La soddisfazione di sentirsi orgoglioni

Sottotitolo: in questi giorni ho poco tempo, vi lascio due piacevoli letturine a proposito di quella teppa, di quella marmaglia oscena che qualcuno ha definito partito politico.

La lega è nel cuore della Tv di stato, in quei media (Corriere della sera in testa grazie alle lodi profuse da Pigì Battista che non ne ha negate mai a nessuno: financo a berlusconi) che in questi giorni si sono sperticati nel produrre solidarietà a piene mani per il ‘leone ferito’.

Nella giornata di ieri la Rai ha offerto tribune di difesa a tutti i suoi dirigenti, bossi e rosi mauro in testa,”Repubblica” ha offerto la diretta tv a Bergamo,”Ballarò” ci si è collegato più volte.

Domenica toccherà all’Annunziata invitare qualche “amico leghista” e avanti così.
Non succede in nessun altro paese del mondo che si regalino spazi mediatici a dei partiti di ladri e golpisti-secessionisti, nonché xenofobi e razzisti.

Lezioni di Trota
Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 11 aprile

In un sistema impazzito, tipo manicomio organizzato, può capitare di tutto. Persino che Renzo Bossi in arte Trota e Rosi Mauro detta la badante diano lezioni di stile agli altri politici. In Regione Lombardia siedono 11 indagati e/o imputati su 80 (l’ultimo è il leghista Gibelli, per aver menato la moglie). E chi è l’unico che si dimette? Renzo Bossi, al momento non è neppure sotto inchiesta. Magari lo sarà, e quel che risulta aver fatto, anzi preso, è più che sufficiente per giustificarne il ritorno a casa. Ma che dire di quel che risulta aver fatto (e preso) Nicole Minetti? E Nicoli Cristiani? E il leghista Boni, difeso a spada tratta anche dal moralizzatore Maroni, quello che vuol fare “pulizia pulizia pulizia” e che, detto fra parentesi, ha una condanna definitiva per aver menato dei poliziotti? E Filippo Penati? Possibile che solo Stefano Boeri nel Pd ammetta che la sua sospensione dal partito (peraltro dopo la sua autosospensione) è ridicola e trasforma persino il Trota in un modello di condotta e la Lega in un partito serio “che ci sta mostrando come ci si comporta”? Invece i Magnifici Undici restano tutti al loro posto, a 12 mila euro al mese. La Rosi resiste avvinta come l’edera alla vicepresidenza del Senato. I giornali riferiscono di una moral suasion nientemeno che del presidente Renato Schifani per farla dimettere per qualche decina di migliaia di euro usati per il diploma e la laurea del suo bello, Pier Moscagiuro. Cioè: la seconda carica dello Stato, noto giglio di campo, avrebbe chiamato la sua vice: “Guarda, cara, tu non puoi più restare.
Motivi di opportunità… Capirai, questo il Senato…”. Chissà se Rosi la Nera ha avuto la prontezza di riflessi per ribattere: “Scusa, Schifani, ma tu non sei indagato a Palermo per mafia? E allora con che faccia chiedi a me di dimettermi per un pugno di euro?”. La questione è tutta qui: la faccia. Chi può fare la morale a chi. Nel febbraio 2006 Forza Italia, An, Udc, Ds, Dl e frattaglie varie (mancava solo l’Idv, entrata in Parlamento due
mesi dopo), insomma tutti i presenti, votarono alla chetichella l’ultima legge vergogna che raddoppiava i “rimborsi elettorali”, li estendeva alle legislature sciolte in anticipo e ai partiti morti, oltre ad alzare a 50 mila euro la soglia dei contributi anonimi. Gli stessi partiti che oggi dicono di volerla cambiare, dopo aver incassato una fortuna, e senza ridurre di un euro il futuro bottino.
Bersani dice che, coi taglietti tremontiani, nel 2013 i partiti incasseranno “solo” 143 milioni, dunque “il finanziamento della politica diverrà inferiore a quello che è in Germania, in Francia o in Spagna”. Sì, buonanotte: come dimostra Paolo
Bracalini nel suo libro, in Spagna i partiti incassano la metà dei nostri; in Inghilterra addirittura un venticinquesimo; in Francia un quarto negli anni senza elezioni e la metà negli anni in cui si vota; in Germania c’è un tetto di 133 milioni annui, che quasi mai viene raggiunto, e per di più chi presenta bilanci opachi perde tutto e fallisce. Ma chi credono di abbindolare, questi signori? Da qualche giorno Polito El Drito tuona sul Pompiere contro quella legge: “C’è da fare subito una cosa: affamare la bestia. Chiudere il rubinetto dei soldi pubblici e vedere chi sopravvive”.

