Innocente per sentenza, televisiva

Sottotitolo: in un paese dove non c’è tutela per persone fatte e finite, non esiste nemmeno il diritto all’uguaglianza nei fatti come comanda la Costituzione il papa, presentandosi in tutto il suo splendore di papa, pretende la tutela giuridica dell’embrione, ovvero di un’ipotesi di vita, senz’alcuna certezza di trasformarsi in tale.
 E’ cambiato il piazzista ma la merce è sempre la stessa, e anche la politica è sempre la stessa, anzi è perfino peggiorata per motivi di “pacificazione nazionale”, incapace di reagire, e opporsi se occorre, ai “suggerimenti” dell’alto referente di santamadrechiesa come invece si fa nelle democrazie evolute, civili, mature.  

 Il vaticano non ha ancora eliminato dal suo codice penale la pena di morte. Però difendono la vita, loro.

Alemanno ha scelto il giorno della festa della mamma per “protestare” contro la 194, commemorare i feti abortiti: nemmeno Quentin Tarantino e Dario Argento sarebbero arrivati a tanto.  Ipocriti vergognosi, difensori del nulla, indegni abitanti di una società, la nostra, che non può diventare civile per colpa loro.
Ma non si vergogna quella gentaglia che ha accompagnato il sindaco fascista ieri in quella ridicola manifestazione oscurantista, becera,  a polemizzare ancora su una legge che difende e tutela le donne?  mi piacerebbe sapere chi obbliga chi ad abortire, divorziare, mettersi con qualcuno dello stesso sesso se c’è interesse, attrazione e amore, perché una legge deve essere ridiscussa dopo trent’anni e altre invece non si possono fare perché disturbano chi è contrario, in primis gl’invasori d’oltretevere.

Il nuovo papa, quello che ha incantato quasi tutti con la sua semplicità […] propone la raccolta di firme nelle parrocchie italiane contro la legge sull’aborto.
Le leggi civili esistono per tutelare tutti e non certo per obbligare tutti poi a farne uso.
Chi non vuole abortire, non ha la necessità di divorziare né quella di accompagnarsi ad una persona dello stesso sesso può continuare a farlo in assoluta libertà.
Quella libertà che mancherebbe invece alle persone che hanno esigenze di vita diverse, che avrebbero avuto delle difficoltà serie se certe leggi non ci fossero state e che continua a mancare agli omosessuali non ritenuti degni degli stessi diritti di tutti, ancora oggi, nel terzo millennio e in un paese occidentale dove non solo non si fa un passo avanti in fatto di civiltà e di diritti ma si vorrebbero eliminare anche quelli ottenuti faticosamente in altri periodi, quando la voce del popolo veniva ascoltata e non ignorata come adesso.

 

 

IL CAVALIERE SI ASSOLVE IN TV (Concita De Gregorio)

E BERLUSCONI SI VIDEO-ASSOLVE ALLA VIGILIA DELLA REQUISITORIA SU RUBY (Piero Colaprico)

314 traditori dello stato e del popolo italiano votarono in parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak, nessuno di loro è stato cacciato con disonore, alcuni di loro oggi sono ministri della repubblica italiana, uno addirittura vicepresidente del consiglio, col beneplacito di Giorgio Napolitano.

 

[Se questo fosse un paese normale] chissà quante cose belle si potrebbero scrivere, raccontare, di un paese che funziona.

Invece, e purtroppo, è solo la solita italietta dove succedono cose impensabili, incredibili e che altrove non verrebbero tollerate e nemmeno giustificate.
Ad esempio [se questo fosse un paese normale] stasera la televisione del servizio pubblico, quello pagato coi soldi dei contribuenti, dovrebbe trasmettere un programma intitolato: “berlusconi: l’anomalia italiana” per fare da contraltare alla spazzatura andata in onda ieri sera su canale 5.
Un programma dove raccontare come e perché è potuto accadere che un intero paese sia stato consegnato ad un impostore, malfattore, delinquente abituale [per sentenza di un giudice e non per le opinioni dei di-vi-si-vi], e provare a spiegare perché non è stato fatto nulla, a danno avvenuto, per fermare l’impostore, malfattore, delinquente abituale.

