Boia, deh! [esclamazione che rafforza i contenuti di una frase]

Sottotitolo: da oggi la Preside Boldrini non è solo la donna con una voce che andrebbe vietata – come minimo –  dall’Onu. È anche la presidente che ha usato per prima la ghigliottina vile e orrenda contro le opposizioni. Complimenti: del comunismo ha imparato unicamente il veterofemminismo caricaturale e l’intolleranza zdanovista per il dissenso. Proprio come Re Giorgio. Lei e i tre o quattro vendoliani rimasti hanno festeggiato cantando Bella ciao (poveri partigiani). A loro modo hanno fatto bene a festeggiare: hanno appena celebrato la fine definitiva del loro (già defunto) partito, regalando peraltro ulteriori voti a chi vorrebbero cancellare dalla scena politica.
Complimenti: alla preside, e a quei meravigliosi renziani che da una parte resuscitano il Caimano e dall’altra regalano soldi pubblici alle banche private. Fenomeni mica da ridere. [Andrea Scanzi]

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Al “vecchio fan della repressione sovietica a Budapest” sarà andato bene che ieri alla camera sia stata applicata una norma eccezionale [ricordo, voluta da violante], che ha di fatto dimostrato [manco fosse la prima volta] l’inutilità del parlamento? 
Laura Bodrini ha di fatto e nei fatti creato un precedente che potrebbe ritorcersi anche contro il suo stesso partito. 
Se un domani Sel volesse applicare l’ostruzionismo verso l’approvazione di una legge di cui non condivide i contenuti, pensa che non sia utile ma dannosa che farà la Boldrini, ghigliottinerà pure quelli di Sel? 
E, a margine, quando hanno mischiato nello stesso “pacco” il ddl su Bankitalia e la cancellazione della rata dell’IMU non si sono resi conto che le due cose insieme non ci azzeccavano o l’hanno fatto apposta?

Quando molti di noi dicevano già parecchi mesi fa che Laura Boldrini si era cucita perfettamente addosso il ruolo di appartenente alla casta in tanti ci rimproveravano, si offendevano per conto terzi. 
Su facebook non si poteva nemmeno nominare senza perdersi per strada manciate di persone.
Ora spero che l’abbiano vista tutti, la presidentessa super partes de’ sinistra. 
Quella che senza una minoranza parlamentare che l’ha sostenuta e le ha permesso di arrivare dov’è oggi sarebbe a fare altro, ma durante la seduta alla camera evidentemente è stata colta da una provvidenziale ed opportuna amnesia molto politica e poco, pochissimo democratica.
Anzi, facciamo per niente democratica che è meglio. Alla presidente della camera che nella discussione su quell’obbrobrio di legge elettorale pensata da berlusconi insieme a Renzi ha sostenuto, com’era ovvio, i piccoli partiti, è andato bene, va bene che le opposizioni in parlamento contino meno anzi per niente? Quando Lauretta si occupava di diritti umani stava a scherzà, vero? perché chi conosce quelli e li rispetta, dovrebbe fare altrettanto anche con quelli civili e democratici.

 E che dopo l’oltraggio alla democrazia avvenuto ieri alla camera qualcuno abbia intonato Bella ciao, infangando la Memoria di gente che è morta non per consentire di fare scempio della democrazia di uno stato repubblicano non offende nessuno? Tutto regolare? Nessuno, nell’informazione prova vergogna per aver montato uno, dieci, cento, mille casi dove non c’erano e aver lasciato libertà d’azione ai distruttori di quel che restava della democrazia?

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LUPO (M5S): “SCHIAFFEGGIATA DA QUESTORE MONTIANO”. LUI NEGA (FOTO E VIDEO)

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Roba da Chiodi – Marco Travaglio, 30 gennaio

Massima solidarietà ai lettori del Corriere , costretti a esercizi enigmistici sempre più complicati per decrittare titoli e articoli. Ieri chi riusciva a superare indenne l’altalena di notizie sulla legge elettorale (Renzi spinge, Berlusconi apre, Alfano chiude, Quagliariello frena, Brunetta stringe, Casini rompe in tutti i sensi, Verdini telefona, la Boschi sale al Colle, stop di Cuperlo, alt di Fassina chi?, la Pascale twitta, Dudù abbaia, Napolitano monita, Tizio alza la soglia, Caio abbassa il premio, Sempronio sfonda il tetto, insomma è accordo, anzi patto, magari asse, pardon contratto, senza contare che c’è sempre uno che “gela” e non si sa mai chi lo scongela), doveva risolvere il rebus del titolo di apertura, roba da far impallidire il più arduo dei Bartezzaghi: “Sì sull’Imu oppure si paga”. In che senso? Che vor dì? Stremato, il lettore gira pagina e s’imbatte in un’altra supercazzola: “Imu-Bankitalia a rischio caos. Corsa per salvare il decreto. Ostruzionismo M5S”. Il poveretto capisce che la maggioranza, sempre più virtuosa, vuol far pagare l’Imu a Bankitalia, ma i 5Stelle, i soliti irresponsabili, per misteriosi motivi si oppongono e si rischia il caos. Solo chi fosse munito di un microscopio elettronico, o avesse acquistato anche un giornale senza banchieri nel patto di sindacato, capirebbe di che si parla: una delle più incommensurabili porcate mai viste nella porcellosa storia della politica italiana, un regalo di 7,5 miliardi alle banche private con soldi di Bankitalia, cioè nostri. Siccome la maialata rischia di non passare inosservata a causa di quei rompipalle dei 5Stelle che osano financo fare opposizione, cosa mai vista dalla notte dei tempi, ecco l’idea geniale del governo: infilarla nello stesso decreto che cancella la seconda rata dell’Imu. Così chi si oppone ai Robin Hood alla rovescia che rubano ai contribuenti per dare alle banche può essere dipinto come un affamatore del popolo perché resuscita l’Imu. Per evitare il “rischio caos” bastava separare il decreto Imu dal decreto Bankitalia, come chiesto da Napolitano in svariati moniti, sulla scorta di innumerevoli sentenze della Consulta contro i decreti omnibus. Ma, quando si tratta di banche, nessuno fiata: destra e sinistra marciano compatte, precedute dalla contraerea dei giornali dei banchieri e dei partiti sottostanti. “Ostruzionismo M5S, può tornare la seconda rata Imu”, titola Repubblica . E persino l’Unità, un tempo organo della sinistra, fa la guardia ai caveau, con titoli truffaldini tipo “5Stelle, ostruzionismo sul decreto Imu” e “Barricate grilline: torna il rischio Imu”. Lo scandalo del secolo è il peone a 5 stelle che dà del “boia” a un vecchio fan della repressione sovietica a Budapest.

Tornando al povero lettore del Corriere , la via crucis non è finita. C’è un altro titolo-sciarada da decodificare a pag. 15: “Una debolezza quella ragazza in hotel. Ma non l’ho aiutata al concorso”. Intervista allo sgovernatore d’Abruzzo, Gianni Chiodi, inquisito per truffa, falso e peculato, per lo scandalo della giunta granturismo che gira l’Italia con amanti aviotrasportate e alloggiate a spese nostre: notizia rivelata dal Fatto e mai ripresa dal Corriere . Che ora la fa commentare all’interessato senza citarla né citarci (“la debolezza del Governatore è spuntata dalle carte”: così, spontaneamente). Il noto statista marsicano “sta soffrendo, la voce gli si incrina un paio di volte”, però “cita Terenzio e poi anche Gandhi cercando conforto nella letteratura”. La colpa naturalmente è dell’“ufficio regionale o della Ragioneria” che gli hanno rimborsato le spese della gentile accompagnatrice a sua insaputa. Come la segretaria di Cota con le mutande verdi. Ergo Chiodi è “amareggiato”: qualcuno (non si dice chi) ha fatto “pura macelleria: famiglie massacrate, carriere esposte al pubblico ludibrio, per un puro obiettivo politico: il 25 maggio in Abruzzo si vota”. E il direttore del Fatto , com’è noto, sarà candidato contro di lui. Ma questo il Corriere non può dirlo, perché il Fatto è innominabile. Un po’ come con lo scandalo De Girolamo: le notizie, o le dà il Corriere , oppure “spuntano”.

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Bravi, davvero – Alessandro Gilioli

È davvero notevole lo sforzo con cui il Pd, Forza Italia, Boldrini e Napolitano stanno trasportando verso il Movimento 5 Stelle anche gli italiani meno attratti da Grillo e Casaleggio.

