L’Euroricatto

Duecento anni fa, Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti: “Penso che le banche siano, per la nostra libertà, più pericolose di un esercito… se la gente permette alle banche private di controllare l’emissione di moneta, prima con inflazione e poi con deflazione, le banche e le corporations che cresceranno attorno alle grandi banche priveranno la gente delle proprie cose, finché i loro figli si troveranno a dormire sotto i ponti”.

Tsipras è una persona onesta, un politico dignitoso che ha vinto le elezioni perché si è impegnato a tirare fuori la sua gente dall’incubo dell’austerità: non ha promesso due spicci in cambio del voto come ha fatto il miracolato di Rignano assurto al trono dopo la vigliaccata fatta al suo predecessore.
Juncker, presidente della Commissione europea che oggi è uno di quelli che nega una proroga alla Grecia è lo stesso che in passato, quando era primo ministro in Lussemburgo, creò un sistema di elusione fiscale per favorire i grandi evasori delle multinazionali.
La Merkel non potrebbe essere dov’è, giocare alla prima della classe se la Germania nella storia non fosse stata graziata dal fallimento due volte.
Per due volte il mondo ebbe pietà per la Germania perdente in guerra, laboratorio del nazismo che provocò milioni di morti, devastazioni ovunque e rinunciò ad un giusto risarcimento, solo questo consentì alla Germania di diventare il cosiddetto motore d’Europa.

Se la Merkel giustamente riconosce alla Germania una responsabilità perenne per l’olocausto nazista dovrebbe ricordare anche che altri paesi non glielo rinfacciarono quando si fecero carico dei tanti miliardi di dollari di debiti tedeschi a cui hanno rinunciato per permettere alla Germania di essere quella che è oggi.  

Se chi sbaglia deve pagare iniziamo a pretendere il risarcimento da tutti quelli che hanno infilato l’Europa nell’incubo euro, millantando che fosse l’unica scelta possibile, la migliore, per risollevare l’economia di un intero continente.
Quelli che si sono piegati agli ordini della finanza facendo in modo che i popoli sacrificassero tutto ai bilanci dei vari stati invece di essere i controllori della finanza.
L’esperienza dell’euro ci ha insegnato che non esiste etica nella politica né il fine ultimo, e unico, che dovrebbe essere la cura degli interessi collettivi, non delle associazioni a delinquere che gestiscono i nostri soldi.
Ci avevano detto che con l’euro sarebbe stato tutto meglio, i fatti ci dicono che non è vero, oggi ci dicono che senza l’euro sarebbe tutto peggio di così, ovvero di quello che è già il peggio, una gestione così superficiale dei paesi della cosiddetta unione è un crimine contro l’umanità.
E il fatto che Tsipras qui in Italia venga umiliato da quelli che hanno sostenuto e sostengono il miracolato che a sua volta sostiene sia Junker sia la Merkel contro la Grecia dove la gente è ridotta alla soglia più bassa e infame della povertà, le persone non si possono curare, i bambini muoiono di fame [e tutto questo non suscita lo stesso sdegno mainstream come quello espresso per i migranti e i profughi], dovrebbe far riflettere un po’ tutti.

La triste vicenda della Grecia ci ha mostrato ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, quanto è irresistibilmente naturale il servilismo della gran parte della sciagurata informazione italiana verso i potenti, quali che fossero e che sono non è mai stato un problema: la posizione a 90 scatta in automatico, anzi, di default, per restare in tema.

***

La Grecia e il debito, populismo vero contro populismo presunto – Alessandro Robecchi 

Da qui al referendum chiunque, ma proprio chiunque, spiegherà al popolo greco che votando “no” si metterà ancor più nei guai, che si rischia il disastro, eccetera, eccetera.
Per cui tirate le somme, sarebbe “populismo” chiedere a un popolo di esprimersi nelle urne ma non lo è interferire in quello che il popolo scriverà sulla scheda. Il presidente della Commissione europea, i vari leader del continente che indicano ai greci come votare, pregandoli di votare “sì” e sottoponendoli ad ogni tipo di pressioni sarebbero invece sinceri democratici antipopulisti. Mah.

