La retorica del “mai più”

Per “non dimenticare” bisognerebbe ricordare, mentre io penso che ci sia tanta gente a cui questo non piace.

Non piacciono certi paralleli che si fanno rispetto alla tragedia della Shoah alla quale si è data giustamente una unicità nella Storia per il modo in cui è stata pensata e compiuta.
Ma ancora oggi esiste la negazione ad esistere per tante persone, interi popoli, il rifiuto, l’impossibilità di avere un posto nel mondo imposti con la violenza, la guerra e la morte.
Qualcosa che non si può ovviamente paragonare al metodo scientifico utilizzato da hitler per eliminare degli esseri umani sulla base dell’etnia, l’orientamento religioso, sessuale, politico, le condizioni di salute ma che dovrebbe spiegare perfettamente che gran parte del mondo contemporaneo non solo ha dimenticato la Shoah ma, soprattutto, è sempre disposta a negare ai suoi simili, quella gente della stessa gente, la possibilità di esistere e avere il diritto a quel posto nel mondo con la violenza, la guerra e la morte.
E questo può succedere solo in un mondo dove non solo quella che è stata definita la più grande tragedia dell’umanità è stata dimenticata, rimossa, ma dove dagli orrori del passato non è stato tratto nessun insegnamento.
L’olocausto è una tragedia di ieri, ma le fabbriche del male sono ancora ovunque, in mezzo a noi.

I come Italia, iperbole e idiozia

Il Palacio de La Moneda sotto i bombardamenti.

Solo dei piccoli cervelli possono pensare che la critica alle esagerazioni di Grillo significhi poi ignorare gli altri problemi.

Ci sono teste in cui c’è spazio sufficiente per tutto, soprattutto per la memoria di ciò che non va dimenticato.

Se berlusconi poteva e può ancora contare sul suo esercito di yesmen anche Grillo è in ottime mani, ad esempio quelle di Andrea Scanzi che è sempre il primo a correre in soccorso dell’esagitato ogni volta che la fa fuori dal vaso ricordando al suo numeroso pubblico, la platea plaudente di facebook che sì, è vero, Grillo esagera, “però…”.

Però, un cazzo, lo dico a Scanzi col quale spesso sono stata d’accordo ma  che mi ha cacciata dalla sua bacheca facebook perché non sono una che abitualmente si unisce ai cori  e a tutti quelli che  vanno a fare la ola nella sua pagina  pensando che sia vero ciò che scrive quando con la sua solita arrogante sicumera ricorda all’orbe terracqueo che è vero, quelle di Grillo sono esagerazioni ma confrontate a quello che succede sono poca cosa. Mentre non sono affatto poca cosa ma quello che poi contribuisce ad avvelenare il dibattito pubblico dividendo l’opinione in opposte fazioni, da una parte i difensori tout court e dall’altra quelli,  me compresa, che pur condividendo molte delle battaglie del movimento di Grillo non pensano che sia utile né giusto difendere poi tutto quello che dice Grillo.  Ma è diventato perfettamente inutile cercare di spiegarlo all’esercito dei gnè gnè gnè allora le foibe, far capire che l’atteggiamento di Grillo, quello che dice, diventano una inutile prova di forza fra chi si impegna a costruire e chi poi arriva per buttare giù il castello. Rispetto alle cose dette da Grillo su Napolitano e Renzi che sono peggio di Pinochet mi sarei aspettata una diversa reazione anche dai suoi, anche da Scanzi, che in quanto opinion leader di questa nostra epoca sciagurata dovrebbe avere un senso di responsabilità diverso e  maggiore quando si esprime, non trasformarsi nell’ultras che approva e contribuisce ad agitare le pance.  

Scanzi se vuole fare un’operazione corretta, di informazione vera, invece di difendere Grillo racconti alla sua platea numerosa chi era Pinochet,  cosa è stato il regime subito dal Cile. A meno che la figura di Pinochet sia criticabile solo quando viene associata ai suoi rapporti amichevoli col papa santo Wojtyla e non invece per il suo ruolo infame nella storia: quello di un dittatore che ha rovesciato un sistema politico con un colpo di stato che ha causato la morte di migliaia di persone, una storia che dovrebbe essere di tutti, non solo di qualcuno.

Criticare il nostro sistema fatto a pezzi da una politica di impresentabili cialtroni, miserabili incapaci e ancorché delinquenti a pieno titolo non significa riconoscere poi meriti ad altri sistemi criminali, fascisti e nazisti, regimi durante i quali le persone venivano ammazzate anche e solo per un’idea contraria.
Qui ancora e per fortuna nessuno viene ammazzato se dice e scrive che non gli piacciono Napolitano e Renzi e che berlusconi in qualità di pregiudicato condannato alla galera dovrebbe stare – appunto – in una galera e non a riscrivere la legge.
Quindi, andiamoci piano con le parole, perché davanti a certe parole è inevitabile poi che qualcuno, chi la storia la conosce almeno, si risenta e gli venga poi voglia di dire che quelle parole non gli sono piaciute.