In un solo giorno:

1. I listini bloccati.
2. Il salva Lega.
3. Le candidature multiple.
4. La soglia di sbarramento turca che impedisce di fatto in futuro qualsiasi gruppo parlamentare diverso da Pd, Forza Italia e satelliti, Lega e M5S.
5. Un regalo miliardario alle banche private.
6. Un trucco ignobile per mescolare questo regalo alle banche con l’Imu, che non c’entra niente.
7. Una tagliola mai usata nella storia repubblicana, che svilisce il Parlamento e porta verso il governo per decreto.

No, bravi, davvero.

Indovina chi è andato a cena

“Certe campagne, che si vorrebbero moralizzatrici, in realtà si rivelano nel loro fanatismo negatrici e distruttive della politica”. [Giorgio Napolitano, 8 aprile 2013] – Alla luce delle ultime dichiarazioni non penso che il presidente abbia cambiato idea, anzi, quindi secondo l’ottimo Napolitano tenersi in parlamento un corruttore concussore sfruttatore e la sua teppa, augurarsi la continuità di un governo composto anche da gente così renderebbe onore alla politica. Fare in modo di allontanarla, impedire che sia anche gente così a rappresentare il paese significherebbe danneggiare il buon nome della politica.

Sottotitolo: per chi pensa che la condanna di b. sia eccessiva.

Nemmeno per idea.

Chi non capisce che il ruolo politico obbliga a comportamenti moralmente, legalmente ed eticamente esatti e dovrebbe – anche se nei fatti poi non succede, non qui da noi almeno –   prevedere  pene maggiori per chi da politico commette dei reati forse non ha capito nulla di quello che è successo in Italia in questi due decenni, né ha capito la gravità di quello che ha commesso berlusconi nell’ambito dell’affaire Ruby e in generale nemmeno di chi è silvio berlusconi, considerati i suoi numerosi precedenti penali.

La concussione è un reato pesantissimo; bisognerebbe iniziare a togliersi dalla testa le mignotte, i festini, il bunga bunga e limitarsi a considerare l’abuso di un potere eccessivo [ecco perché bisognava fermarlo subito, prima, anzi, non bisognava proprio permettere che il suo potere aumentasse a dismisura offrendogli l’opportunità politica] come quello di silvio berlusconi. In un paese normale la carriera di berlusconi sarebbe terminata dopo il furto della Mondadori. Non sarebbe mai arrivata fino a qui. Il politico prima che giuridicamente va condannato moralmente, quello che qui non succede mai. Fra quelli che probabilmente verranno incriminati per falsa testimonianza c’è anche un viceministro di questo governo, e altri ministri facevano parte dell’orda dei barbari traditori che votarono “Ruby nipote di Mubarak”. berlusconi  ha una storia di ladrate, frequentazioni mafiose e corruzione che a una persona normale sarebbe costata l’emarginazione totale, mentre qui no. Si aspettano le sentenze per capire che un delinquente è effettivamente un delinquente, nel caso di specie non sono nemmeno sufficienti. Solo per questo il parlamento andrebbe chiuso per manifesta indegnità, altroché le fibrillazioni e la continuità di Napolitano.
Sette anni sono troppi? io gliene avrei dati come minimo il doppio.

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Mi chiedevo in quale altro paese potrebbe succedere che un condannato a sette anni di galera la sera successiva alla sentenza venga invitato a cena dal presidente del consiglio, ufficialmente per parlare di politica, non a casa sua ma a Palazzo Chigi.

Ce li vedo Cameron, la Merkel, Hollande, aprire la porta principale dei loro palazzi per cenare con uno che avesse fatto solo un quarto delle porcherie di berlusconi.

berlusconi non è giustificato solo da chi guadagna qualcosa o molto dalla sua presenza in politica, praticamente i tre quarti dell’arco costituzionale,  ma anche da un’ampia parte della cosiddetta società civile; quella che sfoltisce, minimizza o, nella migliore delle ipotesi fa finta di ignorare la gravità di quello che ha fatto berlusconi.

 Vorrei capire come si fa a pensare e dire che uno così abbia il diritto di essere ancora considerato parte delle istituzioni,  oppure, come detto anche dal costituzionalista Onida le questioni giudiziarie, legate a reati gravi e pesanti che riguardano berlusconi devono restare separate dalla politica.

In quale paese democratico e civile sarebbe possibile che a 24 ore da una condanna  per concussione un presidente del consiglio possa pensare di convocare l’imputato a palazzo per discutere dei fatti che riguardano un paese.

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Secondo l’esimio costituzionalista Onida, uno fra quelli che avevano dato ragione a Napolitano circa il conflitto di attribuzioni ma questo è solo un caso, siccome i reati di berlusconi sono stati contestati e giudicati solo adesso non è giusto che a farne le spese debba essere il pdl di adesso ma doveva essere il pdl di allora, dell’epoca dei fatti a suggerire, anzi “consigliare amichevolmente” a berlusconi di allontanarsi dalla politica. 

Mi piacerebbe sentire un parere di Zagrebelsky sullo stesso argomento, perché dubito che una faccenda così grave si possa liquidare in modo così semplice riducendola ad una questione di tempi. 
Da un costituzionalista, poi.
E mi piacerebbe sapere da che paese arriva il professor Onida, se ritiene possibile che silvio berlusconi avrebbe mai potuto accettare una proposta simile.
A me pare di sognare, perfino in Thailandia ci prendono per il culo.

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Napolitano deve smetterla di entrare a gamba tesa nelle dinamiche del parlamento.
Non è compito di un presidente della repubblica suggerire, orientare, intimare e ancorché intimidire.

Questo governo così com’è non ha più niente da dire né da dare, semmai fosse davvero nelle intenzioni del progetto delle larghe intese risolvere le urgenze del paese.

A ben guardare sembra proprio di no. 

E, francamente, pensare che le decisioni di un governo così malmesso, fatto di persone che [a parte i fedelissimi di b] non hanno nulla in comune fra loro debbano avvalersi del prezioso contributo di un condannato per concussione e sfruttamento della prostituzione non ci mette proprio ai primi posti nel mondo per prestigio e credibilità.
Sono diciotto anni che l’Italia fa figure di merda a livello planetario per colpa di berlusconi, Napolitano invece di parlare di “fibrillazioni” e “continuità” perché non lo difende un po’ questo paese, in concreto? o è capace solo di commuoversi quando all’estero dicono e scrivono che l’Italia è un paese in balia dei buffoni?  meglio che lo sia di un farabutto seriale?

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Il quarto mondo è qua. Ma guai a scontentare i capricci di Napolitano, il governo è suo e lo gestisce lui.

E io che mi ero pure spesa a favore della santanchè riconoscendole il diritto a non essere insultata in quanto donna così come dovrebbe essere, deve essere per tutte le donne.
Invece ho sbagliato, e non perché questo non sia un diritto ma perché è lei che lo rifiuta.
Una che accetta di prestare la sua immagine allo slogan “siamo tutti puttane” per sostenere la causa di un delinquente che delle donne ha un’idea rozza, una considerazione pari a meno dello zero, che pensa che basta pagare e che tutto si possa comprare un tot al chilo è solo un’istigatrice, una fomentatrice violenta che non merita alcun rispetto né tanto meno di essere difesa.
 Io non mi vergognerò mai per lei né per quelle e quelli come lei, mi disturba alquanto però l’idea di dover dividere con questi farabutti l’aria che respiro.
E chissà se si è sentita a suo agio in una manifestazione dove per esserci bisognava essere puttane al servizio dell’utilizzatore finale.

Centomila volte meglio, un milione di volte meglio le puttane vere, che non si vergognano di esserlo, non quelle che si spacciano per gran signore e poi il troiaio ce l’hanno in testa, che è molto peggio che avercelo fra le gambe.

