Moralismi d’accatto

Marcegaglia: “Basta ai sindacati che proteggono gli assenteisti”. Cgil: “Smentisca”

Per la presidente di Confindustria la riforma del lavoro dovrà permettere alle imprese di licenziare “quelli che non fanno bene il loro mestiere”. Il sindacato: ”Affermazioni che offendono. Le smentisca”. Bonanni prende le distanze: “Dica a quale sigla fa riferimento”. Fornero: “L’accordo è possibile” (Il Fatto Quotidiano)

Ha ragione la Marcegaglia a dire che in questo paese ci sono un sacco di fancazzisti a sbafo che campano sulle spalle di chi lavora onestamente e con senso di responsabilità. Giustissimo: cominciassero però i dirigenti che guadagnano stipendi milionari a dare l’esempio, ché questa storiella che a fare le cose perbene si deve cominciare sempre dal basso ha sinceramente fracassato tutto il fracassabile, vista la classe dirigente che ci ritroviamo e che ci ha gioiosamente accompagnato sull’orlo del precipizio. Perché se vanno cacciati gli impiegati , gli operai, i professionisti che truffano lo stato e  le aziende per cui dovrebbero lavorare rubando i loro stipendi e sfruttando così quei colleghi che sono costretti a fare anche la loro parte, si deve fare lo stesso anche coi loro superiori che sono STRApagati anche per fare in modo che questo non succeda.

Ma quelli non li caccia mai nessuno, né per loro c’è una Marcegaglia che invita alla lotta senza quartiere: hanno sempre un santo protettore in parlamento che li assiste e li rassicura.
E pensare che noi donne ci eravamo ridotte a fare il tifo per la Marcegaglia, solo perché, afflitte dall’assenza cronica  femminile nei posti che contano, una donna era arrivata ai piani alti del potere.
Una donna?
Appunto.
E la Camusso la bacia pure una che parla così?
Io no, non la bacerei, ecco.

I disonesti non devono essere difesi mai da nessuno, in nessun ambito, ma ci piacerebbe che a fare la morale su certe questioni non sia una signora che, da industriale figlia di industriali  a questa crisi economica non è affatto estranea e che solo adesso, praticamente da ieri si è scoperta scandalizzata dalle altrui incapacità  che, invece, sono anche le sue. Gli industriali che  delocalizzano e vendono aziende mettendo a repentaglio la sicurezza e spesso la vita dei lavoratori e delle loro famiglie, sono forse più onesti di chi nell’orario di lavoro va a prendersi un caffè un po’ troppo lungo?

Possibile che in questo paese non si riesca mai a parlare del  difetto del singolo senza offendere intere categorie di lavoratori e dunque di persone?

Il Totem e i Tabù

Sottotitolo: la lega andava messa fuori legge sin da subito, altro che considerare i cialtroni razzisti vestiti di verde un simpatico movimento che faceva solo folklore. Nei ghetti bisognerebbe infilarci tutti gli analfabeti ignoranti alla salvini, educarli alla normale e civile convivenza fra esseri umani, soprattutto di quelli che vengono da fuori a fare tutte quelle cose che noi non vogliamo fare più per mancanza di tempo, di voglia, lavori infami pagati qualche spicciolo, perché alle signore che inorridiscono davanti alla povertà e alla miseria si rovinano le mani e il french fatto di fresco.

A tutt’oggi, sono anche gli extracomunitari a garantirci il benessere, accollandosi perfino un debito che non hanno nemmeno fatto in tempo a contrarre.

Mai che se ne buttassero giù altri di totem, nel paesello delle banane (vecchie e nuove). Per le cose importanti, giuste e che renderebbero questo paese un po’ più civile, ma solo un po’, non è mai il momento per abbattere certi tabù, è sempre troppo presto, la gggente non capirebbe.

Fa male la ministra Fornero a spaventarsi per quelle cose che ha la possibilità sia di ascoltare ma anche, fortuna sua (noi non ce l’abbiamo, pena dover passare per qualunquisti e, peggio ancora, nostalgici di berlusconi: l’Italia è fantastica perché ad ogni giro di ruota in parlamento si trovano sempre nuovi linguaggi coi quali definire chi si è semplicemente rotto i coglioni di essere manipolato e sfruttato dalla politica, che sia ordinaria o tecnica non fa differenza ) di poter replicare. Dovrebbe preoccuparsi molto di più di quello che dice e pensa chi, ancora una volta, non ha la possibilità di essere ascoltato e nessuna arroganza istituzionale dietro la quale potersi nascondere. Tipo quella mostrata ieri sera a ottoemmezzo dal neo ministro della difesa, l’ammiraglio, mentre glissava sulle domande che gli venivano rivolte come il miglior politico navigato e difendeva a spada tratta le decisioni del ‘precedente governo’ e di quelli ancora più precedenti in quanto, secondo lui, se l’Italia vuole essere all’avanguardia deve avere anche il suo bell’esercito di soldatini superattrezzati.

Io pensavo, ma sono una stupida, evidentemente, una stupida idealista pasionaria di sinistra, che in un paese che per Costituzione è fondato sul lavoro e la guerra la ripudia, le priorità dovessero essere altre.

