Il presidente cattivo

Dopo quello colluso e connivente con la mafia, corruttore, immorale, disonesto, frodatore, concussore e puttaniere effettivamente ci mancava quello cattivo, meno male che ci ha pensato Confalonieri a dircelo, a farci sapere che berlusconi avrebbe dovuto essere più cattivo, e magari pensare di più ai suoi interessi. Sarebbe carino sapere cosa si sono detti con Napolitano nel recente incontro al Quirinale. Quali sono stati gli argomenti della loro conversazione.

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Mediaset, giudici più veloci della politica
Due anni di interdizione per Berlusconi
 

Confalonieri: “B. doveva essere più cattivo”

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Che intende Confalonieri, un habitué dei palazzi istituzionali al pari di Letta zio, l’altro mentore del delinquente condannato, Quirinale compreso, e non si capisce in che veste lo possa fare e perché Napolitano lo debba ricevere, quando dice che berlusconi “in politica” doveva essere più cattivo? il presidente di mediaset va ad insegnare ai giovani imprenditori – che lo stanno pure a sentire invece di sommergerlo con una selva di pernacchie – come agire in regime di conflitto di interessi. Come se anche i giovani imprenditori non sapessero che berlusconi non aveva proprio nessuna facoltà né il diritto di fare politica, né da buono né da cattivo. E figuriamoci da delinquente, da corruttore, da concussore amico dei mafiosi. E non si capisce inoltre cosa c’è da aggiungere alla cattiveria di uno che ha fatto strame di un paese intero per i suoi luridi interessi. Ma a Confalonieri, uno dei numerosi  cattivi maestri di una classe dirigente da buttare  che può andare a raccontare un mucchio di balle in giro facendo finta di dimenticare che berlusconi nella politica è un’anomalia voluta dalla politica e  che l’alternativa per lui sarebbe stata San Vittore – considerato e ascoltato anche dalle nostre belle e rispettabili istituzioni, questo non basta: voleva un presidente del consiglio a mano armata.

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Chi di gossip ferisce
Marco Travaglio, 20 ottobre

Allora siamo d’accordo: aboliamo il gossip. Almeno quello sulla vita privata. Almeno per chi non lo gradisce e non firma la liberatoria. Se la puntata di Servizio Pubblico con Michelle Bonev servisse almeno a questo, sarebbe un trionfo. Prima però bisognerebbe sapere se B. è d’accordo, visto che il principale editore di gossip è lui; e i suoi giornali usano la vita privata altrui per bastonare o ricattare i nemici (le presunte amiche di Di Pietro, il fidanzato della Boccassini, Sircana accanto al trans, Marrazzo al festino con trans e coca, la Tulliani che guarda storto Fini…) e santificare gli amici (il finto fidanzato di Noemi inventato da Chi, i servizi posati di Silvio, Francesca e Dudù), o semplicemente per far soldi (Panorama. it : “Raoul Bova: divorzio ma non sono gay”; Chi: “Chiara Giordano: Raoul, adesso parlo io”). E poi a imporre come fatto politico, dunque pubblico, la vita privata di B. fu B. nel 2001, quando diffuse in milioni di copie l’opuscolo elettorale “Una storia italiana” col ritratto edificante della Sacra Famiglia. A mandarlo in frantumi provvidero nel 2010 i casi D’Addario-Tarantini e Noemi, poi Veronica che chiese il divorzio e parlò di un uomo malato che va a minorenni. Scandali che gli costarono milioni di voti. Nel videomessaggio del 16 gennaio 2011, alle prime notizie sull’inchiesta Ruby-bungabunga, B. sparò: “Da quando mi sono separato ho uno stabile rapporto di affetto con una persona che era spesso con me in quelle serate e non avrebbe consentito quegli assurdi fatti che certi giornali ipotizzano”. L’annuncio scatenò una guerra all’ultimo gossip fra le pretendenti al lettone, finché la Pascale si aggiudicò ufficialmente l’ambìto riconoscimento. Da allora è tutto un fiorire di servizi fotografici e giornalistici autorizzati sulla Sacra Famiglia ricomposta e prossima all’altare. Se B. avesse rivendicato il suo libertinaggio – “nei miei letti faccio quel che voglio” – nessuna notizia sul tema avrebbe avuto rilevanza pubblica (salvo, si capisce, reati come i rapporti prezzolati con minorenni, i ricatti delle signorine, i pagamenti delle medesime con soldi Rai o Finmeccanica cioè nostri, o corruzioni di testimoni). Invece usò il gossip “B. è fidanzato, ha messo la testa a posto e non fa più quelle cose” come instrumentum regni per attirare voti o evitare di perderne. Per questo, pur con tutto il disgusto del caso, i giornalisti devono verificare se l’edificante presepe è vero o falso. E dare voce a testimoni fin troppo informati sui fatti, come la Bonev, che lo smontano. Ma davvero qualcuno può pensare che Santoro e la sua redazione muoiano dalla voglia di sapere se alla Pascale piacciono più gli uomini o le donne? Nessuno sa se quel che afferma la Bonev è vero o no (se davvero la Pascale la denuncerà, le duellanti porteranno le rispettive “prove” e un giudice deciderà). Però, trattandosi di un’assidua frequentatrice del cerchio magico (fino a pochissimo tempo fa), va purtroppo ascoltata. Anche perché sulla parte più interessante e scandalosa del suo racconto – il finto premio al Festival di Venezia allestito dal ministero della cosiddetta Cultura e il milione buttato dalla Rai per acquistare un suo film quando lei era tutt’uno con B. e B. era tutt’uno con la Rai – non c’è bisogno di prove: raccontò tutto il Fatto tre anni fa. E chi lo scopre oggi per sputtanarla dovrebbe spiegarci perché non lo scrisse allora, quando le doti artistiche della signora venivano decantate dalla stampa e dalle tv berlusconiane. Ma è sempre la stessa solfa, come già per la D’Addario e De Gregorio: i (e le) compari di B. sono tutti santi finché non entrano nello studio di Santoro, poi diventano diavoli. E tutti a scandalizzarsi: ma perché Santoro invita gente così? La risposta è scontata: perché B. frequenta gente così. E B. non è un passante né un trapassato, ma il primo grande rielettore di Napolitano, il partner decisivo del Pd nelle larghe intese e il padrone del governo Letta (vedi Imu). O anche questo è gossip?

Chi l’avrebbe mai detto?

Ecco quali dovrebbero essere le preoccupazioni di un capo di stato: pretendere che si faccia chiarezza sulle stragi senza nome ma che un nome invece ce l’hanno. Non certo chiedere riforme che continuino a tutelare i criminali e a osteggiare il lavoro della Magistratura. Gli italiani, noi, abbiamo il diritto di pensare che i nostri figli potranno vivere in un paese migliore di quel che è adesso.

Sottotitolo: Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 27, comma 2: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.” 

Il pd l’avrà capito adesso che ha accettato le larghe intese con un delinquente abituale, uno che ruba soldi allo stato e dunque a noi cittadini? E Napolitano si sarà reso conto che un imputato in processi per frode fiscale, sfruttamento della prostituzione minorile, giusto per ricordare due su tante delle sue imputazioni non era proprio il più adatto a far parte di un governo di larghe intese, uno col quale decidere e concordare leggi, riforme politiche e costituzionali? 

Più che a una riforma della giustizia, da concordare con un pregiudicato condannato che sta per essere interdetto perdendo quindi de facto ogni diritto da cittadino, dunque anche quelli politici da elettore e da candidato, se fossi nei panni di Napolitano penserei seriamente ad un modo per uscire di scena il più decentemente possibile.
Non si capisce infatti questa urgenza di riforme dopo un successo della Magistratura.
E scommetto che in caso di assoluzione il presidente non avrebbe fatto cenno a nessuna riforma.

Andassero pure a fare i ricorsi in Europa, li aspettano a braccia aperte.
Se  fossi Ghedini ci ripenserei, eviterei un’ulteriore figuraccia, non penso proprio che l’Europa ci tenga a sostenere e perorare le cause di  un delinquente per mestiere, basta e avanza quanto lo abbia già fatto l’Italia e con ottimi risultati, altrimenti berlusconi sarebbe stato fermato molto prima.

