Chi insulta ha sempre torto

Mauro Biani

“Tra l’avallare l’operato di una presidente della camera e augurarle uno stupro di massa, ci sono diverse sfumature, anche più di cinquanta, financo per coloro che hanno le suddette sfumature come unica lettura nell’ultima decade, e parlo della copertina, ovviamente.” Fabio

***

Che in Rete si debba dare la parola a tutti e che non si possa togliere a chi ne fa un uso improprio, sconsiderato e violento è una leggenda metropolitana. Perché in Rete valgono le stesse regole del quotidiano reale, come ha spiegato benissimo il professor Rodotà. E a nessuno penso fa piacere essere preso a sberle e sputi in faccia appena apre la porta di casa per uscire. Perché la sensazione che vive sulla pelle, e in modo nient’affatto virtuale l’insultat* sistematicamente, puntualmente, quello che io chiamo il bersaglio grosso è esattamente questa. A Grillo nessuno augura che sua moglie venga stuprata e che i suoi figli vengano picchiati, gli si muovono critiche sull’operato spesso sbagliato, su un linguaggio spesso esagerato, e su questi temi si dovrebbe limitare la critica, la replica. Non andare oltre diventando poi più grave e pesante di quello che si vuole sottolineare ed evidenziare. Oggi esistono tutti i mezzi e i sistemi per tutelare i propri spazi web, strano che chi ha fatto di un blog il centro nevralgico della sua azione politica non ne abbia trovato nemmeno uno.

Rispetto all’imbecillità  di chi pensa che si possano portare avanti delle istanze serie riempiendo pagine web e social network di insulti, molti dei quali pesantissimi, a carattere sessista, minacciosi, coi quali si augura la morte violenta a qualcuno, si  riempie di parole indecenti una donna che avrà pure tanti difetti ma insomma, non è che si possono ammazzare tutti quelli antipatici o che agiscono in contrasto al nostro sentire, non basta il rimprovero bonario, la dissociazione o, come si fa coi bambini estorcere la promessa di non farlo più. E invece di stare ore a ripetere i ritornelli difensivi su chi c’entra e chi non c’entra, perché qualcuno c’entra ed è proprio Grillo che ha sciolto i cani e non ha nessuna intenzione di rimetterli a cuccia, sarebbe meglio per chi sta dentro il movimento, impegnarsi da dentro. Il mio obiettivo è e resta quello di far capire che, sebbene con modalità diverse tollerare, appropriarsi di un’inciviltà anche verbale significa non lottare ma mettersi al fianco di chi più o meno direttamente ha motivato certe reazioni. E in momenti come questi bisogna usare tutto il nostro equilibrio. Non pensare che in fin dei conti la parola è poca cosa rispetto all’affronto. Sono la prima a riconoscere che fra un gesto violento e la parolaccia c’è una differenza, ma questo non vuol dire approvare chi fa un uso sbagliato, pessimo delle parole.

***

Nella mia bacheca di facebook ogni giorno discuto con qualcuno di quelli della critica tout court ai 5stelle, perché la critica pubblica, quali che siano le ragioni e il contesto in cui si fa bisogna che abbia delle basi concrete, altrimenti quelle critiche appaiono, come spesso sono, solo il pretesto per aprire polemiche, per rovesciare altri insulti, altre parole sbagliate, esagerate nella pubblica piazza della Rete. E siccome a me più della politica, di chi ha torto o ragione interessano le questioni di principio, che quando sono giuste devono valere anche per il mio peggior nemico, vorrei poter continuare a sostenere le cose che ritengo importanti senza dovermi sentire una complice di chi avalla e minimizza gli imbecilli che insultano e minacciano. Vorrei non dovermi pentire di essermi impegnata a restare coerente con le mie idee e non prendere mai le parti di nessuno ma di aver criticato solo quello che bisognava criticare. Di non aver interpretato come una mission contro questo o contro quello la mia presenza nei social network e nella Rete tutta.

Perché non è sbagliato dire che nei confronti dei 5stelle c’è stato un attacco arrivato da più fronti, soprattutto dall’informazione cosiddetta ufficiale, quella che dovrebbe permettere alla gente di potersi formare un’opinione il più possibile sana e riferita a fatti realmente accaduti ma che invece, data la sua non indipendenza dalla politica non può assolvere alla sua funzione ma deve, come si usa dire “attaccare l’asino dove vuole il padrone”.