Loro ad Atene, fanno così

In Spagna, già piegata dalla crisi, i cittadini sono andati a votare e non risulta che la Spagna oggi stia peggio di altri paesi del resto d’Europa.
In Grecia, letteralmente stremata dalla crisi i cittadini oggi stanno scegliendo autonomamente chi dovrà governare il loro paese. Non l’ha fatto qualcuno per loro.
Qui, a novembre del 2011 ci hanno detto che non si poteva tornare a votare, ci hanno detto che l’unica possibilità erano i governi tecnici, di emergenza, di larghe intese.E qualcuno ne sta approfittando.
Cerchiamo di non dimenticarlo, se e quando ci rimanderanno a votare, come da Costituzione e da democrazia.

In Grecia la sinistra si è unita, rafforzata così tanto che rischia di diventare l’espressione della maggioranza degli elettori e di andare al governo da sola, tutto questo per dare un’altra possibilità al paese e forse riuscire anche a squadernare i piani criminali dell’Europa liberticida.
In Italia la “sinistra” si è unita alla destra, quella peggiore, quella dei corrotti, corruttori, truffatori, ladri e amici della mafia per dare altre possibilità a un delinquente da galera.
Il progetto politico di Tsipras è rimettere la persona e i suoi diritti davanti e sopra agli interessi economici, quello di Renzi è ridare ad una sola persona la possibilità di tutelare i suoi interessi economici e restituirle una dignità sociale, politica, che ha perso per sua scelta.
La Grecia, in piena crisi, una crisi che è peggiorata anche per colpa di cattive politiche che hanno portato il paese alla fame e alla disperazione è riuscita ancora una volta a dare una lezione di democrazia a tutto il mondo.
In Italia, invece, abbiamo le grandi e larghe intese napolitane, un parlamento, un governo e un presidente del consiglio illegittimi.

Dovremmo ringraziare la Grecia. È l’Occidente che ha un debito nei suoi confronti. La filosofia, la democrazia, la tragedia. Si dimentica sempre il legame tra tragedia e democrazia… Tutto il mondo deve dei soldi alla Grecia oggi. Potrebbe domandare mille miliardi di diritti d’autore al mondo contemporaneo e sarebbe logico che le venissero dati. [Jean – Luc Godard]

Qui ad Atene noi facciamo così – Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

 Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

 Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

 Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

 Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

 E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica,  tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

 Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

 Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

 Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

 

Meno male che Francesco c’è. Il papa, dico

Arrivando qui al mattino si vorrebbe anche scrivere qualcosa che abbia un senso, poi succede che si aprono i giornali on line e si legge di migranti annegati mentre cercavano un’altra vita o più propriamente UNA vita, della Turchia e della polizia violenta, come lo è sempre quando invece di tutelare la parte debole della cittadinanza si trasforma nel braccio armato di un potere altrettanto violento qual è quello di Erdogan, della Grecia che dopo essere stata deprivata della sua televisione pubblica si è vista scippare anche l’orchestra sinfonica che, come la tv pubblica è un simbolo importante della cultura democratica di un paese.

Tornando a casa nostra si sente ancora l’eco dell’oscenità nazista andata in scena in quel di Milano spacciata per libera espressione del pensiero e, davvero, mancano le parole per descrivere il disagio e lo sgomento.

Ma meno male che il papa le trova sempre e domenica scorsa ci ha ricordato che bisogna avere sempre il rispetto per la vita e rinunciare a tutto quel che la svilisce, ad esempio il piacere materiale.

Poi è andato a benedire i bikers in sella alle loro potenti Harley Davidson.

