Gufi, bestie, verme, imbecille: basta con la politica degli insulti di Grillo! Ah, non era Grillo?

Hollande decide [da solo? ] che è arrivato il momento di usare l’intelligenza delle bombe pacifiche occidentali contro l’Isis in Siria.
Così quella povera gente sarà costretta a scappare non solo dal fondamentalismo islamico che uccide ma anche dai raid dei magnifici salvatori del mondo della santa alleanza che abbiamo già visto varie volte in azione.
Il caos prodotto da Sarkozy in Libia per ammazzare Gheddafi non è bastato.
Sono sempre più convinta che a questi non interessi un fico secco di portare stabilità nei paesi devastati dalle guerre e dal saccheggio occidentale, l’obiettivo è quello di elevare il primato della loro politica scellerata e criminale, questo costerà ancora vite umane, gente che fugge che poi non si sa dove mandare, il conflitto globale fra chi vuole, può accogliere, chi no e i lor signori continueranno a godersi lo spettacolo ben chiusi e protetti nei loro palazzi.

Questo non è un paese ridicolo, è un paese TRAGICAMENTE ridicolo.
Ho sentito qualche passaggio dell’intervento di Renzi alla chiusura della festa della [fu] Unità, a me i toni di quell’uomo mettono paura, perché non sono poi così diversi da quelli degli aizzafolle che va molto di moda criticare e condannare.
Dire che il pd, ‪Renzi‬ sono il giusto e tutti gli altri sono “bestie” è ribadire il pericolosissimo concetto dell'”o con me o contro di me” di stampo dittatoriale. Ci aveva già provato berlusconi inserendo l’odio e l’amore nel linguaggio politico: due concetti da prima elementare che non c’entrano niente con la politica ma comprensibili da tutti e che fanno capire molto bene dove si vuole indirizzare la ragione e dove il torto. Gli orchi che diventano maghi e le streghe cattive fatine solo con l’uso del linguaggio, in pochi poi vanno a vedere come agiscono i maghi, le fate e la nostra grande informazione si guarda bene dal rivelarlo.
Chi stringe le mani dei guerrafondai abbia almeno la decenza di non citare Vittorio Arrigoni, un uomo che alla pace e all’umanità applicata nel concreto, non chiacchierata da un palco usando e strumentalizzando la morte di un bambino ha sacrificato la vita né di definire “bestie” chi ha altri punti di vista. Non c’è solo salvini, c’è anche un sacco di gente che legittimamente pensa che l’accoglienza debba avere una regola, che è impensabile poter trasferire un continente, due, dentro un altro.

Gufi, bestie, verme, imbecille: il prossimo step del dibattito politico avrà come esordio “la puttana de tu’ ma’ ?” Che differenza c’è fra salvini e il suo essere rozzo e razzista ma molto utile al sistema che se lo tiene ben da conto e Renzi che per fare campagna elettorale, dare fiato alle trombe dei servi della disinformazione che oggi scrivono solo di lui, novello Figaro che va di qua e di là a prendersi gli applausi e l’abbraccio dei banchieri, degli imprenditori, di Marchionne e di John Elkann, non certo quello dei cittadini stremati dalla crisi, che usa la morte di un bambino e si permette di fare sue le parole di un uomo che per la pace ha sacrificato la vita?
Sono vergognosi, indecenti entrambi, Renzi di più visto che il suo ruolo è di presidente del consiglio di tutti, anche di quelli che lui definisce bestie anche se non scendono al livello di salvini.

E questi sarebbero quelli che vogliono gestire un paese per renderlo civile, capaci di fronteggiare il dramma epocale delle migrazioni dovute all’imperialismo occidentale?
 Vergognatevi, cialtroni.

