Il leitmotiv

Non condivido il linguaggio  di Grillo quando è violento, aggredisce e nemmeno molte delle sue caciarate in Rete, ma nemmeno il dibattito pubblico falsato dal conflitto di interessi di berlusconi e da quella percentuale minima di stampa e informazione che si reputano indipendenti ma poi nei fatti non lo sono. Grillo, come ha ben detto Dario Fo sbaglia sistematicamente il metodo, e anche quando ha ragione, perché sull’informazione ha un milione di volte ragione, passa dalla parte del torto. Ed è questo che dovrebbero fargli capire. E comunque, la critica ci sta, l’offesa quotidiana no. Se mi dessero della deficiente ogni giorno da varie tribune pubbliche rivendicando il diritto di poterlo fare credo che porterei più di qualcuno in tribunale. 

***

Grillo: “Segnalate articoli ostili a M5S”

Il leader M5S contro un commento di Maria Novella Oppo sull’Unità. Letta la difende: “Lapidata”
Pd e Fi: “Fascista”. Cuperlo: “Attacco indegno”. Boldrini: “Pestaggio versione 2.0”. Orellana si dissocia.
DARIO FO: “NON ACCETTO QUESTI TONI, MA I GIORNALISTI SMETTANO DI SPUTTANARE”

***

“La magistratura si occupi delle istigazioni a delinquere del M5S”.
Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti.

La magistratura si era occupata anche delle istigazioni a delinquere del diffamatore seriale sallusti che per sei anni ha diffuso falsità sul pm Cocilovo che per questo fu minacciato di morte senza suscitare l’indignazione dei liberali dell’ultim’ora, ma in quel caso l’ODG, la FNSI si sono schierati dalla parte del diffamatore/istigatore fino a consentirgli di ottenere la grazia su cauzione da Napolitano.
Capito perché questa gente non è più credibile, semmai lo sia stata fino ad ora?

***

Quando berlusconi ha chiesto la cacciata dalla Rai di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi  perché facevano “un uso criminoso del servizio pubblico” l’ha prontamente ottenuta. Se Grillo chiede pubblicamente di dare uno sguardo a quel giornalismo che non risponde al dovere di fare informazione ma da tempo, da sempre anzi, ha scelto di mettersi al servizio del potere e per questo travolge con la delicatezza del caterpillar tutto quello che ostacola il progetto di questo potere – illegittimo per sentenza –  al massimo si becca il rimprovero di Laura Boldrini sempre molto loquace quando c’è da bacchettare i 5stelle,  calata alla perfezione nel ruolo di vestale a difesa della casta cui ora appartiene anche lei ma poi, nei fatti, a quel “giornalismo” criticato da Grillo non succede niente. Prima di parlare di democrazia violata per queste sciocchezze ai piani alti delle istituzioni e della politica dovrebbero far mettere qualche specchio alle pareti, così, giusto per darsi un’occhiata. E magari aspettare che in questo paese sia ripristinata una democrazia vera, non quella abusiva del conflitto di interessi, di un parlamento votato da nessuno, di un governo scelto e voluto solo da uno e quella dove un pregiudicato condannato può ancora circolare a piede libero solo perché si chiama silvio berlusconi.

Queste cose non succedono in nessuna democrazia: i funzionari funzionali al potere e al regimetto napolitano se ne facciano una ragione. In questo paese non esiste solo il giornalismo ostile, esiste purtroppo e soprattutto quello servo composto da gente che viene ritenuta financo autorevole e che contribuisce in larga parte alla formazione della massa critica, e se ogni giorno nell’opinione pubblica viene iniettata la dose quotidiana di veleno non ci possiamo stupire se questo è un paese intossicato dalle falsità e dalle cazzate senza nessuna importanza, gonfiate,  trasformate in fatti e notizie per non dover parlare dei fatti veri e dare notizie che corrispondano al vero.

Quando Gramsci fondò l’Unità non aveva certo in mente che un giorno il suo quotidiano dovesse diventare la velina di un partito ridicolo e nemmeno del regimetto delle larghe intese che guai a disturbarlo. 

Il diritto di critica e quello di satira non è diritto allo sputtanamento, alla propaganda negativa, alla diffusione di falsità. Per questo ci sono già i giornali di berlusconi. Fare giornalismo serio non è prendere la cazzatella e su quella ricamarci attorno per ingigantirne la portata, trasformare una parola, un discorso, un tono di voce, un bagno al mare per chissà quale colpa, peccato, attacco alla democrazia.

Fare giornalismo serio e satira ben fatta, quella che induce alla riflessione, non è scegliersi l’obiettivo e per mesi, mesi e mesi attaccare solo quello mentre “c’è tutto un mondo intorno” fatto di cose più serie di cui un’informazione seria, rispettosa del ruolo e conscia delle sue responsabilità verso i cittadini che contribuiscono in solido al suo mantenimento dovrebbe occuparsi. 

Responsabilità che aumentano in base alla vastità del pubblico che si raggiunge. 

Se io scrivo una cazzata nella mia bacheca facebook rischio al massimo una figuraccia, se le cazzate diventano il leitmotiv del giornalismo diventano propaganda degna del ministero della cultura popolare di mussolini, e quello sì, è fascismo.

Se questo paese è ai penultimi posti nelle classifiche internazionali circa la libertà di informazione, sovrastato perfino da paesi che almeno non hanno l’ardire di definirsi libere repubbliche democratiche ci sarà un motivo, anzi, ce ne sono tanti.

