La sostanza non cambia

             

TIME
Personaggio dell’anno:
I MANIFESTANTI

La chiesa corre in soccorso dei più deboli lanciando moniti allo stato, offrendosi di aiutare i poveri con le Caritas, chiedendo, e ottenendo, dunque è molto più di una richiesta, verrebbe da dire che è una pretesa alla quale tutti i governi s’inchinano a destra come a sinistra, di non pagare l’ICI sui suoi immobili.
Sulle bancarelle di tutti i mercati, non solo quelli entro e nei pressi dello stato vaticano, si possono trovare, insieme ad altra oggettistica sacra, dei graziosissimi rosari alla modica cifra di 20 euro (quarantamila ex lire).
Da un’inchiesta di Repubblica pare che i rosari che si vendono siano prodotti in Albania a 7 centesimi al pezzo per poi essere rivenduti in Italia a 20 euro. Forse non tutti sanno che le donne albanesi apparentate ad assassini e criminali sono soggette alla legge del kanun che le costringe, per non essere oggetto di vendetta, a vivere forzatamente in casa. Ecco dunque l’idea geniale della multinazionale vaticana: dall’Italia arriva la materia prima che loro confezionano per 7 centesimi. Tanto devono stare a casa, che problema c’è? Ma non parliamo di sfruttamento, mi raccomando.

Ieri è stato il primo anniversario dello “scilipoti day”. Se non avessero dato la proroga al liftato zippato e la conseguente possibilità di aprire la campagna acquisti, se Napolitano non si fosse intenerito (come in altre occasioni ha fatto, per il nostro bene, si capisce), alla manovra sanguinolenta di Monti and friends non ci saremmo neppure arrivati. Giusto per non dimenticare le cose importanti.

La battuta più azzeccata sull’operato di Monti l’ha fatta incredibilmente l’ex ministro azzannapolpacci Maroni: “per una manovra così bastava il ragionier Fantozzi”. Purtroppo noi siamo gente semplice e non ci arriviamo, non capiamo che nella vita studiare serve, anche, in certi casi soprattutto, ad imparare come fottere meglio, però con tanto stile. Sobrio, naturalmente. Ché se l’avesse fatta berlusconi una cosa del genere non lo so mica che sarebbe successo.

Monti, invece di dire al governo di berlusconi “perché queste cose non le avete fatte voi” avrebbe dovuto dire: “io faccio così, vostra e dell’opposizione sarà poi la responsabilità di votare o no una manovra davvero equa e giusta, che non vada ad appesantire dove non ce n’è bisogno ma che tenga davvero in considerazione il concetto sacrosanto, socialmente e civilmente giusto che chi ha di più deve dare di più”.
Mettere maggioranza e opposizione davanti alla scelta di salvare davvero il paese o farlo affondare definitivamente. Con tutte le conseguenze elettorali che questa scelta avrebbe comportato, perché prima o poi a votare ci dobbiamo tornare, e speriamo allora  che nessuno si dimentichi di niente ma, soprattutto, di nessuno.

L’avevo scritto due settimane fa, il 1 dicembre per la precisione: se la soluzione alla crisi consiste nel furto, la rapina, la sottrazione indebita, lo scippo, aumentare e aggiungere tasse, riaumentare benzina e sigarette per la miliardesima volta non serviva mica Monti, bastavano anche quelli di prima che almeno avevano già le physique du rôle adatto. Ché un ladro almeno non dice: ti sto rapinando per il tuo bene perché sa benissimo che lo sta facendo per il suo.

Singolare poi che uno che si vanta di aver fatto pagare sanzioni importanti, uno che è andato a disturbare Bill Gates,  l’uomo più ricco del mondo, abbia paura di certi viziatissimi e disonesti cialtroncelli nostrani  come ad esempio i tassisti e i farmacisti e nessun coraggio di applicare la sua idea di rigore e di EQUITA’ dove  andrebbe messa in pratica.
E invece, niente tasse per i ricchi, niente liberalizzazioni per taxi e farmacie, il grande ritorno degli aumenti su IVA, benzina e sigarette e la fiducia a chiudere.

Serviva l’eccellenza per una manovra così?

Guardando “Servizio Pubblico”

Il motivo della nostra situazione disastrosa è nel mese concesso l’anno scorso a “quello di prima” (che comunque è vivo, se la comanda come e più di prima e lotta insieme a loro) per comprarsi la fiducia.
Con viva e vibrante soddisfazione,  però.

Io alle aste non comprerei mai niente. Mi fa orrore chi lucra sulla disperazione di gente che ha perso tutto.

Se foste almeno umani

Se foste almeno furbi, evitereste di andare in televisione a parlar di danari. Se foste almeno dignitosi stareste nei vostri cantucci comodi, a far finta che siete voi il giusto metro per misurare “l’italiano” quello che comunque sta bene, è solido, e se la gode.

Non siete nemmeno intelligenti, quando esponete la vostra magnanimità e poi comunque invocate misura, nel farvi i conti in tasca, senza provare vergogna per l’ostentazione delle briciole che lasciate indietro.

