Il corpo è mio ma lo gestite voi

E’ inconcepibile che oggi tocchi mettersi in mutande per richiamare l’attenzione sui contenuti e che la partecipazione degli elettori sia attivata solo dalle parole chiave più pruriginose della non-comunicazione mediatica. Gli elettori sono una massa di PECORONI che accendono il cervello solo quando si parla di sesso, violenza, potere? E allora parliamo di sesso, violenza e potere. Se questo è l’unico sistema di superare lo sbarramento dell’idiozia e cercare di arrivare al livello (molto nascosto) in cui si pensa, ebbene che sia. Siamo un popolo di RINCOGLIONITI, ci meritiamo Renzi, Berlusconi e Grillo, i tre cavalieri del vuoto pneumatico, venditori di tappeti dell’era nuova del telemarketing per spettatori acefali. Ce li meritiamo perché non abbiamo un minimo di dignità, di amor proprio, di coraggio. Facciamo pena, perché ci fermiamo alla superficie e ripetiamo soltanto a pappagallo gli slogan con cui ci hanno fritto il cervello. Siamo esseri inutili, anzi dannosi. E lo rimarremo finché non ci decideremo ad accendere il cervello. Si mostrano le mutande per sgretolare il muro di silenzio, e FUNZIONA. Funziona a metà, perché poi parliamo di mutande e non del muro di silenzio.
[Andrea

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Peccato che non si riesca mai ad approfittare di un’occasione.
Peccato dover leggere ancora e ancora che in questo paese le donne per ottenere qualcosa si devono spogliare e continuare ad ignorare invece che i motivi per i quali ci si spoglia non sono tutti uguali. Che spogliarsi non significa sempre vendersi, prostituirsi. Peccato, davvero peccato che probabilmente fra chi apprezza il coraggio delle Femen quando si presentano col seno scoperto anche davanti al papa per protestare e rivendicare uno o più diritti ci sia anche chi non ha capito che questa è la stessa ragione che ha animato la provocazione assolutamente innocente, ironica e niente affatto volgare di Paola Bacchiddu.

Ha fatto benissimo Eretica a lanciare la provocazione. A volte ho la sensazione che il concetto del “paese che non è pronto” non sia poi questo luogo comune tanto campato in aria col quale la politica ci tiene buoni in attesa di tempi migliori. Una passeggiata in barca, una foto in costume da bagno definiscono una persona e la sua affidabilità e serietà? La competenza la fanno la compostezza, la maglia a girocollo? Continuo a chiedermi perché abbiamo ritenuto più affidabili i  tailleurs della Fornero e della Cancellieri,  che abbiamo accolto con sollievo perché sostituivano le indegne [e non per la  mise] ministre di berlusconi, di quanto molti stiano facendo in queste ore a proposito di una ragazza, che non è candidata ma fa la responsabile della comunicazione della lista di Tsipras ignorata e dimenticata dai media  che scrive una battuta su una foto, solo perché quella foto la mostra in costume da bagno.  

La questione del sessismo è stata esasperata oltremodo. Non mi piace questa mania di chiedere rispetto per una questione di genere e nemmeno che qualsiasi cosa anche minima, venga tradotta nell’offesa sessista diventata un alibi dietro al quale molte donne nelle politica hanno riparato la loro incapacità. Penso che avere un bel culo non sia una vergogna e che una foto di un profilo facebook non dovrebbe suscitare scandali né fare da stura ad un dibattito che non c’entra nulla col motivo di quella foto. In ogni caso ha vinto lei,  peccato però  che da 24 ore parliamo della sua foto e non dell’informazione negata alla lista di Tsipras.

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Ce lo chiede l’Europa: “Il corpo è mio è ci faccio quello che voglio io!”

I media e il culo, nel 2014 – Alessandro Gilioli

La sinistra contro il bikini

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Chissà perché fa più scandalo l’immagine in bikini di una ragazza che fra l’altro non è nemmeno candidata alle elezioni della foto ritoccata al photoshop della Meloni che, per presentarsi alle elezioni, ha pensato che fosse utile farsi ritoccare il volto superando, lei sì e anche di molto, la soglia della decenza e del ridicolo.