L’esagerazione, la provocazione, l’iperbole che si usano nel linguaggio per descrivere una situazione enfatizzandola, per mettere quella situazione all’attenzione dei propri interlocutori e di chiunque si voglia raggiungere col proprio messaggio, devono avere qualche riferimento anche minimo ad una realtà che sia di facile comprensione, che sia sufficientemente credibile.
Altrimenti l’unico effetto che ottengono è quello di ridicolizzare chi ne fa un uso improprio.
Quando berlusconi disse che lui e i suoi figli vivevano come sotto il regime del terzo reich tutta l’Italia civile e che un po’ si ricordava cosa fosse stato il regime nazista di hitler non gliela fece passare.
Nessuno si sognò di dire che tutto sommato l’uscita di berlusconi era appena appena un po’ fuori le righe ma di una misura accettabile per essere giustificata dalla comprensione perché, in fin dei conti, c’era del vero in quello che diceva. Semplicemente perché tutti sapevano, sapevamo che non era vero niente, che tutti sappiamo o dovremmo sapere che col regime nazista di hitler si possono paragonare soltanto altri tipi di regimi, proprio come furono quelli delle dittature sudamericane nazifasciste che nessuno dovrebbe permettersi di usare quale paragone per descrivere la situazione politica italiana.
Semplicemente perché non sono la stessa cosa, non si somigliano nemmeno.
Non è proprio la stessa cosa morire sotto un regime, per mano di un dittatore che decide le “categorie” di persone che hanno diritto alla vita e quelle che invece meritano di morire.
L’imprenditore, il padre e la madre di famiglia che si suicidano sono drammi e tragedie che fanno sì parte della situazione insostenibile di questo paese ma non sono uguali a chi veniva fatto sparire, messo su un aereo e buttato nell’oceano come usavano fare in Cile coi dissidenti politici e come facevano hitler e mussolini che non mandavano in vacanza chi si opponeva al regime ma a morire in un campo di sterminio.
berlusconi come Grillo e come la new entry Tavecchio, possono dire ciò che dicono perché sanno di poter contare su un esercito di italiani ignoranti che non conoscono la storia né certe vicende accadute nel passato, gente senza conoscenza e senza memoria che assorbe e metabolizza tutto senza alzare un sopracciglio, quando addirittura non difende e giustifica questo modo di fare. Grillo decida una volta e per tutte cosa vuole essere, se l’agitatore di popolo, il leader carismatico di un movimento che pensa anche cose buone o l’anziano rincoglionito che, come il nonno a tavola al pranzo di natale, intrattiene gli ospiti con le sue flatulenze. 

Una macchia di sangue sulla nostra umanità

“Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso”.

“Dal che si potrebbe concludere che più un bugiardo ha successo, più gente riesce a convincere, più è probabile che finirà anche lui per credere alle proprie bugie”.

[Hannah Arendt – La banalità del male]

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Le giornate della Memoria sono una sconfitta per la società civile, moderna, quella che avrebbe dovuto emanciparsi da ogni forma di schiavitù, in special modo quella del pensiero quando è sbagliato, quando è finalizzato alla separazione, all’esclusione, al non riconoscimento dei diritti di tutti.
Perché dai pensieri sbagliati possono scaturire solo cose sbagliate.
Finché ci sarà bisogno di queste giornate vuol dire che l’origine, quel che ha generato la necessità di ricordare non è stato elaborato con giustezza e non ne sono state neutralizzate le ragioni, e che quindi c’è il reale pericolo che ogni cosa che si ricorda si possa ripetere. 
Le giornate della Memoria sono lì a ricordarci i fallimenti del nostro essere sì esseri umani ma di saperci comportare, con una certa frequenza anche, in maniera disumana, incivile.
Il 27 gennaio serve.
Serve a tutti.

Ebrei, prigionieri politici, criminali comuni, immigrati e apolidi, testimoni di geova, omosessuali, “asociali”, rom e sinti. Questa è la Giornata della Memoria.

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Dove ci sono ingiustizie, discriminazioni, razzismo non ci sono amore né rispetto. E dove non ci sono amore e rispetto è più facile che accadano le tragedie. Oggi come ieri c’è qualcuno che dietro le quinte [ma anche davanti]  della politica nel mondo lavora per separare e non per unire. E quando l’obiettivo è quello di disunire, di far credere che ci siano persone con più diritti di altre, che esista ancora, nel terzo millennio, una “razza padrona” e c’è gente che a questo ci crede tutto può succedere ancora e ancora. 
In questo 27 gennaio faccio mie queste belle parole del mio amico Andrea Marinucci Foa  che in poche righe è riuscito a riassumere tutto quello che è stato, che è e che non basta dire “mai più” ma bisogna fare in modo che lo sia davvero. Questa, in mezzo alle centinaia di giornate per ricordare qualcosa è l’unica davvero importante. Perché è l’unica che sbatte in faccia agl’imbecilli, ai razzisti, agli omofobi, ai fascisti dell’ultima e penultima generazione, quelli che non sanno, quelli che vanno a scrivere nei social network che ai rom bisognerebbe dargli fuoco, che gli extracomunitari rubano case e lavoro, che il paese è mio e quindi vengo prima, io qual è il prodotto della melma che cervelli malati prima dei loro ma uguali ai loro, hanno causato.

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Immagino già i discorsi di questo 27, giorno della memoria. Gli ebrei parlano. Ci si aspetta che parlino. Lo farò anche io. E’ quasi un dovere, anche se poi il giorno della memoria serve a chi ha bisogno di ricordare quei cancelli e quello che veniva fatto al di là di essi, e noi persone per bene, qualsiasi sia la nostra origine, non possiamo dimenticare. C’è come un nodo sul fazzoletto nella mente, un nodo che non si può sciogliere finché esisterà una discriminazione delle persone per origine geografica, colore della pelle, preferenze sessuali, fede o assenza di fede religiosa. Fin quando certe piccole particolarità verranno utilizzate per giudicare a priori una persona, quello che domani ricorderemo “ufficialmente” resterà fisso in primo piano, una macchia di sangue sulla nostra umanità. Non è retorica. Il sangue è fisso lì perché scorre ancora, continua a scorrere. Nei pestaggi degli omosessuali, nelle pulizie etniche, nel razzismo. E non si fermerà finché non diremo “basta”, e impediremo le deportazioni dei nomadi e quelle dei profughi, e butteremo nel cesso le assurde proibizioni alle coppie omosessuali, e promuoveremo il dialogo, il disarmo e la pace nelle zone “calde”. 
Visto che è il giorno della memoria, ricordiamo. Ricordiamo ai razzisti e agli omofobi che non hanno cittadinanza su questa terra, non come razzisti e omofobi perché la loro non è opinione ma violenza omicida.