Giusto.
“Inutile che i partiti si facciano illusioni: hanno ricevuto in questi anni troppi soldi, e li hanno usati troppo male”. Parole sante: ma Polito non era per caso il direttore del fu Riformista , giornale privato finanziato con soldi pubblici perché camuffato da organo di un partito inesistente, il celebre “Le Ragioni del Socialismo”? Ecco: le facce, i pulpiti. “Non candidiamo
condannati anche in primo grado”, propone Fli in una legge popolare. “Non più di due mandati parlamentari: così si rinnova la classe politica”, propone Tullio Gregory sul Corriere. Ma che idee originali: peccato che le avesse già proposte Beppe Grillo nel primo V-Day in tre leggi popolari, poi inguattate da Camera e Senato: era il 2007 e tutti gli diedero del qualunquista fascista giustizialista populista. Bastava copiarlo.

Orgoglio di merda

Sarà pure la serata del vostro orgoglio, legaioli, ma è un orgoglio di merda. Così ha fatto maroni: ha preso in mano una palletta di merda e l’ha rimpastata, tentando di far uscire un fiore. Merda era e merda rimane, del vostro cerchio magico del vostro sognar da barbari e del vostro orgoglio.

 

Vi fa saltare ai ritmi da stadio e ancora promette, di meritocrazia, di soldi padani ai padani. Di largo ai giovani. E voi saltate così come corrono i criceti dentro la ruota. Perché vi hanno ammaestrato, perché vi sono bastate le aiuole fiorite, le camicie verdi, il fazzolettino nella tasca e la caccia ai negri che vi reggono in piedi, lavorando da schiavi, sfruttati di giorno e cacciati di notte.

 

Patetici, pagati per inneggiare a bossi, come se non fosse il padre del figlio scemo che ha, e che alla fine si è dimostrato assai più intelligente di tutti voi.

 

Se solo foste in grado di scendere dalla ruota di plastica dentro la gabbia che vi hanno costruito intorno, pensereste per un attimo a quel che ha detto ieri: “mio figlio da qualche mese mi diceva che in Regione non si trovava.” Voi legaioli che avete figli disoccupati, o sottopagati, sfruttati dai padroni padani in padania, avreste potuto provare anche voi, il benefico influsso dell’orgoglio vero. L’orgoglio che vi avrebbe dovuto spingere a cacciarli a calci nel culo. Come spesso vi hanno esortato a fare ai negri che sfruttate.

 

I vostri giovani, come tutti i giovani italiani, si impegna nello studio, si impegna a crescere, si impegna per tentare di avere un futuro, sapendo che non lo avrà, mentre un idiota, una testa di cazzo inutile, poteva anche “non trovarsi” col culo al caldo, a guadagnare una decina di migliaia di euro al mese, più i benefit della razzia dei soldi pubblici.

 

È proprio un orgoglio di merda, il vostro. Un orgoglio che vi hanno insegnato, ma ve lo hanno insegnato sbagliato. Roma ladrona, vi hanno insegnato, mentre rubavano anche 50 euro alla stregua di borseggiatori, scippatori, ladruncoli o criminali comuni. Qual è l’orgoglio che rivendicate oggi? Quello del vostro capo supremo, che proprio come craxi o il suo ultimo complice il tizio assai più delinquente di voi, grida al complotto, al giudice comunista, e alle classiche boiate che per anni ci hanno frantumato l’anima?

 

Vedo ora quell’essere amorfo del capo dei barbari sognanti con una scopa in mano, per fare pulizia. Mi viene da ridere, perché se è di questo che è fatto il vostro orgoglio, allora è assai peggio della merda. Le vostre urla, davanti ad una farsa patetica come chi la rappresenta sono un oltraggio verso il genere umano pensante.

 

Sì, se è questo il vostro orgoglio, allora vi auguro ancora tanta padania. Non vi è ancora bastato.

 

Rita Pani (APOLIDE del sud)

Marco Travaglio ospite di Lilli Gruber durante il programma Otto e Mezzo andato in onda su La 7 ieri sera.  Il giornalista ha  parlato dello scandalo che ha coinvolto in questi giorni la lega nord.

In un paese normale…

Mi piaceva immaginare cosa sarebbero stati quei due  in un paese appena un po’ normale.

