella disponibilità di un corpo da svendere al miglior offerente. Abbiamo criticato il modello della donna ridotta a statuina dai facili costumi – molto spesso proprio assenti – dal berlusconismo.

Tutta fatica inutile se poi lo sdoganamento del “puttanesimo” come servizio utile e ancorché necessario a procurarsi favori e carriera viene appoggiato e favorito  dalla responsabile della comunicazione di una lista di sinistra, che si presenterà per la prima volta alle elezioni e che pensa che faccia parte del suo lavoro presentare un libro che ci racconta di quanto siano state sbagliate tutte le battaglie fatte in questi anni, non certo per una questione morale ma semplicemente per un fatto di dignità. Io per prima penso ad una libertà totale che peraltro le donne hanno sempre avuto. visto che la concessione di se stesse per interesse esiste dalla notte dei tempi e ancora oggi viene tranquillamente e socialmente accettata in quanto appunto scelta di libertà, poi magari non è sempre così ma va bene, non ci dobbiamo preoccupare. Ma fra questo e trasformare in cultura l’apologia del sesso quale metodo breve per la realizzazione di se stesse, e hai voglia a dire che si parla anche di uomini se poi storicamente la puttana è sempre lei, la donna, c’è un abisso, quello in cui è sprofondata, appunto, la dignità.

Dove sono tutti questi impedimenti? Le donne hanno sempre fatto quello che volevano di loro stesse, e non c’è bisogno di un libro per affermare un punto di vista, ovvero che ci si può concedere a chi si vuole per tutti i motivi del mondo. La fanciulla, che ha assistito al processo Ruby da cronista e si è scandalizzata del trattamento riservato alle ragazze dai magistrati non ha ben capito che non è solo una questione di darla via per la carriera, per la borsetta, per la casetta in Canadà, è che il giochino se lo deve pagare chi ne usufruisce. E che quando in un paese un uomo politico potente mette su un sistema prostitutivo col quale, per mezzo di quelle che la danno via, si stava svendendo l’Italia un tanto al chilo non è più un discorso di libertà propria. Né tanto meno di femminismo di destra e di sinistra. Quello che è successo in questo paese con berlusconi non ha niente a che vedere con la limitazione della libertà ma ne ha molto con l’assenza di legalità.

Non ho niente in contrario a chi usa se stess* nel momento perfetto della vita, se lo fa in maniera consapevole quando il corpo rende. Lo fanno i calciatori che comunque fanno un po’ di più di aprire le cosce previa contrattazione, almeno hanno un talento da esibire, vendono la loro prestazione in cambio di soldi perché sanno che la loro carriera è una parentesi breve. Ma il calciatore non ha mai preteso che il suo mestiere diventasse una forma di cultura come vorrebbero fare col puttanesimo tout court. Il calcio è e doveva restare un gioco, ma nel frullatore mediatico e propagandistico poi succede che si trasformino dei perfetti ignoranti in opinionisti della qualunque, che vengano interpellati i Cassano per esprimersi sull’omosessualità e altri non da meno sulla fame nel mondo e i disastri ambientali,  invece di lasciarli in un campo di pallone, e, a coronamento il presidente della repubblica che dice che la Nazionale è lo specchio della società e tutti tacciono invece di rivoltarsi contro questa enormità che non corrisponde al vero e ci mancherebbe altro che un paese debba somigliare ad un club di viziatissimi milionari.

Ho guardato la puntata di otto e mezzo dove c’erano lei e Lorella Zanardo e mi è bastato per farmi un’idea sia sul solito femminismo d’antan di Lorella Zanardo, quello che non ha prodotto nulla, che sulle sciocchezze a ripetizione dette dall’autrice del libro. Che hanno fatto nel concreto queste femministe sempre in azione contro la parola e il sessismo sbandierato, spesso per nascondere l’incapacità femminile per evitare che le ragazzine di tredici anni si vendessero oggi via web per una ricarica da dieci euro? Penso che la sinistra abbia problemi assai più seri  di cui occuparsi dello sdoganamento del puttanesimo per mettersi al passo coi tempi e delle esigenze attuali. E comunque chi ottiene un lavoro, un avanzamento di carriera non per meriti ma perché l’ha data [o l’ha dato via] per interesse toglie la possibilità ad altra gente di raggiungere quegli obiettivi semplicemente perché se lo merita. E francamente l’idea di una società in cui a farcela sono solo i puttani non è così affascinante come pensa la Chirico. E chi sceglie di fare da portavoce di una lista di sinistra dovrebbe evitare di mettere in imbarazzo chi a quella lista ha lavorato e si è impegnato. Ho difeso la Bacchiddu dalle critiche in eccesso per la questione della foto ma stavolta no. 

Dice benissimo Marina Terragni nel suo articolo: “l’avvento della libertà femminile, grazie alle madri di tutte noi –pure di Chirico- ha diminuito enormemente la necessità di ricorrere a certi espedienti per campare o per vivere bene. Possiamo guadagnarci il pane, non siamo più obbligate nemmeno a quel minimo fisiologico di puttanismo necessario a trovare un marito. Il corpo femminile può godersela senza doversi dare in-cambio-di.” E, aggiungo io, anche gli uomini dovrebbero smetterla di comprarsi orgasmi un tanto al chilo. Almeno quelli che non hanno problemi a vivere una sessualità libera e gratuita.