Salvini: il nomade coi soldi degli altri

Sottotitolo:  la lega nord, nata con intenti secessionisti e quindi contrari alla nostra Costituzione che ha previsto e ordinato che l’Italia fosse un paese unito e indivisibile andava messa fuori legge dal suo esordio. E’ ora di finirla di invocare la democrazia rispetto alla lega che ha in sé tutto ciò che va contro l’idea di paese civile e democratico.

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Nella “concezione rapinatoria della vita” tipica degli italiani, citata nel mini-monito di Mattarella due giorni fa ci sono anche i 120.000 euro al mese che pagano gli italiani per mandare in giro un razzista provocatore che in due mesi e mezzo ha impegnato più di ottomila agenti di polizia? Se salvini vuole fare campagna elettorale da leader politico si dimetta da parlamentare europeo, rinunci all’odiosissimo stipendio in euro che gli paga la comunità, lui come berlusconi che preferiva l’assistenza di cosa nostra sputa sullo stato e poi cerca il sostegno e le garanzie dello stato a spese degli italiani. E’ un vigliacco, e vigliacchi sono tutti quei giornalisti che in questi mesi lo hanno materialmente costruito, legittimato, elevato al ruolo di leader, che gli hanno permesso di diffondere il pensiero violento e razzista.

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Se in Italia c’è ancora spazio per associazioni che si ispirano al fascismo come casapound, alleata di salvini, a maggior ragione lo spazio ci deve essere per i centri sociali che non fanno nessuna apologia.
salvini che lamenta l’assenza di democrazia e poi chiede ad alfano di chiudere i centri sociali, e noi dobbiamo pagare milioni la sicurezza di uno che ha una concezione simile della democrazia, la pretende per sé ma la vuole togliere agli altri. 120.000 euro al mese, ottomilacinquecento uomini dello stato, dieci automobili di servizio ad ogni uscita per permettere ad un provocatore di andare in giro a propalare odio sono un insulto alle necessità primarie di migliaia di famiglie italiane in difficoltà anche per colpa della lega che, forse qualcuno lo ha dimenticato, ha governato per svariate legislature con berlusconi e anche con alfano, ridicolizzato da salvini un giorno sì e l’altro pure.

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C’è Salvini, scontri e due feriti a Massa

Ormai il leader leghista provoca disordini ovunque. Calci e pugni alla sua macchina. A Viareggio schiva un sasso. La solidarietà di Renzi.

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Complimenti a tutto il giornalismo italico che in questi mesi ha legittimato, ospitato, fatto parlare ogni giorno e ovunque il provocatore salvini ben sapendo quali risultati avrebbe prodotto la diffusione del pensiero violento e razzista.

Irresponsabili cialtroni che si nascondono dietro il diritto di parola di chiunque, che solo rarissime volte hanno contrapposto a salvini un contraddittorio serio e che fosse in grado di far perdere consistenza alle scemenze razziste del repertorio di salvini.
E se oggi quel pensiero si traduce in violenza fisica la responsabilità è di chi non ha fatto nulla per evitarlo ma, al contrario ha partecipato in solido alla costruzione del salvini “leader” legittimandone il pensiero violento.

Basterebbe tornare indietro di qualche mese nelle cronache politiche per capire a chi serve il “fenomeno” salvini.
Chi è che ha gonfiato questo sacco di ignoranza razzista, questo parassita elevandolo a uomo politico il cui “pensiero” si doveva, si deve non solo ascoltare ma analizzare fino al parossismo mediatico.
L’establishment che conta, opinionisti, giornalisti, tutti quelli che si sono coalizzati contro i 5stelle favorendo sfacciatamente l’ascesa politica di questa nullità ignorante e violenta,  loro i veri colpevoli, i costruttori della trasformazione in leader del provocatore razzista salvini dovrebbero farsi un serio esame di coscienza, sempreché la trovino da qualche parte e ripensare a quello che scrivevano quando sui palchi delle piazze al posto di casa pound, della sorellastra d’Italia c’erano persone come Dario Fo, Salvatore Borsellino, il giudice Imposimato.
Se Renzi ha la possibilità di ridersela e di campare politicamente tutto il tempo che vuole è soprattutto grazie alla servitù di regime che crea i mostri e poi non se ne sa liberare ma anzi permette loro di crescere e moltiplicarsi. 

