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La coscienza del PD [ma il problema è la ‘monnezza’ di Roma]

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Preambolo: sesso con prostitute, cocaina e un video diffuso dal Sun, il vice speaker della Camera dei Lord già ex ministro del partito laburista nonché “garante delle norme di comportamento dei colleghi” ma evidentemente non del suo si dimette e chiede scusa per i suoi passatempi privati subito dopo che Cameron ne aveva chiesto la destituzione.
Nei paesi normali il primo ministro non assicura l’impunità ai suoi subalterni usando l’alibi del garantismo, del “che je fa” o del così fan tutti e che male c’è.
Dopodiché il pover’uomo non ha strepitato contro la stampa brutta e cattiva che non si è fatta i fatti suoi e gli ha violato la privacy, non ha detto che il suo comportamento privato non è penalmente rilevante né il parlamento si è attivato per fare una legge che impedisca ai giornali e giornalisti di informare: si è dimesso con disonore e ha chiesto scusa.
E il comportamento “non penalmente rilevante” gli costerà anche un’inchiesta di Scotland Yard, l’espulsione dal parlamento e dal partito.
Il sense of humour gli inglesi sono abituati a metterlo dove si può.

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Azzollini, niente arresto grazie ai voti di metà Pd
E ora Serracchiani dice: “Abbiamo sbagliato”

Che differenza c’è fra quelli che tirano i vasi dai balconi, si mettono di traverso davanti alle forze dell’ordine per impedire l’arresto dei delinquenti nelle zone malfamate delle periferie e che fanno tanto indignare la cosiddetta società civile, la stessa che magari vota il PD, e il senato che nel segreto dell’urna impedisce l’arresto dei delinquenti? Ad occhio, nessuna. 

La richiesta di arresto della procura di Trani per Azzollini‬ salvato soprattutto dal PD era per bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere.
Dov’è finito il daspo per i politici corrotti di cui vaneggiava il cazzaro?

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Uno che per dodici anni è stato presidente della commissione bilancio quanti favori deve riavere indietro da tutta la politica?
Un direttore di banca viene spostato di sede dopo un periodo piuttosto breve anche per evitare che si venga a creare un rapporto troppo confidenziale coi clienti.
Un mandato politico che dura dodici anni è un abominio, un crimine scientifico.

Quelli che si lamentano del PD ma poi restano nel PD possono evitare la fatica di lamentarsi e di citare la questione morale a proposito del PD che la moralità l’ha persa per strada da un pezzo.
Quando un partito non rispecchia più la politica in cui si crede e non porta più avanti le istanze dei cittadini ma si occupa e si preoccupa di tutt’altro c’è solo un modo per rendere credibili le proprie dichiarazioni: andarsene da quel partito.
Caro Felice Casson, tu non puoi uscirtene così oggi come un pisello dal baccello e dire che il PD salvando Azzollini‬ ha salvato uno della casta, perché il PD è lì per salvare tutti quelli della casta che hanno bisogno di essere salvati. 
Oggi un Azzollini a me e domani un Verdini a te: il teorema della politica è sempre stato questo, basta sostituire i nomi. Il patto del Nazareno non nasce con Renzi e berlusconi ma arriva da lontano ed è sempre in mode on.
Fra l’altro Casson è un magistrato, uno a cui dovrebbe venire la pelle d’oca solo a sentir parlare di una legge che vuole impedire ai cittadini almeno di sapere chi sono i delinquenti che poi il parlamento si fa premura di tutelare, proteggere e lasciare al loro posto.

Nella stessa giornata in cui il senato della repubblica diceva no all’arresto di Azzollini la guardia di finanza è andata a prendere Mauro Balini, un noto imprenditore del litorale romano presidente del porto turistico di Ostia ora sotto sequestro, i reati a lui contestati sono l’associazione a delinquere e la bancarotta fraudolenta: gli stessi di‪ Azzollini‬. Ovviamente Balini non essendo un senatore che può contare sulle coscienze altrui è già in carcere.

