Alta voracità

SERVIZIO PUBBLICO, RIVEDI TUTTI I VIDEO DELLA PUNTATA DEDICATA ALLA TORINO-LIONE

GLI ESPERTI: “E’ LA PEGGIORE INFRASTRUTTURA POSSIBILE (di Luca Mercalli)

Marco Travaglio ripercorre la storia della ferrovia Torino-Lione e illustra le conseguenze del progetto Tav. Il Tav è dannoso: lo è per le casse dello Stato e per le tonnellate di rifiuti (tra cui l’amianto) che verranno prodotti durante i lavori di costruzione.

***

Questo pezzo di  Marco Travaglio sulla Tav è uno dei migliori che lui abbia mai scritto,  un discorso, chiaro, esplicativo, lucido, rigoroso, appassionato, definitivo che va oltre il superbo giornalismo al quale ci ha abituati:  è una vera e propria orazione civile.
Quest’uomo è un patrimonio nazionale, una memoria storica che in un paese normale, dunque non in Italia,  tutti si terrebbero da conto.
Non c’è nessuno in Italia che fa giornalismo così come lo sa fare lui.

Ognuno è libero di pensare quello che vuole, ma se non ci fosse Servizio pubblico e l’informazione  sua e di Santoro questo paese sarebbe molto peggio di quello che è:  le sue trasmissioni sono un faro nella nebbia.
 La faccia di Bersani, la sua reazione, e di volta in volta tutte le reazioni che hanno avuto e che hanno le persone chiamate in causa dalla sua  precisione chirurgica nel raccontare i fatti – perlopiù orribili –  che sono accaduti  e che accadono in Italia da venti, venticinque anni a questa parte sono lì a dimostrare quanto sia efficace il suo lavoro e quanto la politica, ordinaria e straordinaria abbia ormai raggiunto un livello di miserabilità e arroganza  insostenibile per un paese che vuole definirsi democratico e civile. 

***

“Il primo studio di fattibilità stimava un aumento dei passeggeri tra Italia e Francia. Invece sono un decimo del previsto. Hanno detto allora che se la Tav non poteva servire per i passeggeri allora poteva servire per portare soprattutto le FAVE”

*****

L’Eroe

 Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano – 2 marzo

A dispetto delle barzellette sui carabinieri, abbiamo finalmente al comando della Benemerita un plotone di fini umoristi. Solo dei generali dotati di spiccato sense of humour potevano conferire un encomio solenne al carabiniere in Val Susa per “la fermezza e la compostezza dimostrate” davanti alla “grande provocazione” del barbuto No Tav che lo chiamava “Pecorella” e lo sfidava a levarsi il casco e la proboscide antigas, o magari a sparare. L’eroico soldato avrebbe così “evitato ad una situazione delicata di degenerare “. Dev’essere uno scherzo, una barzelletta sui carabinieri raccontata da se medesimi. Solo che i politici, categoria molto più allergica all’umorismo, l’han presa sul serio.
Le cronache segnalano che al milite ignoto “è giunto il plauso di tutte le forze politiche e di governo, dai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani al ministro Cancellieri, da Berlusconi a Bersani: ‘Lui rappresenta l’Italia migliore'”. E meno male che poi ha parlato l’encomiato: “Ho fatto solo il mio dovere: anche altri colleghi avrebbero fatto lo stesso”. Come a dire: ma siete
tutti matti? Ma cosa vi aspettavate che avrei fatto? Che, di fronte a un contestatore esasperato che mi sfotte, avrei potuto estrarre il manganello e fracassargli il cranio? Forse avete visto troppi film, o troppi documentari sulla Diaz e Bolzaneto. Siete abituati all’anormalità perché siete anormali pure voi. Vi sembrerà strano, ma io sono una persona normale, e come me ce ne sono tante, nell’Arma. Ma è stato tutto inutile. Per la stampa di regime, il giovanotto è già un eroe.
“Sembra una storia tratta dalle pagine del libro Cuore di De Amicis”, tromboneggia il Messaggero. Il Giornale festeggia
perché “le azioni dell’orgoglio patrio sono risalite”.

La pseudosenatrice Finocchiaro vorrebbe “stringere la mano al carabiniere insultato da uno pseudomanifestante “.