 

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Gli olgettini

Marco Travaglio, 26 giugno

Mentre tutta la stampa mondiale si fa beffe dell’Italia, ancora nelle mani dopo vent’anni di un vecchio puttaniere che ne ha combinate più di Bertoldo in Francia, nessun quotidiano italiano — a parte un paio di eccezioni — commenta la condanna di Berlusconi a partire dai fatti che l’hanno originata. Che un presidente del Consiglio abbia minacciato una Questura, abusando del suo potere, ordinandole di violare la legge per rilasciare una prostituta minorenne senza documenti né fissa dimora fermata per furto, e che l’abbia fatto perché la ragazza tenesse la bocca chiusa sul monumentale giro di prostituzione anche minorile che gravitava nelle sue residenze, sono fatti che tutti conoscono ma che quasi nessuno scrive. Sono comportamenti puniti dal Codice penale, addirittura in base a leggi — nel caso della prostituzione minorile — approvate dal suo stesso governo, ma quasi nessuno lo dice. Fiumi di parole e d’inchiostro per buttarla in politica e parlare d’altro, cioè del nulla. Pigi Pigi non lo sa. L’orecchiante del Corriere della Sera è affranto per “la condanna rigidissima, addirittura superiore alle richieste dell’accusa” (se invece i giudici avessero aderito alle richieste dell’accusa, Battista li avrebbe accusati di “appiattirsi sui pm” e chiesto la separazione delle carriere; in ogni caso la pena massima per la concussione è 12 anni e per la prostituzione minorile è 3 anni, e B. per il primo reato ha avuto 6 anni e 1 anno per il secondo, quasi il minimo delle pene). Ma soprattutto perché i giudici “considerano il capo di uno schieramento che compartecipa in modo determinante al governo del Paese” come “il vertice di una ramificata banda dedita a reati moralmente spregevoli” (ma se il capo dello schieramento commette reati spregevoli che devono fare i giudici? Assolverlo solo perché compartecipa in modo determinante?). Poi, col pilota automatico, il Ballista ripete la giaculatoria della “spaccatura che da vent’anni spezza in due l’opinione pubblica italiana”, ora “ancora più profonda e irriducibile, fra chi considera B. “come una figura losca da gettare nel precipizio della vergogna e della non rispettabilità” e chi lo difende come “vittima di un accanimento politico-giudiziario senza precedenti”. Il compito di un giornalista sarebbe appunto quello di spiegare ai suoi lettori che non c’è bisogno della sentenza Ruby per sapere che B. è una figura losca da gettare nel precipizio eccetera, visto che altre sentenze definitive hanno già accertato la corruzione della Guardia di Finanza, del teste Mills e del giudice Metta, i fondi occulti a Craxi, i falsi in bilancio per 1.500 miliardi di lire, la falsa testimonianza sulla P2 e così via. Ma Battista fa un altro mestiere, dunque dopo vent’anni è ancora lì a chiedersi se il suo ex editore (quand’era vicedirettore di Panorama ) sia una brava persona o un mascalzone. Siccome poi non sa nulla di ciò che scrive, aggiunge il suo stupore perché 30 testimoni pagati dall’imputato vengono denunciati per falsa testimonianza prezzolata, quasi che B. fosse “il capo di una banda” e di una “rete di complicità omertosa”, mettendo addirittura “in discussione la legittimità morale del capo di un partito”. Il fatto che i giudici abbiano capito ciò che tutti sanno, e cioè che il capo di un partito è anche il capo di una banda e di una rete omertosa, non lo sfiora neppure. Altrimenti dovrebbe scegliere fra le due categorie che lui da sempre mette sullo stesso piano: “I cantori di una ‘guerra civile fredda’ che hanno trovato nella demonizzazione o nella santificazione di B. l’unico parametro dei loro giudizi politici”. Insomma, alla sua età, dovrebbe mettersi a informare: e non vi è proprio portato.

Idem, che in latino significa “lo stesso” [anche al femminile]

Quello che si evince perfettamente dalla vicenda delle tasse non pagate da Josefa Idem, delle irregolarità che riguardano la palestra dove il ministro viveva a sua insaputa fino a qualche giorno fa è che se nessuno se ne fosse accorto tutto sarebbe rimasto com’era.

Quindi una signora che ha fatto l’atleta, che dovrebbe conoscere e applicare la lealtà,  la disciplina morale meglio e di più di tanta altra gente, quella che almeno non offre la sua immagine a improbabili spot anti evasione [ma magari paga le sue tasse sempre e tutte] può, una volta intrapresa la carriera politica, farsi beffe di quella lealtà e andare davanti a dei giornalisti dicendo che non si dimette perché è onesta, ha vinto delle medaglie, ha partorito due figli e avendo avuto modo di “ravvedersi” non c’è ragione perché si dovrebbe dimettere.

Mentre, e invece, l’unico modo, quello eticamente perfetto di chiedere scusa per un politico e generalmente per chi svolge un lavoro di responsabilità che ha a che fare con la gestione della cosa pubblica è proprio e solo quello di chiedere sì scusa e dimettersi cinque secondi dopo.

 

Josefa Idem: ‘Non lascio, io onesta
Ex collega: lei assessore? Era certo

 IL MISTERO DELLA CASA-PALESTRA

 

La politica in questo paese rende semplicemente casta, con buona pace di chi ancora maledice Rizzo e Stella perché senza di loro non saremmo mai arrivati fino a qui, dicono gli stolti che considerano una colpa aver scoperchiato in modo definitivo la pentola delle indecenze politiche italiane.

 Con le medaglie della Idem non ci si pagano le rate del mutuo, quelle dell’ICI né le bollette, e mentre lei era impegnata a vincerle  tanti italiani, padri e madri come lei erano impegnati in  ben altre sfide, ad esempio quella di cercare di sopravvivere in un paese ridotto ai minimi termini e che sta morendo per colpa della disonestà politica.

Assurdo poi che a Josefa Idem sia stato messo a disposizione niente meno che palazzo Chigi per convocare la sua conferenza stampa con tanto di avvocato al seguito. 
Fino ad oggi le conferenze stampa con avvocati annessi le aveva fatte solo silvio berlusconi, che dati i suoi noti problemi con la giustizia per stare più sereno ha portato i suoi avvocati  direttamente in parlamento.
Mai si era visto un ministro utilizzare un palazzo delle istituzioni come il salotto di casa sua.
In questo paese si è perso completamente il senso delle cose e della loro importanza.

La signora abitava in una palestra, suo marito da un’altra parte ma non lo sapeva,  in tutto questo tempo non le è mai capitato di dare un’occhiata a un documento: come ho scritto in altre occasioni anche alle prese per il culo dovrebbe esserci un limite.

Il virus della “scajolizzazione” si è esteso in maniera impressionante fra i politici italiani ma  nessuno ha la benché minima intenzione di vaccinarsi nell’unico modo possibile,  cioè tornarsene nell’oblio della sua vita privata così come si fa in tutti i paesi normalmente civili, anche in Germania, terra d’origine del ministro Idem, nonostante lei abbia in modo menzognero e  indecente affermato il contrario: il suo è il paese dove il presidente della repubblica si è dimesso per aver detto una stronzata e un ministro  per aver copiato una tesi  da internet, per dire.

 

 

 Josefa Imu

Marco Travaglio, 23 giugno

Siccome molto opportunamente e molto tardivamente la ministra delle Pari Opportunità, Josefa Idem (Pd), ha parlato alla stampa (senza domande, però) sugli scandali che la vedono coinvolta per tasse non pagate e una palestra abusiva, è giusto esaminare con cura le sue parole prima di trarne le conclusioni. “Ero un’atleta, non ho studiato da commercialista. Ho delegato le questioni fiscali ed edili dando indicazione di fare tutto a regola d’arte”. Ma nessun contribuente ha studiato da commercialista, a parte i commercialisti. Se tutti i non commercialisti non pagassero le tasse staremmo freschi, o meglio ancor più freschi di quanto già non stiamo. 

E comunque l’ignoranza delle leggi non può valere per scusare chi le viola: l’evasore a sua insaputa non ha né deve avere alcuna attenuante. “Ho vinto 30 medaglie per l’Italia, ho partecipato a 8 Olimpiadi, ho fatto 2 figli, mi sono data alla politica per promuovere i diritti delle donne e difendere lo sport”. 

Con tutto il rispetto, chi se ne frega. Altrimenti chiunque abbia successo nel lavoro potrebbe dire altrettanto. Le medaglie non sono detraibili dal 740. “Non è vero che il ministro non ha pagato Ici e Imu — dice il suo avvocato-: c’è stato un ravvedimento operoso con l’Agenzia delle Entrate. Dunque le accuse sono inconsistenti e non c’è reato”. Ma il ravvedimento operoso lo fa chi non ha pagato le tasse, dunque le accuse sono consistenti. Può darsi che non ci sia reato,ma solo perché in Italia gli evasori, per finire nel penale, devono superare soglie altissime, quasi insuperabili. “Nei lavori edili – dice la Idem – ci sono stati irregolarità e ritardi”. Ma il problema della palestra “Jajo Gym” di Ravenna non è solo di lavori edili (abusivi, altrimenti perché la sanatoria?): spacciata per luogo di allenamento privato, la struttura ha agito per anni senza agibilità, non era segnalata alle autorità, eppure era aperta al pubblico, gestita da un’associazione sportiva con dipendenti (pagati come?) che raccoglieva soci e quote d’iscrizione, citata nella lista degl’impianti comunali. “Me ne scuso pubblicamente e sanerò quello che c’è da sanare. Come qualunque cittadino. Non sono infallibile, ma sono onesta e non permetto a nessuno di dubitarne”. Dipende dal concetto di onestà, piuttosto elastico in Italia. 

