Vatilec

Premessa doverosa: forse qualcuno dovrebbe chiedere le dimissioni di Franceschini,  ministro cosiddetto dei Beni Culturali e del Turismo, il ligio funzionario che s’indignò per le tre ore di assemblea dei dipendenti del Colosseo ma non ha fatto una smorfia, anzi, come un Marino e un Renzi qualsiasi non era nemmeno in Italia mentre in quel di Verona si rapinava il museo, né tanto meno il governo ha pensato alla legge di emergenza contro i furti nei musei. In un paese in perenne stato d’allerta dove qualcuno può rapinare un museo in pieno giorno chiunque può mettere una  bomba dove vuole e quando vuole.
Franceschini non solo non si dimette né pensa di doversi scusare con gli italiani per la sua incapacità nella gestione e la tutela  del patrimonio pubblico ma, come un gasparri qualunque blocca su twitter tutte le persone che gli fanno notare l’incongruenza di un ministro, di un governo ai quali la maxi rapina di opere d’arte di Castelvecchio: 17 quadri, un valore di oltre quindici milioni di euro non ha fatto tracimare nessuna misura, diversamente dall’assemblea, diritto sancito dalla Costituzione, ritenuta una vergogna planetaria dai lor signori che si dovevano sbarazzare del sindaco di Roma che, diversamente dal ministro e dal governo è stato nominato dopo regolari elezioni.  Come dice Crozza, per fortuna abbiamo un’intelligence, chissà che succederebbe se avessimo una “deficiens”.

***

La corruzione non è un segreto di stato da tutelare per il bene dello stato, è un reato che fa male allo stato.
Quindi l’accusa di aver trafugato e reso pubblici documenti segreti, inviolabili per questioni di sicurezza dello stato vaticano non è solo risibile, è ridicola.
La corruzione non è un fatto segreto: è una questione che riguarda tutti.
Quando il papa dice che bisogna combattere la corruzione, le ruberie, i crimini e il malaffare che impoveriscono e affamano i popoli con chi ce l’ha esattamente, solo coi corrotti, i corruttori, i criminali, i ladri e i truffatori fuori le mura?
Di quelli dentro non si deve dire o lo può dire solo lui nelle sue segrete stanze fra un viaggio, l’enciclica e la richiesta di dimissioni del sindaco di Roma?
In tutti i paesi democratici del mondo si fanno inchieste sulla chiesa e il vaticano e tutti sanno che l’inchiesta non sempre segue un canone perfettamente legale, se tutto fosse trasparente come dovrebbe non servirebbe l’inchiesta.
Per informazioni andare a ripassare o a leggere la storia dello scandalo Watergate che si concluse con le dimissioni del presidente Usa, non con la condanna ai giornalisti del Washington Post.
Su sky tempo fa hanno mandato dei documentari di giornalisti stranieri che raccontavano gli scandali del vaticano e non risulta che qualcuno abbia chiesto di indagare i giornalisti né la censura sui documentari che forse si possono trovare ancora sull’on demand.
Guarda caso, il vaticano se la prende solo con quelli più a portata di mano, forse perché sa che in nessuno stato civile un giornalista può rischiare la condanna per conto terzi, figuriamoci per conto di Dio, solo perché ha fatto il suo lavoro.
Ci provino al vaticano ad accusare, indagare giornalisti inglesi, francesi o americani e chiedere un processo secondo le loro regole: il rumore della pernacchia arriverebbe in ogni angolo del pianeta. ‪#‎noinquisizione‬

