Crozza delle meraviglie

“Nel paese sta dilagando il Razzi-pensiero: “pensa alla tua famiglia e fatti li cazzi tua”. [Maurizio Crozza]

“In questo periodo la Chiesa è in un momento fulgido… ha finalmente trovato il Papa perfetto! E’ come quando l’Algida ha beccato il Magnum. Questo Papa non è il Vescovo di Roma… è il Vescovo di Roaming. Da marzo a oggi, ha già consumato 35 SIM. Chiama tutti: il suo calzolaio, l’edicolante, studenti, donne incinta, signore scippate, bambini a Betlemme… tutti, chiama tutti.” [Maurizio Crozza]

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Crozza Papa Francesco 

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Si può credere o non credere, interessarsi alle religioni per fede o semplicemente per interesse, cultura, per spirito di comprensione. Ma il messaggio che arriva da questo papa è inequivocabile: lui parla di cose tangibili, tutt’altro che trascendentali, della realtà che ci riguarda da vivi, non in un’ipotetica prossima vita, il suo è lo stesso identico pensiero di una laicissima e ateissima Margherita Hack quando diceva che noi atei sappiamo di doverci comportare bene qui, in questa vita non per sperare nella gloria della vita eterna ma perché le leggi morali le hanno fatte donne e uomini da che esiste il mondo. E per questo andrebbero rispettate senza doversi aspettare una ricompensa in una prossima e ipotetica vita alla quale non tutti credono e sperano.

L’imitazione del papa di Crozza non è un semplice sketch: è una metafora. Io ci ho visto una grande rappresentazione dello squallore della politica italiana. La metafora inizia da Ratzinger che lascia, cede il passo, in un certo senso si umilia, dice al mondo: “non sono più in grado di fare il papa”. 

Il secondo papa nella storia della chiesa che se ne va da vivo.
Un gesto importante che nessun politico italiano ha mai fatto: nessuno dice mai “lascio perché non sono in grado”. Restano tutti, purtroppo. Anche da condannati alla galera.

E al suo posto arriva l’uomo semplice, quello che viene da lontano, che non chiede le larghe intese con “quello di prima” ma dimostra subito di avere un’altra visione di come deve essere concepita la sua missione. 

Il papa che si paga l’albergo, che snobba la security, che si fa toccare dalla gente, che fa gesti non previsti da un’etichetta vecchia, desueta. 

Il papa che capisce che il mondo è cambiato e che ci sono realtà che la chiesa ha ignorato, e quando non lo ha fatto ha giudicato, escluso, emarginato, realtà che non si possono più mettere sotto al tappeto dell’ipocrisia: i gay, le donne che abortiscono, chi divorzia, la politica disonesta che corrompe e si fa corrompere.

Il papa che telefona a privati cittadini per dirgli che è cosciente dei loro problemi, che vuole sentire e toccare personalmente le sofferenze dei cittadini comuni, non dare la precedenza ad udienze private che di solito i papi concedono solo a chi problemi non ne ha ma in compenso li crea.

Nello sketch il papa si porta il frigorifero da 76 chili sulle spalle, ovvero quello che lui sta mettendo a disposizione di tutti: i consigli, la sua umanità, il suo ripetere tutti i giorni che così non va bene, che bisogna cambiare. 

E con quel peso sulle spalle si preoccupa di cercare l’autobus per la prostituta, telefona a Scalfari “contemporaneamente” [e non sa cosa pesa di più].

Ma quando la signora destinataria di quel frigorifero in regalo lo vede con quel peso enorme sulle spalle anziché essere contenta del pensiero lo rimprovera, gli dice che quel frigorifero non le va bene, che mal si addice alle dimensioni della sua piccola casa [il parlamento?] e al colore delle sue mattonelle. Tant’è che il papa le dice addirittura di essere disposto a cambiarle le mattonelle piuttosto che riportarsi indietro il frigo.

Quel frigo che è troppo alto, che è “troppa roba”, che la signora rifiuta in malo modo, gli dice che se quello è tutto ciò che sa fare questo papa andava bene pure “quello di prima”. Quello dei giudizi e degli anatemi, quello più adatto allo spessore etico, morale e umano di questa politica.

