I come Italia, iperbole e idiozia

Il Palacio de La Moneda sotto i bombardamenti.

Solo dei piccoli cervelli possono pensare che la critica alle esagerazioni di Grillo significhi poi ignorare gli altri problemi.

Ci sono teste in cui c’è spazio sufficiente per tutto, soprattutto per la memoria di ciò che non va dimenticato.

Se berlusconi poteva e può ancora contare sul suo esercito di yesmen anche Grillo è in ottime mani, ad esempio quelle di Andrea Scanzi che è sempre il primo a correre in soccorso dell’esagitato ogni volta che la fa fuori dal vaso ricordando al suo numeroso pubblico, la platea plaudente di facebook che sì, è vero, Grillo esagera, “però…”.

Però, un cazzo, lo dico a Scanzi col quale spesso sono stata d’accordo ma  che mi ha cacciata dalla sua bacheca facebook perché non sono una che abitualmente si unisce ai cori  e a tutti quelli che  vanno a fare la ola nella sua pagina  pensando che sia vero ciò che scrive quando con la sua solita arrogante sicumera ricorda all’orbe terracqueo che è vero, quelle di Grillo sono esagerazioni ma confrontate a quello che succede sono poca cosa. Mentre non sono affatto poca cosa ma quello che poi contribuisce ad avvelenare il dibattito pubblico dividendo l’opinione in opposte fazioni, da una parte i difensori tout court e dall’altra quelli,  me compresa, che pur condividendo molte delle battaglie del movimento di Grillo non pensano che sia utile né giusto difendere poi tutto quello che dice Grillo.  Ma è diventato perfettamente inutile cercare di spiegarlo all’esercito dei gnè gnè gnè allora le foibe, far capire che l’atteggiamento di Grillo, quello che dice, diventano una inutile prova di forza fra chi si impegna a costruire e chi poi arriva per buttare giù il castello. Rispetto alle cose dette da Grillo su Napolitano e Renzi che sono peggio di Pinochet mi sarei aspettata una diversa reazione anche dai suoi, anche da Scanzi, che in quanto opinion leader di questa nostra epoca sciagurata dovrebbe avere un senso di responsabilità diverso e  maggiore quando si esprime, non trasformarsi nell’ultras che approva e contribuisce ad agitare le pance.  

Scanzi se vuole fare un’operazione corretta, di informazione vera, invece di difendere Grillo racconti alla sua platea numerosa chi era Pinochet,  cosa è stato il regime subito dal Cile. A meno che la figura di Pinochet sia criticabile solo quando viene associata ai suoi rapporti amichevoli col papa santo Wojtyla e non invece per il suo ruolo infame nella storia: quello di un dittatore che ha rovesciato un sistema politico con un colpo di stato che ha causato la morte di migliaia di persone, una storia che dovrebbe essere di tutti, non solo di qualcuno.

Criticare il nostro sistema fatto a pezzi da una politica di impresentabili cialtroni, miserabili incapaci e ancorché delinquenti a pieno titolo non significa riconoscere poi meriti ad altri sistemi criminali, fascisti e nazisti, regimi durante i quali le persone venivano ammazzate anche e solo per un’idea contraria.
Qui ancora e per fortuna nessuno viene ammazzato se dice e scrive che non gli piacciono Napolitano e Renzi e che berlusconi in qualità di pregiudicato condannato alla galera dovrebbe stare – appunto – in una galera e non a riscrivere la legge.
Quindi, andiamoci piano con le parole, perché davanti a certe parole è inevitabile poi che qualcuno, chi la storia la conosce almeno, si risenta e gli venga poi voglia di dire che quelle parole non gli sono piaciute.

