Preoccupazioni “diverse”

Il ministro Cancellieri non ha il coraggio delle parole, così dichiara di essere molto preoccupato perché i blocchi ai caselli autostradali, potrebbero “sfociare in cose di tipo diverso”. (Rita Pani)

Anche noi siamo preoccupati, signor ministro, solo però, le nostre sono preoccupazioni “altre”, lei direbbe “diverse” perché non ha la sfortuna che abbiamo noi di doversi confrontare ogni giorno con gli stessi nostri problemi, lei come tutti quelli che si occupano di noi, vivete in un altro mondo rispetto al nostro, un mondo dove le preoccupazioni – bene o male – si risolvono senza molto “sacrificio”. A noi invece ne avete chiesti tanti di sacrifici, forse troppi.

I Partigiani non hanno usato i fiori nei cannoni per liberarsi dai fascisti. Per liberare l’Italia, dai fascisti. Hanno preso non i forconi ma i fucili e sono andati a sparare a tutti quelli che ostacolavano la loro ricerca di libertà. Non hanno trattato col nemico né lo hanno considerato un interlocutore col quale poter discutere. Erano altri tempi, s’intende.

Si sono fatte tante chiacchiere su questo movimento che sta mettendo in difficoltà l’Italia intera, come se la richiesta dei diritti si possa fare senza disturbare troppo, in silenzio, senza causare nessun disagio, e allora che protesta è? i diritti sono sempre costati molto più di tanti sacrifici, ecco perché avrebbero dovuto essere difesi meglio e di più di come invece è stato fatto perdendone per strada sempre un po’ in nome di ipotetici ‘sacrifici’ richiesti a chi la parola sacrificio la conosce fin troppo bene. Ecco perché io piuttosto che a complotti, a gente manovrata da chissà chi e cosa preferisco credere che questa gente si sia davvero scocciata di questa mancanza di considerazione della politica di qualsiasi genere si tratti, di quest’arroganza per cui non si pensa mai a come verranno elaborate poi quelle  scelte,  quelle decisioni che altri dovranno subire, decisioni ovviamente indiscutibili perché “necessarie” dall’unico giudice preposto che è il popolo, in questo paese definito sovrano per Costituzione, ma mai come ora ridotto al più servile dei sudditi in quanto non può ribellarsi ma deve tacere e chinare la testa perché c’è la crisi, come se la crisi l’avesse costruita il popolo e non invece quelli che oggi pensano di uscirne rendendo la vita difficilissima e impossibile da vivere per un sacco di gente. E non è pensabile, non è più pensabile che chi si vede messo all’angolo, immobilizzato, privato, deprivato e e violentato non cerchi di liberarsi in tutti i modi.

Cose di tipo diverso

Non penso più che gli uomini o le donne che si avvicendano al governo di questa nazione ridicola siano dei “senzapalle”, credo siano proprio perfidi e bastardi, al punto di non aver mai avuto il coraggio delle parole.

Perché ci vuole coraggio a parlare, e soprattutto a chiamare le cose col proprio nome. Non si fa più ormai, da quando la propaganda ha compreso che utilizzare la “neolingua” a volte tranquillizzante, a volte narcotizzante era di gran lunga più semplice e proficuo.

Al di là delle diatribe, delle analisi più o meno politiche degli accadimenti, in queste ultime settimane pare proprio che l’Italia si stia muovendo, e come primo passo si stia impedendo la circolazione delle merci – peggio che mai della benzina.

I blocchi interessano ormai tutt’Italia e ci sono problemi ai caselli autostradali, inizia a scarseggiare la benzina nei distributori del sud e della Sicilia, presto potrebbero esserci problemi per tutte le merci in tutti i supermercati.

No, il ministro Cancellieri non ha il coraggio delle parole, così dichiara di essere molto preoccupato perché i blocchi ai caselli autostradali, potrebbero “sfociare in cose di tipo diverso”.

Ma è davvero così difficile chiamarle Rivolte? E’ così tragico ammettere che siamo prossimi alla guerra civile? Come si combatte una cosa di tipo diverso? Forse con la polizia diversamente armata?

Le cose di tipo diverso a noi italiani non piacciono per definizione. Sono diversi i gay, i negri di qualunque etnia, sono diversi persino i meridionali rispetto alla logica padana. “Diverso” è una parola importante, che negli anni utilizzata al massimo della sua potenzialità ha dato risultati notevoli. Proprio l’altro giorno un servizio di un telegiornale che criticava le vacanze in famiglia del presidente Fini, evidenziava come il loro tempo fosse trascorso in maniera differente da quello dei “diversamente fortunati”. Poi i disabili, diversamente abili – che storpio pare proprio brutto, o zoppo e cieco, sordo o muto, tetraplegico, paraplegico – diversi. (Da chi?)

E allora speriamo che la nostra intera esistenza possa sfociare in una cosa di tipo diverso, anche perché ci stanno portando dritti e tirandoci per i capelli.

Quell’altro senzapalle di Monti – il professore – ha ribadito un’altra formula magica inventata dalla Marcegaglia, ossia che l’articolo 18 non è un tabù.

Poi provano a spiegare che si potrà licenziare con più facilità, ma gli stipendi saranno più altri per permettere una maggiore capacità di spesa agli italiani, e che perdere i diritti ce ne farà ottenere sicuramente degli altri. Ovviamente fingendo di ignorare la prassi consolidata dei “ricatti d’assunzione”, quelli che al momento del contratto devi accettare per lasciare libertà di licenziamento al padrone …

Che si diceva? Sì, le cose d’altro tipo. Se sapesse il ministro quante me ne passano per la mente …

Rita Pani (APOLIDE)