Alla politica nel suo momento peggiore fa paura un movimento di gente estranea alla politica ma che finalmente parla con un linguaggio comprensibile e molte delle iniziative che si propone di rendere concrete sono quelle che la politica non ha mai affrontato. E siccome molte delle iniziative che i parlamentari 5stelle portano avanti sono giuste, una su tutte denunciare pubblicamente ciò che avviene in parlamento, sarebbe opportuno che si dissociassero dagli imbecilli anche quei sostenitori/elettori che coi delinquenti da tastiera non hanno niente a che fare. Che si emarginasse chi usa la Rete come un cesso pubblico.

E nemmeno è sbagliato dire che non sono stati Grillo e i 5stelle il motivo dell’innalzamento dei toni ma una situazione/condizione diventata nel tempo insostenibile, soprattutto per colpa di una politica scellerata che non ha mai risposto alle esigenze dei cittadini ma si è trasformata in quella macchina del potere citata da Enrico Berlinguer nella ormai leggendaria e purtroppo dimenticata intervista sulla questione morale. E lo ha fatto senza distinzioni fra destra, sinistra e centro.

Tutti i partiti, con modalità differenti ma uniti dal comune denominatore del mantenimento e della crescita del potere hanno fatto cose che noi cittadini non abbiamo gradito per il semplice motivo che ci hanno danneggiato. E non è sbagliato dire che in presenza di un’altra politica, seria e composta di gente seria in questo paese non ci sarebbero stati berlusconi [che non poteva proprio starci: per legge] né il movimento 5stelle in parlamento.

E non è sbagliato ricordare ciclicamente quali sono stati gli errori della politica.

MA

Tutto questo non giustifica nulla di quello che è avvenuto e avviene tutti i giorni fra le pagine di social media, siti on line dei quotidiani dove, in virtù di una presunta libertà di espressione c’è una stragrande quantità di persone che pensa che sia lecito trasformare la sua rabbia in violenza verso chi ritiene sia il responsabile del suo disagio, pensa che sia più costruttivo l’insulto che un’argomentazione pensata. Si convince, perché spalleggiata da altra gente, che l’insulto sistematico sia utile, che possa produrre chissà quale risultato positivo.

E non mi unisco al coro di chi pensa che  non si debba dare troppa importanza a quello che si scrive in Rete, che in fin dei conti che sarà mai, son parole e nei social network non bisogna prendersi troppo sul serio.

Io prendo TUTTO sul serio invece, a maggior ragione quando so di avere una responsabilità PROPRIO perché so che quello che scrivo sarà poi letto da altra gente che si farà poi un giudizio su di me prim’ancora che sulle cose che scrivo.

E a me non va  di essere accomunata all’imbecillità dilagante, quella che viene poi descritta da “autorevoli” opinionisti/giornalisti che criticano una cosa dimenticandosene altre diecimila, oppure quella che presta il fianco alla politica quando ogni tanto, ciclicamente s’inventa l’idea di di regole nuove che vogliono limitare la libertà di esprimersi nel web.

Perché poi in mezzo alla melma poi ci andiamo a finire tutti. Quando poi i giornaloni e le televisioni riportano le dichiarazioni indignate di quelli lì che fanno accordi col delinquente ma poi vengono a farci la morale e ce la impongono per legge non fanno il distinguo.

Parlano dei social network pieni solo di gente ignorante e pericolosa. Gente da fermare e impedire, e io non voglio essere impedita né fermata da questi imbecilli che pensano di essere bravi perché vengono a postare insulti in Rete. E gente più imbecille di loro pensa davvero che lo siano. Non mi va di essere associata a quelli che ritengo dei veri criminali che ogni giorno si connettono alla Rete scegliendosi il proprio bersaglio e su quello rovesciano la loro subumanità, inciviltà, andando a impiastrare pagine dove il fine non è discutere ma esclusivamente quello di unirsi in un’orda di barbari incivili che sono tutto il giorno e tutti i giorni a prendere di mira qualcuno, soprattutto una, in modo volgare, al limite – ma spesso anche oltre – della denuncia penale [che in qualche caso, anzi molti, sarebbe bene che arrivasse almeno qualcuno la pianta], pensando di fare qualcosa di utile o, peggio ancora divertente.

Perché questa non è più libertà: è violenza. 

