B come buffone

Sottotitolo:  ci sarebbe da ricordare che i fascisti, quelli veri, in parlamento ci sono potuti rientrare anche grazie all’approvazione di chi non avrebbe dovuto mandarci nemmeno berlusconi. Quindi la responsabilità è soprattutto del partito di bersani. La domanda è (ah, se ci fosse un giornale che facesse ancora quelle belle campagne a base di post-it): “quali argomenti ha usato berlusconi per poter accedere alla politica; perché berlusconi sì e il movimento dei cinque stelle no?” Rispondessero a questa semplicissima domanda, invece di rompere il cazzo coi loro populismi, fascismi e qualunquismi.

Non è un caso che berlusconi e bersani siano nati nello stesso giorno; è proprio un segno del destino.

Bersani: “Fermare la campagna degli zombie, il fascismo iniziò così” (video)

Visto che c’era andato Grillo? c’era andato insieme a 350.000 firme, e c’è andato quando proprio il pd gli ha negato l’accesso impedendogli la candidatura alle primarie. Questi sono i sistemi democratici, tutto il resto, quello che non è gradito al pd è fascistaqualunquistapopulista e chi più ne ha ne metta perché a me ‘sto modo di fare politica ha ben rotto i coglioni.

L’Italia dei valori ha scelto di stare fuori, dice il segretario del presunto partito di sinistra, talmente fuori che Di Pietro non è stato nemmeno invitato alla festa del partito cosiddetto democratico, tutti gli altri, quelli che invece c’entrano col piddì tipo Al Fano e Casini invece sì.
Ricordiamo inoltre a Bersani che Grillo c’è andato eccome a dire ai rappresentanti della vecchia politica,  quella sudicia, quella composta da affaristi delinquenti, da gente senza scrupoli né principi morali che sono degli zombies, c’è andato quando ha raccolto 350.000 firme che sono state bellamente ignorate e ci voleva andare quando gli è stata negata, proprio dal partito “democratico” la partecipazione alle primarie. A Bersani che si lamenta tanto di ricevere insulti da Grillo e da Di Pietro vorrei chiedere cos’è più insultante di un partito che si ostina a dichiararsi di sinistra (o giù di lì) ma poi non fa le cose di sinistra, cosa c’è di più offensivo di un vicesegretario che dice a mezzo stampa che sarebbe meglio se tornasse berlusconi piuttosto che (orrore degli orrori!) ritrovarsi in parlamento il movimento dei cinque stelle. Bersani dovrebbe ripassare un po’ la storia, specialmente quella riguardante l’avvento del fascismo. E insieme a quella dovrebbe riguardarsi perbenino sui dizionari il significato della parola “OPPOSIZIONE”.  Perché fare opposizione significa proprio tutt’altro da quel che hanno fatto in questi ultimi due decenni Bersani &Co.

Noi, “gente del web” abbiamo un nome, una faccia e dei pensieri personali caro bersani che non sei altro, e, cosa più importante non siamo noi che dobbiamo trovare soluzioni e proposte, stiamo pagando apposta per farlo e a lacrime di sangue la classe dirigente più costosa al mondo, e non lo facciamo certamente per farci dare dei coglioni da un  corruttore paramafioso il quale, evidentemente, a differenza degli ispirati da Grillo ha avuto degli ottimi argomenti per poter accedere ai piani alti della politica ma nemmeno per farci dire che siamo fascisti solo perché non ci fidiamo più di questa politica disonesta, cialtrona, inciuciona di cui ha fatto e fa parte anche il partito cosiddetto democratico.

Disordine, compagni
Marco Travaglio, 26 agosto

L’elettore del Pd (ce ne sono ancora tanti, anche fra i nostri lettori) deve avere qualche colpa atavica da espiare, qualche peccato originale da scontare. Insomma è nato per soffrire, o è votato al martirio. A novembre stava quasi per esultare alla caduta di B.: “Che bello, ora si vota e vinciamo noi”. Ma dai vertici fu subito avvertito che non era 

il momento di esultare, né tantomeno di votare: siccome B. non aveva più la maggioranza, bisognava entrare in maggioranza con B.. Però Monti dovrà ascoltarci, soccmel, urlò Bersani: anticorruzione, antievasione, patrimoniale, asta per le frequenze tv, politiche sociali, basta bavagli alla stampa e guerra ai pm. Risultato: niente di tutto questo, perché B. non vuole. Anzi ora il bavaglio lo chiedono e la guerra ai pm la fanno Napolitano, Violante e Scalfari. Ma come, i pm di Palermo non erano dei benemeriti che rischiano la pelle per indagare su mafia, politica e trattative? Contrordine, compagni. L’elettore del Pd legge Repubblica e scopre che i pm congiurano contro il Colle, lo intercettano illegalmente, calpestano le sue prerogative a suon di “abusi” e in vent’anni non han combinato niente. Legge Violante, e scopre che Ingroia “fa politica” e dà fiato al “populismo giudiziario” che vuole “abbattere Napolitano e Monti”. Ma – si domanda disorientato il povero elettore – non s’era detto, ai tempi del caso Moro e del caso Cirillo, che è una cosa brutta trattare coi terroristi e i mafiosi? Conserva ancora il libretto distribuito dall’Unità diretta da D’Alema, grondante indignazione perché la Dc aveva usato i servizi segreti per trattare con Cutolo e far liberare Cirillo dalle Br dietro congruo riscatto: s’intitolava, guarda un po’, “La trattativa”, sottotitolo “L’ordinanza del giudice Alemi sul caso Cirillo: Brigate rosse, camorra, ministri Dc, servizi segreti”. Ora apre l’Unità e trova il compagno senatore Pellegrino che, anziché denunciare la trattativa di “Cosa Nostra, carabinieri, ministri Dc, servizi segreti”, la giustifica: serviva a “rallentare temporaneamente l’applicazione della norma (il 41-bis) per avere tempo di stroncare i corleonesi… Un arretramento tattico che non intaccava la strategia di fondo, ma era funzionale ad assicurarne il successo”.  E pazienza se intanto, a causa della trattativa, ci han lasciato la pelle Borsellino, gli uomini della scorta e nel ’93 una decina di cittadini inermi a Firenze e Milano. Apre Repubblica, nella speranza di trovare almeno lì la linea dura, come ai tempi di Moro. Invece no, sorpresa: “Ci sarebbe da distinguere — scrive Scalfari – tra trattativa e trattativa. Quando è in corso una guerra la trattativa tra le parti è pressoché inevitabile per limitare i danni. Si tratta per seppellire i morti, per curare i feriti, per scambiare ostaggi”. L’elettore non vede l’ora di votare per riportare al governo il centrosinistra, ma gli spiegano che il centrosinistra non si porta più: l’alleato è Casini, quello che governò con B. fino al 2006 e portò in Parlamento galantuomini come Cuffaro (infatti si va con lui anche in Sicilia). Di Pietro invece, non avendo mai governato con B., è un “populista di destra”, anzi “fascista”, e non va più bene. Infatti è l’unico, con Landini, escluso dalla festa Pd, dove però l’elettore può arraparsi con Fitto, Sallusti, persino Latorre e Menichini. Stremato, l’elettore domanda sommesso: posso almeno prendere un po’ per il culo il Cainano, che medita il ritorno con Grande Italia ma ogni tanto si scorda di asfaltarsi il capino? Eh no: Ezio Mauro, su Repubblica, lo ammonisce ad abbandonare le “calandrinate” sui “cognomi e i difetti fisici”, tipiche del “Borghese degli anni più torvi” e della “destra peggiore”, pena l’esclusione dal “campo democratico”.  A questo punto l’elettore scoppia in lacrime ed esclama: “Ma cosa ho fatto per meritare tutti questi colpi bassi?”. Ma accanto a lui si rialza implacabile il ditino: “Bassi non si dice, fascista che non sei altro:  al massimo, diversamente alti”.