La vedova Crocetti non rappresenta altro che la disgustosa ipocrisia della politica italiana da sempre inginocchiata e prona al vaticano e alla chiesa, sempre ben disposta a negare quei diritti che renderebbero più civile questo paese, più buono, per mero opportunismo, per non perdere i voti dei cattolici cattivi, egoisti ma che all’atto pratico non ha mai messo in pratica i più elementari concetti espressi dalla cristianità, quelli della solidarietà, dell’accoglienza, dell’onestà ma al contrario ha sempre preferito applicare la teoria del Razzi pensiero: quella del “pensa alla tua famiglia e fatti li cazzi tua”.

Separazioni all’italiana [a grandi passi verso la deriva]

BLITZ ESTIVO SULLA COSTITUZIONE

Il governo ha fretta di approvare il ddl per abbattere i tempi di legge previsti dall’articolo 138. La deroga
spianerebbe la strada al lavoro del “Comitato dei 40 saggi”, compresa la riscrittura di parte della Carta.

Prove tecniche di colpo di mano sulla Costituzione. Da piazzare nel cuore dell’estate, quando le spiagge sono piene e l’attenzione sul Palazzo crolla. La strana maggioranza del governo Letta ha fretta di approvare il disegno di legge che prevede una deroga all’articolo 138 della Carta: la norma che pone precisi paletti temporali e di metodo alle leggi di revisione costituzionale. E allora l’obiettivo è quello di approvare entro la prima settimana di agosto.

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Non risulta che riformare la Costituzione fosse un’urgenza da governo di necessità.

Se Napolitano permette a questo caravanserraglio definito indegnamente governo di necessità, all’interno del quale alloggiano comodamente indagati, prescritti, condannati in primo e ultimo grado anche per reati gravissimi di mettere le mani sulla Costituzione si renderebbe complice di un colpo di stato; e non sarebbe nemmeno il primo, ovviamente mascherato e camuffato da decisione perfettamente legittima.
La Costituzione prima di essere riformata andrebbe applicata: non è la Carta a doversi adattare alle circostanze, esigenze e situazioni ma dovrebbe essere il contrario; è la politica che dovrebbe iniziare a prenderla in considerazione e a rispettarla.
Questo governo così com’è non può permettersi di riformare nulla di quanto fatto da eminenze illustri che in un momento storico difficilissimo hanno dimostrato di tenere davvero al bene del paese non certo al loro personale né politico.
La Costituzione è l’ultima garanzia che abbiamo: difendiamola. Tutti.

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Siamo ridotti così male che qualcuno si accontenta perfino del terzo posto alla confederation cup.
Per non parlare della celebrazione del “campione” Valentino Rossi, già noto come evasore fiscale: guai a ricordare queste brutte cose.
E pensare che in Uruguay le unioni civili sono legge così come le adozioni alle coppie dello stesso sesso.
Se si dovesse applicare lo stesso metro di giudizio alle attività sportive e agonistiche in relazione alla civiltà di un paese, l’Italia meriterebbe le stesse posizioni che ha per quanto riguarda la libertà di stampa e informazione. 
Quasi ultima nel mondo.

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Che poi è anche giusto che Valentino Rossi venga omaggiato in qualità di campione: com’era? “bisogna separare le questioni giudiziarie dal ruolo politico”; e se il principio della separazione vale per il vecchio puttaniere corruttore e concussore può valere per chiunque. 

Anche per un evasore fiscale.

Così avremo un nuovo trend, una nuova tendenza; il chirurgo è bravo ma nel suo privato ha comportamenti scorretti, eticamente immorali, illegali? non fa nulla, basta che in sala operatoria poi svolga bene la professione.

Stessa cosa vale per l’avvocato, l’insegnante, il giornalista, il medico di famiglia, e a cascata per tutti i professionisti che nel loro privato si sentiranno autorizzati a fare quello che vogliono, tanto male che vada c’è sempre qualcuno poi che pensa, e purtroppo dice e scrive – non in un blog o una bacheca facebook ma in parlamento e sui giornali – che si possono separare le questioni illegali e immorali da quelle professionali. 
Anche se riguardano un’unica persona.

