Fannullona sarà lei. Anzi, voi

Tutte le persone che si sono alternate nei governi, li hanno affiancati in qualità di consulenti ufficialmente per migliorare le condizioni di vita, dal lavoro alla salute passando per la scuola non l’hanno mai fatto da persone informate sui fatti. La vita reale non è quella delle lauree, le specializzazioni, i master e il 110 e lode. Non capisce la vita chi gode di una condizione di privilegio, la Fornero come Mieli ma anche la Madia, raccomandata di ferro che ha scoperto di essere stata nominata ministro mentre guardava Peppa Pig che si permette di parlare di aria fritta, aprendo di fatto una polemica utile solo per sviare come al solito l’attenzione dai fatti importanti sapendo che è una polemica che produrrà il solito inutile dibattito e  molti consensi. Il primo quello di Squinzi, presidente di Confindustria. 

Chi dà ragione alla Madia è gente che non sa nulla di quello che avviene nella pubblica amministrazione dove le sanzioni si applicano eccome, così come i provvedimenti disciplinari: allontanamenti, trasferimenti di sede e anche il licenziamento per casi molto meno gravi di quelli che vedono coinvolti  onorevoli e senatori che restano al proprio posto con avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e anche condanne: per informazioni chiedere a Denis Verdini, neo padrino costituente, Vincenzo De Luca l’intoccabile e Antonio Azzollini, riparato dalla galera col voto “di coscienza” proprio da quelli che vogliono licenziare gli incensurati. Ma le parole magiche in Italia sono “dipendenti pubblici”, meglio se associate a termini come “fannulloni” e “licenziamento”.  Se il rigore che si pretende dai lavoratori a mille euro al mese e col contratto bloccato da otto anni fosse lo stesso che si chiede alla politica oggi Marianna Madia non sarebbe nemmeno un ministro della repubblica.

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Qualche cenno storico su Marianna Madia

Esodati, Mieli: “Sfortuna che capita, povera Fornero”. E sul M5S: “Loro ricette? Fesserie”

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Secondo Paolo Mieli gli esodati creati dal talento tecnico ma sobrio di Elsa Fornero sono un incidente di percorso, cose che capitano, la poverina è lei che da quando ha messo la sua firma su una legge liberticida, una fucina di miseria e nuove povertà è dovuta emigrare per non essere molestata dalle migliaia di persone che ha fatto incazzare. 

Un po’ come dire che non è colpa dell’ingegnere se i ponti, le strade e i palazzi costruiti secondo il suo progetto crollano: povero ingegnere; oppure non è colpa del medico che sbaglia la cura e la terapia se il paziente muore: povero dottore.
Quando mio figlio a tre anni ha dovuto subire un piccolo intervento chirurgico purtroppo non riuscito bene, al pronto soccorso dove l’ho dovuto riportare d’urgenza una domenica mattina qualcuno mi disse che “non tutte le ciambelle riescono col buco”, come se avessi riportato un capo di abbigliamento fallato a chi me lo aveva venduto.
Ma magari scherzava e io non ho capito.
Lo spirito che anima la dichiarazione di Mieli è lo stesso del papa che si “amareggia”: per Bertone, l’attico, i 200.000 euro sottratti alla beneficenza, tutta la corte ingioiellata che abita al vaticano?
Certo che no, Francesco, il papa “laico” secondo Scalfari e rivoluzionario secondo quasi tutti si amareggia per la fuga di notizie: il problema non sono i comportamenti, le azioni ma come sempre chi porta alla luce contraddizioni, errori e talvolta reati le cui conseguenze poi ricadono negativamente e dannosamente sulla collettività.
Il papa, quello laico e rivoluzionario, invece di dare il benservito a calci in culo ai ladri e bugiardi che si ritrova in casa si addolora per chi fa la spia e in qualche modo cerca di salvare il salvabile com’era già successo col “corvo” di papa Ratzy.
Nella multinazionale della truffa e dell’inganno millenari denominata chiesa cattolica il pericolo arriva da chi denuncia i pericoli, un po’ come nella società reale, nell’Italia sempre ai primi posti nelle classifiche internazionali che la fanno arrivare ultima per decenza, civiltà e correttezza della classe dirigente il pericolo che destabilizza non è la classe dirigente quando fa affari con la criminalità e le mafie, quella che parte per il week end di mercoledì ma poi dà la colpa al senato se le leggi non si riescono a fare e quella che quando fa le leggi è per impoverire, tagliare i diritti, perfino quello alla salute dopo decenni in cui le casse dello stato sono state usate come bancomat dai ladri e truffatori di stato: sono i dipendenti fannulloni da mille euro al mese, un argomento sempre buono per soddisfare la voglia di vendetta dei benaltristi al contrario, quelli convinti che l’opera di moralizzazione debba partire dal basso anche se chi sta in alto è gente che dà tutt’altro che il buon esempio.

