Italia in miniatura

Ché ci mancava pure il capo della protezione civile ad alimentare un po’ di razzismo intestino.

Come se non bastasse quello diffuso da certa politica, dal vaticano.

Mi chiedo come si farebbe senza le dichiarazioni quotidiane di questo e di quello, senza l’aria ossequiosa di giornalisti che mettono microfoni davanti alla bocca di tutti ascoltando la qualunque senza fare un plissè nemmeno all’affermazione più aberrante, volgare, inutile, indecente.
Senza dire mai a nessuno: “scusi, ma cosa sta dicendo?” ma anzi, riportando su tutti i media qualsiasi sciocchezza spacciandola per notizia.

Signor Gabrielli, lei è uno stronzo, ma penso e spero che qualcuno glielo abbia già fatto sapere.

Un vero statista non è quello che parla bene, che sa in qualche modo affascinare con la sua dialettica, e D’Alema questa caratteristica ce l’ha.
Lo statista è quello che alle parole fa seguire i fatti.
E D’Alema questa caratteristica NON ce l’ha.

Disabili, Censis: “L’Italia agli ultimi posti in Europa per risorse destinate” [ma l’acquisto degli F35 è indispensabile].

Purtroppo l’inferno non esiste. Perché questi politici, tecnici e non  se lo meriterebbero, da vivi.

Europa premio Nobel per la pace.

E qualcuno lo andrà pure a ritirare. Senza vergogna.

Farina di un altro sacco

MASSIMO GRAMELLINI – La Stampa

Simone Farina, il calciatore del Gubbio che disse no ai 200 mila euro di una combine e denunciò il tentativo di truffa alla magistratura, è da ieri il «community coach» del settore giovanile dell’Aston Villa. Insegnerà ai bambini di Birmingham le regole del calcio e quelle, meno note, della lealtà. Affidare al simbolo del calcio pulito un incarico di educatore. Che bella idea. Possibile non sia venuta in mente ai dirigenti di qualche squadra italiana? Secondo me, per pensarci ci hanno pensato. Però hanno saputo resistere alla tentazione. E sì che nei nostri club professionistici ci sarebbe una certa urgenza di ripassare alcune regole di educazione civica o più semplicemente umana. Non truffare il prossimo tuo come te stesso, non chiudere gli occhi davanti a un reato, non fare la vittima. Chiunque assista a una partita di calcio fra bimbi italici rimane colpito dalla presenza a bordo campo di torme di assatanati che gridano ai pargoli di buttarsi in area di rigore e che ricordano all’arbitro quanto sia sentimentalmente leggera sua moglie. Ultrà? No, genitori. Il «community coach» servirebbe soprattutto a loro.

Invece Farina lo hanno ingaggiato gli inglesi. Ormai nel calcio ci siamo abituati a vedere emigrare i più bravi. Adesso cominciano ad andarsene anche i più buoni. E mica solo nel calcio, a giudicare dai tanti ragazzi orfani di raccomandazione che stanno lasciando l’Italia per cercare fortuna in Paesi dove parole come talento e onestà non suscitano ancora fastidio, piuttosto il brivido di un potenziale splendore.