Se foste dignitosi, non osereste porvi così ingenui e sfrontati di fronte a chi sa cosa sia la sopravvivenza, quella fatta di espedienti, di sacrifici reali che fanno piangere senza nemmeno il bisogno di pronunciare la parola. Un po’ di intelligenza vi impedirebbe di offendere la nostra.
Equità sarebbe stata equiparare i vostri stipendi ai lavoratori a progetto, due mila euro al mese, e alla fine del mandato via, a spedire curricola, a sperare di aver messo via abbastanza per arrivare al prossimo lavoro, o per tornare a quello di prima, sempre che un altro l’abbiate fatto, prima di essere assunti a tempo indeterminato dalla politica italiana, quella a conduzione familiare, come una trattoria o una fabbrica di bulloni del nord est.
Siete fortunati che ormai le lotte e le battaglie si svolgono tutte su Facebook, o su Twitter con ancora meno parole, siete fortunati che i vecchi che potrebbero ricordarsi, e avere un rigurgito di volontà ormai son vecchi, e non ne possono più, o forse son solo abituati ancora a sperare in un domani migliore che non vedranno mai.
Non si può restare comodi e tranquilli a sentirvi parlare di manovre economiche, di sacrifici, di lacrime e sangue, senza avere pensieri contrastanti che snaturano persino l’essere pacifista, o colui che nella libertà e nella democrazia aveva sempre creduto.
Se foste dignitosi, sazi come siete stareste a casa ad attendere di digerire, e non andreste a parlare di fame con la pancia piena, rischiando che un rutto vi scappi tra una parola e l’altra.
E se scrivessi che siete dei ladri, verrei tacciata di populismo o di demagogia, ma ladri lo siete eccome, perché oltre che i danari, avete rubato il futuro di almeno tre generazioni. Un futuro al quale, purtroppo, avrà accesso solo la vostra progenie, quella che cresce protetta dalla fame e dalla carestia, quella che state formando per prendere il vostro posto domani, esattamente come un tempo il minatore o il ciabattino.
Se foste delle persone per bene, fuggireste lontano, ora, con le borse piene della refurtiva di una vita, quella che avete accumulato e che oggi vi permette persino di avere un pensiero generoso. Sì, perché è vero, si dice, no? A volte basta il pensiero. Deve saperlo anche Monti, che ne ha pensato tanta di equità, ma poi non l’ha applicata.

Rita Pani (APOLIDE)

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“Manovra salva-mediaset Beauty Contest: frequenze gratuite a chi le ha già, SKY si ritira perché dice gara truccata, vince Miss Silvio”.

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“Quella parte di…”

Sottotitolo: «LA MANOVRA NON E’ NOSTRA MA LA VOTIAMO PER SENSO DI RESPONSABILITA’ VERSO IL PAESE» (Silvio Berlusconi)

E i sondaggi a favore del Pdl cominciano a risalire. Gli italiani sono geneticamente irrecuperabili.

Catricalà, neo sottosegretario alla presidenza del consiglio ieri sera a Ballarò ha detto che la colpa della situazione disastrosa che ha trovato Monti “non è di nessuno” salvo poi aggiungere un secondo dopo (più o meno, vado a memoria), che è il risultato di una ventina d’anni di malgoverno, quindi, par di capire che la colpa sia, invece, di qualcuno. Nemmeno adesso si può dire di chi è la colpa, pare brutto? dobbiamo continuare ancora per molto con le galanterie istituzionali?
Catricalà (sempre lui) ieri sera ha cambiato colore quando Crozza ha parlato dell’ICI al vaticano. Politici o meno, questi signori ora si stanno occupando delle cose di tutti (nei modi che purtroppo stiamo scoprendo), e così come dovrebbe fare la politica (ma non l’ha mai fatto) chi si occupa delle cose dei tutti deve pensare a TUTTI, non ad accontentare una parte di elettorato a vantaggio o svantaggio delle altre. E siccome il vaticano è stato sempre accontentato da tutte le parti politiche, di destra, di sinistra eccetera, sarebbe carino che i suoi esponenti “alti” ora evitassero di parlare, così come fanno sempre, di cose che non conoscono non avendole mai sperimentate, tipo i sacrifici e la povertà, che evitassero insomma di ridicolizzare la disperazione vera di tanta gente.
Ma perché non la si smette di pronunciare parole ‘difficili?’ default per un sacco di gente non significa nulla, per altri è solo un termine da associare ad un computer. Se invece, visto che siamo in Italia, si dicesse semplicemente FALLIMENTO, magari lo capirebbero anche certe anime candide. Un consiglio spassionato a quelli del piddì: rivedete al più presto le vostre strategie comunicative sennò quello fra un anno e mezzo vince un’altra volta. Evitate quindi di prendervela – per la qualsiasi e la qualunque – col Fatto, con Travaglio, con Grillo e Di Pietro, con l’invasione degli ultracorpi; piuttosto andate nelle piazze a dire alla gente che Monti è il VOSTRO capro espiatorio, quello di una politica incapace di governare questo paese ormai da tempo immemore. Monti è la persona alla quale avete delegato la risoluzione dei VOSTRI fallimenti. Non è L’Italia ad aver fallito, non sono gli italiani a non amare questo paese: il vero nemico di questo paese è la politica, TUTTA.
Chiunque abbia governato in Italia è andato a braccetto con chiesa, banche e lobby, mafie comprese. Chiunque abbia governato ha anteposto gli interessi di questi e i loro a quelli dei cittadini favorendo quella parte che viene inopportunamente definita “il proprio elettorato”. La politica, quando è seria e responsabile agisce e governa per tutti non per “una parte di…”, chiedendo equamente di partecipare alle spese, di contribuire al bene generale, non “di una parte di… “