t4uwtecqVatileaks 2, il silenzio sul processo alla libera stampa

L’intransigenza religiosa è quella che impone il velo alle donne, impedisce loro perfino di guidare un’automobile come nella magnifica e civilissima Arabia, gli islamici tutti fondamentalisti, tutti terroristi che vivono ancora come nel nostro medioevo, nella nostra bella repubblica talebanitalica non potrebbe mai succedere infatti che due cittadini italiani vengano accusati, indagati e processati da quello che ci si ostina a definire stato vaticano mentre è solo il solito, lo stesso regime dittatoriale dei tempi dell’inquisizione, quando erano le gerarchie religiose a decidere la colpevolezza, l’innocenza delle persone e sempre loro decidevano chi poteva vivere o morire. Il fondamentalismo di casa nostra non è abbastanza seducente, non si merita l’attenzione dei media né il dibattito né tanto meno la solidarietà dei colleghi dei due giornalisti ai quali il papa, quello buono, misericordioso, giubilante e rivoluzionario vuol mettere la mordacchia come a Giordano Bruno.
Eppure la vicenda di Nuzzi e Fittipaldi dovrebbe stare ogni giorno su tutte le prime pagine dei quotidiani: due giornalisti che rischiano il carcere per volontà della legge “sacra” dello “stato” invasore.
E i portatori dei sani valori occidentali, quindi laici, tacciono.

Il governo italiano metta fine a questa pagliacciata ricordando al vaticano gli impegni presi nel concordato e la federazione della stampa, l’inutile dis_ordine dei giornalisti si occupino di tutelare i loro associati Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, invece di pubblicare sulla pagina facebook l’oroscopo di Branko.
Quando il recidivo sallusti fu condannato per diffamazione non dalla Corea del nord  ma dalla magistratura civile dello  stato italiano non solo pur essendo colpevole di un reato odioso ebbe dalla sua la solidarietà di tutti i colleghi di tutti gli orientamenti e testate giornalistiche, perché giammai  si possa impedire di usare un giornale come un programma televisivo per infamare e infangare la reputazione di persone perbene  ma in suo soccorso andò addirittura il non molto ex  presidente della repubblica, l’emerito reticente, confezionandogli la grazia prêt-à-porter alla modica cifra di 15.000 euro. Dove sono oggi tutti quelli che solidarizzavano col diffamatore sallusti?  C’è chi  come Nuzzi e Fittipaldi  si occupa  anche di “vatileaks” come di qualsiasi inchiesta importante, gli altri invece, la maggior parte dei cosiddetti giornalisti del paese  ai penultimi posti nel mondo per libertà di stampa e informazione si limita come sempre a vatileccare.

Il dis_ordine dei giornalisti

“Mafioso, cloaca, serial killer, macellaio”
Furia dei berlusconiani contro Santoro
Odg: “Per lui ci sono donne di serie A e B”

***

TRAVAGLIO E “IL SISTEMA BERLUSCONI”
LA BONEV VA A VENEZIA, MA IL PREMIO È FINTO. E LA DELEGAZIONE BULGARA ARRIVA IN ITALIA

***

L’ordine dei giornalisti è vivo e lotta insieme a loro.
Con tutto quello che si vede e si legge nel paese che galleggia nel conflitto di interessi di un pregiudicato condannato che ancora può manovrare l’informazione che possiede e anche quella che può ancora controllare, che può ancora esercitare il suo potere per mezzo del ricatto e della minaccia  il problema è Santoro.
 

***

L’ordine dei giornalisti s’incazza perché in una trasmissione d’inchiesta vengono date, che piaccia o meno agli scandalizzati a corrente alternata, delle notizie.
L’ordine dei giornalisti apre un procedimento contro Santoro nel paese dove i belpietro, i ferrara e i sallusti vengono messi a dirigere i giornali del padrone delinquente che li paga,  si lasciano liberi di calunniare, diffondere menzogne e diffamare [ché tanto poi c’è sempre un Napolitano di scorta] e nel paese dove bruno vespa ha spacciato per assoluzione la prescrizione di Andreotti. L’ordine dei giornalisti che ha taciuto davanti ad esempi di deontologia professionale come fede, minzolini bacchetta Santoro, il più cacciato e mobbizzato di tutti.  Pirovano, ex mediaset e dunque segretario dell’ODG  guarda solo Servizio Pubblico? tutto il resto delle oscenità teletrasmesse e stampate su certi quotidiani no, gli sono sfuggite?
Ogni giorno di più si capisce meglio perché l’Italia è alle ultime posizioni, da paese miserabile qual è, nelle classifiche internazionali circa la libertà di stampa e di informazione. L’ordinatore dei giornalisti andasse a guardare come vengono trattati certi argomenti negli altri paesi anche quando riguardano qualche ‘eccellenza’, che però, diversamente da quel che accade nel paese miserabile non può interferire per mezzo di nessun yesman posizionato nei posti strategici. E si capisce meglio perché in questo paese un’informazione che informa LIBERAMENTE [per la diffamazione ci sono le procure, non l’ordine dei giornalisti dove a fare il segretario ci mettono un ex dipendente mediaset] non ce la meritiamo. 
La fregatura è che ci va di mezzo anche chi ha capito benissimo che quello di Santoro non era affatto gossip e che la vera arma di distrazione di massa è tutto quello che è accaduto dopo, le polemiche, i giudizi che hanno spostato l’attenzione su quello che era il fatto evidenziato da Santoro e Travaglio: l’uso privato di un’azienda di stato pagata coi soldi di tutti. Ministri che si sono attivati per inventare un premio, finanziare una fiction con soldi pubblici solo per compiacere un pregiudicato delinquente, gli italiani moralisti, quelli del dito e della luna non si scandalizzano se berlusconi gli fa pagare i suoi vizietti privati, non si turbano quando da giornali e telegiornali vengono calunniati e diffamati tutti quelli che provano ad ostacolare il progetto criminale eversivo di un impostore condannato alla galera ma si irritano di fronte a chi certe porcherie gliele fa vedere e sentire.
Quindi è perfettamente inutile meravigliarsi se un criminale amico dei mafiosi ha trovato la strada spianata per fare roba sua di questo paese.

