La prevalenza del cretino

Un cretino a Roma

L’anno scorso a Febbraio presi un Freccia Rossa a Milano, uno di quelli che senza fermate intermedie promettevano di portarti a Roma in tre ore. Abitavo ancora in Umbria e arrivai a casa con ventuno ore di ritardo. A Roma, in effetti, ci arrivai dopo sei ore, il doppio di quanto previsto, poi scoprii che il treno per Ancona che avrei dovuto prendere per arrivare a Terni, era bloccato non si sa dove. Aveva nevicato, e la neve era diventata, come sempre, un’emergenza.

Anche se piove è emergenza in Italia, e anche quando fa caldo è sempre un caldo eccezionale ormai da anni. Pressappoco da quando l’ingordigia dei potenti ha perso il limite della decenza; da quando la mazzetta, la corruzione, la malversazione sono diventate leggi – non scritte – di questo stato.

Sarà anche vero che non esistono più le mezze stagioni – signora mia! – ma è più vero che i cretini, abbondano, e che sarà arduo liberarsene ora che hanno assaggiato il potere e non ci vogliono rinunciare.

Suonerà forse come un “ve lo avevo detto io”, cosa detestabile, ma cosa pensavano i romani, quando spinti dalla tifoseria destra contro sinistra, hanno designato un inetto come alemanno a guidare la loro città? Si dovevano battere i comunisti, c’era quel tizio che a braccio teso arringava i tifosi in piazza, promettendo il ritorno agli antichi splendori. A sinistra mai più, dicevano, ed ora leggo i romani sconsolati: “Persino Rutelli era meglio di questo cretino.”

Lo so, è odioso, ma … Io, ve lo avevo detto.

Potrebbe essere utile guardare la neve che cade a Roma come al sud, e pensare a quanto sarebbe normale la neve d’inverno, se la politica fosse diventata cosa seria, anche per quelli che ancora pensano, invece, che la politica sia qualcosa che “non interessa” o dalla quale è meglio star lontani.

La politica non è quella cosa che fa arrivare i treni in orario, dovrebbe essere quella che i treni li fa semplicemente arrivare, perché magari anziché eliminare le tratte, le intensifica, e mantiene i binari efficienti, e le stazioni aperte, e abbassa le tariffe per incentivare l’utilizzo dei mezzi di trasporto alternativi alle auto.

La politica dovrebbe essere un sindaco preoccupato dei propri cittadini, che se non è in grado di leggere un bollettino meteo, si fa aiutare da un letterato, che sa cosa sia la protezione civile, e quale il suo compito istituzionale. Il sindaco di Roma, se non fosse un cretino, per esempio saprebbe che il sale da gettare sulle strade per evitare il ghiaccio, è un composto di sale grezzo e sabbia, con effetto antisdrucciolo. Ma il sindaco di Roma, quello eletto dalla politica non politica berlusconista, del tifo da stadio e dei tassisti col braccio teso, è prima di tutto un cretino fascista, cresciuto con il mito di quel bastardo di mussolini, quello degli aerei di cartone, e delle foto a dorso nudo intento alla mietitura – uomo forte e duro: maschio.

Quindi, se nevica a Roma, prima di tutto la propaganda, ed eccolo il sindaco della capitale, che sparge il sale comprato al “Sali e Tabacchi”, quello per le olive o il pesce da essiccare, col suo elmetto in testa, pronto a dare l’esempio con la pala in mano.

Se la politica fosse politica, e fosse rimasta una cosa seria, chi ha votato alemanno prenderebbe sul serio e quell’esempio lo seguirebbe davvero, andandosi a sotterrare.

È Febbraio, fa freddo, piove e nevica. D’estate farà caldo, fidatevi, e ve lo dico col cuore in mano, non perché io sia contro il sistema; sono sicura. D’estate suderemo.

Rita Pani (APOLIDE)

 

Alemanno, sindaco a sua insaputa

In un paese normale il sindaco di una città colpita da un’emergenza sarebbe concentrato sul suo lavoro, andrebbe in giro a verificare di persona come procedono i lavori per ristabilire al più presto la normalità e per restituire alla gente una città che sia degna dell’appellativo di Capitale.
In Italia, nella fattispecie a Roma, abbiamo un emerito incapace che negli ultimi quattro giorni ha partecipato e sta partecipando (presumo perché lo invitano) a tutte le trasmissioni televisive, è sempre al fianco dell’inviata di turno in tutti i telegiornali. Rivolgo un’accorata richiesta a tutte le reti televisive/informative (di cielo, di mare, di terra e di aria… ): fatemi una cortesia, non lo chiamate più, lasciatelo lavorare, anzi, mandatecelo, a lavorare.
Ché s’è fatta quell’ora.

—-

E SU TWITTER L’IRONIA SU ALEMANNO: “ABBANDONATE LA CITTA'”

E’ nevicato a sua insaputa, piove, a sua insaputa, Alemanno probabilmente è anche sindaco, a sua insaputa, ed è anche molto sfortunato perché non trova mai nessuno che gli dica con esattezza che tempo farà in modo tale da permettergli di organizzare le contromisure per le varie emergenze che si dovranno fronteggiare.

