Chi va con lo zoppo, impara a zoppicare, chi va con berlusconi, idem

Caimano in ospedale, ma zoppo ci cova (Fabrizio d’Esposito e Antonella Mascali)

Piccoli liberali crescono (Marco Travaglio)

***

 

Se Forza Italia senza berlusconi crollerà ce ne faremo tutti una ragione come siamo costretti a farcela quando un’azienda fallisce per l’incapacità dei suoi dirigenti mettendo per strada incolpevoli lavoratori.
Il centrodestra, cosiddetto, in vent’anni di berlusclownismo non è stato capace di prodursi un leader diverso dal dis_avanzo di galera e per questo tutto un paese deve subire l’onta di vedere un pregiudicato che viene ancora interpellato dalla politica e ricevuto dal presidente della repubblica? E’ una responsabilità dei dirigenti del partito, non la mia che non ho votato il partito di un delinquente e ho il diritto di pretendere che non sia un pregiudicato da galera a occuparsi di leggi per gli onesti e un presidente della repubblica che non abbia certe frequentazioni, almeno nella sua veste ufficiale.  Non cambio la mia opinione di una virgola su un presidente della repubblica che accoglie e ascolta uno che [se questo fosse un paese normale] dovrebbe parlare con qualcuno soltanto durante l’ora d’aria e il giorno dedicato alle visite dei parenti.
Resta comunque la mia preoccupazione circa la facilità con cui tanta gente, comune, normale, onesta, si lascia abbindolare dalle menzogne ripetute scientemente e opportunamente finché “non diventano la verità” [cit. Goebbels] dall’opportuna servitù che si è votata ai 90 gradi in funzione del regime, con lo scopo di far metabolizzare all’opinione pubblica, rendere un fatto normale l’oscenità continuata, ripetuta di uno stato che non sa, perché evidentemente non può, sottrarsi al ricatto di silvio berlusconi.

Un paese non è sano, prim’ancora di non essere normale, verrebbe da dire che non è nemmeno un paese, quando lo stato si pone al di sotto di un cittadino che delinque per abitudine, perché gli viene naturale, perché riconosce come unica forma di convivenza nello stato mettersi fuori e contro lo stato con la pretesa che questo gli venga riconosciuto come un suo diritto inalienabile, uno che vuole violare la legge e rimanere onesto, uno che ha rubato allo stato mentre lo rappresentava, uno che nel corso della sua carriera politica ha creato vari sistemi criminali defraudando lo stato col fine di arricchire il suo patrimonio. Uno che ha stravolto un intero paese a sua immagine e somiglianza e che in buona parte, grazie alla collaborazione di chi lo ha agevolato nell’impresa, dunque la politica che non gli si è opposta, dunque l’informazione che non informava è riuscito a stravolgere anche le regole democratiche dello stato. Non sono irricevibili le richieste di berlusconi, la sua pretesa ad avere un’agibilità politica da condannato in via definitiva qual è: è irricevibile il trattamento che gli viene ancora riservato da parte di chi dovrebbe essere garante di quella Costituzione che ordina che i cittadini devono essere  tutti uguali davanti alla legge.  Nessuno, infatti, dei veri padri costituenti aveva pensato alla deroga per silvio berlusconi.

***

Caro Furio Colombo, leggo su “La Stampa” (2 aprile) questa frase di Berlusconi: “O vengono adottate misure anti-giudici o salta tutto l’impianto della riforma”. È una minaccia gravissima. È vera?
Benedetto