Napoli -1 – stato italiano 0

Sottotitolo: nella “policy” del sito del @fattoquotidiano non è specificato che replicare a qualcuno “stai zitta” [e magari fosse solo questo] è offensivo ma in compenso si può scrivere, in assoluta serenità accumulando anche un discreto numero di likes, che la morte di una persona è da derubricare alla “selezione naturale”, perché tanto se Davide non era ancora un delinquente lo sarebbe diventato di sicuro.
Il metodo Lombroso applicato alla conversazione via web e anche al pensiero della feccia immonda che straripa in quel sito e che viene lasciata libera di insultare i vivi e i morti.

Nella vita tutto può succedere, trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, fare la cazzata, incontrare il pazzoide che ti ammazza con un machete, che su questa terra siamo troppi ce lo ricordano tutti i giorni i fatti di cronaca. 

A stare stretti poi si deve sgomitare per farsi spazio, altroché le campagne per incentivare la natalità.
Quello che però mi colpisce sempre, mi rattrista e mi preoccupa sono le reazioni qui alle cose che succedono.
Più i fatti sono seri e andrebbero sollevati col dovuto rispetto specialmente quando si tratta di vita e di morte e più tanta gente si scatena sfoderando tutto il suo becerume, la vigliaccheria spicciola da web.
Per strada non c’è la violenza che si legge qui, io con la gente ci parlo.
Qui è tutto esasperato, elevato al massimo del peggio.
A me questo non piace, non mi adeguo e non mi abituo. Ho letto delle cose che non si dovrebbero far passare come semplici opinioni. Il pensiero violento non è mai opinione. E se non si combatte la violenza nel pensiero è inutile fare tutto il resto per cercare di trasformare questo in un paese un po’ meno malato, di cattiveria, ignoranza, egoismi e malvagità.

 

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 Massimo rispetto per chi nelle forze dell’ordine e i carabinieri si impegna tutti i giorni sul territorio per garantire la sicurezza, esercitare davvero la tutela dei cittadini, e lo fa in condizioni/situazioni impossibili grazie a questo stato che spreca soldi per comprare aeroplanini da guerra, per costruire inutili e devastanti opere, pubbliche solo per chi paga ma poi privatissime per chi ci guadagna e poi taglia sulle necessità primarie dei cittadini e di chi deve garantire i servizi. Ma questo è anche il paese dove le forze dell’ordine hanno abusato spesso del loro ruolo, basta pensare al G8 di Genova, a Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e a tutti i morti di stato. Ecco perché parlare di rispetto delle regole diventa difficile se si pensa che gli autori, i responsabili e i mandanti di massacri e morte, in divisa e in giacca e cravatta non hanno mai ricevuto un’adeguata sanzione.

Mi chiedo, mentre in queste ore centinaia di persone in giro per la Rete si congratulano e si complimentano col carabiniere che ha ucciso, che razza di paese sia diventato questo, a quale livello di devastazione morale si può essere arrivati per applaudire un carabiniere che spara per ammazzare invece di pretendere, tutti insieme, di vivere in un paese dove nessuno muore per l’eccesso di zelo di un tutore dell’ordine.

E’ troppo pretendere di vivere in un paese dove non si rischia di essere ammazzati in modo accidentale?
E il pericolo sarebbero i migranti, la tbc e l’ebola?

