In fila per sei col resto di due

Mauro Biani

E’ colpa nostra.
Abbiamo capito male noi.
Lui non diceva di voler rottamare ma che voleva i rottamati.
La prossima volta, se ce la concederanno, cerchiamo di stare più attenti.
Soprattutto chi per votare #Renzi ha perfino pagato.

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Il numero due alla giustizia del governo del matt’attore è Costa, il relatore del lodo alfano poi cassato dalla Consulta. Sottosegretario un ex di forza Italia: Ferri.
Forse adesso è più chiaro perché il numero uno non poteva essere Gratteri. Che birichino, il Napo Capo, e che riform’attore, Matteo Renzi.  Povero silvio, chissà dove lo manderanno a scontare le 48 ore residue dei servizi sociali che gli spettano.

I nuovi che avanzano, anzi, che sono avanzati. Una, Francesca Barracciu ritirata al fotofinish proprio da Renzi alle regionali in Sardegna perché indagata per peculato e dunque sottosegretaria del governo di Renzi: alla cultura, e non è uno scherzo.

Sono bastati tre giorni per smascherare definitivamente il bluff di uno che per mesi è andato in giro per l’Italia a raccontare di fantasmagoriche iniziative di rinnovamenti, rottamazioni, di effetti speciali nella politica e nel governo ma nei fatti ha agito e agisce come un vecchio mestierante della politica: la solita, quella del sistema, dei mezzucci che ha consentito a Matteo Renzi questa scalata al potere prim’ancora di aver potuto dimostrare di averlo meritato.
Un giorno qualcuno ci spiegherà, o lo farà ai posteri, come mai una persona ritenuta inadatta e indegna di far parte di un governo regionale per motivi di incompatibilità col rispetto della legge, è stata invece ritenuta adatta e affidabile per far parte del governo nazionale. Quattro inquisiti su dieci nel governo di Renzi e sono tutti del piddì: il partito che si era presentato come quello del cambiamento, che si tiene in casa gli indagati e caccia chi si oppone a progetti scellerati come il NoTav e poi si mette sul pulpito come fosse l’associazione delle anime candide a giudicare i comportamenti degli altri. Ecco: questo sarebbe un bell’argomento di conversazione per i servi e servetti di regime che scrivono sui giornali e vanno in tv a recitare la parte dei filosofi e degli intellettuali come Cacciari che è sempre, insopportabilmente e inutilmente in televisione.
Magari al posto di incensare e magnificare il bel governo del giovane e rampante Matteo Renzi.

Continueranno a definire disfattista, populista, qualunquista tutta la gente che si oppone all’idea di un mondo che cambia in peggio perché cambia la politica, se possibile ancora in peggio, abbandona la sua funzione di servizio utile ai paesi per mettersi al servizio dei vari poteri che ormai gestiscono la vita della gente senza nemmeno nasconderlo: un nome su tutti quella Trilateral che non è una fantasia di cui si parla come  di un’entità astratta ma un’associazione, definita impropriamente “gruppo di studio”  che agisce su scala mondiale composta da uomini e donne in grado di influenzare e sovvertire i governi nazionali, di condizionare gli eventi.  Qualcuno continuerà a raccontarci la balla che destra e sinistra non contano ma che bisogna guardare alle persone [e che persone!]. Continueranno a dirci che per salvare il salvabile sono necessari accordi che solitamente non si fanno, compromessi al ribasso. Io invece mi riservo di continuare a far parte orgogliosamente di quella minoranza di gente che della politica e di quelle persone non si fida, perché non hanno fatto nulla e continuano a non fare nulla per conquistare la mia fiducia.

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Un sottogoverno di impresentabili – L’Espresso

Ex berlusconiani di ferro, inquisiti, incompetenti. Fra i 44 sottosegretari e i 9 vice-ministri spunta di tutto. Col rischio che, per accontentare partiti e correnti, l’esecutivo si dimostri una truppa allo sbaraglio. [http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/02/28/news/quanti-impresentabili-nel-sottogoverno-di-matteo-renzi-1.155386]di Paolo Fantauzzi e Michele Sasso

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IL PM NO, GLI INQUISITI SÌ – Marco Travaglio, 1 marzo

Un giorno, forse, scopriremo che cos’abbia indotto il giovane Renzi a bruciarsi la carriera e a giocarsi la faccia con il colpo di palazzo che ha detronizzato il bollito Letta senza passare dal voto, poi con la nomina di un governicchio di riciclati, lottizzati, lobbisti e mezze tacche, infine ieri con una lista di 44 fra viceministri e sottosegretari che c’è da sporcarsi soltanto a sollevarla con una canna da pesca.

Per intanto, è caduta la maschera: la rottamazione era un bluff, una trovata propagandistica per prendere il potere, raggiunto il quale il rottamatore si comporta come il più decrepito dei partitocrati Ancien Regime. Magari – chissà, speriamo – farà qualcosa di buono, ma se il buongiorno si vede dal mattino c’è poco da stare allegri. E, se la lista dei ministri l’ha sbianchettata Napolitano, quella dei sottosegretari è tutta roba sua.

Gli inquisiti sono addirittura quattro: il 10 per cento, un’ottima media che fa impallidire quella di Letta. Tutti e quattro sono targati Pd: Francesca Barracciu, Umberto del Basso de Caro, Vito De Filippo e Filippo Bubbico. I primi tre rispondono di peculato per le ruberie sui rimborsi regionali. La sarda Barracciu, in quanto indagata, non poteva essere candidata a governatore di Sardegna, ma fare il sottosegretario può eccome. Alla Cultura, ovviamente. Il campano del Basso de Caro, che è pure l’avvocato di Mancino al processo Trattativa, gestirà le Infrastrutture con l’ottimo ministro Lupi (anche lui inquisito da ieri per abuso a Tempio Pausania) e altri due vice scelti con sopraffina meritocratizia: il sottosegretario Ncd Antonio Gentile, celebre per aver candidato B. al Nobel per la Pace e per aver bloccato le rotative de L’Ora della Calabria per occultare la notizia del figlio indagato; e il viceministro socialista Riccardo Nencini, amicone di Riccardo Fusi asso pigliatutto della cricca della Protezione civile. L’ex governatore lucano De Filippo dovette dimettersi l’anno scorso con tutta la giunta indagata in blocco, dunque ora si divide fra l’inchiesta per peculato e il ministero della Salute. Il quarto indagato, anzi imputato è il suo predecessore Filippo Bubbico: essendo sotto processo a Potenza per abuso d’ufficio, rimane a pie’ fermo viceministro dell’Interno.