Più del 60% degli italiani si informa solo attraverso la televisione generalista, e se la televisione generalista porta in televisione ogni giorno salvini è facile fare due più due. Senza Ballarò non sarebbe mai esistita la polverini, idem per la Gualmini, la Todini, “autorevoli” sconosciute che hanno potuto accedere alla politica, nei Cda delle aziende pubbliche grazie alle ospitate nei talk show che le hanno fatte conoscere al grande pubblico dei telerincoglioniti d’Italia.

Se il giornalismo, l’opinionismo sempre presente in televisione si fossero contrapposti a salvini quanto lo hanno fatto con Grillo oggi la situazione sarebbe diversa.

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Senza la Resistenza che ha messo a tacere la violenza della dittatura fascista adottando l’extrema ratio della lotta armata oggi salvini e quelli come lui non potrebbero andare in giro per l’Italia dispensando odio contro chi ha fatto il lavoro sporco anche per loro, dunque anche quei comunisti, le “zecche rosse” che hanno collaborato alla stesura della Costituzione “più bella del mondo” e che per questo non piace ai cialtroni, ai disonesti di oggi, non solo nella politica ma anche in quell’informazione sempre pronta a sdraiarsi davanti al potente prepotente di turno, in quella cosiddetta “intellighenzia” sempre presente nelle varie tribune che vuole convincerci a tutti i costi che il meglio è nemico del bene e per questo bisogna accontentarsi di quello che passa il convento, fosse anche il manovratore abusivo salito al potere senza il permesso di nessuno.
Per ricostituire quel partito fascista che la nostra Storia ha messo fuori legge non c’è bisogno di scrivere su un cartello, un manifesto, una lista elettorale “partito fascista”, perché il fascismo non è solo un’ideologia, è prima di tutto un modo di essere, di considerare le persone, è un’idea di società contraria a qualsiasi civiltà, giustizia, uguaglianza, umanità, solidarietà, proprio quello che anima la lega di salvini.
La società civile, quel che ne resta almeno, non prenda lezioni da questi guastatori incivili in camicia verde ma dall’anima nera che andavano messi fuori legge da subito, da chi vaneggia di negazione della democrazia rispetto a chi si oppone al pensiero violento, razzista e fascista di chi semina odio spacciandolo per pensiero illuminato e che per questo ha il diritto di essere espresso.

L’informazione del paese normale, sano, deve aiutare i cittadini a formarsi delle opinioni il più possibile collegate alla realtà.
Mandare in giro uno che ripete ossessivamente urbi et orbi ogni giorno che il problema italiano è una percentuale di problemi da zero virgola quasi niente, che agli extracomunitari paghiamo l’hotel a cinque stelle con vasca idromassaggio e aria condizionata, che una comunità di duecentomila persone su sessanta milioni, i Rom,  è il problema dei problemi e dopo che per vent’anni la lega ne ha dette di ogni su Roma ladrona e poi rubavano loro, ha vomitato ogni sconcezza sui meridionali  significa rendersi complici di quello che sta succedendo: è consapevole delinquenza.
Ormai salvini trova accoglienza solo ai talk show, l’Italia reale lo rifiuta, e sarebbe opportuno che l’informazione ne prendesse atto, prima che sia troppo tardi.
Perché si deve dare tutto questo spazio mediatico  a salvini?
A chi conviene salvini, solo allo share?
La funzione del talk show è di far guadagnare gli sponsor che investono sul razzismo e sul fascismo di salvini?
E di fronte a questo scempio c’è pure chi ha il coraggio di invocare la democrazia che deve lasciar parlare pure salvini?