Pietà.

Altroché la Grande Guerra, “prima me spari e poi dici chi va là”.

Qui per soddisfare la sete di giustizia, applicata solo al pianterreno perché per l’attico e il mezzanino si chiude un occhio e pure tutti e due, arriveremo agli squadroni della morte applauditi dalle folle festanti. 

La criminalità è insita nel fattore umano, appunto le società hanno previsto che la si dovesse contrastare usando l’arma del diritto, non ammazzando gente a casaccio sparando con un’arma vera.
Fra chi ha un’arma e chi non ce l’ha il torto e la ragione non sono mai divisi equamente. Mai.
Tutti bravi ad applaudire le forze dell’ordine quando ci liberano da pericolosissimi delinquenti in motorino che non si fermano all’alt, ad invocare ed esaltare il rispetto della legge, chissà poi se le stesse cose le pensano anche quando vanno a votare gente che non spara ma deruba diritti e soldi anche a chi si ferma agli stop.
Ammazzare ragazzini disarmati, per quanto possano essere indisciplinati e irrispettosi delle regole significa contrastare la delinquenza? 

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Rabbia a Napoli, un carabiniere ha ucciso un diciassettenne

E’ accaduto nella notte. Andavano in tre sul motorino, la gazzella li avrebbe speronati. Lo sparo, dice la prima versione, sarebbe partito accidentalmente. Le manette dopo lo sparo.

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Come fu per le notizie che riguardavano l’alleanza europea tra i 5stelle e Farage Il Fatto Quotidiano ha abilmente glissato sulla polemica circa l’allarme tbc lanciato dal blog di Grillo, nonostante nel frattempo siano arrivate diverse smentite da ambienti molto più autorevoli, ad esempio il sito di MSF Italia.
Non intendo riaprire il dibattito e la polemica sulle dichiarazioni fatte nel blog perché sono abbastanza nauseata da chi non si arrende nemmeno di fronte alle evidenze, da chi non sa e non vuole ammettere che una cazzata resta tale indipendentemente da chi la fa o la dice e che giustificare le cazzate o, peggio ancora volerle tradurre in qualcosa di buono non produce nulla di utile.
Sulla qualità dell’informazione cosiddetta indipendente del Fatto però sì: voglio polemizzare. Perché io Il Fatto lo compro, ho iniziato a comprarlo e leggerlo da quando è nato proprio perché mi aveva promesso di voler essere e restare indipendente: da tutti.
Ed essere indipendente da tutti non significa poi fare delle critiche all’acqua di rose, in salsa un calcio al cerchio e uno alla botte solo quando non se ne può fare a meno. I titoloni cubitali nel sito che poi raccolgono migliaia di commenti bisogna farli anche quando si deve andare un po’ contro le proprie simpatie.
Quindi, cari direttori #Gomez, #Padellaro e #Travaglio, siccome ci aspetta un periodo faticoso e un inverno più freddo del solito, capiamoci: un giornale indipendente è quello che dice, non quello che manda in seconda e in terza quello che dà fastidio ai supporters cinque stelle.