Questo paese per vent’anni in mano a un faccendiere ladro che ha rubato allo stato, un amico dei mafiosi, un corruttore, un puttaniere, uno che pagava ragazzine per i suoi sfizi da erotomane e che per questo è già stato condannato a sette anni in primo grado per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, un impresentabile indecente che ha portato l’Italia a livelli da sottozero in ambito internazionale, che ha demolito anche l’idea di paese non dico civile ma almeno normale, vivibile e poi il problema qual è per gli scandalizzati all’amatriciana, l’unico che per vent’anni ne ha sempre parlato? La cloaca a cielo aperto è l’Italia di berlusconi, dei suoi sodali a libro paga ben distribuiti fra politici, giornalisti cosiddetti moderati, quelli che le cose brutte non le raccontano e non le scrivono ché guai a dare fastidio al panorama dei cieli azzurri, guai a ricordare che quelli che berlusconi lo hanno costruito, mantenuto in vita adesso sono al governo a fare le belle larghe intese napolitane, è l’Italia dei suoi complici politici, quelli che si dovevano opporre, non Santoro che ce la fa vedere.

In un momento in cui la Rai viene attaccata da brunetta per i compensi di Fazio e viene fatto saltare il contratto di Crozza che avrebbe portato il quadruplo dei soldi guadagnati da Crozza, non serve ricordare cosa finanziava la Rai, con quali soldi e perché.  Se in questo paese il cosiddetto berlusconismo ha attecchito così bene è soprattutto perché un sacco di gente pensava e pensa che parlare di questo e quello non serviva e non serve, anche la questione delle escort che pagavamo noi per far divertire il satrapo erotomane per mesi è stata protetta anche a sinistra col velo della privacy, mentre come ha ben detto Travaglio si stava formando un sistema che va oltre berlusconi ma del quale pare non interessi a nessuno. I 400.000 euro dati da bondi per premiare l’attricetta bulgara al festival di Venezia li abbiamo pagati tutti. E abbiamo pagato anche la trasferta di 32 sconosciuti ospitati in grand hotel.
E chi è informato saprebbe che il regista di queste porcherie è berlusconi. Ma ovviamente non sono cose importanti, queste.

Tutti hanno sempre saputo tutto, non hanno mai avuto bisogno di chi gli raccontasse le cose, e si capisce benissimo dalle condizioni in cui è ridotta l’Italia.

Impicciament

Mps, Napolitano torna a “sopire”
“No al cortocircuito media-pm”

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che proprio non ce la fa, non vuole essere il presidente di tutti ma solo di qualcuno, che spesso e volentieri entra in ambiti che non gli competono o, se gli competono lo fa sbagliando gli obiettivi dei suoi ormai leggendari moniti. 

