Il Codice Decidoio [cit. Marco Travaglio]

 

Ci mancava la storia del complotto.
Mica per niente, ma per non dover riascoltare per la miliardesima volta ‘sta serenata di lui che “se n’è andato per senso di responsabilità”. Lo stesso spirito che aveva quando invece è arrivato tramite discesa in campo. Nel momento della dipartita, spontanea, s’intende, nella testa di berlusconi circolavano proprio gli stessi pensieri, ovvero: come fare anche stavolta per salvare i cazzi miei. Cioè i suoi.

Se anche fosse vero [ma non ci crede nessuno] del complotto contro silvio l’unica nota di rilievo sarebbe l’esportazione di democrazia senza spargimenti di sangue come invece è solita fare la “santa alleanza” quando va a distribuire civiltà in giro per il mondo.
Anche il rassemblement fra berlusconi e i figli, Ghedini e Confalonieri cinque minuti prima delle dimissioni “spontanee” ha fatto parte del complotto internazionale? Chiedo. In un paese normale berlusconi non avrebbe nemmeno potuto avvicinarsi alla politica, altroché complotti. L’unico vero complotto è quello ordito dallo stato  contro gli italiani costretti a subire il berlusconi “politico” anche nella nuova veste di pregiudicato condannato alla galera.

 

Sottotitolo: anche nella questione degli sbarchi l’informazione ha delle grandi responsabilità.
Perché nessuno spiega, anche tutti i giorni, così come si fa coi bambini che non capiscono o con gli adulti imbecilli che non vogliono capire, qual è la differenza fra chi viene qui a cercarsi un’altra vita e chi invece è costretto ad andarsela a cercare dalla situazione del suo paese.
Così invece sembrano tutti uguali, altrimenti non si dovrebbe leggere continuamente chi scrive che “sono troppi”, “che vengono tutti qui”, che “bisogna rimandarli a casa loro”. C’è un’emigrazione come dire, spontanea, come quella di tanti italiani che scelgono di andare a provare a vivere meglio altrove e ce n’è un’altra condizionata dall’impossibilità di poter vivere nel proprio paese di origine, dove ci sono le guerre, la disperazione vera che poi obbliga, non chiede gentilmente, ad offrire un asilo, un’accoglienza. E, da gente che non si mette d’accordo nemmeno su come riordinare le proprie scrivanie come si può pretendere che si occupi seriamente di drammi come quello delle continue tragedie in mare, delle stragi degl’innocenti del terzo millennio?  Angelino Alfano che ha fatto parte dei governi in cui c’era gente che avrebbe affondato i barconi a fucilate è ancora, e incredibilmente, ministro dell’interno.

L’Italia è – contrariamente a quello che la propaganda fa credere – il paese dove solo una parte di chi arriva in condizioni estreme poi si ferma. La Germania ne riceve almeno quattro volte di più. E’ un paese di transito. Perché anche il migrante poi sceglie di fermarsi in quei paesi dove c’è una reale possibilità di vivere meglio, dunque non in Italia. E questo andrebbe spiegato e ripetuto, anche tutti i giorni. E’ comprensibile che sia difficile spiegare che non si vive bene nel paese dove i delinquenti fanno le leggi per gli onesti,  però è un lavoro che va fatto quando si sceglie di fare il mestiere di informare.

***

Migranti, rissa governo-Unione europea

Prima Renzi: “Ue salva solo le banche” (leggi). Segue guerra delle dichiarazioni. Malmstrom: “Italia
dica cosa vuole, non ci hanno mai risposto”. Alfano: “Parole ridicole” (video). E ancora: “Vuole la
letterina?” Alla fine: “Colloquio costruttivo”. A Catania la nave coi superstiti, 2 bimbe tra i 17 morti

***

 

Chi l’ha deciso che l’Expo deve essere il simbolo di tutta l’Italia?
E inoltre, da quando lo stato è diventato più forte dei ladri?
Il presidente del consiglio si è perso qualche puntata della telenovela, si è distratto mentre condannavano praticamente a niente il più ladro di tutti?
E’ questa la forza dello stato?

 

Greganti: “sono abituato a stare in carcere”. E allora perché non accontentarlo?

Visto e considerato che il compagno G non conosce altro sistema per mantenersi che non sia quello illecito, che ciclicamente non può fare a meno di metterlo in pratica, è uno di quelli che, come scrive benissimo Marco Travaglio stamattina, si merita la “morte civile”, ovvero di stare ad un livello inferiore rispetto a quei cittadini che non si comportano come lui; fuori dal contesto della società cosiddetta civile. Non servono codici etici che poi, come ci insegna Prandelli, si possono ignorare e fare finta che non esistano. Serve il rispetto della legge, e serve quella legge contro la corruzione che in Italia non c’è. Legge che poi va fatta rispettare indipendentemente dalle conseguenze.
La politica impari a prendere le distanze da malfattori e farabutti di ogni ordine e grado invece di metterseli in casa e poi gridare ai complotti, alla giustizia a orologeria, prendersela con la magistratura che fa un uso politico della giustizia.
Ci sorprendano i politici, provando a fare loro, ogni tanto, un uso politico della politica.

***

Altro che task force, Cantone si sfila (Davide Vecchi)

***

Expo, così la cupola portava i pizzini ad Arcore e a Maroni (EMILIO RANDACIO PIERO COLAPRICO)