Ha smesso di piangere, la ministro

Questa volta la Fornero non piange. Non ha più totem né tabù. Ma forse allora non aveva pianto perché comunicava all’Italia tutta, all’Italia che conta e fa i conti, che aveva dato mandato perché fosse fame e carestia. Piangeva per l’emozione di essere ministra tra i ministri, davanti alle telecamere, circondata dal pubblico di giornalisti che arrivavano anche da lontano.
Non deve aver pianto nemmeno per l’operaio che è schiattato in acciaieria, oggi, menzionato da tre scarne righe sui giornali, e presto cancellato da altre cronache di ordinaria follia. Siano esse quelle inerenti le code dei gitanti per lo shopping milanese, che quelle di una madre single (ex zoccoletta di Arcore) in vacanza a Miami.
E’decisa questa volta la ministra, perché l’articolo 18 deve essere cancellato: non sia mai che il lavoratore non si possa licenziare! E la Marcegaglia le fa l’eco, non esistono tabù.
Se ne può discutere, dicono in coro, ma senza ideologie. Eh già, se ne può parlare, perché no? Magari una di queste sere, davanti a una pizza e un’ottima birra, che così il tutto è più conviviale, meno drammatico e meno ideologico.
Per fortuna i sindacati non ci stanno, e annunciano ancora barricate: l’articolo 18 non si tocca. Come se fosse una questione di principio.
Verrebbe da farlo così il sunto delle cronache odierne, quelle che ancora una volta sembrano scritte da uno sceneggiatore nemmeno tanto bravo, che pare aver scordato che, da un pezzo, lo statuto dei lavoratori è carta straccia, e il lavoratore non esiste più.
Potrebbe essere semmai davvero una questione di principio, ma vista al contrario; è il padrone che ormai ha deciso di sancire lo strapotere del governo autoritario del danaro e dell’economia, del capitalismo che non ci sta a morire, e che prima di esalare l’ultimo respiro tenta un colpo di coda, persino simile a una strage.
Sembra una storia scritta per un popolo demente, ormai dimentico del passato recente.
Da giorni ci dicono che tutti i sindacati hanno trovato di nuovo l’unità e che uniti lottano. Cisl e Uil così non sono più gli stessi servi che si vendettero al potere berlusconiano, nemmeno gli stessi che garantirono a Marchionne non solo di stracciare lo statuto dei lavoratori, ma di utilizzarlo come carta da cesso, in un passato così recente da essere proprio qualche giorno fa.
No, non piange la ministra, questa volta non ce la fa. Ha già preso confidenza col potere, con le telecamere, con le parole da dire in un certo modo anziché un altro, quelle scelte per ribadire il concetto che è l’emergenza della crisi quella che impone rigida fermezza. Il sacrificio.
Oggi come oggi temo non piangerebbe nemmeno se dicesse la verità ultima, ossia che il sacrificio che chiede questo potere è il sacrificio umano.

Rita Pani (APOLIDE)

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Sottotitolo: se  qualcuno avesse detto a Berlusconi che bastava piangere durante una conferenza stampa…ma per carità, non voglio infierire su un momento di evidente debolezza e stanchezza.

“I grandi patrimoni sono un concetto facilissimo da cogliere mentalmente, difficilissimo da cogliere fiscalmente. Così il premier Mario Monti spiega l’assenza della patrimoniale tra le misure della manovra.”

Quelli piccoli, quelli semplicemente normali, invece, si colgono benissimo sia mentalmente che fisicamente. Eccome, se si colgono.
Non so, a me, se la Marcegaglia è contenta di questo decreto cosiddetto salvaitalia e la Camusso no, istintivamente viene da appoggiarmi spalle al muro.
Apprezzo comunque il presidente del consiglio tecnico del governo tecnico che rinuncia al suo stipendio: la politica è fatta anche, certe volte soprattutto, di gesti simbolici.

Preambolo: una casa di proprietà costa molto più di quanto in realtà renda. E se i soldi dell’ICI vengono poi spesi per opere e strutture pubbliche a beneficiarne saranno anche le persone che si pagano un affitto, quindi sarebbe corretto che contribuissero anche loro. Per pagare un mutuo s’impiegano anche vent’anni di vita, durante i quali si deve per forza di cose rinunciare ad un’enormità di altre cose, io quando leggo che una casa comprata, quando è la prima, l’unica, un’abitazione al limite della modestia, “fa reddito”, rabbrividisco. Per me l’ICI sulla prima e unica casa è ancora un ladrocinio, crisi o non crisi.

Riduzione drastica delle spese militari, un solo aereoplanino da guerra vale 183 asili che potrebbero ospitare 12.810 bambini: inutile santificare la famiglia se poi non si fa niente per la famiglia. Sulle armi non risparmia mai nessuno, a destra come a sinistra e nemmeno i cosiddetti tecnici: 15 miliardi per l’ acquisto di 131 cacciabombardieri ( circa metà della manovra). Aumento delle misure per combattere i grandi evasori fiscali, le mafie e la corruzione in generale; tasse per la Chiesa dove è giusto che si paghino e cioè su tutto ciò da cui scaturiscono guadagni quindi sì, anche l’ICI sugli immobili destinati ad usi diversi dal mero esercizio del culto; eliminazione dei finanziamenti destinati a mega opere pubbliche (che hanno il solo scopo di ingrassare le solite caste grandi e piccole e di aumentare il debito pubblico); riduzione degli stipendi e dei privilegi riservati ai parlamentari; eliminazione dei finanziamenti ai partiti sotto forma di rimborsi elettorali e ai giornali (quasi tutti di partito: che se li paghi chi li legge, i vari feltri, belpietro, sallusti e compagnia diffamante); eliminazione dei fondi per scuole e cliniche private e per fondazioni in memoria di gente che è scappata ad Hammamet non da esiliata ma da latitante.
Dopodiché, se non dovesse bastare allora sì, è giusto che siano anche le categorie più deboli a partecipare nella giusta misura ai sacrifici, altrimenti no, non si può parlare di equità.