Un paese a sua insaputa

Sottotitolo: Vorrei solo ricordare a tutti quelli che “la repubblica va celebrata anche – anzi soprattutto – nei momenti di difficoltà”, secondo l’autorevole opinione del Monitore della Repubblica,  che la polemica sull’inutilità offensiva di festeggiare il 2 giugno con una parata MILITARE non è nata ieri né ieri l’altro ma si ripete puntualmente da svariati anni.
E allora se io dico che il pistacchio non mi piace ma poi qualcuno insiste nel propormi il pistacchio nel gelato le cose sono due: o quando parlo non mi sta a sentire oppure non gliene frega nulla di continuare a reiterare un torto nei miei confronti.
A me il pistacchio non piace, e non me lo farei piacere nemmeno se venisse Johnny Depp in persona a dirmi che posso, devo  mangiarlo perché piace a lui che, a differenza di Napolitano piace molto a me.

Ho sempre avuto disgusto per i nazionalisti. Nazionalismo non vuole dire ideale, vuol dire difesa delle peggiori espressioni della nazione: il clientelismo di stato, la difesa dei burocrati e dell’apparato. Dunque del cosiddetto status quo. Quello che ci ha allegramente condotti nel baratro.
 Non sopporto, trovo di un’estrema disonestà che si chieda ad un popolo di “fare” stato, paese, solo in presenza di tragedie e difficoltà ma poi quando quel popolo chiede allo stato quello che gli spetta viene ignorato.
E’ troppo comodo dire agli italiani: “la parata si farà anche se voi non la volevate [e indipendentemente dall’uso che si potrebbe fare di quei soldi: in questo paese c’è davvero l’imbarazzo della scelta]  ma per ovviare all’emergenza del terremoto vi aumentiamo [per il momento, ché mica finisce qui] di nuovo la benzina”.
Ennò, perché qui non c’è proprio niente di statale né tantomeno niente di democratico, c’è piuttosto qualcosa che riporta vagamente a quei bei regimi dove c’è uno che comanda e tutti che subiscono decisioni da cui non possono sottrarsi.
E così non funziona, non può funzionare, ma questo lo sapete pure voi, carissimi [non foss’altro che per quanto ci costate], politici e tecnici.

E lo sa anche Napolitano, estremo difensore di una pagliacciata di cui nessuno sentirebbe la mancanza.


Finanza, via il colonnello Rapetto

Sua la supermulta ai videopoker

Polemico addio su Twitter del colonnello che ha inflitto 98 miliardi di multa alle concessionarie del gioco d’azzardo di Stato. Sue anche le principali inchieste delle Fiamme gialle sul cyber crime. “Cancellati 37 anni di sacrifici, momento difficile e indesiderato”

Per quel che può valere, tutta la mia solidarietà al Colonnello Rapetto, il cui caso ricorda molto quello di Gioacchino Genchi, esperto di intercettazioni  cacciato dalla polizia di stato quando, collaborando con  De Magistris toccò – inevitabilmente –  perché dove ci sono porcherie c’è sempre l'”eccellenza” di mezzo, quei  personaggi cosiddetti  illustri, dunque intoccabili, che poi non erano (sono) altro che la solita feccia che siede in parlamento.

 Il Colonnello si è evidentemente dimesso a sua insaputa.
Ma chi ha fatto in modo che lo facesse sapeva benissimo perché non doveva o poteva più rimanere al suo posto.
Essì,  è proprio una repubblica da festeggiare questa: con tanto di parata.
E chissà di chi sarà stata la mente brillante che dai piani alti delle istituzioni ha pensato che un funzionario che faceva davvero il suo dovere dovesse essere messo in condizioni di doversene andare.
I migliori si cacciano, o se ne vanno di loro “spontanea volontà”, per tutti gli altri c’è sempre un posto da sottosegretario alla sicurezza della repubblica italiana.
Ma probabilmente è giusto così, è giusto che a rappresentare l’Italia sia l’ambiguità  fatta persona (e più persone).
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla lotta all’evasione di questo governo farebbe bene a toglierseli. E’ evidente che ci sono ambiti che non si devono disturbare. 98 miliardi,  l’equivalente di quattro o cinque finanziarie,  a questo stato hanno fatto schifo, molto meglio lasciare che la GdF vada a controllare chi non fa gli scontrini del caffè, e, una tantum, qualche blitz sulle vie dello shopping o nelle località di vacanza; attività meno rischiose, per le quali il posto non lo rischia nessuno e sicuramente più redditizie dal punto di vista mediatico.
Chi pensava che, via berlusconi tolto il dolore, sarà rimasto molto deluso.
Speriamo.

Naturalmente Giorgino tace,  nessun conato di monito per questo: sarà occupato a scegliere il vestito per la festa.

 Un paese a sua insaputa, Marco Travaglio, 31 maggio

Perché un terremoto del quinto-sesto grado Richter, così come un paio di giorni di pioggia, fa strage solo in Italia (oltre, si capisce, al resto del Terzo mondo)? La risposta l’ha data a sua insaputa il neopresidente di Confindustria Giorgio Squinzi, quando ha detto che i capannoni industriali sbriciolati dalle scosse del 20 e del 29 maggio erano “costruiti a regola d’arte”. La questione, il vero spread che separa l’Italia dal mondo normale, è tutto qui: nel concetto italiota di “regola d’arte”.
La nostra regola d’arte è quella che indusse la ThyssenKrupp a non ammodernare l’impianto antincendio nella fabbrica di Torino perché, di lì a un anno, l’attività sarebbe stata trasferita a Terni. Risultato: sette operai bruciati vivi.
Mai la ThyssenKrupp si sarebbe permessa di risparmiare sulla sicurezza nei suoi stabilimenti in Germania, dove le tutele dei lavoratori sono all’avanguardia nel mondo. In Italia invece si può. Perché? Perché nessuno controlla o perché il controllore è corrotto dai controllati. Oltre all’avidità dei singoli, purtroppo ineliminabile dalla natura umana, il comune denominatore di tutti gli scandali e quasi tutte le tragedie d’Italia è questo, tutt’altro che ineluttabile: niente controlli. Salvo quelli della magistratura, che però arriva necessariamente dopo: a funerali avvenuti. Dal naufragio della Costa Concordia al crollo della casa dello studente a L’Aquila, dalle varie Calciopoli ai saccheggi miliardari della sanità pugliese, siciliana e lombarda, dal crac San Raffaele ai furti con scasso dei Lusi e dei Belsito, dalle cricche delle grandi opere e della Protezione civile alle scalate bancarie, dalla spoliazione di Finmeccanica alle ruberie del caso Penati, giù giù fino alle casse svuotate di Bpm e Mps, alle piaghe ataviche dell’evasione, degli sprechi, delle mafie e della corruzione, quel che emerge è un paese allergico ai controlli. Che, se ci fossero, salverebbero tante vite e tanto denaro, pubblico e privato. Ma la nostra regola d’arte è quella di allargare ogni volta le braccia dinanzi alla “tragica fatalità” o alle “mele marce”, per dare un senso di inevitabilità a quel che evitabilissimamente accade. Mancano i controlli a monte perché tutti si affidano alle sentenze a valle. E poi, quando arrivano le sentenze a valle, non valgono neppure quelle. Formigoni, mantenuto dagli amici faccendieri Daccò e Simone che hanno scippato 70 milioni alla fondazione Maugeri, ente privato ma farcito di fondi pubblici dalla Regione di Formigoni, non si dimette perché “non sono indagato”. E perché, anche se lo fosse cambierebbe qualcosa? Qui non tolgono il disturbo né gli indagati, né i rinviati a giudizio, né i condannati. La giustizia sportiva ha definitivamente condannato e radiato Moggi dal mondo del calcio per i suoi illeciti sportivi, revocando alla sua Juventus due scudetti vinti con la frode, poi lo stesso Moggi è stato pure condannato dalla giustizia penale (a Roma in appello e a Napoli in tribunale). Eppure il presidente Andrea Agnelli seguita a elogiarlo come “grande manager” e rivendicare i due scudetti vinti col trucco. E ora difende Conte, “solo indagato”. Perché, se fosse condannato come Moggi cambierebbe qualcosa? Battista sul Corriere minimizza il calcioscommesse: “Un pugno di partite sporcate… se qualcuno imbroglia, non sono tutti imbroglioni”, “non è vero che così fan tutti”, ergo bisogna “essere severi con chi ha violato un codice penale e un codice morale, ma non dissolvere le differenze”.
Bene bravo bis. Peccato che il 7 maggio, quando la Juve ha vinto il 28° scudetto, Battista abbia scritto che è il 30° (“tre stelle, meritate e vinte sul campo, cucite sulla maglia”) e chissenefrega delle sentenze (“nessuno ha mai pensato che una storia gloriosa fosse una storia criminale”), frutto di “processi sommari” perché c’entrava anche l’Inter. Dunque così fan tutti. Ricapitolando: niente controlli prima, niente sentenze dopo.
È il Paese dell’Insaputa.
Arrivederci al prossimo funerale.

