Eversione? ma dove, quando? [Tenete i bambini lontani dalla televisione]

La  presidente della camera che manifesta pubblicamente la sua contrarietà personale ad una forza politica presente in parlamento proprio di garanzia, come si è graziosamente definita Laura Boldrini poco fa da Fabio Fazio a Che tempo che fa, non è.
Non mi pare.
Non mi sembra.
Nemmeno Fini e la Pivetti erano arrivati a tanto.

E’ urgentissimo riequilibrare il servizio pubblico. Oscenità come quelle ascoltate oggi nell’Arena di Giletti su Raiuno e da Fabio Fazio a Che tempo che fa, il salotto buono di Raitre, sono pericolose, diseducative. E chi chiede di fare attenzione alle parole non può fare certi paragoni né mancare di rispetto ai cittadini/elettori  usando parole altrettanto sbagliate. Laura Boldrini che invoca il rispetto delle regole e delle istituzioni ha dimenticato il rispetto dei cittadini/elettori dimostrando tutta la sua inadeguatezza parlando di comportamenti eversivi e dimostrando disprezzo, ancora una volta, per una parte consistente del parlamento della repubblica italiana. Io non giudico la donna, il suo passato, chi è lei né chi l’ha mandata dove sta e non m’interessa, l’istituzione sì.
Un presidente della camera non può dire quelle cose se non si dimette cinque minuti dopo.

“Io sono di garanzia” non si dovrebbe dire, nemmeno se fosse vero davvero. Perché è lo stesso che dire “io sono bella” e non farlo invece decidere a chi guarda.  Vale la pena di ricordare, forse, che lei è la stessa che disse da appena eletta sempre Chez Fazio, che “gli italiani dovevano tornare ad innamorarsi delle istituzioni”. 

Chissà perché oggi è molto più facile usare parole come “eversione” senza che nessuno se ne scandalizzi troppo. Perché io mi ricordo che, in periodi diversi, quando ad esempio si parlava di magistrati “cancro della democrazia”, o quando i parlamentari di centrodestra capeggiati dall’alfano con l’alfano intorno andarono ad occupare i Tribunali di Brescia e Milano, nessuno, a parte i soliti pochi coraggiosi, quelli faziosi, gli utopisti del rispetto dello stato, delle leggi e delle regole menzionava l’unica parola esatta a definire certe parole e certe manifestazioni che non erano affatto di pacifico dissenso e di critica pacata ma erano proprio eversione.  Vent’anni con un delinquente abusivo in parlamento a sfasciare lo stato non sono stati eversione? Con buona pace degl’indignati a corrente alternata. 

Eversione significa altro. Lo sa Giletti, lo sa Laura Boldrini, lo sa Fabio Fazio e lo sanno tutti quelli che in queste ore riempiono pagine di siti on line con dichiarazioni fuori da ogni regola di buon senso senza spiegare cos’è davvero l’eversione. Non si deve giustificare nessuna violenza, che sia fisica o verbale, ma basta esagerazioni, basta bugie e basta balle. E basta offendere otto, nove milioni di persone che sono andate a votare e meritano lo stesso rispetto di quelli che hanno fatto altre scelte, compresa quella del partito di un delinquente condannato.
La prevenzione non può essere più dannosa dell’eventuale malattia. Il rimedio non può essere più grave del danno. Parlare di estremismo paragonando dei comportamenti talvolta eccessivi ma regolabili in uno stato di diritto a chi ammazzava e faceva stragi è da irresponsabili. Quanto quelli che fomentano e insultano da un computer. Elaborare e perfezionare la critica, portare ad un livello alto e ragionato il dissenso e le relative risposte, specialmente quelle della politica e delle istituzioni non è solo utile di questi tempi ma necessario. Semplificare è stupido, è da ignoranti non solo storici, è quello che ha fatto oggi Giletti paragonando gli anni più bui della nostra storia dopo il fascismo all’oggi. Anni in cui l’attentato e le bombe erano dietro l’angolo tutti i giorni. E se ci incazziamo perché i giornali, le televisioni semplificano mentendo per fare il gioco del potere, dovremmo farlo anche quando leggiamo e ascoltiamo assurdità che nulla c’entrano coi motivi della rabbia, del disagio e certi paragoni altrettanto assurdi.

Chi insulta ha sempre torto

Mauro Biani

“Tra l’avallare l’operato di una presidente della camera e augurarle uno stupro di massa, ci sono diverse sfumature, anche più di cinquanta, financo per coloro che hanno le suddette sfumature come unica lettura nell’ultima decade, e parlo della copertina, ovviamente.” Fabio

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Che in Rete si debba dare la parola a tutti e che non si possa togliere a chi ne fa un uso improprio, sconsiderato e violento è una leggenda metropolitana. Perché in Rete valgono le stesse regole del quotidiano reale, come ha spiegato benissimo il professor Rodotà. E a nessuno penso fa piacere essere preso a sberle e sputi in faccia appena apre la porta di casa per uscire. Perché la sensazione che vive sulla pelle, e in modo nient’affatto virtuale l’insultat* sistematicamente, puntualmente, quello che io chiamo il bersaglio grosso è esattamente questa. A Grillo nessuno augura che sua moglie venga stuprata e che i suoi figli vengano picchiati, gli si muovono critiche sull’operato spesso sbagliato, su un linguaggio spesso esagerato, e su questi temi si dovrebbe limitare la critica, la replica. Non andare oltre diventando poi più grave e pesante di quello che si vuole sottolineare ed evidenziare. Oggi esistono tutti i mezzi e i sistemi per tutelare i propri spazi web, strano che chi ha fatto di un blog il centro nevralgico della sua azione politica non ne abbia trovato nemmeno uno.

Rispetto all’imbecillità  di chi pensa che si possano portare avanti delle istanze serie riempiendo pagine web e social network di insulti, molti dei quali pesantissimi, a carattere sessista, minacciosi, coi quali si augura la morte violenta a qualcuno, si  riempie di parole indecenti una donna che avrà pure tanti difetti ma insomma, non è che si possono ammazzare tutti quelli antipatici o che agiscono in contrasto al nostro sentire, non basta il rimprovero bonario, la dissociazione o, come si fa coi bambini estorcere la promessa di non farlo più. E invece di stare ore a ripetere i ritornelli difensivi su chi c’entra e chi non c’entra, perché qualcuno c’entra ed è proprio Grillo che ha sciolto i cani e non ha nessuna intenzione di rimetterli a cuccia, sarebbe meglio per chi sta dentro il movimento, impegnarsi da dentro. Il mio obiettivo è e resta quello di far capire che, sebbene con modalità diverse tollerare, appropriarsi di un’inciviltà anche verbale significa non lottare ma mettersi al fianco di chi più o meno direttamente ha motivato certe reazioni. E in momenti come questi bisogna usare tutto il nostro equilibrio. Non pensare che in fin dei conti la parola è poca cosa rispetto all’affronto. Sono la prima a riconoscere che fra un gesto violento e la parolaccia c’è una differenza, ma questo non vuol dire approvare chi fa un uso sbagliato, pessimo delle parole.

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Nella mia bacheca di facebook ogni giorno discuto con qualcuno di quelli della critica tout court ai 5stelle, perché la critica pubblica, quali che siano le ragioni e il contesto in cui si fa bisogna che abbia delle basi concrete, altrimenti quelle critiche appaiono, come spesso sono, solo il pretesto per aprire polemiche, per rovesciare altri insulti, altre parole sbagliate, esagerate nella pubblica piazza della Rete. E siccome a me più della politica, di chi ha torto o ragione interessano le questioni di principio, che quando sono giuste devono valere anche per il mio peggior nemico, vorrei poter continuare a sostenere le cose che ritengo importanti senza dovermi sentire una complice di chi avalla e minimizza gli imbecilli che insultano e minacciano. Vorrei non dovermi pentire di essermi impegnata a restare coerente con le mie idee e non prendere mai le parti di nessuno ma di aver criticato solo quello che bisognava criticare. Di non aver interpretato come una mission contro questo o contro quello la mia presenza nei social network e nella Rete tutta.

Perché non è sbagliato dire che nei confronti dei 5stelle c’è stato un attacco arrivato da più fronti, soprattutto dall’informazione cosiddetta ufficiale, quella che dovrebbe permettere alla gente di potersi formare un’opinione il più possibile sana e riferita a fatti realmente accaduti ma che invece, data la sua non indipendenza dalla politica non può assolvere alla sua funzione ma deve, come si usa dire “attaccare l’asino dove vuole il padrone”.