Andrea Marinucci Foa  

“Ausmerzen” è la strage nazista dei disabili, bambini, donne, uomini ritenuti inutili, un peso per la società solo perché malati. Gente che mangiava a sbafo, che bisognava curare e mantenere negli ospedali, gente che non produceva, quindi un costo per la società che dopo la crisi mondiale del ’29 faticava. Oggi si tagliano le necessità, quelli del “progetto Aktion T4″ tagliavano direttamente le persone. 300.000 persone – di cui più di 5000 erano bambini – gasate, avvelenate e passate per i forni crematori in modo scientifico nella più completa indifferenza della gente con la collaborazione di funzionari di stato e medici di famiglia. Erano tedeschi, non stranieri, gente della stessa gente.

…e allora le foibe?

Ogni uomo merita sepoltura, ci fa sapere Marco Tarquini, direttore di Avvenire, l’organo di stampa della Cei.

Per la chiesa cattolica dunque, è più grave togliere la vita a se stessi, in quel caso ci si può rifiutare di accogliere le spoglie di un uomo [o di una donna] che agli altri.
La chiesa dunque ammette lo sterminio ma il suicidio no.
Non è dato sapere il motivo di questa perversione che qualcuno chiama religione.

Quelli che parlano di pietas umana per priebke, che pensano che un morto alla fine è solo un morto e che sarà mai se gli fanno un funerale tradizionale dandogli una degna sepoltura si ricordassero di Piergiorgio Welby, abbandonato dalla chiesa, rifiutato da uomini ma in nome di Dio solo perché aveva chiesto di non essere lasciato a vivere una vita che non era più tale. 

In ogni caso una chiesa che ha fatto i funerali a pinochet mai rifiutato nemmeno da vivo, apprezzato anche da un papa che diventerà santo, che  ha inviato a pinochet e gentile signora [e se Dio li fa e poi li accoppia c’è da tremare] anche i suoi auguri personali per le nozze d’oro: tre vescovi per lui, il dittatore sanguinario, dietro un altare,  non si capisce perché li abbia poi negati a priebke. Non si capisce perché una chiesa che ha concesso funerali in grande stile a mafiosi, dittatori sanguinari, che ha ospitato in una basilica la salma di un boss criminale in qualità di benefattore abbia poi detto no a priebke. La chiesa perdona le colpe, i massacri, le stragi ma non l’innocenza della libertà di poter scegliere di dire no alla vita quando non è più degna come ha fatto Welby.

Forse è per questo che nella storia si è sempre schierata, coerentemente, con i carnefici e non con le vittime.

A me il perdono non interessa, il perdono è un fatto privato, personale, che spetta decidere solo alle vittime di un’offesa. Quello che mi interessa è che in questo paese il fascismo  venga messo fuori legge sul serio.

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Don Abrahamowicz: ‘Priebke? Innocente. 

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In un paese normale Don Abrahamowicz, il prete negazionista amico di priebke sarebbe stato arrestato e Cruciani e Parenzo almeno denunciati per aver favorito varie apologie pubblicamente, in un programma radiofonico. 

L’ho detto e ripetuto tante volte: La Zanzara andrebbe chiuso per questioni di igiene ambientale. Se questo paese fa così schifo, eticamente, moralmente e culturalmente è perché c’è chi considera questi due divulgatori di porcherie, apologie, fascismi, razzismi e omofobie due che fanno informazione e continua a pensare che esista un qualsivoglia diritto a questo tipo di “informazione”.
E inoltre non si capisce perché boccacci che risulta essere il leader di militia, un’associazione che in un paese antifascista per Costituzione non avrebbe motivo di esistere, che afferma che vuole partecipare alle esequie di un nazista criminale perché dice che quel criminale fa parte del suo mondo, pur vivendo in un paese che ha bandito per legge il fascismo e quindi figuriamoci il nazismo, non venga arrestato sul posto, invece di essere intervistato dai giornalisti.

Non merita perdono perché non si è pentito.
Invece se lo avesse fatto si poteva perdonare? si può perdonare chi ha commesso una strage così come si farebbe con chi ci tampona la macchina, ci pesta un piede? si chiede scusa e amici come prima, dopo aver ammazzato 335 persone?

Dall’episodio di priebke si capisce benissimo il valore di quella Costituzione che aveva messo il fascismo fuorilegge. Si capisce il valore di quegli uomini che avevano pensato a tutto, anche a fare in modo che gli italiani fossero più rispettati e tutelati proprio perché un regime fascista lo hanno subito e avevano messo nero su bianco quel MAI PIU’ necessario a fare in modo che niente di quello che era accaduto potesse ripetersi.

E invece nel corso della storia di questa sciagurata repubblica nata monca, già deprivata del diritto di essere democratica davvero qualcuno ha lavorato affinché quella legge diventasse una barzelletta, antifascismo fuorilegge? ma cosa, dove, quando, in un paese dove solo un paio di anni fa quando morì il sindaco di Latina, ex repubblichino di Salò fu organizzato un funerale in grande stile, con tanto di vessilli fascisti a circondare l’estinto e i carabinieri a fare da scorta, invece di organizzarsi in una retata e portare in galera tutti i partecipanti all’orrido show? 

E quale fascismo fuorilegge se a Roma dopo l’elezione di alemanno a sindaco gruppi di fascisti hanno potuto festeggiare l’avvenimento sulle scale del Campidoglio col saluto romano, un gesto che se fatto altrove, in quei paesi che i conti con la storia li hanno aperti ma anche chiusi significa almeno una denuncia se non addirittura l’arresto?

E quale antifascismo se una che di cognome fa mussolini può sedere tranquillamente nel parlamento della repubblica di questo paese, fatto a pezzi dal regime di suo nonno?

E ancora, quale antifascismo si può davvero mettere in pratica in un paese dove i cittadini non conoscono la storia ed ecco perché non sono più capaci nemmeno di difendere i valori fondamentali su cui poggia questa repubblica? 