***

Forza Tasche – Marco Travaglio, 14 maggio


Sono vent’anni che in Italia si approvano “codici etici” e intanto si ruba come prima più di prima. Vent’anni che si arruolano “task force anti-corruzione” e intanto la corruzione galoppa: nel ’92 costava agli italiani – secondo il Centro Einaudi di Torino – 10 mila miliardi di lire all’anno e oggi 60 miliardi di euro (12 volte in più); vent’anni fa l’Italia era al 33° posto nella classifica di Transparency International dei paesi meno corrotti, oggi è al 69° dietro il Ghana. Dal ’94 si sono avvicendati tre governi di centrodestra, quattro di centrosinistra, due tecnici, uno di larghe intese e uno di strette: tutti, a parole, anti-corruzione; tutti, nei fatti, pro-corruzione a suon di leggi che allungavano i processi, abbreviavano la prescrizione, depenalizzavano reati dei colletti bianchi, depotenziavano la lotta alle mafie, condonavano delitti, indultavano delinquenti, cestinavano prove, incoraggiavano l’omertà. L’idea che, per sconfiggere la corruzione, occorra cambiare le regole è ingenua e dannosa: una volta ripristinati reati come l’abuso d’ufficio anche non patrimoniale e il falso in bilancio, e introdotti quelli mancanti come l’autoriciclaggio, e aumentate le pene e bloccate le prescrizioni, c’è poco da cambiare le regole. Bisogna armare chi deve scoprire e punire chi non le rispetta. E poi isolare con la morte civile chi non le ha rispettate. Mission impossible in Italia, dove i delinquenti già condannati ricattano con l’arma del silenzio i delinquenti non ancora scoperti. Garantendo a se stessi e agli altri carriere eterne, visto che non esistono bollini di scadenza (questi sì da introdurre) sulle poltrone pubbliche. La Parmalat di Tanzi, come del resto Enron e Lehman Brothers, aveva un codice etico formidabile: s’è visto com’è finita.
Il gruppo Maltauro – consultare il sito per credere – ha un Codice Etico della madonna: “Nel Codice Etico sono formalizzati i principi fondamentali cui le singole società del Gruppo sono tenute a uniformarsi e che consistono nella scrupolosa osservanza della legge, nel rispetto degli interessi legittimi del cliente, dei fornitori, dei dipendenti, degli azionisti, della concorrenza leale, delle istituzioni e della collettività”. L’Ad che l’ha firmato, Enrico Maltauro, è stato filmato dai finanzieri mentre si sfilava una mazzetta dalla giacca e la passava a un faccendiere di Expo in cambio di appalti. Si poteva evitarlo? Sì, visto che il Maltauro era già stato beccato nel ’93 a fare la stessa cosa per gli appalti dell’aeroporto di Venezia e aveva patteggiato la pena: basterebbe una norma che escluda da appalti e contratti pubblici gli imprenditori e i manager condannati.
Tre anni fa si scoprì che anche la Rai aveva un Codice Etico: fu usato la prima volta non contro i tg che taroccano le notizie e i programmi che le censurano, bensì contro la Gabanelli che, dandole, aveva dato noia a Tremonti. Per salvarsi dal plotone di esecuzione, dovette allestire un Report riparatorio pro Tremonti. Il Codice Etico Rai fu rispolverato contro Santoro e contro Celentano (reo di leso Vaticano al Festival di Sanremo), poi se ne persero le tracce. Nel 2010 Cesare Prandelli varò, d’intesa con i giocatori, il Codice Etico della Nazionale: fuori gli autori di gesti scorretti o violenti. Ora però ha deciso di convocare lo juventino Chiellini, appena squalificato per tre giornate dopo che la prova tv ha immortalato la sua gomitata al romanista Pjanic: “Alla fine decido io”. Per carità, forse fa bene, ma allora sostituisca il Codice Etico con il Codice Decidoio. La legge sugli appalti prevede che debba vincerli il migliore offerente dopo una gara trasparente. Ma otto giorni fa, con la scusa degli appositi ritardi, si decise di esentare i lavori sotto i 150 mila euro dalle verifiche antimafia. Tutti d’accordo: Alfano, Maroni, Pisapia, Sala. Tanto a vigilare su Expo c’erano già ben 23 organi di controllo: 5 interni e 18 esterni. Senza dimenticare la mirabolante task force voluta da Formigoni con l’ex generale Mori e l’ex capitano De Donno, reduci dalla trattativa Stato-mafia. Risultato: non controllava nessuno. Ora arriva un’altra task force, ovviamente anti-corruzione. Ne facessero una pro-corruzione, magari qualche ladro riuscirebbe a prenderlo.

 

Uno stato che fa senso [not in my name]

Facevano così anche gli americani con gli emigranti italiani quando scendevano dalle navi dopo settimane. Li facevano spogliare e li lavavano con le pompe idrauliche, poi li disinfettavano per non rischiare che il loro sacro suolo  dovesse ospitare un’italica piattola o pidocchio. E la storia si ripete sempre. Quella peggiore, di più.

Enrico Letta ci risparmi la cronaca dei suoi stati d’animo riguardo all’orrore, l’ennesimo peraltro, avvenuto a Lampedusa.
Chi ha trattato quegli immigrati peggio delle bestie esponendoli alla mortificazione, all’umiliazione, nudi, al freddo dell’inverno ha nomi e cognomi. 
Non c’è da indagare proprio nulla, c’è da andare a prendere i responsabili e metterli di fronte alla legge. 
Non c’è da parlare al futuro come ha fatto il solito alfano che parla sempre al futuro: Di Matteo viene minacciato di morte dalla mafia? lui promette che inasprirà il 41bis. Nel caso degli immigrati al CIE ai quali è stato riservato un trattamento da lager nazista promette che indagherà. 
In entrambi i casi invece ci sarebbe solo da agire, se questo fosse un paese normale. 
La politica dia una risposta, agisca, invece di andare a farsi bella nei luoghi di disperazione e di morte, a danni fatti e a tragedie avvenute. 
Danni e tragedie che proprio la politica dovrebbe prevenire.
Mentre invece la politica sui danni e le tragedie ci guadagna, attraverso queste cooperative di “accoglienza” sovvenzionate con soldi pubblici. 
Noi non paghiamo gente per commettere questi orrori.

Bisognerebbe guardare queste immagini e avere negli occhi la parata di auto blu che accompagnava due giorni fa chi partecipava al consueto rito degli auguri di natale che si scambia la politica al cospetto di Giorgio Napolitano, oppure la passerella alla Scala: una kermesse elitaria e oscenamente sfarzosa, in stile “mangino brioches” spacciata per evento culturale.

La stessa politica che poi quando muore Mandela si commuove, cita, eppoi, more solito, non fa un cazzo. Hanno voluto la ministra nera di rappresentanza per farci cosa, per sembrare antirazzisti?

***

Indegne di un paese civile

Se volessero veramente risolvere entrambi i problemi, Cie e carceri, potrebbero approvare delle modifiche alle leggi che causano queste situazioni da paese incivile: ex Cirielli, Fini Giovanardi (sulle droghe), la Bossi Fini (sull’immigrazione).

Letta e Alfano oggi si dicono sdegnati. Sarebbe meglio dire ipocriti.
Come tutti quelli che oggi cavalcano l’onda dell’emergenza carceri per arrivare all’amnistia e all’indulto.