Ci vuole un bel coraggio o una faccia tosta senza eguali – per non dire altro ed evitare la volgarità – per parlare di giornalisti faziosi, dopo aver letto uno qualsiasi degli editoriali del filosofo anziano di Largo Fochetti.
Per non parlare poi della diversa influenza che ha Scalfari rispetto ad un giornalista “semplice” che, ad esempio, non può frequentare da abituée le residenze del presidente della repubblica, parlare amabilmente così come si fa fra amici con lui fra un cinghialotto e un’upupa.
Dunque se Travaglio parla con Grillo in via confidenziale e poi decide di pubblicare quella chiacchierata perché pensa che abbia dei contenuti interessanti su cui si può discutere è uno stronzo – ché tanto quello lo sarebbe a prescindere anche se scrivesse che la terra è rotonda – perché a Grillo doveva chiedere questo, quello e pure il tal’altro, ma se Scalfari va a trovare Napolitano e poi sulla base di quella conversazione confeziona un editoriale sfacciato e servile quello sì che è giornalismo.
Come se gli editoriali di Scalfari avessero poi lo stesso peso e la stessa capacità di orientare, o per meglio dire disorientare, l’opinione pubblica rispetto a quanto lo possano fare un articolo di Scanzi o il fondo quotidiano di Travaglio che, diversamente dai famosi editoriali vengono presi di mira da tutti, perfino da Pigì Battista e ho detto tutto.
Repubblica ha dimenticato da un bel po’ che significa essere un giornale al servizio dei lettori.
Fatte salve quelle rarità che ancora resistono ed insistono a scrivere è un quotidiano ormai praticamente inguardabile, a cominciare dal suo fondatore.

Scalfaroni
Marco Travaglio, 18 giugno

“Lunga la strada, stretta la via, ma la marcia è cominciata”.

Così, con un titolo alla Wertmüller (Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto ) o alla Arbore (Ffss: cioè che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? ), uno Scalfari strapazzato da anomala passione celebra il governo in una memorabile articolessa su Repubblica, affiancata da un imperituro titolone sul decreto del fare, ma soprattutto del dire e del baciare: “Letta: ’80 misure per ripartire'”. Sono belle cose. Soddisfazioni. Uno guarda ‘sto Letta, così smunto e gracilino, magari pensa a Berlusconi e Brunetta che gli scrivono i testi, e tutto immagina fuorché “80 misure per ripartire”. Invece zac! Eccole qua, l’una in fila all’altra. Merito anzitutto di Saccomanni, che “non è semplicemente un banchiere”: no — assicura Scalfari — “è anche dotato di fiuto politico” ed è un po’ come la Dea Calì: “ha contatti con le altre Banche centrali, il Fondo monetario, la Banca dei regolamenti, la Banca europea degli investimenti, la Commissione di Bruxelles e soprattutto la Bce di Draghi”, sempre sia lodato.

E poi “ha un ottimo punto di riferimento nel suo presidente del Consiglio Enrico Letta, che a sua volta può contare sull’appoggio sistematico di Giorgio Napolitano”.

Ecco, non sporadico od occasionale: sistematico.

Come dice il Sassaroli al Meandri in Amici miei: “È tutta una catena di affetti che né io né lei possiamo spezzare. Lei ama Donatella, che è affezionata al cane Birillo, che mangia un chilo di macinato al giorno, un chilo e mezzo di riso e ogni mattina bisogna portarlo a orinare alle 5 sennò le inonda la casa. Birillo adora le bambine, che sono attaccatissime alla governante, tedesca, severissima, in uniforme. Insomma, chi si prende Donatella si prende tutto il blocco”. Qui ci sarebbe pure un Caimano pronto a tirare la catena in caso di sentenze sfavorevoli, e intanto detta l’agenda sull’Imu, che in campagna elettorale Pd e Scalfari difendevano perché era opera dell’amato Monti e le priorità erano altre.

Ma ora Saccomanni che adora Draghi che è molto affezionato a Letta che è attaccatissimo a Napolitano dice che la priorità è l’Imu: e allora viva il rinvio Imu. Anzi “a ottobre sarà abolita e sostituita con un’imposta immobiliare”. In pratica le cambiano il nome. Chi? “Il tandem Letta-Saccomanni”. Come? “Con consumata abilità”. E ci mancherebbe, con quella catena di affetti dietro. Insomma “il nostro governo si muove nel modo migliore”: è quasi meglio del governo Pella. “Immaginare che la necessità venga meno fra pochi mesi è del tutto illusorio”.