Alla politica nel suo momento peggiore fa paura un movimento di gente estranea alla politica ma che finalmente parla con un linguaggio comprensibile e molte delle iniziative che si propone di rendere concrete sono quelle che la politica non ha mai affrontato. E siccome molte delle iniziative che i parlamentari 5stelle portano avanti sono giuste, una su tutte denunciare pubblicamente ciò che avviene in parlamento, sarebbe opportuno che si dissociassero dagli imbecilli anche quei sostenitori/elettori che coi delinquenti da tastiera non hanno niente a che fare. Che si emarginasse chi usa la Rete come un cesso pubblico.

E nemmeno è sbagliato dire che non sono stati Grillo e i 5stelle il motivo dell’innalzamento dei toni ma una situazione/condizione diventata nel tempo insostenibile, soprattutto per colpa di una politica scellerata che non ha mai risposto alle esigenze dei cittadini ma si è trasformata in quella macchina del potere citata da Enrico Berlinguer nella ormai leggendaria e purtroppo dimenticata intervista sulla questione morale. E lo ha fatto senza distinzioni fra destra, sinistra e centro.

Tutti i partiti, con modalità differenti ma uniti dal comune denominatore del mantenimento e della crescita del potere hanno fatto cose che noi cittadini non abbiamo gradito per il semplice motivo che ci hanno danneggiato. E non è sbagliato dire che in presenza di un’altra politica, seria e composta di gente seria in questo paese non ci sarebbero stati berlusconi [che non poteva proprio starci: per legge] né il movimento 5stelle in parlamento.

E non è sbagliato ricordare ciclicamente quali sono stati gli errori della politica.

MA

Tutto questo non giustifica nulla di quello che è avvenuto e avviene tutti i giorni fra le pagine di social media, siti on line dei quotidiani dove, in virtù di una presunta libertà di espressione c’è una stragrande quantità di persone che pensa che sia lecito trasformare la sua rabbia in violenza verso chi ritiene sia il responsabile del suo disagio, pensa che sia più costruttivo l’insulto che un’argomentazione pensata. Si convince, perché spalleggiata da altra gente, che l’insulto sistematico sia utile, che possa produrre chissà quale risultato positivo.

E non mi unisco al coro di chi pensa che  non si debba dare troppa importanza a quello che si scrive in Rete, che in fin dei conti che sarà mai, son parole e nei social network non bisogna prendersi troppo sul serio.

Io prendo TUTTO sul serio invece, a maggior ragione quando so di avere una responsabilità PROPRIO perché so che quello che scrivo sarà poi letto da altra gente che si farà poi un giudizio su di me prim’ancora che sulle cose che scrivo.

E a me non va  di essere accomunata all’imbecillità dilagante, quella che viene poi descritta da “autorevoli” opinionisti/giornalisti che criticano una cosa dimenticandosene altre diecimila, oppure quella che presta il fianco alla politica quando ogni tanto, ciclicamente s’inventa l’idea di di regole nuove che vogliono limitare la libertà di esprimersi nel web.

Perché poi in mezzo alla melma poi ci andiamo a finire tutti. Quando poi i giornaloni e le televisioni riportano le dichiarazioni indignate di quelli lì che fanno accordi col delinquente ma poi vengono a farci la morale e ce la impongono per legge non fanno il distinguo.

Parlano dei social network pieni solo di gente ignorante e pericolosa. Gente da fermare e impedire, e io non voglio essere impedita né fermata da questi imbecilli che pensano di essere bravi perché vengono a postare insulti in Rete. E gente più imbecille di loro pensa davvero che lo siano. Non mi va di essere associata a quelli che ritengo dei veri criminali che ogni giorno si connettono alla Rete scegliendosi il proprio bersaglio e su quello rovesciano la loro subumanità, inciviltà, andando a impiastrare pagine dove il fine non è discutere ma esclusivamente quello di unirsi in un’orda di barbari incivili che sono tutto il giorno e tutti i giorni a prendere di mira qualcuno, soprattutto una, in modo volgare, al limite – ma spesso anche oltre – della denuncia penale [che in qualche caso, anzi molti, sarebbe bene che arrivasse almeno qualcuno la pianta], pensando di fare qualcosa di utile o, peggio ancora divertente.

Perché questa non è più libertà: è violenza. 

 

La balla ti fa bella [ma bisogna esserci portati]

Laura Boldrini ha raccontato una balla e dietro a quella si continua a riparare. E cioè che senza il provvedimento eccezionale gli italiani avrebbero dovuto ripagare l’IMU. Mentre non è affatto così, e la cancellazione dell’IMU è stata inserita apposta nel contropaccotto della ricapitalizzazione della banca d’Italia affinché questo potesse passare con l’alibi dell’urgenza relativa alla cancellazione dell’IMU, che, vale la pena di ricordare è un desiderio di berlusconi, una promessa fatta ai suoi elettori che altri elettori non hanno condiviso né chiesto ai loro referenti politici. E le bugie, hanno sempre le gambe corte e il naso lungo. Si vedono, ecco. E chi si presta ai ricattucci sistematici che si fanno nella caaasa della democrazia, quella che lei difende a colpi di sanzioni non può pensare né pretendere che qualcuno non se ne accorga.

Dal governo tecnico in poi fino ad oggi c’è un gruppetto di persone che pone e dispone senza essere stato legittimato da nessuno. In precedenza si è votato per svariate legislature con una legge illegittima, incostituzionale. E c’è pure chi ha il coraggio di invocare il rispetto delle regole.

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Renzi: 5stelle squadristi. Però gli schiaffi li prendono loro. 
Qualcosa non torna.

E Laura Boldrini, sempre pronta con la penna rossa a invocare sanzioni in rispetto alle regole, ci spieghi quanto è giusta una legge elettorale che non è stata pensata per dare più possibilità agli elettori ma per restringere le possibilità ad uno degli attori della Grande Commedia. Scrivere una legge insieme a un delinquente da galera, uno che, se vogliamo essere rispettosi delle regole davvero, sarebbe l’unico attore a dover sparire dalla scena politica affinché vengano ridotte le possibilità ad un movimento/partito che è stato votato dal 25% degli elettori non mi pare il massimo della correttezza, quella politica e anche quella istituzionale. 
O gli elettori da rispettare sono solo quelli che votano il delinquente e il piddì?

 Fra l’altro “squadrismo” riferito ai 5stelle è un termine del tutto inappropriato perché definisce l’aggressione dei tutti contro uno, quella tipica di stampo fascista. E nel caso in questione quell’uno sono proprio i 5stelle, sono gli altri, i tutti quelli che menano, sono i giornalisti che da mesi devono rispondere ai padroncini, sono tutti quelli che vanno dietro a quel pensiero unico che ha individuato il bersaglio grosso nel movimento e non lo mollano; è Battista che si complimenta pubblicamente per l’uso della violenza in parlamento e non succede NIENTE, m’immagino il casino se, a parti inverse chessò Travaglio si fosse complimentato con De Rosa per aver definito pompinare le parlamentari piddine. Volevo solo sommessamente ricordare che il bivacco dei manipoli i 5stelle lo hanno trovato bell’e fatto. Forse qualcuno se lo è già dimenticato, ha scordato chi ha portato in parlamento il delinquente che latita e nel tempo libero fa le leggi col segretario del piddì. Ma quella per qualcuno era, è democrazia.

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A proposito di giornalismo moderato, quello del giornalone di via Solferino. Peccato che non si possano materialmente ricacciare in gola ai legittimi proprietari tutte le stronzate che in molti dicono a proposito di giornalismo reazionario e fascista riferibile ad altre testate. Anzi, a una sola, quella che non piace nemmeno al Napo Capo.

Boia, deh! [esclamazione che rafforza i contenuti di una frase]

Sottotitolo: da oggi la Preside Boldrini non è solo la donna con una voce che andrebbe vietata – come minimo –  dall’Onu. È anche la presidente che ha usato per prima la ghigliottina vile e orrenda contro le opposizioni. Complimenti: del comunismo ha imparato unicamente il veterofemminismo caricaturale e l’intolleranza zdanovista per il dissenso. Proprio come Re Giorgio. Lei e i tre o quattro vendoliani rimasti hanno festeggiato cantando Bella ciao (poveri partigiani). A loro modo hanno fatto bene a festeggiare: hanno appena celebrato la fine definitiva del loro (già defunto) partito, regalando peraltro ulteriori voti a chi vorrebbero cancellare dalla scena politica.
Complimenti: alla preside, e a quei meravigliosi renziani che da una parte resuscitano il Caimano e dall’altra regalano soldi pubblici alle banche private. Fenomeni mica da ridere. [Andrea Scanzi]

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Al “vecchio fan della repressione sovietica a Budapest” sarà andato bene che ieri alla camera sia stata applicata una norma eccezionale [ricordo, voluta da violante], che ha di fatto dimostrato [manco fosse la prima volta] l’inutilità del parlamento? 
Laura Bodrini ha di fatto e nei fatti creato un precedente che potrebbe ritorcersi anche contro il suo stesso partito. 
Se un domani Sel volesse applicare l’ostruzionismo verso l’approvazione di una legge di cui non condivide i contenuti, pensa che non sia utile ma dannosa che farà la Boldrini, ghigliottinerà pure quelli di Sel? 
E, a margine, quando hanno mischiato nello stesso “pacco” il ddl su Bankitalia e la cancellazione della rata dell’IMU non si sono resi conto che le due cose insieme non ci azzeccavano o l’hanno fatto apposta?