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Pensavo a Margherita Hack e ai suoi genitori che 90 anni fa [novanta anni fa] non le facevano subire nessuna educazione “di genere”, non le dicevano di non fare cose perché era una bambina o di farne altre perché lo era. 
A quei tempi non esistevano il femminismo, la Costituzione e nemmeno un ministero delle pari opportunità, eppure quella generazione ha formato donne come lei e Rita Levi Montalcini che invece si oppose con tutte le sue forze ad un padre che non riteneva necessario che una figlia femmina dovesse studiare per affermarsi professionalmente.
Quindi significa che era possibile conquistare le proprie pari opportunità senza nessuno che lo garantisse e lo obbligasse per legge, senza l’obbrobrio delle quote rosa, senza un ministero – inutile ai giorni nostri ma sul quale si è aperto il consueto diBBattito – visto che oggi una Costituzione che garantisce l’uguaglianza e il diritto allo studio [anche per le donne!]  invece c’è.  Le vite ben spese di Rita e Margherita descrivono alla perfezione il fallimento di un una generazione di donne che scendeva in piazza per bruciare reggiseni – come se fosse un capo d’abbigliamento il responsabile della costrizione femminile e che ha prodotto quella generazione che non ha nemmeno bisogno di bruciarlo, se lo toglie e basta, davanti al miglior offerente. 
E se quei diritti conquistati faticosamente quarant’anni fa oggi sono ancora messi in discussione significa che non sono stati difesi con la stessa energia con cui erano stati ottenuti. La Storia siamo noi sempre, non solo qualche volta.Margherita Hack e Rita Levi Montalcini sono state eccezioni? può darsi, però sono esistite, e invece di pretendere rispetto, considerazione, farsi spazio nei diritti facendo la guerra agli uomini come va di moda fare in questa magnifica era “moderna”, hanno ritenuto più opportuno impegnarsi in proprio per dimostrare agli uomini di quei tempi e alla società tutta di meritarsi il loro posto coi fatti.

E comunque, poche chiacchiere: la vera parità fra i sessi sarà celebrata e onorata il giorno che nessun uomo dirà più che fare la lavatrice significa “spingere un bottone”.

Perché vorrà dire che tutti gli uomini avranno scoperto che succede dopo aver spinto quel bottone.

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– Riforme costituzionali: se a scriverle sono gli amici dei ladri –

Peter Gomez, Il Fatto Quotidiano, 27 giugno

Visto che la storia spesso si ripete in farsa, l’ultimo capitolo della ridicola tragedia italiana ruota di nuovo intorno alle riforme e alla giustizia. Esattamente come era accaduto nel 1997, con la commissione Bicamerale di dalemiana memoria, tra i nuovi padri ricostituenti in quota Pdl prende corpo l’idea di riscrivere pure il titolo IV della Costituzione: quello che stabilisce poteri, diritti e doveri della magistratura.

Del resto si sa come vanno queste cose: nelle Camere si parla sempre di fondare una nuova Repubblica, ma tutti quelli che hanno indagini o processi in corso, pensano soprattutto alle Procure della Repubblica.

Sedici anni fa però Oscar Luigi Scalfaro – il Vecchio presidente – almeno ci aveva provato a dire di no. “La Bicamerale non perda tempo con la giustizia, ma si occupi delle riforme di sua competenza” aveva tuonato il Capo dello Stato restando, di lì a poco, assolutamente inascoltato. Oggi invece, nella maggioranza delle larghe intese a dire di no è solo, il Pd. Mentre Giorgio Napolitano, il nuovo Eterno Presidente, per il momento tace.