Non basta non commettere reati per essere onesti, anche perché non tutte le leggi prevedono sanzioni penali per chi le viola. E non è vero che “tutti i cittadini” siano costretti a sanare ex post, quando vengono beccati, le irregolarità commesse: c’è anche chi non ha nulla da sanare o chi non ha bisogno di finire sui giornali per correggere gli errori. La Idem, poi, non è un qualunque cittadino: è ministro di un governo che parla ogni giorno di Imu e tasse. Con che faccia Letta & C. parleranno d’ora in poi di fisco, lotta all’evasione e all’abusivismo edilizio, avendo in squadra una signora che ha confessato di aver violato la legge? “Non voglio darla vinta a questa montatura mediatica”. Ma i fatti, come confermano la Idem e il suo legale, sono tutti veri. E non c’è stata alcuna montatura mediatica. 

A parte il Fatto e Libero , primi quotidiani nazionali a rivelare la notizia mercoledì, la stampa di destra e di sinistra che veglia sul governo-inciucio l’ha tenuta bassa o addirittura l’ha nascosta (la solita Unità). “In Germania nessuno si sarebbe dimesso per una cosa simile”. In Germania s’è dimesso il presidente della Repubblica per una gaffe sull’Afghanistan e un ministro per aver copiato dal web parte della tesi di dottorato: figurarsi un ministro pizzicato per tasse non pagate e lavori abusivi. 

Lasci stare la sua Germania, ministra Idem. In Germania un ministro che dice “mi scuso e mi assumo tutte le responsabilità” si dimette un istante dopo. In Italia, un istante dopo, aggiunge: “Resto per non tradire i miei elettori e per il bene dell’Italia”. Da tedesca che era, la Idem è diventata una perfetta italiana alla velocità della luce. Roba da record. Anzi da medaglia d’oro. La trentunesima.

Ius Soli

Sottotitolo: la morte di Agnese Borsellino è un fatto molto più triste di quanto già lo sia la morte stessa. 

Perché senza diritti si muore ogni giorno anche mentre si vive. 
E sapere chi toglie la vita e perché, in modo violento, compiendo una strage ad una persona cara se questo fosse un paese civile rientra nel diritto di ognuno ad avere la propria quota di giustizia. 
E invece l’unica cosa certa è che – come al solito – ci saranno i soliti discorsi pieni di retorica e falsità, pronunciati proprio da chi avrebbe dovuto permettere che Agnese ottenesse quella giustizia, impegnarsi per farlo e invece le si è opposto in tutti i modi.

 La solidarietà e la partecipazione sono cose serie, da riservare solo alle persone serie e ai fatti importanti.

L’ingiustizia relativa alle stragi di mafia e non solo  è una ferita che non si dovrebbe mai rimarginare, affinché nessuno debba mai dimenticare che in questo paese non è possibile fare e ottenere giustizia.

Fabio Fazio e il domandone delle cento pistole: “e l’alleanza col Pdl?”
“Siamo in un frangente terribile e la richiesta del presidente della Repubblica non poteva trovare il Pd non pronto”.

Non so, a me pare che tutti insieme appassionatamente abbiano riacchiappato Napolitano sulla porta proprio per mettere fine alla relazione “clandestina”.
Che Napolitano, sebbene abbia toppato alla grande in decine di occasioni e tutte importantissime, fondamentali per il mantenimento di una democrazia almeno di facciata, che non facesse more solito sfigurare l’Italia rispetto alle democrazie civili di tutto il mondo, avrebbe fatto volentieri a meno di rendersi ridicolo dicendo che un altro mandato per lui sarebbe stato ridicolo per poi accettare quel mandato.
Ma per articolare un ragionamento del genere e far dire a Letta almeno una parte di verità ci sarebbe voluto un giornalista vero.

Capitolo IMU: non ci sarà nessun’abolizione ma solo una sospensione a tempo, quello necessario a berlusconi per presentarsi davanti agli italiani e dire di essere stato bravo a far togliere una tassa che lui e il suo governo avevano ideato e realizzato. 
Tanto potrà contare come sempre sulla stragrande maggioranza degli italiani che soffre di una strana forma di amnesia a compartimenti stagni: si ricorda delle cazzate con precisione scientifica ma le cose importanti le rimuove nello spazio di una partita di calcio, di una vacanza, del matrimonio della starlette in prossimità del viale del tramonto trasmesso in diretta tv, e aspettare che l’informazione faccia il suo dovere che sarebbe quello di ricordare le cose importanti agli italiani è una mera utopia. 
Basta leggere gli editoriali di Scalfari e dei suoi figliocci sparsi nelle redazioni di altri quotidiani “eccellenti” per capire il perché.

“Paghi solo chi ha di più”: ecco, su questo si potrebbe anche essere d’accordo, peccato che come per la patrimoniale non ci sarà nessuna intenzione di far tirare fuori i quattrini a chi ce l’ha, a chi ne ha troppi accumulati perlopiù in modo illegale, come al solito si preferirà andare a colpo sicuro togliendone ancora e ancora a chi ne ha meno, perché come diceva Ettore Petrolini “bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”.
E in Italia politici con caratteristiche da Robin Hood, quello che toglieva ai ricchi per dare ai poveri, che poi sarebbe la miglior politica socialista e l’unica risposta alla povertà dilagante non ce ne sono.
In compenso ne abbiamo tanti, a destra come a centrosinistra, che vestono benissimo i panni dello sceriffo di Nottingham senza provare vergogna né rimorsi.

Nominare la Kyenge ministro è stato come aprire un registro per l’autocertificazione delle teste di cazzo.

[spinoza.it]

Lega, Boso: “Sono razzista, Cecile Kyenge deve tornare in Congo”

“Scelta del cazzo, ha la faccia da casalinga”. Gli insulti di Borghezio al ministro Cècile Kyenge

“Sono razzista, non l’ho mai negato”.

La lega nord non sarebbe mai dovuta diventare una forza di governo.
La politica seria di un paese serio non avrebbe mai dovuto permettere ad un movimento secessionista, razzista, omofobo e che applicherebbe volentieri le teorie naziste se non avessimo una Costituzione ancora e per fortuna in grado di ripararci dal baratro definitivo.

Che poi è la stessa Costituzione sulla quale hanno giurato in passato anche appartenenti alla lega quando – grazie a quella politica che non l’ha mai circondata di un opportuno cordone sanitario così come si è fatto e si fa nei paesi normalmente civili: Chirac preferì perdere le elezioni piuttosto che allearsi coi nazisti di Le Pen – ha consentito addirittura ai sovversivi in camicia verde di poter accedere al ruolo di ministri.
Ministri della repubblica italiana ma che, come castelli andavano nelle piazze a cantare ritornelli sul genere di “chi non salta italiano è”.

Sovversivi che pensano di vivere in un paese che non c’è né ci sarà mai.

bossi, borghezio, calderoli, salvini e tutta l’orrida ciurma separatista e razzista, dunque eversiva, dovevano essere allontanati dalla società civile.
E invece quando bossi si dimise per cause di forza maggiore, dunque le solite ladrate,  potè contare sulla solidarietà di un sacco di gente, del fior fiore dell’italico giornalismo che offrì la spalla al “leone ferito”: il Winston Churchill delle lande brianzole al quale andava riconosciuto “l’onore delle armi”.
L’uscita, seppur virtuale del troglodita letta in chiave sentimentale, coi media che si sperticarono ad offrire ribalte, la Rai con Ballarò e l’Annunziata, la solita Repubblica e il solito Pigì Battista.

In nessun altro paese del mondo un partito di ladri, golpisti, secessionisti, xenofobi, razzisti, omofobi e fascisti avrebbe mai potuto trovare così tanto spazio mediatico, e nessun giornalista degno di questo aggettivo andrebbe, ancora oggi, a chiedere pareri a borghezio e all’ altro imbecille consentendogli di insultare il ministro nero.
Qui invece l’indegno postribolo non solo ha trovato il sostegno trasversale di tutta la politica, ma perfino un posto in parlamento.