La giornata parlamentare di oggi e l’ottimo risultato ottenuto dalla Banda Larga che ha evitato non la galera ma i domiciliari in villa ad Azzollini‬ vorrei dedicarla a tutti i meravigliati e indignati dall’iniziativa del Fatto Quotidiano per la riduzione della custodia cautelare a Fabrizio Corona, l’unico essere spregevole che in questo paese doveva marcire in galera per quasi 14 anni.
Per tutti gli altri più o meno spregevoli e delinquenti c’è la comprensione, la pietà, la prescrizione, l’indulto, le amnistie, i servizi sociali con annessa attività politica e la coscienza piddina.

Quello che mi fa imbestialire di più rispetto a certe faccende non è tanto il fatto in sé, ormai tutti sappiamo che la politica è quella che è, che non c’era e non c’è affatto l’intenzione di avvicinarsi alla gente di cui blateravano Napolitano e la Boldrini all’inizio della magnifica saga delle larghe intese quando concionavano di populismi e demagogie senza vergognarsi nemmeno un po’ .
Quelli non ci vogliono mandare più nemmeno a votare quindi figuriamoci quanto gli interessa la nostra vicinanza.
No: non è questo, confido nella storia che presto, tardi e troppo tardi i malnati li ha sempre puniti; quando sarà il momento della brutta fine che auguro a chi ha distrutto anche il benché minimo significato di democrazia e di stato spero che i responsabili siano almeno lontani dalla politica, in maniera tale che quaggiù fra noi plebei ne giunga solo una minima eco.
Io ora immagino i cosiddetti guardiani della democrazia, il giornalismo più che complice della costruzione di questo scempio a getto continuo, quelli che riceveranno l’ordine di minimizzare un fatto gravissimo come la richiesta di arresto negata di Azzollini‬.
Li immagino davanti ai loro monitor compiaciuti che anche stavolta il governo di Renzi, ma si potrebbe andare indietro all’infinito per tutti i governi compresi quelli di berlusconi, è riuscito a fregare, umiliare e offendere gli italiani grazie al sistema “democratico” che premia i delinquenti, ma solo se sono onorevoli, deputati e senatori.

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Autocrazia

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“Lo Stato, anziché delegittimare il crimine delegittima i Magistrati che combattono la mafia.” [Gerardo D’Ambrosio – Ballarò, 3 maggio 2005]  – Arrivederci ad un uomo perbene.

Sottotitolo,  cito da wikipedia: l’autocrazia è una forma di governo in cui un singolo individuo detiene un potere illimitato. Si tratta di una forma potenziata della monarchia assoluta in cui il sovrano non condivide nessun potere né con i ministri né con le classi dirigenti. Un imperatore può ereditare il potere, ma viene considerato un autocrate invece che un monarca quando nelle sue mani si concentra un potere eccessivo. Anche una repubblica sotto dittatura può essere un’autocrazia.

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Riforme, Renzi: “se la politica non vuole cambiare farà senza di me”.

Oh, ma pensa che perdita. Considerando poi che varie scadenze sono già state disattese [entro il mese di febbraio un lavoro urgente sulle riforme costituzionali ed elettorali e subito dopo a marzo immediatamente il lavoro: cazzaro dixit, quello che si giocava la faccia, ché tanto il culo ce lo abbiamo sempre messo noi]. A pensar male si fa peccato, ma vista la fretta con cui è stato defenestrato Letta verrebbe da pensare che avesse intenzione di fare altre cose, alcune perfino di centrosinistra. I 5stelle sarebbero i fascisti, però verso la deriva autoritaria dell’uomo solo al comando ci sta portando il democratico cazzaro. 

Grasso: “Abolizione Senato e Italicum? Riforme di Renzi rischio per democrazia”.

Verso la svolta autoritaria

“Cambiare” non significa poi che quello che viene modificato venga anche migliorato.
Alla Camera si sono sempre approvate anche le peggiori porcate che, solo grazie al passaggio in Senato è stato possibile correggere o fare in modo che non venissero trasformate in leggi.