E Napolitano, sempre così prodigo di moniti, lui che dovrebbe fare da scudo umano alla Costituzione e alle sue leggi perché non lo fa, perché chiede invece che la Costituzione venga indebolita da un parlamento al cui interno siedono ancora dei fascisti, nonostante e malgrado quella Costituzione e una legge che dice che le apologie del fascismo sono un reato?

Queste cose servono, per nascondere la storia che è fatta anche di una settantina d’anni in cui questo infame assassino è potuto vivere indisturbato nella capitale d’Italia, medaglia d’oro alla Resistenza, il luogo in cui lui come da ordini ricevuti ha comandato una strage di innocenti, in assoluta tranquillità. Ed è colpa nostra e di tutti, perché la sua lapide l’avremmo dovuta scrivere sotto casa sua ogni giorno mentre era vivo.

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Il nazista dove lo metto?
Massimo Gramellini, 16 ottobre

Persone banali avrebbero celebrato i funerali di Priebke di soppiatto, nella cappella dell’ospedale in cui era stata composta la salma della SS centenaria. Avrebbero cremato il cadavere, disperse le ceneri in mare, come gli americani fecero con quelle di Bin Laden, e resa pubblica la notizia a cose fatte. Ma in Italia le persone banali si trovano esiliate in tinello davanti a un bicchiere di analgesico. Le stanze delle decisioni pullulano di creature originali che disprezzano la noiosa legge di causa ed effetto, in base alla quale il modo migliore per disinnescare un barilotto di dinamite non consiste nel bombardarlo. Ecco allora l’avvocato del defunto annunciare urbe et orbi (soprattutto orbi) l’orario e il luogo delle esequie, con sufficiente anticipo per permettere a nazifascisti e partigiani di non mancare all’appuntamento. E appena il sindaco di Albano Laziale, l’unico a essere visitato in tutta la giornata da un attacco di intelligenza, cerca di impedire l’incendiario consesso, viene subito zittito dall’illustre signor prefetto. Si proceda dunque all’arrivo scortato della salma nella chiesa dei padri fascio-lefebvriani riabilitati da Ratzinger, con il contorno inesorabile di risse, minacce, svenimenti, monetine e con il finale surreale di un funerale sospeso per invasione di campo e di una bara che continua a girare per l’Italia in cerca di oblio.

Prima ancora che la decenza, a suggerire di far sparire i resti di Priebke in silenzio era il buonsenso. Ma il buonsenso prevede che qualcuno si prenda la responsabilità di usarlo.

Italia: uno stato in malafede

Mauro Biani

Sottotitolo: Priebke,  l’Argentina rifiuta la salma.

I paesi civili i criminali non li ospitano né da vivi né da morti. Se penso che questo bastardo mai pentito ha passato la vita a Roma, città medaglia d’oro alla Resistenza, il luogo dove ha comandato la strage mi viene il voltastomaco. Ma quale stato infame e vigliacco  protegge i criminali, gli dà la scorta, li lascia vivere da persone libere nel luogo che hanno infamato, coperto di sangue,  restituisce la libertà a chi ha violato la legge  nascondendosi, more solito, dietro ad una causa di necessità  e poi non offre garanzie e tutela agli innocenti che continuano a morire semplicemente abolendo quella legge che trasforma in delinquenti quei disperati che cercano solo una salvezza e che servirebbe anche a risolvere in parte il problema del sovraffollamento delle carceri?

Non è assurdo che in un paese che ha offerto tutele, garanzie e salvezza ad un nazista criminale, un assassino stragista, e magari fosse il solo che questo stato ha protetto, non si riesca a fare in modo che si tuteli il diritto alla vita di persone innocenti, bambini, neonati? e che uno stato che protegge e dà asilo a criminali di quel calibro poi rifiuti di mettere in pratica quei diritti semplicemente normali, per fare più bella la vita di tante persone? quale capitolo della Costituzione dice che i criminali nazisti vanno ospitati e i profughi di guerra no? 

Quando muore uno di questi dispiace pensare che l’inferno non esista.
Ecco perché non si può aspettare la cosiddetta giustizia divina.
Chi il male lo fa qui, su questa terra, è qui che deve pagare le sue colpe, altroché il giudizio di Dio.
Il bastardo nazista non ha pagato niente, nessuna pena per lui.

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Annamaria Cancellieri che dice, anzi pensa, anzi ipotizza [penso di no] che il provvedimento invocato da Napolitano circa l’amnistia e l’indulto per risolvere il dramma delle carceri troppo piene è la stessa che disse, quella volta con certezza, a proposito del caso dell’espulsione di Alma Shalabayeva: “mi sono subito informata e le procedure sono perfette. Tutto è in regola e secondo la legge”. 

Com’è andata a finire e come invece non era affatto tutto secondo la legge lo sappiamo tutti.
Dice Epifani, e stavolta ha ragione, che l’amnistia e l’indulto dovrebbero essere l’extrema ratio, esattamente come dovrebbe esserlo la privazione della libertà. 

Il perdono dello stato e la punizione dello stato sono molto simili perché il carcere dovrebbe essere davvero l’ultima delle soluzioni: privare una persona della sua libertà è una questione seria che va gestita in modo serio così come restituire una libertà a chi ha violato la legge. 

E uno stato, forte delle sue istituzioni e di una politica che non hanno nulla da temere questo lo fa. 
Non pensano, le istituzioni di un paese civile, che il traffico vada regolato abolendo i segnali stradali. 
Le istituzioni di un paese civile non si fanno intimare cose da fare ogni tot di anni pena multe, sanzioni e il conseguente e ovvio discredito internazionale da un’autorità terza come il tribunale di Strasburgo, perché se quello che c’è da fare qui lo sa Strasburgo resta difficile pensare che le istituzioni alte e quelle altissime di questo paese non lo sappiano.