Evidentemente ci sono strategie e strategie, comunicazioni e comunicazioni anche a sinistra. Allora, quando uscì la campagna pubblicitaria per inaugurare il nuovo formato de l’Unità non andava di moda tirare fuori il sessismo ad ogni stormir di fronda. E presumo che le donne di sinistra che oggi criticano Paola Bacchiddu allora non trovarono niente da ridire sulla scelta di pubblicizzare un giornale di sinistra usando un culo femminile.
Da tempo penso che berlusconi abbia fatto molti più danni a sinistra che non dalle sue parti.
Perché se si paragona una foto in costume alla deriva, quella sì becera e sessista in cui sono state trascinate le donne grazie a chi le considera e le ha sempre trattate come qualche buco con un po’ di ciccia intorno la situazione è più grave del previsto.
Una lista di sinistra che partecipa alle elezioni europee e che i sondaggi danno intorno al 4% sparisce dalla cronaca politica, dai quotidiani, un bel giorno arriva la responsabile della comunicazione che giustamente s’incazza e pensa di fare una cosa che sì, sarà anche banale, vista e rivista ma che nel paese in cui tutto fa notizia ottiene un clamore, un’attenzione che prima non aveva e qui, dalle nostre parti – non quelle di berlusconi – che si fa? Si apre il dibattito sull’opportunità di una foto in costume di bagno.
A sinistra.

Non mi piace

                             Simpatiche quelle pagine più o meno famose dei social network  dove s’invita alla discussione praticamente sulla qualunque e dove la solita claque “piaciona” è sempre pronta a pigiare il tastino anche se ci fosse scritto che la Terra è ottagonale –  fa tanto fico essere i primi in tutto, anche a cliccare “mi piace”,  poi magari se c’è un link che rimanda a qualche articolo nemmeno si legge ma tant’è:  per moltissima gente il  “mi piace” su facebook prescinde dall’argomento, scatta in automatico, è un riflesso incondizionato, molto spesso ha più a che fare con la visibilità di cui godono le varie pagine, chi ne entra a far parte da pubblico “piacente” ha così la sensazione di essere famos* anche lei o lui  e poter godere del suo attimo di gloria.

Però quando il fatto o i fatti del giorno sono argomenti un po’ più importanti della presa per il culo verso i leghisti [che ormai è come sparare sulla croce rossa],  temi dunque da cui potrebbero scaturire discussioni interessanti, tipo la giornata di ieri, i gestori di quelle pagine si guardano bene dal proporre la conversazione.

Perché sostenere un contraddittorio comporta dei rischi, e può capitare, anzi, succede, che un cittadino qualunque, un utente comune della Rete col minimo di conoscenza delle cose e dei fatti possa sputtanare in due secondi anche personaggi autorevoli come direttori e vicedirettori di giornali, giornalisti di grido, oppure esponenti di partito [a cui comunque va riconosciuto il merito di aver scelto di confrontarsi direttamente con lettori ed elettori].
Io non sono un’esperta di comunicazione, sono una semplice persona/cittadina che parecchio tempo fa ha deciso di non assistere ma di partecipare, e di farlo in qualsiasi modo, anche attraverso un uso corretto della Rete e di un social network, e se fossi chessò, ad esempio una giornalista, mi interesserebbe molto sapere cosa pensano quelle persone che fino ad un po’ di tempo fa l’unica possibilità che avevano era quella di leggere un giornale senza poter dire ai diretti interessati se quello che quel giornale riporta è giusto, sbagliato, corretto o scorretto, senza poter chiedere il perché si omette una notizia dando invece spazio ad un’altra che non è poi così rilevante o se ne cancella un’altra che potrebbe creare problemi anche a distanza di vent’anni.
Perché se fossi un’esperta di comunicazione avrei capito da un pezzo che la censura è una cosa patetica,  inutile,  stupida, specialmente nell’era del web dove tutto è ritrovabile e rintracciabile nello spazio di un click, e che solitamente danneggia molto di più chi la esercita che chi la subisce.

I liberali à la carte non mi hanno mai affascinata, sia che si chiamino Repubblica che cancella articoli o Il Fatto Quotidiano che non permette i liberi commenti salvo poi fare della libertà di espressione, della lotta a tutte le censure i suoi vessilli, trofei da esibire.
Perché la libertà è una parola troppo seria che andrebbe onorata coi fatti.
Così come il rispetto.