***

Se questi sono uomini

Il servizio esclusivo del Tg2 mostra gli immigrati, nel Centro di prima accoglienza  di Lampedusa, 

in fila,  nudi, pronti per essere “disinfettati” con una sostanza anti scabbia.

***

Lampedusa, Italia senza umanità – Enrico Fierro, Il Fatto Quotidiano

Fate schifo. Noi non abbiamo altre parole, e neppure vogliamo cercarle, per commentare le immagini trasmesse ieri dal Tg2 e che vi riproponiamo su questo sito. Uomini trattati peggio delle bestie, denudati al freddo e spruzzati con il disinfettante. Come in un lager nazista, eppure siamo a Lampedusa, Italia, terra di naufragi e di tragedie, qui chi sbarca dopo ore di terribili navigazioni per fuggire da guerre e massacri, cerca accoglienza, solidarietà, umanità. Trova invece materassi lerci, cibo scarso, trattamenti inumani, canceFate schifo. Noi non abbiamo altre parole, e neppure vogliamo cercarle, per commentare le immagini trasmesse ieri dal Tg2 e che vi riproponiamo su questo sito. Uomini trattati peggio delle bestie, denudati al freddo e spruzzati con il disinfettante. Come in un lager nazista, eppure siamo a Lampedusa, Italia, terra di naufragi e di tragedie, qui chi sbarca dopo ore di terribili navigazioni per fuggire da guerre e massacri, cerca accoglienza, solidarietà, umanità. Trova invece materassi lerci, cibo scarso, trattamenti inumani, cancelli sbarrati. Fate schifo perché disonorate i vivi ma anche i morti dei naufragi, fate schifo perché vi siete inutilmente commossi quando sull’isola è sbarcato il Papa e ha gridato un fortissimo “Mai più morti” e vi incitava a pensare ai vivi, vi implorava di trattarli bene, con umanità. Fa schifo la politica che qui ha preso impegni di fronte al mondo intero e non si è accorta quel centro di accoglienza era solo una miserabile macchina di soldi e affari.

Di fronte a queste immagini vogliamo sapere cosa dice la ministra dell’Immigrazione signora Kyenge, quale indignazione susciterà le ira della Presidente della Camera Laura Boldrini, quali misure urgenti prenderanno il ministro Alfano e il capo del governo Letta, se, ancora una volta, risponderanno con parole vuote e promesse di carta. Un Paese che tratta così esseri umani feriti e fragili, è un Paese che ha perso ogni senso dell’umanità. Un Paese che fa schifo. 

Italia: uno stato in malafede

Mauro Biani

Sottotitolo: Priebke,  l’Argentina rifiuta la salma.

I paesi civili i criminali non li ospitano né da vivi né da morti. Se penso che questo bastardo mai pentito ha passato la vita a Roma, città medaglia d’oro alla Resistenza, il luogo dove ha comandato la strage mi viene il voltastomaco. Ma quale stato infame e vigliacco  protegge i criminali, gli dà la scorta, li lascia vivere da persone libere nel luogo che hanno infamato, coperto di sangue,  restituisce la libertà a chi ha violato la legge  nascondendosi, more solito, dietro ad una causa di necessità  e poi non offre garanzie e tutela agli innocenti che continuano a morire semplicemente abolendo quella legge che trasforma in delinquenti quei disperati che cercano solo una salvezza e che servirebbe anche a risolvere in parte il problema del sovraffollamento delle carceri?

Non è assurdo che in un paese che ha offerto tutele, garanzie e salvezza ad un nazista criminale, un assassino stragista, e magari fosse il solo che questo stato ha protetto, non si riesca a fare in modo che si tuteli il diritto alla vita di persone innocenti, bambini, neonati? e che uno stato che protegge e dà asilo a criminali di quel calibro poi rifiuti di mettere in pratica quei diritti semplicemente normali, per fare più bella la vita di tante persone? quale capitolo della Costituzione dice che i criminali nazisti vanno ospitati e i profughi di guerra no? 

Quando muore uno di questi dispiace pensare che l’inferno non esista.
Ecco perché non si può aspettare la cosiddetta giustizia divina.
Chi il male lo fa qui, su questa terra, è qui che deve pagare le sue colpe, altroché il giudizio di Dio.
Il bastardo nazista non ha pagato niente, nessuna pena per lui.

***

Annamaria Cancellieri che dice, anzi pensa, anzi ipotizza [penso di no] che il provvedimento invocato da Napolitano circa l’amnistia e l’indulto per risolvere il dramma delle carceri troppo piene è la stessa che disse, quella volta con certezza, a proposito del caso dell’espulsione di Alma Shalabayeva: “mi sono subito informata e le procedure sono perfette. Tutto è in regola e secondo la legge”. 

Com’è andata a finire e come invece non era affatto tutto secondo la legge lo sappiamo tutti.
Dice Epifani, e stavolta ha ragione, che l’amnistia e l’indulto dovrebbero essere l’extrema ratio, esattamente come dovrebbe esserlo la privazione della libertà. 

Il perdono dello stato e la punizione dello stato sono molto simili perché il carcere dovrebbe essere davvero l’ultima delle soluzioni: privare una persona della sua libertà è una questione seria che va gestita in modo serio così come restituire una libertà a chi ha violato la legge. 

E uno stato, forte delle sue istituzioni e di una politica che non hanno nulla da temere questo lo fa. 
Non pensano, le istituzioni di un paese civile, che il traffico vada regolato abolendo i segnali stradali. 
Le istituzioni di un paese civile non si fanno intimare cose da fare ogni tot di anni pena multe, sanzioni e il conseguente e ovvio discredito internazionale da un’autorità terza come il tribunale di Strasburgo, perché se quello che c’è da fare qui lo sa Strasburgo resta difficile pensare che le istituzioni alte e quelle altissime di questo paese non lo sappiano.

E allora siccome io sono maliziosa, disincantata e non ci credo più da un pezzo allo stato che agisce anche per il mio bene penso che le istituzioni lo facciano apposta a non risolvere i problemi, che lo facciano apposta a farselo dire dall’Europa cosa bisogna fare qui perché in questo modo è più facile poi prendere quei provvedimenti straordinari, perché appunto imposti, e far inghiottire agli italiani il tutto e l’oltre.
La teoria applicata che tutto si possa aggiustare col provvedimento straordinario è devastante, diseducativa, un vero incentivo a violare la legge ché tanto dopo c’è l’indulto, l’amnistia.  Lo stesso modus operandi di tanti genitori che tutto perdonano e concedono perché è più facile cedere al capriccio che educare, ecco perché in questo paese si sta allevando una sostanziosa fetta di idioti viziati che andranno a formare una società futura ben peggiore di questa attuale.