Poi c’è il ministero della Giustizia (si fa per dire), che segna anche ufficialmente il ritorno di Silvio Berlusconi al governo per interposti viceministro Enrico Costa (ora Ncd) e sottosegretario Cosimo Ferri. Quest’ultimo, detto spiritosamente “tecnico”, è il magistrato, ras di Magistratura Indipendente, che entrò al governo con Letta in quota Forza Italia, poi all’uscita del Caimano s’imbullonò alla poltrona fischiettando come nulla fosse. Il suo nome salta fuori dalle intercettazioni di alcuni fra gli scandali più vergognosi degli ultimi anni: Calciopoli, loggia P3 e caso Agcom-Annozero. Nessun reato, nessun avviso, ma quanto basterebbe almeno per tenerlo lontano dalla Giustizia. Invece rieccolo sottosegretario al fianco del ministro Orlando (a cui va la nostra piena solidarietà) e al neo-viceministro Costa, che nella scorsa legislatura, da capogruppo Pdl in commissione Giustizia, firmò come autore o promotore o addirittura relatore tutte le peggiori leggi vergogna approvate o tentate dalla banda B: lodo Alfano 1 e 2, legittimo impedimento, processo breve, processo lungo, prescrizione breve, bavaglio-intercettazioni e altre porcate. Insomma: due nomi, una garanzia. Soprattutto per il Cainano.

Saranno contenti quei gran geni dell’Anm che, per coprire le spalle a Re Giorgio, avevano storto il naso all’idea di magistrato come Nicola Gratteri ministro della Giustizia (invece il generale Rossi sottosegretario alla Difesa, come nelle repubbliche delle banane, va benissimo). Ma in fondo è stata una fortuna che Gratteri sia stato stoppato dal Colle proprio sull’uscio di Via Arenula: vista la compagnia, avrebbe dovuto dimettersi nel giro di una settimana. O, in alternativa, fare una retata.

No, non era legittimo

Legittimo impedimento, la Consulta respinge il ricorso di Berlusconi

Il conflitto di attribuzione era stato sollevato dalla presidenza del Consiglio contro il Tribunale di Milano per un’udienza del processo Mediaset, nel quale l’ex premier è stato condannato in appello a quattro anni per frode fiscale. Per i giudici, fu il Cavaliere a “fissare un impegno politico” in concomitanza con il dibattimento, “senza offrire alternative”.

Processo Mediaset, no al ricorso di Berlusconi
Il Cavaliere: “Confermo sostegno a governo”

Video – Pdl, minaccia di dimissioni di massa

Chi come berlusconi colleziona assenze in parlamento al ritmo dei suoi capi di imputazione e reati commessi non ha diritto a nessun impedimento, tanto meno legittimo.

 

Il cittadino silvio berlusconi imparasse a regolare la sua agenda secondo gli impegni presi coi  tribunali, non in base alle sue ormai note esigenze, ovvero darsela a gambe di fronte ai giudici,  imparasse a rispettare gli appuntamenti e non cercare il salvataggio in calcio d’angolo organizzando consigli dei ministri utili solo a lui per scampare ai tribunali,  perché  per una persona  normale  non sarebbe così facile farsi beffe di leggi e regole. 

E noi avremmo sempre un articolo 3 di una Costituzione che vuole i cittadini tutti uguali davanti alla legge: non c’è nessuna postilla che parla di legittimi impedimenti.

Lui è quello che è e lo sappiamo tutti, ma quelli che gli hanno concesso il tutto e l’oltre sono complici, sono loro i veri nemici di questo paese, gente che avrebbe potuto fare, dovuto, anzi, e non ha fatto nulla per sbarazzarsi  – democraticamente, s’intende, il sistema c’era – di uno così.

L’indegna gazzarra

Preambolo: per essere rispettati e tutelati dallo stato in questo paese bisogna per forza commettere reati e indossare una divisa, una tonaca o il doppiopetto blu.
Sono proprio requisiti obbligatori. 

Sottotitolo:  adesso vediamo se Napolitano si farà ricattare di nuovo com’è già accaduto varie volte. Mi piacerebbe sapere chi c’è rimasto a difendere questo paese se in presenza di un fatto grave, gravissimo e  mai accaduto nella storia di questa repubblica il presidente della repubblica tace o tutt’al più sussurra e Bersani, che si appresta a diventare primo ministro non si è degnato  di pronunciare mezza parola di condanna.

Nota a margine: Spero che l’India apra ufficialmente l’incidente diplomatico con l’Italia, ché qui deve venire qualcuno da fuori ad insegnarci il rispetto per lo stato, per quei cittadini che non commettono reati e per ricordarci che abbiamo una Costituzione che ci fa tutti uguali, no un po’ sì e un po’ no a seconda della mise, visto che noi non abbiamo più nessuno che lo sappia fare.

Berlusconi, marcia sul Tribunale (con ricatto) – Antonio Padellaro, Il Fatto Quotidiano

IL PAPELLO DI SILVIO 
A NAPOLITANO

Dai Giorgio, facci sognare, almeno così ci rassegneremo definitivamente al fatto che questo non sarà MAI un paese normale.
Ragion di stato, si dice così no?