Questi signori nessuno al seguito del Nessuno per eccellenza, degno figlioccio del suo padrino che si rimangia la parola con la stessa velocità con cui dice cazzate in Italiavisione, questi scelti da nessuno, eletti da nessuno dovrebbero agire, comportarsi, parlare in funzione del loro status. Renzi, quando al mattino si pettina e si fa la barba dovrebbe ripetere a mo’ di mantra, anche dentro di sé va bene lo stesso, che le primarie di partito non hanno nessun valore istituzionale, non sono quelle a legittimare una persona per trasformarla in presidente del consiglio, e siccome lui lo è diventato in circostanze “misteriose” dovrebbe limitarsi a pensare alla realizzazione di quelle riforme di base che consentiranno poi di far fare quelle importanti ad un governo di eletti dal popolo come COMANDA la Costituzione, non Napolitano o berlusconi nelle segrete stanze. Nessuno autorizza né ha autorizzato Matteo Renzi a mettere le mani nella Costituzione.

Il cosiddetto premierato forte in Italia non si potrà attuare finché il parlamento sarà occupato da nominati abusivi, impostori, delinquenti. I cittadini italiani potranno scegliersi il presidente del consiglio e anche quello della repubblica quando avranno acquisito una diversa maturità. Quando smetteranno di andare a votare con lo stesso spirito con cui si scelgono la pizza e il politico perché parla bene, è ricco di suo perciò non ha bisogno di rubare, oppure è giovane e magari pure simpatico. In un paese dove sette, otto milioni di sciagurati mentecatti voterebbero ancora oggi un delinquente da galera non si può rischiare di far scegliere a gente così la più alta rappresentanza dello stato. 

 

Eravamo in tanti, ad aspettarlo fuori: espulso il pregiudicato

Volevo solo dire a quei mentecatti che si sono fatti abbindolare dal piazzista, quelli che per vent’anni prendevano per scemo chiunque non fosse caduto nella trappola, quelli che insultavano via web nei forum, nei blog prima che nascessero i social network chi su berlusconi non ha mai avuto dubbi e nemmeno ha mai cambiato idea: delinquente è entrato in parlamento grazie ad una delinquenza politica [coi baffi] per uscirne da condannato alla galera, che avevamo ragione noi. Che sarà anche poca cosa ma fa tanto piacere.

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Berlusconi è fuori dal Parlamento

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Secondo me i berlusclowns hanno chiesto con tanta insistenza il voto segreto perché lo volevano fuori dai coglioni pure loro e non sapevano come dirglielo.

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“Entrare in politica è un’ipotesi estrema a cui non voglio neppure pensare” [Silvio Berlusconi, 27-11-1993]

Lui è uscito, quelli che lo hanno fatto entrare sono ancora tutti dentro.‪#‎decaduto‬. casini su sky dice che non c’è nulla da festeggiare.
Volevo dire all’inutile casini di preoccuparsi dei guai che ha in casa nella persona di quel delinquente di suo suocero prima di dare suggerimenti circa i comportamenti degli altri.
E non vorrei che anche stavolta l’ottimo Aldo Cazzullo ci deliziasse con un altro editoriale del Corriere circa l’opportunità o meno di gioire se ad un pregiudicato delinquente sono stati inibiti almeno quei palazzi del potere ai quali non si sarebbe nemmeno dovuto avvicinare. berlusconi avrà quell’occhio di riguardo col quale lui ha sempre guardato a questo paese. O dobbiamo concedere pure a uno così l’onore delle armi?