Quando molti di noi dicevano già parecchi mesi fa che Laura Boldrini si era cucita perfettamente addosso il ruolo di appartenente alla casta in tanti ci rimproveravano, si offendevano per conto terzi. 
Su facebook non si poteva nemmeno nominare senza perdersi per strada manciate di persone.
Ora spero che l’abbiano vista tutti, la presidentessa super partes de’ sinistra. 
Quella che senza una minoranza parlamentare che l’ha sostenuta e le ha permesso di arrivare dov’è oggi sarebbe a fare altro, ma durante la seduta alla camera evidentemente è stata colta da una provvidenziale ed opportuna amnesia molto politica e poco, pochissimo democratica.
Anzi, facciamo per niente democratica che è meglio. Alla presidente della camera che nella discussione su quell’obbrobrio di legge elettorale pensata da berlusconi insieme a Renzi ha sostenuto, com’era ovvio, i piccoli partiti, è andato bene, va bene che le opposizioni in parlamento contino meno anzi per niente? Quando Lauretta si occupava di diritti umani stava a scherzà, vero? perché chi conosce quelli e li rispetta, dovrebbe fare altrettanto anche con quelli civili e democratici.

 E che dopo l’oltraggio alla democrazia avvenuto ieri alla camera qualcuno abbia intonato Bella ciao, infangando la Memoria di gente che è morta non per consentire di fare scempio della democrazia di uno stato repubblicano non offende nessuno? Tutto regolare? Nessuno, nell’informazione prova vergogna per aver montato uno, dieci, cento, mille casi dove non c’erano e aver lasciato libertà d’azione ai distruttori di quel che restava della democrazia?

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LUPO (M5S): “SCHIAFFEGGIATA DA QUESTORE MONTIANO”. LUI NEGA (FOTO E VIDEO)

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Roba da Chiodi – Marco Travaglio, 30 gennaio

Massima solidarietà ai lettori del Corriere , costretti a esercizi enigmistici sempre più complicati per decrittare titoli e articoli. Ieri chi riusciva a superare indenne l’altalena di notizie sulla legge elettorale (Renzi spinge, Berlusconi apre, Alfano chiude, Quagliariello frena, Brunetta stringe, Casini rompe in tutti i sensi, Verdini telefona, la Boschi sale al Colle, stop di Cuperlo, alt di Fassina chi?, la Pascale twitta, Dudù abbaia, Napolitano monita, Tizio alza la soglia, Caio abbassa il premio, Sempronio sfonda il tetto, insomma è accordo, anzi patto, magari asse, pardon contratto, senza contare che c’è sempre uno che “gela” e non si sa mai chi lo scongela), doveva risolvere il rebus del titolo di apertura, roba da far impallidire il più arduo dei Bartezzaghi: “Sì sull’Imu oppure si paga”. In che senso? Che vor dì? Stremato, il lettore gira pagina e s’imbatte in un’altra supercazzola: “Imu-Bankitalia a rischio caos. Corsa per salvare il decreto. Ostruzionismo M5S”. Il poveretto capisce che la maggioranza, sempre più virtuosa, vuol far pagare l’Imu a Bankitalia, ma i 5Stelle, i soliti irresponsabili, per misteriosi motivi si oppongono e si rischia il caos. Solo chi fosse munito di un microscopio elettronico, o avesse acquistato anche un giornale senza banchieri nel patto di sindacato, capirebbe di che si parla: una delle più incommensurabili porcate mai viste nella porcellosa storia della politica italiana, un regalo di 7,5 miliardi alle banche private con soldi di Bankitalia, cioè nostri. Siccome la maialata rischia di non passare inosservata a causa di quei rompipalle dei 5Stelle che osano financo fare opposizione, cosa mai vista dalla notte dei tempi, ecco l’idea geniale del governo: infilarla nello stesso decreto che cancella la seconda rata dell’Imu. Così chi si oppone ai Robin Hood alla rovescia che rubano ai contribuenti per dare alle banche può essere dipinto come un affamatore del popolo perché resuscita l’Imu. Per evitare il “rischio caos” bastava separare il decreto Imu dal decreto Bankitalia, come chiesto da Napolitano in svariati moniti, sulla scorta di innumerevoli sentenze della Consulta contro i decreti omnibus. Ma, quando si tratta di banche, nessuno fiata: destra e sinistra marciano compatte, precedute dalla contraerea dei giornali dei banchieri e dei partiti sottostanti. “Ostruzionismo M5S, può tornare la seconda rata Imu”, titola Repubblica . E persino l’Unità, un tempo organo della sinistra, fa la guardia ai caveau, con titoli truffaldini tipo “5Stelle, ostruzionismo sul decreto Imu” e “Barricate grilline: torna il rischio Imu”. Lo scandalo del secolo è il peone a 5 stelle che dà del “boia” a un vecchio fan della repressione sovietica a Budapest.

Tornando al povero lettore del Corriere , la via crucis non è finita. C’è un altro titolo-sciarada da decodificare a pag. 15: “Una debolezza quella ragazza in hotel. Ma non l’ho aiutata al concorso”. Intervista allo sgovernatore d’Abruzzo, Gianni Chiodi, inquisito per truffa, falso e peculato, per lo scandalo della giunta granturismo che gira l’Italia con amanti aviotrasportate e alloggiate a spese nostre: notizia rivelata dal Fatto e mai ripresa dal Corriere . Che ora la fa commentare all’interessato senza citarla né citarci (“la debolezza del Governatore è spuntata dalle carte”: così, spontaneamente). Il noto statista marsicano “sta soffrendo, la voce gli si incrina un paio di volte”, però “cita Terenzio e poi anche Gandhi cercando conforto nella letteratura”. La colpa naturalmente è dell’“ufficio regionale o della Ragioneria” che gli hanno rimborsato le spese della gentile accompagnatrice a sua insaputa. Come la segretaria di Cota con le mutande verdi. Ergo Chiodi è “amareggiato”: qualcuno (non si dice chi) ha fatto “pura macelleria: famiglie massacrate, carriere esposte al pubblico ludibrio, per un puro obiettivo politico: il 25 maggio in Abruzzo si vota”. E il direttore del Fatto , com’è noto, sarà candidato contro di lui. Ma questo il Corriere non può dirlo, perché il Fatto è innominabile. Un po’ come con lo scandalo De Girolamo: le notizie, o le dà il Corriere , oppure “spuntano”.

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Bravi, davvero – Alessandro Gilioli

È davvero notevole lo sforzo con cui il Pd, Forza Italia, Boldrini e Napolitano stanno trasportando verso il Movimento 5 Stelle anche gli italiani meno attratti da Grillo e Casaleggio.

In un solo giorno:

1. I listini bloccati.
2. Il salva Lega.
3. Le candidature multiple.
4. La soglia di sbarramento turca che impedisce di fatto in futuro qualsiasi gruppo parlamentare diverso da Pd, Forza Italia e satelliti, Lega e M5S.
5. Un regalo miliardario alle banche private.
6. Un trucco ignobile per mescolare questo regalo alle banche con l’Imu, che non c’entra niente.
7. Una tagliola mai usata nella storia repubblicana, che svilisce il Parlamento e porta verso il governo per decreto.

No, bravi, davvero.

Il leitmotiv

Non condivido il linguaggio  di Grillo quando è violento, aggredisce e nemmeno molte delle sue caciarate in Rete, ma nemmeno il dibattito pubblico falsato dal conflitto di interessi di berlusconi e da quella percentuale minima di stampa e informazione che si reputano indipendenti ma poi nei fatti non lo sono. Grillo, come ha ben detto Dario Fo sbaglia sistematicamente il metodo, e anche quando ha ragione, perché sull’informazione ha un milione di volte ragione, passa dalla parte del torto. Ed è questo che dovrebbero fargli capire. E comunque, la critica ci sta, l’offesa quotidiana no. Se mi dessero della deficiente ogni giorno da varie tribune pubbliche rivendicando il diritto di poterlo fare credo che porterei più di qualcuno in tribunale. 

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Grillo: “Segnalate articoli ostili a M5S”

Il leader M5S contro un commento di Maria Novella Oppo sull’Unità. Letta la difende: “Lapidata”
Pd e Fi: “Fascista”. Cuperlo: “Attacco indegno”. Boldrini: “Pestaggio versione 2.0”. Orellana si dissocia.
DARIO FO: “NON ACCETTO QUESTI TONI, MA I GIORNALISTI SMETTANO DI SPUTTANARE”

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“La magistratura si occupi delle istigazioni a delinquere del M5S”.
Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti.