Uno, lo scemo del villaggio da prendere per il culo con compassione e poi magari offrirgli una birra al bar sulla piazza.
Quell’altro, il buffone imbellettato sarebbe quel che poi è, un vecchio satrapo pervertito e disonesto che per sentirsi giovane e immortale si compra minorenni un tanto al chilo, piccole, povere sciagurate ignoranti, cresciute senza educazione, senza nessuno che abbia insegnato loro cos’è un valore e un principio morale che non hanno esitato a sporcarsi,  per soldi, con uno così, uno col quale una persona normalmente equilibrata, seria, onesta non andrebbe neanche a prendersi un caffè: quello che nessuno vorrebbe come vicino di casa ma che in tanti, invece, hanno assolto, invidiato, finanche votato a rappresentarli.

Siamo italiani mica per niente noi,  c’è qualcuno che  riesce a intravvedere perfino  un lato sentimentale nelle dimissioni di bossi, quello che si è fatto portavoce (voce, vabbè: si fa per dire) della pagliacciata più disastrosa dopo il regime di mussolini.
Oggi è tutto un fiorire di “dispiace per la gente ci aveva creduto”.

E’ davvero sconcertante  stamattina ascoltare e purtroppo anche vedere il dispiacere di politici che dovrebbero essere avversari di bossi, dei giornalisti che devono ipocritamente riconoscere il valore del leone ferito, concedere a  questo Winston Churchill delle lande brianzole l’onore delle armi a tutti i costi.

C’è sempre qualche nota stonata di troppo, tutta tipicamente italiana.

Secondo l’arroganza del potere appena qualcuno viene beccato con le mani nella marmellata diventa un poveraccio che ha solo commesso un errore,  e che sarà mai? altrove invece sparisce e nessuno lo rimpiange.
L’Italia è un paese ridicolo che forse non si merita altro che di essere rappresentato da gentaglia altrettanto ridicola.

E disonesta.

A me no, non dispiace affatto: io provo solo rabbia e pena per chi si è prestato al gioco.

Non può esserci nessun sentimento di vicinanza solidale con gentaglia così,  vittima unicamente della sua ignoranza; come dico sempre l’ignoranza oggi è una libera scelta che però non è giusto far subìre a tutti.
La solidarietà spetterebbe, e di diritto,  a chi in tutti questi anni ha dovuto assistere, sopportare tutto questo. Siamo noi le vittime,  noi che siamo stati sempre dalla parte opposta, non chi ha creduto a questi cosiddetti uomini dei miracoli e che invece hanno prodotto solo disastri che  sarà difficilissimo e complicatissimo aggiustare.

Cerchiamo, inoltre,  di non dimenticare che il PD, il cosiddetto centrosinistra ha cercato più e più volte un’alleanza con questo bifolco, grezzo, cialtrone, ignorante e indegno rappresentante di un paese che non c’è.

VIA BELLERIO, IL GIORNO PIU’ LUNGOSTORIA DI UMBERTO BOSSI: DAL “CE L’HO DURO” AL “FOERA DI BALL”“RENZO BOSSI HA AMICIZIE PEGGIORI DI COSENTINO”/ LA SEGRETARIA A BELSITO: “TIENI DA PARTE LE FATTURE”/  LA MOGLIE MANUELA A MARONI: “OCCHIO DI RIGUARDO PER I FIGLI”L’ESPRESSO: “DENARO A BRANCHER DA UOMO DI FIDUCIA DI BELSITO”BOSSI: “DENUNCIO CHI HA MESSO I SOLDI PER CASA MIA”DOCUMENTATI! – LE CARTE DI MILANO E REGGIO CALABRIA/ VIDEO: SOLDI DEL PARTITO PER PAGARE LE MULTE DI RICCARDO BOSSI

[Il Fatto Quotidiano]


Fine di un troglodita – Piergiorgio Odifreddi

Finalmente esce di scena, travolto dagli scandali, uno dei tribuni del popolo più rozzi e imbarazzanti che abbia mai avuto il nostro paese, che pure ci ha fatto ripetutamente vergognare per la levatura personale, morale e politica della sua classe dirigente.

Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio. E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.

Quello che molti indicavano come un “politico finissimo” era ed è, in realtà, soltanto una persona sgradevole e volgare, i cui unici argomenti dialettici non andavano oltre il dito medio continuamente alzato verso l’interlocutore, e il vaffanculo continuamente biascicato come un mantra.

