Laura Boldrini, le leggi speciali, e quella irresistibile voglia di censura

Sottotitolo: «la persona che utilizza Internet ha la facoltà di scelta. Che Internet diventi materiale per la felicità o per la sofferenza dipende dalla mente. La mente viene prima dell’oggetto esterno» [I monaci del Monastero Namgyal, monastero personale del Dalai Lama].

Se la mente è bacata si può mettere tutto in mano al suo proprietario, e ne farà sempre un uso sbagliato.

Che sia un’automobile, un utensile da cucina, un martello per piantare chiodi se ad usare queste cose sono cervelli bolliti tutto diventa una potenziale arma, anche per uccidere e uccidersi.  Se il limite di velocità in autostrada è di 100, 120 Km l’ora, perché si continuano a fabbricare automobili che raggiungono i duecento, duecentocinquanta? smettessero allora di fabbricare macchine che superano i limiti consentiti dalla legge, oppure armi fatte apposta per uccidere.

Preambolo: Laura Boldrini si è espressa dietro la spinta di un problema personale, che, sebbene sia diffuso come lo è la molestia e la minaccia  virtuale non riguarda tutti e non riguarda solo le donne.

E non c’entra nulla soprattutto la violenza sulle donne.  

Nessun problema è stato mai risolto con la censura e il proibizionismo. 

Anche questo è un passaggio culturale al quale devono contribuire tutti, gestori, responsabili di siti, piattaforme e social network, utenti semplici.

 Sono anni che mi batto per il diritto al rispetto in Rete, per un uso consapevole del web che si potrà raggiungere solo il giorno in cui tutti applicheranno anche qui le norme, elementari, di buona educazione come si fa abitualmente nel posto di lavoro, in famiglia e con gli amici.

Nessuno potrebbe minacciare e insultare qualcuno ‘de visu’ e pensare di farla franca, qui sì, succede,  e invece non deve.

 Il dramma invece è che in Italia  non vengono rispettate le regole e le leggi nel virtuale ma nemmeno nel reale, l’apologia del fascismo è un reato solo sulla carta, di fatto non vengono mai sanzionati tutti quelli che virtualmente o realmente ripropongono i teatrini in stile ventennio.

L’odio non è di per sé un reato, è un sentimento, proprio come l’amore. Sono le manifestazioni ispirate dall’odio ad essere punibili quando sfociano nella violenza, chi l’ha detto che io non posso odiare chi mi pare se ne ho voglia?

il reato è l’istigazione alla violenza, al razzismo, alla xenofobia e omofobia, l’apologia del fascismo, non l’odio.

Allora facciamo rispettare le leggi che ci sono, quelle che qualcuno più lungimirante dei nuovi padri della patria avevano previsto, invece di pensare ad una legge speciale, ad personam, salvaboldrini.

Fa notare  Alessandro Gilioli  sulla sua pagina di facebook che per Boldrini la procura si è mossa con encomiabile tempestività mentre il sito che pubblica le mail private dei parlamentari grillini è on line senza soluzione di continuità di dieci giorni –  giusto ieri ne ha spiattellate altre dozzine, e che in Italia se sei una donna e sei oggetto di insulti sessisti e minacce via Internet, i casi sono due: se sei una studentessa, una casalinga, un’impiegata o una commessa, fai la coda alla polizia postale e non ne saprai più niente per il resto dei tuoi giorni – o magari finché qualcuno non ti ammazza, se sei il presidente della Camera, fai una bella intervista a Repubblica e immediatamente la Procura apre un’inchiesta.

Boldrini e il controllo

web. Ma la legge c’è

Web e anarchia, lettera aperta a Laura Boldrini

Quando qualche giorno fa un’amica mi aveva mandato in via privata su facebook  un link ad un sito di controinformazione pensavo che fosse l’ennesima bufala circolante in Rete, una di quelle che basta che la condividano in due o tre, perlopiù senza nemmeno verificarne contenuto e credibilità che subito viene ripresa da decine di utenti. 
E invece era tutto vero.