Sentendo poi la sedicente sinistra affermare che la manovra fa schifo ma bisogna votarla per salvare il paese verrebbe, anzi viene da chiedersi se il paese comprende anche quelli che la manovra sfiora solamente. E allora come mai questa sedicente sinistra non pretende, pena il SUO fallimento, di inserire l’Ici per le attività commerciali delle chiese, la cancellazione di stipendi e cariche che non portano alcun beneficio alla causa comune, la sospensione di spese per opere che se non inutili, assolutamente non prioritarie – tipo i cacciabombardieri – l’assegnazione a titolo oneroso, dunque non gratuito delle frequenze televisive e la patrimoniale? forse perché sono tutte cose che andrebbero a disturbare “quella parte di…”?

Può avere effetti collaterali anche gravi, leggere attentamente le avvertenze – Massimo Rocca per Radio Capital

Non sarà la mission del governo, che, come sappiamo, sta lì per salvare l’Italia dal destino della Grecia e per evitare la catastrofe rammentata dal presidente della repubblica. Però sotto il fuoco amico di Mario Monti stanno incominciando a cadere, come non era difficile da prevedere, parecchie penne, non dei colpevoli di questo scatafascio, ma delle sue vittime. Abbiamo appurato che una buona metà della colpa era dei pensionati di anzianità. Adesso tocca all’alleanza di Vasto, i probabili vincitori di una competizione elettorale che si fosse tenuta l’altro ieri e che bisogna non si presentino insieme tra un anno e mezzo, vedi mai che Pisapia e de Magistris abbiano eredi a livello nazionale. Scrivendo una manovra così indigesta e priva di ogni segnale per la sinistra, spese militari, ici per la chiesa, irpef sui super redditi, patrimoniale,Monti infila consapevolmente un cuneo inesorabile tra Bersani, Di Pietro e Vendola, tra i responsabili e gli sfascisti dell’ex opposizione, mentre non una parola, neppure per caso, è stata ancora pronunciata su chi, se non ricordiamo male, è stato al governo durante tutta la gestazione della crisi.

Monti distribuisce il peso della manovra solo sui ceti mediobassi: equamente tar-tassati.

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            Tolgono ai più poveri e lo spread cala. Devono togliere ancora ai poveri?

Basta far salire lo spread, farlo diventare la prima preoccupazione del parco bovino e macellare i capi in basso, quelli più vicini al tritacarne. E ancora, e ancora, e ancora.
Ha ragione Ascanio Celestini quando dice che un popolo spaventato è come un bambino minacciato: ubbidisce subito.
A me non importa nulla se c’è gente – in Italia tanta – visto che il 10% della popolazione possiede più della metà della ricchezza totale, che sta meglio di me e della percentuale restante dei cittadini. Quello che m’importa, eccome, è sapere se quella gente sta meglio perché se lo è meritato davvero. Io non ho la sindrome della cosiddetta invidia sociale, se uno nella sua vita ha studiato di più, si è impegnato di più, ha lavorato di più, ha rischiato di più è assolutamente giusto che abbia uno stile di vita diverso dallo scansafatiche, io non sono per l’uguaglianza a tutti i costi perché non siamo tutti uguali e tutti meritevoli tout court: nella vita ognuno deve metterci del suo e deve sempre lavorare per migliorarsi senz’aspettarsi la manna dal cielo. Il problema è che in Italia nella maggior parte dei casi chi diventa un cittadino “più” lo fa a discapito della collettività altrimenti questo paese non sarebbe ridotto così male indipendentemente dalla crisi globale. Ieri sentivo feltri dalla Gruber dire che non sarebbe giusto adesso alzare la percentuale dei capitali scudati, che quando lo stato fa un patto coi cittadini poi non può rimangiarsi la parola, come se portarsi i soldi all’estero e non pagarci su le tasse fosse un atto di nobiltà da premiare con lo sconto invece di un reato da punire. Io non ho e non do cifre, però penso che in uno stato di diritto, in una società civile, il minimo dei diritti debba essere garantito, e se in un momento di grave difficoltà chi ha accumulato denaro sufficiente per potersi garantire cheneso, la berlina da 100.000 euro, l’attico in città, il casale in campagna, la barchetta a porto Cervo e l’appartamentino in montagna, chi può spendere per un capo d’abbigliamento quanto una famiglia spende in un mese per mangiare, dovrebbe contribuire (molto) di più rispetto a chi tutte quelle cose non le ha potute avere non per incapacità ma perché magari, è stato solo meno fortunato e meno furbo.
Quando sento dire che in questo paese si è vissuto al di sopra delle possibilità rabbrividisco. Perché so che un sacco di gente il mazzo se lo è fatto, non ha avuto niente di regalato, ora ci chiedono l’ICI sulla prima e unica casa: c’è chi andava a lavorare anche di domenica per pagare il mutuo e per anni ha fatto a meno di tutto per raggiungere quel piccolo obiettivo, e nel frattempo si cresceva anche i figli. Però ci dicono che una casa di proprietà fa reddito ed è giusto pagarci una tassa ignorando che il mantenimento di una casa di proprietà è a carico di chi se l’è comprata, se si rompe la caldaia non si va dall’amministratore di condominio a reclamare, bisogna trovare i soldi per aggiustarla o comprarne una nuova, così per tutte le altre cose.
Mantenere una casa di proprietà è già una tassa di per sé.
E io la voglio anche pagare questa tassa se poi mi torna sottoforma di servizi e strutture, ma so già che non sarà così. Io voglio continuare a pagare tutte le mie tasse, continuare a stare dentro questo stato, ma non voglio essere costretta a mettere mano al portafoglio perché per fare una mammografia in questo paese si devono aspettare anche nove mesi. Dov’è la giustizia sociale, l’EQUITA’,  in un paese dove bisogna rinunciare a curarsi, ad andare dal dentista perché anche curarsi e avere un bel sorriso è diventato qualcosa alla portata di una piccola élite di ricchi e arricchiti?
Il problema non è tanto il fatto, gravissimo, che in questo paese non potremo mai ambire ad una vera equità, ad una lotta seria contro i grandi evasori che qui vengono premiati con lo scudo e i condoni anziché accompagnati nelle patrie galere come avviene nei paesi civili e a una distribuzione giusta delle ricchezze, quella che faccia in modo che non esista un divario così gigantesco fra chi nonostante la crisi continua ad accumulare e ad arricchirsi e chi invece non può garantirsi nemmeno il necessario. Il dramma è che questa concezione è entrata nel comune sentire, ieri da qualche parte ho letto che, “sì vabbè, la manovra è severa ma tanto in questo paese sarà sempre così e più di questo non possiamo pretendere”.
E allora penso che noi italiani siamo ormai avvezzi alla bastonatura perpetua. Questo il potere l’ha capito e si comporta di conseguenza, altrove i banchieri disonesti sono dovuti andare sotto processo, qui i banchieri e basta li hanno messi a governare.

