Nel Paese dei Balocchi

Queste notizie che arrivano a valanga sui guadagni delle nostre emerite eccellenze italiane che operano nei diversi ambiti della società cosiddetta civile a me hanno messo una tristezza infinita: sapere che un capo della polizia guadagna quanto un banchiere, che la sorella di Alemanno porta a casa lo stesso stipendio di Barak Obama, circa 400.000 euro l’anno (e sarebbe carino che qualcuno ci spiegasse perché, cosa fa di bello, di utile per la società la sorella di Alemanno) e che la ministra Severino che due giorni fa si vantava di avere quello che ha perché è stata brava, PIU’ brava degli altri e delle altre abita in una villa sfarzosa intestata ad una società fittizia comportandosi quindi né più né meno nello stesso modo che dovrebbe invece contrastare a me ha fatto venire conati di vomito e per nulla sobrii.

Io sono assolutamente convinta che non ci sia lavoro che possa giustificare certe cifre, un capo della polizia che guadagna quasi un miliardo e mezzo delle vecchie lire all’anno dovrebbe stare al comando della polizia di stato più efficiente, funzionale  e prestigiosa  al mondo, non di poveri funzionari dello stato costretti a lavorare in condizioni impossibili che non hanno nemmeno i soldi per mettere la benzina in  auto di servizio ridotte ai minimi termini e ai quali manca, nei fatti,  la possibilità di svolgere un servizio davvero utile.

Vorrei capire in base a quali tabelle stipendiali il commissario Manganelli può guadagnare queste cifre: è un funzionario che ha fatto carriera, bene, benissimo.

Una volta era un tenente, o un agente: cosa è successo nel frattempo  perché si passasse dalla carriera nello stato al feudalesimo?
E noi una patrimoniale, cioè una legge che stabilisca che chi ha di più perché è stato magari più bravo, più fortunato o semplicemente più disonesto di altri dovrebbe contribuire di più al risanamento del bilancio di uno stato specie quando quello stato  rischia  il fallimento la volevamo da questa gente qui,  incapace di rinunciare ad uno solo dei privilegi ottenuti per il solo fatto di essere italiana?

Ieri mattina a “Tuttalacittàneparla”, su Radio3, si parlava delle cospicue entrate dei nostri ottimi  e sobrii ministri.
Grande attenzione per le dichiarazioni  di Sgarbi mescolate come al solito da abbondanti dosi di ptialina, che sosteneva che la ricchezza è segno di merito e fatica, e poi, siccome ci si pagano le tasse arricchisce il mondo. Bella questa teoria secondo la quale il merito viene utilizzato come strumento per giustificare le  ricchezze mentre non si fa altrettanto quando c’è da distribuire lavoro ai numerosi talenti sconosciuti. Quelli costretti a scappare da questo paese o a restare precari a vita e dei quali  non avremo mai la possibilità di apprezzarne le capacità se nei posti che contano restano – a vita –  le solite cariatidi ingorde.

 Sgarbi, bisogna capirlo poverino,  dice la stessa cosa che sostenevano Ronald (Reagan) e Maggie (Tatcher, la Iron Lady),  dalla cui geniale teoria economica viene la crisi in cui tutta Europa man mano  è caduta.
Interessantissima l’osservazione, fatta da uno degli ospiti, che trent’anni fa il parlamentare più ricco era Carli, con l’equivalente di 700.000 euro.

Ora starebbe dopo il quarantesimo posto.

Si è naturalmente parlato anche di qual era lo stipendio di  Vittorio Valletta che fu manager della Fiat degli anni d’oro,  paragonato a quello dei suoi operai, e dello stesso rapporto per Marchionne che non voglio citare per decenza.

Poche parole però sul fatto che i guadagni maggiori  di queste nostre costosissime eccellenze – che spesso possono svolgere più di una  professione contemporaneamente senza essere accusati di frodare lo stato come accade ad un semplice cittadino che voglia semplicemente arrotondare il suo stipendio ma non ha la possibilità di regolarizzare anche un eventuale secondo lavoro – non sono il frutto di attività produttive, ma provengono unicamente da consulenze, perizie, avvocature, e tutto ciò che fanno è  legato perlopiù al fantastico mondo della finanza alta.
Gente dunque che non lavora per il bene della collettività ma solo ed esclusivamente per se stessa medesima e per i suoi eguali.

Ci sono o non ci sono forti incongruenze e diseguaglianze, quelle che poi iniettano veleno nelle vene di chi si deve inventare una vita tutti i giorni e che vengono considerate, classificate,  semplice qualunquismo populista da chi deve difendere a tutti i costi anche la merda e per questo dice e pretende di convincere poi anche gli altri che profuma di Chanel numero 5?

Nei paesi civili, nelle vere democrazie si può fare una cosa e basta, a pagamento, chi ne vuole fare di più deve accontentarsi di UNO stipendio e del prestigio ottenuto dalle altre attività: gente per esempio  come Montezemolo, Abete, altrove non potrebbe fare quello che fa.

La finanza distrugge l’economia, per l’arricchimento spropositato di pochi e l’impoverimento generale, e genera crisi a ripetizione da almeno un decennio: adesso l’unico modo di uscirne, secondo autorevoli esperti, è lasciare che i ricchi si arricchiscano sempre di più superando la protezione sociale che è stata conquistata in secoli di battaglie. Così, senza colpo ferire. Ma ad ogni azione corrisponde una reazione di eguale forza: al precariato e alla corruzione è corrisposta la perdita di autorevolezza dei partiti, che secondo sondaggi che giravano qualche giorno fa si aggira sul 4%. E’ il fallimento della rappresentanza, quella basata sulla fiducia, e significa che chiunque oggi prevede di dover tutelare i propri diritti da solo, senza mediazione. Molto, molto pericoloso. Chi creda fermamente nella politica, nella trattativa, nel compromesso e nel tessere reti di interessi condivisi probabilmente dovrebbe allarmarsi almeno un pochino. Io sono MOLTO preoccupata.