L’osceno spettacolo di ieri indegno di un paese normale, l’atto eversivo compiuto dai parlamentari del pdl sui giornali di oggi viene perlopiù definito “gazzarra”: lo stesso termine che fu usato sempre da un certo giornalismo a proposito delle proteste dei parenti degli operai della ThyssenKrupp morti bruciati dopo la sentenza ridicola che ha diminuito le pene dei loro assassini.
Gazzarra significa confusione rumorosa, più o meno come quella dei bambini e dei ragazzi durante l’ora di ricreazione, mentre aspettano di entrare a scuola o quando escono finalmente liberi dalla vigilanza più o meno severa dei loro insegnanti.
Le parole sono importanti, sempre, ed è doveroso in presenza di fatti diversi che hanno un’importanza e una gravità diverse usare quelle giuste.
Perché chi difende davvero la legalità, pretende giustizia per onorare la memoria di una persona cara, chi è stato tradito dallo stato come i familiari delle vittime della ThyssenKrupp non può essere uguale a chi invece tradisce lo stato per difendere un delinquente, anch’egli traditore dello stato. Quella dei parenti delle vittime degli operai non è stata una “indegna gazzarra” ma la giusta reazione di fronte all’ennesima ingiustizia perpetrata ai loro cari morti e a loro stessi. Quella di ieri, invece, si chiama tradimento dello stato.
Un paio di giorni fa avevo scritto che le agenzie di rating dovrebbero trovare una categoria a parte quando declassano l’Italia, che la serie B è ancora troppo alta, dopo i fatti di ieri – compreso il perdono istituzionale concesso ai marò assassini – mi sento di dover rettificare. 
Questo paese meriterebbe di essere inserito negli stati canaglia, quelli dai quali i paesi civili si tengono a debita distanza e che non meritano il diritto di partecipare alle decisioni democratiche, in Europa come nella comunità internazionale.
L’Italia, periferia squallida, il quartiere di cui tutte le città si vergognano, di un mondo che almeno ci prova a cambiare in meglio.

Pasqua sul Gange, di Massimo Rocca – Il Contropelo di Radio Capital

Chissà se è un affare ordinario l’atto di straordinaria italianità perpetrato dai ministri degli esteri della difesa e della giustizia, con il concerto del presidente Monti e ovviamente sotto l’alto patronato dell’inquilino del Quirinale, così anfitrionico nel riceverli. Che meraviglioso marameo a quei fessi di indiani che si sono fidati di Pasqualino marajà, che splendida farsa quelle dichiarazioni all’aeroporto sulla grande democrazia indiana che consentiva ai nostri valorosi marò di tornare a casa per votare, dopo avergli consentito pure la consumazione del panettone, che ironia in quelle schiene dritte, mento in fuori, e basco sulle ventitrè, pronte a trasformarsi nelle mani alzate di Alberto Sordi davanti al David Niven dei Due Nemici. Niente della protervia americana usata per il sergente Lozano o per i piloti del Cermis, zitti voi che siete una colonia.

No sempre il trucchetto alla Boldi e De Sica, alla Longo e Ghedini.

Chi invade il tribunale e chi evade dal tribunale . La nipote di Mubarak e i pirati del Kerala, che titoli salgariani!

La presa della pastiglia
Marco Travaglio, 12 marzo 

Chi ha in mente la scena finale del Caimano di Nanni Moretti sarà rimasto un po’ deluso, ieri, dinanzi alla marcetta sul Tribunale di Milano dei parlamentari Pdl capitanati da Angelino Jolie. Si temeva di molto peggio: un assalto possente, drammatico, sinistro, almeno vagamente nibelungico. Invece per fortuna non siamo la Germania delle Valchirie e nemmeno la Francia della presa della Bastiglia. Siamo il paese dell’operetta, che non conosce il dramma: al massimo il melodramma. Dunque dobbiamo accontentarci di questa tragicomica scampagnata sul marciapiede, tipo gita delle pentole, di una corte dei miracolati sbarcati a Milano come Totò e Peppino, ma molto più ridicoli, visto che alle pellicce e ai colbacchi fuori stagione aggiungono quintali di silicone, botulino, pròtesi di lattice, fard, toupet e trapianti abortiti, e alle caciotte sostituiscono trillanti iPhone con la suoneria di “Meno male che Silvio c’è”. Il quale Silvio, pover’ometto, giace esanime sul letto di dolore, piegato e piagato da un’uveite bilaterale isterica con scappellamento a destra che da un momento all’altro, stando ai medici e agli avvocati di corte, potrebbe portarlo alla tomba. Insomma, al posto della presa della Bastiglia, abbiamo la presa per il culo, o al massimo della pasticca per curare patologie fasulle e allontanare sentenze vere. Spiccano, nella foto di gruppo dell’allegra brigata sanculotta in gita premio al Palagiustizia, Danton Alfano, Marat Cicchitto, Saint Just Gasparri e Robespierre Lupi, mentre Santanchè, De Girolamo, Gelmini, Giammanco, Ravetto, Prestigiacomo, Mussolini e Casellati si contendono i panni di Charlotte Corday prima del bagno. Alcuni assedianti conoscono bene il posto e fanno da ciceroni: chi per curriculum, come Denis Verdini (cinque processi), Matteoli (uno) e Raffaele Fitto (due processi e una condanna fresca fresca a 4 anni), chi per motivi professionali, tipo gli on. avv. Ghedini e Longo. Ma anche Caliendo, l’amico della P3, e Nitto Palma, che in teoria sarebbero addirittura magistrati e non si sa bene contro chi protestino: forse contro se stessi. Va comunque apprezzato il generale sprezzo del ridicolo di chi denuncia l’uso politico della giustizia mentre fa un uso giudiziario della politica. Ma anche lo sprezzo del pericolo di alcuni noti condannati e imputati che sono financo entrati in tribunale col rischio di essere identificati, vista la somiglianza con le facce patibolari di alcuni ricercati ritratti nei “Wanted” in bacheca, e di non uscire più. Pare che Formigoni sia rimasto prudenzialmente a casa. Notevole anche la faccia dell’acuto Razzi, reclutato all’ultimo momento per far numero, che ancora in tarda serata non aveva capito dove l’avessero portato, e soprattutto perché. Capezzone e Giovanardi invece si sono molto felicitati con se stessi perché, dopo anni di oscuramento, hanno strappato un’inquadratura di alcuni nanosecondi al Tg4 . In ogni caso si è persa l’occasione per una bella retata: è raro trovare tanta bella gente insieme a portata di manette. L’implume Alfano, tornato leader per un giorno in assenza del padrone travestito da cieca di Sorrento, minacciava tutto accaldato un imprecisato “Aventino”. Intanto Gasparri capiva tutto al volo e prenotava un tavolo nel noto ristorante “Da Rino all’Aventino”. Poi Jolie s’appellava a Napolitano, ma sbagliava indirizzo: com’è noto, il Presidente non si occupa di processi e inchieste, tranne quando gli telefona Mancino.

Ps. Mentre chiudo l’articolo, alle ore 20, non risulta sull’Ansa una sola dichiarazione di esponenti del Pd contro la gazzarra del Pdl al Palazzo di Giustizia di Milano.
Solo un dolente commento di Bersani alla minaccia aventiniana di Alfano: “Spero siano voci che smentiscano (sic, ndr), che siano suggestioni di un momento”. Si vede subito che è cambiato e ha capito la lezione: gliele ha cantate chiare.