Il dis_ordine dei giornalisti

“Mafioso, cloaca, serial killer, macellaio”
Furia dei berlusconiani contro Santoro
Odg: “Per lui ci sono donne di serie A e B”

***

TRAVAGLIO E “IL SISTEMA BERLUSCONI”
LA BONEV VA A VENEZIA, MA IL PREMIO È FINTO. E LA DELEGAZIONE BULGARA ARRIVA IN ITALIA

***

L’ordine dei giornalisti è vivo e lotta insieme a loro.
Con tutto quello che si vede e si legge nel paese che galleggia nel conflitto di interessi di un pregiudicato condannato che ancora può manovrare l’informazione che possiede e anche quella che può ancora controllare, che può ancora esercitare il suo potere per mezzo del ricatto e della minaccia  il problema è Santoro.
 

***

L’ordine dei giornalisti s’incazza perché in una trasmissione d’inchiesta vengono date, che piaccia o meno agli scandalizzati a corrente alternata, delle notizie.
L’ordine dei giornalisti apre un procedimento contro Santoro nel paese dove i belpietro, i ferrara e i sallusti vengono messi a dirigere i giornali del padrone delinquente che li paga,  si lasciano liberi di calunniare, diffondere menzogne e diffamare [ché tanto poi c’è sempre un Napolitano di scorta] e nel paese dove bruno vespa ha spacciato per assoluzione la prescrizione di Andreotti. L’ordine dei giornalisti che ha taciuto davanti ad esempi di deontologia professionale come fede, minzolini bacchetta Santoro, il più cacciato e mobbizzato di tutti.  Pirovano, ex mediaset e dunque segretario dell’ODG  guarda solo Servizio Pubblico? tutto il resto delle oscenità teletrasmesse e stampate su certi quotidiani no, gli sono sfuggite?
Ogni giorno di più si capisce meglio perché l’Italia è alle ultime posizioni, da paese miserabile qual è, nelle classifiche internazionali circa la libertà di stampa e di informazione. L’ordinatore dei giornalisti andasse a guardare come vengono trattati certi argomenti negli altri paesi anche quando riguardano qualche ‘eccellenza’, che però, diversamente da quel che accade nel paese miserabile non può interferire per mezzo di nessun yesman posizionato nei posti strategici. E si capisce meglio perché in questo paese un’informazione che informa LIBERAMENTE [per la diffamazione ci sono le procure, non l’ordine dei giornalisti dove a fare il segretario ci mettono un ex dipendente mediaset] non ce la meritiamo. 
La fregatura è che ci va di mezzo anche chi ha capito benissimo che quello di Santoro non era affatto gossip e che la vera arma di distrazione di massa è tutto quello che è accaduto dopo, le polemiche, i giudizi che hanno spostato l’attenzione su quello che era il fatto evidenziato da Santoro e Travaglio: l’uso privato di un’azienda di stato pagata coi soldi di tutti. Ministri che si sono attivati per inventare un premio, finanziare una fiction con soldi pubblici solo per compiacere un pregiudicato delinquente, gli italiani moralisti, quelli del dito e della luna non si scandalizzano se berlusconi gli fa pagare i suoi vizietti privati, non si turbano quando da giornali e telegiornali vengono calunniati e diffamati tutti quelli che provano ad ostacolare il progetto criminale eversivo di un impostore condannato alla galera ma si irritano di fronte a chi certe porcherie gliele fa vedere e sentire.
Quindi è perfettamente inutile meravigliarsi se un criminale amico dei mafiosi ha trovato la strada spianata per fare roba sua di questo paese.

Questo paese per vent’anni in mano a un faccendiere ladro che ha rubato allo stato, un amico dei mafiosi, un corruttore, un puttaniere, uno che pagava ragazzine per i suoi sfizi da erotomane e che per questo è già stato condannato a sette anni in primo grado per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile, un impresentabile indecente che ha portato l’Italia a livelli da sottozero in ambito internazionale, che ha demolito anche l’idea di paese non dico civile ma almeno normale, vivibile e poi il problema qual è per gli scandalizzati all’amatriciana, l’unico che per vent’anni ne ha sempre parlato? La cloaca a cielo aperto è l’Italia di berlusconi, dei suoi sodali a libro paga ben distribuiti fra politici, giornalisti cosiddetti moderati, quelli che le cose brutte non le raccontano e non le scrivono ché guai a dare fastidio al panorama dei cieli azzurri, guai a ricordare che quelli che berlusconi lo hanno costruito, mantenuto in vita adesso sono al governo a fare le belle larghe intese napolitane, è l’Italia dei suoi complici politici, quelli che si dovevano opporre, non Santoro che ce la fa vedere.

In un momento in cui la Rai viene attaccata da brunetta per i compensi di Fazio e viene fatto saltare il contratto di Crozza che avrebbe portato il quadruplo dei soldi guadagnati da Crozza, non serve ricordare cosa finanziava la Rai, con quali soldi e perché.  Se in questo paese il cosiddetto berlusconismo ha attecchito così bene è soprattutto perché un sacco di gente pensava e pensa che parlare di questo e quello non serviva e non serve, anche la questione delle escort che pagavamo noi per far divertire il satrapo erotomane per mesi è stata protetta anche a sinistra col velo della privacy, mentre come ha ben detto Travaglio si stava formando un sistema che va oltre berlusconi ma del quale pare non interessi a nessuno. I 400.000 euro dati da bondi per premiare l’attricetta bulgara al festival di Venezia li abbiamo pagati tutti. E abbiamo pagato anche la trasferta di 32 sconosciuti ospitati in grand hotel.
E chi è informato saprebbe che il regista di queste porcherie è berlusconi. Ma ovviamente non sono cose importanti, queste.