L’esagerazione, la provocazione, l’iperbole che si usano nel linguaggio per descrivere una situazione enfatizzandola, per mettere quella situazione all’attenzione dei propri interlocutori e di chiunque si voglia raggiungere col proprio messaggio, devono avere qualche riferimento anche minimo ad una realtà che sia di facile comprensione, che sia sufficientemente credibile.
Altrimenti l’unico effetto che ottengono è quello di ridicolizzare chi ne fa un uso improprio.
Quando berlusconi disse che lui e i suoi figli vivevano come sotto il regime del terzo reich tutta l’Italia civile e che un po’ si ricordava cosa fosse stato il regime nazista di hitler non gliela fece passare.
Nessuno si sognò di dire che tutto sommato l’uscita di berlusconi era appena appena un po’ fuori le righe ma di una misura accettabile per essere giustificata dalla comprensione perché, in fin dei conti, c’era del vero in quello che diceva. Semplicemente perché tutti sapevano, sapevamo che non era vero niente, che tutti sappiamo o dovremmo sapere che col regime nazista di hitler si possono paragonare soltanto altri tipi di regimi, proprio come furono quelli delle dittature sudamericane nazifasciste che nessuno dovrebbe permettersi di usare quale paragone per descrivere la situazione politica italiana.
Semplicemente perché non sono la stessa cosa, non si somigliano nemmeno.
Non è proprio la stessa cosa morire sotto un regime, per mano di un dittatore che decide le “categorie” di persone che hanno diritto alla vita e quelle che invece meritano di morire.
L’imprenditore, il padre e la madre di famiglia che si suicidano sono drammi e tragedie che fanno sì parte della situazione insostenibile di questo paese ma non sono uguali a chi veniva fatto sparire, messo su un aereo e buttato nell’oceano come usavano fare in Cile coi dissidenti politici e come facevano hitler e mussolini che non mandavano in vacanza chi si opponeva al regime ma a morire in un campo di sterminio.
berlusconi come Grillo e come la new entry Tavecchio, possono dire ciò che dicono perché sanno di poter contare su un esercito di italiani ignoranti che non conoscono la storia né certe vicende accadute nel passato, gente senza conoscenza e senza memoria che assorbe e metabolizza tutto senza alzare un sopracciglio, quando addirittura non difende e giustifica questo modo di fare. Grillo decida una volta e per tutte cosa vuole essere, se l’agitatore di popolo, il leader carismatico di un movimento che pensa anche cose buone o l’anziano rincoglionito che, come il nonno a tavola al pranzo di natale, intrattiene gli ospiti con le sue flatulenze. 

Grillo, il fascismo e l’igiene semantica

Di Andrea Boraschi

Mia figlia ha 4 anni e mezzo. Due anni fa, più o meno, assaggiò un piatto sul quale avevo abbondato di sale. Da quel giorno, e per un bel po’, tutte le volte che ha voluto dire che una cosa non le piaceva diceva che era “salata”, o “troppo saporita”. Mia figlia ha 4 anni e mezzo: adesso qualifica il cibo anche con termini come “amaro”, “cattivo”, “disgustoso” (se dice “schifoso” sa che si becca il cazziatone e dunque evita). Passi avanti eh?

C’è stato un tempo non remoto, nella vita di questo Paese, in cui una parte consistente della popolazione per dire che il vicino di casa era uno stronzo diceva che era “fascista”. La maleducazione, il bigottismo, il maschilismo, i tratti più regressivi del cattolicesimo, il senso proprietario piccolo borghese, l’egoismo, l’invidia e ogni altro cattivo sentimento: tutto fascismo. Nulla più aveva il suo nome. E per certi sono stati fascismo pure il decoro, il rigore, il senso di responsabilità e altre cosucce.

La paura fa novanta.

E in questi giorni leggo un mucchio di citazioni di Gramsci che comproverebbero che il M5S e Grillo sono fascismo.

Bene, sono contento che abbiate trovato un motivo (anche se puerile) per leggere almeno qualche passo del buon Antonio.