Di influenze, propaganda e libertà di espressione

Sottotitolo: potenzialmente tutti possono diventare un punto di riferimento per il proprio settore, potenzialmente tutti possono crearsi uno spazio in cui sparare cazzate. [Veronica Gentili]

Preambolo: anch’io, in misura piccolissima, minima rispetto ai grandi opinion makers del web ho una piccola cerchia di persone che mi legge, mi segue e che sulle cose importanti è d’accordo con me, perché se è vero che il contraddittorio non prevede l’assenso sempre e comunque è  normale ed inevitabile che relazionarsi ogni giorno con continuità da una pagina web permette che si crei un’affinità, che le persone poi si ritrovino in quei concetti che dovrebbero essere universalmente riconosciuti come l’antifascismo, l’antirazzismo, il contrasto ad ogni forma di discriminazioni e violenze anche verbali. Ecco perché so di avere una responsabilità circa le cose che scrivo, che non posso mettermi davanti al mio computer e impiastrare questo blog e la mia pagina facebook di sciocchezze,  non posso istigare le persone che mi leggono con la persuasione malsana finalizzata a dirottare il  pensiero e incentivare reazioni violente e volgari. So che è mio dovere mettermi sempre di traverso davanti a chi nascost* dietro un nick ma anche disinvoltamente con nome e cognome usa la Rete per esprimere violenza e volgarità gratuite. Non sono mai stata d’accordo sulla teoria che in Rete è come fuori. Nella vita di tutti i giorni non ci si pone verso gli altri con la disinvoltura con cui molti lo fanno qui potendo contare sull’immunità. Prima di dire “puttanella succhiacazzi” in faccia a una ragazzina che per età potrebbe essere una figlia ci penserebbero. Non sarebbe possibile rovesciare le proprie frustrazioni sui colleghi di lavoro, in famiglia e con gli amici senza pagarne le conseguenze. E quello che manca qui è proprio la conseguenza,  l’assunzione di responsabilità, tutto diventa permesso in virtù della libera espressione del pensiero anche quando diventa oltraggio e  violenza. Una violenza da cui non sempre è possibile difendersi, non tutti abbiamo gli strumenti che può avere ad esempio il personaggio politico e quello pubblico, non per evitare di subire l’aggressione virtuale ma per obbligare all’assunzione di responsabilità quelli che pensano di avere un diritto all’offesa e all’oltraggio.

In un mondo sempre più dipendente dalla Rete è molto più facile orientare le opinioni di quanto lo sia stato quando le informazioni circolavano solo attraverso la carta stampata; l’opinionista, il giornalista oggi hanno meno potere di quanto ne abbia chi ogni giorno si esprime nei social e riesce ad acquistare una considerevole quota di consensi. 