E allora siccome io sono maliziosa, disincantata e non ci credo più da un pezzo allo stato che agisce anche per il mio bene penso che le istituzioni lo facciano apposta a non risolvere i problemi, che lo facciano apposta a farselo dire dall’Europa cosa bisogna fare qui perché in questo modo è più facile poi prendere quei provvedimenti straordinari, perché appunto imposti, e far inghiottire agli italiani il tutto e l’oltre.
La teoria applicata che tutto si possa aggiustare col provvedimento straordinario è devastante, diseducativa, un vero incentivo a violare la legge ché tanto dopo c’è l’indulto, l’amnistia.  Lo stesso modus operandi di tanti genitori che tutto perdonano e concedono perché è più facile cedere al capriccio che educare, ecco perché in questo paese si sta allevando una sostanziosa fetta di idioti viziati che andranno a formare una società futura ben peggiore di questa attuale.

L’Annamaria Cancellieri ci tiene a rassicurare con un bel “penso di no” e non con un no che i provvedimenti straordinari non riguarderanno il frodatore berlusconi né chi ha commesso reati particolarmente gravi come lo stupro, le violenze, gli omicidi. 

E come mai allora di quell’indulto famoso del 2006, quello fatto da Prodi ma voluto da mastella perché serviva, ma che lo dico a fare? a berlusconi beneficiò anche Luigi Chiatti, un assassino di bambini? e noi di questo stato ci dovremmo fidare? di uno stato che non sa eliminare una legge che rende automaticamente criminali gli immigrati ma poi restituisce la libertà o diminuisce le pene a madri che ammazzano i figli e assicura clemenza a gente che ha usato lo stato e le istituzioni per i suoi affari, quelli che coi soldi di tutti si sono comprati macchine potenti e lecca lecca? 

E allora io voglio sapere quali diritti difende lo stato e cosa sono disposte ancora a fare le istituzioni e la politica per nascondere ogni tot di anni dietro a provvedimenti straordinari, necessari, financo umanizzati, i loro fallimenti. Si chiede di continuo una legge per punire i giudici, la loro responsabilità civile quando commettono errori che poi pregiudicano la vita degli altri, di qualcuno, e allora perché non pretenderla anche per i politici che quando commettono errori pregiudicano la vita di tutti?  I politici dovrebbero essere pagati a rendimento, e puniti esattamente come tutti, quando non fanno le cose per cui sono pagati. Anche col licenziamento in tronco e il divieto assoluto di rimettere le mani sulla politica.

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LA LEGGE GRILLO-CASALEGGIO – Marco Travaglio, 12 ottobre

Nella politica italiana si fronteggiano ormai due modelli: da un lato quello fin troppo elastico dei vecchi partiti, che se ne fregano dei loro elettori e fanno il contrario di quello che han promesso in campagna elettorale perché tanto, poi, in qualche modo, i voti li raccattano lo stesso; dall’altro quello fin troppo rigido del Movimento 5Stelle, ossessionato dal “programma” e dal rapporto fiduciario con gli elettori, al punto che Grillo e Casaleggio scomunicano i parlamentari M5S per aver presentato l’emendamento che cancella il reato di clandestinità, solo perché non è previsto dal programma e non è stato sottoposto preventivamente al vaglio della Rete. Intendiamoci, la fedeltà agli elettori e agli impegni presi con loro è un valore: si chiama coerenza e trasparenza. Molto bene fecero Grillo e Casaleggio a far scegliere dagli iscritti al portale (magari pochi, ma liberi) i candidati per il Quirinale. E molto bene fanno a richiamare gli eletti all’impegno di non fare da stampella a governi altrui con maggioranze variabili peraltro non richieste da nessuno. E molto male fece il Pd a far scegliere il candidato per il Quirinale a Berlusconi (prima Marini, poi Napolitano), impallinando Prodi e scartando a priori Rodotà, e poi ad allearsi col Caimano all’insaputa, anzi contro la volontà degli elettori: in Germania, prima di dar vita alla Grosse Koalition con la Merkel, l’Spd ha promosso un referendum fra coloro che le hanno appena dato il voto. Ma questo vale per le scelte strategiche, compatibili con tempi medio-lunghi. Per le altre, agli elettori non si può dire tutto prima.

Ci sono emergenze e urgenze che nascono sul momento (in Parlamento bisogna votare a getto continuo sì o no a questo o quel provvedimento) e richiedono risposte fulminee, incompatibili con la consultazione dei sacri testi e del Sacro Web. L’altra sera, a Servizio Pubblico, Rodotà faceva notare come in Parlamento occorra cogliere l’attimo, sfruttare una situazione favorevole che si presenta lì, in quel momento, e poi forse mai più, e bisogna afferrare il treno per la coda prima che passi. Perciò l’altro giorno i parlamentari 5Stelle Buccarella e Cioffi hanno fatto benissimo a rilanciare una proposta già contenuta nel loro “piano carceri” estivo – quella di abrogare il reato di clandestinità – trasformandola in un emendamento che quel giorno, in quell’ora, aveva buone possibilità di passare. E così è stato: hanno colto alla sprovvista il governo, il Pd e Sel e li hanno costretti a votare con loro: il primo vero e concreto successo parlamentare di M5S, la prima proposta pentastellata a ottenere la maggioranza. Cosa che non sarebbe accaduta se si fosse rinviato tutto di qualche giorno per avviare le complicate procedure di consultazione popolare.

