Sotto – Sotto

Non solo omofobi e razzisti, ma anche quelle e quelli che s’insinuano nelle discussioni pigolando cose sul genere di “è un’opinione, perché non avrebbe dovuto dirla”.

Non mi stancherò mai di ripetere che non tutto è opinione, anche quelle scritte sul Mein Kampf erano opinioni, quelle di un pazzoide criminale che ha avuto la possibilità di distruggere il mondo perché qualcuno le ha ascoltate e insieme a lui realizzate nella pratica. Nessuno si è preoccupato evidentemente dei contenuti di quel libro che altro non erano che il programma nazista di hitler.

Sono opinioni quelle dei negazionisti? no, perché in molti paesi chi si azzarda a dire che l’olocausto è un’invenzione, va in galera.

E’ opinione quella di chi tenta di rovesciare la Storia facendo credere che i buoni erano cattivi e viceversa? qui purtroppo sì visto che c’è stato qualcuno in politica che si è potuto permettere di dire che la Resistenza è un argomento noioso e che le scuole possono fare a meno di inserirla nei programmi scolastici.

La diffamazione è opinione? non dovrebbe esserlo ma solo qualche giorno fa la corte di Strasburgo ha dato ragione a belpietro dicendo che solo l’istigazione alla violenza, l’apologia razzista possono essere punite, non la diffamazione semplice, quella che scava nella roccia anche sei anni di seguito com’è accaduto nel caso del pm Cocilovo diffamato da farina sul giornale di sallusti per conto terzi e cioè di berlusconi. 

E sappiamo tutti com’è andata a finire, al pm diffamato, screditato e che dopo gli articoli di farina ha ricevuto anche minacce di morte nemmeno le scuse, a sallusti la grazia di Napolitano.

Quindi io credo che bisognerebbe stare molto attenti prima di parlare di opinioni, di libere espressioni dei pensieri e che male c’è se qualcuno dice delle cose.

Perché se è vero quello che molti dicono, e cioè che l’omofobo è sotto sotto uno a cui l’omosessualità non fa poi così schifo, la mia sensazione è che quelli che di fronte alla discriminazione omofoba anche solo ventilata, all’acqua di rose, come nella polemica a proposito delle dichiarazioni di Barilla non si mettono di traverso in modo netto, sotto sotto siano persone a cui l’omofobia non fa poi così schifo.

Se dei ragazzini di quattordici, quindici anni si suicidano  nel momento in cui hanno acquisito la consapevolezza di essere omosessuali, una cosa che se questo fosse un paese civile sarebbe considerata non un marchio, un’onta, un motivo di discrimine ma soltanto quello che è, “una naturale variabile del comportamento umano”, esattamente come l’eterosessualità, significa che hanno già ben compreso che non saranno ospiti graditi in questo paese soprattutto in virtù di quelle che molti considerano opinioni ma che opinioni non sono perché poi si traducono in atti violenti. Le opinioni non ammazzano nessuno: i razzismi e l’omofobia sì.

Ipocriti del cazzo [eddue]

Mauro Biani

In un paese civile, normale e dove i diritti dei cittadini fossero tutelati e rispettati in primis da quella politica che li rende operativi per legge gente come giovanardi e la binetti sarebbe in galera per le sue dichiarazioni omofobe e razziste. E invece entrambi continuano ad essere inseguiti da sedicenti giornalisti ansiosi di ascoltare [e purtroppo farle sapere anche a noi] le autorevoli opinioni di questi due, per citare i peggiori, che da sempre esprimono la stessa: l’omosessualità è contro natura, è una malattia. Mentre non è l’una né l’altra cosa, e il dramma è che questo lo sanno anche giovanardi e la binetti che fra l’altro è un medico psichiatra che un ordine dei medici serio avrebbe già cacciato a pedale nel culo.

Chi può dimenticarsi della perla giovanardesca  quando disse che per lui due lesbiche che si baciano sono come chi fa la pipì in strada? eppure sono sempre lì, nessuno se ne preoccupa più di tanto. Fanno folklore, si vede.

La politica continua a  nascondersi dietro l’ignobile alibi del c’è altro a cui pensare, del paese che non è pronto e della gente che non capirebbe, mentre la gente ha capito benissimo che la politica italiana ha legiferato, si fa per dire, e continuerà a farlo in materia di diritti civili col preciso obiettivo di non inimicarsi il prezioso bacino di voti dei cattolici e dunque il vaticano;  la responsabilità  della mancanza di leggi a tutela di diritti e uguaglianza  in questo paese ce l’ha SOLO la politica che, a destra come a sinistra, si è sempre inchinata ai desiderata di papi, vescovi e cardinali al solo scopo di raccattare qualche voto in più,  ce l’ha la gente di questo paese, perché non è mica colpa della chiesa se gli italiani non hanno mai maturato un pensiero forte per contrastare ad esempio l’omofobia, il razzismo. In un paese a maggioranza di imbecilli non spaventa un pregiudicato che ricatta le istituzioni e quel ricatto poi viene fatto subire a noi cittadini per mezzo di un presidente del consiglio che minaccia tasse più alte se cade il governo; non mette paura un condannato alla galera per il reato più odioso di tutti perché ricade su tutti qual è l’evasione fiscale e  che  viene trattato e considerato  ancora come l’interlocutore con cui dialogare, non hanno spaventato sessanta anni di finta democrazia, finta repubblica, finti governi al soldo di altri poteri estranei all’Italia proprio come quello delle larghe e bellissime intese napoletane, no: meglio prendersela con gli omosessuali, i neri, gli zingari, sono loro il vero pericolo.

Non so se una legge contro l’omofobia avrebbe salvato il ragazzino che si è buttato dal balcone a quattordici anni perché stufo di essere la vittima di un paese che sta alla cultura, al rispetto come berlusconi all’onestà:  non è nemmeno il primo né sarà l’ultimo in questo paese di ignoranti mascalzoni.

 Probabilmente no, perché esistono leggi che ordinano di non rubare ma i ladri continuano ad esistere, così come gli assassini, gli stupratori, i pedofili, i corruttori e via a seguire per tutte le azioni oltre la legge che la legge però non potrà mai controllare né risolvere alla radice perché quell’agire fa parte dell’umanità da che esiste l’umanità.

In un paese come il nostro poi dove è la politica stessa a fare in modo che le leggi siano invalidate così come certi processi e alcune sentenze si guarda ormai a quello che accade giornalmente in materia di discriminazioni, ingiustizie, illegalità con un sentimento di dolorosa rassegnazione.