DECADENCE: FOTO, VIDEO E TWEET. IL RACCONTO DELLA GIORNATA SUI SOCIAL

Articolo 59 della Costituzione ITALIANA

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Sottotitolo: Tutto sommato è divertente assistere alle cazziate quotidiane di Monti a Bersani.
Chissà come si sente il segretario a vedere ricambiata così la sua lealtà incondizionata, senza se e senza ma…e chissà come si sente Re Giorgio, ex comunista [ah ah], sarà orgoglioso di averci appioppato ‘sta piattola a vita.
Sarebbe carino se Bersani dicesse a Monti di silenziare i suoi, chessò, il vaticano, la Trilaterale, Goldman Sachs, oppure Bilderberg. Così, giusto per vedere che succede. Essì, era proprio necessario il governo tecnico ma soprattutto sobrio. Un reazionario della risma di Monti non si vedeva in questo paese dal ventennio fascista. Ma il pericolo sono i movimenti, Grillo, Ingroia e la gente perbene.

 

“È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.”

Qualche costituzionalista dovrebbe spiegare la dinamica che ha portato alla nomina di senatore a vita di Monti, visto che lo stipendio glielo paghiamo noi.

Ci vorrebbe, ma davvero, una commissione d’inchiesta per scoprire quali meriti – altissimi, per giunta – sociali, artistici, scientifici e letterari abbia avuto Mario Monti per meritarsi la nomina per direttissima a senatore a vita da Napolitano il quale era senatore a vita già prima di diventare presidente di questa repubblica sciagurata.

Sfregi alla Costituzione come se piovesse, tanto, chi se ne accorge? 

Tutt’al più, quelli che se ne accorgono possono sempre essere insultati, accusati di essere degli eversori antistato, di avere scarse qualità intellettive, di essere dei malpensanti. Che problema c’è?
Certe cose possono succedere perché troppa gente non conosce la Costituzione e  non le  interessa niente salvare quello che va protetto e difeso, salvo poi mettersi di traverso davanti alla persona fisica che rappresenta l’istituzione; Napolitano e Monti sono considerati  due grandi statisti nonostante e malgrado i loro errori vistosi che hanno danneggiato proprio lo stato.

Le persone però passano, gli sfregi purtroppo no, e creano il precedente.

E, mentre berlusconi si riprende il centro della scena, inutile la richiesta implorante di NON parlare h24 delle sue puttanate a getto continuo, intorno succede il tutto e l’oltre:

Per Camera e Senato
un ambulatorio da
2 milioni all’anno

Con una nuova delibera datata 18 dicembre, Palazzo Madama punta a rafforzare ulteriormente il presidio di cardiologi e infermieri interni (già 60 i medici sotto contratto): aperte le selezioni per altri cinque cardiologi e altrettanti tra anestesisti e rianimatori. [Il Fatto Quotidiano]

 Sempre la Costituzione recita all’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

E dove sarebbe questa uguaglianza se c’è chi si cura gratis e chi no, chi mangia e chi no, chi può studiare e chi no, chi si prende i diritti anche quando non sono tali attraverso leggi apposite fatte da loro stessi e dai loro pari e chi invece è costretto a rispettare anche quelle ingiuste, inique, quelle che creano nei fatti la disuguaglianza?  dov’è l’uguaglianza se gli stessi diritti di cui godono le varie caste e sottocaste sono poi negati ai cittadini? sarebbe questa la democrazia in politica?

Ricordiamoci anche di questo, a febbraio.
Di chi accorcia e taglia per noi con la benedizione della lealtà, dei senza se e senza ma [anche] per aumentare i propri privilegi, fra i quali quello di essere curati gratuitamente e direttamente sul posto di “lavoro”.

Mentre i cittadini italiani, i residenti sul sacro suolo italico devono aspettare mesi per una tac, una mammografia, un’ecografia, mentre un letto d’ospedale diventa un lusso, un caso fortuito quanto un terno al lotto, e nel frattempo che nei reparti hospice, quelli destinati ai malati terminali viene a mancare la terapia del dolore il parlamento tutto intero si assicura – coi soldi dei contribuenti –  il presidio medico fisso direttamente sul posto.

Ricordiamoceli tutti, questi infami traditori dello stato e del loro mandato che a nulla vogliono e sanno rinunciare per se stessi ma a tutto vogliono che rinunciamo noi che li manteniamo a vita.

Vigliacchi parassiti.