Male, perché gli avvenimenti di queste settimane non fanno presagire niente di buono. All’indomani dell’ultima condanna a sette anni, Silvio Berlusconi è stato ricevuto al Colle senza apparenti imbarazzi. La sua storia – tra bonifici a Craxi, mazzette versate dal suo avvocato ai giudici,tangenti allungate dai suoi collaboratori alla Guardia di Finanza, più il noto contorno di minorenni, presunte frodi fiscali e concussioni – fa di lui un personaggio in cui nei paesi normali non si discute nemmeno su come riscrivere il codice della strada. Qui, invece, il Cavaliere può parlare di governo, riforme e futuro del Paese. E lo fa dopo che in aprile i dieci supposti saggi scelti da Napolitano per redigere una sorta di programma condiviso tra Pd e Pdl, si sono a lungo occupati di giudici e leggi penali.

Allora il supposto saggio e futuro ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, era apparso molto soddisfatto.“Il capitolo nel quale più significativa è risultata la piena legittimazione di importanti posizioni fin qui oggetto di pregiudizio è quello della giustizia”, aveva detto prima di elencare i provvedimenti, molti dei quali ideati di natura costituzionale, per depotenziare leintercettazioni telefoniche, abbreviare i tempi d’indagine, mettere una mordacchia alla stampa, intimorire i magistrati (c’era la creazione di una sorta di Csm di secondo grado i cui membri sono nominati un terzo dal parlamento e un terzo dal Capo dello Stato), abolire in caso di assoluzione l’appello.

Oggi invece Quagliariello getta acqua sul fuoco. Per lui dietro l’emendamento Pdl, firmato tra gli altri da un imputato per mafia, uno per peculato e uno per abuso d’ufficio, c’è una semplice iniziativa tecnica. “Vi è l’esigenza condivisa che eventuali correlazioni derivanti dalle riforme istituzionali che dovessero cadere al di fuori delle materie indicate nel disegno di legge attualmente in esame possano essere affrontate dal Parlamento”, dice senza specificare chi condivida l’esigenza. I cittadini? I ladri? Gli amici dei ladri? Il resto del governo?

Letta junior e Napolitano se ci siete (e non ci fate) per favore, battete un colpo.

“Quando ci sono io non c’è la morte, e quando c’è la morte non ci sarò io”

“Noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perché ci aspettiamo una ricompensa in Paradiso.”

*Margherita Hack*

“Dio è il tappabuchi per quando l’uomo non riesce a trovare le risposte”.

*Margherita Hack*.

E io dico, anche per quando non vuole. Ciao, Signora delle Stelle, mi mancherai moltissimo.

La Scienza, a differenza delle religioni costringe al dubbio, non è portatrice di nessuna verità indiscutibile, assoluta.
Ed è davvero troppo comodo spiegare tutto con l’esistenza di qualcuno che nessuno ha mai visto né sentito parlare.


“BISOGNA ESSERE COMBATTIVE, NON TIMIDE”. ADDIO ALLA DONNA DELLE STELLE

Fermiamolo: con la Legge

Per quasi vent’anni i partiti politici democratici, il sistema dei media, i maitres à penser dei principali giornali italiani, hanno chiuso gli occhi di fronte a questo fenomeno degenerativo, hanno evitato che Berlusconi venisse escluso dal Parlamento, pur essendo ineleggibile, lo hanno accettato come un normale interlocutore politico, pienamente legittimato, nel gioco delle parti, a realizzare l’alternanza politica. [Domenico Gallo – Micromega]

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Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Articolo 54

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Quando una persona, abitualmente, proprio per un suo modus operandi naturale, direi quasi genetico viola la legge in maniera sistematica perché evidentemente le sue necessità, esigenze, ambizioni non collimano col rispetto di quelle leggi che regolano tutte le democrazie degne di questo nome, limitano i suoi obiettivi perché lo renderebbero un cittadino come tutti gli altri così come in qualsiasi paese normale i cittadini sono tutti uguali almeno di fronte a due cose, la legge e la morte, figuriamoci dunque come dovrebbe essere nel nostro dove l’uguaglianza fra cittadini è prevista, ORDINATA proprio per Costituzione e poi da uomo pubblico quale qualcuno ha permesso che fosse – grazie ad una violazione della legge – invita alla sommossa popolare contro le istituzioni preposte a far sì che TUTTI rispettino le leggi, le insulta affermando, ripetendo da anni [cosa che a nessun altro cittadino sarebbe permesso fare senza rischiare ALMENO  una denuncia per vilipendio] che sono  “il cancro della democrazia” ben sapendo che la vera anomalia democratica è lui,  non è solo qualcuno che, secondo la sentenza di un giudice,  ha “una naturale propensione alla delinquenza”, un fuorilegge ma una persona pericolosa che va fermata. 
Con la legge.