Mille, duemila, cinquemila persone che fanno parte di liste di chi apre un account nei social e che ogni giorno si connettono a facebook, a twitter non solo per seguire quei siti che divulgano l’informazione ufficiale, quella che poi leggiamo anche nelle versioni cartacee dei quotidiani ma anche per andare a vedere cosa ha scritto quell’utente che, perché ha un sacco di gente che lo o la segue deve essere sicuramente affidabile.
Tutto questo fa sì che quell’utente diventi nel tempo un riferimento, le sue parole vengono condivise, fatte proprie, acquistano un’autorevolezza.
Molto spesso poi l’utente famoso, quello delle bacheche dei 5000 è la stessa persona che leggiamo in blog seguitissimi o in rubriche radiofoniche e televisive che trattano l’informazione riuscendo così ad ampliare il suo raggio di “influenza”.
Nella maggior parte dei casi queste persone agiscono in buona fede, ovvero fanno quello che fa qualche miliardo di persone ogni giorno in Rete: esprime i suoi punti di vista che si possono condividere o meno, confutare o prendere per buoni così come sono, ma c’è un sottobosco di “influencers” che non opera affatto in questo senso.
C’è una consistente presenza fissa nei siti online dei quotidiani e nei social, persone che scrivono sulla pagina pubblica del politico e del giornalista e che lo fanno su commissione, scendono ogni giorno nell’arena del web con lo scopo preciso di orientare le opinioni, fanno propaganda.
E questo costituisce un pericolo sì ma fino a un certo punto, chi conosce un po’ le dinamiche web sa benissimo dove andare ad attingere per informarsi e quali utenze meritano considerazione e attenzione. Impara a leggere e a selezionare. Io ho un contenzioso aperto da anni con la moderazione del Fatto Quotidiano on line dove si lasciano passare commenti violenti, offensivi e si censurano quelli che provano a restituire un livello civile alla discussione. L’influencer lo fa lo stesso media che poi ricava dei guadagni. Più gente entra in un sito e più il sito guadagna. Una discussione civile in Rete non “acchiappa”, è noiosa, mentre lo scontro, il botta e risposta attirano e invogliano a partecipare.
Ma che succede quando l’influencer è il segretario di un partito politico?
Prendiamo ad esempio il caso della liberazione di Greta e Vanessa ma anche la strage di Parigi: senza l’ossessionante martellamento di salvini circa le paure per “i milioni di tagliagole pronti ad ammazzarci tutti” e “lo schifo per il pagamento del riscatto” ci sarebbe stata lo stesso l’escalation di commenti violenti e incivili verso i musulmani che non sono terroristi e le ragazze colpevoli al massimo di ingenuità?
Io dico di no, perché il pericolo non è costituito soltanto dalle parole irresponsabili di salvini che mirano a fare cassa nel suo elettorato, sono parole che poi anche a fin di bene e col solo scopo di contrastarle e dissociarsene vengono condivise, riprese, fatte circolare in ogni dove.
Ed è lì che scatta l’influenza in grado di orientare, quando certe parole vengono lette da chi non ha un’opinione precisa su un fatto e leggendo che salvini alla cazzata razzista quotidiana prende due o tremila likes, colleziona migliaia di condivisioni potrebbe avere ragione quando dice e scrive che ai confini dell’Italia sono pronte orde di terroristi che verranno ad ammazzarci tutti, quando apparentemente in buona fede chiede se la gente “ha paura” oppure quando dice, da tutte le ribalte che i media e il mainstream gli mettono ogni giorno a disposizione, scrive nella sua pagina facebook che gli fa schifo che gli italiani abbiano contribuito con una cifra irrisoria a salvare la vita di due ragazze di poco più di vent’anni.
Quindi attenzione a vantarsi di “essere Charlie” e libertari tout court pensando che sia giusto e doveroso lasciare la libertà anche al segretario di partito che diventa un troll per opportunismi suoi di poter istigare alla violenza e procurare allarmi in un paese intero.
Io, rispetto a salvini e quelli come lui non sarò mai Charlie, non per censura ma per autodifesa.

La parola vigliacca – Massimo Gramellini

Quando i messaggi in Rete divennero di uso comune, noi fanatici della scrittura vivemmo un momento di rivalsa. L’oralità trionfante cedeva sorprendentemente il passo a una comunicazione meno spudorata, che avrebbe consentito anche ai timidi e ai riflessivi di fare sentire la propria voce nella piazza dell’umanità. Mai previsione è stata più stropicciata dalla realtà. Che si parli della malattia di Emma Bonino o della liberazione delle ragazze rapite in Siria – per limitarsi agli ultimi giorni – sul web si concentra un tasso insostenibile di volgarità e di grettezza. Una grettezza cupa, oltretutto, raramente attraversata da un refolo di ironia. 