E tutti a scomodare Pasolini che, tra sessantottini figli di papà e poliziotti figli di proletari, stava coi secondi. Ma qui sono tutti figli di nessuno, mandati allo sbaraglio in una guerra fra poveri da una classe politico-affaristica che lancia il treno e nasconde la mano. Il Giornale segnala che “l’oltraggio a pubblico ufficiale è punito fino a 3 anni di carcere”.

Se è per questo, la corruzione giudiziaria è punita fino a 8 anni.

E il punto è proprio questo: nessun partito è credibile per andare in Valle a spiegare le ragioni del Tav, sempreché ne trovi.
L’ex sottosegretario all’Interno Mantovano (Pdl) invoca manette ai manifestanti per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale: e allora che ci fa a piede libero il suo ex ministro Maroni, condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale? E come si chiama il reato di un politico (sempre Mantovano) che paragonò ai “nazisti in fuga” i giudici che avevano condannato Dell’Utri? E di un altro, tale B., che paragonò i giudici alle Br e alla Uno Bianca? Che si fa, si dà l’encomio solenne pure ai giudici che non hanno ancora spaccato la faccia ai politici che li insultano? Il delirio sull’eroe carabiniere ricorda quello sull’eroe De Falco che ordina a Schettino di tornare a bordo. E sull’eroina, durata un paio d’ore , Manuela Arcuri che due anni fa, dai verbali del caso Tarantini, pareva aver respinto le avances del Cainano e solo per questo era pronta per la leadership della sinistra.
Lei giustamente tenne la bocca chiusa.

Infatti, dalla telefonata intercettata di un’amica, si scoprì subito l’eroico motivo del gran rifiuto: “Manuela dice che, se non vede ‘sto cammello, fino a quando non ha una certezza… non fa nulla per lui” (il “cammello”, per la cronaca, era presentare il Festival di Sanremo). Gli unici che, sul concetto di eroismo, hanno sempre avuto le idee chiare sono B. e Dell’Utri: l’eroe è Vittorio Mangano, punto e basta. Per il resto, nel Paese di Sottosopra, diventano eroi una ragazza che forse non si prostituisce, uno della Capitaneria di Porto che intima a un comandante in fuga di tornare sulla nave e un carabiniere che non spara a un ragazzo che gli parla.

Come cantava Lucio Dalla, “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”.

Eroi e “pecorelle”

Riepilogo: il ragazzo che ha “insultato” il carabiniere è già stato giudicato per direttissima dai colleghi che lo hanno fermato e già che c’erano gli hanno rotto un polso (chissà poi in caserma).
Il bar dove è stata fatta irruzione spaccando una vetrina era regolarmente aperto, ma i poliziotti volevano entrare dall’entrata di servizio che invece era chiusa e mentre i proprietari cercavano le chiavi (e la gente entrava e usciva dalla porta) hanno pensato bene di sfondare.
Chi paga il polso?
Chi paga la vetrina?
A chi lo diamo l’encomio stavolta?
Istituiamo il premio Pinochet a punti?

Sottotitolo: Gli anarco insurrezionalisti sono come il nero: svaccano e stanno bene su tutto.
Come mai i giornali di oggi non ci danno, e con la stessa enfasi riservata al carabiniere insultato, nessuna notizia nel merito del raid fascista di ieri compiuto da pecorelle evidentemente smarrite nel bar di Chianocco? Misteri della disinformatja.

Ecco che fine ha fatto l’insultatore del carabiniere:  Ricordate l’attivista che sfotteva il carabiniere? Ecco che fine ha fatto – foto e video

No Tav: resoconto sulla repressione attuata dalle forze dell’ordine sui presidianti No Tav.


In Valsusa come già accadde al G8 di Genova è in atto una sospensione di quel che resta della nostra democrazia. Le violenze al G8 furono definite da Amnesty International  “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. In entrambi i casi quella sospensione avvenne e sta avvenendo per mano di chi, per ruolo e professione sarebbe chiamato a fare tutt’altro e cioè tutelare e proteggere i cittadini, non contribuire all’escalation di violenza. Colgo l’occasione per ricordare che le azioni delle forze dell’ordine sono ordinate, coordinate  e concordate con la politica.

E’ la politica infatti che decide dove e come polizia e carabinieri devono effettuarle.