Lo scaricabarile dei morti suicidi

Sottotitolo: Questo scaricabarile dei morti suicidi fa abbastanza schifo, non bastava quello delle responsabilità, la solita, ridicola e patetica frasetta che tutti ripetono ogni volta che devono trovare un alibi e nascondersi dietro il paravento della loro incapacità: “è tutta colpa dei governi precedenti”, adesso si rimpallano anche i morti come in una macabra conta.
Dopo lo ‘spread’ dei suicidi fra Grecia e Italia ci mancava questa.
Le colpe ci sono, eccome, e hanno nomi e cognomi, basterebbe avere il coraggio di farli e di smetterla con le omissioni.

Si suicidano gli imprenditori, quelli che sarebbero stati “tutelati” dalla miracolosa politica liberale del centro-destra.

Tutti a riempirsi la bocca di fiele per Monti, nessuno però che si ricordi di Tremonti e della sua gestione creativa della finanza e dell’economia.
Perché è vero,  la crisi non l’ha provocata Monti, è vero che le responsabilità sono del governo precedente ma chi oggi sta materialmente annodando il cappio al collo dei disperati è questo governo e le sue decisioni tutt’altro che eque.

Perché quando si sente dire che “il taglio ai costi della politica è un lavoro complesso”, dopo che, per tagliare una cinquantina d’anni di diritti acquisiti sono bastate due settimane, qualche dubbio alla fine, viene.


 

Le conseguenze umane

«Le conseguenze umane» della crisi «dovrebbero far riflettere chi ha portato l’economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire».

Si vergogni Professore. So che dopo ha provato a correggere il tiro, nella migliore tradizione italiana, con la quale si sputa in faccia al cittadino e alla sua dignità, da pusillanimi arroganti gonfi del potere che vi ubriaca, quali siete; ma le parole restano, e pesano. Purtroppo solo sulle nostre coscienze non ancora del tutto sopite. «Non parlavo di suicidi, ma di conseguenze umane».

 Ci spieghi meglio, Professore, quali sarebbero le conseguenze umane della crisi? La difficoltà di sopravvivere? Di campare una famiglia? Di passare una giornata di riposo dopo una settimana di lavoro? L’impossibilità di innamorarsi, metter su casa, fare figli? La tragedia di non poter curare una malattia, rinunciare alle medicine, ai dentisti, agli oculisti. Le proibizioni che dobbiamo imporre ai nostri figli, compresa quella di poter studiare?
La conseguenza umana della crisi – abbia coraggio –  la chiami MORTE. Sterminio o strage. Non ci sono eufemismi che tengano, non ci sono dolcificanti o deodoranti che possano rendere meno orribile la realtà.
È vero, bisognerebbe trovare i responsabili e costringerli a pagare. Io so, lei sa e tutti sappiamo chi sono i responsabili del disastro. Sono i capitalisti, i padroni, le banche, i “poteri forti”, altro eufemismo che rende tutti colpevoli e nessuno colpevole.
Noi siamo gente semplice, Professore, tecnici ormai della sopravvivenza spicciola, luminari dell’arrangiarsi. Noi eravamo anche quelli che gridavano: “Noi la crisi non la paghiamo”, perché forse non avevamo capito che Noi, la crisi, l’avremmo pagata con la vita. Noi siamo quelli che “le conseguenze umane” della crisi ce l’hanno stampata in faccia ogni giorno che ci avviciniamo ad uno scaffale del supermercato, che decidiamo se comprare o no un paio di scarpe o che impariamo a tagliarci i capelli in casa. Che abbiamo imparato a rammendare, a vestirci con abiti usati, a leggere libri con le pagine ingiallite, ad ascoltare la musica di un concerto da lontano. E noi, siamo quelli più fortunati, perché ancora a morire per la fame non ci pensiamo.
Poi ci siete voi, ed anche voi con le vostre conseguenze: dovete studiare un modo giusto per risparmiare i nostri soldi. Dovete discutere sei mesi per capire se sia possibile ridurre i vostri emolumenti. Dovete studiare e studiare per comprendere se sia possibile smettere di finanziare il ladrocinio di stato. Dovete essere prudenti per non urtare le suscettibilità dei padroni con i quali fate affari – con i nostri soldi – dovete tagliare le spese sulle nostre vite, che le vostre son preziose. Dovete favorire i criminali che, appunto, queste conseguenze le hanno create. La disperazione e la morte, la strage che resterà impunita.
Forse non siete stati voi, è vero, ma ora almeno siete complici dello sterminio.
Ieri una bambina di 15 anni ha tenuto le gambe del padre che si era impiccato, ed è stata così fino a quando la madre e la nonna sono arrivate ad aiutarla a salvare la vita a suo padre. Così c’era scritto sul giornale, senza indugiare sullo strazio delle urla, sulla disperazione che io ho potuto immaginare, di quegli attimi concitati e terribili, che la morte te la fanno vivere sulla pelle, con un brivido che non cessa mai.
Qualche giorno fa, il figlio di un tizio imprenditore e malfattore criminale, erotomane e maniaco sessuale, colpito dalla crisi della sua azienda Mediaset, ha lasciato la presidenza per andare ad occupare una sedia in Mediobanca.
Professore, ci venga a spiegare quali sono le conseguenze umane della crisi, perché forse non abbiamo ancora compreso, nella nostra volgare semplicità.
Ascolti le urla di quella bambina, e poi la prego, ce lo venga a ridire che non parlava di strage, e che il suo è l’unico modo possibile per tornare a respirare.

 Rita Pani (APOLIDE)

 

 

Di tagli, di sprechi e di prese per il culo (post in progress)

Sottotitolo:

“I mafiosi stanno in parlamento, sono ministri, sono banchieri”
[Pippo Fava]

Povero Pippo: se l’avesse potuto dire oggi, tre giorni fa, sarebbe stato rimproverato perfino da Fiorello. Il quale si guarda bene dal parlare del suo ex datore di lavoro che un mafioso vero se lo teneva in casa.  O da casini, che ieri ha ammesso candidamente di andare regolarmente a trovare in carcere cuffaro condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato alla mafia.
Ma già: questo è benaltrismo, non realtà dei fatti.

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Il governo: «Cittadini, segnalateci quali sono i tagli più necessari»

Istintivamente verrebbe da rispondere qualche testa inutile, però bisogna sempre dimostrare alla politica, tecnica e non, che i cittadini sono migliori di chi li governa.

E allora vediamole, un po’ di cose di cui questo paese può fare a meno senza soffrire.

Solo per fare qualche esempio si potrebbero risparmiare 20, 23 miliardi rinunciando all’inutilissima TAV;
dieci non comprando gli  inutilissimi F35;
seicento milioni dal ritiro della missione anch’essa inutilissima in Afghanistan;

cinque miliardi e mezzo di euro per dieci inutilissime navi da guerra;
svariati miliardi dall’azzeramento dei rimborsi elettorali;
altri bei milioncini equiparando gli stipendi parlamentari a quelli dei dipendenti pubblici;
pensioni parlamentari a 67 anni con metodo contributivo come i comuni mortali.