Non mi riferisco al merito dei commenti. Nell’Occidente di Charlie ciascuno è libero di esprimere le opinioni più urticanti, purché rispettose della legge. No, è la forma dei messaggi che corrompe qualsiasi contenuto. Una radiografia di budella, una macedonia di miasmi, una collezione di frasi impronunciabili persino con se stessi. Nessuna di queste oscenità pigiate sui tasti troverebbe la strada per le corde vocali. Nessuno di quelli che per iscritto augurano dolori atroci alla Bonino e rimpiangono il mancato stupro delle cooperanti liberate avrebbe la forza di ripetere le sue bestialità davanti a un microfono o anche solo a uno specchio. La solitudine anonima della tastiera produce il microclima ideale per estrarre dalle viscere un orrore che forse neppure esiste. Non in una dimensione così allucinata, almeno. Per noi innamorati della parola scritta è una sconfitta sanguinosa che mette in crisi antiche certezze. Per la prima volta guardo il tasto «invio» del mio computer come un nemico.  

 

Questo, me lo levi di mezzo

Premessa: i miei post qui dentro e i miei commenti in giro per il web spesso sono  scritti usando toni e termini duri ma mai volgari e violenti. Io non auguro a nessuno di ammalarsi, di morire, di fare una brutta fine, non minaccio, non istigo al razzismo come fa anche salvini.

I vigliacchi miserabili fanno come lui.

Ed è  un peccato che Matteo Salvini mi abbia inibito la sua bacheca facebook  [il vigliacco mi ha chiuso i commenti quando sono andata a spiegargli perché Don Gallo non si insulta, specialmente da morto], altrimenti gli avrei raccontato volentieri una storiella di scorte e di come sono state usate, visto che ieri ha criticato col solito modus operandi leghista  il ministro Kyenge che  va in giro con la scorta come tutti i ministri da sessant’anni a questa parte.

 Presumo che una scorta l’abbia anche lui in qualità di parlamentare europeo, con la differenza che lui non viene insultato e minacciato da quelli come lui così come succede ogni giorno al ministro da quando c’è: sarà mica perché è nera? chissà.
L’uso  della scorta, secondo salvini e quelli col suo stesso Q.I., va bene solo quando c’è da accompagnare mignotte e papponi su e giù per l’Italia per il sollazzo [a pagamento] del vecchio erotomane con cui è alleato anche salvini?

Chiedo.

Pare che berlusconi abbia chiesto ai servizi “segreti”- pagati dai cittadini per tutelare la sicurezza nazionale, non solo quella del manipolo di disonesti e privilegiati che si spaccia per classe dirigente di questo paese – di togliere di mezzo definitivamente Gheddafi perché gli rovinava la reputazione.
la russa, interpellato sulla questione, pare che non abbia né confermato né smentito.

E proprio in virtù della reputazione di berlusconi si potrebbe perfino ipotizzare che sia tutto vero, allora la domanda è: come mai nessuno, nemmeno anonimamente, ha pensato che fosse utile proprio per la sicurezza del paese denunciare questo fatto che pare abbastanza grave alle autorità competenti?

E inoltre verrebbe da chiedersi che succede nel backstage, considerando che quello che si vede sul palcoscenico basta e avanza per farsi un’idea delle condizioni miserevoli di questo paese.

Voglio dire: un presidente del consiglio fa una richiesta simile e nessuno se ne preoccupa? chi ha ricevuto quella richiesta ha pensato forse che si trattasse di una delle barzellette sconce che racconta berlusconi per mantenersi una buona reputazione?
E quanto possiamo stare tranquilli noi, se dietro le quinte del potere avvengono anche cose di questo tipo?

QUANDO BERLUSCONI DISSE AGLI 007: “FARESTE FUORI GHEDDAFI”?