Non è una questione affatto marginale quella di Grillo e degli extracomunitari, migranti o chiunque arrivi qui da paesi in cui è impossibile vivere. Non è affatto una casualità che Grillo ogni tanto si lanci in voli pindarici pericolosi straparlando di immigrazione, sulla quale il movimento 5stelle non ha mai preso una posizione che sia davvero politica, che unisca la logistica al fattore umano, visto che si parla di persone e non di alberi di mele.
Perché lui lo sa bene che la questione immigrazione è uno dei tasti dolenti di questo paese, quello che riscuote sempre un certo successo, se se ne parla in forma negativa facendo credere che il pericolo, la malattia, la criminalità arrivano da lontano, da fuori.
Ammettendo anche che il problema sia quello che riporta Grillo, che ci sia davvero un pericolo di epidemia, una persona che fa politica anche se non è un politico di professione e che ha un seguito di gente che gli crede e che ha riposto fiducia in lui non ha forse il dovere di affrontare un problema in maniera diversa dalle annunciazioni urbi et orbi che poi scatenano l’inevitabile e infinito dibattito fra chi gli dà torto e chi si sente in dovere di giustificarlo perché, poverino, lui che di comunicazione non sa niente, sbaglia sempre la forma?
Non avrebbe dovuto consultare lui degli specialisti, esperti del settore dai quali farsi affiancare per poi informare la gente nel modo giusto?
Sarà mai possibile in questo paese uscire dalla logica del sensazionalismo da prima pagina e anche da quella patetica del “che faresti tu” e del “se capitasse a te”, visto che la maggior parte di noi fa un altro mestiere e non ha scelto di occuparsi della risoluzione dei problemi della politica, direttamente, da professionista?
Il razzismo è legato a doppio filo alla questione dei diritti: umani e civili, e il rispetto dei diritti [umani e civili] è più importante di qualsiasi altra questione, perfino dell’economia.
Chi non lo capisce, non capisce niente, ha qualcosa in meno, anzi molto meno rispetto a chi razzista non è, non solo sul piano intellettuale e culturale ma proprio umano.
Ognuno ha il diritto di avere le sue antipatie, di non sopportare qualcuno in particolare ma il razzismo è qualcosa di peggio, significa voler negare a quel qualcuno anche la possibilità di esistere. Significa individuare il pericolo solo nel “diverso” da sé, per orientamento sessuale, nazionalità, etnia eccetera, mentre nella maggior parte dei casi i pericoli li costruiscono proprio quelli uguali a noi.

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Dalla soave boccuccia di Marianna Madia, in riferimento al blocco degli stipendi degli statali, apprendiamo che chi guadagna 26.000 euro l’anno [lordi, in ogni senso] è da collocare nella categoria dei più fortunati. 26.000 diviso dodici fa poco più di 2.100 euro al mese che non è affatto lo stipendio base di uno statale.
Perché un dipendente statale da quadro ordinario a duemila euro non ci arriva nemmeno se rimane chiuso al ministero anche di notte.
Quindi sarebbe il caso che chi 26.000 euro li porta a casa immeritatamente in un mese evitasse di offendere chi paga a lei e agli incapaci come lei stipendi, che non vengono mai ridotti né bloccati, in cambio della fortuna e del privilegio di poter ancora mettere a tavola il pranzo e la cena nella stessa giornata.

Immagino che saranno molto soddisfatti i dipendenti della pubblica amministrazione che hanno votato Renzi perché gli ha messo la mancetta in busta paga e che adesso per bocca della Madia gli fa sapere che non ci sono i soldi per l’adeguamento dei loro stipendi che è fermo al 2010. Renzi poco più di due settimane fa, dopo averlo anticipato già lo scorso aprile, diceva che “il blocco salariale per i dipendenti pubblici è solo una chiacchiera estiva”.
Se Sciascia fosse ancora vivo probabilmente aumenterebbe di qualche unità le categorie in cui ha diviso l’umanità: ai mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà aggiungerebbe senz’altro i cazzari, i bugiardi per mestiere e tutti quelli che ancora oggi, in tempi ben lontani da quel giorno della civetta, si fanno fregare da persone come Renzi.
Quelli che dopo vent’anni di berlusconi non hanno saputo fiutare e intuire l’inganno e la truffa e prendere le opportune distanze dai bugiardi e cazzari per mestiere.

Sessismo: che palle!

 Il sessismo esiste, esiste il giudizio malsano sulle donne in base a ciò che fanno, come parlano, agiscono, si vestono. Ma da quando la questione sessista è inserita in qualsiasi contesto in cui sia presente una donna di potere mi riservo il diritto e la libertà di non aggiungermi al coro dei lai che si pronuncia ogni volta. Perché una donna che ha potere non ha nessuna necessità di essere difesa dalle donne che non hanno il suo stesso potere, e se si attacca Laura Boldrini non “in quanto donna” ma per le numerose cazzate che fa, ha fatto, dice e ha detto non è detto che poi tutte le donne debbano sentirsi offese per conto suo come piacerebbe a lei.  Altra cosa è la volgarità violenta dalla quale tutti dovrebbero prendere le distanze, non solo le donne. E nemmeno trovo giusto che tutte le donne si debbano vergognare di essere donne se esistono donnette e donnacce che si svendono al satrapo delinquente che poi le ha fatte pagare agli italiani.
Se ognuno ragionasse con la sua testa si eviterebbero un mucchio di chiacchiere pubbliche quelle sì, inutili, se si fanno sui mezzi di informazione ufficiali che appunto, dovrebbero informare e non esprimersi attraverso le opinioni di chi scrive sui giornali o conduce un talk show in tivvù.

