Tu scendi dalle stelle

Comunque non è vero che stanno portando via il Pd dalla sinistra. La sinistra potrà vederlo tutti i mercoledì pomeriggio e a week end alterni, più sei giorni a Natale.

[Alessandro Gilioli]

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Su Facebook qualcuno mi ha dato della reazionaria, anticomunista e pure quella che ha “berlusconi nel cuore”: ‘sti cazzi! solo per aver scritto che non capisco perché la critica e il giudizio verso il modus operandi della politica debba trasformarsi nella critica e nel giudizio su Crocetta?

Oppure perché penso che non ci sia niente da festeggiare in un paese dove  la politica si trasforma  sistematicamente e puntualmente ad ogni tornata elettorale in associazione fra opposte fazioni?

Meglio essere reazionari ma vivi che adagiarsi su questo sistema che viaggia sull’onda del meno peggio e del “nulla cambi affinché nulla cambi.”

Se imparassimo a ragionare con la nostra testa e non con quella dei segretari di partito o di giornalisti ai quali piace tanto mettersi in cattedra forse ci sarebbe più obiettività nei ragionamenti. Se il fine comune, l’obiettivo è di migliorarlo davvero questo paese.

C’è chi ha dato la vita per consentirci di poter votare, quindi, SCEGLIERE, e quando lo ha fatto non pensava, evidentemente che un giorno lo scettro del comando potesse andare a finire nelle mani dei banchieri non certo per volontà del popolo.

Di contro c’è anche chi ha perso la vita per liberare questo paese dalla mafia, ma i partiti di mafia oggi sono ancora in parlamento e dettano l’agenda politica.

Partiti fatti di gente che pensa, ne è convinta, anzi, che il politico traditore, ladro, corruttore, mafioso per conto suo e per conto terzi  non deve essere cacciato dall’agone ma addirittura salvato per mezzo dei suggerimenti di coscienze.

Questo è sempre il paese dove si commemorano Falcone e Borsellino ma poi si salva cosentino.

E la sinistra, o quel che ne resta, con questa gente qui ci fa lingua in bocca.

E per me è un dovere morale sottolineare questa cosa.

Con buona pace dei professorini che si esprimono da pubbliche ribalte.

Sono indecisa fra le facce toste, quelle di bronzo o quelle miseramente e normalmente come il culo. Certo è che dichiararsi sorpresi dell’exploit, fare finta solo adesso del disastro in cui versano i partiti “tradizionali”, quelli che tanto piacciono a Napolitano che sicuramente starà febbrilmente preparando un altro comunicato da minculpop circa i pericoli del populismo [presidente: si chiama POPOLO: le decisioni di un popolo quando avvengono per mezzo di espressioni democratiche e non con la presa dei palazzi del potere si chiamano VOLONTA’, non populismi] significa non aver capito nulla del sentire attuale della maggioranza degli italiani. L’astensionismo non è mai una buona cosa, però c’è anche da dire che quando vengono sottratti tutti i sistemi democratici per dire “no” la gente alla fine pensa di non avere più il dovere di sostenere la politica. E questo è quello che sta succedendo. Quando un popolo s’indigna giustamente con una politica che ruba, spreca, è al centro di ogni malaffare e un presidente della repubblica dice che no, che bisogna sostenerla quella politica la gente non capisce. Il voto serve a qualcosa se c’è qualcuno che lo merita.
Se invece il trend è quello del meno peggio, poi del meno peggio del meno peggio, e via all’infinito, arriva un giorno in cui non voto ed è un mio diritto, così come è mio diritto lamentarmi di non avere avuto una possibilità di scelta accettabile.

E questi sono i risultati. Grillo non è un prodotto dell’antipolitica ma della malapolitica.