Quando tutti si renderanno conto che non aver applicato una semplicissima legge ha stravolto e deformato la storia di questo paese nella sua eternità forse molti la pianteranno di fare i tifosi della politica e si attiveranno per diventare attivisti della civiltà, della democrazia e di una Costituzione che non può essere usata come uno stacco di carta igienica salvo poi riempirsi la bocca coi valori democratici, coi doveri dei cittadini se i primi a non rispettare quei doveri sono e sono stati proprio quelli chiamati per ruolo e istituzione ad essere i testimoni e i  difensori non solo dei doveri ma anche dei diritti e della legge. Il caso di berlusconi dimostra e ci dice anche altro, e cioè che siccome è stata la politica nel suo complesso ad averlo legittimato, probabilmente anche la politica ne ha tratto un vantaggio a noi sconosciuto ma che c’è, e la dimostrazione è che NESSUNO ha mai voluto regolare il conflitto di interessi di berlusconi perché sicuramente questo avrebbe significato poi doverlo fare anche per i conflitti che riguardano altri.  Eludere una legge affinché qualcuno possa trarne un vantaggio a discapito di un paese intero e in barba alla Costituzione è un’azione molto simile ad un colpo di stato.

Se domani si riunisse una giunta che stabilisca che un cittadino su cinque il cui nome inizia per S è autorizzato a stuprare, rubare, ammazzare che cosa succederebbe? non serve essere anti niente per capire quello che è successo in Italia dal ’94 in poi, quando ad un signore estraneo alla politica è stato consentito di poter intraprendere una carriera politica a cui non aveva il benché minimo diritto e quando fra l’altro aveva già confessato PUBBLICAMENTE che quella per lui era l’extrema ratio per evitarsi la galera.

Il problema, lo ripeterò SEMPRE, non sono i cittadini che lo votano ma è stato chi lo ha proposto e legittimato alla carriera politica, continuando peraltro a farlo, a considerarlo un normale interlocutore politico con cui confrontarsi  anche nel merito della  costruzione di quelle leggi che lui per primo è disposto a violare.

silvio berlusconi deve andare via da ogni ambito istituzionale, politico, perché non può rappresentare nient’altro che stesso, deve assumersi la responsabilità delle sue azioni come qualsiasi altro cittadino è obbligato a fare,  è assolutamente INADEGUATO a rappresentare un paese composto in maggioranza da cittadini onesti, che non violano le regole e la legge, e quand’anche lo facessero sono obbligati a risponderne in prima persona davanti ad un giudice e ad accettare l’eventuale sanzione e condanna. 
Non possono contare su nessun impedimento, tanto meno legittimo.
Questa persona nonostante i suoi precedenti, le sue numerose pendenze penali, i suoi processi, la sua reputazione privata ma soprattutto pubblica che è costata all’Italia la ridicolizzazione in ambito internazionale non ha mai pagato, né intende farlo,  il suo debito con la giustizia e con quel popolo italiano che vorrebbe rappresentare.
Abbiamo una legge, applichiamola, anche se in modo tardivo ma dobbiamo assolutamente liberare la scena politica da silvio berlusconi.
E, aggiungo, bisognerebbe chiedere con forza al Presidente Napolitano di revocargli la nomina di cavaliere della Repubblica Italiana come fu fatto per Calisto Tanzi colpevole di aver disonorato il Paese, esattamente come ha fatto il cittadino – imputato – pregiudicato – prescritto  silvio berlusconi.

Il cancro della democrazia – Domenico Gallo per Micromega

Adesso è ufficiale, Berlusconi convoca la piazza contro la magistratura e chiama il popolo a manifestare il 23 marzo contro questo “cancro della nostra democrazia”.