 

Il corpo è mio ma lo gestite voi

E’ inconcepibile che oggi tocchi mettersi in mutande per richiamare l’attenzione sui contenuti e che la partecipazione degli elettori sia attivata solo dalle parole chiave più pruriginose della non-comunicazione mediatica. Gli elettori sono una massa di PECORONI che accendono il cervello solo quando si parla di sesso, violenza, potere? E allora parliamo di sesso, violenza e potere. Se questo è l’unico sistema di superare lo sbarramento dell’idiozia e cercare di arrivare al livello (molto nascosto) in cui si pensa, ebbene che sia. Siamo un popolo di RINCOGLIONITI, ci meritiamo Renzi, Berlusconi e Grillo, i tre cavalieri del vuoto pneumatico, venditori di tappeti dell’era nuova del telemarketing per spettatori acefali. Ce li meritiamo perché non abbiamo un minimo di dignità, di amor proprio, di coraggio. Facciamo pena, perché ci fermiamo alla superficie e ripetiamo soltanto a pappagallo gli slogan con cui ci hanno fritto il cervello. Siamo esseri inutili, anzi dannosi. E lo rimarremo finché non ci decideremo ad accendere il cervello. Si mostrano le mutande per sgretolare il muro di silenzio, e FUNZIONA. Funziona a metà, perché poi parliamo di mutande e non del muro di silenzio.
[Andrea

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Peccato che non si riesca mai ad approfittare di un’occasione.
Peccato dover leggere ancora e ancora che in questo paese le donne per ottenere qualcosa si devono spogliare e continuare ad ignorare invece che i motivi per i quali ci si spoglia non sono tutti uguali. Che spogliarsi non significa sempre vendersi, prostituirsi. Peccato, davvero peccato che probabilmente fra chi apprezza il coraggio delle Femen quando si presentano col seno scoperto anche davanti al papa per protestare e rivendicare uno o più diritti ci sia anche chi non ha capito che questa è la stessa ragione che ha animato la provocazione assolutamente innocente, ironica e niente affatto volgare di Paola Bacchiddu.

Ha fatto benissimo Eretica a lanciare la provocazione. A volte ho la sensazione che il concetto del “paese che non è pronto” non sia poi questo luogo comune tanto campato in aria col quale la politica ci tiene buoni in attesa di tempi migliori. Una passeggiata in barca, una foto in costume da bagno definiscono una persona e la sua affidabilità e serietà? La competenza la fanno la compostezza, la maglia a girocollo? Continuo a chiedermi perché abbiamo ritenuto più affidabili i  tailleurs della Fornero e della Cancellieri,  che abbiamo accolto con sollievo perché sostituivano le indegne [e non per la  mise] ministre di berlusconi, di quanto molti stiano facendo in queste ore a proposito di una ragazza, che non è candidata ma fa la responsabile della comunicazione della lista di Tsipras ignorata e dimenticata dai media  che scrive una battuta su una foto, solo perché quella foto la mostra in costume da bagno.  

La questione del sessismo è stata esasperata oltremodo. Non mi piace questa mania di chiedere rispetto per una questione di genere e nemmeno che qualsiasi cosa anche minima, venga tradotta nell’offesa sessista diventata un alibi dietro al quale molte donne nelle politica hanno riparato la loro incapacità. Penso che avere un bel culo non sia una vergogna e che una foto di un profilo facebook non dovrebbe suscitare scandali né fare da stura ad un dibattito che non c’entra nulla col motivo di quella foto. In ogni caso ha vinto lei,  peccato però  che da 24 ore parliamo della sua foto e non dell’informazione negata alla lista di Tsipras.

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Ce lo chiede l’Europa: “Il corpo è mio è ci faccio quello che voglio io!”

I media e il culo, nel 2014 – Alessandro Gilioli

La sinistra contro il bikini

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Chissà perché fa più scandalo l’immagine in bikini di una ragazza che fra l’altro non è nemmeno candidata alle elezioni della foto ritoccata al photoshop della Meloni che, per presentarsi alle elezioni, ha pensato che fosse utile farsi ritoccare il volto superando, lei sì e anche di molto, la soglia della decenza e del ridicolo.

Evidentemente ci sono strategie e strategie, comunicazioni e comunicazioni anche a sinistra. Allora, quando uscì la campagna pubblicitaria per inaugurare il nuovo formato de l’Unità non andava di moda tirare fuori il sessismo ad ogni stormir di fronda. E presumo che le donne di sinistra che oggi criticano Paola Bacchiddu allora non trovarono niente da ridire sulla scelta di pubblicizzare un giornale di sinistra usando un culo femminile.
Da tempo penso che berlusconi abbia fatto molti più danni a sinistra che non dalle sue parti.
Perché se si paragona una foto in costume alla deriva, quella sì becera e sessista in cui sono state trascinate le donne grazie a chi le considera e le ha sempre trattate come qualche buco con un po’ di ciccia intorno la situazione è più grave del previsto.
Una lista di sinistra che partecipa alle elezioni europee e che i sondaggi danno intorno al 4% sparisce dalla cronaca politica, dai quotidiani, un bel giorno arriva la responsabile della comunicazione che giustamente s’incazza e pensa di fare una cosa che sì, sarà anche banale, vista e rivista ma che nel paese in cui tutto fa notizia ottiene un clamore, un’attenzione che prima non aveva e qui, dalle nostre parti – non quelle di berlusconi – che si fa? Si apre il dibattito sull’opportunità di una foto in costume di bagno.
A sinistra.