Questo entusiasmo per il 50/50 riferito all’esecutivo messo in piedi dal matt’attore è roba piccina, come lo stupore del bambino che non ha mai visto il mare e quando lo guarda resta a bocca aperta. Ma siamo italiani mica per niente noi.

E, cazzeggio per cazzeggio, visto che ormai tutti possono dire e scrivere quello che vogliono quindi pure io, se non si vuole che telecamere e macchinette fotografiche indugino oltre il dovuto sui particolari, basterebbe fare in modo di non esaltare i particolari. Anche questo fa parte dell’educazione. Un giuramento da ministro non è uguale all’happy hour nel locale alla moda. Giusto per rispondere agli scandalizzati che in questi ultimi giorni ci hanno fatto una capa tanta sulla questione sessista relativa alle ministre di Renzi.

Una donna lo sa. Se ho un seno vistoso, abbondante, eviterò di indossare abiti e magliette troppo scollate se vado in un posto che richiede una certa serietà e compostezza. Diverso è se vado a cena con gli amici, dove so di essere libera di vestirmi come mi pare. Se ti metti un paio di pantaloni che esaltano la forma del culo lo sai che tutti guarderanno prima il culo che la faccia. Stessa cosa vale per un uomo che non si presenterebbe mai alla cena aziendale col capo in bermuda e infradito.
Esistono il buon gusto e il buon senso da applicare anche alla scelta della  mise per tutte le occasioni. E lo dico da donna che non ha mai avuto problemi a scoprirsi.

 Il  problema non è la Madia che rimane incinta una volta l’anno.  Il problema di Marianna Madia sono le sue idee circa i diritti da estendere, quelli civili dell’uguaglianza, la sua opinione  espressa sull’aborto. Il problema ce l’hanno tutte le donne di questo paese che devono rinunciare a rimanere incinte anche meno di una volta l’anno perché un lavoro non glielo dà nessuno quando sono incinte. E non glielo danno nemmeno prima di rimanerci se nel loro progetto di vita è compreso anche voler avere dei figli; e invece se vogliono lavorare firmano lettere di licenziamento preventive. Strano che tutte le femministe che vedo aprire dibattiti ovunque su quanto sono disdicevoli i commenti su Marianna Madia incinta questo non lo facciano notare.  Assumere la ministra incinta non significa poi che tutte le donne di questo paese troveranno un lavoro anche da incinte come la Madia.

Non solo il re è nudo, ma talvolta lo sono anche le regine.
Se è stato marketing la nomina dell’ex ministra Kyenge perché qualcuno ha pensato di poter contrastare così il razzismo dilagante e della stessa Laura Boldrini, la donna dal fare rassicurante, lei che prima si occupava di diritti umani le nominate da Renzi cosa sono? Davvero basta applicare la quota rosa nel parlamento per fare di questo un paese normale? Cosa fanno queste donne, cosa hanno fatto, e come sono arrivate fino a qui nessuno se lo chiede?

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Otto donne al governo? Si, beh, e allora?