Ma, ha un senso parlare di tutto questo in un paese dove esiste un sistema intero che vive alle spalle degli altri ed è stato tutelato dagli scudi e dai condoni, in un paese dove “il nero” supera il consentito e invece di riportare il maltolto a galla si va a infierire sui pensionati?


NON CE NE LIBEREREMO MAI (Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano)

Un mese fa i titoli in Borsa delle sue aziende colavano a picco peggio degli ascolti di Minzolingua. Il suo governo, dopo due manovre estive totalmente inutili perché subito bruciate dai crolli quotidiani di Piazza Affari, sfiorava il consenso zero e rischiava di finire sottozero dovendone fare una terza. Gli altri capi di Stato e di governo, appena lo vedevano, scappavano. E, appena lo nominavano, sghignazzavano. In tribunale, poi, un disastro via l’altro, con i giudici che tagliavano i testimoni inutili della difesa per scongiurare la prescrizione. E in Parlamento nessuno, nemmeno la Carlucci e Stracquadanio, era più disposto a votargli quelle sei o sette leggine ad personam che gli occorrevano per scampare a sicura condanna. Un disastro totale: politico, finanziario, aziendale, processuale, sessuale, planetario.

Ora, soltanto un mese dopo, è tutto un paradiso. Del lavoro sporco, tipo piangere in diretta e far piangere gli italiani onesti, s’incarica Monti, avendo cura di non uscire dalla road map indicata dal Cainano: niente patrimoniale, niente Ici alla Chiesa e manco a parlarne di far pagare a Mediaset le nuove frequenze tv. Del resto, il nome di chi ci ha trascinati al fallimento dopo tre anni di sgoverno rimane un mistero doloroso: Monti continua a inchinarsi dinanzi a Letta e a B. (“ringrazio il mio predecessore che sono lieto di salutare in quest’aula”). E così, mentre gli altri piangono, lui fotte. Le aziende risalgono in Borsa. E lui risale nei sondaggi grazie alla proverbiale smemoratezza degl’italiani. Prepara la campagna elettorale travestito da “padre nobile” del Pdl, seminascosto dietro Angelino Jolie, pronto a levarselo dai piedi non appena i consensi faranno ben sperare. Intanto manda in fumo i suoi processi con manovre dilatorie che gridano vendetta, anzi la griderebbero se qualcuno le raccontasse. Invece, siccome dice “non conto più nulla” e tutti ci credono, le cronache dei processi Mills e Mediaset sono relegate in trafiletti da microscopio elettronico.

Beauty Contest

            

Sottotitolo: se  qualcuno avesse detto a Berlusconi che bastava piangere durante una conferenza stampa…ma per carità, non voglio infierire su un momento di evidente debolezza e stanchezza.

“I grandi patrimoni sono un concetto facilissimo da cogliere mentalmente, difficilissimo da cogliere fiscalmente. Così il premier Mario Monti spiega l’assenza della patrimoniale tra le misure della manovra.”

Quelli piccoli, quelli semplicemente normali, invece, si colgono benissimo sia mentalmente che fisicamente. Eccome, se si colgono.
Non so, a me, se la Marcegaglia è contenta di questo decreto cosiddetto salvaitalia e la Camusso no, istintivamente viene da appoggiarmi spalle al muro.
Apprezzo comunque il presidente del consiglio tecnico del governo tecnico che rinuncia al suo stipendio: la politica è fatta anche, certe volte soprattutto, di gesti simbolici.