Il grande deserto dei diritti 

STEFANO RODOTÀ

Si può avere una agenda politica che ricacci sullo sfondo, o ignori del tutto, i diritti fondamentali? Dare una risposta a questa domanda richiede memoria del passato e considerazione dei programmi per il futuro.

Ma bilanci e previsioni, in questo momento, mostrano un’Italia che ha perduto il filo dei diritti e, qui come altrove, è caduta prigioniera di una profonda regressione culturale e politica. Le conferme di una valutazione così pessimistica possono essere cercate nel disastro della cosiddetta Seconda Repubblica e nelle ambiguità dell’Agenda per eccellenza, quella che porta il nome di Mario Monti. Solo uno sguardo realistico può consentire una riflessione che prepari una nuova stagione dei diritti. Vent’anni di Seconda Repubblica assomigliano a un vero deserto dei diritti (eccezion fatta per la legge sulla privacy, peraltro pesantemente maltrattata negli ultimi anni, e alla recentissima legge sui diritti dei figli nati fuori del matrimonio). Abbiamo assistito ad una serie di attentati alle libertà, testimoniati da leggi sciagurate come quelle sulla procreazione assistita, sull’immigrazione, sul proibizionismo in materia di droghe, e dal rifiuto di innovazioni modeste in materia di diritto di famiglia, di contrasto all’omofobia. La tutela dei diritti si è spostata fuori del campo della politica, ha trovato i suoi protagonisti nelle corti italiane e internazionali, che hanno smantellato le parti più odiose di quelle leggi grazie al riferimento alla Costituzione, che ha così confermato la sua vitalità, e a norme europee di cui troppo spesso si sottovaluta l’importanza.

La considerazione dei diritti permette di andare più a fondo nella valutazione comparata tra Seconda e Prima Repubblica, oggi rappresentata come luogo di totale inefficienza. Alcuni dati. Nel 1970 vengono approvate le leggi sull’ordinamento regionale, sul referendum, il divorzio, lo statuto dei lavoratori, sulla carcerazione preventiva. In un solo anno si realizza così una profonda innovazione istituzionale, sociale, culturale. E negli anni successivi verranno le leggi sul diritto del difensore di assistere all’interrogatorio dell’imputato e sulla concessione della libertà provvisoria, sulla delega per il nuovo codice di procedura penale, sull’ordinamento penitenziario; sul nuovo processo del lavoro, sui diritti delle lavoratrici madri, sulla parità tra donne e uomini nei luoghi di lavoro; sulla segretezza e la libertà delle comunicazioni; sulla riforma del diritto di famiglia e la fissazione a 18 anni della maggiore età; sulla disciplina dei suoli; sulla chiusura dei manicomi, l’interruzione della gravidanza, l’istituzione del servizio sanitario nazionale. La rivoluzione dei diritti attraversa tutti gli anni ’70, e ci consegna un’Italia più civile.

Non fu un miracolo, e tutto questo avvenne in un tempo in cui il percorso parlamentare delle leggi era ancor più accidentato di oggi. Ma la politica era forte e consapevole, attenta alla società e alla cultura, e dunque capace di non levare steccati, di sfuggire ai fondamentalismi. Esattamente l’opposto di quel che è avvenuto nell’ultimo ventennio, dove un bipolarismo sciagurato ha trasformato l’avversario in nemico, ha negato il negoziato come sale della democrazia, si è arresa ai fondamentalismi. È stata così costruita un’Italia profondamente incivile, razzista, omofoba, preda dell’illegalità, ostile all’altro, a qualsiasi altro. Questo è il lascito della Seconda Repubblica, sulle cui ragioni non si è riflettuto abbastanza.