Oltre il conato di vomito

 

Imu, Berlusconi paga i voti in contanti

L’ultima carta per la rimonta: “Se vinciamo vi restituiremo i soldi pagati sulla prima casa”
Ma i fatti smontano la ‘promessa choc’

IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI: MAI RISPETTATO (di Peter Gomez e Marco Travaglio)

INGROIA: “BERLUSCONI E’ UN BARZELLETTIERE E  BERSANI STA CON MONTI”

MONTI SFIDA B: “VENGA IN TV A SPIEGARE”. GRASSO: “SOLDI IN CAMBIO DI CONSENSO”

Sottotitolo: «lui racconta balle a ripetizione ché tanto gliele fanno dire quando e quante ne vuole, non è che che qualche volta, per sbaglio magari, gli chiudono la porta in faccia dicendogli “no, grazie, non ci serve niente” come si fa coi rappresentanti del Folletto. Quell’altro dice di voler ridurre le tasse che lui stesso medesimo ha aumentato e in più ricorda agli italiani che b non ha mai mantenuto le promesse dopo aver rivelato che però lui il voto glielo ha dato, ci aveva creduto, il volpino in loden, il terzo, il segretario del partitone del 40%  [menoquacchecosa] è intervenuto ma a bassa voce come da copione, ché l’avversario signora mia, non va demonizzato,  nella querelle “tassa sì tassa no, co’ ‘sta IMU che ce fò, la lasciamo a berlusconi per convincere i coglioni”…[poi dice una che vota Antonio].»

Preambolo: se berlusconi o il suo partito dovessero tornare alla guida del paese, la crisi economica del paese e quella dell’Europa potrebbe rapidamente ritornare.
[Washington Post]

Ma continuiamo pure a scandalizzarci quando la Magistratura entra “a gamba tesa” nell’agone politico ben sapendo che non è affatto così perché la Magistratura entra in tutti gli ambiti dove si commettono reati, e se i politici non vogliono che i giudici si occupino di loro basterebbe che loro la smettessero di delinquere, corrompere, mafiare, rubare.
Continuiamo pure a dire che l’avversario va sconfitto politicamente anche se si chiama silvio berlusconi e dunque non è un avversario né un politico ma un’anomalia tutta e solo italiana costruita a tavolino da una politica scellerata che poi non ha fatto nulla per rimediare all’errore.
Continuiamo pure a dire che è dietrologia, o peggio ancora demagogia ricordare alla gente che chi doveva rimediare all’errore ha invece contribuito al mantenimento in essere del politico silvio berlusconi concedendogli e permettendogli di fare quello che a nessun altro era stato concesso e quello che nessun altro politico si è mai permesso di fare: craxi se ne è andato a morire da latitante in terra straniera ma non ha mai sabotato leggi e Costituzione pro domo sua con la collaborazione viva e vibrante del parlamento e di chi, da presidente della repubblica di uno dei peggiori settennati che la storia di questo paese ci abbia consegnato non ha mai fatto nulla nel concreto per difendere quello che andava difeso e che proprio lui era chiamato a difendere e tutelare: un paese e la sua Costituzione.
Continuassero, i lor signori della cosiddetta opposizione a considerare silvio berlusconi un interlocutore col quale parlare, confrontarsi.
Continuassero pure i nostri grandi organi di informazione scritta e parlata, compresa la Rai, azienda di stato pagata coi soldi dei cittadini ad allietarci trasmettendo da mane a sera, a tutte le ore, in diretta e in differita le balle che un disonesto impostore racconta da quasi vent’anni, sempre le stesse, e che l’unico effetto che possono produrre è quello di pescare nell’eventuale quota di telerincoglioniti che ancora non si era lasciata abbindolare.
Perché [se questo fosse un paese normale] silvio berlusconi ora sarebbe in tutt’altre faccende affaccendato, sarebbe in riunione plenaria col suo esercito di avvocati cercando un modo per convincere i giudici di Milano che quelle accuse di sfruttamento della prostituzione minorile sono davvero falsità, che lui non pagava ragazzine per il suo sollazzo, che i suoi non erano baccanali organizzati da un vecchio erotomane con l’ossessione del sesso ma solo e davvero delle innocenti cene eleganti.

 

Patrimoniale una cippa

Tutti e due si sono sacrificati oltremodo per andare a occuparsi di politica; tutti e due hanno eserciti di gente che li rincorrono per strada implorandoli di “andare avanti”, di pensare al bene dell’Italia. Cioè il loro.
Tutti e due, è evidente, hanno il vizio della bugia unito ad un’incommensurabile faccia come il culo.

Nichi, adesso che profumo senti?

Il Piantagrane wordpress.com

Bersani cambia idea: no a patrimoniale
‘Non sono Robespierre. Rimodulare Imu’

Alla P di patrimoniale saltano tutti dalle sedie come se avessero incassato il peggiore degl’insulti.

Ora che lo facciano quelli che con una patrimoniale ben fatta ci rimetterebbero sicuramente qualcosa, altrimenti non sarebbero di centrodestra e non avrebbero sostenuto un malfattore per una ventina d’anni è anche comprensibile, che lo faccia il segretario del partitone del 40%, quello de’ sinistra, quello che in caso di vittoria alle elezioni andrà a fare nientemenoché il capo del governo non solo è preoccupante ma mi sembra anche una specie di promessa disattesa.

Sappiamo benissimo che Bersani in fatto di politica economica ha idee tutt’altro che morbide e di sinistra, detto questo si può almeno auspicare che metta almeno in pratica quell’uguaglianza, quell’equità e quella giustizia sociale di cui tanto abbiamo sentito parlare e niente più? voglio dire: se i super ricchi non li disturba nemmeno il centrosinistra chi lo dovrebbe fare?

Quella di tassare di più chi ha di più è una cosa talmente ovvia su cui non si dovrebbe nemmeno più discutere.

Ma che vuol dire la patrimoniale c’è già e si chiama IMU, che, come al solito a pagare siamo sempre i soliti stronzi, i soliti noi? ad uno che c’ha un reddito a sei zeri se gli togli qualche migliaio di euro l’anno non gli hai fatto niente, a chi ha di fronte a sé 20, 25 anni di mutuo il danno glielo fanno anche trecento euro in meno, per dire. 

Non l’ho mica scritta io la favoletta che il 10% degli italiani possiede più del 60% di un patrimonio che si potrebbe riequilibrare senza danneggiare chi, grazie a questo bel paese e alle leggi inique che nessun governo ha mai avuto il coraggio di eliminare ha avuto la possibilità di arricchirsi oltremodo. Bersani ha detto che non è Robespierre [e nemmeno Che Guevara e ci mancherebbe].

Si può almeno pretendere un comportamento e una politica in linea  con quelli di altri capi di stato e di governi europei, internazionali che pur non essendo Robespierre e Che Guevara hanno pensato che certi provvedimenti non fossero poi letti come una vendetta ispirata dall’invidia sociale ma semplicemente utili, necessari, in un momento così difficile per la maggior parte della gente?

Diciamo che una patrimoniale in un momento drammatico per tanta gente che non ha in mente di acquistare uno dei circa 700 superyacht che verranno venduti entro quest’anno sarebbe un bel modo di dimostrare un po’ di riconoscenza, ecco.

Destra, sinistra e zone limitrofe

‎”L’aumento della disoccupazione e le previsioni negative per il 2013 non sono un fallimento del governo Monti. Ci sono forze e tendenze di lungo periodo e noi paghiamo errori di lungo periodo”. [Elsa Fornero stamattina, intervistata da Radio Capital]

E siccome anche noi vi pagheremo per un lungo periodo, praticamente a vita, sarebbe gradito che ognuno si prendesse le sue responsabilità. Il ministro del lavoro del governissimo tecnico scelto e voluto da Re Giorgio I era lei, non io o qualcun altro.
E senza piangere, possibilmente.