La magistratura si era occupata anche delle istigazioni a delinquere del diffamatore seriale sallusti che per sei anni ha diffuso falsità sul pm Cocilovo che per questo fu minacciato di morte senza suscitare l’indignazione dei liberali dell’ultim’ora, ma in quel caso l’ODG, la FNSI si sono schierati dalla parte del diffamatore/istigatore fino a consentirgli di ottenere la grazia su cauzione da Napolitano.
Capito perché questa gente non è più credibile, semmai lo sia stata fino ad ora?

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Quando berlusconi ha chiesto la cacciata dalla Rai di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi  perché facevano “un uso criminoso del servizio pubblico” l’ha prontamente ottenuta. Se Grillo chiede pubblicamente di dare uno sguardo a quel giornalismo che non risponde al dovere di fare informazione ma da tempo, da sempre anzi, ha scelto di mettersi al servizio del potere e per questo travolge con la delicatezza del caterpillar tutto quello che ostacola il progetto di questo potere – illegittimo per sentenza –  al massimo si becca il rimprovero di Laura Boldrini sempre molto loquace quando c’è da bacchettare i 5stelle,  calata alla perfezione nel ruolo di vestale a difesa della casta cui ora appartiene anche lei ma poi, nei fatti, a quel “giornalismo” criticato da Grillo non succede niente. Prima di parlare di democrazia violata per queste sciocchezze ai piani alti delle istituzioni e della politica dovrebbero far mettere qualche specchio alle pareti, così, giusto per darsi un’occhiata. E magari aspettare che in questo paese sia ripristinata una democrazia vera, non quella abusiva del conflitto di interessi, di un parlamento votato da nessuno, di un governo scelto e voluto solo da uno e quella dove un pregiudicato condannato può ancora circolare a piede libero solo perché si chiama silvio berlusconi.

Queste cose non succedono in nessuna democrazia: i funzionari funzionali al potere e al regimetto napolitano se ne facciano una ragione. In questo paese non esiste solo il giornalismo ostile, esiste purtroppo e soprattutto quello servo composto da gente che viene ritenuta financo autorevole e che contribuisce in larga parte alla formazione della massa critica, e se ogni giorno nell’opinione pubblica viene iniettata la dose quotidiana di veleno non ci possiamo stupire se questo è un paese intossicato dalle falsità e dalle cazzate senza nessuna importanza, gonfiate,  trasformate in fatti e notizie per non dover parlare dei fatti veri e dare notizie che corrispondano al vero.

Quando Gramsci fondò l’Unità non aveva certo in mente che un giorno il suo quotidiano dovesse diventare la velina di un partito ridicolo e nemmeno del regimetto delle larghe intese che guai a disturbarlo. 

Il diritto di critica e quello di satira non è diritto allo sputtanamento, alla propaganda negativa, alla diffusione di falsità. Per questo ci sono già i giornali di berlusconi. Fare giornalismo serio non è prendere la cazzatella e su quella ricamarci attorno per ingigantirne la portata, trasformare una parola, un discorso, un tono di voce, un bagno al mare per chissà quale colpa, peccato, attacco alla democrazia.

Fare giornalismo serio e satira ben fatta, quella che induce alla riflessione, non è scegliersi l’obiettivo e per mesi, mesi e mesi attaccare solo quello mentre “c’è tutto un mondo intorno” fatto di cose più serie di cui un’informazione seria, rispettosa del ruolo e conscia delle sue responsabilità verso i cittadini che contribuiscono in solido al suo mantenimento dovrebbe occuparsi. 

Responsabilità che aumentano in base alla vastità del pubblico che si raggiunge. 

Se io scrivo una cazzata nella mia bacheca facebook rischio al massimo una figuraccia, se le cazzate diventano il leitmotiv del giornalismo diventano propaganda degna del ministero della cultura popolare di mussolini, e quello sì, è fascismo.

Se questo paese è ai penultimi posti nelle classifiche internazionali circa la libertà di informazione, sovrastato perfino da paesi che almeno non hanno l’ardire di definirsi libere repubbliche democratiche ci sarà un motivo, anzi, ce ne sono tanti.

L’ottava vita di berlusconi

Mauro Biani

Quello che mi sembra surreale è che Renzi parli di berlusconi come di un avversario con tutte le carte in regola per fare la sua campagna elettorale. 

Che lo ritenga un avversario temibile. 

Perché nel paese normale uno dei candidati alla segreteria del partito [cosiddetto] di opposizione e utopisticamente parlando ad una futura ed eventuale presidenza del consiglio non dovrebbe enumerare le presunte qualità di berlusconi ma ribadire che berlusconi è un fuori legge con nessun diritto di interferire nella politica. 

E il fatto che invece lo possa fare lo stesso da pregiudicato, condannato e decaduto è solo un’aggravante nel paese “moralmente in coma” [cit.Andrea Scanzi].  

La capacità politica di berlusconi si chiama conflitto di interessi, quel potere anomalo che nessuno ha mai pensato di arginare,  regolare con una legge che mettesse berlusconi di fronte all’obbligo di una scelta fra la politica e le sue attività imprenditoriali, in special modo il partito di Renzi che si racconta ancora la favola di berlusconi che andava battuto politicamente.  Il delinquente condannato si è fatto fuori da solo, semmai avesse avuto il benché minimo diritto di stare dentro la politica. Un avversario serio se non infierisce almeno approfitta della caduta dell’antagonista, non ne esalta doti che peraltro il pregiudicato non ha mai posseduto. L’ottava vita di berlusconi sono Matteo Renzi con d’alema, Violante e pattume inciucista al seguito che continuano a raccontarsela e ci credono pure. L’avversario lo combatti combattendo, non facendo il suo gioco.

Gli Apoti
Marco Travaglio – 1 dicembre 

Ogni tanto qualche impiegato o ex impiegato di Berlusconi – tipo Pigi Battista, che andò a vicedirigere Panorama quando l’editore era già un leader politico e poi tentò di sostituire l’epurato Enzo Biagi su Rai1 con i risultati a tutti noti – annuncia la fine del berlusconismo, e dunque dell’antiberlusconismo, e dunque del Fatto . Questi buontemponi passano la vita a incensare i governi, non importa il colore, e a bastonare le opposizioni senza accorgersi che la stampa libera fa esattamente l’opposto. Dunque pensano che un giornale libero possa nascere al solo scopo di combattere B. e debba morire con B. Il Fatto , come i nostri lettori ben sanno, è sorto con una missione un po’ più ambiziosa: dare le notizie che gli altri non danno. E gli altri, seguitando a non darle, lavorano per noi, del che li ringraziamo di cuore. Ora, per esempio, dopo aver molto laudato le larghe intese dei governi Monti e Letta con B., si dannano l’anima a magnificare il governo Letta senza B.. E a bastonare B. non perchè è B., ma perché non sta più al governo. L’impresa è titanica ma, siccome affratella il 99 per cento della cosiddetta informazione, rischia persino di riuscire. Noi rappresentiamo quell’1 per cento di Apoti che non la bevono. Il berlusconismo è un male in sé, con Berlusconi, ma anche senza. Anzi, il berlusconismo senza Berlusconi è ancor più insidioso, perché si camuffa meglio, e si fa scudo del presunto merito di aver allontanato Berlusconi. In realtà Berlusconi non l’ha allontanato nessuno: se n’è andato lui quando ha capito che chi gli aveva garantito l’unica cosa che gli interessi, il salvacondotto, non voleva o non poteva mantenere la promessa. Ed è pronto a tornare per darselo da solo, il salvacondotto, se l’ennesimo governo delle tasse e delle banche lo resusciterà dall’avello: Monti docet. Il berlusconismo è illegalità sbandierata e rivendicata, allergia alla Costituzione e ai poteri di controllo, guerra alla giustizia, conflitto d’interessi, commistione tra affari e politica. Possiamo dire che questo micidiale cocktail di cinque ingredienti il governo Napo-Letta è immune dopo la decadenza di Berlusconi e la sua uscita dalla maggioranza?

1) Illegalità sbandierata: da sette mesi Vincenzo De Luca (Pd renziano) siede abusivamente sulla doppia poltrona di sindaco di Salerno e viceministro delle Infrastrutture, senza contare che ha tanti processi quanti B., e nessuno l’ha sloggiato fino all’intervento dell’Antitrust; ma forse non basterà e bisognerà chiamare Gondrand. 

2) Allergia alla Costituzione e ai poteri di controllo: la maggioranza Napo-Letta sta scardinando l’articolo 138 della Carta per poterne scassinare l’intera seconda parte e rafforzare vieppiù il governo a scapito del Parlamento (già da anni ridotto a ente inutile a colpi di decreti e fiducie), e ora insegue B. per ricomprarsi i suoi voti e impedire ai cittadini di votare al referendum finale. 