Neli link si riportava la notizia di pattuglie di polizia inviate – senza nessun mandato specifico, alla stessa stregua del blitz a sorpresa per catturare il superlatitante mafioso – per conto della presidente della camera nella casa privata di un cittadino colpevole di aver divulgato per primo il fotomontaggio della falsa Boldrini nuda su una spiaggia.

Al tempo, quando quella foto girava tranquillamente in tante bacheche  avevo scritto che non mi piaceva e continua a non piacermi l’idea che tanta gente non capisce che bisogna distinguere il pubblico dal privato che riguarda un personaggio politico, che c’è un privato che quando non nuoce a nessuno deve essere protetto e tutelato, dunque anche il diritto di una signora, se lo desidera e le piace, di potersi mostrare nuda su una spiaggia, il che non sottintende certamente che della sua voglia di esibizionismo debba poi goderne tutto il pianeta.

I giornali di ieri riportano la notizia secondo cui lo scorso 14 aprile, quando Laura Boldrini aveva scoperto il fotomontaggio su facebook in cui compariva una donna nuda spacciata per lei la polizia postale ha disposto il sequestro delle foto diffuse in Rete e la rimozione della fotografia, dunque nello spazio di poche ore è stata aperta un’indagine, le forze dell’ordine hanno provveduto al sequestro del materiale direttamente dal computer in casa dello sventurato manco si fosse trattato di materiale pedopornografico. 

Naturalmente dallo staff della Boldrini hanno smentito qualsiasi interesse “personale”: pare che a far partire la denuncia sia stato il personale di polizia di Montecitorio senza alcun intervento diretto della presidenza. 

E mi piacerebbe sapere sulla scorta di quale sentimento o richiesta di intervento la polizia interviene anche senza previa denuncia che richieda quell’intervento, Boldrini avrebbe potuto anche avere in mente di lasciar correre e attendere che la questione si spegnesse così come tutto in Rete perde di interesse nello spazio di qualche ora o al massimo qualche giorno. 
La Rete conserva ma molti dei suoi fruitori dimenticano in fretta di tutto.

Ma Laura Boldrini non si è limitata a questo, ha chiesto e ottenuto – pare che sia per ora solo un’ipotesi ancora allo studio – la concessione di una squadra di sette agenti preposti unicamente a monitorare i contenuti web che riguardano solo lei, quindi distratti da altre indagini che riguardano i cittadini comuni che non sono affatto esenti da minacce e offese in Rete, anzi.

Tutto questo inserito in un decreto d’urgenza firmato da Luca Palamara, l’ex presidente dell’ANM. 

Il decreto prevede anche il sequestro preventivo tramite oscuramento di tutte le pagine web in cui sono inseriti riferimenti su di lei. 

Naturalmente tutti i cittadini in presenza di qualcosa che ritengono offensivo, pericoloso per la loro incolumità, sicurezza, hanno il diritto di rivolgersi alle forze dell’ordine chiedendo tutela per sé e per le persone care, nella fattispecie figli ancora minorenni che potrebbero subire un danno psicologico nel vedere immagini cruente o volgari delle loro mamme anche se ricavate da fotomontaggi.

Di tutta questa storia stupisce però la sveltezza con cui questa pratica è stata avviata e il sostegno immediato di Pietro Grasso, che da ex magistrato dovrebbe sapere benissimo che non c’è bisogno di nessuna legge speciale visto che ce ne sono moltissime, normali, già sufficienti alla tutela delle persone.

E, a margine di questo penso che anche i figli della mussolini debbano essere tutelati dalla visione di foto volgari che riguardano il passato della loro madre ma che invece alla prima occasione vengono riproposte in Rete, e preservati dalla lettura degli insulti rivolti alla loro madre, che potrebbe essere la donna peggiore del mondo ma è appunto, la loro madre.