Tutti hanno sempre saputo tutto, non hanno mai avuto bisogno di chi gli raccontasse le cose, e si capisce benissimo dalle condizioni in cui è ridotta l’Italia.

Impicciament

Mps, Napolitano torna a “sopire”
“No al cortocircuito media-pm”

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che proprio non ce la fa, non vuole essere il presidente di tutti ma solo di qualcuno, che spesso e volentieri entra in ambiti che non gli competono o, se gli competono lo fa sbagliando gli obiettivi dei suoi ormai leggendari moniti. 

Il corto circuito è un presidente della repubblica che pur avendone avuta facoltà non ha sciolto le camere nemmeno in presenza di un primo ministro al centro di scandali gravi, protagonista – da imputato – di processi per reati che in altri paesi non prevedono solo le dimissioni di un politico che si macchiasse di colpe infinitamente meno gravi ma l’esclusione perpetua dalla politica la giusta condanna di un tribunale.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che, da conoscitore della Costituzione qual è non ha esitato a mettere il suo sigillo, e dunque quello di tutti noi, su leggi odiose, vergognose, funzionali alla copertura e alla protezione di un impostore disonesto, leggi che nessun’altra politica nel mondo civile si sognerebbe nemmeno di pensare poi puntualmente cassate dalla Consulta. 

Il vero corto circuito è che in un paese apparentemente normale il presidente della repubblica non abbia ancora tolto l’appellativo di cavaliere della repubblica italiana ad un disonesto intrallazzatore, uno sotto processo per sfruttamento della prostituzione minorile, uno con un curriculum giudiziario che fa spavento e che in un paese al minimo sindacale di civiltà la gente si schiferebbe ad averlo per vicino di casa.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che non si attiva affinché processi che riguardano politici candidati alle elezioni non vengano rimandati a dopo le elezioni, perché i cittadini hanno il diritto di sapere PRIMA se quando vanno a votare lo fanno per una persona onesta o per un delinquente da galera.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che non ha speso una parola nel merito di sentenze scandalose né sul fatto che il responsabile dei massacri al G8 di Genova, quello che ordinò i pestaggi per dispetto, per difendere l’onore della polizia di stato davanti agli occhi sbalorditi di tutto il mondo,  sia stato nominato nientemeno che sottosegretario alla sicurezza del governo.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che entra nello spogliatoio della Nazionale di calcio complimentandosi coi giocatori e dicendo loro che “sono lo specchio del paese”: dunque paragonando  gente onesta, che vive fra mille difficoltà ad un manipolo di viziatelli arroganti che spesso si trasformano in delinquenti.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che, il 25 aprile anziché rinnovare i valori dell’Antifascismo – cosa di cui questo paese ha un bisogno disperato e che si dovrebbe fare quotidianamente – si mette a battibeccare a distanza con un comico sui pericoli del populismo e lo fa per difendere gl’interessi di bottega della politica tradizionale, quella che ci ha allegramente e gioiosamente condotto alla bancarotta etica, morale prim’ancora che a quella economica.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che concede la grazia su cauzione ad un delinquente recidivo ma non si occupa dei tanti casi di ingiustizie ordinarie e quotidiane che riguardano persone che non hanno voce, che non possono collegarsi a twitter dagli arresti domiciliari né essere invitate tutti i giorni nei talk show, ad esempio quello di Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi accusata di diffamazione per aver difeso la memoria di suo figlio, morto ammazzato da quattro poliziotti; Patrizia il 1 marzo dovrà andare a processo, malgrado e nonostante l’immane tragedia che ha subito, ma per lei nemmeno un hashtag  #siamotuttipatriziamoretti, per sallusti, diffamatore per mestiere e per conto terzi, sì: solidarietà e sostegno si sono sprecati e sono arrivati proprio da quelle persone che dovrebbero spendersi e lavorare per uno stato civile, promuovere l’onestà. Per non parlare di tutta quella gente che si è suicidata per una cartella equitalia, per non aver saputo sopportare la vergogna di una umiliazione e l’impossibilità di far fronte ad un debito in denaro.

Gente onesta cui nessuno ha teso una mano nemmeno per pietà.

 Napolitano invece  intercede personalmente con la collaborazione dell’appena ex ministro della giustizia, ed entrambi si arrogano il diritto di  sollevare uno che commette reati a ripetizione  dalle sue responsabilitá morali, civili e legali. 

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che alla commemorazione di una strage di mafia parla di uno stato che vent’anni fa non si è lasciato intimidire ma poi pretende il silenzio su una questione attinente alla mafia perché in quella questione è voluto entrare anche lui anche se questo non rientra affatto nelle prerogative di un capo dello stato.

Il vero corto circuito è un presidente della repubblica che pretenderebbe il silenzio dalla stampa e dall’informazione su fatti ben precisi e non su altri ben sapendo che questo paese muore fra silenzi, omissioni e conflitti di interesse.

Il corto circuito è un presidente della repubblica che di fronte ad una Magistratura insultata, svilita, offesa tutti i giorni e da anni dalla politica, bacchetta i Magistrati accusandoli di troppo protagonismo anziché una politica che, se fosse meno disonesta,  anzi per niente, coi Magistrati non dovrebbe avere niente a che fare ma al contrario lavorerebbe a braccetto con loro per restituire a questo paese un minimo di dignità e di senso dello stato, non l’avrebbe trasformato, invece, in uno stato che fa senso.