La frase notata con giusto stupore e segnalata nella lettera non era che l’inizio di una nuova fase nella quale, come dice Renzi, “dobbiamo farci una ragione”. Infatti non solo la frase è vera, ma subito dopo Silvio Berlusconi è salito al Quirinale. Sono certo che il lettore che ci scrive, insieme a moltissimi italiani, si sarà chiesto perché l’uomo condannato in via definitiva per frode fiscale, espulso dal Senato e, al momento, interdetto dai pubblici uffici (per due anni), non sia stato fermato in portineria e pregato di non insistere. Invece non solo la visita è accaduta, ma ci viene anche autorevolmente spiegata dalla persona giornalisticamente più autorevole e informata in materia, Marzio Breda. Scrive (“Il Corriere della Sera”, 3 aprile): “L’udienza non poteva essere negata perché a chiederla era il capo di un partito che ha svolto un ruolo di primo piano per un periodo notevolmente lungo nella vita politica e istituzionale del Paese. Berlusconi è un uomo che è stato votato e rivotato da milioni di italiani. E che si, adesso è sotto schiaffo per via di una condanna definitiva ma resta ancora alla guida di una formazione in grado di raccogliere importanti consensi elettorali e di esercitare un notevole peso nelle dinamiche pubbliche del Paese”. Prego i lettori di ricordare che il qualunquista Marzio Breda gode della fiducia dei lettori proprio perché attendibile. Dunque questo è davvero il pensiero che ha motivato e guidato l’accoglienza di Berlusconi al Colle. Sconcerta che contenga e sostenga l’argomento secondo cui i molti voti e il molto governo possano sovrapporsi a una sentenza nel senso che il leader resta leader, se lo vuole, e se lo vota un numero abbastanza grande di cittadini, qualunque cosa abbia fatto e qualunque condanna abbia meritato. Come non vedere che uno dei tre poteri su cui si fonda la democrazia viene accantonato in favore del voto inteso come cancellazione del reato e della pena prescritta per il reato? E come non temere un “precedente” nel pieno e pericoloso senso giuridico della parola ? L’evento ci sta dicendo che il potere economico, se trasformato in potere di voto, può consentire e coprire qualunque reato. Impossibile non notare che, intanto, il giudice di sorveglianza non trova il tempo per decidere se a Berlusconi tocca il carcere, la detenzione domiciliare o i servizi sociali. E che cosa deve accadere, oltre alla condanna definitiva, oltreché all’espulsione dal Senato, oltreché alla esclusione dai pubblici uffici, oltreché alla perdita del titolo di cavaliere del Lavoro, oltreché all’accumularsi di altre serie imputazioni in corso o in arrivo (per esempio: la compravendita di senatori e deputati, e dunque l’alterazione del processo di voto e di governo) per non avere più il permesso di entrare e di essere accolto al Quirinale? Perché disorientare fino a questo punto i cittadini, specialmente i buoni cittadini?
Furio Colombo – Il Fatto Quotidiano, 5 aprile

***

Il condannato al Colle. Gli indagati in galera
Massimo Fini – Il Fatto Quotidiano, 5 aprile

Mi chiedo  in quale altro Paese al mondo il capo dello Stato riceverebbe un pregiudicato, non una persona che qualche anno prima ha avuto una condanna e ha pagato i suoi debiti con la giustizia, ma un soggetto che è in fase di esecuzione della pena e che solo per ragioni d’età non è ancora a San Vittore. Se il capo dello Stato avesse ricevuto Totò Riina per parlare della questione mafiosa sarebbe stata la stessa cosa. E non lo dico per paradosso. Giorgio Napolitano per giustificare in qualche modo il suo “rendez-vous” con Berlusconi si è richiamato, implicitamente, a quanto disse la prima volta che incontrò il leader di Forza Italia già condannato in via definitiva: “Un’udienza che non poteva essere negata. Perché a chiederla era il capo di un partito che ha svolto un ruolo di primo piano per un periodo notevolmente lungo della vita politica e istituzionale del Paese”. E che vuol dire? Da quando in qua il consenso autorizza a compiere delitti? Se si seguisse questa logica-illogica, Berlusconi, che gode del seguito di nove milioni di voti, potrebbe uccidere sua moglie e salire lo stesso al Quirinale. Naturalmente una volta concessogli di salire al Colle Berlusconi non si è limitato a fare gli auguri di Pasqua al capo dello Stato: “O mi dai un salvacondotto, fai in modo che io non sconti la pena, o bloccherò quelle riforme cui tieni tanto”. Un ricatto al limite dell’estorsione. C’è una malattia che colpisce i vecchi, si chiama “marasma senile” e si manifesta quando un anziano non è colpito da una patologia precisa ma si dà ad atti del tutto scoordinati e non è più in grado di governare se stesso. Ecco, l’Italia è in preda a una sorta di “marasma senile”, istituzionale e morale.
NEL FRATTEMPO gli sciagurati “indipendentisti” veneti, sospettati di “terrorismo ed eversione del sistema democratico”, ma che allo stato, come avrebbe detto Di Pietro, non hanno commesso alcun atto di violenza, non solo vengono indagati, il che ci può anche stare, ma sbattuti senza tanti complimenti in galera. La gente percepisce la differenza: quelli, solo sospettati, in carcere, l’altro, già condannato, ricevuto al Quirinale. Mugugna, ma porta pazienza. Tra l’a l t ro Berlusconi è stato condannato per un reato (frode fiscale, che non è semplice evasione, ma vuol dire aver messo in piedi un’organizzazione per frodare il fisco) che dovrebbe risultare particolarmente odioso alla cosiddetta “ge n te comune” in un periodo in cui è tartassata dalle imposte e se non riga più che dritta, si trova puntato alla gola il coltello di Equitalia. Uno pensa che il cittadino dovrebbe essere incazzato a morte col superfrodatore impunito, la cui colossale evasione ricade, pro quota, sulla sua testa. Invece no. Mugugna, pazienta. Anzi in molti continuano a votarlo. È proprio vero quello che dice Etienne de La Boétie, che siamo sudditi perché vogliamo esserlo: “Com’è possibile che tanti uomini sopportino un tiranno (ma al posto del “Tiranno” si può mettere qualsiasi altro regime, perché per de La Boétie, come per Stuart Mill, ogni potere è di per sé illegittimo, ndr) che non ha forza alcuna se non quella che essi gli danno?”.
Il popolo, si sa, è bue. Paziente come un bue. Ma bisogna stare attenti a non abusare troppo della sua pazienza. Il silenzioso contadino piemontese che per quarant’anni ha zappato pazientemente la terra, subendo nel frattempo ogni sorta di angherie, un giorno, di colpo, senza alcuna apparente ragione, dà una tremenda roncolata al primo che gli capita a tiro. Perché, come dice la Bibbia, “terribile è l’ira del mansueto”.