Così come questo diritto ce l’ha il figlio della santanché e generalmente ce l’hanno tutte quelle persone che vengono insultate, dileggiate, spesso fatte oggetto di minacce vere e proprie e non invece, semplicemente criticate per l’incapacità politica e professionale, per la loro disonestà politica e non ma per un “altro” che nulla c’entra né dovrebbe entrare con il loro ruolo pubblico e politico.

Laura Boldrini non è la più bella del reame e non può pretendere attorno a sé lo stato di polizia, la censura preventiva né nessuna legge “speciale”.

Se la politica di tre quarti del pianeta ha una paura fottuta della Rete un motivo, anche più d’uno,  ci sarà, se i regimi e le dittature ne inibiscono l’uso significa che tanto inutile non è, è pericolosa casomai per chi vuole impedire la libera diffusione/circolazione delle idee e di quelle notizie che “sfuggono” ai media tradizionali, quelli abituati a dover servire un padrone, anzi, IL padrone, se parliamo di Italia.

E se la politica spesso si scaglia contro la Rete ritenendola responsabile della qualunque, solo questa è  già un’ottima ragione per difenderla e continuare ad usarla.

Di molestie virtuali, trollismo e cose così


Fenomenologia di un troll

(Federico Mello – Il Fatto Quotidiano)

Quello delle molestie via web è un problema da sempre sottovalutato.
Perché per molti la Rete è una sorta di zona franca dove tutto deve essere concesso in virtù della libera espressione/diffusione dei pensieri che secondo il parere di tanti qui non deve subire nessun tipo di controllo perché altrimenti sarebbe censura.
Invece non è affatto così, perché il confine che separa il consentito dalla diffamazione e dall’ingiuria è molto labile.
Io, da donna che si espone ho subìto spesso attacchi volgari dei quali non mi sono preoccupata finché non si sono trasformati in stalking vero e proprio.
Come ho scritto varie volte ormai,  avevo un blog molto letto, apprezzato e seguito su una piattaforma definita scherzosamente libera, la cosa suscitava parecchie invidie in un portale che fa la lista dei bravi e dei meno bravi e dove i bravi ci vanno a finire anche loro malgrado, anche quando il loro unico interesse è scrivere e non far parte della gabbia di uno zoo,  per mezzo di algoritmi che fanno salire e scendere la classifica anche se  un blog viene usato per scriverci buongiorno, buonasera e buonanotte a ripetizione.
C’è gente che per “vedersi” su una pagina web sarebbe disposta a vendersi madri e figli.
Dopo tre anni, tremila post (la maggior parte dei quali miei, non scopiazzature di altri né copiaincolla di gossip e amenità superficialmente inutili come spesso si usa fare nei blog personali), i responsabili di quel portale anziché agire, come sarebbe stato giusto fare contro chi molestava, perseguitava, insultava e minacciava hanno  pensato bene di risolvere il problema alla radice cacciando me.
Oltre il danno la beffa: ci ho messo mesi per metabolizzare quella porcata, una vigliaccata simile sarebbe stata impossibile perfino da immaginare e invece è accaduta davvero.
Ero assolutamente tranquilla perché pensavo che in una piattaforma che vive anche di visibilità ottenuta grazie alla sua community (in realtà un covo di serpi), nessuno avrebbe mai pensato di perdere uno dei suoi ‘prodotti’ migliori. E invece li avevo sopravvalutati, gente incapace che non ha nessuna capacità manageriale e che si affida allo strumento della delazione trasformando gli utenti in spie.
E in questo ambiente non è difficile trovare gente frustrata che si presta al gioco, anzi, che si fa usare prestandosi ad operazioni disgustose come lo  strumento obbrobrioso della segnalazione anonima, bastano tre o quattro persone alle quali si è antipatici per vari motivi [diversità di opinioni, capacità di catturare consenso e apprezzamento, insomma tutta quella serie di cose positive che in un ambito come quello della piattaforma in questione non fanno pendant con tutto il resto],  che si organizzano per segnalare a oltranza e il ban scatta d’ufficio senza una verifica attenta, senza dare  la possibilità di rimuovere eventualmente  solo i materiali “incriminati” e salvare tutto il resto: nessuno mi ha mai più restituito niente.

