Liberaci da tutte le “M”

Il macellaio ed il suo fan 

Mauro Biani

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‘Chiedo in ginocchio: mafiosi convertitevi’
Papa Francesco come Giovanni Paolo II

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Alla mafia non si parla con toni concilianti, quelli da papà comprensivo che invita i figli discoli a “non farlo più”.

Alla mafia si dovrebbe parlare – ad esempio – come si è sempre parlato alle donne che abortiscono, loro sì assassine da scomunicare, mica come quelli che sciolgono donne e bambini nell’acido, fanno saltare autostrade e palazzi. 
Che fine hanno fatto gli anatemi? 
Valgono sempre e solo, appunto, per le donne che abortiscono, gli omosessuali? Il papa non dovrebbe parlare alla mafia dalle chiese di Roma, lo dovrebbe fare ad esempio in un paese qualunque della Sicilia, della Puglia, della Calabria, della Campania dove nelle processioni si fa fare l’inchino alla statua del santo davanti alle finestre del padrino, del boss mafioso, quello della ‘ndrangheta, della camorra. 
Ci sono voluti venti anni per togliere dalla basilica di  Santa Apollinare  la salma di un boss della malavita scambiato per un benefattore e per questo sepolto in una chiesa; vent’anni in cui nessuna indagine è potuta arrivare ad una giusta conclusione perché sono stati soprattutto gli uomini di chiesa, dunque di Dio, ad impedirlo. 
Il vaticano sa benissimo chi sono gli uomini e le donne a cui il papa chiede inutilmente di convertirsi, visto che sono sempre nelle chiese ai primi banchi ogni domenica; sono gli stessi che mettono i loro soldi sporchi nello IOR. 
La chiesa smetta di tirarsi tutti dentro casa per convenienza, cominciasse a cacciare sul serio dal tempio i mercanti disonesti, gli assassini, i dittatori sanguinari, gli sfruttatori depravati di bambine e i ladri di stato come aveva fatto l’uomo simbolo della religione cattolica.  Il vaticano che per mezzo dei suoi referenti ha sempre parlato molto di lotte contro la violenza, le guerre, la fame, le mafie si è sempre guardato bene dall’essere poi inflessibile con chi viola le leggi, ammazza donne e bambini, affama i popoli,  fa le guerre in nome di Dio. Il predicare bene e razzolare male è sempre stato il modus operandi della chiesa da quando esiste. 

En_ciclica [mente]

Mauro Biani

“Agire come se tutto dipendesse da noi, ma far credere come se dipendesse da Dio.”

Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, ovvero quei gesuiti che ispirano “il papa arrivato dalla fine del mondo”.

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Sottotitolo:  cambia la pubblicità ma il prodotto è  sempre lo stesso, rifilato in tutte le salse da duemila anni. Ma il papa in presenza di una politica forte può fare e dire quello che vuole, quello che la chiesa fa e dice da più di duemila anni. Il nostro problema infatti non è il papa ma la politica che, a destra come a sinistra [parlando con pardon], non può esimersi dall’accontentare i desiderata degli ospiti d’oltretevere, ché a votare poi ci vanno pure loro e ci mandano un sacco di gente.

Chissà perché i francesi che gli hanno dato il benservito con relativo sfratto sono avanti a noi anni luce in materia di diritti civili.

In un paese normale, una democrazia occidentale sana, due leader di sinistra non citano come punto di riferimento il cardinale e il papa, i loro punti di riferimento dovrebbero essere altrove.

E i media danno alle notizie  che arrivano dal vaticano lo spazio che si meritano,  nella giusta collocazione fra la politica estera, non col consueto sensazionalismo da prima pagina che si riserva qui ad ogni fil di fiato che arriva da piazza San Pietro e dintorni.

E sempre in quel paese occidentale del terzo millennio nessuno rimetterebbe in discussione diritti civili ottenuti con fatica in altre epoche, e nessuno li negherebbe in virtù di una “normalità” imposta da un ordine sociale condizionato proprio dalle gerarchie vaticane e al quale la politica si è sempre sottomessa volentieri.