La mia solidarietà va comunque  anche al carabiniere fatto oggetto di insulti perché sta  partecipando a un “gioco” più grande di lui.


Poi ci sono i cosiddetti ‘eroi’, quelli che nel paese della disinformazione compiono gesti o per meglio dire, nel caso specifico  NON li compiono ed entrano così di diritto nella categoria specialmente nella propaganda che certi media e giornali spacciano per informazione: quelli che non reagiscono di fronte ad una “provocazione” specialmente se sanno di essere ripresi da una telecamera, dall’altra parte invece  ci sono i terroristi cattivoni; donne, uomini, padri e madri di famiglia, gente anziana,  bambini che da anni hanno rinunciato ad una vita propria fatta di serenità, di tranquille giornate, serate passate in casa o a farsi i fatti loro come noi e come tutti perché  vogliono solo evitare che la loro valle, la terra dove sono nati e che naturalmente amano venga sventrata e che miliardi di euro vadano in fumo per trasportare una scatoletta di tonno a Lione in due ore invece che nelle tre che ci s’impiegano  continuando ad utilizzare i mezzi che ci sono già.

Ci piacerebbe almeno sapere a chi stiamo pagando questa ennesima marchetta visto che i soldi sono i nostri.

Pensare all’importanza che i media stanno dando ad un episodio così stupido mentre si continua quasi ad ignorare il motivo per cui quella gente sta manifestando fa capire perfettamente da che parte si vuole portare l’opinione della gente, e di come si sta tentando di sfruttare la naturale propensione dell’italiano piccino a non capire la differenza fra lo sfruttato e lo sfruttatore, fra chi è vittima e chi non lo è.

Da due giorni tutti parlano della ‘pecorella’ e nessuno che invece metta il punto con la stessa enfasi sulle dichiarazioni dei nostri sobrii ministri che ci dicono che la tav “è necessaria”, “si deve fare”, è un'”opera a cui non si può rinunciare” e chissà perché.

Nessun dialogo.


C’è una intera comunità che si ribella, gente che si espone, che mette a repentaglio il proprio quotidiano e di queste persone e dei loro perché si parla poco e niente, mentre le facce di bronzo di quanti dovrebbero rappresentarci, governarci continuano a meritarsi primi piani nei TG da cui ripetono il mantra che la tav è irrinunciabile e si farà.

Io penso che un po’ di rispetto questa gente se lo meriti.

Ci sono tante cose che in condizioni di normalità non si dovrebbero fare.

In situazioni difficili salta tutto e chi dovrebbe evitarlo non lo sta facendo.



Eroi in azione in Valsusa

www.youreporter.it

Ecco cosa è accaduto ieri sera, ma per tutti passa l’informazione che i No tav hanno attaccato la polizia con lanci di pietre.

Altri eroi  in azione a Genova

Tecnici ad alta voracità

Chi oggi lotta, è una persona. È uno che ha compreso che nonostante tutto si ha il dovere morale e civile di non rendersi complici di questo sistema famelico, che tutto vuole e nulla ridà indietro. Chi lotta è l’unico che continua imperterrito ad andare avanti, guardando al futuro, avendo contezza di ciò che potrebbe diventare se fossimo tutti fermi, idioti e schiavi.
(Rita Pani)

 

 

 

Sottotitolo: Nel paese che non sa condannare un delinquente, che gli consente di aggiustarsi la legge per non finire in galera, che gli permette di prendersi gioco di quella legge e della Costituzione, che gli fa fare il cazzo del comodo suo da più di vent’anni, nel paese che premia con la promozione a “dirigente superiore della polizia di stato”, ovvero a questore un condannato in appello a 3 anni e 8 mesi per aver coperto la mattanza, la macelleria messicana  nella Scuola Diaz di Genova e a 1 anno e 2 mesi per induzione alla falsa testimonianza, nonché interdetto dai pubblici uffici, nel paese che chiama a giudizio in un tribunale la madre di un ragazzino ammazzato a calci e botte da quattro poliziotti invece di scusarsi con lei a vita, nel paese dove è successo questo e molto, troppo altro ancora,  NON SI SALE SUI TRALICCI, ché poi ci si fa male.

Capito?