Perché si fa presto a dire “la gggente lo vota”, la responsabilità storica del berlusconi “politico” non è della gente ma di chi lo ha messo lì perché dopo tangentopoli ha ritenuto che fosse l’unica soluzione possibile, così come in seguito è stato ritenuto necessario, l’unica soluzione possibile, il governo cosiddetto tecnico e così come oggi l’unica soluzione possibile è quella dell’inciucio a cielo aperto.

In tutte e tre le situazioni non c’è entrata e non c’entra la gente che sì, poi vota chi c’è, e con la legge elettorale porcata anche chi non c’è,  ma se berlusconi non ci fosse stato come la legge chiedeva e imponeva lui non ci sarebbe stato. 

In questi ultimi diciotto anni l’Italia ha viaggiato al ritmo del golpe quotidiano, dell’oltraggio reiterato alla Costituzione per compiacere e favorire berlusconi, per permettergli di fare i suoi affari in tutta tranquillità, per evitargli di assumersi le sue responsabilità morali, civili e legali di fronte alla legge e al popolo italiano:  in nessun paese democratico del mondo sarebbe potuto succedere quello che è accaduto qui con la complicità di quasi tutta la politica  e maggiormente di quella stampa e informazione [cosiddette] che ancora oggi minimizzano, règolano, smussano, giustificano invece di fare quello che normalmente fa l’informazione nei paesi normali e civili e cioè il cane da guardia del potere, a maggior ragione di un potere incancrenito nella malattia della disonestà, politica e non, qual è stato e qual è quello italiano.

Pronto Intervento Vaselina
Marco Travaglio, 13 maggio

Ieri il Pronto Intervento Vaselina (PIV) ha avuto il suo daffare per sminuire, minimizzare, indorare, edulcorare, sopire e troncare le scene eversive di sabato a Brescia, dove un noto delinquente condannato a 4 anni per frode fiscale, che è anche il leader del secondo partito di governo, ha arringato una piccola folla di fan esagitati minacciando la magistratura sotto gli occhi estasiati del vicepresidente del Consiglio nonché ministro dell’Interno, del ministro delle Riforme istituzionali e del ministro delle Infrastrutture e Trasporti. Scene che anche in Mozambico avrebbe provocato, nell’ordine: l’intervento del capo dello Stato e del presidente del Consiglio, con immediata revoca delle deleghe ai tre gaglioffi e caduta del governo. Anche perchè la libera stampa non avrebbero dato tregua al premier, per sapere se condivida il gesto dei tre ministri e soprattutto se davvero si sia impegnato con B. a “riformare” la Giustizia e la Consulta come indicato, anzi intimato da B. Fortuna che in Italia, salvo rare eccezioni, la libera stampa non c’è. Ecco dunque all’opera le truppe scelte dei salivatori, vaselinisti, pompieri e anestesisti, addestrati a ingoiare e a far ingoiare qualunque rospo o pantegana, per convincere gli italiani che sabato a Brescia, in fondo, non è successo niente. Anzi, i contestatori devono scusarsi molto col Pdl per i fischi divisivi e gli slogan eversivi. Polito Lindo. Il quotidiano più ardito e marziale, nel descrivere la maschia prestazione di B., non è il Giornale di Sallusti (che si accontenta di un fiacco “Berlusconi: io resto qui”). Ma il Corriere della sera, che titola senz’alcuna virgoletta: “Berlusconi: non mi fermeranno”. 
Così qualcuno penserà che i giudici impegnati nei processi Mediaset e Ruby intendano “fermarlo”.

Il virilissimo titolo è compensato da un editoriale del noto emolliente Antonio Polito, che riesce a scrivere restando serio: “Il discorso di Berlusconi è di forte sostegno al governo, nonostante la sentenza” Mediaset. Il titolo è già tutto un programma: “Il pagliaio”. 
La tesi è che purtroppo la politica italiana è minacciata dal rischio di “altri fuochi”, a causa della troppa “paglia lasciata in eredità dalla seconda Repubblica”. Per cui a mettere a repentaglio le istituzioni non sono gli attacchi eversivi di B. al terzo potere dello Stato, ma fenomeni di autocombustione che, “da entrambe le parti”, potrebbero riattizzare l’incendio.