 

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Fabio Magnasciutti

Mi piacerebbe sapere come è stata commentata all’estero, e che evidenza è stata data alla notizia della prima enciclica papale scritta “per la prima volta a quattro mani” [forse perché per la prima volta nella storia moderna un papa ha chiesto il prepensionamento? po’ esse, ai tempi di Celestino e del suo gran rifiuto non c’erano i giornali e le televisioni].

E mi piacerebbe sapere cosa c’è di rilevante da meritarsi la pole position nei media se non le solite filastrocche che tutti i papi ciclicamente ripetono: ‘n omo, ‘na donna, ‘na donna e ‘n omo [cit. Carlo Verdone].

Per non parlare del decreto firmato da questo papa nuovo di zecca che a fine anno proclamerà santi Giovanni XXIII e Karol Wojtyla dei quali si parla sempre come dei papi buoni. Quindi significa che tutti gli altri non lo sono stati? ri_po’ esse.  Di quanto sia discutibile il concetto di papi “buoni” è meglio sorvolare, giusto per non rovinarsi anche il sabato mattina. Inutile ribadire che il potere cosiddetto “temporale” ha avuto bisogno del sostegno di tutti per mantenersi così longevo. E nessun sostegno è stato mai rifiutato quando si poteva tradurre in soldi.

Qual è stato il grande merito di Giovanni Paolo II, il Grande Comunicatore, quei miracoli riconosciuti da una commissione preposta [un po’ come se dei dipendenti mediaset dovessero decidere sull’onestà di berlusconi] oppure aver contribuito a sconfiggere il pericolo del comunismo? o ancora, poter vantare fra le sue amicizie un tipino come Pinochet? o ancora [e ancora] aver occultato le vicende legate allo IOR, all’omicidio di Sindona? aver impedito con ogni mezzo che si potesse far chiarezza sul perché un boss della malavita abbia potuto trovare residenza da morto in una chiesa in qualità di benefattore? non so, ma “se sbaglio, mi corigerete”.

 

 

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Il vizio della memoria
Marco Travaglio, 6 luglio

Dalla settimana prossima il Fatto pubblicherà ogni giovedì alcune fra le migliori interviste televisive di Enzo Biagi. La cosa non è affatto piaciuta a Pigi Battista e al Giornale di Sallusti, affetti da sindrome di Salieri. Il primo ha scaricato la sua bile contro il curatore dell’iniziativa, Loris Mazzetti, che ha collaborato per anni come regista e capostruttura ai programmi di Biagi Il Fatto (Rai1) e Rt (Rai3) e ha firmato con lui i suoi ultimi libri. “Ma perché — twitta Battista — le figlie di Biagi consentono a uno sfaccendato come Loris Mazzetti di sfruttare così il lavoro di loro (sic, ndr) padre?”. Il Giornale dedica un’intera pagina al “vizio di fare il portavoce dei morti sicuri di non essere smentiti: da Travaglio a Mazzetti, da Ingroia alla Bindi, ecco chi fa carriera grazie ai defunti eccellenti”. Scrive Maurizio Caverzan: “i portavoce dei morti non abbisognano di nomine e documentazione. Basta un pizzico di millanteria, una certa voglia di carriera e si autocertificano secondo la propria indole”. Mazzetti “ventriloquo post mortem di Biagi”, Travaglio “esegeta abusivo di Montanelli”, Ingroia “presuntissimo continuatore di Falcone e Borsellino”. Poi “le vedove inconsolabili di qualche maître à penser scomparso da decenni, da Pasolini a Antonioni, da Bobbio a Galante Garrone al Bachelet ripetutamente citato e rimpianto da Rosy Bindi”. Ecco, il Caverzan non riesce proprio a concepire che chi ha avuto la fortuna di frequentare quei grandi personaggi ne conservi e trasmetta la memoria. O forse li preferirebbe imbalsamati con teca e piedistallo, come si fa con Garibaldi e gli altri padri della patria, buoni per tutte le stagioni. E il Battista trova inaccettabile che qualcuno, diversamente da lui, rimpianga Biagi e prenda a modello il suo giornalismo libero anziché quello servile. Ciò che disturba non sono le appropriazioni indebite, ma quelle debite: Gherardo Colombo direbbe “il vizio della memoria”. Se non fossero esistiti uomini liberi, ancorché diversissimi fra loro come Pasolini, Montanelli, Biagi, Galante Garrone, Bachelet, Falcone e Borsellino, oggi sarebbe ancor più facile essere servi. Chi ricorda certi morti impedisce a certi vivi di farne dei santini bipartisan, di larghe intese. Com’è accaduto al povero De Gasperi, la cui fondazione è passata dalle mani di tal Franco Frattini (autore di una legge sul conflitto d’interessi che avrebbe fatto arrossire un cattolico liberale come l’Alcide) alle grinfie di tal Angelino Alfano: il quale tre anni fa dedicò la sua controriforma della giustizia a Falcone, che l’avrebbe usata per scopi igienici. Ma per queste tragicomiche appropriazioni indebite nessuno s’indigna. Dà noia che chi ha conosciuto quei personaggi li ricordi per quello che erano, pensavano, dicevano e scrivevano: “divisivi”, come si dice oggi nell’orrendo idioma inciucese. Bachelet era un costituzionalista che avrebbe detto e scritto cose terribili sulla deriva presidenzialista di oggi, e la Bindi, sua assistente universitaria che se lo vide ammazzare sotto gli occhi, ha continuato a difendere la Costituzione anche nel suo nome. Lo stesso vale per Falcone e Borsellino che Ingroia, avendo lavorato con entrambi, non si stanca di ricordare per quelli che erano contro ogni abuso postumo. Idem per Montanelli e Biagi, accomunati dal raro privilegio di essere stati cacciati da B.: l’uno dal giornale che aveva fondato 20 anni prima, l’altro dalla Rai che aveva servito per 41 anni. Ricordare gli editti del 1994 e del 2002 significa mettere in imbarazzo chi prese il posto di Enzo e Indro senza batter ciglio. Da un lato una serie di comparse, fra cui il Battista (i cui epici ascolti ricordiamo a imperitura memoria a pag. 7); dall’altro un trenino di berlusconiani che ha in Sallusti l’ultimo vagone. Povero Caverzan, non ha mai avuto la fortuna di lavorare con Montanelli e Biagi, però un giorno potrà raccontare ai suoi nipoti: “Pensate, ragazzi, ho lavorato con zio Tibia”. E non sarà un bel momento.