Ed è “pericoloso supporre una nuova maggioranza” con Pd e transfughi a 5Stelle. Non sia mai che il Pd scarichi B. Però continui pure ad acquistare grillini: basta chiamare l’operazione Scilipoti-bis “ricerca di libertà” e “rivendicazione della dignità di teste pensanti”. Purché la pensino come lui, sennò tanto pensanti, libere e dignitose non saranno, le teste.

“Tra il demos e le diverse parti politiche c’è sempre un rapporto interrelazionale: il demos modifica le parti politiche e queste a loro volta modificano il demos”. Con scappellamento a destra come foss’antani. Piuttosto, che s’è sognata la Gruber di invitare Dario Fo per parlare di Grillo? “Ma è possibile? Un attore con una degna storia di teatro alle spalle e anche di pensiero. È mai possibile?

Che non la pensi come Scalfari e che glielo lascino pensare? Poi, certo, ci sarebbe pure B., il padrone del governo. Nella catena degli affetti Scalfari non lo cita. Ma garantisce per lui: anche in caso di sentenze sfavorevoli, “non accadrà nulla”, anzi B. è lanciatissimo con tutto il governo per una draconiana “lotta all’evasione”.

È come se i due si fossero sentiti: domenica il compagno Silvio ha ripetuto a memoria l’articolo di Eugenio: “La collaborazione fra destra e sinistra deve durare”. Che amori. Sembrano fatti per piacersi, bisognerebbe proprio farli incontrare. O forse si conoscono già?

Scontri un cazzo

Se un ministro dell’interno può esprimere apprezzamento e solidarizzare con le povere forze dell’ordine costrette loro malgrado ad un eccesso di uso del manganello, ognuno di noi è legittimato a solidarizzare con chi vuole, anche con chi, eventualmente e casualmente è vittima di pestaggi ordinati e voluti da TUTTE le politiche di questo paese.
La polizia e i carabinieri non agiscono come vogliono, ma fanno quello che qualcuno più in alto di loro gli chiede di fare.
Ma nonostante la mattanza di Genova e l’omicidio di Federico Aldrovandi, di Stefano Cucchi e di tutti i morti per caso, per sbaglio, per eccesso della qualunque c’è ancora troppa gente che fa finta di non sapere o, peggio ancora che giustifica chi massacra e uccide  in nome e per conto dello stato.

Scriveva Enrico Berlinguer:

Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e l’ingiustizia.

E ancora, Pasolini: “la Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico – rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline.”

Tanto per dire, due Totem dimenticati dalla cosiddetta sinistra italiana.

A questi il pantheon non spetta. Non l’hanno meritato.

Video Manganellate in faccia 

Roma, un manifestante racconta: “Colpito alle spalle da agente”. Il video e la foto

Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha espresso ”la più ferma condanna” per i gravi episodi di violenza verificatisi oggi in varie città. Ha, inoltre, espresso ”apprezzamento per l’operato delle Forze di polizia”.

C’è modo e modo, certo.
Ma vale per tutti, allora.
Per la politica a cui non si chiede di impoverire un paese, di fare in modo che lo studio e il lavoro siano privilegi riservati ad una élite di fortunati figli di papà e di mamme illustri.
E c’è modo e modo anche per fare in modo che le leggi e la loro applicazione non svantaggino poi chi a quell’impoverimento si ribella, cornuti e mazziati per un po’ si può anche sopportare, pensare però  che possa durare per sempre lo spettacolo di pochi eletti che leccano il gelato e di una platea immensa di chi sta a guardare è un’idea criminale.

Nel mio linguaggio quando qualcuno è disarmato e l’altro no si chiama repressione. Uno scontro prevede che si abbiano a disposizione le stesse armi e la stessa autorità. Se la lingua italiana ha ancora un significato.

 Voglio i numeri di chi ha preso le botte e come, quanti poliziotti e quanti manifestanti contusi sfregiati e feriti.

Poi parliamo di scontri o di sentenze che, perché INUTILI non hanno insegnato niente a certi farabutti in divisa.

E poi nome e numero di matricola, ché io voglio sapere chi è che mi rimanda a casa un figlio con la testa spaccata.