Quello che la politica può fare, ma deve essere una buona politica dunque non la nostra, è fare in modo che si riduca l’asticella delle disuguaglianze fino ad annullarle così come vuole la nostra Costituzione, perché non esiste legge che possa sanzionare l’imbecillità, l’ignoranza e continuare a premere sul tasto dell’esigenza di leggi speciali poi porta ad una legge inutile, malfatta e assurda come quella sul “femminicidio”.

In questo paese non serve una legge contro l’omofobia, altrimenti bisognerebbe farne una verso tutte le caratteristiche umane e personali che smuovono il giudizio becero fino alla discriminazione: ne servirà una che punisca chi prende in giro e discrimina gli obesi, quelli con gli occhiali o il naso storto, una contro chi è contro i facili costumi, nel paese dove ragazze e donne vengono etichettate come troie e discriminate di conseguenza solo perché si vestono in un certo modo e hanno un atteggiamento disinvolto con gli uomini.

In questo paese è necessaria, urgente una legge che metta gli omosessuali, le lesbiche e i trans allo stesso livello di chi non lo è.

 Si parla di diritti, di una Costituzione che comanda che la legge è uguale per tutti ma nei fatti non lo è, e di cittadini uguali sempre, e nei fatti non lo sono.

E i primi a fottersene allegramente sono proprio quelli che dovrebbero difendere tutto quello che è scritto in quella Carta ma nei fatti non succede.

Diritti uguali per tutt* e leggi uguali per tutt*: così si combattono le discriminazioni, non strumentalizzando politicamente le condizioni e  i drammi della gente per magari guadagnarci perfino dei soldi sopra con strutture apposite alla tutela di questo e quello.
E allo stesso modo è necessario, urgente che la politica di tutti i colori smetta di usare le minoranze quale strumento elettorale, trasformarle in argomenti buoni in campagna elettorale, non fare nulla quando dovrebbe e ricordarsene solo in presenza di una tragedia.

Capito, Lauretta?

L’impiglio

17 maggio: Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia

Ancora oggi, in una repubblica democratica del terzo millennio, c’è chi pensa che gli omosessuali siano persone non degne di avere quei diritti che ha chi omosessuale non è. 


E ancora oggi in Italia non c’è una legge specifica per tutelare le minoranze. 

E ancora oggi si consente a personaggi pubblici, a certi politici, di poter esprimere idee omofobe, violente e razziste e non succede niente, dopo.

In questo paese bisogna ribadire ogni giorno che l’omosessualità rientra nella NORMALITA’ della vita di tanta gente.

Tutto questo non è civile, non è normale, non è degno di una democrazia occidentale.

L’omofobia deve diventare un reato, perché esprimere idee omofobe significa incentivare atti violenti;  l’omofobia, come il razzismo e il fascismo non è una libera espressione del pensiero né un diverso punto di vista su una questione, come dire: panettone o pandoro, amatriciana o carbonara, carne o pesce.
L’omofobia è un crimine, è violenza che non deve trovare nessuna residenza in una società civile.

…O COSI’ O IL GOVERNO CADE
Pdl, tre minacce in un solo giorno

Ineleggibilità, il Popolo della Libertà contro Zanda che si dice pronto a votarla. M5S: noi ci siamo
Imu, Brunetta a Porta a Porta: “Riforma entro agosto anche per le imprese o addio esecutivo” (leggi)
Video – Longo: “Interdizione? Letta cade un minuto prima”. Ma B: “Patto con Pd chiude guerra civile”

Sottotitolo: ma che bel tipino Zanda, prima fa il cazzone e dice che che silvio in parlamento non ci può stare per la storia dell’ineleggibilità e appena la banda del bassetto ha alzato la voce ha ritrattato dicendo che è una sua opinione personale.
Ma un paese può stare nelle mani di gente così, può viaggiare sull’onda del ricatto di un  delinquente [sempre per sentenze] e delle sue minacce?

E qua parlano di vilipendio, di offese via web?  sono trent’anni che berlusconi è ineleggibile, la Costituzione è nata nel ’48; la norma sull’ineleggibilità risale al ’57, quindi significa che cinquantasei anni fa dei politici molto più lungimiranti e previdenti, che questo paese lo amavano davvero, avevano già messo nero su bianco che i possessori di media e mezzi di comunicazioni non potessero, ovviamente, logicamente e civilmente, avere gli stessi diritti di chi non lo era e lo è di partecipare alla politica da politici. 

Che la separazione fra controllori e controllati doveva essere una legge dello stato.

E oggi si parla di vaffanculi via web, di impedire le intercettazioni che sono uno dei sistemi investigativi più efficaci di lotta al malaffare, alla criminalità e alle mafie.
Pietà, e misericordia, anche.

Una minaccia al giorno [ma anche più d’una] ce la farà a togliere il governo da torno? io spero di sì. 
E mi dispiace per tutte le intellighenzie che pomposamente ci informano, ci avvertono quasi, che questo è il governo dell’ultima spiaggia per gli italiani perché a me, a naso e ad occhio pare invece che questo sia solo il governo dell’ultima salvezza per berlusconi.

Non c’è cosa che si possa anche e solo provare a dire nel merito di provvedimenti e di leggi senza che qualcuno dei cani da guardia a libro paga dell'”impigliato” non prometta che il governo cadrà “un minuto prima” che accada quella cosa o che qualcuno si metta in testa davvero di realizzarla. 

“Impiglio” è l’ultima frontiera della linguistica inventata da Napolitano per il bene della pacificazione e dell’abbassamento dei toni fino a far sparire proprio le parole per evitare accuratamente di pronunciare, a proposito dei politici disonesti, parole come “imputato, pregiudicato e condannato”.

E magari anche delinquente che non stonerebbe col pendant.

Ad esempio l’interdizione dai pubblici uffici relativa alla sentenza del processo allo “stile di vita” del puttaniere incallito: l’interdizione non è un capriccio della Boccassini, è un provvedimento legato al reato di concussione che ha commesso berlusconi, e se quell’interdizione gli spetta per diritto [di legge] lui e i suoi servitori [armati e non] devono accettare il verdetto della LEGGE e ringraziare anche tutti i loro dei che qui siamo in Italia dove non si è colpevoli prima del miliardesimo appello, grado di giudizio.

Perché se questo fosse stato quel bel paese normale che ogni giorno bisogna nominare stancamente come termine di paragone per la qualsiasi a proposito dell’Italia silvio berlusconi sarebbe GIA’ ospite delle patrie galere, perché i suoi comportamenti non sono riferibili ad uno “stile di vita” come piacerebbe a ferrara e alla santanché che ieri sera a Servizio Pubblico si sono prodotti nei consueti voli pindarici tesi alla difesa dell’amico dei loro cuori  e generalmente a tutti quelli che “ognuno a casa sua fa quello vuole”: sono reati. 