Il dito e la banca
Marco Travaglio, 2 febbraio

Il primo monito di Napolitano è certamente saggio se, invocando l’altroieri l'”interesse nazionale”, punta a tutelare la figura di Mario Draghi dalle pressioni tedesche, che mirano a gettargliaddosso lo scandalo Montepaschi per frenare la sua politica salva-euro. La Banca d’Italia fu certamente l’unico soggetto istituzionale a vigilare, con le due ispezioni a Siena, e a scoprire i contratti segreti sui derivati tossici, anche se poi ci si contentò del cambio della guardia Mussari-Profumo e la lentezza delle procedure e l’inefficienza endemica della Consob impedirono che i disinvolti (a dir poco) amministratori fossero rapidamente e adeguatamente sanzionati. Purtroppo non si può dire altrettanto del secondo monito, quello di ieri dinanzi all’Ordine dei giornalisti, francamente irricevibile almeno per ciò che resta della libera stampa in Italia. Che vuol dire “abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti tra informazione e giustizia”? E a che titolo il capo dello Stato afferma che il “ruolo della stampa di propulsione alla ricerca della verità” nel caso Mps “confligge con la riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e il rispetto del segreto d’indagine”? La stampa ha il diritto-dovere di svelare i segreti, anche quelli giudiziari se ci riesce, per dare ai cittadini il maggior numero possibile di notizie. Forse Napolitano ignora che, se da dieci giorni lo scandalo del Montepaschi è sulle prime pagine dei giornali di tutta Italia (e non solo), è grazie a un giornale — il nostro — che ha scoperto ciò che i banchieri nominati dal suo partito occultavano ad azionisti, dipendenti, risparmiatori e investitori. Se avessimo aspettato le famose autorità, magistratura compresa, non sapremmo ancora nulla. Nelle parole di Napoletano echeggia, dietro il paravento dell'”interesse nazionale”, una concezione malata, autoritaria del rapporto fra il potere e i suoi controllori: qualunque scandalo del potere diventa attentato alla Nazione perché lo scredita agli occhi dei cittadini e dei mercati. Quindi meglio una notizia scomoda in meno che una in più. Il dito indica la luna e tutti a guardare il dito. 
Il termometro segna la febbre e tutti a dare la colpa al termometro. Se Napolitano non vuole che il sistema bancario venga screditato, lanci un bel monito ai banchieri perché caccino i mercanti dal tempio, anziché mettere la volpe a guardia del pollaio, come fecero tre anni e un anno fa con Mussari. E lanci un bel monito ai politici perché escano dalle banche (e dalle fondazioni) con le mani alzate e tornino a fare il loro mestiere: che, sulle banche, è quello dell’arbitro, non del giocatore. Già che c’è, potrebbe pure consigliare ai compagni del Pd di darsi una calmata: anziché minacciare di “sbranare” chi scrive dei loro rapporti con la finanza, la smettano di amoreggiare coi banchieri e di scalare le banche. Così magari nel prossimo scandalo finanziario non saranno coinvolti, e sarà la prima volta. La pravdina del Pd, la fu Unità, dedica una pagina all’appassionante interrogativo “Perché sfiorì il Garofano. Crollo del Psi e crisi della Prima Repubblica”. Già, perché? Lo storico Pons, recensendo un sapido saggio di due vecchi craxiani, Acquaviva e Covatta, risponde: va evitato “un impiego estremo della memoria storica come arma di lotta politica” in favore di “uno sguardo più meditato e più utile”, scevro da “giudizi sbrigativi e liquidatori sulla figura di Craxi”. Dunque il Psi e la Prima Repubblica crollarono perché “i partiti avevano perso la capacità di generare appartenenza”, per le “tendenze disgregative”, per “i limiti del riformismo socialista”, insomma “per un vuoto della politica che fu riempito dal potere giudiziario e da un’ondata di antipolitica”, ovviamente “di destra”. Di qui “la tragedia di Craxi e del socialismo italiano”. Ma è così difficile, o magari antipatriottico, dire che Craxi rubava?

 

Prima delle primarie

Sottotitolo: GENERATORE AUTOMATICO DI PANTHEON DEI CANDIDATI ALLE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA – Alessandro Capriccioli

A proposito di rappresentanti [preambolo]: il Senato approva emendamento Lega,  torna il carcere per i giornalisti.

Dedicato a tutto l’esercito dei difensori della libera espressione del pensiero anche quando è tutt’altro da ciò. A tutti quelli che si sono spesi affinché “il carcere a un giornalista gnorno gnorno”. La libertà va meritata, e il livello di questo paese è ancora così scarso che presumo ci vorrà ancora tempo, generazioni, prima di capirne l’esatto significato. Questa legge fa schifo, ma spero che tutti capiscano che la causa di questo non è il giornalismo vero, quello che rischia su se stesso per esercitare il suo mestiere ma proprio e soltanto il giornalismo servente, quello piegato sempre a novanta gradi. Si è detto molto, a me ancora si torce lo stomaco a pensare che gente che ogni giorno difende la libertà di espressione, dice di combattere le censure si sia schierata al fianco di un criminale per natura. 