Operazione Casta Concordia

Mauro Biani

PASSA LA LINEA MORBIDA. SCHIFANI: “B. COMANDERA’ LONTANO DAL PARLAMENTO”  – Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano

 Gli arresti domiciliari non sono una specie di convalescenza, di vacanza, di periodo di aspettativa. Sono – appunto – arresti domiciliari durante i quali ai delinquenti comuni viene inibito ogni contatto con l’esterno.
berlusconi politica non l’ha mai fatta nemmeno in parlamento e nei suoi domicili faceva altro, ad esempio le famose cene eleganti; ma basta con queste prese per il culo a getto continuo. Se la linea “morbida” è quella che consente al pregiudicato amico e pagatore di mafiosi di poter mettere ancora bocca e becco nella politica, il modo è ancora tutto da studiare, bisognerà pure inventarsi qualcosa per spiegare agli italiani ma soprattutto a chi dagli arresti domiciliari o comunque in una condizione di persona condannata a quattro anni di galera da scontare in comode rate e in un luogo a scelta del condannato non può e in nessun modo comunicare con l’esterno e figuriamoci con un parlamento della repubblica, non oso immaginare a quale sarebbe stata quella dura.

***

Chissà perché a Repubblica e al Corriere della sera non interessa che l’appena nominato alla Consulta Giuliano Amato abbia avuto in passato dei comportamenti che non fanno di lui quell’esempio di moralità e imparzialità indispensabile per far parte, esserne addirittura responsabile, dell’ultimo tribunale, il più alto, la Consulta, quello preposto a stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato nel merito di decisioni importantissime che riguardano tutto il paese?

Non dovrebbe essere un dovere del giornalismo “indipendente” quale si vantano di essere i due suddetti quotidiani contribuire ad informare i cittadini?
Nascondere al grande pubblico i fatti che riguardano Giuliano Amato, seri, gravi e che costituiscono molto più di un precedente per fare del dottor Sottile il meno adatto a ricoprire una carica così importante, lasciare che sia il solito Fatto Quotidiano a fare i lavori sporchi, tipo chiedere le dimissioni dell’inadeguato Amato per accusarlo poi di essere il giornale dei giustizialisti, dei manettari non è la più infame e vigliacca delle azioni?

In un paese che cade a pezzi, dove le istituzioni e la politica non trovano, perché non possono e non vogliono, il modo di buttare fuori dal parlamento il pregiudicato delinquente berlusconi e un presidente della repubblica si rende complice di questa oscena operazione di salvataggio a tutti i costi fino a nominare Giuliano Amato alla Consulta, quello stesso Amato che per ben due volte il centro destra di berlusconi avrebbe voluto al Quirinale, la notizia più importante con cui aprire giornali e telegiornali può mai essere lo spostamento della nave incagliata all’isola del Giglio?

Una domanda a questi cosiddetti grandi organi di stampa e informazione: “ma per chi ci avete preso? pensate davvero di poter continuare ancora per molto a rendervi complici di questo scandalo denominato governo delle larghe intese in funzione del quale bisogna tacere su ogni nefandezza per non disturbare il progetto di pacificazione nazionale, ovvero l’annullamento della sentenza che condanna il più delinquente di tutti?”

***

Il silenzio che salvò Amato dal crollo di Craxi – Massimo Fini, Il Fatto Quotidiano

[VIDEO] Giuliano Amato alla vedova del senatore Psi: “Zitta coi giudici, non fare una frittata”

In una chiamata del 1990 l’allora vice del Psi di Craxi, oggi alla Consulta, chiede
alla vedova di un senatore di non parlare dei protagonisti di una mazzetta: “Tirati fuori dalla storia”.