Dichiararsi sorpresi poi mentre una nullità come pierferdy si permette di dettare l’agenda circa le prossime elezioni nazionali della serie “noi sì ma Vendola no” [insieme al pd] se non fosse una cosa molto seria di cui se fossi un’elettrice del pd mi preoccuperei molto farebbe anche ridere.
Crocetta è potuto diventare presidente di regione grazie al sostegno dello stesso partito di totò vasa vasa, al momento occupato a scontare una manciata di anni di galera per concorso con la mafia ma questo pare che sia un dettaglio insignificante, c’è chi canta vittoria e chi la consegna perfino alla sinistra. Per vincere contro l’armata brancaleone di un pdl ridotto così male serviva l’alleanza con l’udc e il benestare di casini, amico PERSONALE di vasa vasa?
Grillo e i suoi attivisti hanno avuto ed hanno il merito di farci vedere nei fatti e non nelle ipotesi la vera natura della nostra bella politica tradizionale, quella che senza inciuci con le mani sotto ai tavoli che, se questo fosse un paese normale dove i cittadini capiscono che non è mai una bella cosa quando destra e sinistra vanno d’accordo ma che la normalità democratica è l’esatto contrario, sarebbe sparita grazie alla consapevolezza dei cittadini non certo per merito di un signore che faceva tutt’altro nella sua vita ma che un bel mattino ha capito che la politica di un paese non può viaggiare grazie a inciuci e accordi fatti al solo scopo di mantenersi il posto e la poltrona.
Grillo non fa politica ma solo confusione populista? può darsi, ma se fare politica significa accettare di mettersi sotto lo stesso ombrello del partito dei più mafiosi d’Italia, degli amici di mannino, cuffaro e andreotti, se questa è tutta la rivoluzione che sa fare un partito di centrosinistra tutti i grandi soloni distribuiti fra politica e opinionismo illustre ci facessero almeno la cortesia di non “blaterare” di populismi poi, quando la gente sceglie di non sostenere la politica e i partiti.
Sorpasso in retromarcia
Marco Travaglio, 30 ottobre
Chissà se stavolta Napolitano, magari cambiando apparecchio acustico, ha sentito il boom di Cinquestelle in Sicilia. Sicuramente l’han sentito il Pd e i resti del Pdl, letteralmente asfaltati da Grillo con una nuotata e un paio di settimane di comizi. Quel gran genio di Lupi si dice “sorpreso” per il risultato siciliano: una sorpresona. Bersani, lo stesso che un mese fa strillava all'”antipolitica” dei “fascisti del web”, ora si accorge che “Grillo c’è, e in modo serio”. Purtroppo per lui, M5S c’è e in modo serio (il che non vuol dire sempre condivisibile) da almeno cinque anni. Non è antipolitica, è politica: senza i “grillini”, in Sicilia non avrebbe votato poco meno della metà dei siciliani, ma poco più di un terzo. Da oggi in Sicilia e da domani in Italia, M5S costringerà i partiti di destra, di centro e di sinistra, se vogliono governare, ad ammucchiate sempre più inguardabili e innaturali. Solo un partito in estinzione come il Pdl può attribuire il disastro, nell’isola del 61-0 del 2001, alle ultime mattane del Cainano dal bunker (uguali a quelle dell’ultimo ventennio), o viceversa ad Alfano (che non è mai esistito). E solo un simpatico guascone come Crocetta e un povero illuso come Bersani possono usare aggettivi come “storico” e “rivoluzionario” per definire il risultato del duo Pd-Udc. Che, in realtà, è il classico sorpasso in retromarcia: contro un Pdl fermo in panne, bastava una lumaca per superarlo. Nel 2008 il centrodestra di Lombardo si pappava la Sicilia col 65%. Oggi Crocetta diventa governatore col 31%: la stessa percentuale che quattro anni fa portò la Finocchiaro a perdere rovinosamente contro Lombardo. Senza contare che i voti sono molti di meno, visto che allora votò il 66% e domenica ha votato il 47% degli aventi diritto (e nel 53% dei non votanti ci sono anche i voti della mafia, che si astiene e sta a guardare in attesa di una nuova trattativa). Se poi si guarda dentro le coalizioni, si scopre che non crolla solo il Pdl, che nel 2008 riscosse il 33,5% e ora latita al 12. Ma precipita anche il Pd, sceso in quattro anni dal 22 (Pd+lista civica Finocchiaro) al 13,5. E calano anche l’Udc (dal 12,5 al 10,6) e Sel(dal 4,9 di Rita Borsellino al 3 di Fava, il candidato migliore, escluso per un pasticcio burocratico). Solo l’Idv, paradossalmente, raddoppia i consensi, dall’1,8 al 3,5: ma è una magra consolazione, visto che lo sbarramento per accedere all’Assemblea siciliana è al 5. Dunque di “storico” nel voto siciliano c’è soltanto il tracollo dei partiti, tutti i partiti: cioè dei responsabili del disastro dell’isola, governata nell’ultimo ventennio prima dal centrodestra e poi dall’inciucio Micciché-Pd-Fli-Udc, dunque tecnicamente fallita. E ora i padri di quel disastro incalcolabile torneranno al potere, nascosti dietro la faccia pulita e antimafia, ma spregiudicata di Crocetta, che non ha esitato ad allearsi con gli amici di Cuffaro e ora, per governare, dovrà chiedere il permesso o a Micciché (l’amico di Dell’Utri e Lombardo) o a Musumeci (il nerissimo amico di B.), visto che M5S non appoggia nessuno. Né sottobanco né sopra. Una riedizione riveduta e corretta dell’inciucio lombardiano. Siccome la linea della palma tende a salire e la Sicilia anticipa sempre quel che avviene nel resto del Paese, questo è l’antipasto della grande abbuffata che si prepara a Roma. Se il Pd pensa di vincere le prossime elezioni con la cosiddetta “alleanza fra progressisti e moderati”, s’illude. A Roma come a Palermo, per sopravvivere, i partiti dovranno mettersi tutti insieme, col bis dell’ammucchiata che ora sostiene Monti. Mandando all’opposizione non solo Grillo e Di Pietro, ma anche la maggioranza degli italiani.