Omissioni, di stato e di soccorsi

Omissione di coscienza

Preambolo:  la 194 è una legge dello stato, chi non se la sente di metterla in pratica faccia altro, soprattutto in virtù del fatto che la coscienza in questo tipo di obiezione non c’entra niente, è solo un atteggiamento di facciata per poter contare sull’appoggio della politica che senza i suggerimenti della chiesa non fa un passo. L’obiettore è uno spudorato carrierista che molto spesso si dimentica di avere una coscienza davanti agli assegni milionari con cui si pagano gli aborti nella sua clinica privata.

Del medico obiettore [donna, così almeno qualcuno la pianta di portare avanti la strampalata teoria che le donne fanno tutto meglio di qualsiasi uomo] che ha messo in pericolo l’incolumità di una paziente rifiutandosi di soccorrerla, di prestare la sua opera di medico che salva le vite e non le mette a rischio per una questione di “coscienza” [ché se tanto mi dà tanto…e comunque tutti sanno che l’obiezione con la coscienza non c’entra niente, i motivi sono altri e assai meno nobili] si dovrebbe conoscere e diffondere il nome e cognome, in modo tale che la possano schifare e toglierle il saluto anche i vicini di casa. 
Questa gente va isolata, messa ai margini del contesto civile perché socialmente pericolosa.
La legge sull’aborto è una legge dello stato, violare le leggi o non applicarle in qualità di funzionari, di operatori al servizio del pubblico dovrebbe essere SEMPRE un reato, così come non farne di utili per le questioni di coscienza che fanno tirare indietro i parlamentari su suggerimento di uno stato estero invadente e come  quando devono votare per l’arresto di un loro pari e dicono no per motivi di coscienza, la loro, sulla quale si potrebbero scrivere trattati lunghi qualche chilometro, dovrebbe essere una buona ragione per licenziarli senza nemmeno il preavviso. 
La coscienza, come la religione, sono questioni personali che non possono e non devono in alcun modo condizionare lo svolgimento della professione.

Se questo fosse un paese normale le prime pagine dei giornali dovrebbero essere dedicate tutte ad un Magistrato minacciato dalla mafia, e le istituzioni dovrebbero trovare il tempo per occuparsi di un Magistrato minacciato dalla mafia e di sostenerlo, pubblicamente. E invece no, il CSM ha aperto un provvedimento disciplinare nei confronti di Nino Di Matteo colpevole di essere troppo prevedibile nei suoi spostamenti.  

Tutto perfettamente in linea in un paese dove  l’unico Magistrato buono è quello morto, cosicché poi si possa andare alle commemorazioni dicendo cazzate sul genere di “vent’anni fa non ci lasciammo intimidire”.

Purtroppo però questo è solo il paese dove un top manager d’azienda già indagato per corruzione internazionale come un formigoni qualunque chiede un risarcimento milionario ad una giornalista.

E’ il paese dove chi ha concesso i suoi favori e le sue grazie a pagamento ad un vecchio erotomane potente e delinquente può convocare la sua piazza davanti al tribunale di Milano per protestare contro i giornalisti che hanno scritto e parlato di lei usando il termine “prostituta”. Ormai il tribunale di Milano è diventato una specie di refugium peccatorum dove chiunque può andare a vomitare sullo stato, dunque su tutti quanti noi; 

è il paese dove lo stato carica i suoi cittadini di altre tasse per pagare i debiti che lo stato ha verso i cittadini;

è il paese dove un medico può rifiutare di prestare assistenza ad una persona in pericolo di vita  giustificando l’omissione dietro una questione di coscienza; 

è il paese dove dà fastidio un albero piantato in ricordo di chi è morto per colpa di uno stato assente, che quando serve non c’è mai.

Una repubblica che nasce monca, già schiavizzata in partenza, un paese al quale è stato impedito di avere un’indipendenza politica per mezzo di una strage di mafia: tutto quello che è accaduto in Italia ci riporta al 1 maggio del 1947, a Portella della Ginestra, non può che essere destinato a fare una brutta fine in assenza di uno stato sempre occupato a fare tutt’altro,  a salvare la  “robba” in nome e per conto terzi.

Per quello che può valere, la mia solidarietà totale e incondizionata a Nino Di Matteo, Magistrato antimafia minacciato dalla mafia  e a Milena Gabanelli,  minacciata da Paolo Scaroni, top manager di ENI in quanto giornalista libera e indipendente.