Innocente per sentenza, televisiva

Sottotitolo: in un paese dove non c’è tutela per persone fatte e finite, non esiste nemmeno il diritto all’uguaglianza nei fatti come comanda la Costituzione il papa, presentandosi in tutto il suo splendore di papa, pretende la tutela giuridica dell’embrione, ovvero di un’ipotesi di vita, senz’alcuna certezza di trasformarsi in tale.
 E’ cambiato il piazzista ma la merce è sempre la stessa, e anche la politica è sempre la stessa, anzi è perfino peggiorata per motivi di “pacificazione nazionale”, incapace di reagire, e opporsi se occorre, ai “suggerimenti” dell’alto referente di santamadrechiesa come invece si fa nelle democrazie evolute, civili, mature.  

 Il vaticano non ha ancora eliminato dal suo codice penale la pena di morte. Però difendono la vita, loro.

Alemanno ha scelto il giorno della festa della mamma per “protestare” contro la 194, commemorare i feti abortiti: nemmeno Quentin Tarantino e Dario Argento sarebbero arrivati a tanto.  Ipocriti vergognosi, difensori del nulla, indegni abitanti di una società, la nostra, che non può diventare civile per colpa loro.
Ma non si vergogna quella gentaglia che ha accompagnato il sindaco fascista ieri in quella ridicola manifestazione oscurantista, becera,  a polemizzare ancora su una legge che difende e tutela le donne?  mi piacerebbe sapere chi obbliga chi ad abortire, divorziare, mettersi con qualcuno dello stesso sesso se c’è interesse, attrazione e amore, perché una legge deve essere ridiscussa dopo trent’anni e altre invece non si possono fare perché disturbano chi è contrario, in primis gl’invasori d’oltretevere.