Preambolo: una casa di proprietà costa molto più di quanto in realtà renda. E se i soldi dell’ICI vengono poi spesi per opere e strutture pubbliche a beneficiarne saranno anche le persone che si pagano un affitto, quindi sarebbe corretto che contribuissero anche loro. Per pagare un mutuo s’impiegano anche vent’anni di vita, durante i quali si deve per forza di cose rinunciare ad un’enormità di altre cose, io quando leggo che una casa comprata, quando è la prima, l’unica, un’abitazione al limite della modestia, “fa reddito”, rabbrividisco. Per me l’ICI sulla prima e unica casa è ancora un ladrocinio, crisi o non crisi.

Riduzione drastica delle spese militari, un solo aereoplanino da guerra vale 183 asili che potrebbero ospitare 12.810 bambini: inutile santificare la famiglia se poi non si fa niente per la famiglia. Sulle armi non risparmia mai nessuno, a destra come a sinistra e nemmeno i cosiddetti tecnici: 15 miliardi per l’ acquisto di 131 cacciabombardieri ( circa metà della manovra). Aumento delle misure per combattere i grandi evasori fiscali, le mafie e la corruzione in generale; tasse per la Chiesa dove è giusto che si paghino e cioè su tutto ciò da cui scaturiscono guadagni quindi sì, anche l’ICI sugli immobili destinati ad usi diversi dal mero esercizio del culto; eliminazione dei finanziamenti destinati a mega opere pubbliche (che hanno il solo scopo di ingrassare le solite caste grandi e piccole e di aumentare il debito pubblico); riduzione degli stipendi e dei privilegi riservati ai parlamentari; eliminazione dei finanziamenti ai partiti sotto forma di rimborsi elettorali e ai giornali (quasi tutti di partito: che se li paghi chi li legge, i vari feltri, belpietro, sallusti e compagnia diffamante); eliminazione dei fondi per scuole e cliniche private e per fondazioni in memoria di gente che è scappata ad Hammamet non da esiliata ma da latitante.
Dopodiché, se non dovesse bastare allora sì, è giusto che siano anche le categorie più deboli a partecipare nella giusta misura ai sacrifici, altrimenti no, non si può parlare di equità.

Il festival del dito e l’eclissi della luna

I risultati delle elezioni in Spagna e l’avanzata inesorabile delle destre in Europa sono solo la conferma, semmai ci sia davvero la necessità di ribadirlo, che tutto quello che va di moda dire in questo bel periodo a proposito di destra e sinistra che non contano è solo un’autentica cazzata. Riflettessero dunque quelli che in tutti questi anni hanno pensato e purtroppo anche detto – restando seri – che la politica fosse qualcosa da restaurare semplicemente ripudiando le ideologie (sulle quali la politica invece si è sempre fondata altrimenti a che serve essere di destra o di sinistra e fare le cose di destra e di sinistra?), raccontandoci che non contano le appartenenze quanto le persone ( e anche fosse davvero così, non abbiamo visto nessuna persona degna di rappresentare seriamente le istanze dei cittadini) invece e piuttosto che essere ripulita dall’inciucio, dal marciume e dalla corruzione che l’hanno resa l’immondo bordello che è.

Sottotitolo: ritengo che l’ICI sia una tassa giusta e necessaria. Sepperò ritorna sottoforma di servizi. Purtroppo questo non succede così come non succede per tutte le altre tasse che paghiamo,  perché se nonostante ci sia chi le paga tutte ma è comunque costretto a mettere mano al portafoglio quando servono ad esempio un medico, una visita che non possono aspettare i tempi biblici del SSN significa che le tasse le pagano i pochi soliti noti.

E allora bisogna farsi dare i soldi da chi non li ha dati fino ad ora, o ne ha dati pochi rispetto ai benefici che ha ottenuto grazie allo stato. Ma alla parola “patrimoniale” scatta l’intimidazione, due giorni fa persino piersilvio ha mandato un messaggio forte e chiaro a Monti. In uno stato sociale chi ha di più deve metterci di più. Come fa Monti a parlare di EQUITA’ se poi alla parola patrimoniale scatta la minaccia, “guai a chi tocca la ‘robba’ mia e di mio padre?” e in mezzo a tutto questo caos c’è chi sta lavorando per consentire a berlusconi di salvare se stesso, la sua capra e i suoi cavoli.

Riecco la mazzetta, Di Lernia: “Versai 200mila euro all’Udc” | Marco Lillo | Il Fatto Quotidiano

Povera Milena (Gabanelli), che spreca un sacco di tempo e di energie a fare inchieste che non interessano nessuno, Milena che rischia in proprio per sbattere in faccia agli italiani le schifezze più inenarrabili ma poi, non succede niente. Dopo ogni puntata di Report dovrebbero partire i Tir per andarsi a prendere i delinquenti che ammazzano lo stato, e invece no, partono solo le querele e i “non sono stato io”. Cioè, sembra davvero che la corruzione sia un male necessario. Ma come si fa, a vivere in un paese così malmesso e disastrato?

