Il leitmotiv

Non condivido il linguaggio  di Grillo quando è violento, aggredisce e nemmeno molte delle sue caciarate in Rete, ma nemmeno il dibattito pubblico falsato dal conflitto di interessi di berlusconi e da quella percentuale minima di stampa e informazione che si reputano indipendenti ma poi nei fatti non lo sono. Grillo, come ha ben detto Dario Fo sbaglia sistematicamente il metodo, e anche quando ha ragione, perché sull’informazione ha un milione di volte ragione, passa dalla parte del torto. Ed è questo che dovrebbero fargli capire. E comunque, la critica ci sta, l’offesa quotidiana no. Se mi dessero della deficiente ogni giorno da varie tribune pubbliche rivendicando il diritto di poterlo fare credo che porterei più di qualcuno in tribunale. 

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Grillo: “Segnalate articoli ostili a M5S”

Il leader M5S contro un commento di Maria Novella Oppo sull’Unità. Letta la difende: “Lapidata”
Pd e Fi: “Fascista”. Cuperlo: “Attacco indegno”. Boldrini: “Pestaggio versione 2.0”. Orellana si dissocia.
DARIO FO: “NON ACCETTO QUESTI TONI, MA I GIORNALISTI SMETTANO DI SPUTTANARE”

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“La magistratura si occupi delle istigazioni a delinquere del M5S”.
Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti.

La magistratura si era occupata anche delle istigazioni a delinquere del diffamatore seriale sallusti che per sei anni ha diffuso falsità sul pm Cocilovo che per questo fu minacciato di morte senza suscitare l’indignazione dei liberali dell’ultim’ora, ma in quel caso l’ODG, la FNSI si sono schierati dalla parte del diffamatore/istigatore fino a consentirgli di ottenere la grazia su cauzione da Napolitano.
Capito perché questa gente non è più credibile, semmai lo sia stata fino ad ora?

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Quando berlusconi ha chiesto la cacciata dalla Rai di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi  perché facevano “un uso criminoso del servizio pubblico” l’ha prontamente ottenuta. Se Grillo chiede pubblicamente di dare uno sguardo a quel giornalismo che non risponde al dovere di fare informazione ma da tempo, da sempre anzi, ha scelto di mettersi al servizio del potere e per questo travolge con la delicatezza del caterpillar tutto quello che ostacola il progetto di questo potere – illegittimo per sentenza –  al massimo si becca il rimprovero di Laura Boldrini sempre molto loquace quando c’è da bacchettare i 5stelle,  calata alla perfezione nel ruolo di vestale a difesa della casta cui ora appartiene anche lei ma poi, nei fatti, a quel “giornalismo” criticato da Grillo non succede niente. Prima di parlare di democrazia violata per queste sciocchezze ai piani alti delle istituzioni e della politica dovrebbero far mettere qualche specchio alle pareti, così, giusto per darsi un’occhiata. E magari aspettare che in questo paese sia ripristinata una democrazia vera, non quella abusiva del conflitto di interessi, di un parlamento votato da nessuno, di un governo scelto e voluto solo da uno e quella dove un pregiudicato condannato può ancora circolare a piede libero solo perché si chiama silvio berlusconi.

Queste cose non succedono in nessuna democrazia: i funzionari funzionali al potere e al regimetto napolitano se ne facciano una ragione. In questo paese non esiste solo il giornalismo ostile, esiste purtroppo e soprattutto quello servo composto da gente che viene ritenuta financo autorevole e che contribuisce in larga parte alla formazione della massa critica, e se ogni giorno nell’opinione pubblica viene iniettata la dose quotidiana di veleno non ci possiamo stupire se questo è un paese intossicato dalle falsità e dalle cazzate senza nessuna importanza, gonfiate,  trasformate in fatti e notizie per non dover parlare dei fatti veri e dare notizie che corrispondano al vero.

Quando Gramsci fondò l’Unità non aveva certo in mente che un giorno il suo quotidiano dovesse diventare la velina di un partito ridicolo e nemmeno del regimetto delle larghe intese che guai a disturbarlo. 

Il diritto di critica e quello di satira non è diritto allo sputtanamento, alla propaganda negativa, alla diffusione di falsità. Per questo ci sono già i giornali di berlusconi. Fare giornalismo serio non è prendere la cazzatella e su quella ricamarci attorno per ingigantirne la portata, trasformare una parola, un discorso, un tono di voce, un bagno al mare per chissà quale colpa, peccato, attacco alla democrazia.

Fare giornalismo serio e satira ben fatta, quella che induce alla riflessione, non è scegliersi l’obiettivo e per mesi, mesi e mesi attaccare solo quello mentre “c’è tutto un mondo intorno” fatto di cose più serie di cui un’informazione seria, rispettosa del ruolo e conscia delle sue responsabilità verso i cittadini che contribuiscono in solido al suo mantenimento dovrebbe occuparsi. 

Responsabilità che aumentano in base alla vastità del pubblico che si raggiunge. 

Se io scrivo una cazzata nella mia bacheca facebook rischio al massimo una figuraccia, se le cazzate diventano il leitmotiv del giornalismo diventano propaganda degna del ministero della cultura popolare di mussolini, e quello sì, è fascismo.

Se questo paese è ai penultimi posti nelle classifiche internazionali circa la libertà di informazione, sovrastato perfino da paesi che almeno non hanno l’ardire di definirsi libere repubbliche democratiche ci sarà un motivo, anzi, ce ne sono tanti.