Giuliano Amato alla Consulta, orgasmo da Rotterdam

I consigli di Amato alla vedova di un socialista: “Zitta coi giudici, niente nomi”

***

MORRA: “AMATO SI DIMETTA, DA M5S INTERROGAZIONE URGENTE”

E pensare che [se questo fosse un paese normale] queste dimissioni  le avrebbe dovute chiedere il piddì.
E non solo le sue ma anche quelle del cosiddetto garante della Costituzione.
Ma purtroppo è solo l’italietta, della politica e delle istituzioni marce e corrotte, quella della politica bella  degli inciuci, delle pastette sotto e sopra il banco.

***

Dimissioni di Amato per non trascinare nel fango Consulta e Quirinale – [Peter Gomez, Il Fatto Quotidiano]

Giuliano Amato ha un’unica strada per evitare di trascinare in un colpo solo nel fango la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale: rinunciare al suo incarico di giudice della Consulta.

Qualunque persona di buon senso e in buona fede dopo aver ascoltato il nastro del suo colloquio telefonico con la vedova del senatore socialista, Paolo Barsacchi, scovato dal nostro valente collega Emiliano Liuzzi, non può arrivare a conclusioni diverse. Invitare una testimone in un processo per tangenti a non fare nomi per tenere fuori da uno scandalo i vertici del proprio partito è un comportamento incompatibile con la funzione di giudice costituzionale.

L’obiezione secondo cui il colloquio, registrato dalla signora Barsacchi, è molto antico (risale al 1990), non vale. Nella carriera dell’ex vicesegretario del Psi, due presidenze del Consiglio e più volte ministro, ci sono altri episodi del genere. Storie spesso diverse tra loro che dimostrano però come il caso Barsacchi, per Amato, non sia stato un incidente di percorso, ma la regola.

Bettino Craxi, infatti, utilizzò Amato per tutti gli anni ’80 e i primi anni ’90 per tentare di arginare (leggi insabbiare) il crescente numero di inchieste che coinvolgevano gli amministratori del Garofano. Non per niente l’ex sindaco di Torino, Diego Novelli, durante la bufera scatenata dalla scoperta delle mazzette versate nel suo comune a Dc, Psi e Pci, fu rimproverato proprio dal neo giudice costituzionale per aver portato in Procura il faccendiere-testimone d’accusa Adriano Zampini “anziché risolvere politicamente la questione”. E nel 1992, quando il dottor Sottiledivenne per la prima volta premier, fu proprio il suo governo a spingere il Sismi e il Sisde a raccogliere dossier sui magistrati di Mani Pulite che stavano scoperchiando l’enorme rete di corruttele che aveva messo in ginocchio il Paese.

Lo si legge nella relazione del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezzadel 6 marzo del ’96 e lo racconta nel suo libro, Sorci Verdi, l’ex ministro dell’Ambiente del governo Amato, Carlo Ripa di Meana: “Giuliano mi riproverò: disse che l’azione giudiziaria di Mani Pulite – come indicavano i servizi e il capo della Polizia Vincenzo Parisi – era un pericolo per le istituzioni”. Una considerazione significativa che dimostra come nella testa del neo giudice costituzionale alberghi da sempre un singolare ragionamento: il problema in Italia non sono i ladri e le ruberie, ma chi li scopre.

Anche per questo, ma non solo, oggi le istituzioni sono di nuovo in pericolo. Quale fiducia potranno avere d’ora in poi i cittadini nelle decisioni della Consulta, visto che tra loro siede un giudice che giustifica e anzi consiglia ai testimoni di essere reticenti? Cosa penseranno delle scelte del Quirinale gli italiani quando sentiranno Giorgio Napolitano ripetere le parole da lui stesso utilizzate un anno fa, il 25 settembre del 2012: “Chi si preoccupa dell’antipolitica deve risanare la politica” perché “far vincere la legge si può come avvenne contro la mafia, come dimostrano Falcone e Borsellino”?

Domande retoriche. Alle quali in qualsiasi Paese del mondo non si risponde con il silenzio imbarazzato dei partiti delle larghe intese di queste ore, ma con una lettera d’immediate dimissioni. La firmerà Amato? Alla luce dell’esperienza pensiamo di no. Ma per una volta ci piacerebbe essere smentiti. Vedere l’ex vice-segretario Psi picconare con la sua presenza ciò che resta della credibilità di Consulta e Quirinale è un brutto spettacolo.  È una di quelle  scene di cui l’Italia non ha davvero più  bisogno.