Liberaci da tutte le “M”

Il macellaio ed il suo fan 

Mauro Biani

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‘Chiedo in ginocchio: mafiosi convertitevi’
Papa Francesco come Giovanni Paolo II

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Alla mafia non si parla con toni concilianti, quelli da papà comprensivo che invita i figli discoli a “non farlo più”.

Alla mafia si dovrebbe parlare – ad esempio – come si è sempre parlato alle donne che abortiscono, loro sì assassine da scomunicare, mica come quelli che sciolgono donne e bambini nell’acido, fanno saltare autostrade e palazzi. 
Che fine hanno fatto gli anatemi? 
Valgono sempre e solo, appunto, per le donne che abortiscono, gli omosessuali? Il papa non dovrebbe parlare alla mafia dalle chiese di Roma, lo dovrebbe fare ad esempio in un paese qualunque della Sicilia, della Puglia, della Calabria, della Campania dove nelle processioni si fa fare l’inchino alla statua del santo davanti alle finestre del padrino, del boss mafioso, quello della ‘ndrangheta, della camorra. 
Ci sono voluti venti anni per togliere dalla basilica di  Santa Apollinare  la salma di un boss della malavita scambiato per un benefattore e per questo sepolto in una chiesa; vent’anni in cui nessuna indagine è potuta arrivare ad una giusta conclusione perché sono stati soprattutto gli uomini di chiesa, dunque di Dio, ad impedirlo. 
Il vaticano sa benissimo chi sono gli uomini e le donne a cui il papa chiede inutilmente di convertirsi, visto che sono sempre nelle chiese ai primi banchi ogni domenica; sono gli stessi che mettono i loro soldi sporchi nello IOR. 
La chiesa smetta di tirarsi tutti dentro casa per convenienza, cominciasse a cacciare sul serio dal tempio i mercanti disonesti, gli assassini, i dittatori sanguinari, gli sfruttatori depravati di bambine e i ladri di stato come aveva fatto l’uomo simbolo della religione cattolica.  Il vaticano che per mezzo dei suoi referenti ha sempre parlato molto di lotte contro la violenza, le guerre, la fame, le mafie si è sempre guardato bene dall’essere poi inflessibile con chi viola le leggi, ammazza donne e bambini, affama i popoli,  fa le guerre in nome di Dio. Il predicare bene e razzolare male è sempre stato il modus operandi della chiesa da quando esiste. 

Vaticano Italia – 1000 a 0

Sottotitolo: una bella lezione alla politica l’aveva già data Benedetto XVI quando, semplicemente, disse di non essere più all’altezza del suo compito, cosa che nessun politico italiano ha mai fatto nemmeno quando la sua incapacità è stata confermata dai fatti.

Molti non lo fanno nemmeno quando oltre all’incapacità hanno dimostrato una certa disonestà.

La storia italiana di questi ultimi vent’anni ci racconta che è molto più facile che un Papa si dimetta per raggiunti limiti di età che berlusconi per aver oltrepassato quelli della decenza.

Per chi come me pensa che i fatti contino più di mille parole perlopiù inutili, quello che sta facendo ora il nuovo Papa, che sta provando a fare, è davvero rivoluzionario.

Ciclone Papa Francesco, via i vertici Ior.

Lasciano direttore generale e il suo vice.

PRIMA VISITA A LAMPEDUSA PER BERGOGLIO 

Ciclone Papa Francesco, via i vertici Ior
Lasciano direttore generale e il suo vice 

Paolo Cipriani e il suo vice hanno rassegnato le dimissioni. Sono indagati per violazione norme
anti-riciclaggio. Massimo Tulli intercettato con monsignor Scarano arrestato per corruzione
La guerra della banca vaticana: da Gotti Tedeschi alla Commissione d’inchiesta (di F. Grana)

Il Papa sta facendo in Vaticano quello che Napolitano avrebbe dovuto fare qui in Italia, ovvero, pulizia.

Rispetto ad una crisi che ha ridicolizzato e fatto vacillare l’istituzione di cui ora è il capo assoluto Bergoglio incredibilmente non ha pensato alle larghe intese fra chi vuole bene alla chiesa e quelli che l’hanno sporcata.