Eversori

Ultim’ora: i due marò rientrati in permesso premio per votare NON torneranno in India.

Legittimamente impediti anche loro.

 Se un paese, un qualsiasi paese c’invadesse fra cinque minuti, non alzerei un dito per difendere l’Italia, visto che chi lo avrebbe dovuto fare per ruolo, mestiere e istituzione si è guardato bene dal farlo. Andare a piangere dalla Merkel perché qualcuno ha detto che in Italia si eleggono i pagliacci non serve a niente, di fronte a quel che siamo costretti a sopportare ogni giorno.

RASSEGNIAMOCI TUTTI a non vivere in un paese normale, che c’incazziamo a fare? ognun per sè e IO per tutti.

Quando vedo cafonate come quella di oggi al Palazzo di Giustizia di Milano, con gli alfano e le ravetto in prima fila a sbraitare e qualche fan che straparla (“Anche Pasolini andava coi minorenni”), penso che soltanto un paese senza cultura e senza speranza può sopportare – anzi sostenere, votare, tifare – questa caricatura di centrodestra (e quella caricatura di “opposizione” che da vent’anni lo tollera).

Che tristezza, che disgusto. Che incazzatura.

[Andrea Scanzi]

La portata eversiva dell’invasione del Tribunale

La manifestazione è autorizzata?  ovviamente no, non potrebbe, perché manifestare contro un’Istituzione dello stato, contro la Magistratura è eversione, terrorismo. 

Cos’è, il braccio armato del potere si è preso un giorno di ferie?
Che aspettano le forze dell’ordine ad intervenire contro questi pericolosi facinorosi eversori e terroristi? ad identificarli uno ad uno e portarli in questura?
Anfibi e manganelli sono tutti a riposo oppure sono riservati solo agli studenti e a chi manifesta per le giuste cause, non certo a favore di un recidivo delinquente che le sta provando tutte per sottrarsi ai processi che gli spettano?

Quando i cittadini protestano contro la politica, lo stato che toglie, taglia, abusa, ruba, sono violenti destabilizzatori, meritevoli di botte e pestaggi.
Chi invece oltraggia davvero lo stato e le sue istituzioni sta pacificamente chiedendo il ripristino del principio di legalità. Davvero singolare che si chieda il ripristino della legalità andando a difendere un delinquente. Qualcosa che può accadere solo in Italia e senz’alcuna conseguenza.
Quello che è successo oggi non si era mai visto, credo, nella storia di questa repubblica, minuscola in tutti i sensi.
Ma chi ha buona memoria e un’onestà mentale sa perfettamente chi deve ringraziare.
Anche di questo.

Noi non paghiamo la politica  per difendere le istanze di chi viola la legge al ritmo del suo respiro.
Questo è un atto eversivo in piena regola, perché non s’interrompono i lavori parlamentari per andare a piagnucolare da Napolitano che trova sempre il tempo per occuparsi di quello che non attiene ai doveri di un capo dello stato, tipo preoccuparsi delle sorti di imputati, processi e diffamatori condannati, e nemmeno per organizzare conferenze stampa in mezzo alla strada.

Il vulnus non sono i procedimenti giudiziari di berlusconi ma il fatto che uno con dei procedimenti giudiziari aperti e di quella portata possa ancora avere voce in capitolo nella politica e in parlamento, che uno così abbia potuto bloccare un intero parlamento per diciotto anni con la collaborazione viva & vibrante di tutto l’arco costituzionale.

E lo svilimento è che grazie a tutto questo siamo e resteremo un paese barzelletta, e di quelle più oscene.

Eletti Pdl dentro palazzo di Giustizia

Il malato giudiziario2

Preambolo: “berlusconi [sempre] vittima di medici nazisti e pm stalinisti”. 

E di Holly & Benji, di Cip & Ciop, di Pippo & Pluto, di Mila & Shiro, del Cappellaio Matto & il Bianconiglio e via a seguire… fantasia per fantasia ci si può sbizzarrire quanto si vuole.

Processo Ruby, i giudici ordinano
una nuova visita fiscale per Berlusconi 

L’ex premier resta nella suite da 200 mq del San Raffaele: “Problemi cardiaci”. La corte respinge 
la richiesta di legittimo impedimento per impegni politici dei legali e invia i periti all’ospedale
PDL IN RIVOLTA, CICCHITTO: “RISOLVERE IL NODO GIUSTIZIA O CI CHIAMIAMO FUORI”

 ZANGRILLO, IL MEDICO DI B, PERDE LE STAFFE SU TWITTER: “VADA A FARSI FOTTERE”

[Il Fatto Quotidiano]
E inoltre:  La Procura di Napoli ha chiesto il giudizio immediato nei confronti di Silvio Berlusconi nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta compravendita di senatori. Analoga richiesta è stata formulata per il sen.
Sergio De Gregorio e l’ex direttore dell’Avanti, Valter Lavitola. Il reato ipotizzato è di corruzione. (ANSA).
Lo zio della nipote, Mubarak è stato portato in tribunale così: e stava davvero per morire, infatti, è morto.
Ma ovviamente il paese civile è il nostro, quello dove un delinquente può prendere per il culo lo stato e i cittadini, avvalersi di legittimi impedimenti che non gli spettano, e la cosa più grave che gli possa capitare è la visita dei medici fiscali.

Sarebbe interessante conoscere qual è il nodo giudiziario da districare secondo cicchitto che ha minacciato di chiamarsi fuori da questa fase politica insieme a tutto il PDL [nel qual caso nessuno lo sciolga per l’amore di tutti gli déi].
Sapere cos’altro vuole questa destra inguardabile, inqualificabile se non con gli aggettivi peggiori che ha scelto di mettersi al servizio di una persona sola il cui unico obiettivo è stato sempre e solo quello di sfuggire alle sue responsabilità giudiziarie.
Conoscere il motivo per cui la Magistratura può e deve occuparsi dei reati di tutti meno quelli di berlusconi e di chi commette reati per favorire berlusconi.
Perché l’unico nodo che soffoca questo paese ha un nome e un cognome: si chiama silvio berlusconi, si chiama assenza del benché minimo senso dello stato di quella politica che avrebbe dovuto prendere gli opportuni provvedimenti per sottrarre l’Italia e gli italiani da questa angoscia perpetua di dover assistere ogni giorno all’ennesimo atto di una commedia dell’orrore che dura ormai da diciotto anni e che sembra non possa né debba finire mai.

