Settetè

Sottotitolo: l’Italia è all’ultimo posto nella classifica europea per istruzione e cultura. Al primo c’è l’Estonia, e chi l’avrebbe mai detto.

Quindi  tutto si adegua a questo trend, la maggior parte della  gente che poi va a votare da ignorante e anche i rappresentanti di uno stato mediocri, che pensano che un paese possa fare a meno di istruzione e cultura  ma che qualcuno spaccia per grandi statisti che si spendono per il bene comune.

Basterebbe rassegnarsi al fatto che l’Italia è, ancor prima di un paese non normale un paese mediocre, in assenza di aspettative, perché non c’è nessuno in grado di realizzare niente di significativo staremmo meglio tutti.

Basta guardare all’entusiasmo generale con cui si considera Emma Bonino degna di rappresentare l’Italia per rendersi conto della mediocrità, per  capire il livello di questo paese pieno di gente a cui non interessa rialzare la testa, un paese pieno di gente a cui non interessa rinnovare per migliorare.

Preambolo: superstizione vuole che uno specchio rotto equivalga a sette anni di guai.

 Io non sono superstiziosa ma in quanto ai guai prodotti dal settennato di Napolitano c’è l’imbarazzo della scelta, vengono le vertigini a riconsiderarli tutti.
Con buona pace di quelli che “Napolitano si è dimostrato un perfetto garante della Costituzione”, che tutto quello che ha fatto “glielo obbligava la Costituzione”.
Che “diversamente non si poteva proprio fare”.
Per l’arzillo fondatore di Repubblica e per tutti quelli sempre pronti, lancia in resta, a difendere anche i sospiri di Giorgio Napolitano a sprezzo del ridicolo, anche di fronte all’indifendibile.
Per tutti quelli a cui è passata l’insana idea per la testa di chiedere ad un quasi novantenne che sta in parlamento da sessant’anni di restare
dov’è per garantire sicurezza all’Italia.
Quale, sicurezza?
Chiedo.

In un paese anche e solo apparentemente normale il garante della Costituzione e di tutti avrebbe tolto da un bel po’ il titolo di Cavaliere della Repubblica italiana a un disonesto impostore abusivo che ha disonorato ripetutamente l’Italia, la Repubblica e quella Costituzione che all’articolo 54 chiede, ordina anzi che “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”, non lo avrebbe certamente favorito fino ad oggi per consentirgli di poter partecipare a “questa delicata fase politica”.
Lo avrebbe fatto molto prima affinché la gente capisse con chi aveva a che fare, invece di farlo passare per un interlocutore politico davvero determinante e ancorché rispettabile, anziché l’abusivo impostore che è.
E, sempre in quel paese anche e solo apparentemente normale il garante supremo della Costituzione e di tutti avrebbe speso due parole per un Magistrato antimafia minacciato di morte dalla mafia e bacchettato dai suoi superiori, anziché essere sostenuto, invece di concedere la grazia ad un sequestratore latitante in virtù di chissà quale ragion di stato [e di quale stato, soprattutto], disattendendo ancora una volta la Costituzione che prevede che il graziato abbia scontato almeno una parte della pena come già era successo in occasione della grazia concessa a un diffamatore per mestiere.

E’ vero che gli italiani dimenticano, non per colpa loro ma di un’informazione che svicola, evita, tace.

Ad esempio, Silvia Baraldini ha dovuto scontare 23 anni nelle carceri americane, in condizioni fisiche precarie, da malata, prima di esser graziata.
Il sequestratore americano non ha scontato nemmeno mezz’ora di carcere, anzi, se ne stava bello tranquillo e coperto nella sua latitanza, ma questo non ha impedito a Napolitano di obbedire agli ordini di uno stato estero e di concedere una grazia che non gli spettava così come non sarebbe spettata nemmeno al diffamatore sallusti.

Quanto ancora dovremo pagare la sudditanza al vaticano e all’America? sempre, nei secoli dei secoli presenti e futuri?