Il nuovo papa, quello che ha incantato quasi tutti con la sua semplicità […] propone la raccolta di firme nelle parrocchie italiane contro la legge sull’aborto.
Le leggi civili esistono per tutelare tutti e non certo per obbligare tutti poi a farne uso.
Chi non vuole abortire, non ha la necessità di divorziare né quella di accompagnarsi ad una persona dello stesso sesso può continuare a farlo in assoluta libertà.
Quella libertà che mancherebbe invece alle persone che hanno esigenze di vita diverse, che avrebbero avuto delle difficoltà serie se certe leggi non ci fossero state e che continua a mancare agli omosessuali non ritenuti degni degli stessi diritti di tutti, ancora oggi, nel terzo millennio e in un paese occidentale dove non solo non si fa un passo avanti in fatto di civiltà e di diritti ma si vorrebbero eliminare anche quelli ottenuti faticosamente in altri periodi, quando la voce del popolo veniva ascoltata e non ignorata come adesso.

 

 

IL CAVALIERE SI ASSOLVE IN TV (Concita De Gregorio)

E BERLUSCONI SI VIDEO-ASSOLVE ALLA VIGILIA DELLA REQUISITORIA SU RUBY (Piero Colaprico)

314 traditori dello stato e del popolo italiano votarono in parlamento che Ruby era la nipote di Mubarak, nessuno di loro è stato cacciato con disonore, alcuni di loro oggi sono ministri della repubblica italiana, uno addirittura vicepresidente del consiglio, col beneplacito di Giorgio Napolitano.

 

[Se questo fosse un paese normale] chissà quante cose belle si potrebbero scrivere, raccontare, di un paese che funziona.

Invece, e purtroppo, è solo la solita italietta dove succedono cose impensabili, incredibili e che altrove non verrebbero tollerate e nemmeno giustificate.
Ad esempio [se questo fosse un paese normale] stasera la televisione del servizio pubblico, quello pagato coi soldi dei contribuenti, dovrebbe trasmettere un programma intitolato: “berlusconi: l’anomalia italiana” per fare da contraltare alla spazzatura andata in onda ieri sera su canale 5.
Un programma dove raccontare come e perché è potuto accadere che un intero paese sia stato consegnato ad un impostore, malfattore, delinquente abituale [per sentenza di un giudice e non per le opinioni dei di-vi-si-vi], e provare a spiegare perché non è stato fatto nulla, a danno avvenuto, per fermare l’impostore, malfattore, delinquente abituale.

Perché si fa presto a dire “la gggente lo vota”, la responsabilità storica del berlusconi “politico” non è della gente ma di chi lo ha messo lì perché dopo tangentopoli ha ritenuto che fosse l’unica soluzione possibile, così come in seguito è stato ritenuto necessario, l’unica soluzione possibile, il governo cosiddetto tecnico e così come oggi l’unica soluzione possibile è quella dell’inciucio a cielo aperto.

In tutte e tre le situazioni non c’è entrata e non c’entra la gente che sì, poi vota chi c’è, e con la legge elettorale porcata anche chi non c’è,  ma se berlusconi non ci fosse stato come la legge chiedeva e imponeva lui non ci sarebbe stato. 

In questi ultimi diciotto anni l’Italia ha viaggiato al ritmo del golpe quotidiano, dell’oltraggio reiterato alla Costituzione per compiacere e favorire berlusconi, per permettergli di fare i suoi affari in tutta tranquillità, per evitargli di assumersi le sue responsabilità morali, civili e legali di fronte alla legge e al popolo italiano:  in nessun paese democratico del mondo sarebbe potuto succedere quello che è accaduto qui con la complicità di quasi tutta la politica  e maggiormente di quella stampa e informazione [cosiddette] che ancora oggi minimizzano, règolano, smussano, giustificano invece di fare quello che normalmente fa l’informazione nei paesi normali e civili e cioè il cane da guardia del potere, a maggior ragione di un potere incancrenito nella malattia della disonestà, politica e non, qual è stato e qual è quello italiano.