Molte migliaia di euro per l’altrettanto inutile parata militare del 2 giugno.

Ci sarebbe davvero l’imbarazzo della scelta.
Volendolo fare sul serio, s’intende.

Il governo Monti, la Trilaterale e l’esproprio della democrazia
Di Don Paolo Farinella per Micromega

Ora lo sappiamo da fonte autorevole e non smentibile. Il governo Monti è il frutto maturo per l’Italia della politica della Trilaterale, il cui presidente italiano, Carlo Secchi, guarda caso anche lui ex rettore della Bocconi  al Fatto Quotidiano in una intervista (26-04-2012 p. 9) dichiara, apertis verbis: «Noi della Trilaterale siamo contenti di Monti» e aggiunge che quando il presidente della repubblica Giorgio Napolitano incaricò Monti di formare il governo, essi [la Trilaterale] erano riuniti e appresero in diretta la nomina, godendone come gatti in calore. Egli chiama Monti Mario, «il nostro reggente europeo». Questo signore oltre che Trilaterale è anche consigliere di amministrazione di sei società, tra cui Mediaset. Come si può pensare che abbia un giudizio politico ed economico indipendente? Non può né lui né Monti, né il suo governo.

In una parola, senza colpo ferire questa gente ci ha espropriato non dico del nostro diritto alla sovranità democratica, ma anche dell’apparente diritto di sovranità. Se prima eravamo sequestrati dall’orribile e orripilante Berlusconi e suoi scherani, ora siamo totalmente derubati di ogni diritto e parvenza di dignità. Siamo governati da fuori, da gente che fa interessi altri e che è stata messa al governo per fare esperimenti di finanza per porre rimedio alla degenerazione democratica, eliminando parlamenti, con la complicità degli stessi, i sindacati, le opposizioni residue e fare tornare l’Italia, la Grecia, la Spagna, l’Irlanda e gli altri paesi europei allo «statu quo ante» 1900: per loro bisogna ritornare a prima della rivoluzione industriale, quando le masse lavoravano senza diritti e senza dignità anche 14/16 ore al giorno, bambini compresi per mantenere la casta e lorsignori.

Il governo Monti è un governo assassino, killer di professione e ignobile perché consapevolmente porta avanti una politica suicida nel senso che induce al suicidio coloro che hanno diritto a riscuotere dallo Stato che non paga e a cui lo stesso Stato per mano di Monti e delle sue leggi impone di pagare tasse di morte.

Il governo Monti aveva promesso un intervento deciso sulla gestione della tv pubblica, ma Berlusconi non vuole e Monti nicchia. Non ha ancora toccato una sola legge che sia una delle 39 porcate che un parlamento degenere e depravato perché a libro paga di padrone corrotto ha votato per beneficio del sultano che regna sul ciarpame dell’orrido e della corruzione. La ministra Severino sta facendo di tutto per salvare Berlusconi dalla galera a costo di distruggere tutto il sistema giudiziario: non una norma per migliorare la celerità, gli uffici, la funzionalità dei tribunali, ma solo ed unicamente ciò che serve a Berlusconi e ai suoi scagnozzi.

La priorità di questo governicchio non è la giustizia, ma le intercettazioni, non è il reato, ma il boss che deve essere salvato dalle conseguenze dei suoi reati. Le intercettazioni, pubblicate da Repubblica stanno mettendo in evidenza quello che sapevamo già: il degrado in cui un nano maledetto ha scaraventato la dignità di un paese intero che ancora lo appoggia e magari lo vedrebbe al Quirinale. Credo fermamente che per questo Paese non vi sia più speranza e se ancora un 20% inneggia Berlusconi e il Pd appoggia Monti, beh, che anche il Paese vada in malora e affondi nel fango che esso stesso produce.

Il governo dei tecnici che avrebbero dovuto «salvare l’Italia» hanno partorito il «supertecnico» Enrico Bondi, salvatore della Parmalat e di altre imprese di Stato. Siamo al paradosso delle comiche: i tecnici che hanno bisogno di un supertecnico ammettono semplicemente che sono o incapaci o falliti o le loro credenziali erano fasulle come la laurea della Gelmini e il diploma del Trota. Fra poco sentiremo che il governo dei supertecnici ricorreranno alle maghe e alle cartomanti, come già facevano Brezhnev, Reagan, Mao, Berluska. Ormai il ridicolo supera la fantasia. Vedremo cosa succederà per la Rai, vera preda di caccia e vero interesse del vero puparo ancora in pianta stabile: l’immondo corruttore e corrotto Berlusconi.

Il governo Monti ce la mette tutta per fare scoppiare una guerra sociale: vedremo le piazze invase dalle folle che vogliono pane; metteranno la tassa sul sale, sull’aria, sull’aceto e sull’insalata. I poveri saranno spezzati, mentre i ricchi e i grandi patrimoni non si toccano perché il governo Monti deve rispondere a loro dei propri misfatti. Potrebbe ricavare oltre 50 miliardi di euro se facesse un accordo con la Svizzera come hanno fatto Inghilterra, Germania e Svezia, ma no! Non si può, come si fa a tassare i poveri evasori che già fanno fatica ad esportare all’estero con costi aggiuntivi? I poveri sono già abituati alla fame, i ricchi penerebbero troppo.

Don Paolo Farinella

(2 maggio 2012)

Le lacrime di coccodrillo del ministro Fornero

Sottotitolo:

La Cina è vicina – Massimo Rocca per Radio Capital

Dunque la mela non era caramellata. Somigliava assai più a quella avvelenata di Touring, forse origine del marchio di Cupertino. Diciamo che sembra quasi una barzelletta l’idea che la ditta del santo subito in maglietta nera violasse le leggi sul lavoro cinesi. Un po’ come scandalizzare qualcuno in un bordello.  Ne avevamo già parlato di cosa sia il capitalismo da esportazione, dell’altra faccia della globalizzazione, quella che dicono positiva perchè sottrae milioni di persone alla povertà, ma, soprattutto, produce tanta ricchezza per tanto pochi. Ma l’immagine dell’uomo bianco in tuta gialla in mezzo agli uomini gialli in tuta bianca che ammette le sue colpe e promette di non trattarli più come schiavi non poteva arrivare in un momento migliore. Ci ricorda quello di cui dovremmo essere orgogliosi, quello che dovremmo esportare a testa alta. Che la dignità dell’uomo è una variabile indipendente dal profitto. Dovremmo esportare Landini in Cina invece di importare, come sta accadendo, i roghi dei bonzi.

Susanna Camusso dice che la Fornero piange ‘lacrime di coccodrillo’. Ma se la Fornero è un coccodrillo deve essere un coccodrillo un po’ strano  perché di solito i coccodrilli piangono dopo aver mangiato mentre lei piange prima. Il giorno del pianto della Fornero era il 5 dicembre, il governo Monti si stava presentando con la sua manovra finanziaria. Due settimane prima, il 17 novembre, Monti aveva  ottenuto la fiducia in Senato, facendo varie promesse e su quello gli avevano dato i voti. Compresa questa: non verranno modificati i rapporti di lavoro regolari e stabiliti in essere. (Marco Travaglio, Servizio Pubblico, 29 marzo)

Ospite di Vespa, la Fornero ha detto di non aver mai pensato nulla a proposito dell’articolo 18, di non averlo in mente, e ha aggiunto:
«Sono stata ingenua. I giornalisti sono bravissimi a tendere trappole e io ci sono caduta. Il mio era solo un invito a parlare di un problema in maniera piena. Ho riletto l’intervista e mi sembrava che l’elemento dominante fosse il dialogo. Non mi aspettavo che il solo menzionare l’articolo 18 potesse scatenare tutto questo».
(Elsa Fornero, 22 dicembre 2011)

I sacrifici si impongono o per stretta necessità o per sadismo. Ecco, la Fornero ogni volta che apre bocca ricorda un po’ Pulp Fiction, fa pensare alla seconda possibilità: “mi chiamo Elsa, risolvo problemi.”
(Marco Travaglio)

Se ero precario con berlusconi e lo sono ancora con Monti significa che non è cambiato niente.
In un anno e mezzo Marchionne è stato condannato cinque volte per comportamento antisindacale, cosa deve succedere ancora perché il parlamento intervenga?  (Maurizio Landini)

“La questione dell’articolo 18 non mi sembra affatto una questione tecnica ma una battaglia politica perchè ha una maggioranza politica senza precedenti!”