ERETICA Otto donne al governo, e allora?

di Eretica, da abbattoimuri.wordpress.com

Evviva! Evviva! Abbiamo la parità. Ora nel governo metà stronzate le diranno i maschi e l’altra metà le femmine. Salvo poi che se critichi una donna per le sue scelte politiche si dirà che la critichi in quanto donna e poi interverrà la presidenta della camera a raccontare che il sessismo, e ‘sti maschilisti, e bla bla bla. Perché l’esigenza istituzionale è quella di sconfiggere le pause. Bisogna arrivare dritti al dunque. Sono un governo in marcia per procurare una erezione in cui si smetta di godere a metà. Sicché godranno tutti e tutte. Tutori, tutrici, paternalisti, matriarche. Donniste all’avanguardia, quelle che festeggiano perché un traguardo è raggiunto. Purché sia donna. Anche se non sappiamo cosa dirà o farà. L’essere donna è dato come positivo di per se’. Siamo ottime. Noi non possiamo fare male. Noi siamo le vittime per antonomasia. Siamo madri, creatrici… com’era la canzone di one billion rising? E mentre coltiviamo il mito della fattezza perfetta della donnità politica e istituzionale il resto del mondo crepa, combatte e per fortuna ha imparato a capire che donna o uomo, se ordini la repressione o se gli affari vengono fatti in favore dei più ricchi, non c’é alcuna differenza.

Perché insistere sul fatto che la figura femminile sia migliore, eccezionale, fantastica a prescindere, è come dire che fai un presidente nero e ti aspetteresti meraviglie. Ci sono lotte che sono state fagocitate – ed ecco perché bisogna riprendersele – da un pezzo di realtà donnista e borghese che poi le mette a servizio di poteri e neoliberismi vari. Così ecco la legge sul femminicidio in cui si legittima la repressione per i NoTav. Ecco leggi e decreti in cui ogni volta che si parla di donne spunta fuori la sorpresa repressiva, la miseria istituzionale, il trucco che ci viene propinato senza che a nessuno si dia modo di dibatterne.

Certe donne sono la prima linea che difende i potenti, qualunque sesso abbiano. Sono lo scudo che non si può criticare, spostare, a loro non puoi opporti, perché appena tenti di farlo arrivano brandendo il MIO dolore, la MIA sofferenza, la MIA precarietà, quella violenza che IO ho subito, e dopo aver silenziato ME e quelle come me, diranno che è in mio nome che loro agiscono. Ed è così che in tante, ME compresa, siamo state espropriate, sovradeterminate. Questo è lo scippo atroce che hanno compiuto. Questo è quello che continuano a fare. Questo è quello che mi fa incazzare più di tutto. Perché quella lotta è mia e me la riprendo. Non tollero che in un’epoca in cui è perfino inutile definirsi in termini biologici giacché siamo persone di genere indistinto, a nostra scelta, senza discriminazione alcuna, il termine “donna” diventi status dietro il quale si nascondono queste dinamiche di potere.

Assisto a tutto questo senza porre affidamento su nessun@. Diciamo che le lotte che mi riguardano sono altrove. Pur tuttavia bisogna ripetersi e smarcarsi per non essere strumentalizzate. Perché se quelle sono donne, io cosa sono? E in questi giorni tanto si è parlato dell’eventualità che un ministero alle pari opportunità fosse concesso a questa o quella figura antiabortista, omofoba o chissà cosa. Ma se anche un ministero di quel genere fosse stato assegnato a una del Pd che poi applaude leggi moraliste, securitarie, repressive e liberticide e quando l’offendono su twitter vuole oscurare tutta internet, sarebbe stato meglio?

Questo governo è brutto tanto quanto quello precedente. Le donne, in veste di madri istituzionali, servono a legittimarlo. E quelle donne che celebrano questo dato come una vittoria non ho la più pallida idea di quale sia la direzione che stanno perseguendo. Io, che lotto per ottenere pari diritti, ma pari per davvero, per chiunque, non capisco come le donne che dicono di lottare per la propria “dignità” accettino di fare da puntelli legittimanti del patriarcato, perché è questo che siete. Siete puntelli delle peggiori istituzioni patriarcali e del peggio paternalismo esistente. Puntelli, complici di un neoliberismo che straccia diritti per la povera gente, privatizza, massacra, svende lo stato sociale e poi immagina che qualche femmina al governo possa far sembrare tutto un po’ più bello.

Vi regalo uno scoop: i governi di stampo patriarcale, perfino le grandi dittature, hanno elevato le donne ancora a rappresentare i regimi. Vuol dire forse che furono migliori? No. Chiedetevi il perché.