Un letto d’ospedale – di Rita Pani

E ora che abbiamo smesso di ridere per le migliaia di trovate geniali date alla satira dall’ultimo gesto di quel tizio, debosciato e falso cieco, torniamo seri. Voglio ribadire un’altra volta la mia utopistica speranza: che un Tribunale del Popolo, possa condannare lui e tutta la sua feccia sodale, prestissimo, a vivere una vita “normale” come la nostra, in modo tale che si renda conto di cosa possa significare aver bisogno delle cure mediche, di un letto in ospedale (non per sottoporsi a uno dei suoi restauri annuali), di una visita medica specialistica.

Siamo forse troppo abituati all’arroganza megalomane di questo essere infame, che in un paese “normale” – lo si è detto troppe volte – sarebbe già rinchiuso in una galera e dimenticato, e che certo non avrebbe potuto per una volta ancora non solo candidarsi al Parlamento, ma prendere i voti necessari ad essere eletto. In un paese normale non ne avrebbe preso nemmeno uno, di voto, nemmeno quello di un suo familiare. Non mi importa l’obiezione, la conta dei voti persi dal partito del malavitoso; tengo il conto di quelli presi e sento addosso tutta l’umiliazione per la nazionalità che mi è toccata in sorte, che a volte mi ripugna.

Siamo abituati alla disparità. Ad essere succubi di questo sistema mafioso, assoggettati come schiavi che non riescono a liberarsi, ed anzi sperano di liberarsi donando ad altri la propria schiavitù.

In quale altro paese al mondo, parte del parlamento eletto potrebbe mai pensare di scendere in piazza per protestare contro una magistratura che indaga, e lavora, con tutte le difficoltà date dalle leggi fortemente volute dallo stesso malavitoso che ha potuto farle scrivere direttamente ai propri avvocati/parlamentari?

Non c’è al mondo un paese ridicolo come il nostro, impoverito dalla nostra pochezza e dalla mafia altrui. Ogni giorno offesi e umiliati ci accontentiamo di ridere, o di gioire quando finalmente lo Stato (buono) sferra un colpo all’altro stato (quello marcio, quello suo e di tutti quelli che ancora una volta lo hanno votato), e siamo tutti Ilda Bocassini per un giorno.

Forse sta qua l’errore. Forse dovremmo esigere di essere curati quando stiamo male, andare in ospedale scortando i nostri cari, spesso vecchi, ed esigere (con una mazza chiodata in mano) che a loro venga trovato un letto, e non accontentarsi più di una barella accatastata in un corridoio. Difendere con la forza gli ospedali che chiudono.

Siamo il paese dove devi attendere anche se hai un cancro che ti mangia dentro, dove i malati di Alzheimer hanno come assistenza solo quel che resta della famiglia, dove i malati psichiatrici spesso sono a totale carico della famiglia, dove i disabili sono a carico della famiglia. Un paese in cui per essere curato hai due opzioni: o conoscere qualcuno per saltare la fila, o pagare. Un paese in cui la sofferenza si tace per decenza o per propaganda. Un paese in cui l’ingerenza della chiesa impedisce le cure e sentenzia la morte di chi potrebbe essere curato. Lo stesso paese in cui però la chiesa ti impedisce di decidere di morire. Il paese della sanità che non esiste, del malato che non ha più diritti.

Esigiamo lo stesso diritto di quel buffone, che proprio non ci sta ad essere processato.

Se fosse possibile almeno fargli provare un poco di vergogna! Ma questo non avverrà mai, perché gente così non sa proprio cosa sia la coscienza. Quindi vergognatevi voi – coglioni – che ancora una volta avete avuto il coraggio di votarlo.

Il malato giudiziario

Ultim’ora: il pover’uomo sofferente attualmente ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano si trova nel settore D, in un appartamento di 200 metri dotato di ogni comfort, che offre una sala riunioni con tavolo, sedie e telefono, cucina, stanza per una infermiera privata, cabina armadio e bagno dotato di doccia idromassaggio e vasca ovale, in una stanza sagomata intorno alla vasca.

Come sono stati previdenti al san Raffaele, nemmeno la suite del papa al decimo piano del policlinico Gemelli è così lussuosa.

Fitch taglia il rating italiano a BBB+

BERLUSCONI MALATO IMMAGINARIO
Niente stop, processo Mediaset va avanti
Pdl: “Medici nazisti mandati da pm stalinisti”

Quando le agenzie di rating declassano l’Italia pensiamo anche a queste cose, non solo all’economia.

Preambolo:  “l’uveite è un’infezione comune che porta in ospedale solo in rarissimi casi.  Tipo alla vigilia delle sentenze” [Marco Travaglio]

Sottotitolo: “Medici nazisti su indicazione di un tribunale stalinista sono andati da Berlusconi e hanno emesso un verdetto disgustoso” [Fabrizio Cicchitto, 9 marzo 2013]

Non si può nemmeno dire poche idee ma confuse: non si capisce, infatti, come un tribunale stalinista possa impartire ordini a dei medici nazisti. L’ignoranza di cicchitto è pari al suo essere un servo disgustoso, e i servi alla fine dei regimi sono quelli che fanno la fine peggiore. E’  Storia.

Si potrebbe parlare, invece, e piuttosto, di un oculista di un ospedale prestigioso che non ha esitato a vendersi come una puttana per offrire ad un delinquente l’ennesima scappatoia per sfuggire alle sue responsabilità: roba più recente, di ieri praticamente.

Il declassamento in serie B è perfino troppo generoso per l’Italia che meriterebbe, invece, di essere inserita nella categoria degli esordienti.
Anzi, bisognerebbe crearne una ad paesem: quella degli scadenti  affinché faccia pendant con tutto il resto.
Da ieri i dubbi circa la qualità della gente a cui qualcuno per mezzo del voto ha consentito di avere potere in ambito politico sono perfino aumentati: l’Italia è veramente un regime nazi -stalinista o stalin-nazista come dice cicchitto o il solito paese abitato da una maggioranza di gente delinquente e complice di delinquenti, uno in particolare,  come ha confermato anche “Girlfriend in a Coma” il film di Bill Emmott trasmesso ieri sera su la7?