Probabilmente le ultime rivelazioni sulla vicenda De Gregorio sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso della strutturale insofferenza di Berlusconi al controllo di legalità ed alle regole dello Stato di diritto.

Qui viene fuori l’anomalia del sistema politico italiano che ha consentito che venissero affidate funzioni di uomo di Stato ad un personaggio che, oltre ad essere coinvolto, con i suoi più stretti collaboratori, in vicende di malaffare di ogni tipo, ha fatto della lotta alle regole costituzionali e dell’aggressione alle istituzioni di garanzia la ragione d’essere stessa del movimento da lui capeggiato.

Quello di Berlusconi non è semplicemente un rifiuto “ideologico” dei principi basilari dello Stato di diritto nel quadro di una visione monocratica in cui tutti i poteri sono concentrati nelle mani del sovrano. Egli non è semplicemente portatore di una cultura politica contraria alla Costituzione. Anche una cultura politica antidemocratica si può evolvere e può accettare compromessi: quella di Berlusconi, invece, è una lotta corpo a corpo contro la Costituzione che non può accettare mediazioni: o riuscirà a mettere sotto controllo politico l’attività della magistratura (inquirente e giudicante) oppure ne resterà travolto e gli si apriranno le porte del carcere o dell’esilio in Tunisia. 

In questo contingente la realtà supera l’immaginazione e Berlusconi sta mettendo in opera la scena finale del film il Caimano con la folla che si scaglia contro i giudici. Quando un capo politico scaglia i suoi partigiani contro le istituzioni di garanzia, rivendicando il diritto di non essere sottoposto alla legge, siamo in presenza di un fatto gravemente eversivo. E’ la rivendicazione del Fuhrer Prinzip. E’ eversione allo stato puro.

Per quasi vent’anni i partiti politici democratici, il sistema dei media, i maitres à penser dei principali giornali italiani, hanno chiuso gli occhi di fronte a questo fenomeno degenerativo, hanno evitato che Berlusconi venisse escluso dal Parlamento, pur essendo ineleggibile, lo hanno accettato come un normale interlocutore politico, pienamente legittimato, nel gioco delle parti, a realizzare l’alternanza politica. 

Le ultime elezioni politiche ormai hanno dimostrato a tutti che le finzioni non reggono più e che, arrivati ad un certo punto, inevitabilmente si devono fare i conti con la realtà: non si può più continuare a non vedere quanto Berlusconi ed il suo partito siano strutturalmente inconciliabili con le regole minime della democrazia con la quale hanno intrapreso una lotta mortale, al fondo della quale o soccomberanno loro o soccomberà la democrazia nel nostro paese. 

Quando Berlusconi parla della magistratura come di un “cancro della democrazia”, evidentemente pensa a se stesso ad al movimento di cui è proprietario.

Adesso che tutte le finzioni sono crollate è venuto il tempo di incidere politicamente con il bisturi su questo cancro ed evitare che le metastasi si estendano oltre nel corpo delle istituzioni. 
Si cominci ad escluderlo dalla corsa alla Presidenza delle Camere e si assumano atteggiamenti politici conseguenti con la gravità della situazione.

Firma anche tu per cacciare Berlusconi dal Parlamento(facendo applicare la legge 361 del 1957)

Una legge sul conflitto di interessi, che rende Berlusconi ineleggibile, esiste già. Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli chiedono al nuovo Parlamento che venga finalmente applicata, e Berlusconi non avrà più nessuna immunità di impunità.
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Fram_Menti d’Italia

Meraviglioso essermi persa volontariamente il confronto Renzi Bersani e senza dovermi nemmeno giustificare con nessuno: si può fare.

Io sono solo una persona  che osserva, s’informa, legge e ha buona memoria,  forse è per questo che penso che un governo che si trova a dover cercare una soluzione, un rimedio ad un disastro qual è quello dell’Ilva non dovrebbe limitarsi soltanto a sistemare guai e danni, a risarcire le famiglie di chi pensava di andare a lavorare e non incontro ad una morte orribile quanto ingiusta. Dovrebbe – come ultima cosa – far pentire i responsabili, i loro complici, tutti quelli che sapevano e hanno taciuto, semplicemente per il solo fatto di essere venuti al mondo.