Pagare mazzette alla guardia di finanza per fare in modo che si distragga nei controlli fiscali è reato, rubare una casa editrice con la complicità di giudici compiacenti e pagati un tanto al chilo è reato, abusare del ruolo politico facendo pressioni ai funzionari di una questura è un reato, ottenere le grazie e i favori sessuali da ragazzine con la promessa dei soldi e della bella vita non è una concessione magnanima di un filantropo, è induzione alla prostituzione, e quei favori ottenuti non sono la scelta consenziente di ragazzine sciagurate e arriviste: è sfruttamento di quella prostituzione, dunque un reato.
Tutto questo ovviamente in un paese normale dove la legge non viene accomodata e acconciata in base all’esigenza dei potenti prepotenti delinquenti e in un paese normale dove la politica non si mette al servizio di un delinquente per consentirgli di violare la legge comodamente quando e come vuole.

Impigliato alzatevi
Marco Travaglio, 17 maggio

Nella vertiginosa regressione lessicale che ci sta portando rapidamente verso l’obiettivo “neuroni zero”, mancavano giusto un sostantivo e un aggettivo: li ha pronunciati il presidente Napolitano in una di quelle esternazioni quirinalizie che non si sa bene come qualificare (interviste? moniti? spifferi? sedute spiritiche? Boh). Si tratta di alcune sue frasi pubblicate tra virgolette dal direttore del Messaggero , Virman Cusenza, che lo scortava sull’aereo presidenziale da Roma a Genova, dov’era atteso per i funerali delle vittime della strage al porto. In quella selva di ovvietà da Banal Grande che tanto eccita la stampa nazionale (“portare avanti la barca tra i marosi, dare fiducia al Paese”, Letta “non si lascia intimidire da polemiche né da incidenti di percorso”, “molto misurato”, anzi “attentissimo”, come del resto “Saccomanni”, al discrimine “tra il fare e il non abbandonare il rispetto degli impegni”, “siamo sul filo del rasoio con Bruxelles”), sono affogati il sostantivo e l’aggettivo della neolingua inciucista. Il sostantivo è “moderazione”: “serve moderazione nelle aspettative delle misure economiche”. Il che, tradotto in italiano, significa che il governo non farà un bel nulla, visto che non c’è un euro e i presunti alleati litigano su tutto. L’aggettivo è “impigliato” che, nel nuovo dizionario dei sinonimi, sta per imputato. Dare dell’imputato a B. pare brutto: vedi mai che si incazzi e rovesci il governo del nulla. E allora si dice “impigliato”: “Capisco chi si trova impigliato”. Dove? “In processi e vicende giudiziarie di rilievo”, spiega il Cusenza. Ah ecco, il presidente della Repubblica “capisce” un leader di maggioranza, già tre volte premier, che “si trova impigliato” in quattro processi per corruzione di senatori, concussione e lenocinio minorile, frode fiscale, divulgazione di intercettazioni segrete di un avversario politico. Sono cose che possono capitare a tutti. Specie a chi corrompe senatori, intimidisca questure, paga prostitute minorenni, froda il fisco, divulga intercettazioni rubate. E allora zac!, si ritrova impigliato. E pazienza se, per molto meno, Dominique Strauss-Kahn ha rinunciato all’Eliseo. Il capo dello Stato – italiano, mica francese – capisce anche (“era nelle cose, nella natura”, scrive l’esegeta Cusenza) “le forze politiche che non rinunciano a reagire, ciascuna a modo suo”: anche con manifestazioni di piazza contro il terzo potere dello Stato. Però, fa notare, “meno reazioni composte arrivano, meglio è dal punto di vista processuale”. Nella sua immensa bontà e saggezza di padre, dispensa consigli ai difensori di B., casomai non fossero abbastanza, per favorire un miglior esito processuale all’illustre cliente imputato, anzi “impigliato”. Insomma, al presidente della Repubblica non importa sapere se l’uomo, l’ometto che ha mandato tre volte (direttamente o indirettamente) al governo e a cui ha firmato una dozzina di leggi vergogna è un corruttore, un concussore, uno sfruttatore di minorenni, un evasore fiscale e un violatore di segreti. Questo per lui si chiama – per usare il traduttore simultaneo Cusenza – “il macigno giustizia”: e, siccome “ce lo trasciniamo da anni” ed “è sempre stato all’ordine del giorno”, occorre che “tutti se ne facciano una ragione”. Come dire a un gioielliere che viene rapinato impunemente da anni: guarda, caro, visto che il macigno rapine ce lo trasciniamo da anni ed è sempre all’ordine del giorno, fattene una ragione. Anzi, la prossima volta risparmia la fatica al rapinatore e consegnagli spontaneamente la refurtiva; perché sai, i rapinatori non rinunciano a reagire, ciascuno a modo suo, e non vorrei che una reazione scomposta gli provocasse peggioramenti dal punto di vista processuale; perché io capisco chi si trova impigliato in vicende di rapina. E adesso non rompere perché devo occuparmi di chi mi ingiuria sul web, cioè dei veri reati di cui non riesco proprio a farmi una ragione.

La condotta

Preambolo: insegnate ai bambini ad essere indipendenti, senza dover seguire dottrine stabilite da altri.
Liberateli dalla schiavitù delle religioni insegnando loro quanto amore, quanta umanità e quanta cristianità ci sono nella poesia, nell’arte, nel sapere, nella fantasia, nella bellezza delle cose e nelle persone concrete, quelle che si vedono, si toccano, si annusano, si baciano, si mangiano, ci si fa l’amore. 
Non c’è un’altra vita, la menzogna di quel regno dei cieli destinato ai ‘buoni’ per mezzo della quale da millenni la chiesa tiene sotto scacco miliardi di persone: c’è solo questa.

Sottotitolo: Jack lo squartatore aveva una condotta sociale un po’ sotto lo standard.

Chissà il cardinale “quante volte viene”.
Per lo standard, dico.

Il cardinale O’Brien: “Cattiva condotta sessuale“.

Un uomo di chiesa non dovrebbe proprio avercela, una condotta sessuale, poiché  vi ha rinunciato per scelta sua e non per costrizione.

Almeno dovrebbe essere così.

Conclave, il cardinale O’Brien: “Mi scuso per la mia condotta sessuale”

Il cardinale Keith O’Brien, alla fine, ha ammesso le proprie responsabilità. L’ormai ex primate di Scozia e arcivescovo di St.Andrews e Edimburgo, accusato da quattro sacerdoti di comportamenti “inappropriati”, ha affidato il proprio “mea culpa” a una nota diffusa dalla Bbc.