Destra e sinistra non esistono più solo per chi ha in mente un certo tipo di politica.
Come dire? autoritaria oppure troppo debole.
Non esistono più per Monti che, come berlusconi pensa che il parlamento sia un intralcio, che un governo deve avere la possibilità di agire come vuole senza la seccatura di doversi sottoporre al giudizio dei parlamentari, senza il rischio che un progetto di legge venga reso nullo dalla votazione in parlamento.
Ma non esistono più nemmeno per Bersani che pensa di creare un fil rose, ché definirlo rouge sarebbe offensivo, con esponenti che nulla hanno a che fare col progressismo e il rinnovamento nella politica. Ma che soprattutto ha pensato che per un progetto politico riformista, progressista, innovatore, che metta al centro del dibattito quei diritti civili sempre e puntualmente ignorati, dai quali tutti scappano perché non sono opportuni, non c’è mai tempo, il paese non capisce e non è pronto, ma soprattutto non portano i voti degl’integralisti  cattolici che anche il piddì si tiene in casa fosse necessario il passo indietro verso il centro anziché molti in avanti verso una sinistra vera.
E’ decisamente troppo pretendere di avere una sinistra che rappresenti una parte consistente di cittadini che non ha come punti di riferimento papi e cardinali e non li cerca fra i capi di confindustria, i sindacalisti di destra e nei banchieri; una sinistra e basta e non, invece, una sinistra presunta timorosa di dio e del progresso. Piacerebbe a molti che, ad un mese dal voto si mettessero da parte questi ultimi vent’anni in cui avere un’opposizione e non averla sarebbe stata la stessa cosa, ma non si può fare: SENZA MEMORIA NON C’E’ FUTURO.

Montisti su Marte
Marco Travaglio, 8 gennaio

Con comodo, senza fretta, non appena avranno finito i giochi di prestigio per nascondere portaborse, inquisiti e impresentabili dietro le solite foglie di fico o nelle liste satellite, i partiti potrebbero comunicarci il loro illuminato parere (programma è una parola grossa) in materia di giustizia fiscale. Giunge infatti notizia che la più antica banca svizzera, la Wegelin di San Gallo, fondata nel
1741, chiude i battenti dopo che un suo azionista ha confessato alla Corte distrettuale di Manhattan di aver aiutato alcuni evasori Usa a evadere tasse per 1,2 miliardi di dollari. Condannata a una multa di 74 milioni, la Wegelin è fallita.
E ora rischiano grosso altre 12 banche elvetiche, fra cui i colossi Ubs e Credit Suisse.
Cose che capitano nella culla del capitalismo, dove i reati finanziari sono puniti come gli omicidi, essendo considerati più gravi perché fanno molte più vittime (milioni di contribuenti onesti e l’intero mercato).
Da noi le principali banche hanno evaso negli ultimi anni, col trucchetto dell'”abuso del diritto”, la bellezza di 2 miliardi.
E se la sono cavata con comode multe.
Il ministro Passera, così ricercato da Monti (ma anche dal Pd), è indagato perchè guidava Banca Intesa quando, secondo l’accusa, il gruppo frodava il fisco.
Nessuno rischia la galera, né la chiusura. Anzi, per due volte in un anno il governo Monti ha tentato il colpaccio di depenalizzare l’abuso del diritto.
Ora, la domanda ai nostri politici vecchi e “nuovi” è molto semplice: chi froda il fisco, falsifica i bilanci o comunque viola le regole dell’economia e della finanza deve finire in galera e chiudere bottega sì o no? Siccome tutti, a parole, dichiarano guerra all’evasione, ci dicano chi sono i prigionieri e poi li vadano a prendere. Sono questi concetti elementari e comprensibili che la gente perbene vorrebbe leggere nei programmi. Invece il dibattito elettorale (la dove c’è, dunque non nel Pdl e nella Lega) prosegue sempre più astratto, vaporoso, volatile.
Nel Partito Agenda l’unico problema è dove sistemare la Bad Company di Casini, tant’è che ieri la Stampa, con un titolo davvero soave, informava che “l’Udc proporrà i nomi meno indigesti per il Senato”, mentre gli immangiabili e gli indigeribili andranno alla Camera, luogo per stomaci forti.
A sinistra Vendola vuol mandare “i ricchi all’inferno” (con l’eccezione di don Verzé buonanima, i Marcegaglia e i Riva, si suppone), senza distinguere tra onesti e disonesti.
E naturalmente ce l’ha col “neoliberismo”, di cui vaneggiano anche gli Arancioni, senza spiegare dove sarebbero in Italia questi neoliberisti (negli ultimi anni avete mai visto una liberalizzazione? una privatizzazione? una legge contro i conflitti d’interessi? Un’antitrust?).
Ma il dibattito più stimolante è quello dentro e intorno al Pd. Dopo l’allarme di Polito El Drito, sconvolto dalla scoperta che la sinistra è di sinistra, bisogna — tenetevi forte — trovare degna sistemazione ai “montiani del Pd”, che lamentano di essere stati “esclusi deliberatamente”.
Qualcuno con la mente sgombra riderà a crepapelle: ma perché, nel Pd esistono dei “montiani”? E che ci fanno, visto che Monti si candida al Centro contro il Pd? Non potrebbero, essendo “montiani”, presentarsi in una delle tre liste pro Monti, come saggiamente ha fatto Ichino, visto che le primarie del Pd le ha vinte Bersani e Monti non era neppure candidato, e nemanco iscritto, e ha già fatto sapere che con Bersani premier non farebbe nemmeno il sottosegretario?
Che si direbbe se nel Pd sbucassero pure dei berlusconiani (dichiarati, s’intende) o dei maroniani che chiedono un posto al sole? Di questo passo, potrebbero perfino emergere i vendoliani per Monti, i bersaniani della Lega e gli ingroian-dipietristi del Pdl.
Anzi no, tutto si può dire del Cainano tranne che possa tollerare qualche amico dei giudici. Non vivo, almeno.

Stabilizziamoci tutti

Legge di stabilità, posta fiducia al Senato.

Sbloccati oltre 2 miliardi per il Tav

Ok della commissione Bilancio. Governo battuto sulla restituzione delle tasse alle vittime di calamità naturali. Slitta al 2014 il quoziente familiare per l’Irpef e anche le esenzioni per lo scaglione di reddito più basso. Allentate le misure anti gioco d’azzardo. Balduzzi: “Sconcertato”[Il Fatto Quotidiano]

Arrivano le sale da poker controllate direttamente dallo stato, ameni luoghi dove ci si potrà continuare a rovinare e ammalare più di quanto già accada grazie a lotto, lotterie, gratta e vinci, slot machine e tutta la varietà dei giochi d’azzardo che lo stato, da vero e buon padre di famiglia mette a disposizione dei cittadini, ma naturalmente “con moderazione e responsabilmente”.
1000 sale da poker in funzione della “crescita” [?] del paese e altri due miliardi destinati al progetto criminale di sventrare una montagna per far viaggiare più velocemente cosa non è dato sapere. 
Il tutto infilato dentro una legge chiamata “di stabilità”. 

Uno stato e i suoi governi che lucrano sulle debolezze della gente mettendo   a disposizione il gioco d’azzardo che ha mandato e manderà in rovina un sacco di gente mentre ti dicono che il fumo fa male ma te lo vendono, mentre ti dicono che puoi bere ma moderatamente, e ti vendono anche l’alccol somigliano più ad associazioni a delinquere. Lo stato smetta di essere il braccio armato di malattie e morte come hanno fatto gli stati in altri paesi dove le multinazionali del vizio sono PRIVATE e poi ognuno potrà chiedere tutti i risarcimenti che vuole.

Ma finché lo vende non può, con una mano dare, con l’altra togliere e farti pure la morale.

Un paese europeo, una democrazia occidentale, per essere moderno ma soprattutto stabile ha bisogno del Tav e di 1000 sale da poker. 