In fin dei conti perché mettere la propria vita in pericolo per la propria comunità, per quello in cui si crede, per il bene di tutti quando si possono correre dei rischi su un’autostrada con la  macchina del papi magari dopo essersi ubriacati e strafatti in discoteca, oppure correre dei rischi per guadagnare di più? non è moderno, ‘sti ragazzi  dovrebbero correre meno rischi… sennò poi potrebbero perfino convincerne altri a pensare che le cose possono cambiare.

La Tav potrebbe essere anche la cosa veramente più urgente e indispensabile da fare in questo paese, anche se tutti sanno che non lo è, anche quelli che pur di difendere le scelte di questi (s)governanti da strapazzo, che siano politici o tecnici ormai abbiam capito che cambia poco e niente, sarebbero disposti a dire qualsiasi cosa. Il problema è che gli italiani non si fidano più di chi decide per sé e per tutti. Non ci fidiamo più di un sistema che la mattina promette di impegnarsi per tutelare le fasce deboli e la sera dice che un’opera costosissima quanto inutile “si DEVE fare”. Non ci fidiamo più di chi ha detto no alle Olimpiadi di Roma ammantando la decisione con la falsa preoccupazione dei soldi che si sarebbero dovuti spendere e poi dice sì all’acquisto di 90 aerei da guerra e alla Tav.
Non ci fidiamo più: e non per colpa nostra.

La violenza, oltre a essere sempre sbagliata, è il miglior regalo che i No Tav possano fare al partito trasversale Pro Tav: che aspetta soltanto il morto per asfaltare l’intera Valsusa e farne tre, di Tav, non solo uno. Per fortuna la manifestazione di sabato è stata l’ennesima presa di distanze del movimento dalla violenza. Non a parole (anche se qualche parola dei leader non guasterebbe, per rimediare al danno fatto con gli assalti al procuratore Caselli), ma nei fatti. Detto questo, c’è un però: gli ordini che il partito trasversale Pro Tav impartisce alle forze dell’ordine. Non sta scritto da nessuna parte che queste debbano cingere d’assedio un’intera valle, braccare i contestatori fin sui tralicci situati a casa loro (infatti si vogliono espropriare i terreni), accogliere nelle stazioni in assetto antisommossa i manifestanti reduci da un corteo pacifico. Chi dà questi ordini compie una scelta precisa: quella di provocare. La provocazione non giustifica la violenza, ma ne attenua le responsabilità: infatti il codice penale prevede l’attenuante della provocazione. Qualche settimana fa alcuni cittadini accolsero una manifestazione secessionista della Lega a Milano srotolando un tricolore: subito intervenne la Digos intimando loro di ritirarlo per non provocare i leghisti. Il mondo alla rovescia, visto che, fra la bandiera nazionale e i vessilli secessionisti, sono i secondi a essere illegali e non la prima. Però si può capire il gesto della Digos, per evitare inutili incidenti. Ora la domanda è: il dovere della polizia è evitare gli incidenti, o provocarli? Nel caso della Lega, li ha evitati. Nel caso del movimento No Tav, sembra volerli provocare. E non per colpa dei singoli poliziotti, che (eccetto quelli che aggiungono gratuitamente condotte violente, difficili da individuare e punire perché nascosti sotto i caschi) obbediscono agli ordini. Ma per colpa di chi dà gli ordini. Cioè della politica. La militarizzazione della Valsusa, a protezione di un cantiere che non esiste, dura da almeno dieci anni e accomuna centrodestra e centrosinistra. Governi politici di segno opposto, ma non sul Tav, che ha sempre messo tutti d’accordo (compresi i grandi costruttori e le coop rosse, già noti alle cronache giudiziarie). Ora però c’è un governo tecnico. Formato cioè, almeno sulla carta, da “esperti”. La domanda è semplice: con quali argomenti tecnici hanno deciso di continuare a finanziare quell’opera? Da anni si attende che qualche autorità spieghi ai valsusini e a tutti gli italiani perché mai imbarcarsi in un’opera da megalomani, concepita negli anni 80, quando ancora il modello di sviluppo si fondava su una gigantesca invidia del pene e inseguiva la grande muraglia e la piramide di Cheope. Oggi tutti i dati descrivono la Torino-Lione come una cattedrale nel deserto, inutile per il traffico merci e passeggeri, anzi dannosa per l’ambiente e le casse dello Stato.

