Oh mon dieu!

Sottotitolo: Micciché,  leader del Grande Sud ci fa sapere che è stato un errore  intitolare l’aereoporto di Palermo a Giovanni Falcone in quanto  figura troppo negativa perché evoca la mafia che, lo sappiamo tutti non esiste e comunque il problema di Palermo è sempre il traffico. 
Secondo lui sarebbe stato più opportuno dedicarlo ad Archimede. E perché no a Eta Beta mi chiedo io, a Ben Ten o al pompiere Sam.
Micciché non ha perso il vizio, evidentemente, di ficcare il naso dappertutto.

Forse Vauro avrebbe potuto disegnare le calze a rete anche sulle gambe di Monti, come gia fece con quelle di Alfano a conferma che, per chi fa satira, spesso il sesso è quello degli angeli.
[…]
Del resto Fornero non è la sola a risentirsi: la reazione del Pdl alla parodia televisiva della Minetti la dice lunga sull’intolleranza nei confronti della satira. L’attrice ha replicato che continuerà ad imitare la consigliera berlusconiana finché avrà burro di cacao. Noi possiamo garantire che Vauro prenderà in giro tutti e tutte (Fornero compresa), finché avrà una matita per disegnare.
[dal Manifesto]

Devo parlare di satira e non so cosa mettermi, ma qualsiasi cosa abbia il colore dell’ipocrisia andrà benissimo in questo paese arretrato [l’ha detto anche Rosy Bindi perciò è vero] composto in maggioranza da gente ipocrita.

Un migliaio di persone in questo paese perdono il lavoro OGNI GIORNO [anche grazie alle scelte del governissimo che fa benissimo del quale fa parte anche Fornero], e i commentatori si indignano e fanno indignare i moralisti à la carte  per una vignetta; poi ci stupiamo ancora se berlusconi è potuto rimanere dov’è  stato per diciassette anni a tempo praticamente indeterminato.

La satira non è mai bella. NON DEVE essere bella.

E stupisce che nel terzo millennnio si aprano ancora dibattiti infiniti su cosa è opportuno e cosa no riguardo alla satira.

E stupisce che i politici di oggi, tecnici e non, siano molto peggiorati nelle loro reazioni rispetto a quelli della cosiddetta prima repubblica, Spadolini è stato massacrato, Andreotti non ne parliamo proprio, D’Alema, invece, da bravo politico di sinistra, anzi statista di sinistra, querelò Forattini per la storia del bianchetto. La classe, ça va sans dire, non è acqua.
Ipocriti perché la satira, come il giornalismo, non può essere “buona” quando prende di mira il nemico e cattiva quando invece se la prende con tutti. 

Ipocrita perché, e questo ormai dovrebbero saperlo anche i bambini, la satira non deve essere bella, gentile, opportuna, educata altrimenti non è satira ma squallida comicità da Bagaglino.

Ipocrita perché la “ministra squillo” sarebbe un insulto sessista e, ad esempio, un topo che ha abitato per mesi nel culo di larussa non scandalizzava invece nessuno. Un topo nel culo dovrebbe essere molto più spiacevole e quindi più criticabile,  così come lo era ridicolizzare Spadolini perché ce l’aveva piccolo, ma allora non mi pare che nessuno abbia mai aperto dibattiti sul sessismo.

Ipocrita e anche profondamente ignorante perché invece di alzare il ditino e arricciare il naso disgustati basterebbe andarsi a leggere un po’ di storia per comprendere dove e come è nata la satira e qual è stata la sua funzione nel corso della storia, si parla di millenni, da imparare ce n’è.

La satira è nata per essere linguaggio di popolo, per ridicolizzare il potere, TUTTO il potere, perché non esiste il potere buono e quello cattivo, esercitare potere nei confronti di un popolo è sempre limitare la libertà di quel popolo, ed ecco che la funzione della satira è quella di parlare al popolo, di raccontare col suo linguaggio cosa fanno e come i rappresentanti di quei poteri, i re cattivi, i dittatori, o semplicemente gli esecutori di progetti assassini.

La Fornero esige vergogna da chi la ridicolizza per mezzo della satira dopo che, grazie alla sua bella “riforma” su lavoro e pensioni migliaia di persone sono ridotte praticamente alla fame.

Il concetto da non perdere di vista è questo, non, invece, aprire il dibattito sulla vignetta di un satiro, sebbene irriverente [e deve esserlo!] come vauro.   

Alla Fornero e a chi s’indigna per la satira piacerebbe che l’Italia diventasse come quei bei paesi dove per una vignetta di satira si scatena una guerra? dove chi osa prendere di mira dittatori e religione viene ammazzato, perseguitato, costretto all’esilio, gli vengono mozzate le mani? ce lo dicano, ci dicano  quale deve essere il termine ultimo per un’innocente presa per il culo qual è una vignetta, una battuta.

Il satiro dei tempi antichi veniva chiamato alla corte dei re per farlo ridere, ma il satiro rideva di lui senza che questo se ne accorgesse, perché solitamente i re cattivi sono anche dei perfetti coglioni, e nel frattempo parlava al popolo, un popolo che in tempi molto remoti capiva, metteva da parte e si organizzava per difendersi dalle tirannie.

Oggi invece no, oggi il popolo se la prende col satiro, c’è gente che pur di difendere i re cattivi, dunque gl’indifendibili, manderebbe  al patibolo il buffone e salverebbe quel re.

E’ l’evoluzione della specie.

Di forconi e cose così

 

Forconi, continua il blocco in Sicilia
E il parroco appoggia il movimento

 

 

Riflettere serve, e serve anche qualcuno che permetta di farlo. Bisogna leggere, informarsi, cercare di andare oltre quello che i media spacciano per verità assoluta ma bisogna, nel paese degli smemorati  che è l’Italia, soprattutto RICORDARE.

Ecco perché io trovo ingeneroso e anche scorretto oggi prendersela con i siciliani che qualcuno accusa di essersi svegliati dal torpore dopo aver sostenuto per anni i partiti e i governi della mafia. Ieri sulla mia pagina di Facebook scrivevo: “dov’erano quelli dei forconi quando in cabina elettorale gl’indignatissimi siciliani mettevano la croce sul partito di totò vasa vasa (cuffaro) e facevano vincere 61 a zero forza italia?”

Oggi lo so, me lo sono ricordato: erano nello stesso posto in cui stavano ad esempio i milanesi durante la fulgida era di craxi & co. Quando per decenni hanno permesso ad un ladro, ad un corrotto, morto da latitante in terra straniera, di mettere le mani sulla loro città fino a quando non è arrivato il messia Pisapia. La Milano che ha votato Pisapia e ha cantato e ballato nelle piazze festeggiando la ‘liberazione’ della capitale “morale” del  nord non è forse la stessa che ci ha dato 40 anni di craxi e berlusconi lasciandoli poi in eredità a tutto il paese coi risultati che sappiamo? quella “da bere” ma quella dove soprattutto si è mangiato molto e dove  si continua ancora a farlo oggi? sì? e allora, di che parliamo?

Poi, possiamo discutere tutta la vita se i modi di quella protesta sono giusti, se si possono tollerare intimidazioni e violenze in una società che vuole essere definita CIVILE.