Le proposte per il futuro, l’eterna chiacchiera su una “legislatura costituente” consentono di sperare che quel tempo sia finito? Divenuta riferimento obbligato, l’Agenda Monti può offrire un punto di partenza della discussione. Nelle sue venticinque pagine, i diritti compaiono quasi sempre in maniera indiretta, nel bozzolo di una pervasiva dimensione economica, sì che gli stessi diritti fondamentali finiscono con l’apparire come una semplice variabile dipendente dell’economia. Si dirà che in tempi difficili questa è una via obbligata, che solo il risanamento dei conti pubblici può fornire le risorse necessarie per l’attuazione dei diritti, e che comunque sono significative le parole dedicate all’istruzione e alla cultura, all’ambiente, alla corruzione, a un reddito di sostentamento minimo. Ma, prima di valutare le questioni specifiche, è il contesto a dover essere considerato.

In un documento che insiste assai sull’Europa, era lecito attendersi che la giusta attenzione per la necessità di procedere verso una vera Unione politica fosse accompagnata dalla sottolineatura esplicita che non si vuole costruire soltanto una più efficiente Europa dei mercati ma, insieme una più forte Europa dei diritti. Al Consiglio europeo di Colonia, nel giugno del 1999, si era detto che solo l’esplicito riconoscimento dei diritti avrebbe potuto dare all’Unione la piena legittimazione democratica, e per questo si imboccò la strada che avrebbe portato alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Questa ha oggi lo stesso valore giuridico dei trattati, sì che diviene una indebita amputazione del quadro istituzionale europeo la riduzione degli obblighi provenienti da Bruxelles a quelli soltanto che riguardano l’economia. Solo nei diritti i cittadini possono cogliere il “valore aggiunto” dell’Europa.

Inquieta, poi, l’accenno alle riforme della nostra Costituzione che sembra dare per scontato che la via da seguire possa esser quella che ha già portato alla manipolazione dell’articolo 41, acrobaticamente salvata dalla Corte costituzionale, e alla “dissoluzione in ambito privatistico” del diritto del lavoro grazie all’articolo 8 della manovra dell’agosto 2011. Ricordo quest’ultimo articolo perché si è proposto di abrogarlo con un referendum, unico modo per ritornare alla legalità costituzionale e non bieco disegno del terribile Vendola. Un’agenda che riguardi il lavoro, oggi, ha due necessari punti di riferimento: la legge sulla rappresentanza sindacale, essenziale strumento di democrazia; e il reddito minimo universale, considerato però nella dimensione dei diritti di cittadinanza. E i diritti sociali, la salute in primo luogo, non sono lussi, ma vincoli alla distribuzione delle risorse.Colpisce il silenzio sui diritti civili. Si insiste sulla famiglia, ma non v’è parola sul divorzio breve e sulle unioni di fatto. Non si fa alcun accenno alle questioni della procreazione e del fine vita: una manifestazione di sobrietà, che annuncia un legislatore rispettoso dell’autodeterminazione delle persone, o piuttosto un’astuzia per non misurarsi con le cosiddette questioni “eticamente sensibili”, per le quali il ressemblement montiano rischia la subalternità alle linee della gerarchia vaticana, ribadite con sospetta durezza proprio in questi giorni? Si sfugge la questione dei beni comuni, per i quali si cade in un rivelatore lapsus istituzionale: si dice che, per i servizi pubblici locali, si rispetteranno “i paletti posti dalla sentenza della Corte costituzionale”, trascurando il fatto che quei paletti li hanno piantati ventisette milioni di italiani con il voto referendario del 2011.

Queste prime osservazioni non ci dicono soltanto che una agenda politica ambiziosa ha bisogno di orizzonti più larghi, di maggior respiro. Mostrano come un vero cambio di passo non possa venire da una politica ad una dimensione, quella dell’economia. Serve un ritorno alla politica “costituzionale”, quella che ha fondato le vere stagioni riformatrici.

 

Viva la Rai?