E chiedere magari spiegazioni sul perché un partito politico abbia pensato che fosse opportuno prendere soldi da quei criminali dei proprietari.

Però che bello questo paese…soprattutto la sua gente, e soprattutto quella gente che oggi dà della vecchia rincoglionita, una con idee stupide a Margherita Hack perché ha dichiarato che al ballottaggio voterà per Renzi.
Nulla sulla Camusso che alle due di pomeriggio di domenica ha detto all’Annunziata fra i sorrisi di aver votato Bersani.
In questo paese non cambierà mai nulla, perché la politica è un argomento tale e quale a un derby calcistico.
Ci si riduce sempre a fare il tifo.

Se qualcuno che non si è iscritto per motivi gravi e fondati volesse votare al ballottaggio di domenica per scegliere il futuro presidente del consiglio di una [ipotetica] coalizione di centrosinistra fra esponenti dello stesso partito [ma democratico], deve portare una giustificazione, dopodiché la gravità dell’impedimento varrà valutata.

Fra l’altro mi piacerebbe conoscere personalmente, vedere che faccia ha quel 12% di mentecatti, di gente che ancora oggi darebbe la sua fiducia e  che sarebbe disposta a rimandare a palazzo Chigi il fuori legge satrapo erotomane incallito e mai pentito.

Le scuole paritarie non vogliono pagare l’IMU? vediamo che si può fare, dice il cosiddetto ministro [abusivo] Profumo. L’importante è che la paghiamo noi, ché la casa ci fa reddito, specialmente dopo vent’anni, anche venticinque di rate del mutuo. E questo signore  secondo Monti sarebbe il miglior rettore sulla piazza? forse  quella di san Pietro? La risposta non la voglio nemmeno sapere, ma se si smettesse di mandare i figli in queste scuole scegliendo, preferendo quella pubblica sarebbe proprio e tanto meglio.

“So’ tutti uguali?” no che non lo sono.
Epperò la maggioranza si somiglia assai.
“Il deputato Antonio Borghesi, IDV, ha proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto trattamento iniquo, socialmente ingiusto rispetto a quello previsto per i lavoratori che devono versare [almeno] 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione [leggi alla speranza di…].
Com’è andata a finire?
Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 498.”

Il fatto che Rondolino consideri il Fatto Quotidiano peggio di larussa e della santanché alla quale offre, a pagamento s’intende, il suo prezioso contributo mi conforta: significa che chiunque pensi il contrario di Rondolino a proposito della qualunque, ha ragione. Quindi pure io.
Rondolino: ex spin doctor di Massimo D’Alema e attuale consulente di Daniela Santanchè, uno che, come direbbe la sora Lella buonanima “nun sa riconosce ‘na sorca da ‘n par de mutande” e figuriamoci la differenza fra essere di destra o di sinistra visto che per lui è sempre stato uguale, franza o spagna purché se magna, perché deve essere interpellato così spesso da giornalisti e giornali, in tv e alla radio?
Io questo vorrei sapere, cos’aggiunge Rondolino al dibattito politico e perché qualcuno lo ritiene così autorevole e meritevole di qualsiasi ribalta.
Velardi & Rondolino: il gatto e la volpe dell’inciucio politico.
Due personaggi disgustosi,  che hanno prima svuotato poi distrutto la sinistra italiana, mestatori nel torbido e ambigui all’inverosimile, oltreché venduti a cui io non affiderei neanche la gabbia dei criceti se l’avessi ma dei quali invece politici considerati autorevoli si sono fidati, si fidano e a pagamento, perdipiù.
E quando la vinciamo noi ‘sta guerra?