 

Dibattiti à la carte

IL CESTO E LE MELE MARCE (Antonello Caporale)

LO STATO CHE TORTURA E UCCIDE LA RABBIA DI CHI GUARDA (Chiara Paolin)

***

Sottotitolo: a 24 ore dalla messa in onda di Presa Diretta sulle violenze di stato non si è aperto nessun dibattito sui media, a parte il solito Fatto Quotidiano. In compenso però sappiamo tutto quel che pensano gli autorevoli giornalistiopinionistiintellettuali de’ sinistra che si esprimono sui quotidiani de’ sinistra come Repubblica e Unità circa il loro grado di indignazione nei riguardi di chi dalla Rete ha espresso parole offensive su Pierluigi Bersani. Né tanto meno è giunta voce dal governo: nessuna richiesta di leggi speciali nei confronti dei violenti né un supermonito napolitano. Evidentemente per le istituzioni, per la politica e per l’informazione ordinaria, nel senso che si esprime su ordinazione, quello della violenza di stato non è un argomento, e,  se lo è, è meno grave e importante di qualche imbecille che esterna idiozie attraverso un computer a proposito dei quali ieri e ieri l’altro  dibattiti invece sono stati aperti un po’ ovunque. Pure troppi.

***

Oscar Wilde diceva che solo gli idioti non cambiano mai idea e aveva ragione. Perché la sua idea di cambiamento aveva come obiettivo il miglioramento, le idee si possono e si devono cambiare in base alla nostra evoluzione spirituale, culturale. Più s’impara e più il diametro della comprensione si allarga e permette di guardare alle cose con occhi diversi. Guai se oggi si pensassero le stesse cose di cento, mille, diecimila anni fa: la parola “progresso” non esisterebbe nemmeno. E il progresso è anche quello che permette di comunicare al mondo la scemenza come la cosa importante.

In Italia però c’è chi opera per farci esagerare, nell’arco di 24 ore costringe a considerare quel che si pensava fino a poco prima con un moto di stizza e la sensazione di essere stati presi in giro com’è avvenuto per la vicenda di Pierluigi Bersani e degli insulti in Rete. 

Dopo aver letto i giornali di ieri, i commenti di ieri, gente che esaltava perfino sallusti, un volgare diffamatore pregiudicato al servizio di un delinquente che a sua volta ha esaltato un assassino. non so se oggi scriverei le stesse cose che ho scritto in questi due giorni.  sallusti è lo stesso che disse che avevano fatto bene ad ammazzare Carlo Giuliani. Quanto dibattito c’è stato intorno a quella frase e a tutti gli insulti che ha ricevuto la famiglia di Carlo non solo in Rete ma anche dalle pagine dei quotidiani? ZERO. 

Eviterei non perché io abbia cambiato idea circa la questione del rispetto che andrebbe espresso ovunque, anche qui, semplicemente perché ho capito meglio che in certe situazioni, quando si veicolano pubblicamente dei pensieri qualsiasi ognuno poi può essere usato come un’arma contro. 

Perché come scrive benissimo oggi Travaglio l’intenzione dei propagandisti, dei servi e servetti di regime è quella di raggiungere l’obiettivo di reprimere qualsiasi dissenso, anche quello buono, finalizzato alle cose positive. 

E allora a gente così non si può né si deve dare nessun aiuto, nessuna collaborazione con chi pensa, dice e scrive assurdità, ingigantendo appositamente delle cose che invece basterebbe semplicemente ignorare per ridar loro la dimensione che si meritano, e lo fa per far credere all’opinione pubblica che esista un inventore in carne ed ossa delle teste di cazzo che invece sono sempre esistite e sempre esisteranno.  Se Grillo è un coglione che fa le liste dei giornalisti cattivi  lo sono molto di più quelli che gliele fanno fare. La calunnia, la presa per il culo quotidiana sono come l’insulto: non rientrano in nessun diritto alla libera opinione. Non esiste nessun diritto a scegliersi il bersaglio grosso e puntare sempre e sistematicamente addosso a quello. I corazzieri di regime si trovassero un altro gioco che questo ha scocciato e non da ora. Libera espressione un cazzo: quella contro Grillo e i 5stelle è propaganda e anche di quella pessima, strisciante, fatta da ribalte che non hanno nulla da temere ché tanto c’è sempre papà stato che finanzia.