Il corto circuito è un presidente della repubblica che pur avendone avuta facoltà non ha sciolto le camere nemmeno in presenza di un primo ministro al centro di scandali gravi, protagonista – da imputato – di processi per reati che in altri paesi non prevedono solo le dimissioni di un politico che si macchiasse di colpe infinitamente meno gravi ma l’esclusione perpetua dalla politica la giusta condanna di un tribunale.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che, da conoscitore della Costituzione qual è non ha esitato a mettere il suo sigillo, e dunque quello di tutti noi, su leggi odiose, vergognose, funzionali alla copertura e alla protezione di un impostore disonesto, leggi che nessun’altra politica nel mondo civile si sognerebbe nemmeno di pensare poi puntualmente cassate dalla Consulta. 

Il vero corto circuito è che in un paese apparentemente normale il presidente della repubblica non abbia ancora tolto l’appellativo di cavaliere della repubblica italiana ad un disonesto intrallazzatore, uno sotto processo per sfruttamento della prostituzione minorile, uno con un curriculum giudiziario che fa spavento e che in un paese al minimo sindacale di civiltà la gente si schiferebbe ad averlo per vicino di casa.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che non si attiva affinché processi che riguardano politici candidati alle elezioni non vengano rimandati a dopo le elezioni, perché i cittadini hanno il diritto di sapere PRIMA se quando vanno a votare lo fanno per una persona onesta o per un delinquente da galera.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che non ha speso una parola nel merito di sentenze scandalose né sul fatto che il responsabile dei massacri al G8 di Genova, quello che ordinò i pestaggi per dispetto, per difendere l’onore della polizia di stato davanti agli occhi sbalorditi di tutto il mondo,  sia stato nominato nientemeno che sottosegretario alla sicurezza del governo.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che entra nello spogliatoio della Nazionale di calcio complimentandosi coi giocatori e dicendo loro che “sono lo specchio del paese”: dunque paragonando  gente onesta, che vive fra mille difficoltà ad un manipolo di viziatelli arroganti che spesso si trasformano in delinquenti.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che, il 25 aprile anziché rinnovare i valori dell’Antifascismo – cosa di cui questo paese ha un bisogno disperato e che si dovrebbe fare quotidianamente – si mette a battibeccare a distanza con un comico sui pericoli del populismo e lo fa per difendere gl’interessi di bottega della politica tradizionale, quella che ci ha allegramente e gioiosamente condotto alla bancarotta etica, morale prim’ancora che a quella economica.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che concede la grazia su cauzione ad un delinquente recidivo ma non si occupa dei tanti casi di ingiustizie ordinarie e quotidiane che riguardano persone che non hanno voce, che non possono collegarsi a twitter dagli arresti domiciliari né essere invitate tutti i giorni nei talk show, ad esempio quello di Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi accusata di diffamazione per aver difeso la memoria di suo figlio, morto ammazzato da quattro poliziotti; Patrizia il 1 marzo dovrà andare a processo, malgrado e nonostante l’immane tragedia che ha subito, ma per lei nemmeno un hashtag  #siamotuttipatriziamoretti, per sallusti, diffamatore per mestiere e per conto terzi, sì: solidarietà e sostegno si sono sprecati e sono arrivati proprio da quelle persone che dovrebbero spendersi e lavorare per uno stato civile, promuovere l’onestà. Per non parlare di tutta quella gente che si è suicidata per una cartella equitalia, per non aver saputo sopportare la vergogna di una umiliazione e l’impossibilità di far fronte ad un debito in denaro.

Gente onesta cui nessuno ha teso una mano nemmeno per pietà.

 Napolitano invece  intercede personalmente con la collaborazione dell’appena ex ministro della giustizia, ed entrambi si arrogano il diritto di  sollevare uno che commette reati a ripetizione  dalle sue responsabilitá morali, civili e legali. 

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che alla commemorazione di una strage di mafia parla di uno stato che vent’anni fa non si è lasciato intimidire ma poi pretende il silenzio su una questione attinente alla mafia perché in quella questione è voluto entrare anche lui anche se questo non rientra affatto nelle prerogative di un capo dello stato.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che pretenderebbe il silenzio dalla stampa e dall’informazione su fatti ben precisi e non su altri ben sapendo che questo paese muore fra silenzi, omissioni e conflitti di interesse.