BERSANI: “SOLDI DALLA FAMIGLIA RIVA? NON RISPONDO (DI P. ZANCA)

Non olet
Marco Travaglio, 29 novembre 

Dunque il governo Monti varerà un decreto per neutralizzare le ordinanze del gip di Taranto, in parte già confermate dal Riesame, che sequestrano gli impianti“a caldo” dell’Ilva e i magazzini rigurgitanti di prodotti finiti e semilavorati. Il fatto che quegli impianti siano l’arma del delitto che per decenni ha avvelenato Taranto e sterminato centinaia di persone e che quei magazzini pieni siano corpo di reato, cioè la prova che l’Ilva ha violato l’ordine di tenere i forni accesi non per produrre, ma per risanare, non interessa a nessuno. Quando certe porcherie le faceva B., almeno qualcuno a sinistra strillava. Nel 2008, mentre la Protezione Incivile finiva sotto inchiesta per lo scandalo dei rifiuti a Napoli, B. trasformò per decreto le discariche e l’inceneritore di Acerra in aree di interesse strategico, controllate dall’esercito e sottratte alle leggi europee, nazionali e regionali (ne furono sospese ben 44), per potervi sversare e bruciare qualunque sostanza, anche tossica, ed espropriare le procure campane (l’unica abilitata a indagare era quella di Napoli). Il Pd denunciò l’incostituzionalità di certe norme, il Csm pure, molti magistrati protestarono. Ora che Monti e l’ineffabile Clini si accingono a fare altrettanto, con l’aggravante che qui il decreto cancella decisioni già prese dal giudice, con tanti saluti alla separazione dei poteri, all’indipendenza della magistratura, alla Costituzione e ad altre quisquilie, non muove foglia (a parte il solito Di Pietro, non a caso trattato come un appestato). 

Tutti d’accordo, dal Quirinale in giù. 
E Bersani?
Non pervenuto.
E Vendola? Disperso, a parte una dichiarazione in cui dice che Bersani “profuma di sinistra”. Come Padre Pio, che pare emanasse “paradisiache fragranze” di “rose, gardenie, gelsomini, violette, mughetti, gigli e tuberose”. Purtroppo ci sarebbe anche lo sgradevole olezzo di quattrini, dovuto ai 98 mila euro elargiti da Emilio Riva per la campagna elettorale di Bersani del 2006 e disinvoltamente accettati dal destinatario, alla vigilia della sua promozione a ministro dello Sviluppo economico. Bersani ci ha detto che non intende restituirli, molto stupito per la domanda. Ieri il nostro Ferrucci ha interpellato un bel po’ di parlamentari e tutti hanno risposto che è giusto così: i soldi si prendono e non si restituiscono, basta registrarli, anche se poi il benefattore finisce agli arresti per associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale e all’omicidio colposo plurimo, per giunta indagato per una frode fiscale da 52 milioni, per giunta col figlio irreperibile all’estero inseguito da un mandato di cattura. Basta registrarli nell’apposita dichiarazione. Quindi, par di capire, se arriva Al Capone con una carrettata di banconote, si incamera il tutto: basta dichiararlo. Mai domandarsi chi è il donatore né, soprattutto, perché investe i suoi soldi proprio sul futuro ministro dello Sviluppo economico. Usciti dalla porta principale nel ventennio berlusconiano, il conflitto d’interessi e il rapporto politica-affari irrompono nelle primarie del centrosinistra in tutta la loro attualità. Altro che profumo di sinistra. È di sinistra andare ogni anno in pellegrinaggio al Meeting di Cl? È di sinistra raccomandare i “capitani coraggiosi” Colaninno & C. per la scalata Telecom? È di sinistra sponsorizzare la fusione Montepaschi-Bnl dal governatore Fazio? È di sinistra difendere Fazio, beccato a favorire Fiorani e gli altri furbetti? È di sinistra raccomandare Gavio all’amico Penati per gli affari autostradali della Serravalle? E’ di sinistra esentare le chiese dall’Ici?
È di sinistra parlare di ambiente e lavoratori a telecamere accese e poi, girato l’angolo, prender soldi dal padrone della fabbrica più inquinante d’Europa? Viene in mente Flaiano: “Non sono comunista perché non me lo posso permettere”.