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Napolitano è un irresponsabile, con buona pace di quelli che “non bisogna tirare in ballo il presidente” e addirittura nemmeno nominarlo, quelli che l’hanno rimesso al Quirinale affinché garantisse la pax sociale e politica ben sapendo che nessuna pax di nessun tipo poteva essere possibile e attuabile inserendo silvio berlusconi nel progetto. 
Perché dove c’è berlusconi non c’è casa, ci sono solo casini, e anche di una discreta portata, e se il pd che si è sottoposto alla gogna volontaria, se ha accettato more solito l’ennesimo ricatto era a conoscenza del calendario dei processi di berlusconi qualcosa fa pensare che lo conoscesse anche lui.

E se due più due fa ancora quattro solo un irresponsabile poteva pensare ad un governo di necessità e responsabilità mettendoci dentro anche silvio berlusconi.

Come diceva De Gasperi, un uomo politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni, esattamente l’opposto di quel che ha fatto Napolitano non preoccupandosi minimamente di un’eventuale e più che probabile – conoscendo il personaggio – condanna di berlusconi.

Sono contenta di essermi sbagliata, in parte, perché continuo a pensare che a berlusconi si offrano troppe possibilità oltre a quelle che ha già preteso quando era a capo del governo e siccome gli erano urgentissime se le è fatte mettere per legge.

Quando due anni fa Dominique Strauss-Kahn fu accusato di violenza sessuale era un uomo molto più potente di quanto lo sia berlusconi oggi, eppure a lui non fu offerta nessuna dilazione, nessuno sconto, nessuna possibilità di andare in tv in videoconferenza per dire alla gente di essere un innocente perseguitato.
Fu arrestato, con le manette, e passò sei giorni in una camera di sicurezza da dove uscì solo grazie alla cauzione pagata da sua moglie.

E solitamente in tutti i paesi dove la legge è uguale per tutti si fa così.

I responsabili del disastro Enron non poterono usufruire di nessun condono, perdono, riduzione di pena, di nessuna televisione compiacente da cui gridare il loro sconforto, andarono semplicemente in galera per rimanerci, dai dieci ai ventiquattro anni: questo è il trattamento che viene riservato a chi viola la legge e a maggior ragione quando a fare le spese di quelle violazioni è la collettività, i reati di frode fiscale nei paesi seri vengono giudicati e condannati con la giusta severità proprio perché ricadono su tutti, non solo su qualcuno, e nessun governo penserebbe di fare leggi per ammorbidire o annullare il falso in bilancio ad esempio.

Qui invece sì, qualcuno ci ha pensato, qualcuno che evidentemente ha altri interessi da tutelare che non sono quelli pubblici come dovrebbe fare chi sceglie di occuparsi della cosa pubblica.

Qui un presidente della repubblica scende a patti con un già prescritto grazie alle leggi volute e ottenute e firmate da Napolitano che non faceva mai un plissé nemmeno di fronte a leggi che la Consulta poi ha puntualmente cassato.

Un presidente della repubblica ha il dovere di preoccuparsi dell’impatto che può avere nell’opinione pubblica e sulla società il considerare e trattare un fuori legge come uno che sta dentro la legge: i cittadini che votano per il partito del pregiudicato criminale non capiranno mai che è veramente un pregiudicato criminale finché verrà ricevuto nei palazzi, considerato l’interlocutore con cui fare riforme politiche.

E probabilmente capiscono ancora meno se per una volta che la giustizia ha dimostrato di funzionare in rispetto a quella Costituzione di cui lui dovrebbe essere il più strenuo difensore quel presidente della repubblica non si congratula per l’ottimo lavoro svolto dai Magistrati ma auspica, desidera, si augura che si faccia presto una riforma di quella giustizia che per una volta ci ha dimostrato nei fatti che la legge è uguale per tutti.

Finché non lo prenderanno di peso per buttarlo fuori dal parlamento la gente non capirà.

Sono anni che dico e scrivo che sono le istituzioni, prim’ancora che la gggente, a doverlo delegittimare.

Adesso ne hanno possibilità e facoltà. Quell’uomo va cacciato col disonore che si merita.

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Il pregiudicato costituente
Marco Travaglio, 2 agosto

Condannato il delinquente. Il governo ormai è un morto che cammina. La Cassazione, dopo 7 ore di camera di consiglio, conferma: Berlusconi deve scontare la pena di 4 anni (3 indultati, 1 ai domiciliari) per frode fiscale. L’interdizione è rinviata alla Corte d’appello per essere ricalcolata fino a 3 anni. Ma il Caimano è comunque decaduto per la legge Severino. Lui insulta i giudici a reti unificate.

Oddio, hanno condannato Berlusconi e nessuno sa cosa mettersi. Del resto, chi l’avrebbe mai detto che il compare di Mangano, Gelli, Craxi, Dell’Utri e Previti — per citare solo i migliori — già amnistiato per falsa testimonianza, prescritto due volte per corruzione giudiziaria e cinque per falso in bilancio e una per rivelazione di segreto, tuttora imputato per corruzione di senatori e indagato per induzione alla falsa testimonianza, nonché condannato in primo grado a 7 anni per concussione e prostituzione minorile, avrebbe potuto un giorno o l’altro diventare un pregiudicato? Era tutto un darsi di gomito, uno strizzare d’occhi, un “tutto si aggiusta” all’italiana,con leccatine agli “assi nella manica” del sommo Coppi, dipinto come il mago di Arcella che fa assolvere i colpevoli. Invece da ieri anche la Cassazione, grazie a cinque giudici impermeabili a minacce e pressioni e moniti, ha detto ciò che chiunque volesse sapeva da tempo immemorabile: Silvio Berlusconi è un fuorilegge, un delinquente matricolato, colpevole di un reato — commesso anche da premier e da parlamentare – che in tutto il mondo lo porterebbe dritto e filato in galera per un bel po’. 

In America, per incastrare il suo spirito guida Al Capone, bastò la frode fiscale. In Italia, grazie anche all’indulto-insulto regalatogli da un centrosinistra così tenero che si taglia con un grissino, Al Tappone finirà ai domiciliari per un annetto. O, se li chiede, ai servizi sociali. I giudici milanesi lo manderanno a prendere dai carabinieri in autunno, non appena riaprirà il Tribunale. L’ignaro Epifani annuncia tonitruante che il suo Pd, se necessario, è pronto a rendere esecutiva la sentenza: non si dia pena, la sentenza è esecutiva a prescindere da lui. Come tutto il resto. Per arrestare un condannato, anche se parlamentare, non c’è bisogno di Epifani, né del Parlamento, né di nessuno. 

Piuttosto sarebbe interessante sapere con che faccia il Pd possa restare alleato con un pregiudicato prossimo all’arresto purché non faccia troppo casino: come se qualche parola o manifestazione scomposta fossero più gravi che mettere in piedi una monumentale frode fiscale. 

E con che faccia il premier Nipote possa restare al governo col sostegno di B., magari per tuonare contro l’evasione fiscale, senza che gli scappi da ridere, a lui e a suo zio. Ma questa è la “separazione dei poteri” come la intendono i nostri politicanti: se un politico è indagato, attendono il rinvio a giudizio; se è rinviato a giudizio, attendono la condanna; se è condannato in primo grado, attendono l’appello; se è condannato in appello, attendono la Cassazione; e se è condannato in Cassazione, imboscano la sentenza in un cassetto perché bisogna separare la giustizia dalla politica. Solo sull’interdizione, quando sarà ricalcolata dalla Corte d’appello e confermata dalla Cassazione (pochi mesi), il Senato sarà interpellato: ma per ratificarla, non per discuterla o ribaltarla (è questa, cari analfabeti, la separazione dei poteri).

E comunque i nostri tartufi si scordano un piccolo dettaglio: l’anno scorso Pd, Pdl e frattaglie centriste approvarono la legge “liste pulite” che dichiara decaduti e incandidabili i parlamentari condannati sopra i 2 anni: dunque neppure se fosse interdetto per un solo giorno B. potrebbe restare senatore e ripresentarsi alle prossime elezioni. 

A meno che, si capisce, l’abrogazione di quella norma giustizialista votata anche da B. non faccia parte delle “riforme della giustizia” invocate da Re Giorgio un minuto dopo la prova che la giustizia funziona. 

Ora i soliti idioti dicono che la Cassazione ha condannato 10 milioni di elettori del Pdl (che sono molti di meno): no, ha condannato un solo eletto. 

Ma anche, simbolicamente, tutti quelli che – sapendo chi era- l’hanno legittimato, ricevuto, favorito, riverito, salvato, strusciato, addirittura promosso partner di governo e padre costituente: da Napolitano in giù. 