Grillo e Casaleggio contestano sia il metodo sia il merito della proposta, convinti che, inserendo l’abrogazione del reato di clandestinità nel programma elettorale, “il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”. Ma, così dicendo, denotano una profonda disinformazione in materia (dimostrata anche dall’assenza di qualunque proposta, nel famoso programma, sul tema della clandestinità). È vero che quel reato è previsto anche in altri paesi europei, sia pure in forme e con applicazioni diverse da quelle dello sciagurato pacchetto Maroni. Ed è vero che l’immigrazione clandestina non può e non dev’essere lecita: nessuno Stato sovrano può tollerare che circolino indisturbate sul suo territorio persone senza un’identità certa. Ma non tutto ciò che è e dev’essere proibito può esserlo per le vie penali. Esistono anche sanzioni amministrative che, quando funzionano, sono altrettanto o addirittura più efficaci. I clandestini non vanno inquisiti e processati per il solo fatto di trovarsi in Italia (quando commettono delitti invece sì, come gli italiani): vanno semplicemente identificati e poi espulsi dalle forze di polizia.

Ma con un distinguo: nel gran calderone dei “clandestini” in Italia sono compresi non solo gli immigrati che arrivano apposta per delinquere o vagabondare; ma anche gli onesti lavoratori che non riescono a ottenere il permesso di soggiorno perché la Bossi-Fini impedisce loro di regolarizzarsi. Una legge seria dovrebbe distinguerli nettamente: cioè agevolare le procedure di identificazione ed espulsione dei primi (con i mezzi necessari, visto che le questure non hanno soldi neppure per la benzina delle volanti, figurarsi per pagare il biglietto aereo ai rimpatriandi); e quelle di regolarizzazione dei secondi. Poi ci sono i profughi, come gli ultimi sbarcati a Lampedusa, che hanno tutto il diritto di ottenere l’asilo in quanto fuggono da guerre e persecuzioni politiche. Né la Bossi-Fini, né peraltro la precedente Turco-Napolitano, hanno mai aiutato a sciogliere questi dilemmi. Ma tantomeno l’ha fatto il pacchetto Maroni: da quando l’immigrazione clandestina è un reato e non più un’infrazione amministrativa, le presenze di clandestini “veri” in Italia non sono diminuite di una sola unità, anzi han continuato ad aumentare. Chi fugge per disperazione dal suo paese non si lascia certo intimidire da un reato finto, che non prevede il carcere né prima né dopo la condanna e finisce quasi sempre in prescrizione, o al massimo con una multa di qualche migliaio di euro che il condannato non può (o finge di non poter) pagare, visto che non lavora o lavora in nero o delinque. L’unico risultato è l’ulteriore intasamento dei tribunali, già oberati di arretrati spaventosi, con costi spropositati e risultati zero. Grillo (che ha sposato un’iraniana) e Casaleggio non sono né razzisti né xenofobi, come s’è affrettata a scrivere la stampa di regime: semplicemente, essendo abituati al contatto con la gente, conoscono bene i sentimenti profondi e inconfessabili che animano milioni di italiani costretti a una vergognosa guerra tra poveri da una politica inetta e distante. E temono di veder equiparato il loro movimento ai partiti che chiacchierano in tv, piangono ai funerali e non fanno nulla.

Ma, sulla clandestinità, i due capi dei 5Stelle hanno perso un’occasione per tacere. Invece di scomunicare i loro bravi parlamentari, dovrebbero elogiarli per il servigio reso all’Italia, e poi fermarsi a ragionare a mente fredda, interpellando qualche esperto della materia, per riempire il vuoto programmatico su un tema cruciale come questo. Con proposte serie e anche severe: non è scritto da nessuna parte che abolire il reato di clandestinità implichi l’iscrizione automatica nel partito dei buonisti, delle anime belle che negano il problema della clandestinità, spesso collegata alla criminalità. I 5Stelle hanno ancora la credibilità per fare proposte, a differenza dei vecchi i partiti che pontificano sull’un fronte e sull’altro, responsabili unici del disastro di oggi, avendo sempre oscillato fra le sparate xenofobe contro i “bingo bongo” da respingere in mare a cannonate e le geremiadi piagnucolose e generiche dell’“accoglienza” e dell’“integrazione” (che, con la loro inconcludenza, seminano anch’esse razzismo a piene mani). Quindi continuino a insistere per l’abrogazione del reato di clandestinità e di buona parte della Bossi-Fini, e poi propongano con che cosa sostituirle: a partire da un piano straordinario di controlli preventivi e repressivi efficaci, dotando dei mezzi necessari le forze dell’ordine. E la smettano di vergognarsi dei propri successi.

Sotto – Sotto

Non solo omofobi e razzisti, ma anche quelle e quelli che s’insinuano nelle discussioni pigolando cose sul genere di “è un’opinione, perché non avrebbe dovuto dirla”.

Non mi stancherò mai di ripetere che non tutto è opinione, anche quelle scritte sul Mein Kampf erano opinioni, quelle di un pazzoide criminale che ha avuto la possibilità di distruggere il mondo perché qualcuno le ha ascoltate e insieme a lui realizzate nella pratica. Nessuno si è preoccupato evidentemente dei contenuti di quel libro che altro non erano che il programma nazista di hitler.

Sono opinioni quelle dei negazionisti? no, perché in molti paesi chi si azzarda a dire che l’olocausto è un’invenzione, va in galera.

E’ opinione quella di chi tenta di rovesciare la Storia facendo credere che i buoni erano cattivi e viceversa? qui purtroppo sì visto che c’è stato qualcuno in politica che si è potuto permettere di dire che la Resistenza è un argomento noioso e che le scuole possono fare a meno di inserirla nei programmi scolastici.

La diffamazione è opinione? non dovrebbe esserlo ma solo qualche giorno fa la corte di Strasburgo ha dato ragione a belpietro dicendo che solo l’istigazione alla violenza, l’apologia razzista possono essere punite, non la diffamazione semplice, quella che scava nella roccia anche sei anni di seguito com’è accaduto nel caso del pm Cocilovo diffamato da farina sul giornale di sallusti per conto terzi e cioè di berlusconi. 

E sappiamo tutti com’è andata a finire, al pm diffamato, screditato e che dopo gli articoli di farina ha ricevuto anche minacce di morte nemmeno le scuse, a sallusti la grazia di Napolitano.