Il corto circuito è un presidente della repubblica che di fronte ad una Magistratura insultata, svilita, offesa tutti i giorni e da anni dalla politica, bacchetta i Magistrati accusandoli di troppo protagonismo anziché una politica che, se fosse meno disonesta,  anzi per niente, coi Magistrati non dovrebbe avere niente a che fare ma al contrario lavorerebbe a braccetto con loro per restituire a questo paese un minimo di dignità e di senso dello stato, non l’avrebbe trasformato, invece, in uno stato che fa senso.

Il dito e la banca
Marco Travaglio, 2 febbraio

Il primo monito di Napolitano è certamente saggio se, invocando l’altroieri l'”interesse nazionale”, punta a tutelare la figura di Mario Draghi dalle pressioni tedesche, che mirano a gettargliaddosso lo scandalo Montepaschi per frenare la sua politica salva-euro. La Banca d’Italia fu certamente l’unico soggetto istituzionale a vigilare, con le due ispezioni a Siena, e a scoprire i contratti segreti sui derivati tossici, anche se poi ci si contentò del cambio della guardia Mussari-Profumo e la lentezza delle procedure e l’inefficienza endemica della Consob impedirono che i disinvolti (a dir poco) amministratori fossero rapidamente e adeguatamente sanzionati. Purtroppo non si può dire altrettanto del secondo monito, quello di ieri dinanzi all’Ordine dei giornalisti, francamente irricevibile almeno per ciò che resta della libera stampa in Italia. Che vuol dire “abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti tra informazione e giustizia”? E a che titolo il capo dello Stato afferma che il “ruolo della stampa di propulsione alla ricerca della verità” nel caso Mps “confligge con la riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e il rispetto del segreto d’indagine”? La stampa ha il diritto-dovere di svelare i segreti, anche quelli giudiziari se ci riesce, per dare ai cittadini il maggior numero possibile di notizie. Forse Napolitano ignora che, se da dieci giorni lo scandalo del Montepaschi è sulle prime pagine dei giornali di tutta Italia (e non solo), è grazie a un giornale — il nostro — che ha scoperto ciò che i banchieri nominati dal suo partito occultavano ad azionisti, dipendenti, risparmiatori e investitori. Se avessimo aspettato le famose autorità, magistratura compresa, non sapremmo ancora nulla. Nelle parole di Napoletano echeggia, dietro il paravento dell'”interesse nazionale”, una concezione malata, autoritaria del rapporto fra il potere e i suoi controllori: qualunque scandalo del potere diventa attentato alla Nazione perché lo scredita agli occhi dei cittadini e dei mercati. Quindi meglio una notizia scomoda in meno che una in più. Il dito indica la luna e tutti a guardare il dito. 
Il termometro segna la febbre e tutti a dare la colpa al termometro. Se Napolitano non vuole che il sistema bancario venga screditato, lanci un bel monito ai banchieri perché caccino i mercanti dal tempio, anziché mettere la volpe a guardia del pollaio, come fecero tre anni e un anno fa con Mussari. E lanci un bel monito ai politici perché escano dalle banche (e dalle fondazioni) con le mani alzate e tornino a fare il loro mestiere: che, sulle banche, è quello dell’arbitro, non del giocatore. Già che c’è, potrebbe pure consigliare ai compagni del Pd di darsi una calmata: anziché minacciare di “sbranare” chi scrive dei loro rapporti con la finanza, la smettano di amoreggiare coi banchieri e di scalare le banche. Così magari nel prossimo scandalo finanziario non saranno coinvolti, e sarà la prima volta. La pravdina del Pd, la fu Unità, dedica una pagina all’appassionante interrogativo “Perché sfiorì il Garofano. Crollo del Psi e crisi della Prima Repubblica”. Già, perché? Lo storico Pons, recensendo un sapido saggio di due vecchi craxiani, Acquaviva e Covatta, risponde: va evitato “un impiego estremo della memoria storica come arma di lotta politica” in favore di “uno sguardo più meditato e più utile”, scevro da “giudizi sbrigativi e liquidatori sulla figura di Craxi”. Dunque il Psi e la Prima Repubblica crollarono perché “i partiti avevano perso la capacità di generare appartenenza”, per le “tendenze disgregative”, per “i limiti del riformismo socialista”, insomma “per un vuoto della politica che fu riempito dal potere giudiziario e da un’ondata di antipolitica”, ovviamente “di destra”. Di qui “la tragedia di Craxi e del socialismo italiano”. Ma è così difficile, o magari antipatriottico, dire che Craxi rubava?