Pronto Intervento Vaselina
Marco Travaglio, 13 maggio

Ieri il Pronto Intervento Vaselina (PIV) ha avuto il suo daffare per sminuire, minimizzare, indorare, edulcorare, sopire e troncare le scene eversive di sabato a Brescia, dove un noto delinquente condannato a 4 anni per frode fiscale, che è anche il leader del secondo partito di governo, ha arringato una piccola folla di fan esagitati minacciando la magistratura sotto gli occhi estasiati del vicepresidente del Consiglio nonché ministro dell’Interno, del ministro delle Riforme istituzionali e del ministro delle Infrastrutture e Trasporti. Scene che anche in Mozambico avrebbe provocato, nell’ordine: l’intervento del capo dello Stato e del presidente del Consiglio, con immediata revoca delle deleghe ai tre gaglioffi e caduta del governo. Anche perchè la libera stampa non avrebbero dato tregua al premier, per sapere se condivida il gesto dei tre ministri e soprattutto se davvero si sia impegnato con B. a “riformare” la Giustizia e la Consulta come indicato, anzi intimato da B. Fortuna che in Italia, salvo rare eccezioni, la libera stampa non c’è. Ecco dunque all’opera le truppe scelte dei salivatori, vaselinisti, pompieri e anestesisti, addestrati a ingoiare e a far ingoiare qualunque rospo o pantegana, per convincere gli italiani che sabato a Brescia, in fondo, non è successo niente. Anzi, i contestatori devono scusarsi molto col Pdl per i fischi divisivi e gli slogan eversivi. Polito Lindo. Il quotidiano più ardito e marziale, nel descrivere la maschia prestazione di B., non è il Giornale di Sallusti (che si accontenta di un fiacco “Berlusconi: io resto qui”). Ma il Corriere della sera, che titola senz’alcuna virgoletta: “Berlusconi: non mi fermeranno”. 
Così qualcuno penserà che i giudici impegnati nei processi Mediaset e Ruby intendano “fermarlo”.

Il virilissimo titolo è compensato da un editoriale del noto emolliente Antonio Polito, che riesce a scrivere restando serio: “Il discorso di Berlusconi è di forte sostegno al governo, nonostante la sentenza” Mediaset. Il titolo è già tutto un programma: “Il pagliaio”. 
La tesi è che purtroppo la politica italiana è minacciata dal rischio di “altri fuochi”, a causa della troppa “paglia lasciata in eredità dalla seconda Repubblica”. Per cui a mettere a repentaglio le istituzioni non sono gli attacchi eversivi di B. al terzo potere dello Stato, ma fenomeni di autocombustione che, “da entrambe le parti”, potrebbero riattizzare l’incendio.

HabeNT Papam, ovvero, abbiatelo: almeno questo

Per esempio, io sono sempre favorevole all’ipotesi di un vaticano itinerante.
Non si capisce perché si debba privare il resto del mondo di cotanto spettacolo gioioso: habemus Papam?  “habeNT Papam” sarebbe più indicato, visto che il Papam è di molti ma non di tutti. 
Chi parla di amore e fratellanza dovrebbe considerare anche il rispetto. 
Quando eleggono i capi spirituali di altre religioni non si ferma mica il mondo come per il papa. 
Se il mondo si evolve dovrebbero anche evolversi certi riti e le loro espressioni, manifestazioni.
E’ tutto troppo. Decisamente.

“In Argentina, i deputati che afferiscono alla presidentessa Cristina Kirchner si sono rifiutati di interrompere una cerimonia di commemorazione per l’ex presidente venezuelano Hugo Chàvez, per celebrare l’elezione del primo Papa argentino”: sono le azioni che marcano la differenza, come fa notare qualcuno stamattina su facebook.

SITI STRANIERI, IN ARGENTINA ON LINE ANCHE GLI ASPETTI CONTROVERSI DEL NUOVO PAPA

Chiesa e dittatura
in Argentina: ombre
sul nuovo Papa

Papa Francesco: “Donne inadatte per compiti politici. Possono solo supportare l’uomo”

 

Nulla di nuovo sotto il Cupolone

Si sono sprecate le definizioni, gli elogi, le esaltazioni e le prostrazioni dei quotidiani odierni, ad eccezione de il Manifesto, che se non esistesse bisognerebbe inventarlo: «Non è Francesco», il titolo provocatorio a caratteri cubitali. La Repubblica, sul suo sito, non ha trovato di meglio che dedicare uno speciale alla sua passione del nuovo Papa: il tango. «Quando Bergoglio ballava il tango», è il sottotitolo che campeggia nella home-page, con tanto di grassetto. Sembra Studio Aperto, ma è proprio la Repubblica. [http://ilpiantagrane.wordpress.com/]