Quindi io credo che bisognerebbe stare molto attenti prima di parlare di opinioni, di libere espressioni dei pensieri e che male c’è se qualcuno dice delle cose.

Perché se è vero quello che molti dicono, e cioè che l’omofobo è sotto sotto uno a cui l’omosessualità non fa poi così schifo, la mia sensazione è che quelli che di fronte alla discriminazione omofoba anche solo ventilata, all’acqua di rose, come nella polemica a proposito delle dichiarazioni di Barilla non si mettono di traverso in modo netto, sotto sotto siano persone a cui l’omofobia non fa poi così schifo.

Se dei ragazzini di quattordici, quindici anni si suicidano  nel momento in cui hanno acquisito la consapevolezza di essere omosessuali, una cosa che se questo fosse un paese civile sarebbe considerata non un marchio, un’onta, un motivo di discrimine ma soltanto quello che è, “una naturale variabile del comportamento umano”, esattamente come l’eterosessualità, significa che hanno già ben compreso che non saranno ospiti graditi in questo paese soprattutto in virtù di quelle che molti considerano opinioni ma che opinioni non sono perché poi si traducono in atti violenti. Le opinioni non ammazzano nessuno: i razzismi e l’omofobia sì.

Fascisti su Marte? no: nazisti a Milano

Quello che non si può più sopportare e accettare è chi parla e scrive di violenze verbali in Rete, stupidaggini talvolta sì offensive scritte non solo dai soliti imbrattatori virtuali idioti ma anche da gente stanca e stufa, parole che fino a prova contraria non sono in grado di spostare di una virgola lo stato pietoso di questo paese, non ottengono nessun riscontro da parte della politica e delle istituzioni, non ammazzano nessuno, non fanno tacere nessuno.

Mentre la vera violenza è quella che arriva da uno stato assente, che non condanna alle giuste punizioni i suoi funzionari violenti, che permette che le stragi di stato restino impunite offrendo coperture e vie di fuga ai loro autori, che dice no alla mafia ma poi tollera i mafiosi in parlamento senza il benché minimo fastidio, che impone, nella figura della sua più alta istituzione governi non scelti dal popolo, che prendono decisioni contro il popolo lasciando dietro, a mai più, quelle che renderebbero questo paese non eccezionalmente ma semplicemente normale.

In Germania, dove il nazismo è nato e si è propalato una manifestazione come quella organizzata ieri a Milano non sarebbe mai stata permessa, non per motivi di ordine pubblico ma proprio in rispetto alla Storia e ai milioni di persone vittime della follia criminale nazista.

Milano, raduno nazista per un concerto

Pisapia: “Una presenza inaccettabile”

La Skinhouse ha organizzato un meeting a Rogoredo per raccogliere fondi a sostegno delle spese processuali per i camerati di Azione Skinhead per fatti legati all’operazione “Runa” del 1993. Sul palco band italiane e straniere che incitano all’odio e alla superiorità razziale.

Il questore e il prefetto di Milano che hanno concesso l’autorizzazione alla manifestazione nazista  perché,  secondo la prefettura non c’erano le condizioni per presumere un allarme di ordine pubblico, andrebbero licenziati e condannati a tornare sui banchi di scuola per imparare che non è necessario dire no alle manifestazioni naziste e fasciste per motivi di ordine pubblico ma perché in un paese nato da una Resistenza Antifascista e che onora l’Antifascismo nella sua Costituzione, al fascismo, al nazismo e a tutte le loro espressioni si dice NO senza se e senza ma.

 In Italia l’Antifascismo è sancito dalla Costituzione, non è una possibilità su cui opinare e nessuna libertà di espressione deve poter consentire di far passare teorie violente, malate, insane, figuriamoci quindi quelle che si richiamano al nazismo: l’orrore più orrore di tutti.

Il 27 gennaio scorso alla commemorazione della Giornata della Memoria Angela Merkel disse, ipocritamente o meno però l’ha detto: “la Germania nella tragedia della Shoah ha una responsabilità perenne”.

Non ha detto che hitler fece anche cose buone, per dire.

 

Pisapia, di fronte a questo fatto inaudito, avrebbe dovuto interpellare personalmente il presidente della Repubblica, il garante della Costituzione Antifascista.

 Napolitano invece  che fa?  sta zitto come al solito  per non turbare questo magnifico clima di pacificazione nazionale.

mussolini [che fece anche cose buone]

Sottotitolo: «Ma dico, se neanche di mussolini si può parlar male, ma che deve fare uno perché si possa parlarne male? Deve stuprare le capre in via Frattina? Che deve fare? Dice «ha fatto delle cose buone», certamente: anche hitler o stalin, un ponte, una strada l’avranno fatta! Anche il mostro di Firenze l’avrà detto “buongiorno” a qualcuno qualche volta. Dire che mussolini ha fatto delle cose buone è come se un idraulico venisse in casa nostra e ci facesse un impianto perfetto, ma nel frattempo: ci sventra il cane, ci stupra il nonno, ci uccide la madre… e noi giustamente ci incazziamo, ma lui ci risponde che ha fatto delle cose buone» [Roberto Benigni]

Era il 1995…

*Shoah, Berlusconi: “Mussolini fece cose giuste. Leggi razziali la sua colpa peggiore”

*Shoah, la Merkel: “La Germania ha una responsabilità perenne”

Berlusconi: “Mussolini fece cose buone”
E Giovanardi nega l’Olocausto dei gay

Fascismo e Mussolini, Formigoni difende il Cav

Per il Celeste «le leggi razziali non erano nella natura degli italiani».