L’Annamaria Cancellieri ci tiene a rassicurare con un bel “penso di no” e non con un no che i provvedimenti straordinari non riguarderanno il frodatore berlusconi né chi ha commesso reati particolarmente gravi come lo stupro, le violenze, gli omicidi. 

E come mai allora di quell’indulto famoso del 2006, quello fatto da Prodi ma voluto da mastella perché serviva, ma che lo dico a fare? a berlusconi beneficiò anche Luigi Chiatti, un assassino di bambini? e noi di questo stato ci dovremmo fidare? di uno stato che non sa eliminare una legge che rende automaticamente criminali gli immigrati ma poi restituisce la libertà o diminuisce le pene a madri che ammazzano i figli e assicura clemenza a gente che ha usato lo stato e le istituzioni per i suoi affari, quelli che coi soldi di tutti si sono comprati macchine potenti e lecca lecca? 

E allora io voglio sapere quali diritti difende lo stato e cosa sono disposte ancora a fare le istituzioni e la politica per nascondere ogni tot di anni dietro a provvedimenti straordinari, necessari, financo umanizzati, i loro fallimenti. Si chiede di continuo una legge per punire i giudici, la loro responsabilità civile quando commettono errori che poi pregiudicano la vita degli altri, di qualcuno, e allora perché non pretenderla anche per i politici che quando commettono errori pregiudicano la vita di tutti?  I politici dovrebbero essere pagati a rendimento, e puniti esattamente come tutti, quando non fanno le cose per cui sono pagati. Anche col licenziamento in tronco e il divieto assoluto di rimettere le mani sulla politica.

***

LA LEGGE GRILLO-CASALEGGIO – Marco Travaglio, 12 ottobre

Nella politica italiana si fronteggiano ormai due modelli: da un lato quello fin troppo elastico dei vecchi partiti, che se ne fregano dei loro elettori e fanno il contrario di quello che han promesso in campagna elettorale perché tanto, poi, in qualche modo, i voti li raccattano lo stesso; dall’altro quello fin troppo rigido del Movimento 5Stelle, ossessionato dal “programma” e dal rapporto fiduciario con gli elettori, al punto che Grillo e Casaleggio scomunicano i parlamentari M5S per aver presentato l’emendamento che cancella il reato di clandestinità, solo perché non è previsto dal programma e non è stato sottoposto preventivamente al vaglio della Rete. Intendiamoci, la fedeltà agli elettori e agli impegni presi con loro è un valore: si chiama coerenza e trasparenza. Molto bene fecero Grillo e Casaleggio a far scegliere dagli iscritti al portale (magari pochi, ma liberi) i candidati per il Quirinale. E molto bene fanno a richiamare gli eletti all’impegno di non fare da stampella a governi altrui con maggioranze variabili peraltro non richieste da nessuno. E molto male fece il Pd a far scegliere il candidato per il Quirinale a Berlusconi (prima Marini, poi Napolitano), impallinando Prodi e scartando a priori Rodotà, e poi ad allearsi col Caimano all’insaputa, anzi contro la volontà degli elettori: in Germania, prima di dar vita alla Grosse Koalition con la Merkel, l’Spd ha promosso un referendum fra coloro che le hanno appena dato il voto. Ma questo vale per le scelte strategiche, compatibili con tempi medio-lunghi. Per le altre, agli elettori non si può dire tutto prima.

Ci sono emergenze e urgenze che nascono sul momento (in Parlamento bisogna votare a getto continuo sì o no a questo o quel provvedimento) e richiedono risposte fulminee, incompatibili con la consultazione dei sacri testi e del Sacro Web. L’altra sera, a Servizio Pubblico, Rodotà faceva notare come in Parlamento occorra cogliere l’attimo, sfruttare una situazione favorevole che si presenta lì, in quel momento, e poi forse mai più, e bisogna afferrare il treno per la coda prima che passi. Perciò l’altro giorno i parlamentari 5Stelle Buccarella e Cioffi hanno fatto benissimo a rilanciare una proposta già contenuta nel loro “piano carceri” estivo – quella di abrogare il reato di clandestinità – trasformandola in un emendamento che quel giorno, in quell’ora, aveva buone possibilità di passare. E così è stato: hanno colto alla sprovvista il governo, il Pd e Sel e li hanno costretti a votare con loro: il primo vero e concreto successo parlamentare di M5S, la prima proposta pentastellata a ottenere la maggioranza. Cosa che non sarebbe accaduta se si fosse rinviato tutto di qualche giorno per avviare le complicate procedure di consultazione popolare.

Grillo e Casaleggio contestano sia il metodo sia il merito della proposta, convinti che, inserendo l’abrogazione del reato di clandestinità nel programma elettorale, “il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”. Ma, così dicendo, denotano una profonda disinformazione in materia (dimostrata anche dall’assenza di qualunque proposta, nel famoso programma, sul tema della clandestinità). È vero che quel reato è previsto anche in altri paesi europei, sia pure in forme e con applicazioni diverse da quelle dello sciagurato pacchetto Maroni. Ed è vero che l’immigrazione clandestina non può e non dev’essere lecita: nessuno Stato sovrano può tollerare che circolino indisturbate sul suo territorio persone senza un’identità certa. Ma non tutto ciò che è e dev’essere proibito può esserlo per le vie penali. Esistono anche sanzioni amministrative che, quando funzionano, sono altrettanto o addirittura più efficaci. I clandestini non vanno inquisiti e processati per il solo fatto di trovarsi in Italia (quando commettono delitti invece sì, come gli italiani): vanno semplicemente identificati e poi espulsi dalle forze di polizia.