La bellezza di questo paese, della democrazia malata di questo è paese è che solo i politici possono decidere da se medesimi se e quando andare in galera in prima persona e se e quando mandarci altra gente spesso colpevole di atti assai meno violenti dei loro.

E lo possono fare da vigliacchi e infami senza nemmeno metterci un nome e una faccia.

Dov’è il corto circuito se a fare questo poi non è nemmeno gente scelta dal popolo che quindi che rappresenta il nulla assoluto tanto meno dunque la volontà di un popolo sovrano per Costituzione?

Terribile una base piddina che ha esultato alla visione di quell’orribile poster creato per pubblicizzare l’evento di sky dell’altra sera, terribili quelle persone che pensano col cervello di un segretario di partito, terribili quelli che ieri parlavano di papi buoni (ma dove, ma quando?) per giustificare un pavido, uno che non sa scegliere da che parte deve stare e  che vorrebbe fare il presidente del consiglio di una coalizione di centrosinistra ma è ancora fermo al palo del matrimonio sì o no a proposito di omosessuali. E se citare papi e cardinali serve ad intercettare i voti dei cattolici sappiano i lor signori “de’ sinistra” che il giochino è vecchio, desueto e non incanta più.

Ad ognuno i suoi rappresentanti. La politica è fatta soprattutto di onestà, quando è buona.  E una buona politica non può non tenere conto delle radici storiche su cui si fonda una repubblica democratica nata grazie ad una Resistenza Antifascista non certo grazie all’intercessione della chiesa che anzi, si è resa sempre complice di dittature e regimi sanguinari e i suoi referenti, per quanto persone degne come il cardinal Martini che per questo non è mai stato papa sono stati e sono tutto tranne che riferimenti ad idee progressiste.

E non è possibile che dei rappresentanti di partiti che si richiamano a valori non dico comunisti ma almeno socialisti se qualcuno chiede loro chi è stato  un personaggio che ha dato a questo paese dimentichino una persona come Sandro Pertini.

 E’ stato più onesto Tabacci a richiamarsi a De Gasperi che comunque fu quel galantuomo senza il quale il voto alle donne non sarebbe stato nemmeno concesso perché Togliatti non si fidava di chi credeva che per educazione e cultura avrebbe votato la DC. Togliatti, quello dell’armistizio per salvare i fascisti,  oggi starebbe benissimo nel piddì, ‘na meraviglia.

Con queste premesse io non andrò, e nemmeno per idea, a farmi schedare in qualità di elettrice di centro sinistra. Perché io non voglio essere un’elettrice di centro sinistra. Io voglio un paese dove in parlamento ci sia una rappresentanza anche di idee “altre”, che non significano estremismo né voglia di comunismo cinese o sovietico ma significa semplicemente avere chiaro in mente che destra, centro e sinistra sono cose diverse e che appartengono a gente diversa. Che non è vero che gli italiani sono storicamente un popolo fascista o democristiano, gli italiani sono solo un popolo che è stato derubato della possibilità di avere un’indipendenza politica il 1 maggio del ’47 grazie alla strage di Portella della Ginestra fatta eseguire su commissione proprio per evitare che l’Italia rischiasse la “deriva comunista” che non era gradita all’America, alla mafia e al vaticano.
Dopo 65 anni questo paese è ancora schiavo e succube dell’America, della mafia e del vaticano perché nessuno in tutti questi anni si è preoccupato di fare in modo di ridurre e annullare questa dipendenza.
Ed è perfettamente inutile parlare di politica del fare INSIEME, se poi quell’insieme comprende anche chi non ha il coraggio di fare delle critiche semplicissime, chi ragiona con la testa di un segretario di partito, chi non riesce ad essere obiettivo nemmeno di fronte ad errori vistosi  perché guai a contraddire il segretario, ci s’inventano perfino favolette su papi buoni, pur di negare l’evidenza.
Un paese dove da sempre si negano verità e giustizia si merita di più di una politica di contrasto di centro sinistra debole.
Anzi, ne ha bisogno.

Di’ qualcuno di sinistra

MASSIMO GRAMELLINI, La Stampa, 14 novembre

Alla domanda del conduttore di Sky su quale fosse la loro figura storica di riferimento, i candidati alle primarie del centrosinistra hanno risposto: De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini e Nelson Mandela. Tutti democristiani tranne forse Mandela, indicato da Renzi che, essendo già democristiano di suo, non ha sentito il bisogno di associarne uno in spirito. 

 Scelte nobili e ineccepibili, intendiamoci, come lo sarebbero state quelle di altri cattolici democratici, da Aldo Moro a don Milani, evidentemente passati di moda. Ma ciò che davvero stupisce è che a nessuno dei pretendenti al trono rosé sia venuto in mente di inserire nel campionario un poster di sinistra. Berlinguer, Kennedy, Bobbio, Foa. Mica dei pericolosi estremisti, ma i depositari riconosciuti di quella che dovrebbe essere la formula originaria del Pd: diritti civili, questione morale, uguaglianza nella libertà. Almeno Puppato, pencolando verso l’estremismo più duro, ha annunciato come seconda «nomination» Nilde Iotti. Dalle altre bocche non è uscito neppure uno straccio di socialdemocratico scandinavo alla Olof Palme.  

 

Forse i candidati di sinistra hanno ignorato le icone della sinistra perché temevano di spaventare gli elettori potenziali. Così però hanno spaventato gli elettori reali. Quelli che non possono sentirsi rappresentati da chi volta le spalle alla parte della propria storia di cui dovrebbe andare più orgoglioso.