I saggi di Cosa Nostra
Marco Travaglio, 3 aprile

Se non fosse che le Procure di Palermo e Caltanissetta la prendono molto sul serio, per i troppi particolari precisi degli spostamenti delle vittime designate, verrebbe da sperare che la lettera giunta nei giorni scorsi alla Procura di Palermo e svelata ieri dal Fatto fosse una bufala. E non solo perché preannuncia una nuova stagione stragista contro magistrati siciliani impegnati nei processi sui rapporti fra Stato e mafia. Ma anche per un altro motivo, se possibile ancor più grave: il terribile e irresistibile richiamo al 1992, quando crollò la Prima Repubblica sotto i colpi della crisi finanziaria, di Mani Pulite e della Lega Nord. Il vuoto di potere allarmò i poteri criminali, che rischiavano di perdere il controllo del sistema e reagirono come sappiamo: con un mix di stragi e trattative che miravano a “destabilizzare per stabilizzare”, secondo il vecchio schema della strategia della tensione (“fare la guerra per fare la pace”, disse Riina). Allora come oggi il sistema era privo di politici credibili, tant’è che fece ricorso ai tecnici. Allora come oggi la mafia e i suoi referenti erano sotto scacco anche giudiziario: nel ’92 la sentenza della Cassazione che confermò le condanne del maxiprocesso; ora la condanna di Dell’Utri, la requisitoria del pm Di Matteo contro il Ros per la mancata cattura di Provenzano, il rinvio a giudizio di tutti gl’imputati per la trattativa Stato-mafia. Ventuno anni fa i magistrati più esposti erano Falcone e Borsellino, oggi sono Di Matteo, Sava, Delbene,Tartaglia e il loro ex coordinatore Ingroia che han chiuso l’indagine sulla trattativa, e i pm di Caltanissetta impegnati nell’inchiesta sui depistaggi di via D’Amelio. Infatti la lettera di Mister X avverte che è in programma un attentato a Di Matteo, ma anche a uno dei quattro pm palermitani in servizio alla Procura nissena. E che a ordinare la nuova stagione stragista, proprio come nel ’92-’93, non è stata Cosa Nostra, ma “gli amici romani di Matteo”, il boss trapanese Messina Denaro, che usano la mafia come “service”, come pura manovalanza, pronti a sdebitarsi in seguito con le consuete ricompense. Oggi come allora c’è da eleggere il nuovo capo dello Stato. E, se allora i soliti noti guardavano con terrore all’ascesa della sinistra di Occhetto, oggi la minaccia al sistema politico-criminale è un’altra forza “outsider”: il Movimento 5Stelle, non soltanto perché non controllabile e non ricattabile in sé, ma anche perché in grado di condizionare la sinistra che, sia pure di un soffio, è arrivata prima alle elezioni. Se la lettera è attendibile, la frase “non possiamo finire governati da comici e da froci” non si può leggere che così: con il terrore del riprodursi a Roma del “modello Sicilia”, dove la sinistra di Rosario Crocetta governa col pungolo costante dei 5 Stelle, e infatti fa cose mai viste. Insomma, la mafia ha avviato le sue consultazioni per il nuovo presidente e il nuovo governo. A ciò si aggiungono un paio di particolari non da poco. Primo: è difficile che l’autore della lettera sia davvero, come afferma, un uomo d’onore del commando incaricato dell’attentato, troppo facile da individuare e assassinare per il suo tradimento. Molto più probabile che il soggetto appartenga a quel sottobosco di poteri criminali a cavallo fra Stato e mafia che lui stesso descrive come “gli amici romani di Matteo”. Tornano alla mente i comunicati allusivi della “Falange armata” (espressione dei servizi deviati) e dell’agenzia di stampa “Repubblica” (vicina agli andreottiani romani, soltanto omonima del noto quotidiano), che nel ’92-’93 preannunciavano le stragi con inquietante preveggenza. Secondo: anche oggi i pm nel mirino sono isolati, per non dire osteggiati dalle istituzioni e dalla politica che conta. Se queste conservassero un po’ di pudore,
il Csm archivierebbe all’istante l’incredibile processo disciplinare avviato dal Pg contro Di Matteo. 
E il Colle e i suoi saggi metterebbero in agenda le parole “mafia” e “trattativa”.
Così, tanto per farci sapere da che parte stanno.