Il cosidetto “programma politico” della Lega, d’altronde, era all’altezza di questa bassezza, e si limitava al protezionismo nei confronti dei piccoli commercianti e dei piccoli coltivatori e allevatori diretti, condito da anacronistici proclami per la secessione e l’indipendenza di una fantomatica Padania.

Le patetiche cerimonie a Pontida, e le ridicole simbologie solari o guerriere, rimarranno nella storia del kitsch, a perenne ricordo delle camicie verdi: versione di fine secolo delle camicie nere o brune della prima metà del Novecento, e ad esse accomunate dall’ottuso odio razziale e xenofobo.

Che un movimento e un leader di tal fatta abbiano potuto raccogliere i consensi di una parte consistente della popolazione del Nord Italia, era ed è un’ironica smentita della sua supposta superiorità nei confronti di “Roma ladrona” e del “Sud retrogrado”, oltre che una testimonianza significativa del suo imbarbarimento.

Come se non gli fossero bastati luogotenenti quali Borghezio, Calderoli o Castelli, negli ultimi tempi Bossi aveva lanciato e imposto in politica il proprio figlio degenere. E’ un degno contrappasso, il fatto che proprio le malefatte del rampollo abbiano contribuito alla caduta del genitore. E, speriamo, anche del suo movimento.

Padre e figlio possono ringraziare la fortuna che li ha fatti nascere in Italia, e non in Iraq o in Libia, anche se entrambi hanno contribuito a far regredire il nostro paese al livello di quelli. Non li vedremo dunque trascinati nella polvere, e giustiziati sommariamente: ci acconteremo, o accontenteremmo, di vederli sparire con ignominia dalla politica e dalle nostre vite. Anche se le grida di “tieni duro” da parte dei loro sostenitori ci fanno temere parecchio al riguardo.

Chissà perché poi, ridono di noi? un vero mistero

Aspettando la lettera…

Il quotidiano inglese ”The Guardian” ha proposto un sondaggio: ”Merkel e Sarkozy hanno sbagliato a ridacchiare dell’Italia?”. Il 79, 4% dei lettori inglesi risponde no perché ”Berlusconi si è infilato in scandali che hanno reso l’Italia uno zimbello”.

Che piaccia o meno è così che ci vedono da fuori, dove non ci sono i minzolini, i vespa, i garimberti e compagnia che omettono, oscurano e cancellano il dissenso dai palinsesti. In nessun altro paese si sarebbe data la possibilità di ‘rimediare’ ad errori che sarebbero costati le dimissioni immediate di chiunque, fosse anche un presidente della repubblica. Per non parlare di un parlamento composto per i due terzi da imputati, indagati, inquisiti, prescritti e condannati.

E quella stronza che si spaccia per ministro ( dell’istruzione… “se lei ripercorrirebbe”: è solo l’ultima perla di questa ignorantona nelle cui mani sono affidate le sorti degli studenti di questo paese) ieri sera ha avuto pure il coraggio di dire che se berlusconi e il governo italiano sono invisi e malvisti dai tre quarti del pianeta la colpa è di quel che scrivono i giornali ‘comunisti’.

Punto e virgola, Massimo Gramellini – La Stampa

Grazie alla cortese collaborazione dei magistrati intercettatori Totò Stalin e Peppino Guevara, siamo in grado di fornirvi il testo della storica lettera all’Unione europea che Bossi ha dettato ieri sera a Berlusconi.

«Giovanotto, carta penna e calamaio. Scriviamo… Hai scritto? Comincia, su. Signora Merkel, veniamo noi con questa mia a dirvi , una parola sola: adirvi, che, scusate se sono poche, ma 5 ville in Sardegna noio ci fanno comodo, specie quest’anno che c’è stata una grande moria delle vacche, come voi ben sapete. Punto, due punti, ma sì, Silvio, fai vedere che abbondiamo: abbondandis in abbondandum. Queste ville servono a che voi vi consola-

consolate, non Consuelo a Linate, non mi far perdere il filo, che ce l’ho tutta qui… a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta.. avreta, smetti di fare quella faccia: avreta è femminile, Merkel è una femmina, no? Perché – aggettivo qualificativo, ho chiesto a Calderoli – dovete lasciare in pace i pensionati, ché i ministri, che siamo noi medesimi in persona, vi mandano questo… Incartami il contratto delle tue ville, su. Perché i pensionati sono vecchi che invecchiano, che si devono prendere una pensione e che hanno la testa al solito posto che a voi signora Merkel manca, e cioè sul collo. Punto e punto e virgola. Lascia stare, abbonda, che poi dicono che noi padani siamo tirati, siamo provinciali. Salutandovi indistintamente. I ministri Bossi e Berlusconi , apri una parente, (che siamo noi) . Silvio, hai aperto la parente? Chiudila e andiamo a casa. S’è fatto tardi».