LA RIVELAZIONE DI UNA FONTE AUTOREVOLE DELLA SICUREZZA: IL CAVALIERE TEMEVA DI ESSERE CONSIDERATO TROPPO FILO-RAÌS 
di Stefano Feltri – Il Fatto Quotidiano

NEL MEZZO DELLA CRISI LIBICA il presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi, fece una richiesta un po’ irrituale ai servizi segreti guidati allora da Gianni De Gennaro: “Non è che potreste far fuori Gheddafi?”. Il Fatto Quotidiano lo apprende da una fonte diplomatica autorevole vicina agli ambienti della sicurezza. E l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia) commenta così: “Non venivano certo a raccontarlo a me, ma è possibile. Berlusconi era preoccupato di trovarsi lui stesso in difficoltà perché considerato troppo vicino al leader libico”. Difficile dire se poi ci sia stato un seguito, le cose dei servizi segreti restano, quasi sempre, segrete.

DA QUANTO SI PUÒ RICOSTRUIRE, quello di Berlusconi era un tentativo un po’ naïf di risolvere una situazione imbarazzante, visto che nel marzo 2011, quando cominciano i bombardamenti della Nato su Tripoli, i ricordi dei vertici romani (con tanto di tenda nel parco di villa Pamphili) tra il Cavaliere e il Colonnello erano ancora freschissimi. Berlusconi ha sempre vissuto con un certo fastidio la fermezza con cui il suo ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è subito schierato nel fronte degli interventisti della Nato. Ma quando le cose sono precipitate ed è diventato chiaro che il potere di Gheddafi stava crollando, Berlusconi deve aver pensato di risolvere la cosa in modo rapido, cercando di riabilitarsi all’ultimo secondo. L’Italia aveva da poco firmato anche un compromettente trattato di amicizia italo-libico che impegnava il governo a investimenti in Libia e la Banca centrale del Paese aveva mandato due dei suoi fondi di investimento in soccorso di Unicredit. Al di là degli affari, però, c’era il rapporto personale, a lungo ostentato, tra Berlusconi e Gheddafi. Avere un ruolo nella sua eliminazione poteva essere un utile argomento per il Cavaliere che attraversava già una crisi di legittimità a livello internazionale (sopravviverà, politicamente, meno di un mese alla morte del raìs). Ovviamente le cose non sono così semplici, i servizi segreti tendono a non agire direttamente, preferiscono di solito influenzare, indirizzare, procedere “per proxy”, come si dice in gergo, cioè mandare avanti i soggetti che già operano sul territorio (nel caso specifico i ribelli libici).

CHE DIETRO LA MORTE DEL LEADER LIBICO, il 20 ottobre 2011, ci possa essere l’attivismo di spie occidentali però non è un eccesso di complottismo. Negli ultimi giorni un’inchiesta di Le Monde (integrata da Fausto Biloslavo sul Giornale) ha rivelato un possibile retroscena di quegli eventi: l’allora presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, capofila dell’intervento della Nato, era molto preoccupato che emergessero i suoi legami, altrettanto imbarazzanti, con il regime libico. “Penso che Sarkozy ha un problema di disordine mentale. Ha detto delle cose che possono saltar fuori solo da un pazzo”, disse Gheddafi a Biloslavo del Giornale, che ricorda: “Il Colonnello non riusciva a comprendere come l’ex amico francese, che aveva aiutato con un cospicuo finanziamento (forse 50 milioni di euro) per conquistare l’Eliseo fosse così deciso a pugnalarlo alle spalle”. Anche Lorenzo Cremonesi, sul Corriere della Sera, ha raccontato a fine 2012 come a Tripoli in tanti sostenessero che dietro la morte di Gheddafi ci fosse un agente francese. In quei mesi del 2011, complici partite industriali ed economiche (dalle nomine in Bce alla Parmalat al nucleare) i rapporti tra Berlusconi e Sarkozy erano piuttosto stretti.

Chissà se il Cavaliere è poi riuscito ad avere un ruolo nell’eliminazione del Colonnello. Probabilmente no, visto che alla morte del dittatore invece che rivendicarne l’eliminazione si limitò a liquidarlo con un semplice: “Sic transit glora mundi”.