“In questa riforma si promette ma nella pratica si tagliano i diritti dei lavoratori. Io credo che il mandato del governo Monti sia il mandato delle banche europee”. (Luigi De Magistris)

Gli italiani hanno capito – Rita Pani

E gli italiani hanno capito che vale la pena di affrontare sacrifici rilevanti, purché equamente distribuiti.”  Mario Monti

 

No Professore, gli italiani non lo hanno capito, e in realtà non hanno ben chiaro neppure il resto della vostra meritoria opera da sicari. Nulla vi separa dai vostri predecessori, se non il coraggio di esservi assunto il compito ultimo, di svendere il Paese.

 

Non sono un’economista, ma sono una persona che si riconosce un buon margine di razionalità, e che a volte riesce a sentire tutto ciò che c’è di inespresso nei vostri monologhi grotteschi, come per esempio l’ultima sua lettera al Corriere della Sera, a metà tra il delirio e la menzognera propaganda.

 

Bisognerebbe partire dalla fine, da quell’articolo 18 di fatto in disuso da anni in Italia, sbandierato dagli operai alla stregua dell’ultimo baluardo da difendere, e utilizzato dagli imprenditori come alibi estremo in difesa della categoria. L’articolo 18 è come un vetro rotto su una casa in vendita, che fa scendere di troppo il prezzo pattuito. Avete l’obbligo di eliminarlo per far sì che si apra la strada al miglior offerente, al neo colonizzatore.

 

Non state ristrutturando casa per viverci meglio e in salute, lo state facendo solo per poter aumentare il prezzo della vendita. L’economia italiana è in mano a un grumo di potere che se la rimbalza di mano in mano, connivente di uno stato mafioso che spartisce con pochi il bottino miliardario.

 

Faremo la fine di quei paesi dell’est, dove i nostri antenati andavano con le borse piene di collant per poter adescare le ragazze. Chi verrà a investire in Italia, quando avrete abolito ogni diritto, non sarà certo lo svedese, lo svizzero o l’americano, né potrà essere un imprenditore che vive in un paese dove ci sono le leggi e son cose serie. Potremo finire in mano ai neo-russi, o perché no ai colombiani che di corruzione ne sanno almeno quanto noi, e lasciare che le briciole ricadano sempre sugli stessi piatti, di quelli che fino a qualche mese fa, ancora banchettavano sulle nostre vite.

 

Perché per rimettere in piedi questo stato, qualora l’intento fosse stato reale, prima di tutto doveva garantirsi il lavoro, e non far sì che diventasse una sorta di premio della lotteria nazionale. Come potete, in coscienza, usare termini come equità in un paese che per campare deve aumentare il costo della benzina e delle sigarette? Dove sta l’equità tra l’operaio costretto a rifornire di carburante la sua auto, perché da pendolare è impossibilitato a usare i mezzi pubblici che non funzionano o nemmeno esistono, e quello che – fanculo la crisi – si compra un’auto ancora più potente, che tanto ha i buoni benzina a carico dell’azienda? Esempio banale, lo so, ma pregno della vostra idiozia.

 

C’è di che essere contenti nel leggere il riconoscimento dei meriti ai partiti e la maturità del paese. Ma manca il complimento più importante, quello rivolto alle banche (le vostre). Così attente e capaci che di fronte al sospetto che possa sorgere un qualunque tipo di ripensamento da parte vostra – sicariato di governo – spruzzano in aria un po’ di spread. Solo per farvi paura, e per ricordarvi che voi, al pari di quello che governava prima, non siete che marionette in mano loro.

 

Mafia, criminalità o banche, in fondo, è tutta la stessa cosa. Tutta la stessa montagna di merda.

 

Rita Pani (APOLIDE)

“Se il Paese non è pron(t)o il governo potrebbe non restare”

Dunque, Monti “si perde” gli elogi di Obama per ciacolare al telefono col piduista in seconda (e chissà cos’aveva da dirgli di così importante? mistero),  sua moglie questa settimana occupa la copertina di “Chi” che è l’unico vero house organ di berlusconi, quel che fanno Olindo Sallusti e Belpietro è un’inezia al confronto della propaganda di Signorini che raggiunge TUTTI, anche la classica casalinga di Voghera che abitualmente non legge i quotidiani ma compra Chi tutte le settimane…una vera scelta di classe, quella di farsi intervistare da Signorini, non c’è che dire, soprattutto sobria. Non siete contenti di tornare ai bei tempi che furono, quelli delle figure di merda  a livello planetario?

Notiziola en passant: Bersani e il governo cancellano il merito.

Poi, quando Bersani e il PD perdono le elezioni come è giusto che sia per un partito che non fa NULLA di quel che la gente si aspetta da un partito che si ostina a collocarsi in una precisa parte politica facessero  almeno la cortesia di non fracassarci tutto il frantumabile prendendosela con Grillo, col Fatto Quotidiano, col qualunquismo dell’antipolitica e tutte quelle idiozie dietro le quali hanno nascosto la loro incapacità, il loro essere assolutamente NULLA rispetto ad una politica non dico comunista ma almeno DI SINISTRA.

“Mi sono sposata molto giovane, a ventidue anni. Tra me e mio marito si è creata ben presto una suddivisione di ruoli molto marcata. La ribalta ce l’aveva lui, la retrovia spettava a me” […] “Mio marito si è appassionato ai figli più tardi. Li ama tantissimo, intendiamoci. Ma, finché non c’è stato tra loro lo scambio verbale, intellettuale, non è stato un padre così presente. Poi, a mano a mano che crescevano, è tutto cambiato”
(Elsa Monti)

Ohhh, una famiglia all’avanguardia, non c’è che dire.