Com’è tenero il popolo dei social network: fino a cinque minuti prima della fumata bianca era un piovoso pomeriggio invernale qualunque, immediatamente dopo  su twitter è stato tutto un fiorir di brividi ed emozioni della serie “io non ci credo ma…”.
Beh, io non voglio entrare nella sensibilità personale di nessuno, in occasione delle dimissioni di Benedetto l’Emerito scrissi qualcosa a proposito dell’evento storico che c’era ed è innegabile, nessuno ha potuto evitare di riconoscerne la portata gigantesca, ma da questo al provare un qualsiasi tipo di reazione emozionale c’è l’abisso.
E l’unico brivido che sento percorrermi la schiena è di terrore, perché nel momento peggiore della chiesa cattolica non credo che abbiano scelto un papa accomodante, semmai ne sia esistito qualcuno così.
Questo papa dovrà lavorare moltissimo per ridare alla chiesa quel consenso perduto grazie a scandali di ogni genere.
E il metodo di recupero delle pecorelle smarrite sarà il solito adottato dai e nei secoli dei secoli: seduzione, bugie, interventismo sfrenato nella politica, la nostra,  che come sappiamo non oppone mai resistenza.
Quindi sarà tutt’altro che un’esperienza piacevole per noi atei che, proprio perché non crediamo dovremo comunque subire, continuare a subire l’influenza del vaticano nella nostra vita di tutti i giorni: come prima e come sempre. Chi non si preoccupa, non capisce che noi italiani siamo costantemente sotto attacco per il solo fatto di ospitare il vaticano in terra italiana, nella capitale d’Italia  e dovremmo quindi preoccuparci  di quel che succede nelle mura vaticane anche – soprattutto –  in qualità di non cattolici, beh… ha una visione delle cose molto limitata.

Per non dire che non ha ben capito nemmeno dove vive e chi comanda.

Nel 2005, quando si aprì il Conclave che portò all’elezione di Benedetto XVI, Adnkronos batté la notizia del fatto che Bergoglio era stato denunciato per presunta complicità nel sequestro di due missionari gesuiti.

I fatti si sarebbero svolti il 23 maggio del 1976. Adnkronos spiegava:

«La denuncia e’ stata presentata dall’avvocato e portavoce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani in Argentina, Marcelo Parilli, che ha chiesto al giudice Norberto Oyarbide di indagare sul ruolo di Bergoglio nella sparizione dei due religiosi a opera della marina militare».

Nel libro di Horacio Verbitsky (giornalista d’inchiesta argentino) L’isola del silenzio, pubblicato in Italia da Fandango, si denunciano appunto questi fatti, con un’ampia esposizione che riguarda anche le complicità della Chiesa cattolica nei confronti della dittatura di Videla.

Bergoglio arrivò “secondo” nel Conclave del 2005. Nel 2006, Don Vitaliano scriveva un pezzo dal titolo Il lato oscuro del Cardinal Bergoglio, citando proprio il libro di Verbitsky.

[http://www.polisblog.it]

Non ho mai sopportato il luogo comune secondo il quale “la verità sta nel mezzo”.
La verità sta al suo posto, che è – appunto – quello della verità, e se l’intenzione è quella di farla conoscere e la conseguenza la capacità di saperla accettare non le si trova nessun limbo; quando la verità sta nel mezzo significa che è incompleta oppure che si preferisce lasciare dei fatti esistiti ed esistenti alla libera interpretazione, che può essere anche suggestiva e affascinante ma non è la verità, è un’altra cosa.
Non viene fatta passare per il candeggiamento di quel “mezzo”, uno dei luoghi più inutili in cui depositare le proprie incertezze, paure ma nella maggior parte dei casi i propri opportunismi e convenienze come la politica ci ha insegnato.
Ci sono situazioni in cui non si può stare un po’ di qua, un po’ di là, coi piedi in più scarpe eccetera: bisogna stare, possibilmente al posto giusto.
Quando dei libri che non sono fiabe né romanzi riportano dei fatti, delle notizie, generalmente si tratta di cose vere, non di libere interpretazioni “di mezzo” dell’autore. Altrimenti lo scrittore verrebbe denunciato, obbligato alla rettifica e quel libro ritirato. 
Ed è incredibile che quei fatti vengano poi considerati da chi dovrebbe avere il compito di far avvicinare il più possibile la gente alla verità delle semplici “polemiche”. 
La polemica è un giochino, uno scambio di pensieri, una confusione di idee reciproche che può essere anche divertente, stimolante, io l’adoro, ma non può né deve essere utilizzata o finalizzata a trasformare un’opinione personale in un fatto o, peggio ancora, per stravolgere una verità che si preferisce lasciare in quel mezzo affinché si possa interpretare e assuma una rilevanza diversa da quella che deve invece avere.
Il rosso è rosso e non può mai diventare nero perché a qualcuno piace così.