Anche per questo, Tabucchi ci mancherà

Tutti i danni irreversibili causati dalla politica italiana  a volte cialtrona ma più spesso criminale, disonesta,  descritti in un solo articolo, così semplice e allo stesso tempo maestoso per completezza che anche un bambino delle elementari ne capirebbe il significato. Ecco perché Antonio Tabucchi non era simpatico al potere:  perché ne conosceva, e bene,  tutta la sua pericolosità e disonestà.

E, a differenza degli intellettuali à la carte, quelli che si vendono e si svendono al miglior offerente, che seguono la scia della convenienza e dell’opportunismo,  lo diceva.

 

Sul Fatto Quotidiano del 31 luglio scorso, lo scrittore commentava l’escalation degli scandali all’ombra dei palazzi del potere: “Viviamo in un enorme buco nero, siamo sommersi da leggi incostituzionali”.

Sistema infetto, questi politici ladri ci hanno rubato tutto

 

La classe politica italiana nella stagione del terrorismo tramava con servizi segreti interni ed esteri. Una volta finite le stragi, quella di oggi è passata al furto. Agli Italiani ha rubato tutto. Ha rubato il paesaggio. Ha rubato la libera scelta e la libera concorrenza. Ha rubato il futuro dei nostri giovani. Ha rubato loro il democratico diritto di dissentire, di protestare e di manifestare e quando ha potuto li ha massacrati e perfino assassinati. Ha rubato la Carta costituzionale. Ha rubato la libera informazione, la televisione pubblica, la scuola, l’università.

Ha rubato la Resistenza, da cui la nostra repubblica è nata, e l’antifascismo su cui si fonda. Ha rubato il principio di ripudio della guerra, che è costitutivo della repubblica. Ha rubato la convivenza civile, il rispetto dovuto ai cittadini, i fondamenti del patto sociale di ogni vera democrazia. Ha rubato le più belle parole della nostra lingua, come “libertà”, facendone un uso perverso. Ha rubato la fiducia nella democrazia (era fragile e incerta, ed è stato facile) e nelle istituzioni. Ci ha rubato perfino il diritto di morire in pace. Ha trasformato il parlamento in un rifugio di corrotti, di mafiosi, di indagati, di condannati. Ha stretto patti scellerati con la mafia. Ha sigillato tutti i suoi malaffari sotto il segreto di Stato: la storia del nostro passato recente è un enorme buco nero. Infine ha rotto gli equilibri istituzionali: il potere legislativo, che in Italia coincide con quello esecutivo, come un fiume in piena ha sommerso il paese con una pletora di leggi incostituzionali.

La magistratura è stata aggredita, avvilita, ingiuriata e indicata alla pubblica opinione quale corpo malato della società. I delinquenti hanno chiamato delinquente l’istituzione di controllo delle loro delinquenze. Questa aggressione del potere politico al potere giudiziario è stata spacciata dalla stessa classe politica come uno “scontro” fra politica e magistratura e come tale propagandato nel paese. Ma avete mai sentito una voce della magistratura che abbia detto che la classe politica è un cancro da estirpare? O che i politici sono antropologicamente diversi? O che le Brigate rosse sono nascoste in Parlamento? No: è quello che contro la magistratura urla da anni l’ex-piduista Silvio Berlusconi. Per questo la magistratura subisce reprimende ogni volta che viene raggirata e vilipesa: perché in Italia al danno deve seguire anche la beffa. Da vent’anni la classe politica impazza su tutti i canali televisivi, quelli privati del presidente del Consiglio e quelli pubblici sui quali ha messo le mani e i piedi.

Da mattina a sera, dai teleschermi, i politici intossicano l’anima degli italiani con le loro chiacchiere, menzogne, barzellette, false promesse, falsi contratti, messe nere. Per questo i magistrati sono rimproverati di eccessiva esposizione mediatica: è perfino successo che abbiano mostrato i calzini a una telecamera nascosta di Berlusconi che li spiava. Ma ultimamente la magistratura si è messa a indagare nella Città e i Cani. A largo raggio. E a chiedere conti. La prostituta marocchina minorenne fermata per furto e che la questura ha rilasciato dietro telefonata di Berlusconi non era proprio la nipote di Mubarak? Spiace che il Parlamento si dica convinto che Berlusconi ne fosse convinto.