Diceva Sebastian Matta: “i ricchi costano. Un paese che voglia averne, deve essere disposto a fare molti sacrifici”.

Abbiamo un governo

Se dobbiamo essere contente, da donne, perché ci sono tre donne nell’esecutivo, nessuno contasse su di me.
Nessuna sorellanza d’accatto.
Mai più per la politica.

Abbiamo un governo.
Quello appena formato è un governo, è il governo che ci meritiamo non essendo stati in grado, da cittadini, di cacciare via noi il male a beneficio del giusto, un governo formato da gente seria che spero farà dimenticare l’immondo bordello che il più amato, quello che si è sacrificato per il bene di tutti e cioè il suo è stato capace di trascinare in parlamento.
Ma per far approvare le leggi servirà ancora il voto di quel parlamento occupato ancora da chi lo ha svilito e svillaneggiato per tutti questi anni. E, quello che in pochi sottolineano e ricordano è che al senato silvio ha ancora la maggioranza. Ecco perché secondo me bisognerebbe rimandare i festeggiamenti a tempi migliori, e cioè quelli in cui avremo un vero governo fatto di gente voluta e scelta dalla gente con elezioni regolari supportate da una legge civile.

 

Meno male che Uolter c’è

In realtà quando sugli schermi delle televisioni italiane è rispuntato Uolter, il tizio non si era ancora dimesso, e stava là sulla soglia di Palazzo Chigi, a dire: “Vado, non vado!” Poi, ieri, eccolo di nuovo Uolter, ospite di spicco a Ballarò. Ho spento.
La sua riesumazione, da anni, rappresenta il salvagente da lanciare al tizio che affonda. Lo fece anche illo tempore, quando da sindaco di Roma esautorò il Presidente Prodi assumendosi il ruolo di mediatore per la riforma della legge elettorale, la porcata diabolica che segnò la cessazione della democrazia, con la negazione della volontà popolare. Mi ricordo bene, perché era stato quel momento in cui Fini, in un rigurgito di “dignità” tentò di far le scarpe al tizio, e Uolter, pronto, avvisò la nazione che nessuna riforma sarebbe stata fatta senza la partecipazione del “primo partito d’opposizione”. Il resto è storia, una storia che incessante si ripete.
Oggi è il giorno del governo della Rinascita, del “Paese che ce la farà” senza lacrime e sangue ma con i sacrifici. Il giorno della contro propaganda più spinta capace di calmare gli animi della gente che non sa più, nemmeno, di essere spaventata.
Son quasi contenta, oggi, di avere la nausea per motivi di salute; è come se potesse sostituire quella che mi verrebbe da sé leggendo i giornali, che ancora raccontano un mondo che non c’è. È come se perseverassero nell’illusione che si sia tutti cretini, tutti proni, tutti disposti a prendere il cetriolone che arriverà. Ma è anche vero che pronti o non pronti lo prenderemo, come sempre e zitti.
C’era urgenza di approvare il piano di stabilità, e quindi i giornali non si soffermarono troppo sul contenuto. A noi doveva bastare il fatto che fosse stato approvato in tutta fretta, liberandoci dal tiranno debosciato, e donandoci l’ultima speranza di non finire come la Grecia o peggio l’Argentina. Ora, a piccole dosi, iniziano ad emergere le decisioni assunte con quella legge che doveva essere capace di risollevare le banche più che l’economia, dando segnali all’Europa e alle Borse più che a noi.
Non importa che da Gennaio o Febbraio, spariranno dalla nostra vita altri servizi minimi nella sanità o nei trasporti; non è nemmeno importante che un altro picco di disoccupazione renderà in povertà migliaia di cittadini. Non è importante che qualche ministro incarognito sia riuscito ad infilare nel mezzo qualche vendetta, che si siano regalati gli ultimi spiccioli agli amici degli amici, alle lobbie o alla mafia. Tanto c’è Monti che è serio, pettinato, va in chiesa e piace al mondo intero.
Forse è proprio per questo che è rispuntato Uolter. Il pupazzo rassicurante, più buono e paziente di Kermit il ranocchio. Forse è solo perché quel che differenzia il PD dal PDL, oltre che la “L” è il dilettantismo del facciadiculismo. Nel PD non sono così esperti e spregiudicati quanto nell’altro partito, e probabilmente Bersani non sarebbe riuscito a recitare il mantra del Rinnovamento e del Rinascimento, facendo credere ai suoi elettori che davvero Monti potrà passare alla storia come l’eroe salvatore della Patria.
Ma questi son pensieri difficili da fare, meglio incazzarsi ancora per qualcosa di più semplice, per esempio i presunti 800 mila euro promessi a Bobo Vieri, per ballare in TV, o la base d’asta di 250 mila euro con la quale, sempre la TV, cerca di accaparrarsi Cassano per un’ospitata dopo il suo intervento chirurgico.
Ma che c’è di strano? In fondo la consuetudine è tranquillizzante: la fiction da anni ci aiuta a sopportare la realtà, ignorandola. Proprio come i Uolter.

Rita Pani (e resto APOLIDE)