Vergognatevi, signori. E rassegnatevi: la legge, ogni tanto, è uguale per tutti.

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Larghe intese con uno così?
Antonio Padellaro, 2 agosto

La prima cosa che viene in mente è: ma come si permettono di manomettere la Costituzione italiana questi signori delle larghe intese quando il leader primario dell’alleanza di potere nata sul tradimento del voto popolare è da ieri ufficialmente un pregiudicato, condannato in via definitiva dalla Cassazione per il reato gravissimo di frode fiscale? Le 200mila firme raccolte in pochi giorni sotto l’appello del Fatto ora possono diventare rapidamente 500mila. Forza, dimostriamo che la democrazia dei cittadini è più forte dei giochi di palazzo. La seconda considerazione riguarda il pregiudicato Silvio Berlusconi. 

Che a tarda sera ha lanciato il suo videomessaggio elettorale. 

L’aria sofferente, lo sguardo lacrimoso, ci ha raccontato la solita barzelletta del grande imprenditore e dell’eccelso statista perseguitato dalle toghe rosse per poi concludere la tiritera annunciando l’intenzione di riprendersi il governo del Paese riesumando il cadavere di Forza Italia. Del resto, un necrologio lo merita anche il governo del Letta nipote che, al di là delle frasi di circostanza sulla tenuta della maggioranza chiamata ad affrontare i problemi del Paese eccetera eccetera, assomiglia molto a un morto che cammina. Già nella primavera prossima in coincidenza con le elezioni Europee si potrebbe tornare alle urne. Una deriva che neppure la riforma della giustizia “allo studio” offerta da Napolitano al leader pregiudicato (proprio la persona giusta) servirà ad evitare. Bisognava pensarci prima: si sapeva dall’inizio che le questioni giudiziarie del miliardario di Arcore erano come una bomba ad orologeria. 

Ma i grandi strateghi dell’intesa Pd-Pdl non hanno sentito ragioni. Peggio per loro. 
Gli italiani per bene possono esultare: per la prima volta dopo vent’anni la legge è 
davvero uguale per tutti.

Arrendiamoci, siamo circondati

Sottotitolo:  “Che faremo con B?” L’imbarazzo del Pd. 

Beh, effettivamente c’è da farsela questa domanda.
Oggi.

In caso di condanna perde l’Italia, dice il segretario traghettatore.

Come se in tutti questi anni l’Italia avesse guadagnato qualcosa, ma probabilmente Epifani parlava per sé, per la classe dirigente di cui fa parte, per l’Italia degli interessi da difendere a tutti i costi.

Epifani come Renzi teme il contraccolpo negativo per il paese, che invece avrebbe solo da guadagnarci se condannassero berlusconi: qualcosa non torna, c’è chi proprio non si vuole rassegnare. 

Sarebbe bello se la Cassazione desse un segnale forte e chiaro per far capire a questi leader da riporto che le cose sono più semplici di quello che sembrano.

Sono alla disperazione ormai, gli ci vuole un tribunale per capire che coi delinquenti alleanze non se ne fanno.

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Preambolo: non mi aspetto nulla. Nulla che cambi in modo sostanziale e concreto le sorti di questo paese sciagurato.  Nel paese alla rovescia, dove un padre che ruba per far mangiare i figli va in galera per direttissima e chi ruba miliardi allo stato la fa franca e può vantare ancora il titolo di cavaliere, può succedere di tutto. Anche che assolvano un delinquente seriale.

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Sentenza Mediaset, quello sconto sull’interdizione è a rigor di legge Bruno Tinti, Il Fatto Quotidiano

Così dovrebbe andare. Ma, sapete com’è, se il diritto fosse semplice basterebbe un computer. Invece servono i giudici che, quando assolvono Berlusconi sono brave persone e quando lo condannano persecutori comunisti.

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Processo Mediaset, il giorno del giudizio
“Che faremo con B?” L’imbarazzo del Pd

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Quello che scrive Bruno Tinti sul Fatto di oggi serve anche come risposta alla figlia del corrotto latitante in quel di Hammamet che accusa la Magistratura di aver formato, in questi anni, dei clan di un contropotere occulto con lo scopo di sovvertire la volontà di quegli elettori a cui piace farsi rappresentare da corrotti, corruttori, amici dei mafiosi.
Mentre la realtà dice chiaramente che mai come in questi anni il parlamento è stato l’approdo naturale di chi aveva dei contenziosi seri da regolare con la legge. 
E che in assenza di politici conniventi col malaffare e che commettono reati in prima persona i Magistrati non sarebbero diventati l’extrema ratio, l’ultima e unica speranza per liberarsi dei politici delinquenti, visto che la politica non lo vuole fare come suggeriva saggiamente Paolo Borsellino quando diceva che forse un politico vicino, troppo vicino a gente poco raccomandabile non sta commettendo nessun reato ma sarebbe meglio tenerlo fuori dagli affari di stato. 
Uno che il boss mafioso se lo teneva in casa negli affari di stato non dovrebbe entrarci nemmeno.

Secondo la santanchè, quella che “non gliel’avrebbe mai data”, nessuno deve toccare silvio, secondo i molti altri a libro paga del boss nessuno lo dovrebbe nemmeno giudicare. 

Può stare tranquilla la garnero ex santanchè, alle persone normalmente oneste fa ribrezzo anche e solo l’idea di farsi non dico toccare ma semplicemente sfiorare o dividerci un metro quadro di suolo pubblico con uno così.

Lasciamo volentieri a quelle e quelli come lui, nonché ai suoi complici più o meno occulti la soddisfazione di averlo fatto, di avergli aperto le porte invece di serrarle a doppia mandata, di avergli stretto la mano, di averci mangiato insieme, di averlo ricevuto a palazzo come uno statista vero e non il miserabile millantatore disonesto che è, la soddisfazione di aver dedicato tempo ed energie in spregio della propria dignità per cercare di restituirne una mai posseduta ad un delinquente per natura.

Uno che in un contesto normale, in una società normale fatta di gente sana non sarebbe mai diventato quello che è, nessuno gli avrebbe dato la possibilità di deformare un paese a sua immagine e somiglianza, nessuno lo avrebbe seguito, sostenuto, considerato un interlocutore politico da prendere seriamente e al quale dare la possibilità di stravolgere le fondamenta della democrazia.

Uno da cui tenersi alla larga indipendentemente dalle sentenze di un tribunale che devono stabilire su un documento scritto quello che è davanti agli occhi di tutti: anche di quelli che lo difendono.

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Comunque vada è un complotto
Marco Travaglio, 1 agosto

Ieri ero collegato con La7 per lo speciale di Enrico Mentana sull’imminente sentenza del processo Mediaset in Cassazione. A un certo punto è giunta in studio la notizia di una manifestazione del Pdl fissata per oggi alle ore 17 dinanzi a Palazzo Grazioli, in contemporanea o subito prima o subito dopo la lettura del verdetto. In men che non si dica, l’onorevole Pdl Osvaldo Napoli ha aderito entusiasta all’iniziativa, negando però che si trattasse di un’intimidazione alla Corte chiamata a giudicare il suo capo. Anzi, si trattava di un’innocua “presenza” sotto le finestre dell’Augusto, peraltro improntata al proverbiale “rispetto” che lui e il suo partito nutrono verso la magistratura tutta. Alla manifestazione-presenza ha subito aderito, e non poteva essere altrimenti, il celebre “Esercito di Silvio”, anch’esso noto per la sua devozione verso l’ordine togato. Poi il coordinatore del Pdl Denis Verdini ha comunicato che la notizia della manifestazione-presenza era destituita di ogni fondamento. 

Purtroppo il Napoli si era nel frattempo allontanato, ma siamo certi che avrebbe immantinente preso le distanze da quell’incauto, anzi diciamo pure demenziale annuncio che tanto l’aveva entusiasmato solo pochi minuti prima. Viva le manifestazioni-presenza, ma anche assenza. Vedremo oggi se la notizia vera era l’annuncio o la smentita (probabilmente suggerita dall’avvocato Coppi, che fatica sette camicie a mettere la museruola ai rottweiler berlusconiani, tutti lì schiumanti a mordere il freno dietro la rete). Ma la notizia della manifestazione su una sentenza, convocata al buio, prim’ancora di conoscere la sentenza medesima, è talmente elettrizzante che ci auguriamo fosse autentica. Ci pare di vederli, i rottweiler riuniti nella notte con le pitonesse, i falchi e tutto lo zoo, intenti a preparare con la vernice spray gli striscioni con gli slogan multiuso e le dichiarazioni pret à porter, che vanno bene in caso sia di conferma della condanna sia di annullamento con rinvio sia di annullamento senza rinvio. Insomma, si portano su tutto. In caso di conferma: “È la prova del complotto politico-giudiziario. 