Ma con un distinguo: nel gran calderone dei “clandestini” in Italia sono compresi non solo gli immigrati che arrivano apposta per delinquere o vagabondare; ma anche gli onesti lavoratori che non riescono a ottenere il permesso di soggiorno perché la Bossi-Fini impedisce loro di regolarizzarsi. Una legge seria dovrebbe distinguerli nettamente: cioè agevolare le procedure di identificazione ed espulsione dei primi (con i mezzi necessari, visto che le questure non hanno soldi neppure per la benzina delle volanti, figurarsi per pagare il biglietto aereo ai rimpatriandi); e quelle di regolarizzazione dei secondi. Poi ci sono i profughi, come gli ultimi sbarcati a Lampedusa, che hanno tutto il diritto di ottenere l’asilo in quanto fuggono da guerre e persecuzioni politiche. Né la Bossi-Fini, né peraltro la precedente Turco-Napolitano, hanno mai aiutato a sciogliere questi dilemmi. Ma tantomeno l’ha fatto il pacchetto Maroni: da quando l’immigrazione clandestina è un reato e non più un’infrazione amministrativa, le presenze di clandestini “veri” in Italia non sono diminuite di una sola unità, anzi han continuato ad aumentare. Chi fugge per disperazione dal suo paese non si lascia certo intimidire da un reato finto, che non prevede il carcere né prima né dopo la condanna e finisce quasi sempre in prescrizione, o al massimo con una multa di qualche migliaio di euro che il condannato non può (o finge di non poter) pagare, visto che non lavora o lavora in nero o delinque. L’unico risultato è l’ulteriore intasamento dei tribunali, già oberati di arretrati spaventosi, con costi spropositati e risultati zero. Grillo (che ha sposato un’iraniana) e Casaleggio non sono né razzisti né xenofobi, come s’è affrettata a scrivere la stampa di regime: semplicemente, essendo abituati al contatto con la gente, conoscono bene i sentimenti profondi e inconfessabili che animano milioni di italiani costretti a una vergognosa guerra tra poveri da una politica inetta e distante. E temono di veder equiparato il loro movimento ai partiti che chiacchierano in tv, piangono ai funerali e non fanno nulla.

Ma, sulla clandestinità, i due capi dei 5Stelle hanno perso un’occasione per tacere. Invece di scomunicare i loro bravi parlamentari, dovrebbero elogiarli per il servigio reso all’Italia, e poi fermarsi a ragionare a mente fredda, interpellando qualche esperto della materia, per riempire il vuoto programmatico su un tema cruciale come questo. Con proposte serie e anche severe: non è scritto da nessuna parte che abolire il reato di clandestinità implichi l’iscrizione automatica nel partito dei buonisti, delle anime belle che negano il problema della clandestinità, spesso collegata alla criminalità. I 5Stelle hanno ancora la credibilità per fare proposte, a differenza dei vecchi i partiti che pontificano sull’un fronte e sull’altro, responsabili unici del disastro di oggi, avendo sempre oscillato fra le sparate xenofobe contro i “bingo bongo” da respingere in mare a cannonate e le geremiadi piagnucolose e generiche dell’“accoglienza” e dell’“integrazione” (che, con la loro inconcludenza, seminano anch’esse razzismo a piene mani). Quindi continuino a insistere per l’abrogazione del reato di clandestinità e di buona parte della Bossi-Fini, e poi propongano con che cosa sostituirle: a partire da un piano straordinario di controlli preventivi e repressivi efficaci, dotando dei mezzi necessari le forze dell’ordine. E la smettano di vergognarsi dei propri successi.

Oddio, è finito il ventennio e non so cosa mettermi

Se non fosse una tragedia nella tragedia farebbe perfino sorridere un presidente del consiglio che afferma restando serio, mentre a Lampedusa ci sono trecento morti da seppellire, che lui e il governo delle larghe intese di cui fa ancora parte berlusconi hanno sconfitto il ventennio di berlusconi.

***

Quando finirà davvero il ventennio Alessandro Gilioli

 Il ventennio finirà soltanto e davvero quando il partito di Berlusconi – e di Cicchitto, di Giovanardi, di Alfano, di Brunetta, di Verdini, di Schifani – sarà ridotto all’opposizione, con una maggioranza che gli è limpidamente e totalmente avversaria e che da lui o dai suoi non si fa più in alcun modo influenzare, in nessuna decisione politica. 

***

Agenzia delle entrate, il direttore: “Esiste evasione di sopravvivenza? Penso di sì”

***

Anche Befera è arrivato al semplicissimo concetto che un contribuente non può dare la metà e oltre di quello che guadagna allo stato? Complimenti per la tempestività.
Ma tutti noi ce li abbiamo?
Non è che si potrebbe esportare anche un po’, un bel po’, di questa intelligenza?
Detto ciò, sull’evasione “di sopravvivenza” molto ci sarebbe da dire, visto che quelli che sopravvivono, e in molti casi sottovivono non hanno la possibilità di evadere alcunché dal momento che le tasse gli vengono sfilate, scippate direttamente in busta paga.
Appropo’: quanto guadagna Befera?
Perché in materia di evasione bisogna essere anche un po’ onesti, signor Befera, trovare una soluzione reale, concreta per risolvere il dramma di chi è costretto o a evadere le tasse o a chiudere un’azienda, licenziare padri e madri di famiglia che con quel lavoro ci campano, non si concedono certo lussi. E chi rappresenta questo stato che ha sanato con un anonimo 5% chi ha evaso non per sopravvivere ma per assicurarsi lussi, privilegi per sé e le sue prossime generazioni dovrebbe vergognarsi di paragonare, mettere nello stesso calderone tutti: quelli che evadono per il superyacht e quelli che lo hanno fatto per non morire.
Chi è più disonesto fra un Mastrapasqua, un Befera che guadagnano varie mensilità milionarie, le leggi dello stato che le rendono legali e chi deve scegliere di pagare un tot al fisco o licenziare gente e chiudere l’azienda? Perché quando si parla di redistribuire le risorse, tagliare gli eccessi non si pensa mai alla mole oscena di funzionari dello stato che si portano a casa gran parte di un gruzzolo di soldi pubblici che potrebbe essere impegnato diversamente, magari per costruire nuove risorse? Troppo semplice per la politica, ma più che altro troppo onesto, quindi irrealizzabile. Perché Mastrapasqua deve guadagnare venticinque stipendi milionari, cosa fa di bello Mastrapasqua? E perché un capo della polizia deve avere uno stipendio intoccabile per Costituzione – Manganelli guadagnava più del capo dell’FBI –  e l’impiegato, l’operaio nemmeno uno e su quel nemmeno uno devono anche pagarci SICURAMENTE le tasse che gli vengono scippate in busta paga? questa è la politica, forse Letta non lo sa, noi quaggiù, ai piani bassi, sì.