Rosy_coni

Non so se qualcuno l’ha visto ieri sera su Raitre nello speciale di Lucarelli sulla strage di Capaci ma,  Grasso che parlava di Borsellino e Falcone alla luce delle dichiarazioni fatte a proposito del premio da dare a berlusconi circa la sua lotta antimafia mi ha provocato un grandissimo fastidio. Ecco dove cade poi la fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Il procuratore nazionale antimafia non può dire una cosa del genere pensando che non abbia poi delle conseguenze. Però l’ha detta lo stesso.
Quello che hanno fatto a Falcone e Borsellino quando erano  vivi è orribile quanto la loro morte, e io non mi do pace perché sono convinta che con loro molte cose che hanno segnato questo paese in modo irreversibile non sarebbero mai successe. E oggi – a vent’anni da quelle stragi – sentiamo il procuratore antimafia dire che pensa di premiare chi aveva un pluriergastolano assassino  mafioso alle sue dipendenze,  un eroe,  che faceva da baby sitter ai suoi figli e che ogni tanto gli metteva qualche bombetta sul cancello di casa, per simpatia, s’intende.
(Per tutti coloro che dicono che senza finanziamenti pubblici non si può fare politica).

Sottotitolo: Non c’è nessuna ribellione «contro i partiti». C’è una sacrosanta ribellione contro i gruppi dirigenti che da vent’anni occupano i partiti. Che hanno trasformato la politica in una professione redditizia. E che sono inchiodati sulle loro poltrone. Perché il ricambio, in democrazia, non è un optional. [Michele Ainis, costituzionalista]

La ribellione si estende anche a molto altro, Ainis è un gentiluomo e non lo può dire.

Non ha parlato, infatti, di corruzione, di mignottifici e mignottocrazie,  di collusioni con le mafie, di cose e case a loro insaputa, di lauree “ad trotam” e di diamanti,  di tutta una serie di porcherie inenarrabili ma accadute sul serio  che, se questo fosse stato un paese appena appena un po’ normale, non sarebbero mai dovute accadere.

E questi vogliono pure l’applauso invece dei fischi: sacrosanto strumento di dissenso dalla notte dei tempi.

Ergo: giù il sipario.

Qualcuno spiegasse a Bindi &Co. che non esistono gli elettori di centro destra o di centro sinistra, è finita, per fortuna,  l’appartenenza su cui hanno sguazzato per decenni, esistono gli elettori e basta.
E votano come cazzo gli pare.

E nessuno si deve permettere di dire che noi gente comune quando andiamo a votare  facciamo il gioco di qualcuno visto che non riusciamo a fare neppure il nostro.
Con buona pace di chi oggi si sente vincitore, il PD, che vince solo quando si scontra col peggio del peggio. Dove invece si è scontrato con un’alternativa più credibile ha perso.
Evidentemente non è la politica ad essere sgradita ma “certa” politica, se i siciliani di Palermo dopo trent’anni hanno scelto di nuovo Orlando.
E – guardacaso – aveva il PD contro, come era già successo a Napoli con De Magistris.
Occorre quindi ribadire un concetto che sta diventando nauseante: questa classe dirigente ha fallito.
Se ne deve andare a casa.  
Ha fatto (purtroppo) il suo tempo e distrutto tutto quel che si poteva distruggere.
Monti crolla nei sondaggi proprio perché anziché smarcarsi dalla vecchia politica e dai partiti ha fatto l’esatto contrario, e la notizia è che abbia ancora il 35/40% invece di sottozero. Ma piano piano tutti capiranno che anche nel sadomaso bisogna divertirsi (almeno) in due, altrimenti è violenza carnale.
Operare col sostegno di quei partiti che sono stati la causa della crisi (e di molto altro fra cui il rifiuto di questa politica) significa non poter prendere iniziative contrarie al volere di quei partiti.