Il disegno eversivo della magistratura golpista iniziato dalle toghe rosse milanesi nel 1994 trova oggi il suo compimento con questa sentenza politica che mira a eliminare dalla scena il leader più amato e votato dagli italiani. Una sentenza ad personam e a orologeria, sintomo di appiattimento dei giudici sulle tesi dei pm nonostante l’evidenza dell’innocenza di Silvio Berlusconi, reincarnazione di Enzo Tortora, che rende ancor più urgente la riforma della giustizia con la separazione delle carriere”. In caso di annullamento con rinvio: “È la prova che c’era un complotto politico-giudiziario. Il disegno eversivo della magistratura golpista iniziato dalle toghe rosse milanesi nel 1994 continua con questa sentenza politica che non ha voluto dare completamente torto alla Procura che ancora mira a eliminare dalla scena il leader più amato e votato dagli italiani. Una sentenza ad personam e a orologeria, sintomo dell’appiattimento dei giudici sulle tesi dei pm nonostante l’evidenza dell’innocenza di Silvio Berlusconi, reincarnazione di Enzo Tortora, che rende ancor più urgente la riforma della giustizia con la separazione delle carriere”. In caso di annullamento senza rinvio: “È la prova che c’era un complotto politico-giudiziario. Finalmente il giudice a Berlino ha smontato definitivamente il disegno eversivo della magistratura golpista iniziato dalle toghe rosse milanesi nel 1994 a colpi di sentenze politiche che miravano a eliminare dalla scena il leader più amato e votato dai cittadini. Le condanne di primo e secondo grado, pronunciate nonostante l’evidenza dell’innocenza di Silvio Berlusconi, reincarnazione di Enzo Tortora, erano un evidente sintomo dell’appiattimento dei giudici sulle tesi dei pm che rende ancor più urgente la riforma della giustizia con la separazione delle carriere”. 
Amen.

Il gioco di prestigio

Il patto – Alessandro Gilioli, Piovono Rane

Dice Dario Ginefra, parlamentare del Pd, che far cadere il governo in caso di condanna definitiva di Berlusconi sarebbe «venir meno a un patto assunto con il Presidente della Repubblica».

Ginefra, nato in Puglia ma uomo di mondo, ci ha detto insomma pubblicamente quello che tutti già sapevamo ma nessuno aveva il coraggio di ammettere. E cioè che in Italia c’è stato un patto tra il Pd, Berlusconi e Napolitano per arrivare alle ‘larghe intese’ e perpetuarle qualsiasi cosa accada.

Un patto non scritto – certo, ci si vergognerebbe a scriverlo – su cui tuttavia si regge tutto lo status quo. Un patto che trascende da tutto: dalle scelte politiche del governo così come dalle eventuali condanne del Cavaliere.

Un patto siglato in stanze chiuse e, com’è evidente, del tutto extracostituzionale.

Ed è proprio a questo patto che hanno puntato – con successo – i famosi 101.

Ringraziamo Ginefra per il coming out. Sarebbe tuttavia interessante sapere che cosa di questo patto pensa la maggioranza degli italiani – elettori di Ginefra compresi.

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Noi intanto stiamo ancora scontando la nostra condanna, roba che in Italia vent’anni non li danno nemmeno a chi ammazza una persona, per noi non ci sono state nemmeno le attenuanti, un indultino, un’amnistiuccia anche minima. E’ praticamente un fine pena mai quello che stiamo subendo.

Sottotitolo:  il termine “patto” evoca un nonsocché di stampo mafioso.

In politica sarebbe meglio usare il termine “accordo”, così, giusto per dare un diverso garbo semantico a quella che è e resta comunque una porcheria irricevibile, ovvero un paese fatto ostaggio dalla politica circa i reati di berlusconi, i processi di berlusconi, le sentenze che riguardano berlusconi e di berlusconi. E il dramma nel dramma è continuare a sentir dire a tutti che l’eventuale condanna di b non DEVE avere ripercussioni sul governo, e invece dovrebbe, eccome. Se questo fosse un paese normale, posto che in un paese normale non ci sarebbe mai stato un berlusconi in parlamento.

In ogni caso  l’unico patto che la politica è chiamata a rispettare non è quello stretto nelle segrete stanze con “chillo che voi sapete chi è”, l’innominabile grazie al lodo Grasso – Boldrini, ma quello fra la politica e gli elettori.
In un paese normale, in una democrazia parlamentare il pdr non si sceglie il governo a sua immagine e somiglianza, non va a disturbare i Magistrati che, secondo lui non consentono al pregiudicato imputato di non poter partecipare alla vita politica, mentre secondo loro e noi vorrebbero semplicemente applicare quella legge uguale per tutti come la Costituzione che NPLTN dovrebbe proteggere, farsene proprio scudo umano, comanda.

 L’entrata in scena di b dopo i disastri di tangentopoli rievoca un po’ Portella della Ginestra quando, per il timore che in Italia avanzasse un governo di sinistra dopo il ventennio fascista qualcuno, che ha nomi e cognomi: il vaticano, l’America e la mafia [e questa è storia, non la mia opinione, ci sono documenti a conferma di quello che scrivo, basta consultare la Rete] ha pensato ad un’azione, la strage dei braccianti che festeggiavano il 1 maggio dopo la caduta del fascismo,  che servisse a riequilibrare un sistema in cui la sinistra dava fastidio.  Non doveva avere voce in capitolo.

Mentre uno così non avrebbe mai dovuto avere la possibilità di accedere alla politica, perché a nessuno sano di mente, nessuno che avesse davvero a cuore le sorti del paese avrebbe potuto pensare che l’imprenditore che si è fatto da sé, il self made man poteva essere la soluzione, invece qualcuno ci ha pensato, per evidenti questioni di interessi che con una sinistra al governo, e allora una sinistra c’era, sarebbero stati messi in discussione e in pericolo.

E, last but not least ormai tutti dovrebbero aver capito che la politica è servita a berlusconi per sistemare i suoi privatissimi cazzi.

La politica dunque in tutto questo non c’entra nemmeno di striscio. 

E il pd continuerà, in virtù del bene del paese, dunque di berlusconi, delle necessità e priorità del paese, dunque di quelle di berlusconi col quale si vuole addirittura modificare la Costituzione, a governare [parlando con pardon] con un evasore fiscale, con uno che si teneva il boss mafioso in casa a fare  da baby sitter ai suoi figli, con un vecchio satrapo che paga[va] ragazzine per i suoi sollazzi eleganti, il che anche se non fosse il reato che invece e per fortuna è farebbe già abbastanza schifo e dovrebbe essere un motivo più che sufficiente per non voler avere niente a che fare con una persona così, e cioè con berlusconi.

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Comunque vada sarà un insuccesso, l’ennesimo fallimento di una politica che non sa agire senza avere il capobanda di riferimento.
Quello che alla fine mette la sua faccia per tutti; nel bene ma specialmente nel male, quello dietro al quale si sono nascosti tutti quelli che sapevano di agire contro le regole, la legge e lo stato semplicemente appoggiandolo, sostenendo le sue cause, non facendo nulla nel concreto per arginare il suo strapotere.

Trasformare in una questione politica in grado di mettere a rischio e pericolo la tenuta del paese e di un governo per il quale non esistono più definizioni delle sentenze che devono stabilire se è vero o no che un uomo di potere, con un enorme potere, spropositato e mai regolato da una legge sul conflitto di interessi e al quale è stato concesso di entrare in politica nonostante non ne avesse il diritto né i requisiti ha commesso o no dei reati pesantissimi, che nulla hanno a che fare con un’attività politica inesistente come la sua essendo lui il più assente dal parlamento è stato il più grande gioco di prestigio col quale il potere ha incantato gli italiani, che nemmeno il mago più perverso avrebbe potuto immaginare e realizzare, soprattutto.