Il governo tecnico, con motivazioni tecniche, ha respinto l’assalto dei forchettoni olimpici di Roma 2020: operazione che sarebbe costata ai contribuenti almeno 5 miliardi. Il Tav, anche nell’ultima versione “low cost”, dovrebbe costarne 8: ma i preventivi, in Italia, sono sempre destinati a raddoppiare o triplicare (il Tav Torino-Milano è costato 73 milioni di euro a km, contro i 9,2 della Spagna e i 10,2 della Francia). Il gioco vale la candela, a fronte di un traffico merci e pesseggeri Italia-Francia in calo costante? Gli economisti de lavoce.info, l’appello di 360 docenti universitari e persino il Sole 24 Ore rispondono che no, l’opera non serve più a nulla. Sono tecnici anche loro, anche se non stanno al governo: tutti cialtroni? Se i tecnici di governo han qualcosa di serio da ribattere, lo facciano, dati alla mano: altrimenti i cialtroni sono loro. Rispondere, come l’ineffabile Passera, che “i lavori devono continuare” punto e basta, in omaggio al dogma dell’Immacolata Produzione, è roba da politicanti senz’argomenti. E, per come si sono messe le cose, è la peggiore delle provocazioni.

Marco Travaglio, 29 febbraio – Il Fatto Quotidiano

Maurizio Crozza – Ballarò del 28/02/12

22 miliardi per un cantiere che durerà 15 anni, i conti son giusti, li ha fatti la mafia quindi mi fido!

C’è il paese degli operai  e impiegati tra i meno pagati  d’Europa e c’è un’Italia dove il presidente dell’Autorità Energia e Gas guadagna più del Presidente degli Stati Uniti. E sulla Tav l’inevitabile domanda:”Ma che cazzo ci vai a fare da Torino a Lione? E’ come andare da Parigi a Cuneo”.


Con Luca e coi NO-TAV

Luca Abbà resta folgorato e cade da 15 metri. E’ grave. VIDEO1: l’arrampicata sul traliccio. VIDEO2: Dopo la caduta (da Servizio Pubblico).

Cortei in molte città. A Roma occupata la stazione Termini 

CRONISTORIA DELLA TORINO-LIONE, VENT’ANNI DI ACCORDI INTERNAZIONALI E PROTESTE

L’obbedienza non è una virtù: è proprio il contrario.

Se tutti i popoli avessero accettato passivamente le decisioni che qualcuno prendeva in loro nome o perché legittimato da un voto popolare oppure perché come nei regimi qualcuno il potere se lo prendeva da sé, non so in che termini oggi si potrebbe parlare di cose giuste e cose che giuste non sono.  
La democrazia può anche imporsi con l’illegittimità.

 Quando la democrazia viene calpestata, insultata ed offesa, difenderla dovrebbe essere l’imperativo di tutti: un dovere non solo morale.
E mi piacerebbe sapere, specialmente da quelli che…”la violenza nonnonnò” in che modo i cittadini di un paese, di una città e di una nazione dovrebbero potersi ribellare a quello che non ritengono giusto che si faccia in casa loro e molto spesso sulla loro pelle.
Come se non fosse violenza il dover sottostare a scelte che non si condividono.
Come se non fosse violenza mandare le forze dell’ordine a picchiare e intossicare illegalmente uomini, donne e bambini.
Sono trent’anni che quella valle viene devastata in nome e per conto del business e del denaro e bene fa la gente a difendere la sua terra.
Opporsi alla costruzione di uno scempio costoso quanto inutile è il gesto più democratico che un popolo attaccato alla sua terra possa fare.
E gli unici facinorosi violenti in questa situazione sono i politici che – more solito – in modo assolutamente bipartisan come ogni volta che c’è da fare qualche porcata –  ne condividono la realizzazione.

Le Grandi Opere in Italia si sono sempre e puntualmente trasformate in occasioni per speculare e gli unici ad averne tratto tutti i vantaggi sono coloro che le hanno ideate e successivamente costruite: se l’opera in sé è stata o è davvero utile (come arrivare in un’ora e mezza da Roma a Milano) i progetti sono sempre stati  ideati e realizzati  dalle varie cricche degli amici degli amici del potente e del politico.