O’Brien, che lo scorso 25 febbraio aveva presentato le proprie dimissioni in seguito allo scoppio dello scandalo, annunciando contestualmente di non poter più partecipare al Conclave, ha riconosciuto che la sua condotta sessuale “è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”.

Il cardinale 74enne ha chiesto scusa “a quanti ho offeso, alla chiesa cattolica e agli scozzesi”. Il cardinale britannico è sempre stato un acceso critico del movimento gay, condannando l’omosessualità come immorale e i matrimoni gay come “pericolosi per la salute fisica, mentale e spirituale delle persone coinvolte”.

‎”Gli omosessuali sono un pericolo per la pace”. [Benedetto Emerito XVI un po’ prima di dimettersi].

La pedofilia, invece, ovvero lo stupro su persone non consenzienti e perlopiù minorenni, a differenza del rapporto omosessuale che rientra in una normale scelta di vita, un orientamento sessuale di persone rispettabili e soprattutto da rispettare ché non nuocciono né danneggiano nessuno, rientra nelle normali condotte sessuali alla quale si può dare anche una valutazione, non in un tribunale ma mentre si partecipa alla nomina di un nuovo papa.
Avranno pure smesso di mettere gente sui roghi – se potessero lo farebbero volentieri ancora oggi – ma il livello della considerazione per l’umanità che hanno certi “uomini” di chiesa resta più o meno quello di qualche secolo fa.
Ci sarebbe da chiedersi quanti stupri ci vogliono per scendere al di sotto dello standard di uomo di chiesa.
Perché per tutti gli altri uomini che non indossano un abito talare non c’è mica lo standard di riferimento e la possibilità di scegliere il nuovo papa: c’è la galera.
Vivissimi complimenti a chi ha ancora bisogno di questi punti di riferimento.

L’amore, il rispetto, la cristianità sono cose che si portano dentro, si regalano, senza la necessità di farselo insegnare dalle religioni che per mezzo dei suoi uomini, referenti sulla terra di qualcuno che nessuno ha mai visto né sentito parlare per imporre la loro idea di amore hanno bruciato la gente sui roghi, l’hanno torturata, ancora oggi si continuano a fare guerre in nome di un dio, per evidentemente, spiegare che dio è amore anche quando si bombardano civili innocenti, si lapidano le adultere in una buca di terra perché non sono state fedeli al loro uomo e padrone o quando si impiccano ragazzini di 15 anni grazie alla sharija, perché non pensano che l’amore sia solo quello fra uomini e donne.
O quando si violentano bambini e ragazzi – da uomini di chiesa, dunque portatori di un messaggio di pace, fratellanza e rispetto per l’altr* pretendendo poi di dare una valutazione al proprio agire anziché permettere che quella valutazione la dia il giudice di un tribunale così come avviene per tutte le persone che si macchiano del crimine più odioso di tutti perché riguarda bambini e ragazzi, il futuro di tutte le società civili che vedranno negarsi per sempre la possibilità di vivere una vita normale, sana, libera e felice.
Che dio, se esiste davvero, vi maledica, visto che gli uomini e le donne di questa terra non lo sanno fare.

Ancora sui DIRITTI CIVILI

Le nozze gay sono il suicidio dell’Europa?

Contro l’omofobia e la transfobia – Appello ai candidati

L’ex fidanzato storico
di Alfonso Signorini
candidato dal Cavaliere

Sottotitolo: penso che di queste faccende non si parli mai abbastanza.

Per smettere di farlo c’è un unico modo: mettere in pratica, nei fatti, quell’uguaglianza che fino ad ora è rimasta lettera morta su una Costituzione che nessuno rispetta, nemmeno chi lo deve fare per ruolo e mestiere.

Se proprio si vuole insistere nel non voler considerare le persone uguali come Costituzione comanda bisognerebbe rinnovare un po’ il repertorio delle cazzate che si dicono e che si scrivono per negare quel diritto.
Ché quelle solite, sempre le stesse, sono diventate stucchevoli, noiose, insopportabili.

Come lo sono generalmente tutte le falsità e le menzogne. Il diritto che più di tutti gli altri in questo paese viene violentato e disatteso SCIENTEMENTE prim’ancora che quello di formare un nucleo familiare e chissenefrega poi di come lo si vuol chiamare, di poter adottare dei figli agli omosessuali è quello riconosciuto dall’articolo 3 che ORDINA, non chiede se gentilmente si può fare, allo stato e dunque ai governi di trattare TUTTI i cittadini nello stesso modo, dunque non per mezzo di concessioni da feudo medioevale ma in funzione di leggi dello stato.

Premessa:   il matrimonio è un istituto fallimentare che andrebbe abolito per tutti.

Non serve, non cementa di più un bel nulla, è solo un costo, una burocrazia continua per qualsiasi cosa, quando ci si sposa e quando si divorzia, serve solo ad arricchire eserciti di avvocati,  la chiesa che ad ogni cerimonia religiosa mette in cassa altri soldi e altro potere – non solo con  il matrimonio religioso ma anche  con un battesimo imposto quando la persona non è in grado di intendere, di volere, di dire no,  di chiedere di poter scegliere da adulto consapevole se vuole far parte o meno di un club piuttosto che un altro, comunioni e cresime che si fanno fare ai bambini solo perché si fa la festa e si ricevono i regali.

Se due persone vogliono stare insieme non serve l’accordo certificato o ancorché benedetto, e una stretta di mano o un vaffanculo sono molto meno costosi di una pratica legale.

MA il fatto che mentre mezza Europa e un resto del mondo civile abbiano regolato e da tempo la questione delle unioni omosessuali mentre qui, nel nostro bel paese, culla del diritto [che è di tutti e non solo di qualcuno], ci sia una politica miserabile, ipocrita e asservita alla volontà di  divulgatori di menzogne e ignoranza che si domanda ancora se sia il caso di farlo, che nasconde la sua pochezza dietro alibi ridicoli, che dice cose assurde spacciandole per regole costituzionali solo perché non vuole smettere di essere serva di una chiesa oscurantista, retrograda, violenta e malvagia non fa dell’Italia solo un paese molto al di sotto della soglia di una ragionevole civiltà ma lo rende proprio brutto, triste e cattivo.