E per potere intendo anche l’informazione SERVA che si adegua, che non spiega alla gente quello che succede perché deve rispondere sempre all’editore, al politico che spesso sono la stessa persona, sempre quella, e quando no fa lo stesso perché l’editore e il politico hanno [ha] le mani in pasta anche dove non dovrebbe. E quando no no perché come diceva Hugo “c’è gente che pagherebbe per vendersi”, che potrebbe essere il giusto slogan per l’ottanta per cento abbondante dei disinformatori italiani.

Perché che berlusconi parli della Magistratura come di un potere anomalo che vuole sovvertire la volontà popolare ci sta, ma che TUTTA la politica, compreso quello lì che non si deve dire lo abbia seguito in questo delirio è un crimine peggiore della somma dei reati che gli vengono contestati.

Chi se ne frega se il capo dei capi, il boss, continua a ricevere il consenso dei SUOI elettori, se in questo paese c’è così tanta gente che si fa affascinare da uno a cui piacciono i comportamenti borderline, fuorilegge, quelli che non si perdonerebbero al vicino di casa ma a lui sì significa che c’è una parte del paese da rieducare, e cosa c’è di meglio di una sentenza che dica una volta e per tutte che no, di uno così non ci si può fidare, non ci si DEVE fidare? ma di che stabilità cincischiano i lor signori del grande imbroglio? chi consegnerebbe le sue chiavi di casa a chi ha una reputazione dubbia, a chi fa della truffa e della corruzione il suo modus operandi? come dice sempre il giudice Davigo se il nostro vicino di casa è indagato per pedofilia gli affideremmo i nostri figli da portare a scuola e ai giardinetti in nostra assenza? e allora perché si deve accettare in virtù di una pacificazione, di una necessità, di un patto, niente meno, che uno con una dubbia reputazione possa avere voce in capitolo e decidere in materia di leggi, di riforme costituzionali niente meno. Dico: sono impazziti tutti quanti? quanto pensano che si possa ancora credere alla favoletta della stabilità se le fondamenta su cui la vogliono costruire portano anche la firma di silvio berlusconi? solo dei pazzi scriteriati possono pensare una cosa del genere.

***

Domani è un altro porno
Marco Travaglio, 31 luglio

Orsù, signori del Pd, non vi agitate. Comunque vada a finire il processo Mediaset in Cassazione, cambia poco o nulla. Siamo in Italia, mica in un Paese serio. Altrimenti oggi si processerebbe un vecchio pensionato della politica, già da tempo allontanato dai suoi compari di partito per questioni di decenza e isolato dalle opposizioni (pare che nei Paesi seri esistano, e si oppongano pure) e dalle massime cariche dello Stato, che rifiuterebbero di stringergli la mano e farsi fotografare con lui per motivi igienici. Ma, appunto, siamo in Italia: dunque non c’è nulla che la Corte possa aggiungere sul conto dell’illustre imputato che già non si sapesse prima. Nulla che possa precludergli ciò che una legge del ’57 e i principi di disciplina e onore fissati dalla Costituzione avrebbero dovuto da sempre impedirgli: fare politica. Se la Corte annulla la sua condanna con rinvio a un nuovo appello, il reato cade in prescrizione (e sarebbe la nona volta). 

Se la Corte annulla la condanna senza rinvio (pare che il giudice relatore sia un annullatore impenitente), B. è salvo per un altro paio d’anni, finché non arriva in Cassazione il processo Ruby. Se la Corte conferma la condanna a 4 anni, di cui 3 coperti dall’indulto gentilmente offerto dal centrosinistra nel 2006, B. sconterà l’anno residuo agli arresti domiciliari in una delle sue numerose dimore o, se ne farà richiesta, in affidamento in prova al servizio sociale: che, detta così, sembra una gran cosa, in realtà significa libertà assoluta con la finzione di firmare ogni giorno in qualche comunità di recupero, magari per minorenni disadattate da rieducare. Lui dice che vuole andare in galera, tanto sa benissimo (la legge Cirielli l’ha fatta lui) che non ci andrà mai neppure se insiste. Ci sarebbe, è vero, l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Ma intanto deve passare dal voto della giunta e dell’aula del Senato, dove col voto segreto può succedere di tutto: anche che il partito unico Pdmenoellepiùelle trascini la cosa alle calende greche sino a fine legislatura (come a fine anni 90 con Dell’Utri) o addirittura respinga la sentenza definitiva innescando un conflitto di attribuzioni dinanzi alla Consulta dai tempi biblici. 

Ma, anche se B. fosse interdetto col timbro del Senato, continuerebbe a fare politica esattamente come oggi. Come Grillo, mai eletto né candidato. E B., pur eletto, in Parlamento non mette mai piede (ha il record mondiale di assenteismo: 99,84%). In ogni caso, nessuno gli impedirebbe di presentare alle elezioni una lista Pdl o Forza Italia o Forza Gnocca o Forza Frode con su scritto “Berlusconi Presidente” e, in caso di vittoria, intestare il governo al solito prestanome (magari la figlia) in attesa che scada l’interdizione e qualche servo si dimetta per farlo eleggere al suo posto. Dunque, signori del fu Pd, cos’è tutta questa agitazione? Che sia un delinquente lo sappiamo tutti da anni, basta leggere una sola delle sue sentenze di prescrizione o di assoluzione perché si era depenalizzato il reato. L’unico pericolo per il governo sarebbe un vostro colpo di reni: un leader, ad averlo, che si alzasse in piedi e dicesse “con quel delinquente non possiamo restare alleati un minuto di più”. 

Ma avrebbe già potuto-dovuto accadere prima di entrare con lui in Bicamerale 15 anni fa, o nel governo Monti due anni fa, o nel governo Nipote due mesi fa. Ora è tardi. E B. il governo Letta non ve lo fa cadere manco se lo condannano, tanto comanda lui e la faccia la mettete voi. Il peggio che può capitarvi è sputtanarvi un altro po’ con i vostri elettori superstiti, ma anche qui il più è fatto. Dunque state sereni. Fate come lui che la sa lunga: se fa casino è solo per spaventare la Corte, caricandola di responsabilità che toccherebbero ad altri, e per ricattare il Pd e il Colle. Così domani incasserà l’ennesimo premio-fedeltà: tipo un’amnistia o una mezza grazia alla Sallusti che gli commuti la pena cancellando l’interdizione. 
Tranquilli, ragazzi. Domani, comunque vada in Cassazione, è un altro porno.

Fanno schifo, sì

Sottotitolo: ma come son solerti coi provvedimenti disciplinari ai Magistrati.
Dovremmo pretendere la stessa cosa noi nei confronti dei politici, quand’è che qualcuno interverrà a nostra tutela nei confronti dei politici ladri, corrotti, mafiosi, conniventi,  verso ex ministri che testimoniano il falso in processi di mafia e che mentono nel merito di una decisione che un giudice non ha mai scelto di intraprendere?  il CSM da che parte sta, da quella delle guardie o quella dei ladri?

Se un ministro mente nell’esercizio delle sue funzioni o da ex mentre sta testimoniando in un processo di mafia non succede niente, anzi trova pure conforto nella più alta autorità dello stato in questo bel paese pacificato nell’inciucio, sepperò un Magistrato rettifica la menzogna del ministro dicendo la verità viene punita per aver violato un checazzoneso qualunque?

Il falso in atto pubblico non esiste più o viene applicato a discrezione?

Solidarietà alla dottoressa Fiorillo, punita per non aver mentito, per aver osato correggere la balla di maroni: in questo paese dire la verità è diventato un extra che non ci si può più permettere senza rischiare.

Mi auguro che la dottoressa Fiorillo ottenga il successo che si merita col suo ricorso ma ugualmente il messaggio che passa è assolutamente negativo: colpirne uno per educare qualcun altro.
Intanto c’è la sanzione, come quando si paga una multa ingiusta o una bolletta che non corrisponde all’effettivo consumo, al risarcimento poi ci si penserà con calma, e soprattutto senza quel clamore che ha accompagnato il primo provvedimento.
Qualcosa che si può leggere come un tentativo di intimidazione.