Basta strumentalizzare i corpi delle donne. Il movimento a tutela dei corpi delle donne non ha nulla da dire adesso?

Il dito, la luna e Battiato

Preambolo: definizione di troiaio: “porcile, luogo molto sudicio, luogo dove si trovano molte prostitute o, più genericamente, molte persone disoneste, depravate”.

Sottotitolo: “abbiamo una legge elettorale che si chiama porcellum e poi ci scandalizziamo se Battiato dice che è un governo di troie”. [Michele Santoro]

Immenso Battiato, questo paese non si merita la sua intelligenza e genialità.
Le vere tre I che corrispondono a questo paese sono: ignoranza, ipocrisia e indecenza, altroché quelle che vaneggiava il buffone delinquente promettendo le sue solite cazzate a proposito di progressi della scienza e della tecnica.

Dice ancora il Maestro: “Se in parlamento ci sono dei fetenti, il parlamento è una fetenzia. E’ così sbagliato dire che questo è un troiaio?”

Secondo me no. Anzi, qualcuno avrebbe dovuto dirlo prima e, tanto per restare in tema di troiai, il  20% dei grandi elettori che sceglieranno il nuovo capo dello stato [nuovo si fa per dire] sono imputati e indagati.

Chi ha criticato Battiato sono più o meno le stesse persone che lo hanno fatto con Strada circa la sua frase su brunetta: gente che ormai non può più guardare la luna al posto del dito perché è la luna stessa a schifarsi di tanta ipocrisia e si gira da un’altra parte.

Dice ancora Battiato: “ognuno è artefice del suo destino, chi ha scelto di fare il cretino, l’assassino, il delinquente lo fa di sua spontanea volontà”. 

E questo è quello che ho sempre pensato anch’io che non arriverò mai alla genialità intellettuale di Battiato ma insomma, qualcosa penso di saperla, capirla e averla imparata.
Perché tutti gli esseri umani, fatta eccezione per chi non ne ha facoltà a causa di malattie o impedimenti fisici possono fare di se stessi quello che vogliono nel bene, se invece preferiscono farlo nel male è una loro responsabilità, non di chi glielo dice e che una tristissima parte di gente ipocrita anziché appezzarne l’onestà, la sincerità considera questi giudizi volgari, inopportuni, come se essere ignoranti, cretini, assassini e delinquenti per scelta fosse il massimo dell’opportunismo; quindi le persone che hanno scelto di essere altro, e altre, quelle che si rifiutano di accettare con indifferenza che siano i cretini e i delinquenti, gl’incapaci a dettare legge, a decidere i destini di un paese escludendo invece chi sarebbe in grado e all’altezza di dare un contributo utile [tipo proprio Franco Battiato], non è giusto che vengano poi infilate in quel frullatore mediatico, disonestamente intellettuale che vuole gl’italiani tutti uguali e tutti meritevoli di subire lo schifo alla stessa stregua di quelli che non si sono mai ribellati allo schifo ma anzi, hanno contribuito a produrlo e ad incentivarlo.
Come scrivevo ieri, io non sono uguale a chi vota e ha votato berlusconi e tutto il suo caravanserraglio di indecenti delinquenti PER SCELTA che qualcuno ha ancora l’ardire di definire onorevoli e senatori della repubblica italiana.
E come me per fortuna c’è anche un sacco di altra gente, quindi i “siamo tutti”, o gli “abbiamo quello che ci meritiamo” e altre cazzate del genere che non fanno il mezzo gaudio di un male comune ma offendono chi non è stat* causa di quel male le respingo, le respingerò sempre molto volentieri, e con fastidio, a tutti i mittenti, chiunque essi siano.

Un po’ di pudore
Marco Travaglio, 12 aprile 

“Dicono che, come al Conclave, anche al Toto Quirinale chi entra papa esce cardinale.”

Nell’editoriale di Marco Travaglio i papabili prossimi Presidenti della Repubblica.