Ad ottobre, quando Roma annegò sotto 76 centimetri d’acqua il cosiddetto sindaco si lamentò di “non essere stato avvertito che sarebbe piovuto”.  E non pioveva da sei, sette mesi. Ieri si è molto arrabbiato perché nessun previsore del tempo gli  aveva detto che invece di dieci centimetri di neve ne sono calati, invece, cinquanta e più.

E allora significa che la scienza non lo soddisfa, lui non vuole
qualcuno che preveda ma una persona che dica con esattezza quello che succederà: quindi basta occuparsi di oroscopi, corna e amori difficili, il futuro della chiromanzia sono le previsioni del tempo, per informare, e in tempo utile, specificamente Alemanno.

Io posso anche comprendere l’eccezionalità dell’evento e anche che una città dove nevica ogni quarant’anni non si possa organizzare come Stoccolma e Oslo, a Roma c’è la neve davvero ogni 25, 30 anni: vogliamo attrezzarla a città svedese per due giorni ogni 25 anni? si può fare (magari con un altro sindaco), ma poi non lamentiamoci dei costi.

Io, coi miei soldi preferirei finanziare gli asili che servono tutti i giorni,  le scuole che servono tutti i giorni, così come gli ospedali e una rete di mezzi pubblici che sia degna di una città come Roma (dopo aver visto la puntata di stasera di Presa diretta bisognerebbe andare a prendere tutti i sindaci di Roma diciamo degli ultimi quindici, vent’anni e sputargli in faccia, uno per uno. Mica uno sì e uno no. Uno scempio reiterato e continuato coronato con la gestione della città medaglia d’oro alla Resistenza, la capitale d’Italia, affidata ad un fascista con l’aggravante di essere pure un incapace totale. Sono soddisfazioni. 
Tremo al pensiero del candidato che proporrà il piddì per le prossime elezioni).

E gradirei che  il sindaco di una grande città, della Capitale d’Italia non se la prendesse con Giove Pluvio, Eolo e il destino infame solo perché non è capace di prendersi le sue responsabilità di primo cittadino, né – soprattutto – che se la cavi chiedendo ai romani di fare da soli mettendo loro a disposizione le pale per ripulire la città.

Poi, che ci sia anche un sacco di gente idiota che non sa comportarsi civilmente evitando quando può di andare ad appesantire una situazione già difficile è un’altra storia:  tutti quelli che nonostante gli avvisi, le avvertenze, le ordinanze comunali che chiudono uffici e scuole (anche se parzialmente come ha fatto capitan Alemanno) perché c’è un’emergenza insolita in corso che una città come Roma non è abituata a sopportare e quindi ad affrontare, nonostante chi mette in guardia circa il pericolo di avventurarsi sulle strade in automobile avevano veramente la necessità di uscire di casa? non c’era davvero nessuno che poteva evitare, prendersi un giorno di permesso dal lavoro, tenere i figli a casa, farsi una piccola scorta di cibo in anticipo? lo sport preferito degli italiani dopo il cazzeggio è seguire le previsioni del tempo. Non lo dovrebbe nemmeno dire un sindaco cosa si deve fare dopo che per settimane giornali, telegiornali, siti internet hanno fatto una vera opera di terrorismo mediatico circa le condizioni climatiche.
Sarebbe bastato semplicemente affacciarsi dalle finestre per capirlo.

Belviso, un vice-sindaco in attesa di disgelo

SVEVA BELVISO è fantastica, davvero, una vicesindaco
impagabile. Impegnata in attività produttive quali destinare
angoli di cimitero alla sepoltura degli ovuli fecondati, ieri ha
affiancato il suo diretto superiore, Alè-manno, nel duro
compito di tamponare l’emergenza neve. Non ha messo in
campo né mezzi spargi sale, né spazza neve, non ha fatto
cambiare per tempo le gomme a tutti gli autobus, non ha
distribuito catene ad automobilisti che, vivendo in una città
dove nevica ogni dieci anni, o hanno un cottage a Cortina, o
non si vede perché debbano comprarsele. Mentre il suo
sindaco non faceva un c…, ella non faceva un c… al suo
fianco. Ma, alla fine della giornata, ha voluto dare un
contributo personale, far sentire ai cittadini barricati in casa,
bloccati in macchina, congelati sui treni o costretti a piedi,
rischiando tibie e femori per tornare a casa, una parola di
verità e speranza: “Roma sta reggendo la prova neve”, ha
detto, mentre cadevano 70 alberi. Poi, quando l’hanno
avvisata che si erano formati 280 chilometri di code, ha
aggiunto: “Tranne i problemi di traffico”. Santa subito? Magari
no, magari aspettiamo il disgelo.

Lidia Ravera – Il Fatto quotidiano 05.02.2011