Lo voglio guardare in faccia,  se questo vuole diventare un paese civile, perché ancora non lo è né lo diventerà mai.

 Se tutto questo può accadere ancora e ancora non dipende da chi va alle manifestazioni col casco e il passamontagna, dai cosiddetti infiltrati di cui tutti sanno tutto meno chi è preposto a fermarli prima che facciano confusione,  ma dal fatto che in questo paese indossare una divisa è garanzia di impunità.

Le sentenze,  virtuali,  sulla Diaz e su Federico Aldrovandi ce lo hanno solo confermato.

Questo paese ha urgentemente bisogno di chi faccia in modo che di fronte ad una violazione della legge i cittadini tornino ad essere davvero tutti uguali come vuole l’articolo 3 della Costituzione.

Che chiunque si ponga oltre la legge si spogli immediatamente della sua professione e ruolo.

Sia che faccia il politico connivente con le mafie, il giornalista diffamatore per conto di un “delinquente naturale” o il poliziotto dal manganello facile.

C’è una sentenza che ha detto che l’Italia è stata infamata a livello mondiale dagli ordini di un ex capo della polizia che ha fatto pestare gente innocente, inerme, che dormiva per terra per dispetto e che oggi è sottosegretario alla sicurezza di questo paese. Nominato dal presidente del consiglio sobrio.

E questo dovrebbe bastare e avanzare, credo.

Sicuramente queste manifestazioni non otterranno nulla, ma mi auguro che qualsiasi cosa di positivo dovesse uscir fuori da questa protesta globale non abbia alcun effetto a vantaggio di quelli che ragionano “si può manifestare in un altro modo”.
Egoisti, ignoranti storici che avrebbero detto anche ai Partigiani di restarsene a casa perché ai fascisti non si doveva sparare, ché forse pareva brutto liberare un paese da un regime. 

Ed è a causa di gente così che in questo paese bisogna ridiscutere e ridifendere diritti già acquisiti praticamente tutti i giorni.
Perché la maggior parte di quelli che se li sono ritrovati fra le mani non sanno neanche da dove sono arrivati.
Quindi anche in questo modo, soprattutto in questo modo quando non ce n’è un altro per farsi ascoltare.
La mia stima e solidarietà quindi a chi mette a repentaglio la sua sicurezza e spesso la vita a beneficio del bene comune.
Anche del mio.

Monsieur Normal

Sottotitolo: La Francia è dai tempi della sua Rivoluzione che sta dando lezioni di civiltà e democrazia a tutto il mondo.

Mica scemi  i Francesi a non volere più i papi ad Avignone, hanno capito presto che il problema era quello,  che gli ostacoli alla civiltà e al progresso vanno rimossi, non favoriti e foraggiati.
Ma noi, da quell’orecchio proprio non ci vogliamo sentire, siamo troppo bravi, troppo perfetti, troppo presuntuosi.

Siamo italiani mica per niente.
Non abbiamo bisogno di imparare niente da nessuno.
Bonjour, à tous

Cosa ci ha insegnato la Francia

Evviva Hollande, evviva Monti

Come si fa a gioire per la vittoria di un candidato che promette matrimoni e adozioni gay, un’aliquota del 75% per i redditi oltre il milione e il ritorno dell’età pensionabile a 60 anni, almeno per chi ne lavora da 41 e mezzo, e poi qui da noi fare tutt’altro, anzi il contrario, preciso preciso?

Bersani è davvero sicuro che il piddì possa condividere la vittoria di
Hollande come se fosse anche cosa loro? qualcuno lo avverta che è tutta un’altra cosa. Ma lo facesse piano, dolcemente, non sia mai je dovesse venì ‘no sturbo [per i non romani: casomai si dovesse emozionare troppo fino a svenire] all’idea che altrove la politica di centro sinistra o di  sinistra fa quel che è chiamata a fare e non invece, trasformarsi, per ragioni di opportunismo, perché il principale obiettivo della nostra nauseabonda politica è principalmente e trasversalmente quello di mantenere intonsi potere e privilegi,  nella  copia malriuscita della peggior  politica di centro destra e di destra.
Perché allora, tanto varrebbe tenersi gli originali.
E invece no.