Le coscienze dei cattolici – democratici e non – non si scuotono quando c’è da votare certe porcherie come quelle inserite nella legge cosiddetta di stabilità.
Mentre invece sui diritti si può soprassedere, come anche sul far pagare le tasse allo stato estero che manteniamo al pari del nostro: quelli sì che turbano le profondità coscienziose di chi fa le leggi e di quelli che approvano poi quelle leggi.
Piccolo inciso: 23 miliardi è la cifra che si ricaverà dal pagamento dell’IMU e 23 miliardi sono la spesa annua, costante, miliardo più miliardo meno che si spende per il mantenimento del carrozzone delle forze armate.
Per dire.
Epurazioni democratiche
Marco Travaglio, 20 dicembre

Fermo restando che Grillo è la reincarnazione del Duce perché ha espulso due consiglieri comunali e uno regionale, e che Casaleggio è peggio della Gestapo per aver querelato un ragazzotto che l’accusa di volersi intascare i soldi dei finanziamenti pubblici che fra l’altro ancora non esistono, e premesso che tutto ciò che fa il Partito democratico è democratico a prescindere, anche perché il partito si chiama così, sorge spontaneo un piccolo dubbio. Noi apprezziamo molto la decisione del Pd di sottoporre alle primarie anche i suoi aspiranti candidati. Ma ieri La Stampa riferiva queste testuali parole dell’onorevole Stefano Esposito, strenuo difensore del Tav Torino-Lione, reduce da un pellegrinaggio a Parigi per sponsorizzare l’immortale opera pubblica destinata a soppiantare la Muraglia Cinese e la Piramide di Cheope: “Se il partito accoglie 
in lista Sandro Plano, io non solo non partecipo alle primarie, ma esco pure dal Pd”. Chi è Plano? È il presidente della comunità montana della Val Susa, esponente del Pd e fiero avversario del Tav. Per carità, sul Tav come su quasi tutto, ciascuno è libero di pensarla come crede (solo, dovrebbe spiegare a chi s’è appena svenato a pagare l’Imu sulla prima casa — ideata dal governo Berlusconi per il 2014 e anticipata dal governo Monti al 2013 anche con i voti del Pd per racimolare 3 miliardi l’anno — perché mai l’Italia dovrebbe buttare 10 o 20 miliardi per far arrivare le merci qualche minuto prima da Torino a Lione, il tutto nel 2030). Ma il punto è proprio questo: Esposito, in quanto parlamentare uscente, nonché esponente fra i più influenti del Pd in Piemonte, non dovrà raccogliere firme per candidarsi alle primarie per entrare nelle liste del Pd: Plano invece sì, infatti in Val Susa il popolo No Tav si sta attivando per dargli una mano. Lo spirito delle primarie dovrebbe essere proprio questo: far emergere dal mitico “territorio” le figure più rappresentative e, piaccia o non piaccia, Plano è uno dei personaggi più amati dalla gente valsusina proprio per la sua intransigente ostilità al Tav. Ma il Tav, per il Pd, come pure per il Pdl, per l’Udc e per tutti gli altri partiti di centro, di destra e di sinistra, è diventato un dogma di fede: come la Santissima Trinità e l’Immacolata Concezione per la Chiesa. Chi esprime dubbi o contrarietà diventa un paria, un appestato: uno non solo da non candidare, ma addirittura da escludere dalle primarie. Democratiche, s’intende. Del resto, in zona, c’è il caso molto democratico di Avigliana, primo comune della Bassa Valsusa, nonché patria di Piero Fassino: alle ultime elezioni comunali il Pd si sciolse in un listone civico Pro-Tav con Pdl e Udc per combattere i suoi dirigenti contrari all’opera, candidati in una lista civica con Idv, Sel e 5Stelle. Purtroppo gli elettori punirono l’ammucchiata fassinian-casinian-berlusconiana e premiarono i No-Tav. Risultato: la Commissione di Garanzia del Pd, molto democraticamente, espulse i tre suoi eletti nella lista vincente per eresia dal dogma Calce & Martello (sanzione mai inflitta neppure a Penati). Cioè: la minoranza espulse la maggioranza. Se quelle di Grillo sono epurazioni, queste come si chiamano? Eppure nella Carta d’Intenti del Pd la parola Tav non è mai citata, mentre si legge che “per noi sanità, istruzione, sicurezza, ambiente sono beni indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti. Sono beni comuni — di tutti e di ciascuno — e definiscono il grado di civiltà e democrazia del Paese”. Sarà un caso, ma tra i fortunati ammessi nel listino bloccato di Bersani — per sottrarli molto democraticamente alle primarie e candidarli anche se non li vuole nessuno — non figurano i tre parlamentari ambientalisti del Pd: Realacci, Ferrante e Della Seta (quello entrato nel mirino dell’Ilva perché “rompe i coglioni”, tant’è che Riva scrisse a Bersani perché lo facesse smettere). Sono tutti e tre renziani, curiosamente.

“Mediaset è una grande risorsa degli italiani” [cit. Massimo D’Alema]

Sottotitolo: AFGHANISTAN:  esplode mina anticarro, morte 10 bambine. [Pare non sia stata colpa dei gay] Rita Pani #vergognasulpapa

B. e la domenica bestiale a Canale 5
Poi il nuovo annuncio: aboliremo l’Imu

Silvio Berlusconi fa irruzione nel pomeriggio televisivo di Canale 5 per tenere un monologo durato un’ora e venti minuti davanti a Barbara D’Urso

Il Cavaliere, ospite di Barbara D’Urso a Domenica Live, ha parlato a tutto campo: dalla politica all’economia, dalla giustizia al Milan passando per l’ufficializzazione del suo fidanzamento con la 28enne Francesca Pascale. Un monologo quasi ininterrotto di oltre un’ora.

Ma la maggior parte delle frasi pronunciate da Berlusconi si erano già sentite durante l’intervento di mercoledì scorso alla presentazione romana del libro di Bruno Vespa, quando il Cavaliere fornì – fra l’altro – 5 diverse versioni sulla sua possibile candidatura. [Il Fatto Quotidiano]

Stamattina sono stracontenta.
berlusconi nelle televisioni, pubblica e privata ci si deve proprio accampare, da qui fino alle eventuali e ipotetiche prossime elezioni. Sarà un godimento assoluto per me leggere in Rete e sui giornali i suoi deliri, le sue promesse sempre quelle,  le sue balle sempre quelle, la sua paura dei comunisti cinesi sempre quella, il suo terrore – sempre quello –  che l’Italia venga sequestrata da un governo di sinistra che non c’è da decenni e in Italia non ci sarà più in secula seculorum e poi di rimbalzo leggere le lagne di chi si lamenterà che berlusconi occupa le televisioni, che il suo potere mediatico è esagerato, eccessivo, smisurato.

Mi sentirò piacevolmente euforica nel considerare che quelli che si sono lamentati, si lamentano e si lamenteranno sono gli stessi che hanno pensato che in questo paese una legge sul conflitto di interessi non fosse necessaria, e hanno fatto l’impossibile e l’inenarrabile affinché in Italia non ci fosse quella legge, nonostante avessero fatto in precedenza l’impossibile e l’inenarrabile affinché un impostore abusivo  potesse coronare il suo sogno di “scendere in campo” per il bene del paese e cioè il suo.
Riassunto:

Povero silvio…e pensare che quando scese in politica, anzi, in campo, per il bene degli italiani dunque il suo, per salvare il paese che ama [ma qualche volta è anche di merda: dipende dalle esigenze, le sue, naturalmente], le sue aziende erano al fallimento, e se non avesse fatto il grande passo per il bene di noi tutti e cioè il suo, a quest’ora forse sarebbe a fare la fame ma più probabilmente sarebbe andato a finire in galera come confessò purtroppo non ai giudici ma ad Enzo Biagi in un’intervista.

In un paese normale una persona che avesse lo stesso curriculum penale/giudiziario di  berlusconi sarebbe a marcire in una galera da almeno vent’anni, dimenticato da tutti, e quei pochi che si ricorderebbero di lui lo farebbero con un moto di repulsione, chiedendosi ogni giorno come è stato possibile permettere ad un uomo solo di stravolgere e deformare un paese a sua immagine e somiglianza e a chi è convenuto tutto questo; orrore, repulsione e schifo verso tutta quella gente che MAI si è opposta seriamente e per il bene dello stato alle azioni di un delinquente, un impostore, un abusivo della politica, dopo, quando avrebbe dovuto come minimo tentare di porre rimedio al danno compiuto, evitabilissimo se si fossero rispettate le leggi che c’erano, né,  prima, quando non gli ha impedito di poter occupare un posto che non gli spettava per legge, anzi lo ha favorito confezionandone una, la bicamerale,  su misura per lui:  la prima di una lunga serie. 

Un’azione politica di contrasto  forte  e seria che in Italia non c’è mai stata e che sarebbe bastato suggellare con una semplicissima legge sul conflitto di interessi ma che però non è mai interessato a nessuno fare probabilmente, anzi sicuramente perché più che i conflitti sono gl’interessi a riguardare un po’ tutta la politica e la dirigenza “alta” di questo paese: non solo berlusconi. 

Il Pd di oggi e il cosiddetto centrosinistra di ieri e ieri l’altro – da quando b., è “sceso in campo” – sono stati la migliore assicurazione sulla vita di berlusconi.

Perché il centrosinistra quando è al governo e ogni volta che, per sbaglio, torna al governo non cancella non modifica né corregge tutte le leggi vergogna fatte su misura per il capobanda e l’associazione  che lo appoggia.