E mi fa molto ridere anche questo fatto che uomini di chiesa, papi vengano poi assolti solo perché ogni tanto, raramente, qualcuno di loro ha avuto la capacità di riconoscere gli errori della chiesa nel corso della sua storia.
Voglio solo umilmente ricordare che gli errori della chiesa non sono stati solo quelli di ordine intellettuale relativi alla diffusione di concetti sui quali nessuno può metterci la firma in quanto spacciati per pensieri e parole di un Dio che nessuno ha mai visto né sentito parlare; non sono state solo le menzogne veicolate nei secoli dei secoli per far sì che un’istituzione come la chiesa sia potuta arrivare fino ad oggi, ai tempi cosiddetti moderni. Fosse dipeso dalla chiesa cattolica  la Terra sarebbe quadrata ancora adesso, oggi.
Gli “errori” della chiesa sono stati la causa di molto altro, di atrocità, discriminazioni, morte; non credo si debba tornare ai tempi della “Santa” inquisizione, a quello dei roghi, delle torture per sapere in che modo è avvenuta e avviene da millenni l’opera di seduzione da parte della chiesa cattolica e in generale di tutte le religioni monoteiste.

Cosa che avviene ancora oggi quando un papa si affaccia da una finestra e può dire tranquillamente al mondo che il pericolo per la pace sono gli omosessuali e dopo non succede niente, giusto per fare un esempio recentissimo.
E, sinceramente certe scuse tardive, quelle che arrivano dopo quattro o cinquecento anni, tipo quelle alle donne considerate da sempre dalla chiesa uno strumento per figliare e tacere come pure certe riabilitazioni, tipo quella di Galileo Galilei che la chiesa  avrebbe volentieri arrostito su una pira, di un libero pensatore come Giordano Bruno che ha subito una violenza inenarrabile dai fanatici di Dio, suonano ridicole tanto quanto le scuse di un cardinale al quale è stato concesso di partecipare all’elezione del nuovo papa nonostante abbia riconosciuto di aver avuto una condotta sessuale inappropriata.
Mentre invece non l’avrebbe proprio dovuta avere.

E mi fa molto ridere chi si aspetta la rivoluzione da un papa, hanno avuto duemilatredici anni di tempo per rivoluzionarsi, se non l’hanno fatto fino ad ora resta difficile pensare che la volontà di un cambiamento sia nelle reali intenzioni della chiesa. E che il vaticano abbia sostenuto i peggiori regimi dittatoriali è un fatto, è storia, non le opinioni di anticlericali invasati. 

La chiesa sta dove stanno i soldi, da sempre. E non le importa in che modo si guadagnano.

La storia di De Pedis seppellito in basilica è emblematica e spiega benissimo quello che realmente interessa alla multinazionale vaticana.

Sarebbe un mondo bellissimo quello dove le persone che hanno fatto errori anche gravi, che hanno pregiudicato in modo irreversibile le vite di tanta gente, hanno contribuito a spezzarle, fossero poi disposte ad accettare le umane debolezze di tutti gli altri del mondo, le loro volontà, le scelte, le diversità, se capissero che l’umanità non è racchiusa dentro un improbabile recinto entro il quale ci si deve comportare secondo il volere di chi non ha un volto, una voce né delle fattezze umane. 
Qualcuno con cui, almeno, potersi confrontare alla pari.