Preambolo: 13 novembre 2010
”Quando ho scritto nella mia relazione “non ricordo di avere autorizzato” ho fatto un errore nella costruzione della frase: avrei dovuto scrivere “ricordo di non avere autorizzato” perché questo era il senso”. [Annamaria Fiorillo]

L’Italia non è più un paese per persone perbene da un bel po’. 
Un ministro dell’interno che mente non solo non viene richiamato dal presidente della repubblica – che ha evidentemente una spiccata simpatia per ministri ed ex ministri bugiardi – e costretto a smentire e rettificare la sua bugia ma, in seguito, viene addirittura eletto presidente di regione portandosi dietro il suo carico da 11 e dunque quel movimento razzista, secessionista che è la lega nonostante gli scandali e i reati collezionati al suo interno. 
Probabilmente se fosse stato inchiodato sui suoi errori non avrebbe ottenuto lo stesso consenso popolare.
Ma questi non sono problemi per nessuno, come per i morti di mafia e di stato non c’è rimasto più nessuno fra le istituzioni a difendere quei morti e altre istituzioni – con gesti concreti e non con le solite noiosissime chiacchiere – che vengono oltraggiate in tutti i modi.
Giorgio Santacroce, nuovo primo presidente di Cassazione è un amico personale di previti, Napolitano, che in qualità di presidente della repubblica è il capo supremo della Magistratura dovrebbe esigere una semplicissima risposta da quel CSM così solerte nei provvedimenti verso quei giudici ritenuti poco disciplinati e cioè chiedere  da che parte sta: se da quella della verità utile a ripristinare il senso di giustizia nazionale o se da quella della menzogna utilissima a riparare, more solito, il noto delinquente fuorilegge, quello che oggi sarà a manifestare contro i giudici in quel di Brescia, tanto per non turbare questo bel clima pacifico e non di-vi-si-vo.

Domani ci penserà alemanno con la marcia antiabortista su Roma.

Fate schifo 
Marco Travaglio, 11 maggio

Siccome non c’è limite alla vergogna, ieri il Coniglio Superiore della Magistratura, già organo di autogoverno della medesima e ora manganello politico per mettere in riga i “divisivi” che disturbano l’inciucio, ha condannato alla “censura” il pm minorile di Milano Anna Maria Fiorillo. Ha insabbiato un’indagine? È andata a cena con un inquisito? È stata beccata al telefono con un politico che le chiedeva un favore? No, altrimenti l’avrebbero promossa: ha raccontato la verità sulla notte del 27 maggio 2010 alla Questura di Milano, quando Karima el Marough in arte Ruby, minorenne marocchina senza documenti né fissa dimora fu fermata per furto e trattenuta per accertamenti. Quella notte, per sua somma sfortuna, era di turno la Fiorillo che, per sua somma sfortuna, è un pm rigoroso che osserva la Costituzione, dunque non è malleabile né manovrabile. Al telefono con l’agente che ha fermato la ragazza, dice di identificarla e poi affidarla a una comunità di accoglienza, come prevede la legge. Mentre l’agente la identifica e cerca una comunità (ce n’erano parecchie con molti posti liberi), viene chiamato dal commissario capo Giorgia Iafrate, a sua volta chiamata dal capo di gabinetto Pietro Ostuni, a sua volta chiamato dal premier Berlusconi direttamente da Parigi. L’ordine è di “lasciar andare” subito la ragazza perché è “nipote di Mubarak” e si rischia l’incidente diplomatico con l’Egitto. Così la Questura informa la pm che Ruby è stata affidata a tale Nicole Minetti, “di professione Consigliere Ministeriale Regionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri” (supercazzola testuale). “Ciò – annoterà la Fiorillo nella sua relazione – suscitò in me notevoli perplessità che esternai con chiarezza, sottolineando in modo assertivo l’inopportunità di un affidamento a persona estranea alla famiglia senza l’intervento dei servizi sociali. Non ricordo di aver autorizzato l’affidamento della minore alla Minetti”. Cioè, spiegherà la pm, “ricordo di non averlo autorizzato”. Appena la cosa finisce sui giornali, il procuratore Bruti Liberati si precipita a difendere gli agenti con una nota molto curiale, anzi quirinalesca: “La fase conclusiva della procedura d’identificazione, fotosegnalazione e affidamento della minore è stata operata correttamente”. Cioè anticipa l’esito di un’indagine in corso. Il Pdl esulta: visto? Il caso Ruby non esiste. Il ministro dell’Interno Maroni si presenta in Parlamento e mente spudoratamente: che Ruby fu affidata alla Minetti “sulla base delle indicazioni del magistrato”. La Fiorillo, sbugiardata dal bugiardo su tutti i giornali e tv senza che nessun superiore la intervenga, si difende da sola e dichiara: “Le parole del ministro che sembrano in accordo con quelle del procuratore non corrispondono alla mia diretta e personale conoscenza del caso. Non ho mai dato alcuna autorizzazione all’affido della minore“. Poi chiede al Csm di aprire una “pratica a tutela” non solo sua, ma della magistratura tutta, contro le menzogne del governo. Ma il Csm archivia la pratica in tutta fretta senza neppure ascoltarla: non sia mai che, con le sue verità “divisive”, turbi il clima di pacificazione nazionale. Al processo Ruby, forse per non smentire il procuratore, né l’accusa né la difesa chiedono di sentirla come teste. Provvede il Tribunale. Ma intanto il Pg della Cassazione Gianfranco Ciani, lo stesso che convocò il procuratore nazionale Grasso su richiesta di Napolitano e Mancino per far avocare l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, avvia contro di lei l’azione disciplinare per aver “violato il dovere di riserbo”. Cioè per aver osato dire la verità. Ieri infatti il Pg Betta Cesqui che sosteneva l’accusa e ha chiesto la sua condanna non ha potuto esimersi dal dire che “la verità sulla condotta del magistrato è stata stabilita ed è stata data piena ragione alla sua ricostruzione dei fatti”. Dunque il plotone di esecuzione del Csm l’ha punita con la censura. Guai a chi dice la verità, in questo paese di merda.

Il danno, la beffa e l’oltraggio

I poliziotti condannati insultano la madre di Aldrovandi su Facebook

“Se avesse saputo fare la madre non avrebbe allevato un cucciolo di maiale”, e ancora “faccia da culo (…) speriamo non si goda i risarcimenti dello stato”. Paolo Forlani, fresco di condanna in Cassazione (tre anni e mezzo), si scatena sul social network nella pagina di Prima Difesa, contro Patrizia Moretti. E lei lo querela.

Sottotitolo:  sarebbe troppo semplice rispondere a questo rifiuto subumano che se sua madre avesse fatto la madre probabilmente non avrebbe allevato un criminale,  ma voglio essere più comprensiva ed evitare di scendere al livello di un assassino tutt’altro che pentito. Può darsi, anzi è sicuro che ci siano genitori inadeguati al ruolo. Ma è altrettanto sicuro che se questo fosse un paese normale un assassino sarebbe in galera, senza nessuna possibilità di scarabocchiare stronzate offensive su facebook.
Tre anni e sei mesi condonati dall’indulto. Questo vale la vita di un ragazzino in Italia se ad ammazzarlo è un poliziotto, anzi quattro.
Sarebbe opportuno non dimenticare.
Mai.

La politica dovrebbe esigere, anziché farsi mandante delle violenze compiute dalle forze dell’ordine [se questo è ancora un paese con qualche possibilità di diventare normale, sano, un posto sicuro dove far crescere i propri figli], dei test più approfonditi, ripetuti ciclicamente per chi decide di voler far parte di quella categoria di lavoratori che troppo semplicemente viene poi definita dei “tutori dell’ordine”.

Perché è altrettanto troppo facile parlare poi di “schegge impazzite” o di “qualche mela marcia”.

Chi compie azioni come quelle dei quattro criminali di Ferrara soffre di turbe psichiche, serie, gravi, ed è quindi un pericolo per sé ma soprattutto per gli altri, impossibile che persone così non abbiano mai dato prima segni di aggressività in eccesso; io non ci credo che si possa trattare di raptus come non credo che non ci si possa rifiutare di rispondere ad un ordine, come accadde al G8 di Genova, in Valsusa e come accade puntualmente ogniqualvolta si esprima dissenso per mezzo di manifestazioni pubbliche, se quell’ordine prevede l’esercizio della violenza.
Altrimenti davvero bisogna scappare da questo paese, e pure di corsa.