3) Guerra alla giustizia: sull’altare della controriforma costituzionale, i pd Violante e Speranza e gli ncd Alfano, Cicchitto e Lupi vogliono mettere il guinzaglio alla magistratura e il bavaglio alla stampa per reimbarcare Forza Italia e ampliare gli spazi d’impunità dei soliti noti.

4) Conflitto d’interessi: a regolare la materia sono ancora le leggi Gasparri e Frattini, scritte dai prestanome di B., e nessuno parla o pensa di spazzarle via. 

5) Commistione affari- politica: dalle fondazioni bancarie alle Asl, da Expo2015 alle aziende municipalizzate alle partecipate dallo Stato, Rai inclusa, i partiti gestiscono direttamente enormi affari; persino la legge-brodino sui fondi ai partiti, annunciata sei mesi fa da Letta jr., è scomparsa dai radar. 

Su questi temi cruciali, non sul teatrino delle alleanze & decadenze, si misura il tasso di berlusconismo. Al momento, in Parlamento, solo i 5Stelle ne sono immuni. Il Nuovo Centrodestra è uguale al vecchio. E così il Quirinale e Letta jr., sponsor di Alfano & C. Tra una settimana sapremo se lo è anche il Pd di Matteo Renzi, o se magari cambia qualcosa.

L’anziano signore

Sottotitolo:  Grillo può piacere o non piacere, e le due cose possono coesistere nella stessa persona, ma buona parte dell’informazione deve mettersi in testa una nozione non così ardua da comprendere: ci sono milioni di italiani che non amano Giorgio Napolitano, adducendo motivazioni granitiche, e per questo non vedono l’ora che la sua monarchia infinita ceda il passo a una nuova era. In Italia non sono tutti Scalfari: c’è anche chi si ricorda le leggi ad personam firmate, le decisioni prese in assoluta (e pericolosa) autonomia, le telefonate con Mancino, l’imposizione di Monti prima e Letta poi, il suo non essere super partes, il suo difendere lo status quo. Eccetera eccetera eccetera. Stampa, tivù e Pd si rassegnino: Napolitano è per molti il peggiore Presidente nella storia della Repubblica italiana. Il diritto di lesa maestà non esiste, se non nelle loro teste. E nessuno è intoccabile, anche se a tanti piacerebbe. [Andrea Scanzi da facebook]

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‘Subito al voto, se perdiamo non continuo’
Grillo contro Napolitano e le larghe intese
 

Riccardo Mannelli per Il Fatto Quotidiano

Cos’ha detto Grillo di così insensato quando ha chiesto per l’ennesima volta – lo fa solo lui peraltro, tutti gli altri si guardano bene dal far notare l’inadeguatezza di Napolitano –  l’espulsione di un presidente della repubblica che non rappresenta più nessuno se non le sue inutilissime, dannosissime e costosissime larghe intese? da novanta giorni c’è un pregiudicato condannato a piede libero, il partito che doveva essere l’opposizione sta governando [si fa per dire] con quello del pregiudicato, ha incassato tutto senza fiatare: gli attacchi eversivi di berlusconi contro lo stato e la magistratura, i ricatti, le minacce, i moniti di Napolitano non contro il delinquente condannato, vergogna della democrazia, dello stato di diritto, di un paese semplicemente sano e normale ma contro quei giudici che dopo vent’anni sono riusciti a scrivere su un documento ufficiale che un delinquente è davvero un delinquente – ché non sia mai si debba alterare il prezioso equilibrio di quest’accozzaglia definita governo di necessità – e poi il pericolo per la democrazia è Grillo che vuole mandare a casa il peggior presidente della repubblica che abbia mai messo piede al Quirinale [ché se fosse stato il migliore non l’avrebbero certamente rieletto un’altra volta, ma per fare questo semplice ragionamento ci vorrebbe un cervello che pensa, anzi, ce ne vorrebbero tanti].

Napolitano non è un anziano signore con cui Grillo ha problemi, è un personaggio  che fa politica da sessant’anni e quasi tre mesi e che crea problemi a tutto il paese, impedisce un normale decorso della democrazia interferendo in ambiti che non gli competono, assumendo posizioni manifestamente pro qualcuno e contro qualcun altro. Non è affatto quell’arbitro super partes né quel garante di una Costituzione che sta per essere stravolta e violentata per una sua precisa richiesta di chissà quali riforme, e chissà quali sono quelle riforme che non si possono fare senza demolire l’ABC di questa democrazia sfigurata da una politica indecente e assente e che solo su quella Costituzione può ancora affidarsi. E forse è per questo che Napolitano e i suoi vogliono metterci le mani a tutti i costi.

E non c’è bisogno di aver votato il MoVimento per capire che in questi ultimi mesi le cose più sensate sono arrivate proprio da lì, spesso in forme sbagliate ma di fronte allo scempio che ci costringono a ingoiare come ultima ratio prima della catastrofe ci vuole un bel coraggio a cercare e pretendere anche la sostanza delle belle parole.

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M’illumino di Renzi
Marco Travaglio, 29 ottobre

Al posto di Renzi, nel leggere le cronache turibolanti dei giornaloni sulla sua meravigliosa persona, i suoi programmi palingenetici, il suo “fluido” magico e la sua “erotica sociale” che ingravida le donne con la sola forza del pensiero, faremmo i debiti scongiuri. I cimiteri della politica sono pieni di leader, o pseudotali, osannati e issati sugli altari della stampa al primo afrore di vittoria e poi cestinati senza pietà con la stessa frettolosa disinvoltura. B., D’Alema, Veltroni, Casini, Fini, Monti e perfino Letta nipote. E, prima, tanti altri salvatori della patria che non han salvato nulla, né la patria né se stessi. Il salto sul carro del vincitore, la sola disciplina olimpica in cui eccelle l’intellighenzia italiota, è vecchio come lo stivale. Ma di solito porta una sfiga boia. Pare trascorso un secolo da quando, due anni fa, l’uomo della Provvidenza era Monti, avvolto nel sobrio loden cantato dalla stampa come un vello d’oro. “Il cappotto in loden è la vera divisa dei maschi della borghesia milanese di stampo e tradizione calvinista; quella da ottimi studi anche all’estero, solidi matrimoni, volontariato e parche vacanze in montagna o nelle belle case sui tanto piovosi laghi” (La Stampa). “Monti è un signore con la tazza di the a Saigon” e un giorno “a Bruxelles ballò un valzer con Emma Bonino”, ma “in maniera sobria” (Repubblica ). “Sobria” pure la moglie Elsa: “Elegante, riservata, altruista: non servono altre parole.

Né lei stessa gradirebbe un’aggettivazione eccessiva per descriverla. La sua sobrietà non lo sopporterebbe” (Style , mensile del Corriere ). Sobrio persino il cane (non Empy, ma il suo “golden retriever” prematuramente scomparso). Sobri i mezzi di locomozione: “La signora Monti è arrivata da Milano con un sobrio Frecciarossa” (Chi by Alfonso Signorini, uso a leccare ben altre famiglie: ma certe lingue, una volta messe in moto, nonriesci più a fermarle). Roba che nemmeno i Cinegiornali Luce. Poi arrivò Letta jr., fra odi, ditirambi e lecca-letta: “Questa è l’ultima spiaggia della Penisola: più in là c’è solo il mare in tempesta e un azzardo pericoloso. L’Italia ha voglia di novità. È primavera: bisogna cambiare aria nelle stanze e nel cervello. Letta è un uomo competente, calmo e relativamente giovane” (Severgnini, Corriere . “Non ha citato Kennedy — ‘la fiaccola è stata consegnata a una nuova generazione…’ — ma ha detto più o meno le stesse cose, Napolitano. Le ha dette mentre affidava l’incarico a un uomo di cui potrebbe essere il nonno… L’Italia, considerata gerontocratica, si colloca all’avanguardia in Europa. La rivincita dei figli degli anni 80. A Palazzo Chigi arriva il ragazzo che amava il Drive In e gli U2” (Cazzullo, Corriere ). “Non c’è commento migliore al governo appena nato della foto che ritrae Napoletano mentre stringe le mani di Enrico Letta. Ed è difficile capire dove cominci la stretta del primo e finisca la presa del secondo, come padre e figlio sinergicamente s’affidano l’un l’altro prima delle navigazioni impegnative della vita” (Cusenza, Messaggero ). “Un medico per l’Italia. Enrico Letta aveva promesso competenza, freschezza, nomi non divisivi. Il risultato corrisponde pienamente all’impegno” (Scalfari, Repubblica ). Ora tocca a Renzi: “Quello strano fluido della Leopolda: così il sindaco diventa fidanzato d’Italia”, “su un campione di 500 donne interpellate per sapere con chi ‘vivrebbero un’avventura’, Matteo batte tutti: come flirt ideale (26%), come amante per l’avventura di una notte (19%), come cavaliere di una serata di gala (20%), e anche come salvatore durante un incendio (28%). Chi ha trascorso tre giorni a Matteolandia torna a casa convinto che questa specie di misterioso fluido di entusiasmo, di intensa e accesa passione per il leader vuol dire certamente
qualcosa” (Repubblica ). Tant’è che un lavoratore di call center confida, sempre a Repubblica : “Ho preso un aereo per un sindaco e mai per una donna”. Perché, incensa il quotidiano, “i messaggi del corpo hanno di bello che pretendono attenzione a prescindere dalle idee”. Del resto, il nipotino di Fonzie che fa? “Smantella totem e sfata tabù”, “in jeans e camicia bianca rovescia stereotipi e butta giù steccati”, mica cazzi. Poi “apre il cantiere del nuovo Pd”, talmente nuovo che “su Berlusconi tace” e dice “dell’appello dei costituzionalisti non so che farmene” (ma bravo), “declina parole come speranza e dignità”, perché “la ‘rivoluzione della semplicità’ è già nel linguaggio, privo di incrostazioni retoriche”. E via col “patto in quattro punti” (Corriere), anzi il “patto di Matteo con Letta e il Quirinale” (Repubblica ), senza scordare l’immancabile “agenda Renzi” (Corriere : do you remember Agenda Monti?).
Avanti così per qualche mese, poi avanti il prossimo (Marina?). 
Ne uccide più la saliva che la spada.