 

Esercizio abusivo della professione (?)

                   Se c’è qualcuno che abusa della sua professione sono proprio certi giornalisti: quelli che da quasi vent’anni servono un unico padrone, silvio berlusconi,  che, casualmente è anche il proprietario dell’ottanta per cento dei mezzi di comunicazione di questo paese. E, ovviamente, quelli che non svolgono onestamente la professione.

Il vero problema, per quei giornalisti e in generale per il potere è la constatazione che  dei comuni cittadini li possano smentire e ridicolizzare in qualsiasi momento e a proposito della qualunque.

Noi che facciamo blog non traiamo nessun profitto dalla nostra attività, scriviamo per il gusto di farlo e perché pensiamo che sarebbe sciocco non valorizzare uno strumento di  fondamentale importanza come la Rete non  sfruttandolo per un fine utile.

E il fatto che normali cittadini mettano il loro sapere, la loro creatività al servizio degli altri gratuitamente, per passione e non per denaro, dovrebbe essere un valore aggiunto  in una democrazia, non un pericolo da contrastare con ogni mezzo, e  non dovrebbe spaventare un  giornalista, perché sa che la sua professionalitá non viene messa in discussione se non nasconde niente all’opinione pubblica.

La maggior parte dei giornalisti di questo paese, invece, è costituita da persone senza arte né parte, che non fa domande,  che non pretende risposte, che non verifica le notizie. Per non parlare di quanto sia ridicolo e inutile quell’ordine dei giornalisti, un’istituzione voluta da mussolini della quale nessun governo di nessun colore ha voluto liberarsi, forse perché  “giornalisti” sono anche D’Alema, Veltroni, Gasparri (sic!) ?

In un paese normale, civile e davvero democratico i giornalisti dovrebbero pensare a dare le notizie e  fare inchieste su tutto e tutti  invece di attaccare, dall’alto della loro protezione grazie alla casta di cui fanno parte,  chi spesso fa il lavoro al posto loro.
Gratis.

LA CASTA DEI GIORNALISTI CONTRO IL WEB: CHI FA INFORMAZIONE RISCHIA SEI MESI DI CARCERE

Occhio a quello che scrivete sul vostro blog, a ciò che postate su Facebook o Twitter o Youtube. Rischiate di finire in un’aula di Tribunale. Denunciati (udite udite!) dall’Ordine dei giornalisti per “esercizio abusivo della professione”.

E’ accaduto ad una web tv di Pordenone, la PnBox contro la quale, la Corporazione dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Il titolare della web tv, Francesco Vanin, rischia adesso sei mesi di carcere. L’accusa è (testualmente) quella di aver diffuso “gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità, politica e spettacolo”. Insomma quello che ogni giorno facciamo un po’ tutti, compreso chi scrive questo post: produrre gratuitamente informazione, diffondere contenuti, video, articoli.

Sconcertante la posizione di Pietro Villotta, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia e autore dell’esposto. Interpellato sul caso ha risposto con un’intimidazione: ”Il nostro esposto è a tutela della categoria e dell’ordine. Se viene meno la garanzia della legge sulla stampa siamo nella giungla. E se le piattaforme online, dalle web tv ai blog, fanno informazione continuativa, allora noi tuteliamo la categoria”.

Loro tutelano la “categoria”, quel medievale ordine dei giornalisti – che andrebbe abolito- di cui fanno parte, ricordiamo, anche “professionisti” come Fede, Belpietro, Vespa e Sallusti: noi invece difendiamo il nostro diritto di espressione garantito anche dalla Costituzione. Per questo continueremo a scrivere, postare, diffondere gratuitamente contenuti.

Sperando di non dover scrivere, come Gramsci sotto il fascismo, le “lettere dal carcere”.

da: http://www.liquida.it