Se questo fosse un paese normale il caso di b circa la malattia immaginaria andrebbe trattato come le vicende che riguardano l’inquinamento di aria, acqua e cibo.
Perché quando si arriva al culmine come è successo ieri, quando si capisce perfettamente, in modo chiaro, accecante, direi, che c’è ancora un mucchio di gente disposta a farsi corrompere per gli interessi di un malfattore, per evitare che si assuma le sue responsabilità come tutti i cittadini normali di un paese normale sono obbligati a fare, c’è solo un sistema da adottare: risalire la filiera fino ad arrivare al primo responsabile, quello che non ha esitato a mettere il proprio nome e la sua faccia davanti ad una bugia di quella portata; se il san Raffaele fosse gestito da gente seria, professionale e professionista stamattina tutti quei medici che hanno confermato la malattia gravissima del delinquente, che hanno mentito come i peggiori traditori dello stato, andrebbero cacciati a pedate nel culo e con disonore,  così come toccherebbe a tutta la politica  che, in modo assolutamente trasversale, bi e tripartisan, in questi anni ha coperto, minimizzato e aiutato berlusconi a scappare dalla giustizia e dai tribunali, ma siccome ho la sensazione che il tradimento sia partito proprio dalle stanze delle maestranze alte, non succederà nulla di tutto questo, e l’Italia continuerà ad essere considerata nel mondo, giustamente, il paese barzelletta che è: quello nel quale vent’anni non sono bastati per fermare un criminale che ha ridotto l’Italia a brandelli e per il quale gente che fa altri mestieri non esita a svendersi come le puttane [concetto già espresso ma che vale la pena ribadire, perché le puttane spesso indossano anche giacca e cravatta].

L’allergia all’ossigeno
Marco Travaglio, 10 marzo

Ma allora ditelo che ce l’avete con lui.

Sta’ a vedere che un pover’ometto a 76 anni suonati non può nemmeno ricoverarsi in clinica dopo essersi visitato e diagnosticato una congiuntivite incurabile, senza essere disturbato dal solito camice rosso inviato dalla solita toga rossa.
Per forza che poi il medico, comunista o forse grillino, l’ha trovato in ottima salute: non essendo un suo dipendente, ha una visione distorta — sovietica o populista — della medicina. Avrebbe dovuto fare come i colleghi del San Raffaele che lo visitano approfonditamente domandandogli “Presidente, come si sente? Dica 33”, poi scrivono sul referto “Il Presidente è morente: ha detto 32, tanto il falso in bilancio è depenalizzato”. Invece ha preteso addirittura di guardarlo negli occhi, o in quel che ne resta dopo l’ennesimo cedimento strutturale di tiranti e botulini. Cose che accadono quando il Cainano viene giudicato da qualcuno che si permette di non essere stipendiato da lui. Bei tempi quando lo processavano giudici retribuiti da Previti e lo trovavano sempre innocente, lo ispezionavano finanzieri mazzettati da Sciascia e gli trovavano sempre i bilanci in ordine, lo intervistavano giornalisti suoi dipendenti e lo scambiavano per uno statista, lo intrattenevano ragazze foraggiate dal ragionier Spinelli e magnificavano la sua possente virilità, lo controllavano oppositori pagati da lui e gli votavano a favore, lo confessavano preti finanziati da lui e lo volevano santo subito. Ieri non c’è stato il tempo per il solito bonifico o regalino, e subito il medico boccassino gli ha dato del malato immaginario. Era già accaduto al ministro De Lorenzo, apparso emaciato e agonizzante al Tg1 nel suo letto di dolore, la barba lunga, il corpicino esangue appeso a cannule, flebo e pappagalli, amorevolmente assistito da Bruno Vespa pochi giorni prima della resurrezione al ristorante “I due ladroni”. E anche a Sgarbi, condannato per truffa allo Stato perché esibiva falsi certificati sulla sua inabilità al lavoro a causa di patologie rarissime: “cimurro” (specialità dei cani), “attacchi di starnuti” e “allergia al matrimonio” (solo in orario d’ufficio). Ma quelli almeno erano lampi di genio, degni di Molière o di Woody Allen (“la peste bubbonica… l’allergia all’ossigeno…”). B. invece pretendeva di rinviare sine die processi e soprattutto sentenze con una scusa — la congiuntivite — che non avrebbe retto neppure alle vecchie visite di leva, quando i giovani renitenti ingoiavano un sigaro per procurarsi il febbrone da cavallo. Infatti non ha funzionato. E dire che la libera stampa si era bevuta i referti dei medici di corte e lo descriveva come la cieca di Sorrento, un malato terminale di “uveite” inchiodato al letto di dolore, brancolante a tentoni in una stanza buia, unico conforto al capezzale la fidanzatina Francesca vestita da infermiera. Corriere : “L’ex premier sotto ‘assedio’ in una camera buia… Dosi massicce di antinfiammatori e antidolorifici… disturbi della vista, fastidio della luce e lacrimazione… un male diventato insopportabile”, “debilitato fisicamente” anche per l'”assillo del problema della governabilità del Paese e del rischio di derive populiste”. Pur con un fil di voce, l’illustre infermo dichiarava a Libero : “Non c’è pietà, mi vogliono morto, saranno soddisfatti solo quando sarò al cimitero”. La Stampa raccoglieva lo strazio del dott. Zangrillo (“Nessun incontro per evitare brutte notizie”) e delle badanti Bergamini-Mussolini-Santanchè (“gli Ingroia sparsi nelle Procure lo debilitano” e “vogliono ucciderlo”). Seguiva intervista all’oftalmologo: “L’uveite è un’infezione comune” che porta in ospedale solo “in rarissimi casi”. Tipo alla vigilia delle sentenze. Il Giornale sosteneva che l’uveite è financo “bilaterale” e il paziente “si è aggravato”, ma la Boccassini “è convinta che di quell’uomo non ci si può fidare neppure se fosse moribondo”. Mancava solo il prete per l’estrema unzione. Invece è arrivato il medico. Fiscale. Pure troppo.