Non si Monti la testa

 Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 28 marzo

Forse è venuto il momento di dire al professor Mario Monti che s’è montato la testa. E la Fornero ancor di più. A furia di leggere sui giornali amici (cioè quasi tutti) che sono i salvatori della patria, i due hanno finito col crederci. In realtà, in estrema e brutale sintesi, finora hanno recuperato miliardi sulla pelle dei pensionati e degli “esodati”, facendo dell’Italia il paese europeo dove si va in pensione più tardi; e altri contano di recuperarli sulla pelle dei lavoratori, dando mano libera alle
aziende di cacciare chi vogliono, camuffando per licenziamenti economici anche quelli disciplinari e discriminatori. Quanto alle liberalizzazioni, a parte qualche caccolina sui taxi e le farmacie, non s’è visto nulla, mentre s’è visto parecchio a favore della banche.
Il vero “salva – Italia ” è tutto mediatico, d’immagine: facce presentabili al posto degli impresentabili di prima. Il che non è poco. Ma è un fattore passeggero, visto che prima o poi, piaccia o no, i cittadini dovranno tornare a eleggere i loro rappresentanti. La prospettiva del ritorno dei politici, lo sappiamo bene, è agghiacciante. Ma questo progressivo disabituarsi degli italiani ai fondamentali della democrazia è pericoloso. Ed è qui che i “tecnici” ciurlano nel manico.
L’altro giorno arriva alla Camera il decreto “liberalizzazioni “,
solita procedura d’urgenza “prendere o lasciare” modello Protezione civile: testo blindato dalla solita fiducia, la dodicesima in tre mesi. Problema: manca la copertura finanziaria, lo dice la Ragioneria dello Stato.
Il rappresentante del governo, il noto gaffeur Polillo, s’inventa che “la copertura non può essere quantificata in anticipo”. Fosse così, tutte le leggi passerebbero al buio, poi si vede. Ma non c’è nemmeno il tempo di discutere: si vota e basta a scatola chiusa. Fini protesta per “l’insensibilità del governo” (e meno male che c’è lui: Schifani vorrebbe solo decreti, soluzione che avrebbe almeno il pregio di liberarci del Senato e del suo presidente). Il Quirinale “si riserva” non si sa bene cosa. Del resto il Quirinale aveva già invitato i gruppi parlamentari a evitare fastidiosi emendamenti al decreto Milleproroghe. Ma a che serve allora il Parlamento, in una democrazia parlamentare? A ratificare senza fiatare i decreti del governo, fra l’altro blindati con la fiducia? Ora arriva il ddl sul lavoro, cioè sull’articolo 18 e poco altro, tutti elogiano la mossa dialogante che ci ha fatto la grazia di evitare il solito decreto blindato. Ma subito Monti&Fornero fan sapere che non ammettono modifiche, sennò “il Paese non è pronto ” e i salvatori della patria in missione per conto di Dio ci lasciano soli (“potremmo non restare”). Cioè: il disegno di legge è come fosse un decreto, calato dall’alto direttamente dallo Spirito Santo. E la formula “salvo intese”? Si riferisce alla maggioranza parlamentare che dovrebbe votarlo? No, a “intese fra governo e Quirinale”. E il Parlamento? Un optional.
Sappiamo benissimo che questo Parlamento fa schifo.
Ma, per averne uno nuovo, più aderente ai gusti degli italiani, si doveva votare a novembre: invece Napolitano, Monti e i partiti retrostanti preferirono evitare. Dunque di che si lamentano? L’avete voluta la bicicletta? Pedalate.
Monti si appella ai sondaggi, come unica fonte di legittimazione fra sé e il Colle (“se qualche segno di scarso gradimento c’è stato, è verso la politica, non verso il governo”). Ma allora dovrebbero valere sempre, anche quando non fanno comodo: oltre il 60% degli italiani è contro la “riforma” dell’art. 18 e, a causa di quella, il governo è sceso in 20 giorni dal 62 al 44%. Magari, in quel 18% in meno, ci sono i 350 mila esodati che il governo ha lasciato senza lavoro e senza pensione: chi li rappresenta? Non era stato proprio Monti, presentandosi al Senato il 17 novembre, a giurare che “non verranno modificati i rapporti di lavoro regolari e stabiliti in essere”? Ora dice che “sulla riforma non accetto incursioni in Parlamento “, ma quelle che chiama “incursioni” sono
l’abc della democrazia parlamentare. Chi glielo dice?

R-E-S-P-E-C-T

Find out what it means to me – Massimo Rocca per Radio Capital

Qualche giorno fa Mario Monti, che non è proprio un passante, ha detto che la Fiat ha tutti i diritti, non solo, ma il dovere di di investire dove meglio crede. E che tre cose sono importanti  per ognuna delle aziende italiane: produttività, flessibilità ma forse la prima, ha detto, è il rispetto. Quindi il paese può molto esigere ma deve anche rispettare e non si può pensare che in un Paese, e in uno solo, a causa della propria radice storica una impresa debba essere oggetto di permanente scrutinio investigativo. Forse voleva dire scrutinio giudiziario. Quello che per la quinta volta vede Marchionne condannato per comportamento antisindacale nei confronti della Fiom. Questa volta alla Magneti Marelli, dove al sindacato di Landini, che aveva iscritti la maggioranza dei dipendenti, veniva interdetta l’attività sindacale. Con una certa mancanza di rispetto, dicono i giudici, per una lunga serie di articoli di legge e costituzionali. Ecco, se uno proprio non è un passante, il problema che la più grande azienda italiana sia stata condannata più volte e che non abbia intenzione di lavorare in Italia se non gli si riconosce il diritto di violare le leggi, sarebbe una cosa di cui occuparsi. O magari Monti non è ancora pronto?

Tecnici ad alta voracità

Chi oggi lotta, è una persona. È uno che ha compreso che nonostante tutto si ha il dovere morale e civile di non rendersi complici di questo sistema famelico, che tutto vuole e nulla ridà indietro. Chi lotta è l’unico che continua imperterrito ad andare avanti, guardando al futuro, avendo contezza di ciò che potrebbe diventare se fossimo tutti fermi, idioti e schiavi.
(Rita Pani)

 

 

 

Sottotitolo: Nel paese che non sa condannare un delinquente, che gli consente di aggiustarsi la legge per non finire in galera, che gli permette di prendersi gioco di quella legge e della Costituzione, che gli fa fare il cazzo del comodo suo da più di vent’anni, nel paese che premia con la promozione a “dirigente superiore della polizia di stato”, ovvero a questore un condannato in appello a 3 anni e 8 mesi per aver coperto la mattanza, la macelleria messicana  nella Scuola Diaz di Genova e a 1 anno e 2 mesi per induzione alla falsa testimonianza, nonché interdetto dai pubblici uffici, nel paese che chiama a giudizio in un tribunale la madre di un ragazzino ammazzato a calci e botte da quattro poliziotti invece di scusarsi con lei a vita, nel paese dove è successo questo e molto, troppo altro ancora,  NON SI SALE SUI TRALICCI, ché poi ci si fa male.

Capito?

In fin dei conti perché mettere la propria vita in pericolo per la propria comunità, per quello in cui si crede, per il bene di tutti quando si possono correre dei rischi su un’autostrada con la  macchina del papi magari dopo essersi ubriacati e strafatti in discoteca, oppure correre dei rischi per guadagnare di più? non è moderno, ‘sti ragazzi  dovrebbero correre meno rischi… sennò poi potrebbero perfino convincerne altri a pensare che le cose possono cambiare.

La Tav potrebbe essere anche la cosa veramente più urgente e indispensabile da fare in questo paese, anche se tutti sanno che non lo è, anche quelli che pur di difendere le scelte di questi (s)governanti da strapazzo, che siano politici o tecnici ormai abbiam capito che cambia poco e niente, sarebbero disposti a dire qualsiasi cosa. Il problema è che gli italiani non si fidano più di chi decide per sé e per tutti. Non ci fidiamo più di un sistema che la mattina promette di impegnarsi per tutelare le fasce deboli e la sera dice che un’opera costosissima quanto inutile “si DEVE fare”. Non ci fidiamo più di chi ha detto no alle Olimpiadi di Roma ammantando la decisione con la falsa preoccupazione dei soldi che si sarebbero dovuti spendere e poi dice sì all’acquisto di 90 aerei da guerra e alla Tav.
Non ci fidiamo più: e non per colpa nostra.