In Rete purtroppo ogni argomento può essere usato contro chi lo tratta, se scrivi di politica e sei donna ma soprattutto se lo sai fare in modo intelligente, ironico il massimo del complimento che può arrivare è il solito consiglio a fare più sesso, anzi, a farselo fare.
 Se racconti di un tuo disagio, e sei donna, specialmente una donna adulta il massimo della considerazione che la gente può avere di te è che sei una che fa poco sesso, una frigida, un’insoddisfatta.
Comunque una che per risolvere i problemi deve fare più sesso.
Insomma, il quoziente intellettivo di certuni che è pari a quello di una tartaruga in letargo non offre molte alternative.
Sono malati mentali, gente che non troverebbe residenza in nessun contesto civile. Invidiosi solo del fatto che una persona sa vivere anche i suoi spazi virtuali senza incarnare il ruolo dello sfigato, di quello che sta qui per colmare solitudini eccetera.

C’è gente che vive nell’ossessione di altra gente.
Di me sono arrivati perfino a mettere in dubbio la località delle mie vacanze dopo che avevo inserito nel blog alcune foto dal posto in cui ero.
Si chiamano fake, persone che s’identificano in altre e siccome non lo sono tentano di esaltarne solo il lato negativo allo scopo di diminuirne prestigio, valore e farle scadere quindi agli occhi della gente.
Questi sono fatti piuttosto frequenti in quei portali dove esiste una qualsivoglia ‘comunità’, dove ci sono persone costrette, bene o male ad incrociarsi tutti i giorni, e quando la vita non è così cortese con qualcuno è facile poi che venga bersagliata quella di chi decide per scelta personale di portare in rete il suo meglio, lasciando da parte drammi personali, sconfitte amorose, quelle cose che nelle blogosfere fanno audience.
Se una persona dimostra di essere “normale” a molti questo non va giù, non può esistere qualcuno che sa vivere uno spazio virtuale serenamente, che ogni giorno sa trovare un argomento coinvolgente del quale tante persone vogliono parlare.
E quella persona deve sparire, per farne apparire altre, on line c’è ancora il blog dove si è organizzato il complotto ai miei danni  e dove ci si è vantati della missione compiuta, tutti lo hanno visto, centinaia di persone avrebbero potuto testimoniarlo, molte lo hanno fatto, meno però i cosiddetti responsabili, quelli che avrebbero dovuto evitare che una schifezza simile potesse avvenire in casa loro.

 Il problema è che ci sono affermazioni che non possono essere considerate libera espressione del proprio pensiero.
 E allora no, io difenderò sempre il diritto ad una libera espressione del pensiero quando viene esposta civilmente, anche in modo duro, ironico,  ma mai quello che molti pensano sia un loro diritto e cioè insultare, dileggiare, offendere e diffamare chi scrive.
Perché la diffamazione è ancora e per fortuna un reato.
Ecco perché penso che delle regole anche minime devono esserci, non basta la netiquette né delle faq molto spesso insufficienti e ridicole: bisogna tutelare chi fa del web un uso consono, chi non dimentica neanche qui il rispetto e l’educazione.
Un conto è la critica anche dura, vivace nei confronti della politica, di quei fatti che inevitabilmente suscitano sdegno, indignazione e rabbia, e un altro è la diffamazione, il discredito gettati sulle persone  che la esprimono da altre persone che possono farlo perché sanno di non rischiare praticamente  nulla.

Così non funziona, non può funzionare.

La domanda unica da farsi e alla quale qualche autorità dovrebbe dare una risposta è solo una: può una persona essere lasciata tranquilla quando i suoi comportamenti non nuocciono? perché io devo fare a meno di un blog, della mia partecipazione ad un social network se so di fare un buon uso dell’uno e dell’altro? perché è questo alla fine che conta, il poter vivere ognuno i propri spazi – che siano reali o virtuali – come e quanto vogliamo, se sappiamo di farlo bene, di non violare nessuna regola.