Al contrario, si sta impegnando per allontanare chi si è macchiato di empietà, non ha sostenuto come invece ha fatto e sta facendo il nostro amato bispresidente chi è colpevole non solo di comportamenti contrari alla religione e a tutto ciò che è sacro per chi crede o dice di credere, ma addirittura di azioni illegali e criminali.

Ognuno può pensare quello che vuole, restare anche scettico di fronte a queste cose, ma la differenza di comportamenti e azioni fra i due capi di stato ha un nonsocché di abbagliante anche per gli occhi di chi non crede in Dio né alla chiesa.

Non penso che tutto questo sia, come pensano in tanti, un’operazione di marketing e restyling fatta giusto per restituire alla chiesa un minimo di credibilità.
Questo papa è stato messo lì apposta per per rifare la chiesa, se non glielo facessero fare sarebbe un pessimo segnale.

In ogni caso il papa che caccia i mercanti dal tempio batte Napolitano, che invece se li tiene ben da conto, mille a zero. E pure qualcosa di più.

DIMESSI IL NUMERO UNO E IL SUO VICE INDAGATI DA TRE ANNI PER RICICLAGGIO – Il Fatto Quotidiano, 2 luglio

Il vento nuovo di papa Francesco finalmente si abbatte sullo Ior e spalanca le porte della banca vaticana. Ne escono il numero uno e il numero due dell’Istituto, indagati per violazione delle norme antiriciclaggio da tre anni dai pm romani Nello Rossi e Stefano Fava, senza che il segretario di Stato Tarcisio Bertone muovesse un dito. Da ieri le funzioni di direttore del-l’Istituto sono state assunte ad interim dal presidente dello Ior, il tedesco Ernst von Freyberg, che sarà coadiuvato da Rolando Marranci in qualità di vice direttore e da Antonio Montaresi nella nuova posizione di chief risk officer. Si cercano due sostituti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il coinvolgimento dello Ior nell’indagine su Nunzio Scarano. Ilmonsignore salernitano è stato arrestato venerdì scorso con l’accusa di avere corrotto l’agente dei servizi segreti italiani Giovanni Zito perché riportasse in Italia 20 milioni di euro giacenti sul conto del broker Giovanni Carenzio in Svizzera, anche lui arrestato. Nel corso dell’indagine la Guardia di Finanza intercetta Scarano mentre parla con il vicedirettore Massimo Tulli. Si danno del tu e Scarano gli chiede di mettere a disposizione somme in contante disponibili sul suo conto Ior. Anche Paolo Cipriani è citato in alcune conversazioni indirette. Attività bancarie, certo, magari ordinarie, ma che imbarazzano la Santa Sede. Così le dimissioni dei due manager ieri sono state accettate dalla commissione dei cardinali e dal board di sovrintendenza. Per capire quanto sia vasta e preoccupante per lo Ior l’indagine bisogna leggere l’informativa depositata nel febbraio scorso dalla Guardia di Finanza.

Vi si legge che la somma depositata all’estero sui conti del broker amico di Nunzio Scarano sarebbe di 400 milioni di euro. “Le altre conversazioni telefoniche captate – scrivono le Fiamme Gialle – in tale direzione hanno consentito di chiarire che le disponibilità riconducibili a Giovanni Carenzio – poi quantificate dagli interlocutori in circa 400 milioni di euro – risultavano allocate presso una banca svizzera”. Il Nucleo di Polizia Tributaria guidato dal generale Giuseppe Bottillo ha denunciato ai pm romani, oltre ai tre arrestati (Nunzio Scarano, Giovanni Carenzio e l’ex agente dei servizi segreti italiani, Giovanni Zito) altre sei persone, tra i quali non ci sono i due armatori Paolo e Cesare D’Amico, titolari presunti dei 20 milioni che dovevano rimpatriare, perché sono indagati per dichiarazione dei redditi infedele separatamente. Tra i denunciati c’è anche il dentista Roberto Letta (gli indagati lo definiscono cugino di Gianni Letta, ma il dentista al Fatto smentisce) che ha incassato 190 mila euro dai libici esuli per cure dentistiche; poi c’è Massimiliano Marcianò che architetta un giro di assegni con la complicità di Scarano per far passare i guadagni di Letta come donazioni esentasse a un sacerdote amico di Scarano, don Luigi Noli, anche lui denunciato. Poi c’è il direttore dell’agenzia di Unicredit del centro commerciale “I Granai”, Sergio de Felicis, sospettato di essere troppo compiacente con gli amici di Scarano e che forse anche per questo doveva essere raccomandato addirittura al-l’amministratore di Unicredit Federico Ghizzoni per un posto migliore. Poi altri piccoli e grandi comparse delle spericolate attività di Scarano come il pilota dell’aereo, Gianni Vettorazzi, che doveva riportare i 20 milioni di euro dalla Svizzera. O piccoli presunti evasori, come Giorgio Genovese, il venditore di un box auto a monsignor Scarano in quel di Salerno.