La violenza, oltre a essere sempre sbagliata, è il miglior regalo che i No Tav possano fare al partito trasversale Pro Tav: che aspetta soltanto il morto per asfaltare l’intera Valsusa e farne tre, di Tav, non solo uno. Per fortuna la manifestazione di sabato è stata l’ennesima presa di distanze del movimento dalla violenza. Non a parole (anche se qualche parola dei leader non guasterebbe, per rimediare al danno fatto con gli assalti al procuratore Caselli), ma nei fatti. Detto questo, c’è un però: gli ordini che il partito trasversale Pro Tav impartisce alle forze dell’ordine. Non sta scritto da nessuna parte che queste debbano cingere d’assedio un’intera valle, braccare i contestatori fin sui tralicci situati a casa loro (infatti si vogliono espropriare i terreni), accogliere nelle stazioni in assetto antisommossa i manifestanti reduci da un corteo pacifico. Chi dà questi ordini compie una scelta precisa: quella di provocare. La provocazione non giustifica la violenza, ma ne attenua le responsabilità: infatti il codice penale prevede l’attenuante della provocazione. Qualche settimana fa alcuni cittadini accolsero una manifestazione secessionista della Lega a Milano srotolando un tricolore: subito intervenne la Digos intimando loro di ritirarlo per non provocare i leghisti. Il mondo alla rovescia, visto che, fra la bandiera nazionale e i vessilli secessionisti, sono i secondi a essere illegali e non la prima. Però si può capire il gesto della Digos, per evitare inutili incidenti. Ora la domanda è: il dovere della polizia è evitare gli incidenti, o provocarli? Nel caso della Lega, li ha evitati. Nel caso del movimento No Tav, sembra volerli provocare. E non per colpa dei singoli poliziotti, che (eccetto quelli che aggiungono gratuitamente condotte violente, difficili da individuare e punire perché nascosti sotto i caschi) obbediscono agli ordini. Ma per colpa di chi dà gli ordini. Cioè della politica. La militarizzazione della Valsusa, a protezione di un cantiere che non esiste, dura da almeno dieci anni e accomuna centrodestra e centrosinistra. Governi politici di segno opposto, ma non sul Tav, che ha sempre messo tutti d’accordo (compresi i grandi costruttori e le coop rosse, già noti alle cronache giudiziarie). Ora però c’è un governo tecnico. Formato cioè, almeno sulla carta, da “esperti”. La domanda è semplice: con quali argomenti tecnici hanno deciso di continuare a finanziare quell’opera? Da anni si attende che qualche autorità spieghi ai valsusini e a tutti gli italiani perché mai imbarcarsi in un’opera da megalomani, concepita negli anni 80, quando ancora il modello di sviluppo si fondava su una gigantesca invidia del pene e inseguiva la grande muraglia e la piramide di Cheope. Oggi tutti i dati descrivono la Torino-Lione come una cattedrale nel deserto, inutile per il traffico merci e passeggeri, anzi dannosa per l’ambiente e le casse dello Stato.

Il governo tecnico, con motivazioni tecniche, ha respinto l’assalto dei forchettoni olimpici di Roma 2020: operazione che sarebbe costata ai contribuenti almeno 5 miliardi. Il Tav, anche nell’ultima versione “low cost”, dovrebbe costarne 8: ma i preventivi, in Italia, sono sempre destinati a raddoppiare o triplicare (il Tav Torino-Milano è costato 73 milioni di euro a km, contro i 9,2 della Spagna e i 10,2 della Francia). Il gioco vale la candela, a fronte di un traffico merci e pesseggeri Italia-Francia in calo costante? Gli economisti de lavoce.info, l’appello di 360 docenti universitari e persino il Sole 24 Ore rispondono che no, l’opera non serve più a nulla. Sono tecnici anche loro, anche se non stanno al governo: tutti cialtroni? Se i tecnici di governo han qualcosa di serio da ribattere, lo facciano, dati alla mano: altrimenti i cialtroni sono loro. Rispondere, come l’ineffabile Passera, che “i lavori devono continuare” punto e basta, in omaggio al dogma dell’Immacolata Produzione, è roba da politicanti senz’argomenti. E, per come si sono messe le cose, è la peggiore delle provocazioni.

Marco Travaglio, 29 febbraio – Il Fatto Quotidiano

Maurizio Crozza – Ballarò del 28/02/12

22 miliardi per un cantiere che durerà 15 anni, i conti son giusti, li ha fatti la mafia quindi mi fido!

C’è il paese degli operai  e impiegati tra i meno pagati  d’Europa e c’è un’Italia dove il presidente dell’Autorità Energia e Gas guadagna più del Presidente degli Stati Uniti. E sulla Tav l’inevitabile domanda:”Ma che cazzo ci vai a fare da Torino a Lione? E’ come andare da Parigi a Cuneo”.


Moralismi d’accatto

Marcegaglia: “Basta ai sindacati che proteggono gli assenteisti”. Cgil: “Smentisca”

Per la presidente di Confindustria la riforma del lavoro dovrà permettere alle imprese di licenziare “quelli che non fanno bene il loro mestiere”. Il sindacato: ”Affermazioni che offendono. Le smentisca”. Bonanni prende le distanze: “Dica a quale sigla fa riferimento”. Fornero: “L’accordo è possibile” (Il Fatto Quotidiano)

Ha ragione la Marcegaglia a dire che in questo paese ci sono un sacco di fancazzisti a sbafo che campano sulle spalle di chi lavora onestamente e con senso di responsabilità. Giustissimo: cominciassero però i dirigenti che guadagnano stipendi milionari a dare l’esempio, ché questa storiella che a fare le cose perbene si deve cominciare sempre dal basso ha sinceramente fracassato tutto il fracassabile, vista la classe dirigente che ci ritroviamo e che ci ha gioiosamente accompagnato sull’orlo del precipizio. Perché se vanno cacciati gli impiegati , gli operai, i professionisti che truffano lo stato e  le aziende per cui dovrebbero lavorare rubando i loro stipendi e sfruttando così quei colleghi che sono costretti a fare anche la loro parte, si deve fare lo stesso anche coi loro superiori che sono STRApagati anche per fare in modo che questo non succeda.

Ma quelli non li caccia mai nessuno, né per loro c’è una Marcegaglia che invita alla lotta senza quartiere: hanno sempre un santo protettore in parlamento che li assiste e li rassicura.
E pensare che noi donne ci eravamo ridotte a fare il tifo per la Marcegaglia, solo perché, afflitte dall’assenza cronica  femminile nei posti che contano, una donna era arrivata ai piani alti del potere.
Una donna?
Appunto.
E la Camusso la bacia pure una che parla così?
Io no, non la bacerei, ecco.

I disonesti non devono essere difesi mai da nessuno, in nessun ambito, ma ci piacerebbe che a fare la morale su certe questioni non sia una signora che, da industriale figlia di industriali  a questa crisi economica non è affatto estranea e che solo adesso, praticamente da ieri si è scoperta scandalizzata dalle altrui incapacità  che, invece, sono anche le sue. Gli industriali che  delocalizzano e vendono aziende mettendo a repentaglio la sicurezza e spesso la vita dei lavoratori e delle loro famiglie, sono forse più onesti di chi nell’orario di lavoro va a prendersi un caffè un po’ troppo lungo?

Possibile che in questo paese non si riesca mai a parlare del  difetto del singolo senza offendere intere categorie di lavoratori e dunque di persone?

Le ministre

Il problema più grosso, urgente e importante, la vera emergenza di questo paese mutilato è il distacco dalla realtà, la dissociazione, che vive la classe dirigente. Questo problema però, non vedrà soluzione, perché è simile a una psicopatologia. Nessun malato di mente – arrivato a uno stadio così grave della patologia – sarà in grado di riconoscerlo autonomamente, e di conseguenza scegliere di essere curato.
Una volta si diceva “Potere al Popolo.” Oggi bisognerebbe esigerlo in maniera più decisa, senza troppi strilli, senza perdere la voce. Aggredire la Fornero ricordandole che la figlia è stata la vincitrice di due preziosissimi e illusori “posti fissi” è quasi banale. Obbligarla ad infilarsi le nostre scarpe, per farci dentro un giretto lungo qualche anno, sarebbe una giusta condanna. Credo che arrivati a questo punto di non ritorno non sia più sostenibile che si lasci parlare della nostra fame, chi è gonfio di cibo, chi gira satollo ruttandoci in faccia il suo “troppo pieno”.

Non è più tollerabile l’insulto dell’ipocrisia, l’arroganza dell’ignoranza, intesa proprio come non conoscenza. Non è più pensabile che si possa restare in attesa del domani, ponendo fiducia in chi vive benissimo l’oggi. E meno che mai – da donna e madre – posso tollerare che ad oltraggiarmi sia un’altra donna e madre.
Di solito, quando si resta allibiti davanti all’arroganza del potere ignorante, si tende ad augurarle, le cose. Ma l’augurio è come un sogno che non si avvera mai. La maledizione è lanciata per consolare noi stessi, per sfogare la rabbia, per rimetterci in pace. Non è più tempo di auguri: dovrebbe essere davvero quello delle condanne, migliori di un carcere più o meno comodo a seconda di quanto si possano pagare le guardie, o gli arresti domiciliari nei superattici del centro di Roma. Una di quelle condanne alla vita reale, una di quelle che dice: “Benvenute nel mio mondo, signore ministre!”