I Francesi hanno dimostrato che si può fare.

Che, volendo, cambiare si può.
E’ una grande lezione, quella che arriva dal popolo francese, la lezione  di un paese da sempre  molto più civile del nostro e che ha dimostrato che si può voltare pagina, che si può fare politica senza inciuci e pastette come invece sono abituati a fare i politici nostrani.
Nel programma  di Hollande ci sono, fra le altre cose: le nozze gay, l’ eutanasia, il ritiro dall’Afghanistan, il voto agli stranieri, la pensione a 60 anni.
Bersani potrebbe garantire di volere ma soprattutto di saper fare le
stesse cose anche da noi, cose che altro non sono che “roba di sinistra”?
Che partito, il piddì, composto di pavidi incapaci che non hanno esitato a dimostrare tutta la loro inettitudine sdoganando il peggior
neoliberismo, appoggiando e sostenendo il governo dei banchieri,
votando una legge liberticida, tutt’altro che equa, come quella del pareggio di bilancio costituzionale e senza il consenso dei cittadini.
Tutto questo dopo aver spianato la strada per diciassette lunghissimi anni al corruttore piduista favorendolo con le ripetute  assenze in parlamento,  con patti segreti come quello sulle frequenze televisive ma soprattutto dimostrando, giorno dopo giorno la totale lontananza ed estraneità agli interessi del paese e dai cittadini che dovrebbero rappresentare, basta pensare ai referendum, alle missioni di guerra, alla TAV, per dire solo le prime tre cose che vengono in mente.

Aver appoggiato Monti, fregandosene della responsabilità diretta della gestione della cosa pubblica è stato solo l’ultimo atto vergognoso, il sigillo del loro fallimento politico.

E hanno pure la faccia tosta di parlare di “antipolitica”.

Senza l’endorsement di Bersani  presumo che Hollande  avrebbe vinto al primo turno.

Nota a margine: una prece per il popolo greco che ha pensato che la
soluzione di tutti i suoi problemi possano trovarla i nazisti che hanno
fatto entrare in parlamento.

La Grecia è ufficialmente un paese finito,  ingovernabile e irrecuperabile.

 

 

Il Dottor StranaMonti

MARIO MONTI:

“L’EURO E’ UN SUCCESSO,

SOPRATTUTTO PER LA GRECIA”

No,  non è un doppiaggio. Sono davvero parole sue del settembre scorso all’Infedele. Colpa mia che non ve le ho segnalate prima. Ma la cosa che spaventa è vedere la sua faccia mentre dice queste corbellerie. Mi ha ricordato il finale di un grande film di Kubrick.

Per cui da oggi, per me, lui è il dottor Stranamonti.

(Massimo Rocca – Il contropelo di Radio Capital)

Se le previsioni sull’euro fatte da Monti  a proposito della Grecia fossero state fatte da berlusconi o da uno qualunque dei suoi ministri, quelle parole sarebbero state rinfacciate ogni giorno. Quei giornali sempre in prima linea a fare domande  non avrebbero dato tregua a nessuno. Invece, e siccome, è stato il generalissimo della  tecnocrazia,  nessuno fa un fiato. Guai a contraddire, pena il default, appropò, lo spread oggi è a 390  ma va tutto bene, a quanto pare.
Nessuno che vada con un microfono sotto il naso di questo signore a chiedergli conto delle sue previsioni sciagurate, non solo per la Grecia.

Perché è desolante dover ammettere che nessuno è così perfetto come sembra e come qualcuno, con viva e vibrante soddisfazione, voleva farci credere.
Vero, Napo?

E non dimentichiamoci di quest’altri, ancora li manteniamo noi, eh? nessuno è andato a lavorare seriamente,  a guadagnarsi uno stipendio, nel frattempo.

Da quando non è più premier, Berlusconi diserta la Camera. D’Alema non ha mai presentato nemmeno un atto da inizio legislatura (record mondiale). Tremonti ha il due per cento di presenze, Alfano salta nove sedute su dieci, La Russa va a votare sette volte su cento. Ma prendono tutti lo stipendio (pieno) di parlamentare.