E spesso se ne è reso più che complice mettendo la sua faccia davanti ad altre leggi vergognose [necessarie per gli italiani e cioè solo per berlusconi e i suoi amichetti di merende] vedi quella sull’indulto voluta da Mastella  ma fatta apposta per far scontare a previti solo quattro giorni di detenzione rispetto ai sei  anni che gli spettavano, quando era ministro col governo di Prodi.

Perché il centrosinistra non ha mai fatto una legge seria sul conflitto di interessi  [come c’è in tutti paesi mediamente civili dove la distinzione fra controllori e controllati non c’è bisogno nemmeno di stabilirla per legge perché i controllati non vanno a fare i controllori] anche quando avrebbe potuto, anzi, non dimentichiamoci di D’Alema e della sua frase ormai passata alla storia: “Mediaset è una grande risorsa per il paese” e nemmeno di Violante quando confessò in Parlamento che c’erano stati accordi [quelli che cdx e csx sono abituati a fare con le mani sotto al tavolo] già nel 1994 per garantire a berlusconi e a Letta che “le televisioni non sarebbero mai state toccate” [e infatti nessuno lo ha mai fatto: quando si dice mantenere le promesse] e tenne a precisare, forse vantandosene anche, che durante il governo di csx il fatturato di Mediaset lievitò di ben 25 volte. E fu sempre D’Alema che, durante il suo governo nel 1999, fece approvare una legge a favore delle Tv di berlusconi facendogli pagare solo l’uno per cento dei ricavi per le concessioni televisive.Che poi è lo stesso D’Alema che legittimò, nonostante ci fosse e c’è una legge che impedisce ai possessori di media e mezzi di comunicazione di intraprendere carriere politiche, la figura politica di berlusconi con la famosa e, secondo il geniale statista del Tavoliere, necessaria, bicamerale.Ed è stato sempre il centrosinistra a resuscitare berlusconi ogni volta che lui – da se stesso medesimo – ha fatto il possibile ma soprattutto quell’impossibile che gli è sempre riuscito a meraviglia, per suicidarsi politicamente.

L’ultima cosa che ha fatto berlusconi da presidente del consiglio prima di dare  dimissioni virtuali per il bene del paese e cioè il suo è stata riunirsi coi figli, il socio in affari e malaffari Confalonieri e Ghedini per escogitare il piano che avrebbe ridotto le inevitabili conseguenze sulla “robba”, la sua, ecco, questo chiarisce bene il concetto di “conflitto di interessi”.

Purtroppo però in Italia i conflitti non riguardano solo berlusconi né tantomeno, come ci raccontano le cronache giudiziarie tutti i giorni,  gli interessi, dunque non è convenuto né conviene a nessuno risolvere l’anomalia berlusconi in Italia.

Meglio lamentarsi poi dell’occupazione delle tv, della disparità di mezzi in campagna elettorale, di un  paese destabilizzato e rincoglionito dalle tv, vaneggiare e delirare che berlusconi vince le elezioni perché ha i giornali e le tivvù e poi non fare un cazzo per togliergli i giornali e le tivvù:  nessuno in tutti questi anni lo ha mai obbligato a fare una scelta fra la politica e l’imprenditoria visto che le due cose in un paese civile e democratico non possono coincidere, il controllato non può fare il controllore; ed è  inutile oggi ricadere di nuovo dal pero perché berlusconi in vista delle elezioni fa l’unica cosa che sa fare e cioè berlusconi.

Per permettere a berlusconi di entrare in parlamento E’ STATA VIOLATA LA LEGGE,  quell’articolo della Costituzione che impedisce ai possessori di media di poter intraprendere carriere politiche, e a farlo è stata PROPRIO  la politica, quelle istituzioni che invece avrebbero dovuto garantire per tutti gli italiani, non per uno solo come invece hanno continuato a fare in questi ultimi vent’anni consentendogli TUTTO,  soprattutto di fregarsene di leggi e regole, di potersi riparare dietro l’immunità per mezzo di leggi fatte su misura per lui rendendolo inattaccabile e impunibile.

Senza una legge sul conflitto di interessi è inutile mantenere l’esercito di finti controllori che paghiamo tutti, tipo l’antitrust, tipo l’agcom, che dovrebbero essere istituzioni “terze” ma  nulla fanno se non glielo ordina la politica perché chi le compone è scelto dalla politica, di destra, di centro e di sinistra.

In un paese NORMALE è altrettanto NORMALE che si regoli il mercato televisivo e delle comunicazioni non permettendo ad una persona sola di prendere possesso di troppa roba, così come è altrettanto NORMALE che non si conceda l’ascesa politica ai possessori di media e TV, specialmente poi se lo dice anche la legge. 

In un paese NORMALE. Appunto. 

Vergogne senza fine. E sono tutte italiane.

Le tasse sono bellissime

Le tasse sono bellissime, sì.
Aveva ragione Padoa Schioppa quando lo disse attirando su di sé le antipatie di mezza Italia.

 Sono bellissime se le pagano tutti, sono bellissime se le pagano tutti in relazione ai loro guadagni, sono bellissime quando lo stato non si trasforma in socio occulto pretendendo la metà e oltre dei guadagni della gente ma non lavorando come invece lavora la gente. Sono bellissime quando lo stato controlla realmente che le tasse vengano pagate in relazione ai redditi.

Sono bellissime quando poi tornano sottoforma di servizi, istruzione, cultura, sanità, assistenza ai disabili, quando vengono investite per la sicurezza sul lavoro, nella ristrutturazione degli edifici pubblici che cadono in pezzi ammazzando ragazzini seduti ai banchi di scuola. Quando, invece di spendere i soldi di tutti per  un inutilissimo e dannoso  buco in una montagna vengono utilizzate per le nuove tecnologie, per la ricerca scientifica, per il PROGRESSO.
Quando invece non sono niente di tutto questo, quando lo stato prende ma poi non restituisce, quando lo stato va a prendersi i soldi da chi li ha sempre dati ed è da quella gente che ne vuole sempre di più invece di pretenderli da chi ne ha tanti, troppi, accumulati spesso proprio grazie all’evasione  non sono bellissime per niente: sono un furto, l’ennesimo furto compiuto dallo stato ai danni dei cittadini. 
Se questo stato fosse stato gestito in modo serio nessuno avrebbe creduto alle balle del delinquente zippato, nessuno crederebbe infatti che senza tasse è meglio, e invece dei voti  avrebbe preso solo le pernacchie che si merita.

Invece, solo due mesi fa Enrico Letta [il nipote dello zio, nonché vicesegretario del PD] si augurava il ritorno di b, disse che il popolo della libertà è meglio del Movimento cinque stelle.

Quindi uno sicuro “zu’ silvio” lo fa contento, questo forse serve a spiegare, a ricordare, a fare chiarezza agl’insipienti, agli smemorati e a quelli che pensano che bisogna essere dei perfetti coglioni per ridare fiducia al piazzista coi tacchi:  perché se non guardiamo chi c’è all’opposizione non capiremo mai  perché è impossibile liberarsi della metastasi che affligge l’Italia da tre lustri più due o tre anni.

Berlusconi: “Giù la pressione fiscale”.

Ma da premier diceva: “E’ impossibile”

Il ritorno in campo del Cavaliere mostra la strategia che seguirà da qui alle elezioni: far dimenticare che fino ad appena dieci mesi fa al governo c’era lui. Ora torna a promettere l’abbassamento delle tasse, ma a maggio dell’anno scorso diceva che in tempo di crisi non si poteva fare. Poi si scaglia contro l’Imu, votata in parlamento anche dal Pdl.

Berlusconi promuove Renzi, il suo figlioccio adottivo, quello al quale disse in quel di HardCore: “tu mi somigli” e boccia Grillo in quanto “comico”. Lui sì che se ne intende. Ma il figlio ingrato ha detto che in caso di vittoria del PD berlusconi sarà il primo ad essere rottamato.

Io, l’ho scritto tante volte e ovunque non faccio il tifo per nessuno, che sia di destra di centro o di sinistra, non ho votato per il Movimento e quindi i miei giudizi sono assolutamente al di sopra delle parti.

Ma se  il Movimento prenderà i voti quando in un ipotetico futuro ci permetteranno di tornare a votare è giusto che vada in parlamento come TUTTI i partiti che prendono i voti della gente, e  mi va benissimo che in parlamento ci sia chi può svolgere anche e solo la funzione di sentinella del potere finché il potere sarà quello che è.

Poi possiamo parlare mille anni sui loro metodi, sistemi, su chi e cosa li ispira: sempre meglio Casaleggio di licio gelli e la P2, di  dell’utri e cosa nostra, comunque.

Credo.

Secondo me.