I personaggi più importanti però non sono i denunciati ma quelli che sono presenti – come protagonisti o solo citati – nelle intercettazioni telefoniche del-l’indagine. A partire dal direttore della gendarmeria vaticana Domenico Giani e il suo braccio destro, il colonnello Costanzo Alessandrini. I due, inconsapevoli dei reati del monsignore, nelle telefonate intercettate si mettono a disposizione di Scarano. E anche la loro posizione potrebbe traballare. La vicenda riserverà altre sorprese. Scarano dice a Marcianò, che ha conosciuto almeno otto persone che hanno consegnato denaro a scopo d’investimento a Giovanni Carenzio per una “somma che complessivamente si aggirerebbe intorno ai 70-80 milioni di euro”.

Nunzio Scarano parla spesso con l’ex numero due dello Ior. A Massimo Tulli dice con tono amicale: “Avrei bisogno, perché l’ho chiesto a Roberto ma evidentemente Roberto non aveva inteso, di due cose importanti… e magari vengo a prenderlo quando tu mi dici… un estratto conto di tutto l’anno, dall’inizio dell’anno, del fondo anziani, con tutti i movimenti e poi invece la mia posizione attuale, cioè il mio totale di tutto quello che io ho, con i vari investimenti!”. E Tulli risponde: “Va bene! Lo faccio preparare, adesso glielo dico a Roberto perchè non stò al posto mio… due minuti che lo contatto e lo faccio preparare”.

In un’altra intercettazione, Scarano e l’amico Massimiliano Marcianò dicono che Tulli ha paura.

Scarano: Sei stato da Tulli, no? Come è stato? Gentile? Sì? Vabbè.

Marcianò: Sì… solo che tiene una fifa… quello tiene proprio… tiene u’ peperoncino tiene.. c’ha il tremolio c’ha…

Scarano: ah sì? E va be’…. (incomprensibile) devo vedere… vabbe’, mo’ quando vieni ne parliamo.

Il 5 settembre del 2012, Tulli viene citato anche nell’operazione relativa ai soldi incassati dai libici e sui quali, secondo la Guardia di Finanza (ma lui nega) il dentista Roberto Letta non voleva pagare le tasse. Secondo la Finanza: “Inequivocabilmente la provvista di denaro contante complessivamente procurata dai sacerdoti Nunzio Scarano e Luigi Noli è stata destinata proprio al dentista Roberto Letta; di tale importo fanno parte anche 10 mila euro prelevati direttamente allo Ior da Massimiliano Marcianò, previi accordi diretti con Massimo Tulli”.

I vescovi: Celentano, volgarità e ignoranza

Sottotitolo: E’ triste vedere una persona anziana, ricca e famosa, aggirarsi su un palcoscenico a dire sciocchezze, attaccare la Consulta, invocare la chiusura dei giornali, fare appello ad un grossolano senso religioso ed a sentimenti populisti. Meno male che non è più Presidente del Consiglio. (Rosaria Greco per Acido Lattico: Acido Lattico )

La storia nera del Vaticano: omicidi, sequestri e silenzi da papa .