Processo Mills, la sentenza: prescrizione per Silvio Berlusconi

Sottotitolo: Non si farebbe prima ad aggiungere un articoletto alla Costituzione che dica più o meno che “chi è ricco perché ha rubato, perché suo padre, che faceva l’usciere in una banca [la banca Rasini],  riciclava i soldi della mafia e forse è per questo che da usciere è diventato direttore [per meriti, s’intende], chi più di 30 anni fa spendeva 500 milioni AL GIORNO [una montagna di soldi dei quali non ha mai saputo spiegare la provenienza: “Cavaliere: dove ha preso i soldi?”] per costruire graziose palazzine, chi ha assunto un ergastolano pluriassassino spacciato per stalliere per portargli i figli a scuola [e stare attento che non facessero brutti incontri: testuali parole del padre dei figli], e che da un mafioso condannato a nove anni [Marcello Dell’Utri] si è fatto fare un partito politico [Forza Italia] e, attenzione, riconosciuto dalla politica, grazie al quale con la collaborazione degli amici, degli amici degli amici ma SOPRATTUTTO di chi doveva essergli nemico [specificamente D’Alema e la sua fottuta bicamerale] è potuto assurgere al ruolo di capo del governo e restarci per 17 anni [ma non è finita qui, e oggi lo sappiamo con certezza] può commettere tutti i reati che vuole, mafiare quanto vuole, corrompere chi vuole senza rischiarlo nemmeno, un processo?”

Giusto per una questione di praticità: almeno si evitano figuracce
planetarie a getto continuo. Le nostre, mica quelle di berlusconi.
Ezio Mauro, direttore di Repubblica, intervistato telefonicamente poco fa dal tg di Sky ci fa sapere che “comunque, le sentenze si rispettano”: e allora, da oggi, sarebbe meglio che ognuno imparasse ad esprimersi per sé, perché io questa sentenza, come tutte le altre che hanno riguardato b e che sono finite ai classici tarallucci e vino, non ho la benché minima intenzione di rispettarle, per il semplice motivo che quelle sentenze non hanno rispettato me.
E ricomincerò a rispettare questo stato quando questo stato  dimostrerà di essere più forte di un delinquente impunito e – a quanto pare – impunibile.

www.ilfattoquotidiano.it

Mills, Berlusconi la fa franca: prescritto
Salvo grazie a una legge ad personam

 “Non luogo a procedere  per intervenuta prescrizione”

Già gli italiani non sanno nemmeno la differenza che c’è fra assolto e prescritto, figuriamoci come ne esce ancora una volta il perseguitato delinquente.

Qualcuno avverta Bruno Vespa che “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione” non significa assolto e nemmeno innocente.

E che casomai gli venisse in mente di fare  una puntata tipo quella che fece per Andreotti (sempre prescritto e non assolto, per mafia) mi auguro che il palazzo della Rai venga invaso e lui buttato fuori a calci nel culo.

Prescrizione non significa innocenza né assoluzione, significa che ci sono le prove del reato ma che, grazie ai tempi biblici della nostra (in)giustizia e alle numerose leggi e leggine che berlusconi ha potuto farsi confezionare in tutti questi anni  per dilatare oltremodo i procedimenti contro di lui – questo, mentre si occupava del nostro bene  cioè del suo –  non si è fatto in tempo a condannare chi lo ha commesso cioè berlusconi medesimo.

Ricordiamocele queste cose, specialmente quando qualcuno chiederà la certezza della pena per il ladruncolo, per chi commette reati infinitamente meno gravi della corruzione,  perché la corruzione è uno dei reati più odiosi che esista, è come il monossido di carbonio, non odora ma uccide, ecco perché molta gente non capisce quanto sia grave un reato che – a valanga – si ripercuote su tutti,   molti  non lo ritengono tale, non ne hanno percezione perché non c’è il ladro che materialmente  porta via l’oggetto o il proprio denaro.

E la maggioranza degli italiani, da brava egoista individualista preoccupata solo di difendersi la “robba”,  starnazza solo quando lo zingarello  ruba il portafoglio sull’autobus e il ladro svaligia l’appartamento.

Questa sentenza in pratica ha detto che c’è il corrotto ma non il corruttore: trattasi dell’ennesimo caso di qualcosa che succede all’insaputa di chi l’ha fatta.
Cioè di berlusconi.

 Un innocente  non accetterebbe mai una prescrizione: l’innocente vuole essere assolto, non prescritto.  In caso di prescrizione il reato c’è eccome, e berlusconi ne ha già incassate sei o sette, per altrettanti reati commessi.
Se poi era sempre  innocente, perché non ha mai rinunciato alla prescrizione? si può fare, volendo.

Nei paesi civili, normalmente e non eccezionalmente  civili la prescrizione viene bloccata nel momento in cui un’ azione giudiziaria INIZIA.
Solo qui  viene usata per FERMARE processi in corso.
Balbettando un po’, però si fa, specie se l’imputato si chiama silvio berlusconi.

Nota a margine: Proprio oggi il genero di re Juan Carlos di Spagna è andato a processo per il reato di malversazione, che tradotto in parolaccia è rubare soldi pubblici per farci altro, praticamente quello che i nostri politici fanno con una certa frequenza senza nemmeno andarci a finire in un tribunale, e suo suocero, il re, mica un berlusconi qualunque, ha detto che qualsiasi sarà la decisione del tribunale verrà accettata. In Inghilterra la prescrizione non c’è: non è prevista dall’ordinamento giuridico. Tutti gli imputati di qualsiasi reato di ogni ordine, grado, ceto e censo vanno in tribunale, si fanno giudicare e se gli tocca la galera vanno in galera anche se fanno i politici e i ministri.
E per molto meno di un reato come la corruzione.


Il coro delle vergini

Mi piace questo mondo di vergini, quelle che in coro fanno “Ohhhhhhhh” la prima volta che approcciano un pene. Son così i Bersani, i Di Pietro, i Vendola, e tutti quelli che a poche ore dall’ennesima reiterata vergogna italiana, elargiscono saggi e dotti pareri sulla prescrizione, del criminale più prescritto d’Italia.
Faranno “Ohhhhhhh” ancora e ancora, e grideranno allo scandalo anche quando si prescriveranno gli altri reati, anche quello che vede il satiro impotente accusato di sfruttamento di prostituzione minorile. Oddio! Che ho scritto? Utilizzazione finale di bambine che somigliano a donne; suona meglio in italiese.
Forse allora è il caso di ricordare alle vergini, che la legge ex Cirielli, studiata in prima istanza per salvare il culo dell’ex ministro malavitoso previti, è una legge del 2005. E dovremmo ricordare tutte le leggi ad personam nate dalla mente criminale di un malavitoso.
È il caso di ricordare l’anomalia tutta italiana di avere avuto (e lo riavremo pure) un malavitoso a capo del governo, che ha cambiato la legge elettorale per far sì che potessero essere eletti, come deputati e senatori, non solo gli affiliati alla sua cosca, ma anche – e soprattutto – i suoi avvocati. Solo in Italia, infatti, gli avvocati del malavitoso potevano riscrivere le leggi da citare a memoria nelle aule di tribunale, mentre erano intenti a difendere il loro cliente/padrone.
Facciano due conti, queste verginelle, e spieghino poi, perché quando avrebbero potuto metterci una pezza, nominarono ministro della giustizia Clemente Mastella – di cui evito di riscrivere le gesta – che si preoccupò in prima istanza di proporre un indulto per vuotare le carceri, e dopo di non finirci lui stesso con tutta la sua famiglia.
Sono arrabbiata? Sì certo, e non per il facciadiculismo spinto di gasparri o cicchitto, più zoccole e meglio pagate di una vecchia puttana di porto, ma sono incazzata per  la verginità improbabile di altre vecchie baldracche, che no, non mi rappresentano e non mi rappresenteranno mai.
No, oggi non è stato un altro giorno, ma uno proprio uguale a ieri, e a molto tempo fa.

Rita Pani (APOLIDE)

Il giorno del giudizio?

Sottotitolo:  Se in questo paese avessimo avuto un’informazione vera, di quella che fa saltare teste ‘eccellenti’ quando serve, come succede in tutti i paesi normali dove non si permette ad un conflitto di interessi che cammina di salire ai piani alti del potere pro domo sua con la complicità di chi glielo avrebbe dovuto impedire, e dove le inchieste di un giornalista non vengono malconsiderate dagli arriccianasi che pensano che un giornalista debba prendere le parti di qualcuno invece di limitarsi a raccontare i fatti di chiunque, molto di quello che è accaduto e che noi popolo da spettatori e vittime inerti abbiamo dovuto e potuto solo subire,  non sarebbe mai potuto accadere.