È vero che nei Conclavi soffia lo Spirito Santo, mentre di solito la battaglia per il Quirinale è scossa da ben altre ventilazioni, per non dire flatulenze. Ma la classe politica, quando c’era, ha sempre cercato di cogliere lo spirito del tempo nella scelta di chi per sette anni deve rappresentare la Nazione. Nel 1946, dopo la guerra civile armata tra fascisti e antifascisti e poi referendaria tra monarchici e repubblicani, si optò per una nobile e antica figura di giurista meridionale e monarchico: De Nicola. Due anni dopo, per l’avvio della ricostruzione, fu scelto Einaudi, purissimo intellettuale liberale. Poi toccò a un alfiere dell’apertura al centrosinistra Dc-Psi: Gronchi. E, dopo gli eccessi di quest’ultimo, si passò a un conservatore illuminato, autore della riforma agraria: Segni. Poi fu la volta di un socialista riformista, Saragat. A cui seguì, in una società in tumulto fra contestazione e strategie della tensione, un autorevole giurista fuori dai giochi: Leone. Dopo di lui, nell’Italia dei primi scandali e del terrorismo, i partiti riuscirono a elevarsi sopra se stessi confluendo sul partigiano Pertini, che restituì dignità e popolarità alle istituzioni screditate e attaccate. Cossiga rispondeva grosso modo alla stessa logica, ancora in pieno terrorismo, con le stimmate della dolente sconfitta sul caso Moro e una fama di onesto notaio: il presidente più giovane dell’Italia repubblicana, eletto al primo scrutinio. Scalfaro nel ’92 passò a sorpresa grazie a una felice intuizione di Pannella, nel Paese squassato da Tangentopoli e dalle prime stragi di mafia. Ciampi, nel ’99, fu l’unico frutto sano della stagione malata dell’inciucio bicamerale. E Napolitano fu il tributo storico a un partito, il postcomunista, che non era mai andato al governo con un suo uomo dopo aver vinto le elezioni. Quale spirito del tempo inseguono, oggi, i partiti che si accingono a scegliere il dodicesimo Presidente, quando ormai la politica e le istituzioni sono meno autorevoli di un postribolo? Non si pongono proprio il problema. La selezione delle candidature non parte da un identikit che incarni un progetto, una visione, una speranza. Ma dal piccolissimo cabotaggio degl’interessi di bottega dei due sconfitti alle urne, Ber&Ber, con i loro 10 milioni di voti persi. L’uno ha bisogno di un Presidente che lo salvi dall’irrilevanza, dai processi e da un’ineleggibilità mai sancita, anche se prevista dalla legge che ne fa un parlamentare abusivo da vent’anni. L’altro ha bisogno di un Presidente che gli dia l’incarico pieno per un governo senza numeri né storia e blocchi per qualche altro mese la naturale sepoltura di una classe dirigente, quella del centrosinistra, che in vent’anni ha prodotto solo disfatte e fallimenti. Non occorrono un De Gasperi, un Fanfani, un Moro, un Nenni, un Berlinguer per capire che all’Italia di oggi serve un Presidente fuori dai partiti, un uomo di diritto e di cultura capace di ridare dignità e onore allo Stato, alle Istituzioni, alla Politica, in sintonia con la voglia di cambiamento che sale da molti cittadini. Invece si leggono “rose” di nomi deprimenti, come la sepolcrale cinquina che vedete effigiata qui accanto: Amato, uno che avrebbe dovuto scomparire già nel ’92 col suo amico Bettino, e anche in seguito non gli son mancate le occasioni; Violante, che vent’anni fa passava per il capo del partito dei giudici e oggi raccoglie i meritati elogi del piduista Cicchitto; Marini, un signore di 80 anni che da tempo sfuggiva ai radar e i più credevano sistemato a Villa Arzilla; la Severino, ministra di larghe intese e avvocato di larghe imprese, riuscita nel raro intento di abbassare le pene per la concussione in una legge denominata “anticorruzione”; e infine Grasso, un violantino in sedicesimo che, appena arrivato, già promette bene. Signori dell’inciucio, un po’ di pietà. E, se non è troppo pretendere, di pudore.