Sconfessato

Sottotitolo: mi piace troppo la mia libertà. Quella che mi fa dire le cose quando serve dirle a proposito di tutti.  Non mi attacco ai ragionamenti di nessuno, a nessuna ideologia, voglio essere io il ragionatore.

Mi piace osservare e commentare le cose in base agli eventi. E sono sempre dell’idea che il contrasto che si fa verso quei ragazzi che sono entrati in parlamento anche quando non serve e che  molte volte hanno dimostrato di essere molto migliori del loro mentore, sia eccessivo. E sono disposta a questionare sui principi sempre, ogni volta che ritengo sia necessario e giusto  farlo.

Come ho detto tante volte in questi mesi il problema dei 5stelle si chiama Beppe Grillo.

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Clandestinità, Grillo contro senatori M5S “Abolizione reato non era in programma”

Duro post, firmato anche da Casaleggio, sull’emendamento approvato a sorpresa in commissione.
Video – La risposta degli eletti. Romani “Arrabbiatissimo coi leader”. Bignami: “Esistono i verbali”
“L’ACCUSATO” CIOFFI AL FATTO.IT: “STOP ALLA LEGGE SACROSANTO” (di Martina Castigliani)

Le regole sono belle, utili, senza sarebbe una baraonda, poi figurarsi, con la capacità di discernimento della maggior parte degli italiani se non ci fosse il rosso del semaforo a dire che agli stop e agli incroci bisogna fermarsi chissà quante tragedie succederebbero più di quelle che accadono coi semafori e i limiti di velocità imposti.
Ma la regola è bella e utile quando rispettarla non costa sacrificio e non significa rinnegare la propria dignità di persona.
Oggi i due senatori “sconfessati” da Grillo sono stati colpiti nella loro dignità perché avrebbero disatteso le regole, a fin di bene, per fare una cosa giusta. E’ come se avessero sfondato una porta dietro la quale c’era qualcuno che si sentiva male. E’ invasione di domicilio? può darsi, ma intanto quella vita va salvata. Ed è questo che hanno fatto, hanno sfondato una porta dietro alla quale c’è un problema che nessuno si prende la responsabilità di risolvere. Questa non può essere una colpa e non va considerata una colpa. E mi dispiace per chi, fra i suoi, non se la sente di riconoscere l’errore. Senza contare poi che una buona politica sull’immigrazione farebbe stare meglio non solo gli immigrati ma anche noi, e anche i razzisti irriducibili, quelle bestie ignoranti che non conoscono la storia dell’umanità altrimenti non sarebbero razzisti che non ce li vogliono.
Questa è un’idiozia enorme  che Grillo pagherà.

Più che sconfessare i suoi senatori Grillo ha sconfessato se stesso dicendo che se avessero messo nel programma il punto sull’immigrazione alle elezioni avrebbero preso una percentuale da prefisso telefonico.
Dunque Grillo ha mentito così come fanno i partiti mettendo nei programmi cose che poi sanno di non poter [volere] realizzare ma ce le mettono lo stesso.
Lui e l’ideologo coi ricci invece non hanno messo quel che avrebbe scoraggiato a votare il movimento chi pensa che l’immigrazione non sia una questione importantissima che la politica è obbligata a gestire, o, peggio ancora, chi non ritiene l’immigrazione una questione politica ma un fastidio da nascondere sotto il tappeto perché non è politicamente conveniente occuparsene in modo serio, è più vantaggioso costruire attorno al fenomeno ciclico, storico, inevitabile dell’immigrazione spaventapasseri da temere e leggi fasciste che poi sono la causa di tragedie come la strage a Lampedusa.
Esattamente come ha fatto fin’ora la politica dei partiti che ha usato strumentalmente la questione degli immigrati e dei rom perché chi tocca quei fili in questo paese politicamente muore. 

Questo significa che se il sentire comune e magari qualche sondaggio dicessero che c’è una sostanziosa parte degli italiani che vorrebbe ripristinare la pena di morte lui la inserirebbe nel programma? perché la logica è la stessa. Ottenere il consenso promettendo di fare o non fare cose  secondo il sentire comune di qualcuno e non in base a ciò che è giusto per tutti  è lo strumento politico più banale, vecchio, scorretto e desueto che ci sia, altroché la rivoluzione.

Io voglio sapere che ne pensa Grillo  dell’immigrazione, come pensa che si debba gestire la politica che riguarda il flusso migratorio, cosa vuol fare il movimento per contrastare le stragi in mare, il lavoro nero, lo sfruttamento, Perché se Grillo propone la ricetta della lega  su questo tema,  rifiuta che si elimini una legge razzista con 300 morti da seppellire per opportunismo politico come un maroni qualunque  non credo che andrà molto lontano, e un altro treno al 25% potrebbe non ripassare.

Più digiuno per tetti [o era per tutti? che confusione…]

 

Sottotitolo: i papi comandano da molto prima della politica.
Se avessero voluto impegnarsi davvero nel corso dei millenni per contrastare le guerre avrebbero potuto farlo e con ottimi risultati, ma il “dividi et impera” ha sempre fatto molto comodo anche, soprattutto anzi, alle religioni create apposta per separare e non certo per unire.

In tutti i conflitti si nomina il nome di Dio invano, da hitler a bush passando per i folli dittatori islamici tutti si sono sempre dichiarati autorizzati dalla chiamata del loro Dio quando hanno compiuto stragi per la conquista del potere.

E in vaticano hanno trovato ospitalità i tiranni di tutti i tempi, anche un boss della malavita sepolto in una chiesa come i santi.

Chi oggi pensa di lavarsi la coscienza digiunando, quella di chi alla guerra non ha mai detto un no deciso ma al contrario ha accusato una persona come Gino Strada di essere un fiancheggiatore del terrorismo [vero, Emma?] approfittando di un papa che dice cose diverse perché è arrivato, anzi è stato messo lì apposta per rialzare le quotazioni di una chiesa cattolica in caduta libera e per questo non lancia anatemi ad ogni stormir di fronda ma usa un linguaggio diverso, perfino simpatico, commette la cosa più disgustosamente falsa che si possa fare.

Digiunare insieme a chi come il ministro della difesa pensa che per amare la pace bisogna armare la pace, oppure col rappresentante di una comunità religiosa i cui vertici alti e altissimi hanno sempre accolto con tutti gli onori dittatori sanguinari, ci hanno fatto affari e accettato i loro soldi sporchi di sangue è solo l’ennesima dimostrazione di quell’ipocrisia che purtroppo fa viaggiare il mondo.

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Se degli operai vanno per protesta sui tetti delle fabbriche per difendere il posto di lavoro, se lo fanno dei ricercatori su quelli delle università per dire no ad un disegno di legge scellerato vengono elevati ad eroi e certi politici per farsi un po’ di pubblicità si fanno fotografare mentre li vanno a trovare. 

Se invece dei parlamentari per difendere la Costituzione salgono sul tetto di palazzo Madama sono degli sciagurati che “si esibiscono in inutili e alquanto folcloristiche proteste” secondo Roberto Speranza mentre per la solita Boldrini sono persone che stanno commettendo “un atto grave” i cui costi [assistenza in caso di emergenze] ricadranno sui contribuenti.