Tutto ciò che è stato fatto in questo paese, strade, autostrade, ferrovie eccetera è diventato sempre, sistematicamente e puntualmente un affare di famiglia con enormi danni al territorio e un altrettanto enorme sperpero di denaro pubblico.

Per le minoranze, cioè per tutti coloro che si trovano a dover subire le scelte spesso scellerate di altri è naturale e giusto NON fidarsi.

Se i professori hanno tanto a cuore il risparmio, così tanto da aver pensato che per risanare il bilancio dello stato fosse giusto saccheggiare pensioni e stipendi della povera gente dicano NO a questo scempio così come hanno detto NO alle Olimpiadi di Roma. Dimostrassero che è vero che l’obiettivo del governo tecnico è quello di aggiustare e non, invece, finire di sfasciare anche quello che in questo paese è riuscito a sfuggire alle grinfie di una politica  disonesta, avida e ingorda.

Non c’è bisogno d’eroi

 

Luca Abbà non è un eroe. Non è nemmeno un “cretinetti” come scrivono quei servi tristi del giornale. Luca Abbà è una vita umana prima di tutto, poi un combattente. Un vero credente. Sì perché questo mondo è cambiato al punto che ormai, i credenti, sono quelli che ancora combattono per un ideale, per qualcosa in cui credono, e non – come hanno insegnato gli ultimi anni di devastazione culturale – quelli che sperano che il loro Dio ci metta una pezza, anche rimondando le coscienze svendute in cambio di danaro.

 

Luca Abbà, semplicemente crede che un territorio non debba essere devastato per favorire l’arricchimento della solita mafia, quella che scava, quella che smaltisce i materiali tossici o inquinanti, quella che gonfia i prezzi dei binari, quella che ricicla vecchi treni da demolire e li vende per nuovi. La mafia del marketing, degli spot da rilanciare nelle televisioni appese nelle stazioni, e tutte le mafie di stato o private, che sulla pelle dei cittadini si arricchiranno ancora. Per credere che tutto questo non debba essere favorito non c’è bisogno di essere eroi; semplicemente bisogna essere possessori di una coscienza, meglio ancora se anche civile.

 

Si è eroi in Italia quando ogni mattina prendi un treno regionale o locale per andare a lavoro. Un treno che si riempie di neve, d’acqua, di polvere e sole, a seconda del tempo che fa. Un treno che ti porta a lavoro – se arriva – con ore di ritardo. O si ferma in mezzo alle campagne innevate d’inverno o assolate d’estate. Si è eroi quando si sceglie di andare dal centro al sud, col treno. O quando scegli di usare il treno per sportati nel sud, o nelle isole – che se vai a piedi, sei sicuro che se non muori almeno arrivi, là dove stai andando.

 

Chi lotta è un eroe per quelli che vorrebbero essere a sinistra, un coglione per quelli di destra. Questa è storia, anche se una volta forse anche a destra si rispettava l’idea dell’ideale. I giornali, anche di destra erano veri giornali, con gente pagata per scrivere. Una volta i giornali di destra avevano giornalisti che non si sono piegati al mafioso, che non lo hanno servito per garantirgli di mangiarsi il paese intero, e le sue valli, e le sue coste, e le bellezze naturali che potrebbero farci ricchi più dei paesi produttori di petrolio, con il vantaggio che nessuno ci avrebbe mai bombardato per potercele rubare.

 

Chi oggi lotta, è una persona. È uno che ha compreso che nonostante tutto si ha il dovere morale e civile di non rendersi complici di questo sistema famelico, che tutto vuole e nulla ridà indietro. Chi lotta è l’unico che continua imperterrito ad andare avanti, guardando al futuro, avendo contezza di ciò che potrebbe diventare se fossimo tutti fermi, idioti e schiavi.

 

La lotta in nome di un ideale, è la base della civiltà. È l’unico modo per uscire dallo stato di imbarbarimento che troppo a lungo abbiamo dovuto sopportare.

 

Eroico sarebbe per gente come quella merda di feltri o quell’ebete di belpietro, quel coglione di castelli o un leghista pezzente qualunque, comprendere il senso di quel che ho scritto.

 

Rita Pani (APOLIDE)