I ‘big’, onorevoli fannulloni

Genova per noi

“Non hanno idea di cosa vuol dire la rivolta del popolo greco. Stanno votando la morte della Grecia. Noi abbiamo vinto contro i nazisti, abbiamo vinto contro la dittatura fascista e vinceremo anche questa volta!”.
[Mikis Theodorakis –  Partigiano, poeta e compositore greco]

Perché ormai è chiaro che le banche hanno una buona parte di responsabilità nella crisi mondiale, avendola fomentata con una manovra di strozzinaggio in due tempi: dapprima, finanziando e comprando una larga parte dei debiti sovrani degli stati, e poi, minacciando di chiederne la restituzione. Gli uomini delle banche al governo, in Grecia come in Italia, ci spiegano che dobbiamo piegarci al ricatto, pagando il riscatto della svendita dello stato. I dimostranti di Atene dimostrano, appunto, che si può dire no agli strozzini, anche quando ti puntano la pistola alla tempia, e sono pronti a premere il grilletto.

La Grecia brucia

(Piergiorgio Odifreddi)


Sottotitolo: “I tecnocrati arrivano quando la politica abdica al suo ruolo di direzione e implementazione, non arrivano a caso, semmai bisogna chiedersi come mai abbiamo bisogno di un salvatore e come siamo arrivati ad avere i controllori in casa. Non è colpa del tecnocrate, è colpa della classe politica cieca e autoreferente.

La politica ha visto la sua fine dov’è nata, esattamente nello stesso luogo. Il governo greco ottiene la fiducia sulle misure di austerity: con le buone maniere si ottiene tutto,  meno male che noi la guerriglia non la rischiamo nemmeno, noi siamo italiani mica per caso.


SOLIDARIETA’ AL POPOLO GRECO.

L’uomo che si vede nella foto,  maltrattato da solerti forze dell’ordine durante i disordini ad Atene (tutto il mondo è paese)  non è un black block, né un pensionato incazzato. E’ Manolis Glezos, che nel 1941 sotto occupazione nazista, si è arrampicato sull’acropoli e ha tirato giù il simbolo della svastica nazista.

Primarie Genova
Vince Doria (Sel)
Sconfitto il Pd

Gli elettori di sinistra, a differenza di tutti gli altri, sono esigenti.
E allora possono pure offrire ai loro referenti politici la possibilità di sbagliare, un po’, ma poi la cosa giusta bisogna farla.
E la cosa giusta per un partito che vuole definirsi di sinistra e che si dice pronto a guidare un paese in un periodo disastroso come questo non può essere il corteggiamento languido ai partiti di centro né l’inciucio perpetuo con quelli di destra.

Specialmente se destra e centro sono il peggio che si possa avere a disposizione;  nessuno è votato per natura all’autolesionismo oltre ai politici che da TUTTO ciò che fanno e hanno fatto hanno saputo tirarci fuori il loro utile e , comunque vada, nessuno fra loro ci rimette mai troppo.

Ce ne fosse stato mai uno, o una, in questo paese che abbia preso atto di aver sbagliato, uno, o una, che abbia rassegnato le dimissioni chiedendo scusa al popolo italiano (la volpe del Tavoliere, l’artefice della genialata che consegnò l’Italia a berlusconi chiamata bicamerale e il Kennedy dei poveri avrebbero dovuto essere  i primi della lista).

In questo paese c’è bisogno di sinistra, non del liberalismo diffuso a destra, a sinistra e al centro.

In Italia non c’è più nessuno, oltre a quelli considerati “radicali estremisti” che raccolga le istanze dei cittadini, che non consideri spocchiosa e fuori luogo la richiesta di attenzione verso i problemi della gente da parte della politica, io penso che lasciare solo un popolo in un momento così difficile sia molto, molto pericoloso.
Si vede che l’hanno pensato pure a Genova.

 SI PUO’ FARE!

Milleproroghe

Preambolo:

A Porta a Porta compare il plastico della Concordia. Spero che un giorno Rocco Siffredi faccia una strage in una piazza armato del suo solo cazzo. Voglio vedere Vespa che modellino si inventa.