La Fininvest ha sottratto la Mondadori al legittimo acquirente grazie a un giudice corrotto dall’onorevole Previti che Oscar Luigi Scalfaro licenziò da ministro della Giustizia prima che lo diventasse? Deve risarcire il derubato. Non si tratta di ideologia, si tratta di furto: spiace che la classe politica non concordi. C’è un grosso giro di prostituzione in una villa del presidente del Consiglio? In Italia lo sfruttamento della prostituzione è ancora un reato e il codice penale non è un’ideologia: spiace che gli onorevoli di Berlusconi non siano d’accordo.

Il perverso sistema della Loggia P2 si è moltiplicato per partenogenesi producendo P3 e P4, cioè affari loschi, pressioni indebite, rapporti oscuri fra finanza e politica? Spiace che alla classe politica piacciano gli affari sporchi. Le falle, come quando una rete si smaglia, si allargano. Da un’inchiesta all’altra affiora da sottopelle un sistema infetto che ricopre l’Italia come una lebbra. Si capisce perché il conflitto d’interessi che ha tenuto in piedi Berlusconi per vent’anni non è mai saltato: perché faceva comodo a destra e a manca. Si capisce perché Enrico Berlinguer è stato rinnegato e Craxi rivalutato dalla politica tutta.

E l’opposizione, implicata anch’essa in faccende illecite, reagisce in maniera scomposta, non proprio come gli altri ma quasi. Sotto inchiesta non ci sono piccoli bottegai ma personaggi di potere, assi di raccordo fra politica e affari. La classe politica si allarma. I “lodi” (Schifani, Alfano, ecc.) non funzionano più, la Camera ha perfino consentito l’arresto cautelare di un onorevole! Che fare? E se si rinfrescasse il ministero della Giustizia?

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”. E’ la formula del giuramento che ogni ministro deve fare di fronte al capo dello Stato per essere accettato come ministro. I ministri li propone il presidente del Consiglio, ma il capo dello Stato li accetta o li respinge. Dipende. E’ importante che Giorgio Napolitano abbia espresso la sua autorevole contrarietà ai tre ministri “baschi” che vogliono portare nelle loro “riserve” alcuni ministeri della Repubblica, sconnettendo ancora di più questa povera Italia sconnessa. Certo che li vogliono lassù, e non con il tricolore: con la croce celtica. Ma questi tre stessi ministri non avevano giurato la loro lealtà alla Repubblica italiana davanti al capo dello Stato?

Il giuramento è un atto simbolico nel quale il celebrante ha la stessa responsabilità morale di colui che giura. Nella cerimonia del battesimo, se il sacerdote dubitasse della cattiva fede del padrino, non accetterebbe la sua garanzia. Evidentemente Napolitano non dubitava delle garanzie che offrivano questi padrini della Repubblica: contrastarli ora, a cose fatte, è più complicato. Peccato che si sia fidato di tali personaggi. In questi giorni l’onorevole Nitto Palma ha giurato la sua fedeltà alle leggi della Repubblica di fronte al capo dello Stato quale nuovo ministro della Giustizia. Non mi compete scendere nel merito. Ma mi preme ricordare il principio della fisica secondo il quale il cosiddetto “punto di crisi”, a causa dell’aumento della temperatura e della pressione, segna il cambiamento di stato di un corpo che da solido diventa liquido o da liquido gassoso e viceversa. E per la percezione che ho delle cose, ritengo che la situazione italiana abbia raggiunto un punto di crisi irreversibile. Impossibile fare previsioni: ma c’è sempre un peggio del peggio. E poi non si dica che era inevitabile.

di Antonio Tabucchi

da Il Fatto Quotidiano del 31 luglio 2011

Un anno fa Mario, ieri, Lucio…

Come Monicelli un anno fa, un’altra bandiera se n’è andata, decidendo lucidamente e coraggiosamente della propria vita. Entrambi uomini liberi, fino alla fine.