Questi ci provano, in continuazione facendo credere che sia davvero lo scontrino del caffè la causa della montagna di miliardi che si evadono in Italia. E non hanno ancora capito che il contribuente, anche quello che può evadere, non lo farebbe se la pressione fiscale fosse più bassa. Ché non si può dare la metà dei propri guadagni ad un socio occulto che però di suo non rischia niente ma soprattutto non restituisce niente. Il 50% è una rapina, e che lo abbia detto anche il frodatore berlusconi a me non importa, lui sa  perché lo ha detto ma anch’io che di gente che lavora in proprio ne conosco un po’, so perché lo dico. E so cosa costa mandare avanti una piccola azienda con sei, otto dipendenti che non si possono mandare via perché il loro destino dipende da chi gli dà il lavoro. E quando quell’imprenditore va a chiedere aiuto allo stato e alle banche, non lo trova. Conosco commercianti e piccoli imprenditori che avrebbero potuto chiudere bottega prima della crisi, all’annuncio della crisi, evitare di protrarre un’attività in un momento ancora propizio per l’economia nazionale e  conservare intatto quello che avevano messo da parte col lavoro. Non lo hanno fatto perché sono onesti, e responsabili. Perché se avessero chiuso avrebbero lasciato persone senza lavoro.  Loro possono, anzi devono rimetterci e lo stato no?

Lo stato non può fare una moratoria, abbassare sul serio le tasse alla piccola impresa, sostenere in modo concreto  chi aiuta gente a non morire di fame? Tagliare un po’ di privilegi immeritati, di stipendi eccellenti, di sprechi, fare quella patrimoniale necessaria e giusta, perché in tutti i paesi civili chi ha di più paga di più, anche il possesso di una o più case di lusso, cercare le  risorse dove ci sono  per tappare i buchi del fisco consumato da ben altre tipologie di “lavoratori”, sarebbe così difficile o troppo onesto?

Chiedo.

***

La barzelLetta
Marco Travaglio, 8 ottobre

Non capita tutti i giorni, persino in un paese abituato a tutto, di ascoltare enormi sciocchezze come quella pronunciata da Enrico Letta nell’intervista a Maria Latella su Sky: “Mercoledì si è chiuso un ventennio con un confronto politico molto forte. È una pagina voltata in modo definitivo. Berlusconi ha cercato di far cadere il governo e non ci è riuscito perché il Parlamento in sintonia con il Paese ha voluto che si continuasse. Ho preso un rischio perché non ho accettato mediazioni. Alfano ha assunto una leadership molto forte e molto marcata, è stato sfidato e ha vinto la partita”. Per carità, è comprensibile che il premier Nipote tenti un’altra volta di truffare i suoi elettori, che si vergognano delle larghe intese con B., con la fiaba della scomparsa di B. Ma non c’è nulla di vero in quello che racconta. 

1) Non è vero che mercoledì si sia chiuso un ventennio, visto che al Quirinale siede un signore che entrò in Parlamento nel 1953, dunque non riusciamo a chiudere nemmeno il sessantennio. E tutti i protagonisti del ventennio sono ai posti di combattimento: Berlusconi (capo un po’ acciaccato del partito di sua proprietà), ma anche Enrico Letta e Angelino Alfano. Letta jr. vent’anni fa non era in fasce, e nemmeno fuori dalla politica: anzi nel ’91 il nipote di suo zio era già presidente dei Giovani democristiani europei, nel ’96 diventava dirigente del ministero del Tesoro, nel ’97 vicesegretario nazionale del Ppi, nel ’98 ministro del governo D’Alema, nel 2000 del governo Amato e via poltroneggiando. Idem Alfano: dopo un passaggio nella Dc, nel ’94 si iscrisse a Forza Italia, nel ’96 divenne deputato regionale in Sicilia e nel 2001 entrò in Parlamento votando tutte le leggi vergogna del suo padrone e firmando personalmente alcune fra le più incostituzionali come ministro della Giustizia. Il fatto che il Pdl sia diviso fra governisti e antigovernisti non cambia la sostanza delle cose, visto che l’idea dei gruppi parlamentari separati è già tramontata e che fra i governisti pascolano dinosauri come Cicchitto, Giovanardi e Formigoni, in politica rispettivamente dal 1960, dal 1969 e dal 1975. Ma soprattutto le leggi vergogna del ventennio sono tutte in vigore, dal falso in bilancio alla Gasparri, dalla Cirielli alla Fini-Giovanardi (ah già), dalla Bossi-Fini al reato di clandestinità che sta portando all’incriminazione dei sopravvissuti alla strage di Lampedusa. Per non parlare delle mancate leggi antitrust e contro i conflitti d’interessi. E delle leggi-papello fatte da destra e da sinistra in ossequio alla trattativa Stato-mafia (giustamente Giovanna Maggiani Chelli, presidente dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, ricorda che “non è vero che il ventennio fatto di lacrime e sangue è finito. La richiesta di abolizione dell’ergastolo anche per i mafiosi rei delle stragi del 1993, invocata da più parti e avviata sulle vie referendarie e attraverso progetti di leggi, è la riprova che non si riesce di voltare pagina. I nostri figli sono stati messi nelle mani della mafia 20 anni fa attraverso trattative impronunciabili e i processi alla mafia stragista del 1993 sono monchi della verità fino in fondo, quindi in Italia non è cambiato nulla, è solo la politica che si veste di trionfalismi per continuare a nascondere cose indicibili”). Anziché tromboneggiare sulla fine del ventennio, Letta potrebbe fare qualcosa per cancellare quegli obbrobri, se non è troppo disturbo e se lo zio è d’accordo.

2) Non è vero neppure che Berlusconi non è riuscito a far cadere il governo “perché il Parlamento in sintonia con il Paese ha voluto che si continuasse”. Intanto il governo rappresenta appena un terzo del Paese, visto che quasi la metà degli italiani non vota e dell’altra metà solo il 60% vota Pd-Pdl-Scelta civica. Eppoi i governisti del Pd sostengono il governo per conservare la poltrona e per paura di perderla tornando a votare.