Crisi, una class action contro BerlusconiRadioPop lancia la raccolta firme

Voglio i diritti d’autore: sono almeno dieci anni che lo dico. Ma la class action andrebbe estesa anche ai mentecatti che lo hanno votato. Che paghino anche loro per i danni che hanno contribuito a provocare mandando, per tre volte, un delinquente incapace al governo perché gli fa vedere le telenovelas, le ballerine, il grande fratello, la de filippi e perché si scopa le ragazzine (a pagamento).


Schifani e Fini ci hanno chiarito in che stato è lo Stato: se la nomina di Pitruzzella all’Autorità per la concorrenza è imbarazzante, quella all’Autorità su appalti e contratti pubblici del capo di condotte Berarducci equivale alla nomina di Piersilvio all’AgCom. La notizia, ovviamente, la dà SOLO “Il Fatto Quotidiano” che troppa gente non legge forse per via della scarsa qualità della carta e perché, ça va sans dire, ci scrive quell’antipaticone di Travaglio che, notoriamente ha fatto la sua fortuna nella distruzione morale di politici e dirigenti ‘alti’ (soprattutto di berlusconi: ah ah ah, quant’è bello non capire un cazzo perché non si sa un cazzo ) che altrettanto notoriamente nulla avevano ed hanno da farsi perdonare (altro che le “ombre che danzano” di cui ci raccontava Vendola ieri sera). Perché l’urgenza e l’imperativo di oggi, nel momento in cui la parola d’ordine è “sobrietà” è quella di non contraddire, non mettere bastoni fra le ruote e men che meno farsi venire qualche dubbio sul governissimo che fa benissimo di Mario Monti.

Ovvio che, se paragonato a berlusconi TUTTO è meglio di lui e dell’operato del suo governo (…). Ma io non mi sono seduta dalla parte dei “menopeggisti” come han fatto altri, quelli che oggi al solo sentire pronunciare il nome di Monti abbassano le palpebre in segno di rispetto per la paura che dopo o senza di lui sarà il diluvio. Salvatori in Italia non ne abbiamo mai avuti. E nessuno ha mai fatto cose per la gloria e il prestigio.
L’Italia ha sempre pagato un prezzo altissimo a chi l’ha tolta dai guai. E la prima cifra di quella somma è la limitazione della libertà.
Io credo che un paese si possa definire davvero civile e democratico quando non viene mai costretto nelle e dalle emergenze, e quando ogni cittadino può esprimersi senza essere considerato un “comunista di destra”, un populista, un qualunquista e un guastafeste.
Perché con Monti tutto sarà meno che una festa.
Perché se la soluzione alla crisi consiste nel ripristino dell’ICI anche per i possessori di due camere e cucina acquistate al prezzo di enormi sacrifici e aumentare tutto l’aumentabile, al posto di Monti ci potrebbe stare chiunque, anche uno qualsiasi fra i 945 magnapane a sbafo seduti in parlamento ai quali continueremo a pagare fior di stipendi e a mantenere privilegi nonostante e malgrado qualcun altro stia lavorando per aggiustare i disastri che loro hanno compiuto.

Qualcun altro che non lo sta facendo gratis né per il prestigio né per la gloria, s’intende.

I risultati delle elezioni in Spagna dovrebbero essere un buon motivo per riflettere. In Spagna non c’è Beppe Grillo, non c’è Travaglio e nemmeno il Fatto Quotidiano a cui dare tutte le colpe quando poi la sinistra non ottiene i risultati che sperava.

Benedetto sia l’otto per mille

Dicono: “Eh, ma Monti, almeno presentabile!” E ci credo! In confronto a quel tizio, imbellettato come una zoccola, pure Moira Orfei sembrava pronta per dare del tu a Elisabetta d’Inghilterra.
(Rita)
E’ che quando un paese viene disabituato a scegliere il meglio, perché non c’è un meglio da scegliere, quando l’alternativa è il calcio agli stinchi invece di quello sui denti i risultati poi si ottengono, daje oggi, daje domani anche una forchettata di merda alla fine sa di cioccolata. (Io)

 

Sottotitolo: Vaticano insorge
E Benetton batte in ritirata

  A molti italiani, anche cattolici, non piace che il vaticano non paghi l’ICI sulle sue proprietà che nulla hanno a che fare con l’esercizio del culto. Giusto per dirne una e non infierire oltremodo. Che fanno le eminenze, conciliano? è gradito l’effetto retroattivo, s’intende. Al vaticano non piace il manifesto pubblicitario e benetton rimuove, anche per questo l’Italia non sarà mai un paese normale. Che poi, a guardarlo bene, senza pregiudizi, sembra un bel messaggio di pace e fratellanza, ma per capire ci vorrebbe un cervello adulto, e chi crede da duemila anni alle favole purtroppo non lo possiede.

Il conflitto di interessi è vivo e lotta (sempre) insieme a loro.
Ormai, come dice Travaglio, bisognerebbe inserirlo nella Costituzione e renderlo normale, praticabile alla luce del sole; non ha più nessun senso incazzarsi, pensare che non si faccia una legge per regolarlo perché riguarda solo berlusconi né sperare di avere ai posti di comando gente in nessun’altra faccenda affaccendata. Ma il grande problema di questo paese è ICI sì ICI no.