 

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“La realtà è che quando un clericale usa la parola libertà intende la libertà dei soli clericali (chiamata libertà della Chiesa) e non le libertà di tutti. Domandano le loro libertà a noi laicisti in nome dei principi nostri, e negano le libertà altrui in nome dei principi loro” (Gaetano Salvemini)

La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa, non ne vale la pena. (Mario Monicelli)

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Morale  ipocrita e senza misericordia quella che costringe Magri a “emigrare” e a viaggi con biglietto di sola andata o a gesti estremi come quello di Mario Monicelli, per porre fine a una vita fatta di dolore insopportabile.

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   Roma 29 Novembre 2011

Spero, voglio sperare che la vicenda umanissima di Lucio Magri, che ha deciso di non soffrire più, e ha posto fine al suo dolore, sia di ammonimento e insegnamento.
Magri riteneva intollerabile vivere, preda di una depressione che lo faceva scivolare inesorabilmente in un “buio” provocato da ragioni pubbliche e private che sono insondabili e non vanno giudicate. Per porre fine al suo dolore, ha però dovuto “emigrare”, un viaggio con un biglietto di sola andata, in Svizzera. Questo perché viviamo in un paese dove vige una regola ipocrita, quella del “si fa ma non si deve dire”: la regola dove la maggioranza dei medici e degli infermieri quando vengono interpellati, ammettono che sì, a volte la morte può essere preferibile a un residuo di vita fatta di dolore insopportabile e inutile; dove l’eutanasia si pratica al di là di ogni regola e controllo, perché la mano pietosa di un medico e di un infermiere compie quell’estremo gesto di misericordia che la legge e una “morale” immorale vieta; dove o lo si fa clandestinamente, oppure si è costretti a emigrare come Magri, o si devono compiere gesti di “rivolta” estrema come Mario Monicelli. Dovremmo sapere quanti anziani che si tolgono la vita in modo tragico, gettandosi da una finestra, da un ponte, o impiccandosi, lo fanno perché malati incurabili e vittime di atroci dolori, perché non hanno la possibilità di una morte pietosa e dignitosa che vorrebbero, e viene loro negata. Ma perfino un’indagine conoscitiva del fenomeno, è stata negata.
Rendo omaggio a Lucio Magri, come già lo resi a Mario Monicelli, vittime e martiri di questa morale assurda e ipocrita come lo furono Luca Coscioni, Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli e i tanti di cui non conosciamo neppure il nome.
Continuerò, con le mie compagne e i miei compagni radicali la lotta per la dignità della vita e del morire, così come la chiedeva, anzi la ESIGEVA Indro Montanelli e tanti con lui. Perché non si sia più costretti a gesti estremi come Monicelli, a viaggi solo di andata, come Magri.  (www.lucacoscioni.it)

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Hasta la victoria, siempre…

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Sempre altrove

Preambolo: Questo è un paese che promuove a ministro degli interni chi s’è macchiato del reato di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, senza fare neanche un giorno di galera, ma solo perché appartenente a una casta infame, anzi fascista.
Il resto sono chiacchiere buone a farci sentire migliori ma anche a farci disertare la manifestazione di domenica in Val Susa con lo spettro della repressione.
In carcere restano Giovanni Caputi, 22 anni ; Giuseppe Ciurleo, 20 anni; Alessandro Venuto, 24 anni;  Giovanni Venuto, 30 anni; Lorenzo Giuliani, 19 anni; Robert Scarlett, 21 anni, romeno, per il quale il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha firmato ieri il decreto di allontanamento; Ilaria Ciancamerla, 21 anni; Valerio Pascali, 21 anni; e Stefano Conigliaro, 22 anni.
La procura ha chiesto la convalida dell’arresto di Fabrizio Filippi, 24 anni.
Tutti pischelli a cui occorre dare una risposta sensata, che valga per loro e anche per noi. (sidmicius)

Sottotitolo: Il tuo vicino di casa ti sta sul cazzo? segnalalo immediatamente come”anarcoinsurrezionalista”! quelli del pd ti stanno sul cazzo? segnalali alle autorità competenti come “neo brigatisti”! DENUNCIA UN INDIGNADO QUALSIASI: invia la foto di un incappucciato qualsiasi e aggiungi il nome e cognome di chi ti sta sul cazzo. Anche una denuncia anonima va benissimo. Tanto poi saranno fatti suoi come potersi discolpare. Approfitta del “NUOVO PARTITO DELATORIO INDIGNADOS ITALIA” ti fa sentire utile e importante anche se non conti un beneamato cazzo di nulla! fatti rispettare! denuncia qualcuno! solo dal 16 ottobre presso tutte le caserme, quotidiani e facebook!