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Non sono le cose che ha detto Celentano a dare fastidio, anche perché sappiamo benissimo che nessuno chiuderà un bel nulla. Quello che più di tutto m’infastidisce è questo ruolo di predicatore che qualcuno gli ha affibbiato, come se fosse fondamentale che gli italiani vengano a conoscenza del celentanopensiero: ma chissenefrega di quello che pensa Celentano? uno che  ha solo saputo approfittare della deficienza della stragrande maggioranza della gente: quella che se una cosa la dicono persone qualsiasi sono solo  idiote idealiste e populiste da internare mentre invece se la dice Celentano, eh…vuoi mettere? uno che viene pagato 350.000 euro a serata per illuminarci sulla bellezza della  vita eterna dopo essersi assicurato la sua terrena ed averla assicurata alle sue prossime generazioni, per dire.  Simboli, Celentano è il simbolo del vuoto della politica, della mancanza di punti di riferimento seri e importanti. Perché quando ci si deve affidare alle vanne marchi di ogni genere è troppo tardi anche per rimediare allo scempio culturale che qualcuno ha compiuto in questo paese. Addirittura Santoro interrompe la sua trasmissione perché c’è Celentano a Sanremo, invece di offrire alla gente l’alternativa, per educarla a scegliere no, cinque giorni al mese, tutti gli anni da 60 anni un intero paese si deve fermare perché c’è Sanremo. E perché ci sarà in tutte le altre trasmissioni nelle quali verrà spalmato sine die. Se non è perversione questa non lo so. Una ci prova pure a pensare che il target di chi guarda certa robaccia in tv non debba essere necessariamente quello che si accontenta e si mette davanti alla TV con gli stessi criteri coi quali sceglie una brioche al banco del bar al mattino, ma quando leggo che il dibattito sui social network stamattina è catalizzato sul tatuaggio di Belen che si è presentata sul palco senza mutande  (foglia d’acero o farfalla ma anche ‘sti cazzi e perchénnò?), mi devo per forza ricredere.

La Chiesa contro Celentano video

Le alte gerarchie ecclesiatiche, pur avendo scelto in qualità di referenti di Dio, di avere un altro ruolo all’interno della società non hanno mai disdegnato di sporcarsi con certe volgarità terrene.

Basterebbe ricordarsi senza ipocrisie di Marcinkus, dello IOR e di tutto quel che è ruotato attorno all’alta finanza del Vaticano, del boss della banda della Magliana Enrico “Renatino” De Pedis seppellito “per riconoscenza”, perché era un “benefattore”, in una basilica romana e tutt’ora ospite del sacro luogo: nessuna autorità è mai  riuscita a completare indagini per scoprire il perché ad un pluriassassino fosse stato concesso questo privilegio né a fare in modo di dare ad un criminale il posto che gli spetta anche da morto.
Basterebbe ricordarsi di Emanuela Orlandi. Per non parlare di Papi che non mossero un dito per opporsi al regime fascista di mussolini.
Giusto per non tornare troppo indietro nei secoli  delle torture, dell’inquisizione e dei roghi e per tralasciare l’odiosa piaga di un crimine come la pedofilia all’interno del clero tenuto accuratamente nascosto agli occhi del mondo fino all’altroieri, praticamente.
Il Vaticano, nella storia, ha sempre sostenuto i peggiori regimi, quelli totalitari, sanguinari e guerrafondai. Basterebbe ricordarsi di Wojtyla affacciato alla finestra sorridente con Pinochet e al quale mandò i suoi personalissimi auguri per le nozze d’oro: e Papa Wojtyla sta passando alla storia come uno dei migliori, il più buono, il più bravo, il più capace a comunicare, il grande Papa che ha sconfitto il comunismo.  Ed effettivamente lui parlava proprio con tutti.
Ora io non mi aspetto che la chiesa chieda scusa al mondo come ciclicamente è costretta a fare dai tempi di Galileo Galilei scampato al rogo per un pelo, ma sepperò le eminenze evitassero di insorgere così, tanto perché non hanno niente di meglio da fare e per cose assolutamente risibili, noi quaggiù eviteremmo anche di doverci ricordare di certe faccende.

Perché sono brutte, ma brutte brutte.