Si comincia a intravvedere una certa fisionomia. Il nuovo ministro dell’ambiente ha rimesso sul tavolo la questione del nucleare, dice che se ne può riparlare, ma a certe condizioni, naturalmente le loro. Poi li vorrò vedere tutti quelli che fanno il tifo per le competenze, quando anche questi se ne infischieranno non di uno ma di due referendum. Per il terzo, nessuno contasse su di me. A quelli di no glielo abbiamo detto, questi non so se lo faranno dire con la stessa nonchalance. Devono o no risolvere la crisi? e se col nucleare si risparmia, loro riporteranno sul tavolo la questione. Poi voglio vedere chi si opporrà al governo “di emergenza”. Ieri sono stati picchiati i ragazzi che rivendicano il diritto allo studio: è cambiato il governo ma non i sistemi con i quali si contrasta il dissenso democratico e civile.

Il titolo del Times di ieri: Italy ditches democracy as row blazes over how to save the euro. (per la traduzione, rivolgersi a La Russa: lui, sa)

Come primo atto di cortesia verso la Chiesa che lo ha fortemente voluto, Monti stamattina va in aereoporto ad omaggiare il Papa in partenza.

Come sempre, tutto uguale

“Sì, ma ha tolto l’ICI” ti dicevano i berlusconiani italioti, felici per la tassa che svaniva. Impregnati com’erano dalla propaganda esaltata del tizio, non si domandarono mai come avrebbero fatto i comuni a sopravvivere senza l’introito. Ovviamente riuscirono a farlo aumentando le altre tasse ed inventandosene delle nuove, ma l’ICI non c’era più e quindi: “Viva il re!”
Quando poco fa ho letto le intenzioni del nuovo governo Monti, per risanare i conti dello stato, mi è venuto da sorridere: “Si pensa all’aumento dell’IVA.” La benzina è già aumentata, e aspetto anche che si provveda all’aumento delle sigarette e a un rincaro dei ticket sanitari. Per non parlare delle Autostrade, della TARSU, dell’aria e del sonno.
Insomma le novità sono queste, e chi si aspettava rigore e serietà può anche mettere l’anima in pace ed attendere di essere licenziato, o di mettersi a dieta. D’altronde è il governo dei tecnici, quelli che non hanno a che fare con la politica. Ci ripetono che è un governo dello stato, per lo stato, senza però ricordarci cosa sia questo stato e nemmeno in che stato sia.
Nemmeno un dubbio o una domanda nella coscienza dell’italiota medio, che guarda con sospetto a Monti se di destra, cooptato dalla propaganda che persiste imperterrita, o che lo guarda speranzoso da sinistra (sic!) se indotto dalla tifoseria del PD. Senza senso critico, senza dubbi, appunto, senza domande, senza pensiero. “Attendiamo!” mi si dice, proprio come se avessimo tempo per stare a guardare cosa accadrà.
È un governo di comodo, nel senso che fa comodo a chiunque abbia a cuore il proprio destino e la propria poltrona. Il capro espiatorio, un jolly calato nella partita che si sta giocando mentre noi – gente comune – siamo il ricco piatto sul tavolo verde. Quando la partita sarà finita, nel 2013, la colpa anziché essere di tutti sarà di nessuno e soprattutto in un anno e mezzo sarà possibile riacquistare una certa verginità, così da potersi proporre ancora come candidati “nuovi” o “non colpevoli.”
Nulla cambierà in questa Italia, incapace di osare, incapace di pensare, incapace di reagire. Basterebbe poco, in fondo, per esempio organizzarsi e darsi appuntamento fuori dalle banche, con l’intenzione di ritirare i pochi soldi rimasti nei conti. Sì, perché si pensa sempre che i soldi che reggono le banche siano i loro e non i nostri 40 o 50 euro, che restano là quasi fosse un pegno per il futuro. Basterebbe pensare perché un giorno, nemmeno tanto tempo fa, per avere il tuo stipendietto da operaio o servo, dovevi per forza avere un conto in banca, perché ti obbligarono ad avere uno stipendio virtuale, perché per pagare la spesa era necessario ricordare a memoria il PIN del bancomat.

Tolte le briciole di tutti, il segnale sarebbe chiaro. Potrebbe addirittura capitare che durante una seduta al senato, teletrasmessa in TV, si sentano dire delle cose sensate, tipo: “Signori, ci hanno sgamato e siamo nella merda!” Oppure: “Oh! Cazzo! Si sono svegliati, e mo’ che si fa?”

Invece no, la non politica pulita e dai capelli veri e ben pettinati avanza. L’abito blu del signore per bene ci rassicura, la messa della domenica lo rende più pulito della rognosa lap dance che rendeva l’altro un mostro pervertito, e l’italiota riesce ancora ad attendere, anche quando iniziano i fraintendimenti, le smentite e le rettifiche sul nucleare abolito con referendum, l’acqua da pagare anche se pubblica, il ritorno dell’ICI senza la cancellazione delle tasse che l’hanno sostituita, l’aumento dell’IVA che ci priverà del pane, i licenziamenti col metodo Marchionne, e tutta l’altra solita merda che ci spareranno addosso col cannone. Come sempre. Tutto uguale. Come noi.