Che a sapervi impegnati ad analizzare un fenomeno del 2013 con le sue categorie degli anni ‘30 vi troverebbe almeno anacronistici. Del resto avete passato venti anni a non capire un cazzo di berlusconismo (e a rinvigorirne la presa) brandendo sempre, in periodo elettorale, lo spettro fascista. E vi ricordo simpatetici con il Bossi che nel ’95-’96 urlava “mai più coi fascisti!”.

La Lega era una costola della sinistra, quasi compagni che sbagliano (manco troppo), e Bersani (si, lui) era tutto un fiume di oculati complimenti per un movimento autenticamente popolare. Del resto – a quelli tra voi più grandicelli – era piaciuto anche (e assai) il comico Grillo che raccontava a Sanremo le ruberie dei socialisti, per poi scomparire per 20 anni dalla tv di stato. Ora se parla di MPS pare manchiate di senso dell’autoironia. Corsi e discorsi.

Mancherò di spiegarvi quaaaaanto siano democratici e trasparenti i meccanismi di selezione dei candidati dei partiti che voterete; e sorvolerò anche sul grado di democrazia interna (hi hi!) e di pluralismo che vi regna. Ma vi chiedo un favore personale: rispettate la storia. Rispettatela a partire dalla mia, da quella della mia famiglia, di mio nonno bastonato a sangue e di mio zio partigiano con una pallottola in pancia. Quello era il fascismo; e quello l’antifascismo. Qui parliamo di altro.

Trovate nomi giusti, veri e pregnanti per dire le cose ed esprimere le critiche. Grillo e il suo movimento hanno qualche migliaio di difetti. Non fateli diventare cosa da nulla dinanzi alla vostra incapacità di interpretazione, alle vostre paure, alla vostra faziosità da curva di stadio da calcio. Per voi Grillo è fascista? Sapete che per altri è un estremista no TAV appena uscito da un centro sociale? Curioso vero? 

E ditemi: cos’è che vi brucia tanto? Cos’è che vi fa orrore? Vi sentite a disagio ad aver preso paccate di milioni di euro di rimborsi dai contribuenti per far politica – perché fare la politica costa! – di fronte a uno che non spende manco un centesimo e oggi è al 20%? Vi disturba pensare che avere il gruppo l’Espresso e qualche rete televisiva, con tutta la fatica che vi è costato, non faccia più la differenza? Vi rode che anni e anni di lavoro servile in qualche corrente di partito rischino – una volta giunti a maturazione – di non essere più ripagati con 15mila euro al mese? Vi secca che il personaggio più controverso del Paese giri senza scorte e a spese sue e dei suoi militanti mentre la Finocchiaro che insulta le bidelle si fa fare la spesa all’Ikea dalla scorta? Ditemi, spiegatemi perché state tanto male da vedere in un ex comico e in un mare di persone (buone e cattive, brutte e belle come ce n’è ovunque) il male assoluto. Per caso un attivista M5S vi ha offerto dell’olio di ricino?

Vi auguro salvifiche-catartiche-rigeneranti sconfitte. Sonore e amare. Per 20 anni l’urgenza di non far vincere quello lì ha protratto l’agonia di una sinistra senza idee, pavida, compromissoria, incapace di visione e cambiamento. Incapace di proteggere i più deboli, occhiuta col silicone della Minetti e miope con i cassaintegrati. Fanculo.

Per 20 anni si è votato contro. Montanelli si turava il naso. Montanelli era un vero uomo di destra. Io voglio respirare, a costo di astenermi. Il voto per battere le destre vi è stato dato per 20 anni e non le avete mai battute. Vi è servito solo a sopravvivere. Per me finisce qui. Per me siete finiti qui. E non parlatemi mai più di fascismo senza sapere di cosa cianciate: che poi fate ironia quando Silvio vi chiama ancora comunisti… Il vostro nome è un altro.

Saluti.

Ps fornisco corpose bibliografie aggiornate (con tanti testi dell’ultimo quinquennio) a chi, pur apprezzando Gramsci, voglia rinfrescare qualche analisi sui movimenti populisti. Magari trovate nuove utili categorie per interpretare la realtà.