 

Restituiscici l’Italia e chiudiamola qui. #virestituirò

Sottotitolo: caro Pd, laddove l’acronimo sta per Partito Delusione, accetta questo mio piccolo messaggio nella bottiglia. Non sono un tuo elettore, perché ho altre forme di masochismo, ma capisco (e rispetto profondamente) chi ti vota. E spero che, le prossime elezioni, le “vincerai”. Sarebbe il male minore. Leggo adesso i tuoi strali su Berlusconi, che – garantiscono i Letta e i D’Alema – è “tornato”. Mi duole dirti che, in realtà, mai se n’è andato. E ancora una volta sei stato il solo, (poco) caro Pd, a non capirlo. Per sconfiggerlo – per sempre – c’era un modo facile facile: andare al voto un anno fa. Bastava poco. Avresti eliminato politicamente il Caimano. Avresti disinnescato il Grillo crescente (che tanto detesti). Avresti evitato la discesa in campo di Ingroia (un altro che odi). E avresti pure evitato, tu e i tuoi Scalfari, di innamorarti inutilmente di Mario Monti (salvo poi scoprire chi sia realmente Monti, coi tuoi soliti anni di ritardo). Era facile. Ma non hai voluto. E adesso, con i tuoi errori, uno dopo l’altro, siamo al punto di partenza. Ecco: sai cosa c’è, caro Pd? Che, da cittadino italiano, mi sarei veramente – e neanche troppo educatamente – fracassato gli zebedei di pagare sulla mia pelle le tue colpe, la tua nomenklatura polverosa e il tuo lassismo. Se Berlusconi esiste da vent’anni, è perché da vent’anni gioca senza avversari. O – peggio – con avversari finti. Per questo non posso votarti. Per questo non posso perdonarti. Con (relativa) stima, sperando in un improbabile tuo ravvedimento.

Non tuo, Andrea Scanzi.

(Andrea Scanzi è il giornalista del Fatto Quotidiano che ha recentemente ricordato alla nipote di suo nonno che il fascismo, come la mafia, è una montagna di merda)

Preambolo: Ruby, ok al legittimo impedimento 

Secondo me però non dovrebbe esserci  nessun impedimento, né tanto meno legittimo perché il cittadino silvio berlusconi non si possa presentare in tribunale.

E, se come ci fanno sapere i suoi angeli custodi longo e ghedini   sarebbe impossibilitato a presentarsi in tribunale  perché troppo impegnato ad occupare radio e tv e sono le emittenti a decidere gli appuntamenti televisivi , le emittenti smettessero di invitarlo in televisione.
Gli italiani si sacrificheranno volentieri per una giusta causa.
A nessun cittadino sarebbe permesso di prendersi gioco della magistratura e di un popolo intero per motivi risibili come questo. E questo non c’entra niente con chi ha votato il cittadino/imputato silvio berlusconi ma c’entra molto con chi ha permesso che cose come questa, che non succedono in nessun altro paese, qui diventassero la consuetudine. berlusconi è l’unico a non essere candidato a NIENTE ma  è al centro della scena di questa campagna elettorale da protagonista assoluto,  e non ci sta perché se la prende ma perché gliela danno.

Mandatelo, almeno, in terza pagina se proprio non ce lo possiamo evitare. Le nostre campagne elettorali sono quanto di più squallido possa avvenire: insopportabili per toni, termini, ma soprattutto per le persone che si propongono a guidare questo sciagurato e sfortunato paese.

Per quella bizzarra regola che la maggioranza vince anche quando esercita i suoi diritti in modo superficiale o, peggio ancora pensando di poter trarre un vantaggio personale non preoccupandosi affatto di quali conseguenze potrà avere poi il suo agire, i risultati del voto degli altri li subiamo tutti. 

Così, come abbiamo subito berlusconi per un periodo simile più ad una dittatura e non equilibrato da quella che una volta si chiamava alternanza democratica, anche stavolta saremo costretti a subire un esito elettorale che ci consegnerà nelle mani di un governo debole perché composto dalle solite “anime diverse” e cioè praticamente da chi ha scelto di  essere né carne né pesce, di sinistra ma anche no, di centrosinistra ma strizzando l’occhio a Monti.  Con una sinistra forte all’opposizione berlusconi non sarebbe ancora qui, anzi, probabilmente non avrebbe mai messo piede in parlamento.

Bastava la legge sul conflitto di interessi per liberarsi di lui.

Invece  tutti si sono fatti le pippe per vent’anni al ritmo di “non si demonizza l’avversario”, “l’avversario va sconfitto politicamente” e tutta una serie di balle inenarrabili e inconcepibili per un paese civile.

Dopo averlo fatto entrare non hanno saputo trovare il sistema per liberarsene, o non l’hanno voluto trovare;  la nostra sinistra furbacchiona ha barattato il conflitto di interessi con quel che le tornava utile perché risolvere quello di b significava poi doversi occupare anche degli altri, quindi come c’insegna la recente vicenda del Monte dei Paschi, anche dei loro.  

Mussari, amico di Tremonti, quello che dopo aver fatto fallire MPS invece di andare in galera è stato promosso a presidente di TUTTE le banche italiane  è stato voluto da d’alema, non l’ha portato la fatina dei dentini.

E se solo ogni tanto ci ricordassimo tutti che b era INELEGGIBILE per Costituzione  forse capiremmo meglio e di più di quello che è successo in Italia in questi ultimi diciotto anni.