Un popolo di imbecilli

La legge Irreale (dal Fatto Quotidiano) – Antonio Di Pietro ha invocato il ritorno a una legge antica, la legge Reale, come soluzione ai problemi di ordine pubblico. Attribuiamo questa idea peregrina all’emozione del momento e a una certa inclinazione poliziesca dell’ex-magistrato. La legge Reale, varata nel 1975 su iniziativa dell’allora ministro di Grazia e Giustizia, il repubblicano Oronzo Reale, prevedeva il fermo preventivo sui “sospetti” della durata di 96 ore e dava alla polizia la possibilità – in particolari situazioni (chissà cosa si intendeva per “particolari”) di ordine pubblico – di usare le armi. Si parlò di “pena di morte” non dichiarata.

La legge non fermò gli scontri di piazza, non disinnescò il terrorismo, provocò solo la morte inutile di 250 persone, una quarantina non avevano nemmeno compiuto vent’anni. Ricordiamo qui due casi emblematici. Nel 1978, in Piazza Navona, durante una manifestazione dei radicali, venne uccisa Giorgiana Masi, 18 anni. Le indagini andarono avanti fra mille depistaggi e nessuno pagò per quel colpo di pistola alla schiena. Era stata “una pallottola vagante” e, si sa, quando le pallottole vagano, pazienza da quale canna sono partite. Nel 1979 venne ucciso a soli 37 anni Luigi Di Sarro, medico e artista (a febbraio, l’ultimo omaggio postumo al Beaubourg). La scorta di Andreotti, in borghese, lo fermò in auto sul lungotevere, a poche centinaia di metri da casa sua. Era già buio, Di Sarro pensò a un sequestro di persona (allora erano un’industria), tirò dritto, gli agenti spararono ad altezza d’uomo. Un assassinio che venne prontamente “giustificato dal clima di quei giorni”.

Una nuova legge Reale? Una legge Maroni? Non bastano Uva, Cucchi, Aldovrandi e gli altri? Vogliamo un’altra Masi? Un altro Di Sarro? Vogliamo questa legge in mano al governo Berlusconi?

Sottotitolo: Delle cose del capo (silvio berlusconi: nota di R_L)  io me ne sbatto il cazzo. (fabrizio cicchitto)

Sulla pagina di Alemanno di Facebook, quella ufficiale,  cancellano i commenti.  Non si può dire che il sindaco di Roma si è fatto 8 mesi di galera per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata sovietica. E perché non si può dire se, prima cosa è vero, e,  seconda, lo sapevamo in tanti?  non sta bene per caso far sapere che chi oggi invoca leggi ‘speciali’ ha avuto un passato ben peggiore dei violenti di oggi? prendiamo ad esempio maroni, il cosiddetto ministro dell’interno già condannato per resistenza a pubblico ufficiale, per non parlare del capobanda, quello che minaccia il colpo di stato ad ogni stormir di fronda.

Più leggo  commenti in merito ai fatti di sabato e e più mi rendo conto che lo stato di insipienza di tanta gente ha raggiunto livelli intollerabili. E allora forse ha ragione chi dice che agli italiani il manganello piace, ecco perché solo qui ci sono ancora tanti nostalgici di quel fascismo che la storia avrebbe dovuto cancellare per sempre. A troppi piace ancora  l’uomo forte, che sia della provvidenza o dei miracoli non fa differenza, l’importante è che non li faccia pensare né assumersi responsabilità: che faccia tutto lui. Prendiamo Di Pietro e la sua proposta oscena di ripristinare una legge che è costata in 15 anni di applicazione 625 morti:  io non voglio vivere in un paese dove si rischia di essere ammazzati solo passando sotto casa di un'”eccellenza” qualsiasi. E non voglio vivere in un paese dove il governo è così debole, incapace e impreparato a gestire la qualsiasi da proporre il rimedio solo dopo che i danni sono stati fatti. Di Pietro,  invece di ammettere il fallimento della tanto sventolata politica della sicurezza, annunciata e mai messa in pratica da questo governo di cialtroni, oggi si trova un alleato tanto prezioso quanto imprevedibile come il ministro azzannapolpacci maroni. Un poliziotto può indossare tutti gli abiti che vuole ma sempre poliziotto rimane, nell’animo.  Di Pietro, invece di fare becera propaganda fascista  dovrebbe chiedere le dimissioni di maroni e del governo tutto.