Bavaglio tecnico, che idea

In un paese democratico definito “parzialmente libero”  dalle classifiche internazionali (l’ultima di Reporter Sans Frontières ci piazza al 61° posto  dopo Cile e Corea del Sud, per dire)   per quanto riguarda la libertà di informazione il ministro Severino intravvede il pericolo nei blog.
E riesce perfino a dirlo restando seria.

“Per Severino quello dei blog è «un fenomeno certamente positivo per certi aspetti, ma nel quale si possono annidare anche cose negative, può essere un punto criminogeno. Questo mondo va regolamentato e pur nella spontaneità che ne rappresenta la caratteristica non può trasformarsi in arbitrio»”.

Lettera 43 allarga il tiro. I blog rappresentano un fenomeno pericoloso. Almeno così la pensa il ministro della Giustizia, Paola Severino, secondo cui bisognerebbe «reprimerne l’abuso». Intervenendo a Perugia a un dibattito su etica e giornalismo, il Guardasigilli ha spiegato: «Il giornale ha una sua consistenza cartacea. Il giornalista e l’editore sono individuabili ed è dunque possibile intervenire. Il blog ha invece una diffusione assolutamente non controllata e non controllabile. È in grado di provocare dei danni estremamente più diffusi. Ecco perché bisogna vederne anche la parte oscura».

[Nella ricerca presentata da Enrico Finzi si sostiene che internet è la fonte più attendibile mentre i giornalisti sono considerati scarsamente attendibili.]

Questa è la considerazione che ha la politica (anche quella sobria) dei cittadini: una massa di idioti che non sanno distinguere il buono dal cattivo e ai quali serve sempre la manina per attraversare la strada. Dove per ‘manina’ s’intende ovviamente censura. Che poi l’Italia sia già un paese da sempre considerato e classificato parzialmente libero in fatto di libertà di informazione  ed è l’unico paese democratico in cui al possessore di almeno l’ottanta per cento dei media suddiviso fra giornali, televisioni private, controllo diretto su quella pubblica, case editrici eccetera sia stata consentita l’ascesa politica è solo un dettaglio che, evidentemente alla Severino (e non solo a lei, purtroppo), deve essere sfuggito. Così come deve esserle sfuggito che in Italia non c’è una legge che regolamenta il gigantesco conflitto di interessi che, grazie a berlusconi e alla politica che non lo considera un problema non è mai stato affrontato come invece sarebbe stato opportuno fare.

Così come si fa in tutti i paesi normalmente civili dove O fai l’imprenditore, l’editore,  O fai il politico.

Dove la stessa persona non può fare il controllore e il controllato.
Tutte le piattaforme hanno gli strumenti per impedire che vengano veicolati messaggi inneggianti ad odii di vario genere, istigazioni e apologie. La tutela legale esiste già. Basta ricorrere al giudice.
Il tema che il centrodestra (governo compreso)  e di una politica letteralmente terrorizzata dalla potenza dei social network, dei blog e di chiunque esprima pubblicamente un dissenso, stanno cercando di far passare è che chiunque possa pretendere la censura senza bisogno di ricorrere al giudice.

Il che significa non poter pubblicare più niente su  niente e nessuno.

Pensare che debba essere la censura preventiva ad impedire gli abusi è una solenne STRONZATA.
Oggi, inoltre, basta venire a conoscenza del codice IP di un utente per mettere in moto la giustizia, sporgere regolari denunce.
Internet non va “normalizzato”, controllato, censurato, si dovrebbe semplicemente incentivare un buon uso della Rete, ma questo come sempre è solo un fatto culturale che non va risolto con la censura ma con l’educazione.

Bavaglio tecnico, che idea
 Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 27 aprile