E meno male che c’è sempre Laura Boldrini a ricordarci quali sono le vere violazioni delle istituzioni, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che quelli che le offendono davvero siano altrove, ad esempio al Quirinale dove il presidente della repubblica riceve un privato cittadino senza dar conto al popolo italiano del perché ha concesso udienza a Fedele Confalonieri: cosa c’entra con le istituzioni un signore estraneo alla politica e alle istituzioni che può avere libero accesso e ottenere ascolto da Napolitano circa questioni che presumibilmente nulla c’entrano con la politica e con le istituzioni ma molto con silvio berlusconi.

Oppure si potrebbe pensare che la vera violazione sia un pregiudicato, delinquente, condannato, uno che per proteggere se stesso, i suoi figli e la sua roba non chiede aiuto allo stato che ha allegramente depredato evadendo le tasse ma alla mafia, che dello stato è nemica giurata, a cui si permette di ricattare, minacciare, tenere sotto scacco il parlamento e in ostaggio tutta l’Italia.

E non si capisce perché lo stato, nella persona del suo più alto funzionario che rappresentando lo stato agisce in nome e per conto di tutti i cittadini  a cui viene impedito così di potersi opporre all’idea che a un delinquente debbano essere garantite l’impunità, la possibilità di continuare a vivere da cittadino libero e di potersi fare beffe delle istituzioni come ha sempre fatto anche quando era presidente del consiglio, uno che ha usato lo stato per i suoi sporchi affari e interessi e nessuno ha mosso un dito per impedirlo, possa scegliere a suo nome e non in quello del popolo italiano di dare ascolto e udienza agli intermediari del fuorilegge che dello stato, delle sue leggi, delle regole e di quella Costituzione su cui molti, compreso lui, vorrebbero mettere le loro mani sporche, se avesse potuto ne avrebbe fatto volentieri a meno.

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SILENZIO, PARLANO GLI AMBIENTI DEL COLLE (Alessandro Robecchi)

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Quirimediaset
 Marco Travaglio, 7 settembre

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La domanda è molto semplice e, nonostante
la comicità della situazione generale, molto
seria. 

Se è vera la notizia — pubblicata da alcuni
quotidiani e non smentita per tutta la giornata
di ieri — del “colloquio riservato” di Fedele Confalonieri
con Giorgio Napolitano per impetrare
la grazia o altri salvacondotti sfusi per l’amico
Silvio, a che titolo il presidente della Repubblica
ha ricevuto il presidente di Mediaset? Il 2 luglio
scorso, quando Beppe Grillo, leader del M5S
che aveva appena raccolto il 25% alle elezioni,
chiese sul suo blog di incontrare il capo dello
Stato, questi rispose piccato di non aver “ricevuto
alcuna richiesta di incontro nei modi necessari per poterla prendere in considerazione”.

Resta ora da capire se, quando e come il
signor Confalonieri, privato cittadino sprovvisto
di qualsivoglia carica o politica — anzi da
vent’anni dichiarato dal Parlamento ineleggibile
ai sensi della legge 361/1954 per assicurare
l’eleggibilità abusiva a B. — abbia formulato una
richiesta di incontro col Presidente, e nei modi
necessari per essere presa in considerazione dal
destinatario. Ma purtroppo non se ne sa nulla,
come non è dato sapere a che titolo Gianni Letta,
altro privato cittadino sprovvisto di qualunque
carica elettiva o politica a parte la parentela
diretta con il Premier Nipote, entri ed esca dal
Quirinale, come riferiscono i giornali vicini a B.
e N., anch’essi mai smentiti.
In qualunque democrazia, anche la più scalcinata,
quando un’alta carica dello Stato riceve
Tizio o Caio, lo comunica ufficialmente ai cittadini,
spiegandone il perché. 

In Italia invece la
clandestinità del potere è diventata normale anche
sul Colle più alto, come insegnano le trame
per assecondare le pretese del signor Mancino,
indagato per falsa testimonianza sulla trattativa
Stato-mafia. E come dimostra l’incredibile nota
diffusa l’altroieri, poco dopo l’incontro aumma
aumma Napolitano-Confalonieri, non direttamente
dal capo dello Stato, ma da non meglio
precisati “ambienti del Quirinale” che nessuno
ha mai capito in che cosa consistano, a chi rispondano,
che valore abbiano, perché parlino.
Un modo come un altro per dire e non dire,
lanciare il sasso e ritrarre la mano, una via di
mezzo fra ufficialità e ufficiosità (l’ufficialosità)
per poi, a seconda delle convenienze, poter dire
“io l’avevo detto” o “io non l’avevo detto”. Nella
nota ufficialosa, si comunicava che il Presidente
“non sta studiando o meditando il da farsi in
casi di crisi” perché “conserva fiducia nelle ripetute
dichiarazioni dell’on. Berlusconi sul sostegno
al governo”. A parte l’involontaria assonanza
con il “nutro fiducia” di Luigi Facta,
ultimo premier democratico d’Italia prima del
fascismo, nei giorni della marcia su Roma, quelle
parole sanno di presa in giro degli italiani,
visto che la visita di Confalonieri le smentisce
platealmente: il Presidente sta studiando e meditando
eccome, infatti prosegue la trattativa
(ancora!) con gli emissari privati del noto ricattatore
pregiudicato perché tenga in piedi il
governo Letta.

É la trattativa Stato-Mediaset.
Non è la prima volta che Confalonieri scende a
Roma e consulta politici di destra, centro e sinistra:
lo fa ogni qualvolta l’amico Silvio, e dunque
la ditta, è in difficoltà. Lo fece nel 2006
quando tentò di mandare l’amico D’Alema al
Quirinale. Lo rifece nel novembre 2011 quando
le azioni Mediaset precipitavano nel gorgo della
tempesta finanziaria e si trattava di pilotare la
ritirata di B. in cambio del suo salvataggio politico
e aziendale col governo Monti e le mancate
elezioni anticipate. E ora rieccolo — scrive il
Corriere — “parlare di politica con i politici” in un
“giro romano delle sette chiese” e “consultare
amici e avversari, prima e dopo la sua salita al
Colle”, convinto che “è necessario muoversi
senza fare casino”. Per parlare di cosa? Dei nuovi
palinsesti di Canale 5? Delle azioni Mediaset?
Delle polizze Mediolanum? Della campagna acquisti
del Milan?

No, secondo il Corriere ha parlato di “garantire l’agibilità
personale per Berlusconi con un gesto di
clemenza”. Sarà un caso, ma appena il presidente di
Mediaset è sceso dal Colle, i proclami guerreschi del Pdl
si sono interrotti. È l’apoteosi del conflitto d’interessi
che, dopo avere privatizzato governi, parlamenti, codici,
leggi e Costituzione, s’impossessa dell’ultimo arbitro,
cancellandone definitivamente la terzietà e l’imparzialità.
Dopo Confalonieri e Letta, si attende con
ansia il pellegrinaggio al Colle di Doris, Galliani, Marina
e Pier Silvio, Allegri, Balotelli, Kaká e Gabibbo (ma
perché non Dell’Utri?). Poi sul campanile del Quirinale,
al posto del Tricolore, garrirà giuliva la bandiera del
Biscione.

Ercole e le stalle di Augia

Sottotitolo: “Si può – Massimo Rocca, il Contropelo di Radio Capital”

Allora si può.

Dopo Zagrebelsky, Barbara Spinelli e soprattutto Fausto Bertinotti che riscatta una carriera politica disastrosa prendendo il coraggio a due mani e affrontando la crisi dal suo vertice. Si può sfidare il Colle a giustificare il proprio comportamento inchiodandolo alle radici ideologiche della crisi economica. Ella come scrive Bertinotti può definire insostituibile questo governo solo perché considera ineluttabili le politiche economiche e sociali imperanti nell’Europa reale, le politiche di austerità. Eccola finalmente, squadernata, la verità indicibile. Che parte da Napolitano e scende per i rami dei vari Monti, Letta, Renzi, . La verità che non ha risposte nella replica del presidente se non la reiterazione ho il dovere di mettere in guardia il Paese e le forze politiche rispetto ai rischi e contraccolpi. Che vuol dire guardarsi indietro e non vedere i contraccolpi, la disoccupazione, il debito, i fallimenti, i suicidi, la svendita delle aziende sane, di quelle politiche. Talmente enormi che non vederli può solo voler dire che li si condivide.

Certo che si può, anzi, bisognava farlo prima, e lo dovevano fare anche quegli organi di stampa che quando si tratta di Napolitano sussurrano senza disturbare e quando si tratta di altri, uno a caso Grillo, strepitano che il buffone è un destabilizzatore di democrazia, mentre gli unici destabilizzatori di democrazia si chiamano pd, pdl e quella cosa insignificante che risponde al nome di scelta civica che li appoggia nel progetto criminale di ridurre l’italia da democrazia parziale a dittatura totale, però soft, così, sul lusco e brusco così la gente non se ne accorge, vede Napolitano, pensa che sia il presidente della repubblica e invece no, qualcuno, nei sotterranei dei palazzi del potere lo ha incoronato re ma, come va di moda adesso, a nostra insaputa.