Le leggi speciali sono leggi fasciste, il governo di uno stato serio non legifera sulla scia dell’emotività, e inasprire, reprimere, vietare non serve a nulla se poi non si può garantire la certezza della pena perché non sarebbe conveniente per troppa gente che si macchia quotidianamente di ben altri tipi di violenze perfino più gravi di qualche vetrina spaccata e qualche macchina bruciata.  Perché poi se in galera ci deve restare lo spaccavetrine bisogna che ci resti anche previti che dei suoi sei anni per corruzione ha scontato appena quattro giorni di detenzione.

L’unica legge speciale di cui questo paese ha veramente bisogno sarebbe quella che vietasse a pregiudicati, ex lanciatori di bombe (di destra e di sinistra), ai collusi con mafie e criminalità di potersi anche e solo avvicinare al parlamento, altro che entrarci dalla porta principale.

La vera violenza non è quella della manifestazione degli indignati a Roma, ma quella dei tre morti al giorno sul lavoro,  di un’intera generazione condannata alla precarietà e a un futuro che non ci sarà.  La vera violenza è quella di chi perde il lavoro a causa di politiche economiche e industriali  che avvantaggiano solo i già benestanti, i soliti ricchi e sa che sarà praticamente impossibile riuscire a trovare un nuovo impiego. La vera violenza sono i padri di famiglia che s’impiccano a quarant’anni perché non possono più garantire ai figli nemmeno da mangiare, i libri di scuola.  Quei figli ai quali viene negato un futuro nel momento in cui vengono al mondo. Questa è la vera violenza di una società ingiusta, ipocrita e gestita da veri delinquenti, politici e non, che oggi si ergono a moralizzatori solo perché in questo paese la gente si disinteressa di tutto e quel poco che sa, lo dimentica troppo in fretta.

L’eversore

silvio berlusconi: “Facciamo fuori il tribunale di Milano”

“Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c’è un’alternativa…”. Parola di Silvio Berlusconi nell’ottobre 2009. Sì, proprio lui. Si sfoga al telefono con Valter Lavitola, il giornalista-faccendiere incredibilmente di casa a palazzo Grazioli.”

Questo non è terrorismo? è ancora accettabile che si possa tollerare un presidente del consiglio che nel suo tempo libero  va a mignotte oppure promuove l’eversione?  in qualsiasi altro paese al mondo un primo ministro che dica, abbia detto e fatto cose dell’incredibile gravità di quelle che ha detto e fatto b., in tutti questi anni sarebbe immediatamente messo sotto impeachment, cioè OBBLIGATO A DIMETTERSI, e RINVIATO A GIUDIZIO se non addirittura ARRESTATO. Cosa si aspetta a farlo anche da noi,  forse che riesca a mettere in pratica la distruzione totale del paese? 

Ora, per i disordini di sabato la polizia sta effettuando ricerche e perquisizioni nell’ambiente degli “anarco – insurrezionalisti” che sono come il nero, stanno bene su tutto:  un jolly che si gioca sempre quando non si possono andare a disturbare altri ambienti. Ma se questo fosse un paese appena appena normale Roma dovrebbe mandare il conto a la russa e maroni e tutto il governo dovrebbe essere obbligato a dimettersi. 

 Noi cittadini manteniamo svariati eserciti di gente strapagata per risolverci i problemi, dalla politica ai servizi segreti passando per i funzionari “alti” delle forze dell’ordine. Ecco perché penso che quel poco di stampa e di giornalismo decenti che ancora sono rimasti in questo paese dovrebbero smetterla di scrivere e raccontare di vetri rotti e di disordini e ricominciare a occuparsi dei motivi delle manifestazioni. Non dovrebbero permettere di farsi fare la morale da chi tutti i giorni e da svariati anni minaccia di “prendere i fucili”. Io non mi faccio fare la morale da gentaglia che coi suoi comportamenti, atteggiamenti, decisioni ha causato solo drammi e problemi fra cui la morte di una quindicina di persone negli scontri di Bengasi cinque anni fa. Se Libero, il Giornale, la padania vogliono la guerra io pretendo che i giornalisti che ancora pensano di lavorare per informare rispondano punto su punto alle accuse che vengono rivolte alla sinistra e ad essi stessi facendo chiarezza, e anche un po’ di sana dietrologia per rinfrescare la memoria a un popolo che dimentica tutto troppo in fretta. Basta col savoir faire.