Mills, Berlusconi: “Processo inventato contro di me”. Memoria del pm: “Nessun errore”

Il Cavaliere ribadisce che le accuse contro di lui non sono provate e che l’avvocato inglese “ha radicalmente escluso di aver mai ricevuto somme di denaro da chicchessia”. De Pasquale risponde alla difesa respingendo l’accusa di errori procedurali. Oggi arringa difensiva, camera di consiglio e probabile sentenza. (Il Fatto Quotidiano)

Povero perseguitato vittima innocente ché i giudici cell’hanno sempre con lui anche se lui non ha fatto mai, mai, mai niente di male…se è così innocente dovrebbe rifiutare la prescrizione, anzi l’avrebbe dovuto fare subito e andare sempre a regolare giudizio come tutti dobbiamo fare quando lo stato e il paese ci chiamano a rispondere di qualcosa: dimostrare nelle giuste sedi la propria innocenza, non costruirsene una artificiale in parlamento grazie alla complicità dei suoi avvocati a libro paga, suo e nostro, purtroppo,  visto che i suoi avvocati parlamentari li paghiamo anche noi, e alla collaborazione di chi poi ha fatto sì che tutti i suoi tentativi di sottrarsi alla giustizia siano poi diventati leggi dello stato.  In un paese democratico le esternazioni dell’imputato di Arcore avrebbero comportato la carcerazione per oltraggio alla Corte.

E – almeno – un cenno del ciglio da parte del capo dello stato che invece, more solito,  non ha fatto un plissè, al figlio sciagurato si perdona anche l’imperdonabile, del resto.

A quanto pare il B-day è arrivato.
Ma non succederà nulla, nemmeno se berlusconi  venisse condannato.
Questo paese non cambierà la sua faccia qualora berlusconi venisse condannato, in primo grado, poi…io pensavo, per esempio, che a uno così si sarebbe potuto togliere in tutta tranquillità l’appellativo di “cavaliere”: che un presidente della Repubblica che ama il suo paese  poteva almeno dare – ne ha facoltà – un segnale alla gente, per dire “guardate che l’onore di questo paese non ha la faccia di uno con duecento capi di imputazione fra i quali la corruzione e lo sfruttamento di ragazzine scellerate”.
Questo, per un egocentrico malato di se stesso col vizio della delinquenza sarebbe stato molto peggio di una condanna che nei fatti non cambierà di una virgola ciò che questo paese è e ciò che è stato: un paese dove si è permesso – grazie a chi avrebbe dovuto fare TUTTO per impedirlo ma non lo ha fatto – ad una sola persona di commettere dei reati pesantissimi e di farsi fare poi le leggi affinché quei reati non fossero più tali o lo fossero di meno. E dove nemmeno un’evidenza dei fatti schiacciante, disgustosa, ha impedito a questa persona di restare dov’era per 17 lunghissimi anni. Un paese fatto di gente che ha svenduto la sua dignità per sostenere la sua innocenza, l’estraneità da reati che una sola persona difficilmente sarebbe in grado di commettere in una sola vita.
Una cosa mai successa nella Storia di nessun paese democratico.
E quale che sia la decisione del tribunale oggi, domani ci sveglieremo nello stesso posto in cui siamo oggi ed eravamo ieri e ieri l’altro.

Però forse una condanna, sebbene in primo grado può, potrebbe  far cambiare idea anche ai sobrii professori, allontanarli da quel crimine contro l’onestà che molti definiscono “realpolitik”  o “continuità significative” e che hanno distrutto, nel tempo, quella fiducia della gente nei confronti della politica.

 Coi delinquenti condannati, conclamati, sebbene solo al primo grado, spero non abbia più voglia nessuno di trattare, e nemmeno di parlare.
Figuriamoci, stringergli la mano e sedercisi insieme a tavola.


Di per sé

 Marco Travaglio, 25 febbraio – Il Fatto quotidiano

Francamente non si capisce che ci vanno a fare oggi, di sabato, in tribunale le tre giudici del processo Mills. Ma si prendano il weekend lungo per un pic nic fuori porta, pensino alla salute, si divertano e lascino perdere il processo. Ieri infatti, proprio sul filo di lana, è emersa la prova regina dell’innocenza dell’imputato. Casomai fosse sfuggita, l’on. Paolo Bonaiuti ha voluto riassumerla in una perentoria nota ufficiale che precede il comunicato del suo signore e padrone: “Le annotazioni del presidente Berlusconi, di per sé sole, imporrebbero una piena e totale assoluzione”. Ecco: “Di per sé sole”. Non c’è bisogno di indagini o processi: se lo dice l’imputato, non è il caso di procedere oltre.
Anche se la Cassazione ha già stabilito che Mills fu corrotto dalla Fininvest per conto di B. Da ieri il diritto arcoriano si arricchisce di un nuovo istituto: l’autocertificazione. Funziona così. Il giudice domanda all’imputato: “Ha per caso scritto annotazioni?”. E lui, arrossendo un po’: “Veramente sì”. “Ce le può gentilmente anticipare?”. “Dopo lunghe e tormentate riflessioni, mi sono giudicato innocente”. “Ah, beh, allora è fatta: assolto. E scusi tanto per il disturbo”. Un modo come un altro per sfoltire i sovraccarichi: si condannano solo gli imputati che si dichiarano colpevoli, sempreché si trovi qualcuno così coglione. Ed eccole, le “annotazioni” che “di per sé sole imporrebbero” ecc. 1) B. si pavoneggia per il suo “record di tutto il sistema solare ” in fatto di inchieste, perquisizioni, processi, parcelle:
ottimo sistema per convincere i giudici della propria innocenza, visto che neanche il più incallito delinquente abituale vanta numeri simili. 2) “Mills è uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero la Fininvest si è occasionalmente servita”. Peggio che
mai: se Mills, che ha confessato di aver creato per Fininvest 64 società offshore, era solo uno dei “tantissimi”, figurarsi che avran fatto gli altri. 3) Mills rubò 600 mila dollari a un armatore e poi, “per non pagare l’imposta”, “inventò che erano una donazione di Bernasconi, nel frattempo morto”. In realtà
Mills scrisse al suo commercialista che quei soldi erano la ricompensa per le sue false testimonianze ai processi Gdf e All Iberian, in cui aveva “evitato a Mr. B. un mare di guai”. Ma, secondo Mr. B., mentì.

Del resto, se un avvocato inglese ruba 600 mila dollari a un cliente, la prima idea che gli viene per nascondere il furto senza dare nell’occhio è accusare un capo di governo straniero: e chi se no? 4) Interrogato la prima volta a Milano, Mills confermò che i soldi glieli avevano dati i due B. Ma mentì perché
“temeva di venire arrestato”. Primo caso al mondo di indagato che, per non essere arrestato, commette un altro reato. 5) Mills, testimoniando ai processi Gdf e All Iberian, fu “causa di due condanne” in primo grado per B.: ergo B. non aveva interesse a pagarlo. B. dimentica che, al processo Gdf, fu poi assolto perché mancava la prova del suo interesse ad addomesticare le verifiche fiscali: la prova avrebbe dovuto portarla Mills, ben conscio che un’approfondita ispezione su Tele+ avrebbe rivelato che il vero proprietario della pay-tv era B.,in barba alla legge Mammì, tramite alcuni prestanome nascosti dietro le offshore. Ma Mills, testimone corrotto, non disse nulla e B. la sfangò. Però ultimamente — annota B. — “Mills ha radicalmente escluso di aver mai ricevuto somme di denaro” per le due testimonianze. E B. esclude radicalmente di averlo pagato. Dunque, anche se la Cassazione ha già accertato il contrario, sono innocenti.
Come insegna il Bonaiuti, noto giureconsulto della scuola del “di per sé”.

I processi del Cavaliere

La storia dei tre casi che ‘costringono’ Berlusconi nelle aule di tribunale. Corruzione in atti giudiziari per l’affare Mills, fondi neri per i diritti tv Mediaset, appropriazione indebita nell’affare Mediatrade. Le ipotesi dei magistrati, i retroscena e le leggi ad personam

Repubblica a cura di ADELE SARNO. Servizi di LIANA MILELLA, EMILIO RANDACIO, FABIO TONACCI

PERCHÉ QUESTA INCHIESTA

Sesso, segreti e soldi

Le tre ‘s’ del Caso Ruby

L’ultima indagine della magistratura vede berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile. I documenti, le intercettazioni e le immagini che raccontano la storia del Bunga bunga, il rito celebrato durante le serate a luci rosse di Arcore.