Non è vero che il paese non è pronto e che la gggente non capirebbe: è la politica, TUTTA, ad essere prona e vigliacca, e niente affatto intenzionata a dare a tutti quei diritti che i politici si sono già presi da un pezzo e da se medesimi. Loro non hanno nessun tipo di problema, per loro i diritti – visto che se li riconoscono da se medesimi – non solo sono riconosciuti e applicati ma addirittura estesi oltre il tollerabile, per la gente comune, le minoranze, non è affatto così, e questo non sarà mai un paese civile finché la politica, per non perdere i voti dei cattolici integralisti, fondamentalisti, ipocriti e cattivi farà quel che vuole la chiesa sulla base non di un sentire cristiano, solidale, altruista come dovrebbe essere ma solo perché alle gerarchie vaticane interessa mantenere e aumentare il potere.

E per mantenere il potere, la Storia insegna, bisogna dividere, si divide incentivando il razzismo, l’omofobia, promuovendo l’idea di persone relegate alla condizione di  categorie – inferiori – e che per questo devono rimanere in una situazione  borderline, non disturbare, non chiedere ma essere obbligate comunque a sottostare a tutti i doveri da cittadini: rispettare la legge, pagare le tasse, e assumersi la responsabilità civile e legale di ogni loro azione. Dunque lo stato per mezzo dei governi si legittima da se medesimo ad ignorare gli omosessuali ma loro non possono né devono, PER LEGGE, ignorare lo stato.

I diritti non sono concessioni, sono – appunto – diritti, che non possono restare appesi ai desiderata e alle ormai quotidiane dichiarazioni delle loro eminenze, né ad una politica che quando non sa che fare si attacca alla famosa teoria del “c’è altro a cui pensare, c’è la crisi”,  parla molto la politica  – soprattutto a vanvera – la crisi è mondiale, eppure, nel frattempo i governi di tanti paesi [dopo Parigi anche Londra dice sì alle nozze gay] non hanno mai perso di vista la regolamentazione del diritto civile, evidentemente pensano – come me –  che chi non capisce che i diritti civili sono la priorità,  perché vanno a toccare spesso questioni anche più importanti di un’economia più forte, non capisce niente,  loro, questi nostri  statisti delle cippe lo sanno e lo capiscono benissimo ma continuano ad ignorare un problema che c’è e che va risolto.

Per non parlare di un “giornalismo”  servo e servile che fa da eco ad ogni sospiro che arriva dagli invasori d’oltretevere. 
Quello che attiene al diritto civile non dovrebbe riguardare chi ha scelto di occuparsi di anime, spiritualità e del trascendentale.

Nei paesi dove le unioni di fatto fra persone dello stesso sesso sono una realtà da molto tempo non mi pare che nessuno sia caduto in quel baratro di cui parlava bagnasco, anzi, a ben vedere, si vive molto meglio che in questo.

Basta discriminazioni, sì. Ma con i fatti

L’odio per gli omosessuali NON E’ un’opinione.

Così come non lo sono il fascismo e il razzismo.

 

 Tempo fa ebbi una discussione con un’amica perché una sua conoscente era venuta nella mia bacheca di facebook a scrivere idiozie deliranti e omofobe e lei mi disse di non considerare questo un problema, che insomma se la teneva e se la tiene e che male c’è.

Io per esempio gente così non la vorrei neanche come vicina di casa, o parente, e siccome i parenti e i vicini di casa non si possono scegliere dove invece si può fare io lo faccio.

Qui nel web e anche con le persone che frequento, davanti a me nessuno si permette di chiamare un omosessuale frocio e ricchione senza rischiarsela, e probabilmente non gli verrà concessa neanche la possibilità di riprovarci ancora.

Non facciamo parlare gli ignoranti, i razzisti, i fascisti e gli omofobi. E non parliamo con gente così, c’è solo da guadagnarci.

Non ci vuole una legge per stabilire che le donne, gli omosessuali, i bambini, gli uomini non devono essere maltrattati, stuprati, violentati e uccisi; ne basta una per tutti.

Per le PERSONE.

Sono i diritti paritari che sconfiggono l’omofobia e ogni forma di discriminazione.
E’ rendere tutte le persone davvero uguali, formalmente e sostanzialmente, senza che qualcuno si debba vergognare per essere in qualche modo “diverso”.

Continuare a circoscrivere in recinti separati comunque dal contesto unico nel quale tutti dovrebbero poter stare, vivere, lavorare, amare, significa continuare a dividere, separare.

Non ci vuole una legge che punisca l’atto violento, ci vuole una legge che punisca il pensiero violento, l’apologia, chi pensa e purtroppo dice e scrive idiozie pensando di averne il diritto,  che in democrazia tutto sia possibile, concedibile, tollerabile, accettabile.

Quello che vorrei capire e che qualcuno dovrebbe spiegare visto che i casi si ripetono è anche altro: si può liberamente aprire una pagina su un social network appositamente per dileggiare e insultare qualcuno facendo in modo poi che si possa riconoscere? e dove sono i solerti controllori del cyberspazio mentre su una pagina facebook o un blog come è capitato a me si getta discredito non su un’entità astratta e virtuale ma su una persona facendo in modo che si capisca chi è?
Dove sono quelle regole necessarie a tutelare le persone?
Se aumentano i luoghi che una persona può trovarsi a frequentare anche le leggi si devono adeguare.
Non c’è nessuna differenza fra l’oltraggio subito nel mondo reale e quello che molti sono costretti a dover subire ripetutamente, spesso per mesi, anni da scellerati delinquenti ai quali andrebbe inibito l’uso di un computer visto che madre natura ha inibito loro l’uso di un cervello.

Bisogna impedire la libera diffusione del pensiero discriminatorio e violento, soprattutto qui in Rete che troppi ancora considerano una terra di nessuno.
Nessun diritto di parola a chi diffonde idiozie, istiga alla violenza, alla discriminazione, e lo fa con la pretesa e l’arroganza di avere una libertà che lo permette, no. 
Nessun tipo di libertà né tanto meno nessuna democrazia hanno mai favorito le discriminazioni, i razzismi, i fascismi e le diseguaglianze.

Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia

In questo paese è URGENTISSIMO che la maggior parte della gente capisca una volta e per sempre  che l’omosessualità rientra nella NORMALITA’ della vita di tanta gente.

