E se domani?

Gli studenti contestano Napolitano. E’ che sono indietro col programma, stanno ancora facendo le democrazie. (Franco S.)

Questa mattina Napolitano si è laureato ad honorem in relazioni internazionali. A 86 anni?!
Martone lo ha cancellato subito dagli amici di FaceBook. (Francesca Fornario – Un giorno da pecora, Radiodue)

La distanza della politica dal mondo reale. Mentre tanta gente non sa come sarà il suo domani più prossimo che può significare anche le 24 ore che separano dal pagamento di una bolletta per la quale non ci sono soldi  qualcuno pensa che sia questo il momento più giusto, ideale, per dare una laurea ad un signore di 86 anni che di quella laurea non sa che  farsene, non gli serve né gli cambia la vita.

L’Italia è piena di cerimonie inutili, di pagliacciate costosissime  di cui nessuno sentirebbe la mancanza se da domani, ma proprio domani, si smettesse di organizzarle per celebrare cose che non interessano più nessuno.

Una laurea la meriterebbe chi tutti i giorni deve inventarsi la vita, non per vivere ma spesso per sopravvivere.

Ma a questa gente non va mai il riconoscimento di nessuno: quello che fa il popolo attiene sempre e solo a quel dovere dei cittadini che vogliono mantenere integra la loro onestà. Di diritti manco a parlarne, quelli sono un lusso e un privilegio di chi li ha avuti tutti e adesso li vuole mantenere a tutti i costi. E per favore, nessuno parli di invidie sociali, perché se questo fosse un paese normale nessuno avrebbe l’esigenza di fare certi discorsi che per comodità vengono classificati come qualunquisti e populisti.

Il giorno dopo

Sottotitolo: Un governo che non sa garantire l’ordine e la sicurezza di una manifestazione autorizzata e pacifica nella propria capitale, che non sa prevedere e prevenire quello che tutti noi avevamo temuto, che permette a centinaia di professionisti dello sfascio di arrivare tranquillamente lungo il percorso annunciato della sfilata addirittura con “uniformi nere e maschere antigas” dovrebbe dimettersi, invece di tentare di strumentalizzare le operazioni di questi spaccavetrine.
(Vittorio Zucconi, 15 ottobre 2011)


Naturalmente per capire (e ammettere) quello che è successo ieri bisogna esserci come dire? portati. Quel tanto che basta  per non scendere al livello infimo dei servi di questo potere criminale. Bisognerebbe smetterla di pensare di vivere in un paese normale. Pensiamo a cosa starebbe succedendo in queste ore se Napolitano, anziché stigmatizzare i cattivoni delinquenti con osservazioni degne del peggior qualunquista ignorante avesse detto che la responsabilità di quel che è successo ieri, come dieci anni fa e come decine di altre volte è di un governo incapace, inadatto a gestire i grandi eventi e che per questo (e molte altre cose), deve andare a casa; perché negli altri paesi, quelli sì, normali, non è successo praticamente nulla. E che comunque, qualche vetrina rotta, qualche macchina bruciata non possono mai essere paragonate alla gravità di quel che succede quando ogni giorno ci sono diritti che vengono negati.

Se in un qualsiasi Paese al mondo dove ieri si sono svolte le manifestazioni degli indignados fosse successo la metà di quello che e’ successo ieri a Roma il governo di quel Paese sarebbe stato messo sotto accusa e il suo ministro degli Interni obbligato a dimettersi.

Qui, invece, è il governo a fare la vittima e, grazie a giornali e tv al servizio del premier, a fare il lavaggio del cervello agli italiani. E l’opposizione – come al solito – non sa approfittare della situazione. Anzi, batte in ritirata e , invece di richiedere a gran voce le dimissioni di Maroni, balbetta scuse e si affretta, tutta tremante, a dissociarsi dai delinquenti.

E quando è mai successo nel mondo che devono essere le opposizioni a doversi dissociare dalle violenze di una manifestazione? In un Paese normale dovrebbe essere il governo a doversi difendere dalle accuse delle opposizioni. Qui, nel Paese di Patonzia, avviene il contrario.

Quando ci sono state le rivolte nelle banlieues francesi i media hanno accusato il governo o le opposizioni? E quando è stata messa a ferro e fuoco la periferia di Londra è stato accusato Cameron di non saper gestire l’emergenza o le opposizioni?

Deve essere il governo a dimostrare che non c’è stata INCAPACITA’ nel gestire la situazione. O, fatto di gran lunga più grave, deve dimostrare – qualora le opposizioni lo mettessero con le spalle al muro con documenti video o fotografici – che non c’è stata CONNIVENZA.