3)Non è vero che Letta jr. ha “preso un rischio” per aver “accettato mediazioni”. Il rischio era zero, perché aveva già in mano i numeri dei governisti pronti a votargli la fiducia. E le mediazioni le ha accettate eccome, altrimenti non avrebbe incontrato continuamente lo zio Gianni, che andava a veniva fra il Quirinale e Palazzo Chigi. E non avrebbe fatto aperture sulla giustizia nei suoi discorsi alle Camere. E, quando B. ha cambiato idea votando sì dopo aver annunciato il no, avrebbe ripreso la parola per dire che rifiutava i suoi voti. Ma non poteva farlo, altrimenti B. gli avrebbe ricordato chi è stato a sceglierlo come premier (B., non Alfano) e a imporre la rielezione di Napolitano che gli ha dato l’incarico (B., non Alfano). E magari gli avrebbe pure rammentato qualche protocollo segreto dell’inciucione di fine aprile, rimasto finora occulto.

4) Non è vero, infine, che “Alfano ha assunto una leadership molto forte e ha vinto la partita”. Altrimenti sarebbe il primo a chiedere il congresso e le primarie del Pdl, invece di accontentarsi dei giochetti e delle trame di palazzo. Tutti sanno che questo noto frequentatore di se stesso è un desertificatore di urne, non avendo mai vinto un’elezione in vita sua. La Sicilia del 61 a zero, opera di Micciché, ora è saldamente nelle mani del centrosinistra, dopo l’epocale sconfitta degli alfanidi alle ultime regionali. Sconfitta divenuta catastrofe nella natia Agrigento, dove Alfano lo conoscono, dunque lo evitano: lì il suo candidato, tal Pennica (nomen omen), sostenuto da un’amplissima coalizione dal Pdl a Grande Sud, dall’Mpa di Lombardo a Fli, ha raccolto appena il 25%, contro il 75 di Zambuto, appoggiato solo dall’Udc (poi trasvolato nel Pd al seguito di Renzi). Del resto, quando un anno fa il Cainano annunciò il ritiro dalla politica e lanciò Angelino Jolie, il Pdl sprofondò nei sondaggi sotto il 15%, e solo il ritorno del Puzzone lo riportò al 22. Sarà un caso, ma appena mercoledì Alfano ha rialzato il capino implume, il Pdl è riprecipitato dal 28 al 20. Fra qualche mese ci sono le elezioni europee, con proporzionale e preferenze: vedremo se questo trascinatore di folle farà da solo, o chiederà aiuto a nonno Silvio in qualche comunità di recupero. Col rischio di esservi trattenuto.

La vergogna siete voi

L’Italia è quel paese che se ci nasci non hai diritto di cittadinanza, ma se ci muori proclamano lutto nazionale. [mimoparlante – spinoza.it]

***

“Si chiama soccorso. In mare è obbligo. Voi lo chiamate favoreggiamento, e bloccate i pescherecci, imbastite processi. Poi dichiarate lutto nazionale. Questa si chiama, invece, strage di stato”. [Maso Notarianni]

***

Quelli che oggi ‘aiutiamoli a casa loro’ sono gli stessi che ieri, al governo, hanno tagliato i fondi alla cooperazione internazionale. Amen [Alessandro Gilioli]

***

Articolo 2 della Costituzione Italiana: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
[Dell’uomo, non dell’italiano]
Articolo 10 della Costituzione Italiana: Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

***

Minuti di silenzio, giornate di lutto “nazionale” [ad avercela, una nazione] sono solo l’estensione di un’ipocrisia insopportabile.
Quella che fa vedere le cose solo dopo i morti, le stragi, che fa girare i nostri occhi verso quegli altrove che solitamente non ci riguardano, non fanno parte del nostro mondo.
Ognuno elabora il lutto come sa, come può, come suggeriscono coscienza e stati d’animo.
Ma guai se calasse il silenzio su una strage come quella di ieri.
Perché è proprio quello che vuole chi poi impone quei minuti di silenzio e quel lutto nazionale. Nella mia repubblica la solidarietà, che poi solidarietà non è ma sarebbe semplicemente l’applicazione del rispetto di quella vita che torna comodo invocare solo quando c’è da lucrarci sopra, si farebbe nel parlamento, creando leggi buone, giuste ed eliminando quelle ingiuste e cattive.
Nella mia repubblica una sottospecie di ministro dell’interno come quello che ci è toccato in sorte, uno che ha contribuito a fare le leggi ingiuste e cattive non dovrebbe andare in un posto dove si vedono le conseguenze di quelle leggi volute anche da lui. Dovrebbe vergognarsi e restare in disparte, a riflettere.
Io sono un po’ stufa di questa ipocrisia, di quelli che invitano al silenzio in momenti in cui ci sarebbe bisogno di fare tutt’altro ma non il silenzio.
Il silenzio non ha mai risolto un solo problema.

Napolitano che oggi s’indigna  per la strage di ieri come se la questione non lo riguardasse è l’autore, insieme a Livia Turco di quella legge: la Turco Napolitano, appunto, che ha istituito i CIE [già CPT], ovvero le prigioni per gl’innocenti che arrivano qui perché fuggono dagli orrori delle guerre e da una povertà di cui sono le vittime. 

Ipocrisia che si taglia col coltello, passerella di alfano a Lampedusa, del vicepresidente del consiglio e ministro dell’interno di questo paese sciagurato che si augura che il servizio venga mandato in onda dal “mitico Mentana”, lui che con l’indegno governo di berlusconi sottoscrisse e firmò l’obbrobrio, il mostro giuridico denominato legge bossi fini, quella che trasforma una persona in clandestino e dunque in un fuorilegge, un delinquente senza che lo sia, ed è questa legge la prima causa delle stragi che avvengono ormai a cadenza fissa perché ha trasformato l’immigrazione in un reato. 

Affidare il destino di quegli stranieri, dei “diversi”, degli altri che fuggono da scenari impossibili perfino da immaginare per noi “che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case” e che nel tempo li abbiamo trasformati nella peggiore delle nostre paure, in quelli che vengono qui a rubarci case, lavoro, sicurezze e chissà che altro ancora a un leghista e un fascista è stato un crimine che ha generato, com’era prevedibile solo altri crimini.

E, fra le altre cose, molti omettono di dire che quell’occidente che ha così paura dell’invasione del ‘diverso’ è lo stesso che ha saccheggiato il patrimonio di quelli che oggi vengono qui non a pretendere il nostro ma a riprendersi una parte, almeno, di ciò che è loro.

“Clandestino” è un termine che dovrebbe essere inserito nella categoria del turpiloquio, quello più becero e triviale.