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Ammazza-internet: in galera per le opinioni altrui

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Da cinque anni i governi di tutti i colori, lo ha fatto perfino quello cosiddetto tecnico stanno provando a legiferare per stringere sulla libertà di espressione/informazione in Rete.

Da una ventina, invece, nessun governo, di nessun colore, ha pensato fosse utile una legge seria sul conflitto di interessi dopo che la politica stessa ha consentito la partecipazione all’agorà della res pubblica di un abusivo, impostore e delinquente, che casualmente possiede la quasi totalità dei mezzi di comunicazione italiana suddivisi fra televisioni, giornali, case editrici e ha la possibilità di controllare di traverso anche quelli che non sono ufficialmente suoi.

Compreso il cosiddetto servizio pubblico.

Il vero problema per un potere che può godere di un esercito di yesmen che si credono giornalisti, sempre pronti a riverire ed esaltare qualsiasi cosa, soprattutto il nulla prodotto dalla politica e a nascondere quello che invece la gente è giusto che debba sapere a proposito della politica ma soprattutto di chi la rappresenta, spesso indegnamente, è la constatazione che dei comuni cittadini li possano smentire e ridicolizzare pubblicamente  in qualsiasi momento e a proposito di tutto.

Noi che facciamo blog e scriviamo sulle pagine dei social network al contrario di quei “giornalisti” pagati per scrivere falsità, cazzate e diffamare gente perbene non traiamo nessun profitto dalla nostra attività, scriviamo per il gusto di farlo, gratis. 
E ci vogliono punire per questo?

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Lo status quo obbligatorio –   Alessandro Gilioli

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“Le elezioni anticipate sono una grave patologia italiana”, dice Napolitano.

E naturalmente la terapia consiste nei governi imposti  da lui e da lui resi intoccabili con viva e vibrante soddisfazione. 

Non la corruzione, la politica, ladra, collusa con le mafie, non un delinquente e la sua teppa di venduti, fascisti, immorali disonesti che viene ospitato in parlamento come uno statista con tutto il suo corredo di imputazioni, reati, condanne: non una politica che ha distrutto l’etica, la struttura portante di civiltà e democrazia.

Non un paese impoverito, stremato, dalle privazioni che la politica impone per consentirsi la sua sopravvivenza a scapito della nostra.

La patologia non è avere gente in parlamento da trenta, quaranta, sessant’anni che sulla politica, ovvero sui cittadini che pagano tutto, anche il superfluo, ci ha campato di rendita senza dare un contributo anche minimo al miglioramento di un paese: sono le elezioni, ma pensa…siamo proprio degl’ingrati, ecco.

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Boldrini contro Grillo: “Insulta e distrugge. Rispetti le Camere”.

Grillo: ‘L’Italia una stalla da ripulire’
Boldrini: ‘Insulta e distrugge istituzioni’

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Boldrini se la prende di nuovo con Grillo esigendo più rispetto per il parlamento, quello della politica.

Vediamo: più rispetto per chi? per un parlamento che dopo aver mentito e tradito lo stato una prima volta, quando Ruby era la nipote di Mubarak ci ha rifatto un’altra volta votando la fiducia all’indegno vicepresidente del consiglio che agevola a sua insaputa, il che se fosse vero sarebbe pure peggio, la deportazione di una donna e di sua figlia di sei anni in una dittatura?  rispetto per un ministro dell’interno che va a manifestare davanti e dentro ai tribunali per sostenere la causa di un imputato sotto processo che il centrosinistra si è premurato di non sfiduciare in quel parlamento per non mettere in pericolo il bel governo del fare un cazzo?

Quale parlamento bisogna rispettare, quello che da diciotto anni non riesce a liberarsi della banda del bassetto e del bassetto stesso perché, per convenienza o perché gli interessi in comune sono molteplici ed esulano anche dalla politica ci si è aggrappato come la cozza agli scogli?

E, insisto, quale parlamento bisogna rispettare, quello che non vuole fare quelle leggi in materia di diritti perché non reputa necessario che in questo paese gli omosessuali, le lesbiche e i transessuali ricevano un trattamento da cittadini e non da borderline mendicanti anche del diritto di esistere?

Ad occhio, cara signora,  pare che alla camera, al senato, nel parlamento tutto intero e da un bel po’ anche al quirinale siano seduti e molto comodi financo, proprio quelli che più di tutti hanno disonorato il paese, in pensieri, parole, azioni ma soprattutto omissioni.
Altroché Grillo.

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Laide intese
Marco Travaglio, 25 luglio

Tutto si può dire dei fautori delle larghe intese, tranne che difettino di sense of humour. Anzi, sono spiritosissimi. Hanno riportato al potere B., l’hanno trasformato da sconfitto alle elezioni a padrone del governo e padre ri-costituente, e ora pretendono di combattere con lui la mafia, la corruzione, l’evasione, il falso in bilancio, il voto di scambio, il riciclaggio, le prescrizioni, l’omofobia, il Porcellum e persino il Kazakistan (già che ci siamo, perché non la prostituzione minorile?). 

Come portare al governo Rocco Siffredi e fargli scrivere la legge contro la pornografia. In qualità di esperto, di tecnico. Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere. Un anno fa la maggioranza centro-destra-sinistra approvava tra rulli di tamburi e squilli di tromba la mitica legge anticorruzione Severino che ora la stessa maggioranza centro-destra-sinistra vuole rifare da cima a fondo perché s’è accorta che l’altra non puniva il falso in bilancio, l’autoriciclaggio, depotenziava la concussione e non bloccava la prescrizione.

Ma già si sa che la nuova non passerà, perché la maggioranza è la stessa della vecchia. 

E qualcuno si meraviglia pure. L’ultimo stupore dei tartufi riguarda la legge sul voto di scambio. Oggi il politico che baratta voti con la mafia in cambio di favori, appalti, assunzioni, fondi pubblici agli amici degli amici non commette reato. Perché questo scatti, occorre che i voti li paghi in denaro, cash : cosa che naturalmente non fa nessuno (l’unico precedente, secondo gli inquirenti, riguarda quel gran genio di Vittorio Cecchi Gori). I mafiosi sono ricchi, ma abbisognano di “altre utilità” (proprio quelle che una manina cancellò all’ultimo momento dal testo del ’92).

Ora le “altre utilità” vengono inserite nella riforma frutto del compromesso Pd-Pdl-montiani sotto l’alto patrocinio del presidente ridens del Senato, Piero Grasso. Ma naturalmente è tutto finto. 

Fatto l’inganno, trovata la legge. L’escamotage che salverà gli scambisti ruota intorno ad altre tre soavi paroline: “consapevolmente”, “procacciamento” ed “erogazione”. 

La prima pretende che il giudice processi le prave intenzioni del politico votato dai mafiosi: il che, nel paese dell'”a mia insaputa”, è impossibile. Diranno tutti che non se n’erano accorti, o che la mafia li votava per simpatia. La seconda e la terza rendono insufficiente la promessa di voti dal mafioso al politico: bisognerà dimostrare che questi sono davvero arrivati (e come si fa? Si nascondono telecamere nei seggi?). 

Casomai, in queste strettoie, si riuscisse a far passare qualche politico colluso, ecco la soluzione finale: il riferimento al 416-bis, l’associazione mafiosa, per le modalità di procacciamento: non basta che il mafioso porti voti, occorre pure provare che l’ha fatto con metodi violenti e intimidatori. Se invece è stato gentile, con un’occhiata delle sue o un riferimento ai bei bambini dell’elettore, è tutto lecito. 

Cose che accadono quando si affida la legge sul voto di scambio ai politici che lo praticano da sempre o hanno addirittura fondato un partito col sostegno di Cosa Nostra. Ma in fondo è meglio così. In un paese dove a ogni indagine o arresto o processo su un qualunque politico delinquente scatta la rivolta dell’intero Parlamento e del 99 per cento della stampa contro la persecuzione, l’accanimento e i teoremi ai danni del Tortora reincarnato, inventare nuovi reati per i politici delinquenti non è solo difficile: è inutile. 

E dannoso. Costringe i magistrati e la polizia giudiziaria a spendere un sacco di tempo e soldi per incriminare altri politici delinquenti che poi, anche se condannati, verranno beatificati dai loro compari. Meglio depenalizzare anche i pochi reati dei colletti bianchi ancora previsti dal Codice penale, e saltare almeno un passaggio della costosa trafila. Oggi è più o meno questa: indagato, imputato, condannato, candidato (e spesso condonato).
Meglio semplificare: indagato, rinviato a giudizio, candidato, santo subito.