Invece, da oggi assisteremo – chissà per quanti giorni – ad un’opposizione tremebonda e impaurita che si difende e a un governo che non esiste più nel Paese che attacca su tutti i fronti. Ecco cosa scrive “Il Giornale” oggi: «A settembre Di Pietro sentenziava: “Se Berlusconi non si dimette, ci scappa il morto”. Nelle scorse settimane tutto il centrosinistra ha sposato la battaglia degli indignados. Vendola: “La politica stia zitta e ascolti”. Ecco chi ha contribuito a scaldare gli animi dei giovani indignati». Quale migliore occasione per far dimenticare la maggioranza di 316 voti, la compravendita di deputati e senatori, l’art.1 del rendiconto finanziario, il processo breve e la legge-bavaglio?

E poi ci stupiamo ancora se il Maiale ci governa da vent’anni?

DUE ULTIME CONSIDERAZIONI
Prima considerazione. Anche ieri il Presidente Napolitano ha perso l’ennesima occasione per stare zitto. Ha parlato di “inammissibili violenze”. Una frase banale, buttata giù solo per il gusto di dire qualcosa. Immaginate, invece, una frase del tipo “inammissibili mancanze da parte di chi doveva vigilare” quali e quanti problemi avrebbe creato alla maggioranza di governo e, soprattutto, quale contributo avrebbe dato ad una giusta visione delle cose. Ma tant’è.
Seconda considerazione. Definirsi “indignados” e organizzare una manifestazione di quella portata senza avere un servizio d’ordine proprio equivale – in un Paese dove le teorie di COSSIGA hanno fatto scuola – ad andare incontro ad un “suicidio”. Che quello che è successo ieri a Roma serva da monito per il futuro. Non si può e non si deve giocare con la vita delle persone.

(G.Salerno)

Roma, 15 ottobre 2011: missione compiuta

Sottotitolo: Se fossi nei trombettieri del governo, andrei molto cauto nell’approfittare di questa catastrofe, come ha fatto puntualmente il solito TG1, seguito poi dallo stesso Berlusconi con un comunicato ridicolo e offensivo, nel quale esalta proprio quelle forze dell’ordine alle quali il decreto stabilità appena varato dal Consiglio dei Ministri ha tagliato 60 milioni di Euro. Un governo che non sa garantire l’ordine e la sicurezza di una manifestazione autorizzata e pacifica nella propria capitale, che non sa prevedere e prevenire quello che tutti noi avevamo temuto, che permette a centinaia di professionisti dello sfascio di arrivare tranquillamente lungo il percorso annunciato della sfilata addirittura con “uniformi nere e maschere antigas” come dice una trafelata inviata del TG1 che si crede di essere a Kabul, dovrebbe dimettersi, invece di tentare di strumentalizzare le operazioni di questi spaccavetrine. Soprattutto se nello stesso giorno in nessun’altra capitale del mondo – nessuna – dove si sono svolte manifestazioni simili è accaduto nulla di lontanamente simile. Come ha detto il corrispondente da Londra dello stesso TG1, Antonio Capranica, correttamente informando e involontariamente mettendo in stato d’accusa la città e il governo italiani, “Londra non si è fatta trovare impreparata”. Roma invece sì. Completamente impreparata, nella più benevola delle ipotesi. E Roma chi è, se non chi amministra la città e governa la nazione?

(Vittorio Zucconi)

 

Il metodo è sempre lo stesso, dal ’68 ad oggi le teste di cazzo che programmano certi  giochetti non hanno fatto nemmeno un corso di aggiornamento. Chi conosce un po’ la storia di questo paese ricorderà  le strategie di Cossiga: se una manifestazione è pacifica, bisogna farla diventare violenta (con ogni mezzo). Col risultato che tutti ricorderanno le violenze  di pochi e non le ragioni per le quali migliaia di persone   stavano manifestando. 

Sono mancati solo un estintore e il morto, mi pare che il copione sia stato rispettato in pieno. Ma questo può capitare solo in un paese senza memoria. Sentire quei luridi che parlano di rigore, di pene severissime, sentire alemanno, un ex picchiatore,  fascista, dire che oggi solo Roma si è distinta per gli atti violenti dopo che tutto il mondo ha già visto bruciare Parigi, Londra, la Grecia fa semplicemente vomitare.  I disordini di oggi hanno avuto la stessa regia di quelli del G8 di Genova: quelli che non lo capiscono né lo ammettono e parlano delle violenze dimenticando i motivi che oggi hanno portato milioni di persone nelle piazze di tutto il pianeta  sono solo dei miserabili.

Il Metodo Kossiga: si manda un pugno di persone (perfettamente addestrate all’uopo) a seminare distruzione in maniera scientificamente pre-programmata; quando il casino è al massimo, si manda la polizia a manganellare le persone che stanno manifestando pacificamente. E’ la stessa cosa che è successa a Genova nel 2001 al G8; era successa sei mesi prima a Napoli ed è successa centinaia di volte. Ed anche questa volta. Con la polizia che, con la scusa di colpire i black bloc, colpisce chi non c’entra. (Aldo Vincent)