Ideona: una legge bavaglio sulle intercettazioni. Siccome non l’aveva ancora avuta nessuno, se ne sentiva proprio la mancanza. Ieri ci ha pensato la ministra della Giustizia Paola Severino, al Festival del giornalismo. Lì la Guardasigilli ha detto anche cose pregevoli: la cronaca giudiziaria deve riportare “non solo le voci dei magistrati, ma anche quelle della difesa”; e i danni subiti dall’accusato poi assolto sono ingigantiti dalla lunghezza dei processi, che allontana a dismisura il momento del giudizio definitivo. Purtroppo, come tutti i suoi predecessori, la Severino non fa nulla né spiega come intende abbreviare i tempi. Eppure le soluzioni sono semplici: ridurre il contenzioso (Davigo e Sisti, in Processo all’Italiana edito da Laterza, spiegano come si fa) e le fasi del giudizio, che in Italia sono almeno cinque: indagini preliminari, deposito atti, udienza preliminare, primo grado, appello e Cassazione. Basta abolire il deposito atti e l’appello (fuorché in presenza di prove nuove) e rendere convenienti i riti alternativi (patteggiamento e abbreviato) bloccando la prescrizione al rinvio a giudizio, per dimezzare i tempi della giustizia e liberare enormi risorse finanziarie e umane. Sulla cronaca giudiziaria e sulla pubblicazione di atti d’indagine e intercettazioni, la Severino una soluzione la indica: ma è quella sbagliata. La stessa già battuta (fortunatamente con scarso successo) dal centrosinistra col ddl Mastella e dal centrodestra col ddl Alfano: “Filtrare ” e “limitare ” le notizie pubblicabili durante l’inchiesta perché “è nelle fasi interlocutorie delle indagini che più di frequente avviene la diffusione della notizia”. Dunque il pm o il gip dovrebbero “escludere le notizie che non sono rilevanti e attengono esclusivamente alla sfera personale delle persone interessate dal provvedimento, anche quando il provvedimento viene consegnato alle parti”, cioè non è più segreto. Nel 2012, in piena comunicazione globale, siamo ancora lì a spaccare il capello in quattro per distinguere fra notizie pubbliche e pubblicabili, e fra giornali e blog (che, per la Severino, “fanno più danni dei giornali”). Una follia e una sciocchezza. Una follia perché, una volta notificati gli atti (si spera completi) agli avvocati, questi non hanno alcun dovere di mantenere il segreto, nemmeno sulle notizie non penalmente rilevanti, anzi hanno spesso l’interesse a farle trapelare.
Una sciocchezza perché ciò che non è rilevante per il pm o per il gip può esserlo, e molto, per il giornalista e per i lettori, cioè per i cittadini elettori. Al magistrato interessano i reati, al cittadino (e dunque al cronista che ha il dovere di informarlo) anche le questioni etiche, deontologiche, politiche e persino personali, se si parla di un personaggio pubblico che magari predica bene e razzola male. Altro che “secretare informazioni che metterebbero in crisi le indagini” e “intercettazioni non rilevanti per il procedimento” per “salvaguardare la sfera personale”. La secretazione delle notizie a fini investigativi è già prevista dal Codice. Quanto alla sfera personale dell’indagato o, ancor di più, del non indagato, è già protetta dalla legge sulla privacy, che prevede sanzioni penali.
Esempio: Bossi non è indagato, ma se il suo tesoriere tiene la sua famiglia allargata a libro paga coi “rimborsi elettorali”, gli elettori lo devono sapere. E devono sapere se Formigoni, non indagato, si fa pagare le vacanze da un faccendiere che ingrassa grazie all’amicizia con lui nella sanità convenzionata. La ricetta per garantire una cronaca equilibrata non è dunque filtrare e secretare, ma al contrario fornire ai cronisti tutte le carte dell’inchiesta non coperte da segreto, e anche delle indagini difensive. Intercettazioni comprese. Spetta poi al cronista pubblicare quelle di interesse pubblico e lasciar perdere le altre. Se sbaglia o diffama o viola la privacy, paga. Ma almeno ha il quadro completo dei fatti.
 E, se qualcuno ha paura dei fatti, sono affari suoi: male non fare, paura non avere.

Esercizio abusivo della professione (?)

                   Se c’è qualcuno che abusa della sua professione sono proprio certi giornalisti: quelli che da quasi vent’anni servono un unico padrone, silvio berlusconi,  che, casualmente è anche il proprietario dell’ottanta per cento dei mezzi di comunicazione di questo paese. E, ovviamente, quelli che non svolgono onestamente la professione.

Il vero problema, per quei giornalisti e in generale per il potere è la constatazione che  dei comuni cittadini li possano smentire e ridicolizzare in qualsiasi momento e a proposito della qualunque.

Noi che facciamo blog non traiamo nessun profitto dalla nostra attività, scriviamo per il gusto di farlo e perché pensiamo che sarebbe sciocco non valorizzare uno strumento di  fondamentale importanza come la Rete non  sfruttandolo per un fine utile.

E il fatto che normali cittadini mettano il loro sapere, la loro creatività al servizio degli altri gratuitamente, per passione e non per denaro, dovrebbe essere un valore aggiunto  in una democrazia, non un pericolo da contrastare con ogni mezzo, e  non dovrebbe spaventare un  giornalista, perché sa che la sua professionalitá non viene messa in discussione se non nasconde niente all’opinione pubblica.

La maggior parte dei giornalisti di questo paese, invece, è costituita da persone senza arte né parte, che non fa domande,  che non pretende risposte, che non verifica le notizie. Per non parlare di quanto sia ridicolo e inutile quell’ordine dei giornalisti, un’istituzione voluta da mussolini della quale nessun governo di nessun colore ha voluto liberarsi, forse perché  “giornalisti” sono anche D’Alema, Veltroni, Gasparri (sic!) ?

In un paese normale, civile e davvero democratico i giornalisti dovrebbero pensare a dare le notizie e  fare inchieste su tutto e tutti  invece di attaccare, dall’alto della loro protezione grazie alla casta di cui fanno parte,  chi spesso fa il lavoro al posto loro.
Gratis.

LA CASTA DEI GIORNALISTI CONTRO IL WEB: CHI FA INFORMAZIONE RISCHIA SEI MESI DI CARCERE

Occhio a quello che scrivete sul vostro blog, a ciò che postate su Facebook o Twitter o Youtube. Rischiate di finire in un’aula di Tribunale. Denunciati (udite udite!) dall’Ordine dei giornalisti per “esercizio abusivo della professione”.

E’ accaduto ad una web tv di Pordenone, la PnBox contro la quale, la Corporazione dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Il titolare della web tv, Francesco Vanin, rischia adesso sei mesi di carcere. L’accusa è (testualmente) quella di aver diffuso “gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità, politica e spettacolo”. Insomma quello che ogni giorno facciamo un po’ tutti, compreso chi scrive questo post: produrre gratuitamente informazione, diffondere contenuti, video, articoli.

Sconcertante la posizione di Pietro Villotta, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia e autore dell’esposto. Interpellato sul caso ha risposto con un’intimidazione: ”Il nostro esposto è a tutela della categoria e dell’ordine. Se viene meno la garanzia della legge sulla stampa siamo nella giungla. E se le piattaforme online, dalle web tv ai blog, fanno informazione continuativa, allora noi tuteliamo la categoria”.