Ho visto mia figlia partire quando era poco più alta della valigia che si portava appresso, l’ho vista sparire tra la folla di un aeroporto, e io quell’immagine non me la scordo mai, dopo che aveva studiato e faticato in quest’Italia che si era scordata di dirle che la sua fatica valeva meno di nulla, perché l’Università italiana non prevedeva di poterle dare davvero una laurea. Così è dovuta andare dall’altra parte del mondo anche per finire i suoi studi, e non vicino a una madre che un giorno sarebbe diventata ministra, e che si sarebbe arrogata il diritto di oltraggiare tutte le madri come me, che prima ancora di veder sparire le figlie, hanno dovuto partire loro stesse, per provare almeno a prendersi il diritto alla vita.
L’altro giorno ho sentito la Fornero rivendicare il fatto di aver gettato solo una lacrimuccia, e di non essere – come certa stampa l’aveva definita – una fontana di lacrime. Ecco, scrissi in tempi non sospetti che quella lacrima era un oltraggio, e mi spiace non essermi sbagliata. Se fosse eseguita la condanna, la Fornero piangerebbe eccome. Come ho pianto io, così tanto da averle finite le lacrime, svegliandomi ogni giorno, e andando a dormire ogni giorno, pensando a mie figlie che avevo lontano.

Questa gente non conosce vergogna e non conosce pudore. Traducono la vita in numeri, in fantasia. Come sempre e meglio di sempre, fingono di pensare come svedesi, ma governano l’Italia nella piena tradizione dell’italianità più becera e amorale.
Soltanto in Italia è lecito sputare addosso a chi fatica per respirare. Soltanto in questo paese corrotto peggio di un paese latinoamericano o dell’Europa dell’est, puoi sentirti dire che è giusto che il padrone licenzi a patto però che trovi un altro lavoro al licenziato.

E tutta questa imbecillità, alla fine è lecita perché nessuno dirà mai alle signore ministre che sono idiote quanto i loro predecessori, e quanto loro impresentabili, vergognose e urticanti.
Io le condannerei davvero alla vita. A vita.
(Io non riconosco questo stato. Io non riconosco queste istituzioni).

[Nemmeno io: nota di R_L]

Rita Pani (APOLIDE)

I figli dei ministri? Tutti geni (con posto fisso e vicino a mammà) – Nomi, foto, storie

Preoccupazioni “diverse”

Il ministro Cancellieri non ha il coraggio delle parole, così dichiara di essere molto preoccupato perché i blocchi ai caselli autostradali, potrebbero “sfociare in cose di tipo diverso”. (Rita Pani)

Anche noi siamo preoccupati, signor ministro, solo però, le nostre sono preoccupazioni “altre”, lei direbbe “diverse” perché non ha la sfortuna che abbiamo noi di doversi confrontare ogni giorno con gli stessi nostri problemi, lei come tutti quelli che si occupano di noi, vivete in un altro mondo rispetto al nostro, un mondo dove le preoccupazioni – bene o male – si risolvono senza molto “sacrificio”. A noi invece ne avete chiesti tanti di sacrifici, forse troppi.

I Partigiani non hanno usato i fiori nei cannoni per liberarsi dai fascisti. Per liberare l’Italia, dai fascisti. Hanno preso non i forconi ma i fucili e sono andati a sparare a tutti quelli che ostacolavano la loro ricerca di libertà. Non hanno trattato col nemico né lo hanno considerato un interlocutore col quale poter discutere. Erano altri tempi, s’intende.

Si sono fatte tante chiacchiere su questo movimento che sta mettendo in difficoltà l’Italia intera, come se la richiesta dei diritti si possa fare senza disturbare troppo, in silenzio, senza causare nessun disagio, e allora che protesta è? i diritti sono sempre costati molto più di tanti sacrifici, ecco perché avrebbero dovuto essere difesi meglio e di più di come invece è stato fatto perdendone per strada sempre un po’ in nome di ipotetici ‘sacrifici’ richiesti a chi la parola sacrificio la conosce fin troppo bene. Ecco perché io piuttosto che a complotti, a gente manovrata da chissà chi e cosa preferisco credere che questa gente si sia davvero scocciata di questa mancanza di considerazione della politica di qualsiasi genere si tratti, di quest’arroganza per cui non si pensa mai a come verranno elaborate poi quelle  scelte,  quelle decisioni che altri dovranno subire, decisioni ovviamente indiscutibili perché “necessarie” dall’unico giudice preposto che è il popolo, in questo paese definito sovrano per Costituzione, ma mai come ora ridotto al più servile dei sudditi in quanto non può ribellarsi ma deve tacere e chinare la testa perché c’è la crisi, come se la crisi l’avesse costruita il popolo e non invece quelli che oggi pensano di uscirne rendendo la vita difficilissima e impossibile da vivere per un sacco di gente. E non è pensabile, non è più pensabile che chi si vede messo all’angolo, immobilizzato, privato, deprivato e e violentato non cerchi di liberarsi in tutti i modi.

Cose di tipo diverso

Non penso più che gli uomini o le donne che si avvicendano al governo di questa nazione ridicola siano dei “senzapalle”, credo siano proprio perfidi e bastardi, al punto di non aver mai avuto il coraggio delle parole.

Perché ci vuole coraggio a parlare, e soprattutto a chiamare le cose col proprio nome. Non si fa più ormai, da quando la propaganda ha compreso che utilizzare la “neolingua” a volte tranquillizzante, a volte narcotizzante era di gran lunga più semplice e proficuo.

Al di là delle diatribe, delle analisi più o meno politiche degli accadimenti, in queste ultime settimane pare proprio che l’Italia si stia muovendo, e come primo passo si stia impedendo la circolazione delle merci – peggio che mai della benzina.

I blocchi interessano ormai tutt’Italia e ci sono problemi ai caselli autostradali, inizia a scarseggiare la benzina nei distributori del sud e della Sicilia, presto potrebbero esserci problemi per tutte le merci in tutti i supermercati.

No, il ministro Cancellieri non ha il coraggio delle parole, così dichiara di essere molto preoccupato perché i blocchi ai caselli autostradali, potrebbero “sfociare in cose di tipo diverso”.

Ma è davvero così difficile chiamarle Rivolte? E’ così tragico ammettere che siamo prossimi alla guerra civile? Come si combatte una cosa di tipo diverso? Forse con la polizia diversamente armata?

Le cose di tipo diverso a noi italiani non piacciono per definizione. Sono diversi i gay, i negri di qualunque etnia, sono diversi persino i meridionali rispetto alla logica padana. “Diverso” è una parola importante, che negli anni utilizzata al massimo della sua potenzialità ha dato risultati notevoli. Proprio l’altro giorno un servizio di un telegiornale che criticava le vacanze in famiglia del presidente Fini, evidenziava come il loro tempo fosse trascorso in maniera differente da quello dei “diversamente fortunati”. Poi i disabili, diversamente abili – che storpio pare proprio brutto, o zoppo e cieco, sordo o muto, tetraplegico, paraplegico – diversi. (Da chi?)

E allora speriamo che la nostra intera esistenza possa sfociare in una cosa di tipo diverso, anche perché ci stanno portando dritti e tirandoci per i capelli.

Quell’altro senzapalle di Monti – il professore – ha ribadito un’altra formula magica inventata dalla Marcegaglia, ossia che l’articolo 18 non è un tabù.

Poi provano a spiegare che si potrà licenziare con più facilità, ma gli stipendi saranno più altri per permettere una maggiore capacità di spesa agli italiani, e che perdere i diritti ce ne farà ottenere sicuramente degli altri. Ovviamente fingendo di ignorare la prassi consolidata dei “ricatti d’assunzione”, quelli che al momento del contratto devi accettare per lasciare libertà di licenziamento al padrone …

Che si diceva? Sì, le cose d’altro tipo. Se sapesse il ministro quante me ne passano per la mente …

Rita Pani (APOLIDE)