LA STORIA D’ITALIA SECONDO SILVIO
“Mussolini fece bene, salvo le leggi razziali” dice Berlusconi (VIDEO)
“Dice bestialità”. Intervista allo storico Sabbatucci (di Giulia Belardelli)


Uno dei massimi studiosi del fascismo spiega gli errori del Cavaliere che sbaglia date, fatti, ricostruzioni. “Le leggi razziali non furono imposte dalla Germania” 
La gente urla al Cavaliere: “Vergogna! Buffone!” (FOTO) 
Monti: rischio dell’ antisemitismo ancora presente. Manifestazioni in tutta Italia 
Scritte antisemite al Museo di via Tasso a Roma 
Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz: chi nega la Shoah è come i nazisti

In un paese normale un personaggio pubblico, e nemmeno necessariamente un politico che facesse una dichiarazione sul genere di quelle che fa ciclicamente berlusconi a proposito dei “benefici” del fascismo verrebbe schifato anche dai suoi vicini di casa.
Pensiamo se la Merkel parlasse di hitler con gli stessi toni e termini coi quali b parla di mussolini e del fascismo, oppure se gli storici si mettessero a tessere le lodi chessò, dei tiranni della storia che pure qualcosa di buono, a scavare, l’avranno fatto di sicuro anche loro.

Il problema in questo paese è sempre lo stesso: l’ignoranza mostruosa che ha prodotto mussolini e appena una manciata di decenni dopo, berlusconi.

Perché basterebbe aver aperto, sfogliato anche distrattamente un libro di storia per sapere che hitler e il nazismo furono la conseguenza di mussolini e del fascismo. 
Che mussolini fu l’ispiratore di hitler e non il contrario.
Ecco perché, come sempre, la responsabilità maggiore è della cosiddetta informazione, perché a nessun giornalista di buon senso dovrebbe venire in mente di andare a chiedere a berlusconi – conoscendo i precedenti – un parere sul fascismo [il giorno della Memoria!], così come a a nessun giornalista degno di questo aggettivo verrebbe in mente di andare a chiedere ancora e ancora un parere sull’omosessualità a gentaglia come giovanardi o l’eminenza omofoba di turno.
C’è un giornalismo in Italia che ha tutto l’interesse a mestare nel torbido e lo fa ogni giorno. 

Beh, sappiate cari pennivendoli, che non tutti siamo così coglioni da non averlo capito.

Quello che va a chiedere pareri sul fascismo a berlusconi, sull’omosessualità e i morti ammazzati di stato ad un delinquente intellettuale come giovanardi è il giornalismo miserabile, quello di cui un paese normale non ha bisogno, perché abbrutisce, incattivisce, non è utile a NESSUN dibattito. Che si vergognino tutti quelli che ben sapendo quali saranno le risposte andranno ancora a fare certe domande a personaggi dalla reputazione torbida, sporchi, razzisti, omofobi, cattivi, indegni rappresentanti di un paese che non sarà mai civile anche grazie a cose come queste.

Erano tedeschi, non stranieri, gente della stessa gente

                

Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele.
(Primo Levi)

       

27 gennaio, Giorno della Memoria

“Mai più” non dovrebbe essere solo un modo di dire ma proprio un modo di fare.
Anzi, di NON fare.

Per non dimenticare, perché quel che è accaduto non avvenga più, ma soprattutto perché si riconosca quel male anche in ciò che accade ancora oggi in vari luoghi, in modi diversi.
Ricordare è un esercizio faticoso ma che va fatto, come spiega Marco Paolini in ” Ausmerzen” dove racconta la strage nazista dei disabili, bambini, donne, uomini ritenuti inutili, un peso per la società solo perché malati. Gente che mangiava a sbafo, che bisognava curare e mantenere negli ospedali, gente che non produceva, quindi un costo per la società che dopo la crisi mondiale del ’29 faticava, e uno stato serio, previdente, in certi frangenti deve pur risparmiare. Oggi si tagliano le necessità, quelli del “progetto Aktion T4” tagliavano direttamente le persone. 300.000 persone – di cui più di 5000 erano bambini – gasate, avvelenate e passate per i forni crematori in modo scientifico nella più completa indifferenza della gente con la collaborazione di funzionari di stato e medici di famiglia. Erano tedeschi, non stranieri, gente della stessa gente.
Oggi è il giorno della Memoria, in molti spenderanno qualche parola per ricordare l’orrore piu’ orrore di tutti: la shoah.
Ma se mettiamo da parte la solita retorica delle grandi occasioni non credo sia disdicevole ricordarci dei tanti stermini grandi e piccoli che ancora oggi subisce tanta gente. L’olocausto nazista è stata un’azione aberrante che non ha insegnato nulla, e che dovremmo ricordare tutti i giorni, paragonandola ogni volta che la storia si ripete, ogni volta che il negazionismo dei fascisti (anche di chi sta in parlamento, ai governi) prende il sopravvento. Lasciar morire donne, uomini e bambini nel deserto libico, di fame, di sete non è stato diverso. Non sono diversi i crimini perpetrati in Afghanistan e quelli che come esercito di pace abbiamo commesso in Somalia o in Iraq. Non è diverso Guantanamo. Non sono troppo diversi dai lager i CPT. Non sono diverse la lega e le sue idee xenofobe e razziste. Non è diverso chi ha riportato i fascisti in parlamento consentendogli di fare leggi che ripetono in larga parte gli stessi concetti delle leggi razziali. Ben vengano la giornata della Memoria e ogni occasione per ricordarci degli orrori, ma sarebbe opportuno e più utile che ogni giorno poi non si passasse ad altro, ignorando e dimenticando. L’olocausto è un orrore dell’uomo moderno, non dimentichiamolo.
E tutto può ripetersi, soprattutto gli orrori.

27 Gennaio: giornata della Memoria

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

In ogni gruppo umano esiste una vittima predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro mali umori e il loro desiderio di nuocere.

Sarà bene ricordare a chi non sa, ed a chi preferisce dimenticare, che l’olocausto si è esteso anche all’Italia, benché la guerra volgesse ormai alla fine, e benché la massima parte del popolo italiano si sia mostrata immune al veleno razzista.
(Primo Levi)