Che la politica smettesse di nascondersi dietro al solito  paravento ridicolo, pietoso, miserabile de “il paese non è pronto”: a cosa, ci dovremmo preparare, al fatto che due persone si scelgano e vogliano amarsi, vivere insieme, avere diritto ai loro diritti come tutti?  io e tantissima altra gente siamo pronti da un pezzo.  E da qualche parte si deve iniziare a trasformare l’Italia in un paese civile: insegnare che esistono altre forme di NORMALITA’ a chi non ce la fa da sol* è un preciso dovere della POLITICA. 
Ancora ieri Bersani ribadiva – a proposito della regolarizzazione delle coppie gay –  la solita canzoncina trita e ritrita che “serve una legge ma non chiamiamola matrimonio”.  Mentre è preciso dovere della politica dare i diritti a chi non li ha senza togliere nulla a chi li ha già,  possibilmente senza infilarci un MA.
Perché poi alle dirigenze del MA qualcuno (e molti lo stanno facendo) potrebbe rispondere “vi voterei, ma…”
A Bersani voglio dire che lui è il segretario di un partito denominato democratico, cioè a dire che dovrebbe lavorare per la gente, per il popolo, promuovere, incentivare e favorire leggi finalizzate all’estensione dei diritti.  E la politica agisce in virtù delle esigenze dei cittadini, non in base ad un sentire comune radicato dai secoli dei secoli che si fonda sull’ignoranza, sul pregiudizio, sul presunto volere di un Dio (quellochecèperchéglielhaddettoalloro).
Al tempo della Controriforma,  papa Pio IV incaricò un artista di ricoprire con una sorta di mutanda i personaggi del Giudizio Universale di Michelangelo.
E ancora oggi, nel terzo millennio,  più di mezzo mondo è costretto a subire il puritanesimo di maniera e di facciata, l’ipocrisia propalata da gente dalla morale piuttosto ondivaga per non dire disgustosa,  pagando un prezzo altissimo in fatto di civiltà e riconoscimento dei diritti.

Non sopporto più questi alibi idioti di chi si nasconde dietro il fatto che la gente non capirebbe, dietro all’incapacità di accettare scelte che non mettono in pericolo né a repentaglio la sicurezza di nessuno.
I pericoli sono altrove, non in due persone che si amano.
Omosessuali, transessuali e lesbiche italiani, residenti in questo paese hanno diritto a vivere la loro vita come tutti gli altri.
Perché prima dell’orientamento sessuale viene la persona e il cittadino. E la politica deve fare tutto quello che c’è da fare per rendere possibile, concreto, legale il riconoscimento di tutti i loro diritti.
Basta con l’ignoranza, basta coi pregiudizi.

Don’t ask, don’t tell

Scout cattolici
“Gay? Un problema”
Grillini: “Disumano”

Pensare che si possano reprimere le pulsioni sessuali (quelle sì, naturali e, a quanto pare volute da Dio per chi ci crede, visto che, sempre per i credenti  è lui che ci ha fornito di organi preposti anche ai piaceri della carne) come vorrebbe la Chiesa che, tecnicamente accetta l’omosessualità ma non la sua messa in pratica, ovvero la parte migliore (^_^),  restando una persona normale è una cretinata grande come il mondo.
Gli omosessuali sanno qual è il pensiero cattolico nei loro riguardi?
 bene, che abbandonino LORO ogni cosa che ha a che fare con chiesa e religione.
Non capisco questa insistenza nel voler essere accettati per forza in un posto che non li vuole, che li considera malati, inferiori, immeritevoli di qualsiasi rispetto e diritto.
Sono duemila anni che glielo dicono, che altro ci vuole per smetterla di inseguire questa setta di intolleranti?
La verità è che alla chiesa cattolica piace l’ipocrisia, l’unica dottrina che condividono è quella delle morali doppie e triple.
Quella che permette ad un divorziato colluso con la mafia (sostenuto da questa chiesa intollerante a corrente alternata  finché non sono entrate in scena le storiacce di HardCore, ovvero la mafia e la corruzione  sì ma le mignotte nonnonnò, ché perpetuare un’opera di lobotomia che dura da quasi tre millenni è un esercizio  costoso e impegnativo: serve tutto il peggio che c’è a disposizione, mafie comprese) di accostarsi all’Eucaristia, bestemmiare pubblicamente e ottenere il perdono “contestualizzato” da parte dell’eminenza di turno,  che gli ha permesso di farsi portavoce dei valori cristiani mentre a casa sua succedeva altro che Sodoma e Gomorra.
Quella dei funerali religiosi a Pinochet con la presenza di non uno ma tre vescovi sull’altare e che poi vieta il funerale a Welby  condannando tutto ciò che normale lo è come l’orientamento sessuale delle persone.
Io figli piccoli non ne ho più, volete salvare i vostri, se li avete? teneteli lontani dalla chiesa, fate decidere a loro da adulti consapevoli se vogliono o meno accostarsi ai sacramenti, non imponete loro battesimi, comunioni e cresime solo per tradizione, perché si fa la festa e si ricevono i regali.  
E invece di mandarli agli scout o all’oratorio mandateli ad infangarsi su un campo da rugby, che è molto più educativo di qualsiasi catechismo religioso.
Sarebbe un bel passo avanti, in fatto di civiltà.
Nessuno deve restare fuori dalle battaglie per la conquista della civiltà. Ma, se lesbiche e omosessuali permettono, quella di farsi accettare dalla chiesa è l’ultimo dei miei pensieri.
Io volo alto, mi piacerebbe che a loro fossero riconosciuti gli stessi diritti di tutti in ambito civile.  
Della religione si può anche fare a meno, quando quella religione reprime.
E siccome le religioni in linea di massima sono fatte apposta per reprimere…
L’interferenza, l’ostacolo al cammino verso un progresso civile sono fatti politici, non religiosi, molti di noi ragionano diversamente perché ci siamo – fortunatamente  –  smarcati da un certo modo di pensare ma è innegabile che finché sarà la politica a riconoscere alla chiesa un’autorità in grado di poter sovvertire la volontà dei popoli, di lasciare che progrediscano ignoranze di tutti i tipi,  impedire (e
questo succede solo qui perché la sede della multinazionale vaticano spa l’abbiamo qui e non è un caso, che sia qui) che si facciano leggi  tese a favorire l’uguaglianza e a promuoverla come c’è scritto anche nella nostra Costituzione che è quella di un paese laico, non di una teocrazia, indipendentemente dagli orientamenti sessuali di chiunque, che renderebbero quindi questo un paese non eccezionalmente civile ma NORMALMENTE civile io credo che sia giusto non abbassare la guardia su quanto, invece, si cerchi di far pesare più del dovuto, e a tutti, anche a chi non crede o crede in altro dal cattolicesimo, quanto il volere di questa chiesa invece conti per chi poi deve mettere in pratica la civiltà.

L’ossimoro

In Italia essere omosessuali “ma anche” cattolici è come essere neri e iscritti al KKK, come essere ebrei o Rom e tenere la foto di hitler sul comodino.
E, visto che si è molto parlato di privacy violata, del fatto che una persona non è tenuta a rivelare pubblicamente le sue relazioni affettive/amorose, ad “ostentarle”,  mi piacerebbe sapere che ne pensano i difensori di questa teoria di quell’usanza tribale che risponde al nome di matrimonio e per la quale si usa fare cose che sono tutt’altro che private e rispettose della privacy.