***

Ma l’amore no
Marco Travaglio, 8 gennaio

Ci risiamo. Appena un politico si sente male, i soliti sciacalli che infestano il web si abbandonano a scene di esultanza, messaggi mortiferi, auspici jettatori. E ogni volta giornali e tv rilanciano i loro deliri, con articoloni di cronaca ed esegesi parola per parola, deplorando degrado, denunciando mandanti, impugnando estintori e predicando bon ton. Era accaduto con Bossi e Berlusconi, ora la scena si ripete con Bersani. Domanda: ma perché l’informazione rilancia e amplifica questa robaccia? Dov’è la notizia nel fatto che 60 milioni di italiani nascondono migliaia di teste di cazzo che augurano la morte a questo o a quel politico o a tutti?
Quando non c’era il web, c’erano le pareti dei cessi pubblici, ma nessun cronista li visitava giornalmente per annotare le scritte e riportarle in un articolo. Quando Radio Radicale apriva i microfoni senza filtro, era come spalancare una fossa biologica. Un altro sfogatoio di flatulenze verbali sono da sempre le curve degli stadi e le manifestazioni di piazza, dove il branco garantisce l’anonimato oggi assicurato dal nickname. Ma che c’entra il diritto e il dovere di cronaca con il tizio frustrato o incazzato che vuole morto Bossi o Berlusconi o Bersani o tutti? Delle due l’una: o chi amplifica questo fenomeno non si accorge di fare il gioco di questa gentaglia a caccia di visibilità, e allora è uno stupido; o se ne accorge benissimo, ma lo fa apposta per criminalizzare tutta l’area del dissenso, e allora è un mascalzone. Il sospetto è proprio questo: che tutta questa attenzione agli insulti in Rete serva a tutelare il potere costituito screditando le aree di critica e di opposizione più intransigenti. È ovvio che chi vuol morti i politici va a cercare audience e adepti sui social network più frequentati. E, siccome la tv e la grande stampa sono viste (perché lo sono) come i guardaspalle del potere, è giocoforza che ogni malcontento si sfoghi in Rete. Non a caso prima i girotondi, poi i movimenti “contro”, compreso il 5Stelle, trovando otturati tutti i canali d’accesso, siano nati e cresciuti nel web. E qui il sillogismo è facile quanto truffaldino: siccome chi non ci sta frequenta certi blog e certe pagine facebook, allora i mandanti delle frasi assassine sono i titolari di quei social network, solo perché non hanno il tempo o i mezzi per moderarli e depurarli all’istante. Grillo augura la morte politica ai partiti e al caravanserraglio di parassiti che ci ingrassano, poi si permette di non fare subito una dichiarazione d’amore a Bersani ricoverato? Eccolo lì il violento, il cattivo maestro, l’istigatore di chi vuol morto Bersani. Tant’è che Grillo, l’indomani, è costretto ad augurare precipitosamente pronta guarigione a un malato mai visto né conosciuto in vita sua, con cui molti parlamentari a 5Stelle, che invece lo conoscono, avevano già solidarizzato. Il tutto per non passare per il mandante dell’aneurisma. Ma davvero l’unico modo per dimostrare umanità e compassione è sfilare in passerella nei corridoi di un ospedale a favore di telecamera rilasciando dichiarazioni insulse con la faccia triste? Questa storia dei politici da amare è una follia ricattatoria introdotta dal berlusconismo (il Partito dell’Amore, che semina odio da 20 anni) e dilagata in tutta la politica, che deve finire. Ogni cittadino dev’essere libero di amare, odiare o ignorare i politici, senza che nessuno si senta autorizzato a chiedergliene conto. Invece questi signori, non contenti di ammorbarci con la loro pestilenziale presenza a reti ed edicole unificate da mane a sera, pretendono pure che li trattiamo come persone di famiglia, soffriamo quando stanno male e piangiamo ai loro funerali. Fermo restando l’elementare sentimento di umanità, che però vale per tutti, dovremmo tutti quanti rivendicare il sacrosanto diritto, se non all’odio, almeno all’indifferenza. Come l’anonimo cittadino che da tre giorni viene linciato dai commentatori dei giornaloni col ditino alzato per avere twittato una frase di genuino buon senso: “Anche mio nonno è stato in ospedale, ma non se n’è fregato nessuno”.