***

LAMPEDUSA ITALIA
Furio Colombo, 4 ottobre

“Non so dove mettere i morti. Non so dove mettere i vivi”, grida alla fine della mattina il sindaco di Lampedusa. Lo grida al governo, intento a celebrare una sua festa di sopravvivenza, lo grida agli altri cittadini italiani che sono stati forzati a vivere in un mondo imbottito di politica indecifrabile, che non li riguarda, che ottunde ogni voce e ogni suono vero. La politica impedisce di sentire l’urlo della gente che muore in mare proprio qui, davanti all’Italia. Inutilmente il Papa ci aveva avvertito, andando a Lampedusa a buttare fiori ai morti, uomini giovani e disperati, donne, bambini che avevano già popolato il fondo del mare. Inutilmente aveva detto: “Non fatelo mai più”. E ha detto ieri “Vergogna!”. Le sue parole, bene accette come uno spot simpatico o come un ornamento tra gli eventi quotidiani, non sono mai arrivate né a Roma, dove si fa la politica e si discute tutto il tempo di Berlusconi e della sua prigione, né in Europa, dove si decide ogni giorno e ogni ora l’acqua alla gola del debito, ma non l’acqua che affoga (questa volta a centinaia) migranti abbandonati in mare. L’Italia è una terra popolata da gente sola e disinformata, circondata da un mare di gente morta. C’è in comune solo il terrore che nessuno arrivi in tempo a salvarti. Infatti le teste che decidono sono rivolte altrove. Sono riuscite a non notare, mentre avveniva, un disastro che stava provocando centinaia di morti. Sono riusciti a restare fermi mentre avveniva una strage di esseri umani nel mare italiano. Non parlo dei soccorritori, che hanno fatto ciò che era possibile oltre ogni limite. Parlo della mente di un paese malato, avvolto in una patologia di separazione dai fatti. C’è un’isola, Lampedusa, senza mezzi, senza forze, circondata di cadaveri che galleggiano sull’acqua e si accumulano sul molo. E un’isola, Roma, dove tutte le risorse gravitano intorno all’agibilità politica di un pregiudicato di riguardo. Ci sono leggi odiose (la Bossi-Fini) che non sono mai state cancellate. E c’è chi provvede, adesso, in Parlamento, a felicitarsi per tanti annegati, e a cogliere l’occasione per insultare il ministro dell’Integrazione perché nera, e la presidente della Camera perché indignata. È un brutto giorno per il Paese. E minaccia di protrarsi.

La mattanza infinita: strage a Lampedusa

Sottotitolo: se leggo i commenti all’articolo del @fattoquotidiano sulla mattanza a Lampedusa  capisco meglio perché i miei non li passano: perché in rete anche il razzismo fa business, altrimenti non si spiega come è potuto venire in mente al Corriere della sera di proporre un sondaggio come quello di tre giorni fa sui morti di Scicli dove c’era gente che metteva faccine sorridenti, rigorosamente anonime ché non sia mai che parenti, amici e conoscenti vengano a sapere con che razza di rifiuti subumani hanno a che fare,  davanti alla notizia di tredici morti ammazzati.

Un quotidiano on line come Il Fatto lascia spazio ad opinioni razziste, miserabili, volgari, anonime e non permette che si possa replicare, con la propria faccia e il nome, restando nei confini di quella civiltà che i razzisti non conoscono e quindi non possono mettere in pratica. Tutto fa clic e spettacolo. E porta soldi.

***

Strasburgo aveva giudicato “sbagliate o controproducenti” le misure prese in questi ultimi anni per gestire i flussi migratori, che non avrebbero messo “l’Italia in grado di gestire un flusso che è e resterà continuo”. Ma ovviamente quando l’Europa chiede diritti umani, civili e non soldi si può benissimo non ascoltare.

Naufragio di migranti a Lampedusa, 82 vittime. “Ci sono morti ovunque”: bilancio destinato a salire. A tre giorni dalla tragedia di Scicli, un’imbarcazione con 500 extracomunitari a bordo è affondata nei pressi dell’Isola dei conigli dopo un incendio, dispersi 250 immigrati
 Tra le vittime anche due bambini e una donna incinta.

***

Lampedusa sta pagando un prezzo altissimo ad una inesistente politica per controllare l’immigrazione. Perché bisogna essere onesti fino in fondo, se chi arriva da mare è solo una minima parte, altri arrivano attraverso altri canali significa che non sappiamo quanta gente arriva in Italia ogni giorno. Lo sappiamo solo quando leggiamo le cronache delle ormai quotidiane stragi che avvengono per mare. E un paese civile ha il dovere di prevenire la tragedia. Non è possibile che nessuno sappia mai quando partono questi barconi della disperazione.

 I morti di oggi a Lampedusa, dopo appena tre giorni dall’altra strage della disperazione, sono anch’essi una delle conseguenze di una politica sorda, come direbbe l’anziano monitore, una politica attorcigliata da vent’anni alle vicende di un delinquente e che per questo non ha fatto quello che una politica che ci sente, e ci vede soprattutto, avrebbe dovuto fare. Non è più possibile assistere alla mattanza quotidiana senza provare un moto di disgusto pensando a quello che succede nei palazzi, ai discorsi inutili che si fanno, che non producono nulla per far diventare l’Italia un paese civile, non invece quello che è: un paese di miserabili razzisti, con una politica che usa la disperazione a fini elettorali per ricavarne consenso e voti lucrando sulle paure della gente, sulla promessa di sicurezza, dove centinaia, migliaia di innocenti trovano da decenni una morte orrenda perché nessuno fa nulla per evitarlo.
Perché non è politicamente conveniente occuparsi degli “ultimi”.

La storia dovrebbe aver insegnato che l’umanità si sposta ciclicamente  laddove sa di poter trovare semplicemente del cibo, non  i lussi e i privilegi. Tutti i disperati che vengono qui, nell’ancora opulento occidente  sono gli stessi a cui questo occidente ha rubato tutto. E se tanta gente prendesse atto solo di questo forse sarebbe meno razzista nei confronti di chi è disposto a morire per venire e RIprendersi una parte di ciò che è suo.

Le stragi dei migranti hanno due nomi e due cognomi: si chiamano umberto bossi e gianfranco fini. Lo dico da anni: l’Italia andrebbe inserita negli stati canaglia, quelli con cui i paesi più civili non vogliono avere niente a che fare.