Organizzare cerimonie pubbliche in chiesa e in comune, mandare in giro lettere di partecipazione, indossare anelli d’oro a mò di timbro di riconoscimento all’anulare, cambiare/aggiungere il proprio cognome a quello del coniuge, invitare centinaia di persone alla cerimonia, chiedere regali per celebrare il gioioso evento, permettere che i propri nomi restino alla mercé di sconosciuti per almeno un mese…tutto questo non è forse OSTENTARE la propria eterosessualità?  se la vita è privata è privata per tutti, e allora perché questa spettacolarizzazione, questo sbandieramento pubblico dei propri sentimenti è accettato solo quando l’amore riguarda il maschio e la femmina, l’uomo e la donna? c’è qualcosa che non va oppure va bene così? Aldo Busi ha straragione, altroché, alla faccia degl’ipocriti al quadrato e al cubo.

Ostentare è una parola che fa schifo come tollerare.

E fra essere riservati ed essere repressi, incapaci di vivere i propri sentimenti in libertà per questioni di opportunità o, peggio ancora per mancanza di coraggio c’è una bella differenza.

Ecco perché in questo paese c’è bisogno del coraggio personale di chiunque quando si tratta di rivendicare uno o più diritti, ed ecco perché penso che chi  più di altri necessita di vedersi riconosciuti dei SACROSANTI diritti dovrebbe abbandonare una chiesa negazionista, omofoba e razzista.

Essere cattolici ed omosessuali in Italia è un ossimoro, perché la chiesa non rispetta né riconosce l’omosessualità come un fatto umano, naturale e quindi degno di essere considerato per ciò che è, dunque non una malattia, non una perversione né una devianza: questo non è radicalismo, relativismo né anticlericalismo ma REALTA’, e chi non la vede è IPOCRITA, e della peggior specie.
Se la chiesa non condizionasse anche la scelta del colore delle mutande in questo paese nessuno avrebbe paura di dichiarare quel che è e di viversi in libertà tutto quello che vuole, quando quel tutto non invade né mette a repentaglio le altrui libertà.

Invece l’obiettivo della chiesa è proprio far credere questo: che la mia libertà di amare, sposare, avere una relazione con un’altra donna se mi andasse, metterebbe in pericolo, ostacolerebbe quella di chi questo non lo fa: di chi fa altre scelte rispetto alle mie, e l’ennesima conferma ce l’ha data il papa giorni fa quando ha escluso dalla categoria dei ‘degni’  i figli nati fuori dal matrimonio.

Una cosa più abominevole di questa era difficile perfino da immaginare.
L’orientamento sessuale è tutto fuorché una cosa privata visto che condiziona il percorso di vita di tutti, basta guardare anche una cosa apparentemente stupida come la pubblicità, il modello che viene imposto è sempre quello della coppia etero, anche per comprare un’automobile.
C’è stato un tempo in cui i figli dei separati/divorziati erano additati e presi a male parole, oggi questo non succede più, è evidente che la cultura può fare dei progressi quando si vuole, nel caso dell’omosessualità questo non succede semplicemente perché non si vuole che diventi un fatto normale, tutto questo perché siamo costretti a sottostare ai voleri di uno stato straniero che occupa il nostro territorio non da ospite come dovrebbe ma da usurpatore/tiranno.
Quasi tutti criticano la “pagliacciata” dei gay pride ma pochi si fermano a riflettere sul fatto che se agli omosessuali fossero riconosciuti gli stessi diritti di tutti non ci sarebbe nessun bisogno di quelle manifestazioni.

Non avere diritto ai diritti significa anche non essere obbligati a sottostare ai doveri oppure no? io penso di sì.
Se io  fossi una lesbica italiana avrei smesso da un pezzo di pagare le tasse.

Lo stato vuole i miei soldi, vuole che io sia parte attiva della società? bene, che mi desse anche quei diritti che renderebbero più serena la mia vita dentro questa società, allora.

Basta  con le discriminazioni e con l’inciviltà.

Niente. E così sia

Sottotitolo: “La Chiesa non condanna il peccatore ma il peccato.”

[“Inoltre la Chiesa condanna il peccato, non il peccatore quando questi fa un certo cammino”. “Questi soloni che imperversano, dicendo che la Chiesa è ipocrita non sanno niente della Chiesa. Anche Gesù andava dalle prostitute perché si convertissero. Io sono andato tante volte a casa di Lucio e c’era anche Marco Alemanno, e non ho mai visto nulla. Davanti al Signore ogni cosa viene ricomposta, al di là delle nostre fragilità. Non vedo perché io debba fermarmi di fronte a etichette che servono solo a far parlare. Quel che è prevalso è che lui era un credente. E questo dovrebbe prevalere sempre”. Bernardo Boschi]

Nel caso di Welby, evidentemente, non è prevalso.

Ogni occasione di dialogo che si perde non tornerà mai più.

Di chi è la colpa se per parlare di qualcosa, di un problema che c’è serve sempre il fatto eclatante? per riparlare del diritto a scegliersi un fine vita dignitoso c’è voluta la genialità di un uomo che si è suicidato a 95 anni, solo una manciata di mesi prima un emerito cialtrone disse, di una donna immobilizzata a letto da 17 anni, che ‘poteva ancora procreare’, e lo disse soltanto per ottenere la compiacenza delle eminenze in gonnella che tutto gli hanno contestualizzato e perdonato, dalle amicizie pericolose alle mignotte passando per la bestemmia permettendogli finanche di accostarsi all’Eucaristia da divorziato, dunque da peccatore imperdonabile secondo i dogmi della chiesa.

E in questo paese non c’è ancora una legge che permetta alle persone di scegliere come morire, una legge che invece c’è in tutti i paesi civili.

Mi è dispiaciuto molto leggere e  ascoltare ancora e ancora che la vicenda di Dalla è una questione personale, perché anche se lo è, prenderla a pretesto per riportare alla pubblica attenzione la questione dei diritti degli omosessuali è doveroso; chi invece rinuncia non rende un servizio utile né all’informazione né tanto meno a quella giusta causa che si chiama UGUAGLIANZA.
Sono proprio contenta che Travaglio invece non abbia scelto di aggiungersi alla pattuglia del giornalismo dell’ “erano affari suoi”, o per meglio dire lo ha fatto ma con molto più stile visto che anche a lui come a molti di noi non è sfuggito che da un’occasione importante sebbene triste un paese civile dovrebbe saper trarre degli insegnamenti.