Ci sono due categorie di televisione: la televisione intelligente che fa dei cittadini difficili da governare, e la televisione imbecille che fa dei cittadini facili da governare.

(Jean Guéhenno)

I vandali a Roma avrebbero danneggiato la capitale per circa 5 milioni di euro. Il banchiere Profumo, da solo, avrebbe evaso circa 245 milioni di euro di imposte. Ma quando si parla di “criminali” fanno vedere la foto del pirla con l’estintore. That’s all folks!
(Davide Kra)

Nuota controcorrente, fottitene, lascia che ridano. Guardali. Se riesci a vederli dietro le loro sbarre, ce l’hai fatta. È andata. Sei libero, sei fuori, sei nato.

(Jack Folla)


Tanta gente nella vita ha provato a distinguersi dai tutti. Mica perché sia un disonore somigliare a qualcuno, anzi, ci sarebbe tanta gente che sarebbe un onore prendere ad esempio. Ma ci sarebbe sempre il rischio di entrare nella trappola dell’omologazione, di voler somigliare troppo a qualcuno. E in questi anni qualcuno ha  “lavorato” molto affinché questo potesse accadere.  Un mondo di gente tutta uguale è meno problematico, non c’è bisogno nemmeno di immaginare quello che vuole quella gente: diventa tutto prevedibile, dunque, meno rischioso per chi poi è chiamato a gestire nazioni, paesi e città.

Pasolini è stato un uomo che aveva capito tutto molto prima che potesse accadere.

Un uomo che l’Italia, ma soprattutto gl’italiani li aveva capiti benissimo in tempi molto meno sospetti di quello che stiamo vivendo oggi. Basta leggere quel che scriveva  e diceva a proposito di potere mediatico quando nessuno avrebbe potuto neanche immaginare il risultato delle sue giuste previsioni. E chissà cosa avrebbe potuto scrivere in questi ultimi vent’anni se fosse vissuto ancora un po’ lui che quarant’anni fa già parlava di come i media ma soprattutto la televisione avessero il potere di manipolare in modo irreversibile la testa della gente. Sosteneva infatti ( aveva ragione!) che la TV avrebbe imposto il peggior totalitarismo omologando le classi sociali ed appiattendo i gusti in un unico modello buono per tutt*.
Sarebbe scomparsa l’identità in una corsa reciproca all’imitazione. E senza che quei tutti se ne potessero rendere  conto. Spesso mi capita di discutere in famiglia, con gli amici e tutti quelli che guardano certe trasmissioni dicono con convinzione che sì, le guardano ma non si sentono in pericolo: niente di più falso se poi alla prima occasione, che sia una cena o una giornata in spiaggia i discorsi vertono sempre e sistematicamente su quel che si è visto la sera prima, chi analizza l’ultimo fatto di cronaca come un bruno vespa qualunque, chi fa previsioni sulle nomination del solito reality: gli argomenti sono gli stessi che si possono ascoltare in uno qualunque dei tanti salotti televisivi dove tutti possono dire tutto anche non avendo nessun titolo né un grado sufficiente di conoscenza per farlo. Così accade che molte persone si ritrovino a pensare non come se stesse ma attraverso le opinioni espresse da certi tuttologi del nulla.
Pasolini aveva capito che l’unico modo per sottrarsi alla manipolazione di massa era restarne fuori e distinguersi, non conformarsi allo stile di vita dei tutti.
A Pasolini – sono sicura – sarebbe piaciuto molto anche analizzare la rete e i comportamenti di chi la frequenta, un popolo semianonimo la cui maggioranza in quanto ad omologazione non è certamente secondo a quello che si è fatto sedurre da vent’anni di telerincoglionimento a reti pressoché unificate. Anche qui funzionano le mode, funzionano i programmi tutti uguali, quelli con le risatine registrate in sottofondo, anche qui se si prova a star fuori da un certo cliché non va bene. Oppure si resta chiusi in una piccola élite di persone che ancora pensa che si debba dare un valore e un significato a tutto quello che si fa nella vita. Io, siccome mi sento un po’ corsara come lui penso che non voglio essere una moda ma restare principalmente una persona.