Sette anni, e sentirli
Marco Travaglio, 7 aprile

Si avvicina il giorno dell’inventario dei danni fatti in questi sette anni da Giorgio Napolitano. Dalle firme apposte alla velocità della luce sulla peggiori leggi vergogna di B., in gran parte incostituzionali, ai continui moniti a ogni indagine giudiziaria che coinvolgesse il potere (Unipol-Antonveneta, Potenza, Why Not, Salerno-Catanzaro, Rai-Mediaset, lady Mastella, Rifiutopoli a Napoli, Ruby, trattativa Stato-mafia) contro il presunto “scontro fra politica e magistratura” che mettevano sullo stesso piano i politici aggressori e i pm aggrediti. Dalla riabilitazione di Craxi agli attacchi a Grillo proprio alla vigilia di tornate elettorali. Dal progressivo ampliamento progressivo dei poteri e
delle prerogative presidenziali, ben oltre i limiti della Costituzione, fino alla pretesa da monarca assoluto di non essere ascoltato neppure quando parla con un inquisito intercettato. Dalle interferenze nell’indagine palermitana sulla trattativa per conto di Mancino al recente, incredibile diktat ai magistrati (che han subito obbedito senza fiatare) di sospendere i processi a B. per marzo-aprile in nome di inesistenti impedimenti politico-istituzionali. E poi il salvataggio di B. nel novembre 2010 con il rinvio del voto di sfiducia a dopo la finanziaria (intanto quello comprava deputati un tanto al chilo). E il risalvataggio di B. nel dicembre 2011 con l’idea geniale del governo Monti al posto delle elezioni che avrebbero asfaltato il Caimano. E il rifiuto opposto ai 5Stelle di considerare un premier apartitico (ingenuamente non indicato dai grilli) per favorire l’inciucio Pd-Pdl, con “saggi” incorporati. E la gestione demenziale del caso dei due marò, ricevuti in pompa magna al Quirinale come eroi nazionali. E, dulcis in fundo, le grazie concesse ad Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi per aver pubblicato su Libero notizie false, mai smentite e gravemente diffamatorie contro un giudice torinese; e al colonnello americano della Nato Joseph Romano, condannato a 7 anni definitivi per il sequestro di Abu Omar e latitante dal 2007. Mai, prima d’ora, l’istituto della grazia era stato usato per sconfessare sentenze definitive appena pronunciate e salvare condannati che non avevano scontato un giorno di pena. A riprova del fatto che Napolitano è convinto di essere il capo della magistratura, legittimato a impartirle ordini e a raddrizzarne i verdetti se non collimano con i suoi capricci o con le pretese di un “alleato” che tratta l’Italia come il cortile di casa propria, dal Cermis ad Amanda Knox. Forse non tutti colgono lo scandalo di questa grazia. Romano è stato giudicato colpevole dalla Cassazione per aver rapito nel 2003 — insieme a 27 agenti Cia e con l’appoggio del Sismi del generale Pollari – l’imam di Milano e averlo poi imbarcato della base Nato di Aviano a quella di Ramstein, e di lì al Cairo, dove fu interrogato e torturato per mesi. Il sequestro — scrive la Cassazione – “venne realizzato per trasportare il prigioniero in uno Stato, l’Egitto, nel quale era ammesso l’interrogatorio sotto tortura, a cui Abu Omar fu effettivamente sottoposto”. E pazienza se “la tortura è bandita non solo dalla leggi europee”, ma anche da mezza dozzina di convenzioni Onu e Ue. Tutte regolarmente sottoscritte dall’Italia, tutte violate dai sequestratori italiani e americani di Abu Omar e dai governi italiani di destra e di sinistra, che dal 2006 a oggi proteggono questi delinquenti col segreto di Stato, con tre conflitti di attribuzioni contro i giudici alla Consulta e col blocco dei mandati di cattura disposti dai giudici per assicurarli finalmente alla giustizia.
Chissà che ne pensa la neopresidente della Camera Laura Boldrini, giustamente sensibile ai diritti umani, del sequestro e della grazia a un latitante che non ha scontato un giorno di galera e non rischiava neppure l’arresto. Si spera che al prossimo giro salga al Quirinale un custode della legalità e della Costituzione.

Per cominciare…

Volevo augurare un’ottima giornata al funzionario o impiegato non lo so  dell’Autorità garante nelle comunicazioni, più semplicemente detta AgCom che, non avendo nulla di meglio da fare né, evidentemente da controllare trova il tempo per venire a leggere un piccolo blog di periferia andando perfino a spulciare nell’archivio.

 

Sottotitolo: Quelli a cui i Monti sorridono. ” In Italia i dieci più facoltosi hanno quanto i 3 milioni più poveri.
Sono in dieci, si contano sulle dita delle due mani, ma da soli possiedono beni e capitali per circa 50 miliardi di euro, tanto quanto i tre milioni di italiani più poveri. Lo scalino sociale che divide il Paese non si abbassa, anzi la crisi in atto potrebbe rialzarlo: lo fa notare uno studio di Giovanni D´Alessio (Ricchezza e diseguaglianza in Italia) pubblicato dalla Banca d´Italia.”  (Luisa Grion – la Repubblica, 2 aprile)

www.ilfattoquotidiano.it

“Disoccupazione
giovanile al 31,9%
Record dal 2004”

Già: pare che nel fine settimana nessuno si sia dato fuoco né impiccato o altro, niente, è stato un week end all’insegna della noia, questo.

Quindi tutti gli anatemi circa il baratro sono tutte balle, le solite balle. C’è da dire che almeno a quelle di berlusconi eravamo preparati e anche rassegnati, erano cose che ascoltavamo talvolta con umana compassione. Queste no, queste fanno solo incazzare.

Scrive Enrico Bertolino sulla sua pagina di Facebook:  “in Italia i 10 più ricchi come 3 milioni di poveri. Ed ora occhio che i 3 milioni non trovino l’indirizzo dei 10, altrimenti la patrimoniale poi gliela  chiedono a modo loro. Avesse avuto gli stessi dati anche Robespierre forse la rivoluzione francese sarebbe iniziata prima.”

Essì, bei tempi quelli in cui al re cattivo si tagliava la testa, tolto il male, il pericolo, la tirannia, un popolo aveva la possibilità di tornare anche e solo semplicemente a sperare,  oggi no. Oggi la Rivoluzione si fa via web.

Ecco i 10 paperoni d’Italia che posseggono
quanto i tre milioni più poveri

Scommesse, arrestato Masiello
Nove partite nel mirino dei pm

Come scrivevo a proposito di De Pedis e cioè che se un assassino sepolto in una chiesa (e che nessuno riesce a togliere da lì) sarebbe (è) un buon motivo per disertare in massa chiese e religione cattolica anche queste faccende odiose che si ripetono a ritmi costanti lo sarebbero per disertare i campi di calcio e per smettere di arricchire le pay tv una volta e per tutte, giusto per dare un segnale di civiltà, ecco.
Il calcio è davvero un’ottima metafora della politica, in Italia: corrotti in ogni dove, gente che guadagna cifre astronomiche ma non si accontenta e vuole sempre di più, e per ottenerlo ruba, corrompe e si fa corrompere, vive oltre la legge finché può ma anche dopo, nonostante e malgrado i suoi reati (per informazioni citofonare Moggi).
Nel calcio, a differenza della politica semidittatoriale e che ci viene praticamente imposta così come i suoi referenti  la gente un po’ di voce in capitolo  ce l’ha, se non la sfrutta significa che va bene così, che le piace così.