E invece ci troviamo di nuovo davanti persone, perlopiù quelle di sempre esclusa qualche rara eccezione, che, mentre pensano a tutte le loro ottime strategie il cui unico risultato  prodotto fin’ora è stato  perdere punti nei sondaggi si stanno dimenticando nuovamente del loro avversario [o presunto tale] silvio berlusconi e delle sue infinite potenzialità e capacità, perché come scrive benissimo Travaglio da giorni, lo ha scritto anche in anni passati in occasione di altre sfide elettorali, lui racconta sempre le solite balle ma la sua  campagna elettorale la fa, a modo suo perché sa qual è il target di elettori che poi malgrado e nonostante tutto riuscirà a sedurre e abbindolare di nuovo: anche stavolta. 
Ma a centrosinistra Travaglio non lo leggono, e se lo leggono non lo considerano, molto meglio dar retta ai famosi editoriali dell’opportunista voltagabbana di largo Fochetti  o a tutto il giornalismo “autorevole” di ex quotidiani come l’Unità e il Corriere della sera i quali, insieme a Repubblica hanno stravolto le loro linee editoriali a beneficio del cosiddetto voto utile: a chi, non è dato sapere o forse sì.
Col risultato che, se berlusconi gioca denari loro rispondono – quando e se lo fanno –  puntualmente a coppe, la maggior parte delle volte col due che, lo sanno anche i bambini, non conta niente.
Ieri Fassina ha detto che anche il pd “deve” occuparsi di una grande banca, io che di alta finanza non capisco niente e da sciocca idealista penso che un partito del popolo si debba occupare di fare il bene del popolo e non avere interesse per quello che ha dimostrato di fare male al popolo,  ma di comunicazione un po’ sì, giusto per passione, dico al pd: perché invece di pensare di occuparvi di quel che non vi compete e cioè di gestione dei soldi degli altri e di farlo e farlo fare anche in modo pessimo come ha dimostrato l’odiosa faccenda di MPS  – i politici dovrebbero fare i politici e i banchieri i banchieri e possibilmente entrambi dovrebbero fare il loro mestiere responsabilmente –  non prendete in considerazione l’idea di trovare qualcuno che si occupi seriamente delle vostre strategie di comunicazione che in più di un’occasione, anzi in tutte – considerato l’andazzo di questi ultimi tre lustri – sono andate ben oltre il fallimento totale?
Errare, è vero, è umano, ma in politica reiterare gli stessi errori non è diabolico: fa pensare alla volontà scientifica di non volercela fare, perché se “berlusconi mente sapendo di smentire” [cit.Vergassola], il centrosinistra sbaglia con la consapevolezza di non sapere o peggio – per motivi sconosciuti ai diretti interessati e cioè  noi cittadini –  di non voler  poi riparare ai propri errori così come è già successo per la legge sul conflitto di interessi, e se poi la gente pensa male e non si fida più della politica, non è colpa sua. 
La critica non ha mai ammazzato nessuno: la cattiva politica, come abbiamo visto specialmente nell’anno appena passato sì, può anche uccidere, per non parlare di quanto la pessima gestione dello stato  abbia, specialmente dalla ormai tristemente famosa discesa in campo dell’abusivo,  stravolto e deformato  anche e solo l’idea di Italia non tanto paese civile quanto paese NORMALE.

Wile Coyone
Marco Travaglio, 5 febbraio

Nel 2001 il sociologo Alessandro Amadori tentò di insegnare alla sinistra italiana come trattare B.: prenderlo sul serio quando sembra scherzare e ridergli dietro quando sembra fare sul serio. Non servì a nulla: ancor oggi, dopo vent’anni che lo conoscono (o almeno dovrebbero), i nostri strateghi fanno l’opposto. Che è esattamente quello che lui spera che facciano: continuano pervicacemente a cadere sempre nella stessa trappola, come Wile Coyote contro Beep Beep. Il che spiega perché dal ’94 a oggi la sinistra italiana ha seppellito una dozzina di leader o aspiranti tali, mentre lui è sempre lì. Ora tutti a scandalizzarsi per la promessa di restituire l’Imu in contanti. Per carità, è giusto che la libera stampa smonti l’ennesima balla, spiegando che è irrealizzabile non tanto dal punto di vista tecnico (pure l’eurotassa di Prodi fu restituita), ma da quello finanziario (non c’è un euro). Lui intanto ha già estratto un nuovo coniglio dal cilindro: il condono tombale, che è la specialità della casa, anche se lui stesso il 31-3-2008 giurava al corriere. it : “Basta con la stagione dei condoni. La prossima sarà una stagione di forte contrasto all’elusione e all’evasione fiscale”. Ora gli strateghi s’indigneranno e spiegheranno come e qualmente il condono sia dannoso e vergognoso: intanto lui avrà già sparato un’altra decina di cazzate. Perché lui è sempre oltre: ciò che conta è dettare l’agenda e costringere gli altri a inseguire. Quelli che ancora due mesi fa si bevevano la frottola del suo ritiro dalla politica e già trafficavano per offrirgli in cambio un salvacondotto. Quelli che non hanno ancora capito con chi hanno a che fare: sono troppo spocchiosi per imparare qualcosa, persino da lui. È dal ’94 che aspettano di raccattare la vittoria come un diritto acquisito, senza il minimo sforzo. Perciò, diversamente da Grillo e da B., non s’abbassano a fare campagna elettorale: se ne stanno lì a ridacchiare degli altri col naso all’insù, il ditino alzato, la certezza di essere i migliori, il disprezzo per il popolo (non frequentandolo, non lo conoscono). Grillo? Ma dai, si può avere paura di un comico? 
Berlusconi? Ma chi volete che gli dia ancora retta! Montepaschi? Un normale caso di ladri di polli, la sinistra non c’entra, l’ha scritto Scalfari. I talk show? Ma figuriamoci, ormai sono morti, l’ha detto anche Saviano, e poi la tv non sposta voti, l’ha detto anche Battista. La gente capirà, e se non capisce è colpa della gente: vorrà dire che non ci merita. Intanto il Cainano macina ore e ore di tv e di radio, va persino da Platinette, sfida Santoro per certificare la propria esistenza in vita, spolvera sedie e prende a cartellate giornalisti per sembrare simpatico e inoffensivo, butta 20 milioni per Balotelli smentendo di essere alla canna del gas, riabilita il Duce per acchiappare i voti dei fascisti (ce ne sono tanti, purtroppo) e poi dice che l’hanno frainteso per non perdere voti antifascisti (ne ha anche lui, purtroppo). Insomma, come dice Vergassola, mente sapendo di smentire. Dice tutto e il contrario di tutto per prender voti da chi crede a tutto e da chi crede al contrario di tutto. E gli altri giù a ridere, senz’accorgersi che parlano sempre di lui, anche perché di proprio non hanno nulla da dire. Mai un’idea nuova, una promessa spiazzante, una proposta che sparigli la morta gora del déjà vu. 
E molte bugie, anche a sinistra e al centro: ma meno efficaci di quelle di B., che resta il fuoriclasse da battere. Se Bersani farfuglia “con Vendola per sempre”, quando tutti sanno che dopo il voto imbarcherà Monti, Casini e Fini, con che faccia dà del bugiardo a B.? E se Monti promette di ridurre le tasse che lui stesso ha aumentato, dopo aver detto che non si possono ridurre, quando smentisce B. è il bue che dà del cornuto all’asino. Meno male che si vota fra tre settimane. Un altro mese e gli strateghi riuscirebbero a regalargli la maggioranza assoluta.