Loro tutelano la “categoria”, quel medievale ordine dei giornalisti – che andrebbe abolito- di cui fanno parte, ricordiamo, anche “professionisti” come Fede, Belpietro, Vespa e Sallusti: noi invece difendiamo il nostro diritto di espressione garantito anche dalla Costituzione. Per questo continueremo a scrivere, postare, diffondere gratuitamente contenuti.

Sperando di non dover scrivere, come Gramsci sotto il fascismo, le “lettere dal carcere”.

da: http://www.liquida.it

Eroi e “pecorelle”

Riepilogo: il ragazzo che ha “insultato” il carabiniere è già stato giudicato per direttissima dai colleghi che lo hanno fermato e già che c’erano gli hanno rotto un polso (chissà poi in caserma).
Il bar dove è stata fatta irruzione spaccando una vetrina era regolarmente aperto, ma i poliziotti volevano entrare dall’entrata di servizio che invece era chiusa e mentre i proprietari cercavano le chiavi (e la gente entrava e usciva dalla porta) hanno pensato bene di sfondare.
Chi paga il polso?
Chi paga la vetrina?
A chi lo diamo l’encomio stavolta?
Istituiamo il premio Pinochet a punti?

Sottotitolo: Gli anarco insurrezionalisti sono come il nero: svaccano e stanno bene su tutto.
Come mai i giornali di oggi non ci danno, e con la stessa enfasi riservata al carabiniere insultato, nessuna notizia nel merito del raid fascista di ieri compiuto da pecorelle evidentemente smarrite nel bar di Chianocco? Misteri della disinformatja.

Ecco che fine ha fatto l’insultatore del carabiniere:  Ricordate l’attivista che sfotteva il carabiniere? Ecco che fine ha fatto – foto e video

No Tav: resoconto sulla repressione attuata dalle forze dell’ordine sui presidianti No Tav.


In Valsusa come già accadde al G8 di Genova è in atto una sospensione di quel che resta della nostra democrazia. Le violenze al G8 furono definite da Amnesty International  “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. In entrambi i casi quella sospensione avvenne e sta avvenendo per mano di chi, per ruolo e professione sarebbe chiamato a fare tutt’altro e cioè tutelare e proteggere i cittadini, non contribuire all’escalation di violenza. Colgo l’occasione per ricordare che le azioni delle forze dell’ordine sono ordinate, coordinate  e concordate con la politica.

E’ la politica infatti che decide dove e come polizia e carabinieri devono effettuarle.

La mia solidarietà va comunque  anche al carabiniere fatto oggetto di insulti perché sta  partecipando a un “gioco” più grande di lui.


Poi ci sono i cosiddetti ‘eroi’, quelli che nel paese della disinformazione compiono gesti o per meglio dire, nel caso specifico  NON li compiono ed entrano così di diritto nella categoria specialmente nella propaganda che certi media e giornali spacciano per informazione: quelli che non reagiscono di fronte ad una “provocazione” specialmente se sanno di essere ripresi da una telecamera, dall’altra parte invece  ci sono i terroristi cattivoni; donne, uomini, padri e madri di famiglia, gente anziana,  bambini che da anni hanno rinunciato ad una vita propria fatta di serenità, di tranquille giornate, serate passate in casa o a farsi i fatti loro come noi e come tutti perché  vogliono solo evitare che la loro valle, la terra dove sono nati e che naturalmente amano venga sventrata e che miliardi di euro vadano in fumo per trasportare una scatoletta di tonno a Lione in due ore invece che nelle tre che ci s’impiegano  continuando ad utilizzare i mezzi che ci sono già.

Ci piacerebbe almeno sapere a chi stiamo pagando questa ennesima marchetta visto che i soldi sono i nostri.

Pensare all’importanza che i media stanno dando ad un episodio così stupido mentre si continua quasi ad ignorare il motivo per cui quella gente sta manifestando fa capire perfettamente da che parte si vuole portare l’opinione della gente, e di come si sta tentando di sfruttare la naturale propensione dell’italiano piccino a non capire la differenza fra lo sfruttato e lo sfruttatore, fra chi è vittima e chi non lo è.

Da due giorni tutti parlano della ‘pecorella’ e nessuno che invece metta il punto con la stessa enfasi sulle dichiarazioni dei nostri sobrii ministri che ci dicono che la tav “è necessaria”, “si deve fare”, è un'”opera a cui non si può rinunciare” e chissà perché.

Nessun dialogo.


C’è una intera comunità che si ribella, gente che si espone, che mette a repentaglio il proprio quotidiano e di queste persone e dei loro perché si parla poco e niente, mentre le facce di bronzo di quanti dovrebbero rappresentarci, governarci continuano a meritarsi primi piani nei TG da cui ripetono il mantra che la tav è irrinunciabile e si farà.

Io penso che un po’ di rispetto questa gente se lo meriti.

Ci sono tante cose che in condizioni di normalità non si dovrebbero fare.

In situazioni difficili salta tutto e chi dovrebbe evitarlo non lo sta facendo.



Eroi in azione in Valsusa

www.youreporter.it

Ecco cosa è accaduto ieri sera, ma per tutti passa l’informazione che i No tav hanno attaccato la polizia con lanci di pietre.

Altri eroi  in azione a Genova