Sottotitolo:
       Lega, sindaco di Adro contro Napolitano
‘Una vergogna averla come Presidente’

Il primo cittadino del paese bresciano contro il Capo dello Stato colpevole di aver nominato Cavaliere l’imprenditore che pagò la mensa scolastica a quei bambini esclusi perché i genitori erano morosi.

Una tassa (un’altra!) sulle sigarette per pagare le pensioni dei lavoratori precoci; valà che fantasia, ci volevano gl’ingegneri della moneta per partorire questa genialata inserita in quel casino chiamato milleproroghe nel quale tutti i governi di tutti i colori, tecnici e non, infilano tutte le porcate possibili e anche quelle impossibili e inenarrabili.

Fra un po’ metteranno le stelle gialle sulle porte di casa dei fumatori, come facevano i nazisti con gli ebrei, in America ci sono proprietari che non ti danno nemmeno un appartamento in affitto se sei un fumatore, poi magari sei uno stupratore seriale di bambini ma a loro non frega un cazzo; il fumo fa male puntoebbasta.

Quanto ancora lo stato riterrà opportuno guadagnare su quello che poi vieta, sconsiglia e aumenta di prezzo con la stessa frequenza con cui si cambiano le mutande? (e spero che la maggioranza della gente le cambi tutti i giorni almeno una volta). Questo governo ha già aumentato il tabacco trinciato che molta gente usa proprio per risparmiare, evidentemente quello che fa risparmiare nuoce alla salute più dell’alcool per esempio; in Grecia è successo lo stesso: quando le autorità si sono accorte che la gente per risparmiare non usava più il gas ma l’elettricità hanno aumentato il costo dell’elettricità, cornuti e mazziati, insomma, e senza nemmeno poter scegliere come farsi eventualmente del male. Il fumo è un vizio e non una priorità? bene: mi devo sentire in colpa perché fumo? e poi di quanto altro devo sentirmi in colpa per cose che non ho contribuito io a rovinare? la mia priorità è anche quella di essere trattata da cittadina che paga le tasse, rispetta la legge, quelli che non fumano e vorrebbe anche poter continuare a fare ogni tanto quello che le piace, non soltanto quello che deve. 

Aumentando le sigarette si vuole incidere sul costo sociale di chi poi si ammala a causa del fumo, disincentivare le abitudini dannose? ari_bene, anzi, benissimo: gli incidenti stradali hanno un costo molto maggiore per la società, eppure nessuno vieta alla gente di salire in macchina anche per andarsi a sfracellare sul pilone della tangenziale. Io tasserei gli obesi per esempio, quelli che mangiano più di quanto sia necessario, anche le loro cure le paghiamo noi. E come scrive un amico altrove tasserei quelli che  fanno pagare noi per andare a soccorrerli quando praticano i loro fottuti sport estremi. Perché io devo pagare per chi non si regola a tavola o per quegl’imbecilli che si sentono bene solo se violano una montagna, la foresta, il mare e il cielo?
Però insomma basta, la mia libertà non me la faccio tassare, almeno non senza dire quanto sia ingiusto lasciare tutto a chi lo ha sempre avuto e togliere man mano il molto a chi aveva già poco di suo.
Viviamo in uno stato estortore (equitalia) e biscazziere che ci dice che il fumo uccide però ce lo vende, che bisogna bere poco, e ti vende pure l’alcool, che possiamo giocare d’azzardo per riempire le casse dello stato ma con moderazione, responsabilmente, sapendo benissimo che c’è gente che col giochetto ‘innocente’ dei gratta e vinci dilapida stipendi e pensioni; sono soprattutto gli anziani e le anziane a spendere un sacco di soldi con queste cazzate invece di destinarli ad un uso più utile.
Se non si trattasse dello stato ma di un’associazione a delinquere qualsiasi che fa le stesse e identiche cose  la si potrebbe definire il monopolio dei clienti delle puttane, praticamente, approfittatori che lucrano sulle debolezze e le disgrazie altrui.