Rita Pani (APOLIDE)

Ma che abbiamo fatto di male, per meritarci tutto questo?

Sottotitolo: Memories 
Ricordiamoci sempre che Berlusconi fu colui che disse che Eluana Englaro “sarebbe potuta restare incinta e avere figli”. Tutto il resto, le grandi opere, i piani per lo sviluppo, le manovre, i ponti sul nulla, la cura del cancro, il completamento della Salerno Reggio Calabria nel 2013, il “meno tasse per tutti”, il più grande statista della storia italiana, le feste eleganti, la rivoluzione liberale, il nuovo miracolo, l’imposizione dell’osceno Minzolini al Tg1, l’aria fritta dei discorsi alla Camera come quello di ieri, sono quisquilie, bazzecole, pinzillacchere rispetto a quella sortita che diede la misura miserabile dell’uomo. (Vittorio Zucconi)

 HA PARLATO BERLUSCONI:
Borsa di Milano -3,71%
Spread sopra quota 370.

A 400 diamo la manina alla Grecia e ce ne andiamo allegramente verso il disastro definitivo. Ma non è delle cazzate del pornoduce e degli sbadigli (11, 12, quanti erano?)  di quel che resta di bossi che voglio parlare. Mi voglio rivolgere delicatamente a Bankitalia che ha avuto la brillantissima idea di chiedere che venga ripristinata l’ICI sulla prima casa.  “Auspicabile una riflessione per reintrodurre dell’Ici sulla prima casa?” No, sarebbe  auspicabile che ve ne andaste a fare in culo e che la smettiate di derubare la gente che lavora onestamente. Sarebbe auspicabile che invece di chiedere che si faccia cassa sulle spalle di chi le tasse le paga e le ha sempre pagate, questi autorevoli banchieri dicano una volta e per tutte a quella banda di impostori, di abusivi della politica che si spaccia per governo che sono degl’incapaci totali che stanno sperperando in modo osceno i soldi dei contribuenti. 

Il capo della ricerca economica di Bankitalia ci mancava. Se il rimedio contro la crisi consiste sempre e solo aggiungendo e aumentando le  tasse facendo credere che non è vero ma che se anche lo fosse che quella è l’unica soluzione, vuol dire che  tutti possono fare i banchieri intelligenti e i presidenti del consiglio migliori degli ultimi 150 anni.

 Io ci voglio stare nello stato, ma non voglio che lo stato si prenda gioco di me.

Bankitalia vuole ripristinare l’ICI sulla prima casa? triplicarla invece sulle megaville dei truffatori evasori sparse in tutta Italia, no, pare brutto.

 La possibilità di andare a prendere i soldi dove sono uno stato serio ce l’ha e non è possibile continuare a spremere chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Giorni fa sentivo  che entro l’anno prossimo è prevista la consegna di quasi 800 super yacht, chi li ha comprati? con quali soldi? il governo serio di uno  stato appena un po’ normale ha tutti gli strumenti  per vedere chi vive al di sopra delle possibilità che realmente denuncia. Chi ha il suv da 100.000 euro, l’attico in città e la villa al mare, va regolarmente in vacanza almeno due volte l’anno non può denunciare cifre da impiegato statale , è scienza esatta, questa. E se lo fa, lo stato deve andare a vedere dove e come vive, cosa e quanto mangia, quanto spende per vestirsi.  C’è gente  che vive nell’agio e nel benessere ma che è riuscita ad ottenere  perfino l’esenzione dei ticket truffando lo stato cioè noi  mentre i noi tapini e meschini dobbiamo pagare tutto fino all’ultimo centesimo, anche per chi non lo fa.

Quando alla banca non arrivano le rate del mutuo (concesso con tassi da usura) pagate non ti viene mica incontro, ti leva la casa, e allora non vedo nessuna ragione perché l’associazione di tutte le banche italiane si permetta  di suggerire al governo di continuare a chiedere soldi a chi gliene dà già in  abbondanza non ricevendo neanche un terzo dei servizi che gli spetterebbero di diritto invece di suggerire, chenesò? di tagliare ma sul serio quei privilegi di cui beneficiano anche gli operatori bancari.   Adesso, nel questionario del censimento ci chiederanno fra le altre cose come abbiamo pagato matrimoni e funerali,  e magari anche se l’idraulico e il gommista fanno la ricevuta fiscale , cioè,  lo stato chiede ai cittadini semplici, onesti e senza un soldo di aiutarlo a smascherare gli evasori facendo la spia perché da solo non ce la fa.E chissà se  un po’ di vergogna da qualche parte ci sarà rimasta.

 A chi si compra due camere e cucina tra mille sacrifici lo stato non dà niente, però poi chi  una casa la compra, non la chiede al comune né ha la possibilità di averne una ‘a sua insaputa’,  deve dare allo stato perché una casa di proprietà “fa reddito”, anche se ci hai messo 25 anni per pagartela e hai dovuto rinunciare a tutto per riuscirci. 

Intanto l’ICI potrebbe pagarla il vaticano, per esempio, e con gli arretrati possibilmente, ci metteremmo un secondo a sistemare il bilancio e a risolvere la crisi. Ma questa, lo so, non è una buona idea come quella di Bankitalia.