E soprattutto sono contenta che non abbia contribuito anche lui all’oscurantismo e alla censura di chi ha evitato accuratamente di usare la parola “compagno” come se fosse un insulto, qualcosa che è meglio non far sapere.
Io mi chiedo cosa abbiamo fatto di male noi italiani per meritarci di essere trattati da imbecilli anche da un giornalismo e da una stampa solitamente molto più disinvolti quando si tratta di altri argomenti ma che, di fronte alla possibilità di aprire una discussione circa quei diritti che qui mancano hanno tirato indietro la manina nascondendosi ridicolmente dietro il rispetto per la persona.

Un rispetto che nei fatti non c’è e non c’è stato, perché non c’è rispetto per nessuno in un paese dove un uomo non può dire liberamente di amare un altro uomo e una donna per legalizzare la sua unione con un’altra donna deve andarsene in un altro paese come ha fatto Paola Concia.

Non c’è rispetto né civiltà in un paese dove nemmeno quella stampa e quel giornalismo che si definiscono liberi  hanno il coraggio di dire e scrivere che il vaticano è il più grande diffusore di ignoranza e falsi concetti presente sulla faccia della terra. Il primo costruttore di giudizi e pregiudizi di cui poi si nutrono miliardi di persone.

E’ la chiesa ad aver strumentalizzato Dalla, una chiesa che ha protetto i pedofili per decenni e ancora sale in cattedra perché nessuno si oppone a questa tirannia. Dalla che in altri tempi sarebbe finito su un tavolo di torture o sul rogo ma oggi dobbiamo sorbirci ancora la morale per bocca del padre spirituale di Dalla che ha detto di aver frequentato spesso la casa dove lui abitava col suo COMPAGNO ma che “non si è mai accorto di niente”: e di cosa avrebbe dovuto accorgersi?   
E’ il potere cattolico che va urgentemente  ridimensionato, perché in Italia è peggio della Piovra.

Niente comunque potrà mai superare lo scandalo dei funerali religiosi negati a Piergiorgio Welby.

Lucio e Marco –  Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 6 marzo

 

    Lucio Dalla fa miracoli anche da morto. Il funerale proprio il 4
    marzo nella sua Piazza Grande. L’abbraccio di tutta Bologna e di un
    bel pezzo d’Italia dentro e fuori San Petronio, dopo due giorni interi
    passati ad ascoltare le sue note sparse nell’aria della sua città. E
    soprattutto il saluto finale di Marco Alemanno, il suo giovane
    innamorato, che ha straziato ma anche rinfrescato l’atmosfera della
    vecchia basilica, strappando l’unico applauso non stonato (per il
    resto, gli applausi in chiesa sono sempre stonati): l’applauso
    liberatorio per un gesto che ha squarciato il velo di tanta ipocrisia
    e anche, diciamolo pure, di tanta omofobia.

    Non so se fosse previsto – nel rigido cerimoniale fissato dalla Curia
    bolognese, così rigido da negare a tutti noi persino un ritornello,
    una nota delle sue canzoni – che Marco leggesse, oltre al testo del
    brano “Le rondini”, anche il suo ricordo personale degli ultimi anni
    vissuti accanto a Lucio: quel ricordo che si è concluso con un
    “grazie!” urlato e commosso proprio sotto l’altare.

    Può darsi che si sia trattato di un fuori programma che ha colto di
    sorpresa anche qualcuno dei preti concelebranti avvolti nei paramenti
    viola-quaresima. Certo era voluto l’affettuoso accenno che padre
    Bernardo Boschi, amico e confessore di Lucio, ha dedicato a Marco
    nell’omelia (“questo tonfo… quasi crudele, vero Marco?… ci ha
    lasciati tutti più soli, più tristi”).

    Ma, sia che la cosa fosse prevista, sia che fosse un fuor d’opera,
    meglio così: è stata una benedizione anche per chi, come il
    sottoscritto, pensa che la vita sessuale di una persona sia un fatto
    privato, salvo che la persona stessa non decida di metterlo in
    pubblico.
    Su questo hanno detto e scritto in tanti, dopo l’aspra invettiva-
    provocazione di Aldo Busi.

    Ma, comunque la si pensi, è un fatto che Lucio Dalla abbia condiviso
    gli ultimi anni della sua vita (i più sereni, fra l’altro, per unanime
    riconoscimento degli amici più cari) con un giovane uomo: Marco
    Alemanno, appunto.

    Quel che è accaduto in San Petronio, anche se non voluto fino in
    fondo, fa bene alla Chiesa: le scrolla di dosso un’immagine
    sessuofobica e omofoba che tanti dolori ha provocato a molti credenti
    omosessuali e soprattutto ai loro famigliari e che ancora, al funerale
    di domenica, è echeggiata nelle parole di monsignor Gabriele Cavina,
    numero tre della Curia bolognese, che ha presentato Alemanno come
    “collaboratore” di Dalla e ha rammentato il dovere della confessione e
    della penitenza per non “accostarsi all’Eucarestia in peccato
    mortale”. Un precetto che molti han trovato superfluo e soprattutto
    stonato, in quel contesto.

    Ma il piccolo miracolo di San Petronio fa bene anche al mondo
    dell’informazione che, se possibile, riesce talvolta a essere più
    ipocrita e omofobo persino di certe gerarchie ecclesiastiche,
    ossessionate dal sesso e digiune d’amore. Prima che Marco ci liberasse
    con un semplice grazie da tante tartuferie, molti giornali, tv e siti
    web l’avevano presentato come “amico”, “collega”, “stretto
    collaboratore” e altri ridicoli e imbarazza(n)ti giri di parole per
    non usare la più bella e la più semplice delle espressioni: compagno
    innamorato. In prima fila, in basilica, c’erano politici di destra e
    di sinistra che per anni sono stati al governo o in Parlamento e non
    sono riusciti, anzi sono riusciti a non dare all’Italia una legge che
    riconosca i diritti minimi a due innamorati di sesso “sbagliato”.

    Conoscendo Lucio, quei politici sapevano tutto di lui e di Marco: a
    loro quel che è accaduto in San Petronio non ha rivelato nulla. Se
    ora, usciti di chiesa e tornati in Parlamento, la presentassero e la
    votassero tutti insieme, quella legge che manca solo all’Italia,
    compirebbero un gesto semplicemente doveroso, soprattutto per i non
    famosi. Un gesto tutt’altro che coraggioso, perché ci vuole un bel
    coraggio a non compierlo.

    Sarebbe l’ultimo miracolo di Lucio.