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Sottotitolo: a proposito di risparmi e di spending review (di ‘sta cippa visto che, per citare il taglio più scandaloso,  sono stati ridotti all’osso i fondi alla scuola pubblica per regalare 200 milioni a quella privata cattolica: la chiesa fa il suo, è la politica a non fare ciò che deve terrorizzata, a destra come a sinistra – si fa per dire –  di perdere il preziosissimo voto dei cattolici, togliendo agli aventi diritto per accontentare sempre questi divulgatori di menzogne e pregiudizi spacciati per religione e volere di un dio che nessuno ha mai visto né sentito parlare ma c’è “perchéglielhadettoalloro”. Anche con Prodi al governo furono aumentati i finanziamenti alle private cattoliche, c’era fioroni all’istruzione, una garanzia.) mi piacerebbe sapere quanto costa ospitare capi di stato e di governo in questo paese visto che ieri ad aspettare la Merkel mancavano solo gli alpini e le crocerossine, e meno male che è stata una visita lampo.

Ricevere ‘sta gente è una parata militare continuata, costosa ed esagerata, per non parlare dei disagi alla città e di chi deve lavorare per consentire a queste inutili pagliacciate di esistere.
Autisti [anche loro dipendenti della P.A. tutt’altro che fannulloni] che restano anche  sei, sette ore sotto il sole d’estate o al freddo e sotto la pioggia in inverno, costretti talvolta a dormire dentro la macchina in un garage quando le varie eccellenze sono occupate fino a notte tarda e  senza nessuna possibilità di potersi spostare perché non sia mai che il trasportato, l’eccellenza di turno,  che può essere meno di un ministro, di un viceministro e meno anche di un sottosegretario esca un quarto d’ora prima e non trova il suo succede il finimondo.

Ma i tagli,  il rigore e la politica dell’austerità, ça va sans dire, sono necessari, capito? NE-CES-SA-RI.

Preambolo: Napolitano: “Nel 2013 lascio”. Perché? Fatteli n’artri 20 anni, ché abbiamo bisogno di gente lucida e fresca con un piede nel futuro. E per fare la costituente chiamate Riina, Provenzano e Brusca. Ché come classe dirigente me sembrano mejo de tutti.
Come fanno la riforma della giustizia loro nun la fa nessuno.
Trattate co’ loro.
Daje.
[Dario]

Rai, Schifani elimina il dissidente Pdl
Fini: “Fatto di inaudita gravità politica”

fini schifani due rullo

Il presidente del Senato entra a gamba tesa nella commissione per il rinnovo del cda del servizio pubblico per favorire i candidati voluti dal partito di Berlusconi. Una decisione in contrasto con l’assenza di vincolo di mandato prevista dalla Costituzione.

E la gente dovrebbe pagare un canone, una tassa ma più che altro il
pizzo ad un’azienda gestita da un’associazione a delinquere di codeste dimensioni?

Il problema non è schifani che “entra a gamba tesa nella commissione per il rinnovo del cda della Rai”:  il dramma, anzi la tragedia è che schifani stia ancora lì a rappresentare la seconda carica dello stato, che  schifani sia una delle massime espressioni delle istituzioni, che schifani sia il delegato a sostituire nientemeno che il presidente della repubblica qualora se ne presentasse la necessità.

Il dramma e la tragedia è non essersi ancora liberati del puparo e dei suoi ascari e che, dopo aver tolto ai cittadini ogni strumento democratico per potersi ribellare a questi scempi della democrazia a getto praticamente continuo nessuno stia lavorando perché questo accada ma, al contrario, ritenga dei perfetti delinquenti,  politici e non, interlocutori coi quali lavorare, ci mancherebbe altro, per il bene del paese. Cioè il loro.

Anzi, sempre il suo, di berlusconi.
E  Napolitano che  quando dovrebbe parlare invece  non lo fa.

La Rai non è più servizio pubblico da tempo,  la paghiamo noi cittadini ma serve solo alla politica e  alla sua squallida propaganda, la mossa di schifani sta a significare che berlusconi ha tutte le intenzioni di monopolizzare di nuovo tutti i media in vista di un’eventuale prossima campagna elettorale.

E che  nessuno (ovvero il PD) glielo impedisce salvo poi presentarsi affranto davanti agli elettori a giustificare l’ingiustificabile e a dare sempre la colpa dei suoi fallimenti a qualcun altro.