Monti, anzi, si è proprio accomodato sui partiti, ne ha perpetuato l’azione (vedi costi della politica, privilegi eccetera:  cose che non sono state minimamente toccate mentre si faceva scempio di pensionati e lavoratori a stipendi e salari), ed ecco perché non è credibile.
I cittadini si aspettavano qualcuno che lavorasse per loro, non che continuasse ancora e ancora a tenere in piedi i distruttori della democrazia di questo paese.
Ed evidentemente l’idea di passare dalla politica del bunga bunga a quella del “rigor montis” non è stata gradita.
E meno male.

Boom boom boom

 Marco Travaglio, 22 maggio

Che spettacolo, ragazzi. A novembre, alla caduta dei Cainano, i partiti si erano riuniti su un noto Colle di Roma per decidere a tavolino il nostro futuro: se si vota subito, gli elettori ci asfaltano; allora noi li addormentiamo per un anno e mezzo col governo Monti, travestiamo da tecnici un pugno di banchieri e consulenti delle banche, gli facciamo fare il lavoro sporco per non pagare pegno, poi nel 2013 ci presentiamo con una legge elettorale ancor più indecente del Porcellum che non ci costringa ad allearci prima e, chiuse le urne, scopriamo che nessuno ha la maggioranza e dobbiamo ammucchiarci in un bel governissimo per il bene dell’Italia; intanto Alfano illude i suoi che B. non c’è più, Bersani fa finta di essere piovuto da Marte, Piercasinando si nasconde dietro Passera e/o Montezemolo o un altro Gattopardo per far dimenticare Cuffaro, la gente ci casca e la sfanghiamo un’altra volta, lasciando fuori dalla porta i disturbatori alla Grillo, Di Pietro e Vendola in nome del “dialogo “. Purtroppo per lorsignori, il dialogo fa le pentole ma non i coperchi. Gli elettori, tenuti a debita distanza dalle urne nazionali, si son fatti vivi alle amministrative, e guardacaso nei tre maggiori comuni hanno premiato proprio i candidati dei disturbatori: Pizzarotti (M5S) a Parma, Orlando (Idv) a Palermo, Doria (Sel) a Genova. Tre città che più diverse non potrebbero essere, ma con un comune denominatore: vince il candidato più lontano dalla maggioranza ABC che tiene in piedi il governo. Nemmeno il ritorno del terrorismo e dello stragismo a orologeria li hanno spaventati, come sperava qualcuno, inducendoli a stringersi attorno alla partitocrazia per solidarietà nazionale. Parma è un caso di scuola: il centrosinistra, dopo gli scandali e i fallimenti del centrodestra che a furia di ruberie ha indebitato il Comune di 5-600 milioni, era come l’attaccante che tira il rigore a porta vuota. Eppure è riuscito nella difficile impresa di fare autogol. Come? Candidando il presidente della provincia Bernazzoli, che s’è guardato bene dal dimettersi: ha fatto la campagna elettorale per le comunali con la poltrona provinciale attaccata al culo, così se perdeva conservava il posto. Non contento, il genio ha annunciato che avrebbe promosso assessore al Bilancio il vicepresidente di Cariparma. Sempre per la serie: la sinistra dei banchieri, detta anche “abbiamo una banca”.
Se Grillo avesse potuto costruirsi l’avversario con le sue mani, non gli sarebbe venuto così bene. Risultato: 60 a 40 per il grillino Pizzarotti, che ha speso per la campagna elettorale 6 mila euro e ha annunciato una squadra totalmente nuova e alternativa: da Maurizio Pallante a Loretta Napoleoni. Eppure il Pd era sinceramente convinto che Bernazzoli fosse il candidato ideale. E Bersani pensava davvero di sconfiggere il grillino accusandolo di trescare col Pdl, come se oggi, Anno Domini 2012, qualche elettore andasse ancora a votare perché gliel’ha detto B. o Alfano. Si sta verificando quello che avevamo sempre scritto: e cioè che la fine di B. coincide con la fine del Pdl, la fine di Bossi coincide con la fine della Lega, ma chi li ha accompagnati e tenuti in vita con finte opposizioni può sognarsi di prenderne il posto. Pdl, Pd e Udc sono partiti complementari che si tenevano in piedi a vicenda: quando cade uno, cadono anche gli altri due. I quali, non potendo più agitare lo spauracchio di B.&Bossi, dovrebbero offrire agli elettori un motivo positivo per votarli. E non ce l’hanno. Bastava sentirli cinguettare in tv di percentuali, alleanze, alternative di sinistra, rinnovamenti della destra, voti moderati, foto di Vasto, allargamenti all’Udc, per rendersi conto che non capiranno nemmeno questa lezione. Non sono cattivi: non ce la fanno proprio. Cadaveri che sfilano al funerale senz’accorgersi che i morti sono loro. Chissà se stavolta Napolitano ha sentito il boom: in caso contrario, è vivamente consigliata una visitina all’Amplifon .