Rosa Louise Parks cambiò la storia restando seduta

Una persona che si espone sapendo di rischiare, e lo fa in un paese dove il diritto è qualcosa di molto relativo e ancorché assente merita rispetto, solo rispetto. In Russia l’omofobia viene autorizzata PER LEGGE dallo stato, non solo non si può essere omosessuali ma non si deve neanche dire. Nei paesi normalmente civili invece è un crimine contro l’umanità. Tirare fuori altri argomenti per millantare che quella protesta sia stata fatta per farsi pubblicità, per cercare visibilità, perché si è persone alla ricerca di consensi e attenzioni che non si hanno più è solo miseria dietro alla quale si nasconde un po’ di più di un’antipatia per la persona. Luxuria credo abbia un paio di lauree, è una persona intelligente e acculturata che non deve dimostrare nulla a nessuno né tanto meno vergognarsi di essere la persona che è.
Uno dei vizi tipici italiani è di mischiare le pere con le mele. Se si fa una cosa non se ne può fare un’altra o se si fa se ne devono poi fare altre. O fare delle cose preclude che se ne possano fare altre, ad esempio ragionare. E perché Luxuria non è andata a cucire con l’ago e il filo il buco dell’ozono invece di protestare contro una cosuccia come la privazione di un diritto? E perché non va in Arabia, in Iran, nel Ruanda o chissà dove altro non si rispettano i diritti? Per pensare ci vorrebbe un cervello, per capire che MAGARI ognuno si occupasse di far rispettare i diritti nel proprio ambito lavorativo, sociale o quello che lo riguarda personalmente forse questo paese e il mondo farebbero meno schifo e tutti i paesi sarebbero meno soggetti ai regimi repressivi, violenti. Noi qui non abbiamo nulla di cui vantarci, rispetto ai diritti civili negati ma a molta gente questo va bene, non è la priorità. Se oggi noi abbiamo anche la possibilità di scrivere scempiaggini in Rete lo dobbiamo a chi si è impegnato prima di noi nell’estensione dei diritti. Tutti gli omofobi, i repressi, i frustrati, i razzisti  e gli ignoranti che in queste ore stanno esibendo il loro peggio perché altro non possiedono nei confronti di Vladimir Luxuria e come di solito fanno rispetto a diversità che non offendono né nuocciono a nessuno, dovrebbero ringraziare ogni giorno la nostra Costituzione che garantisce la possibilità di parlare anche a chi dovrebbe solo tacere per questioni di decenza.

Tutti dovremmo essere d’accordo e condannare  chi priva una persona della sua libertà anche per un tempo breve come è accaduto per fortuna a Luxuria arrestata per aver manifestato un suo pensiero in un paese dove la libera espressione del pensiero, anche quando è civile può costare la vita. Un paese dove una cosa naturale qual è l’omosessualità è considerata un reato per legge, dove non solo non si può essere omosessuali ma non si deve nemmeno dire.
In Russia, paese membro del G8 quindi si presume civilizzato, si può essere arrestati per aver esposto un manifesto nemmeno  di protesta ma di affermazione di un’ovvietà: “gay è ok”. Sì, eccome se lo è.


Era una legge dello stato anche quella che in America obbligava i neri ad alzarsi per lasciare il posto sull’autobus ai bianchi. Finché una sera di dicembre una piccola signora nera che tornava dal lavoro ha pensato più intensamente di altre volte evidentemente, che quella fosse un’ingiustizia, e lo era, e alla richiesta di alzarsi ha detto semplicemente NO.
Quel no ha cambiato la storia in America e anche nel mondo. E grazie al quel no altra gente ha smesso di subire l’ingiustizia di dover cedere un posto sull’autobus e non solo per una questione di colore della pelle. E chi dimostra più coraggio di altri facendo suoi i disagi di altri, le mancanze di rispetto e il non riconoscimento all’uguaglianza per tutti merita più rispetto degli altri, di chi non lo ha fatto, non lo fa e non lo farebbe ma in compenso critica il modo della protesta e la persona dimostrando tutti i suoi limiti e tutta la sua pochezza.

 La politica, la nostra e quella di quei paesi che citiamo sempre come “più civili”, che dovrebbe essere portatrice di idee sane, che si mette sul pulpito facendo leggi che obbligano a dei comportamenti che devono, dovrebbero consentire il più possibile una civile e sana convivenza, che mettono i paletti davanti a quello che non si può fare perché facendolo si arreca un danno al prossimo e alla società è la prima poi a fregarsene e ad accettare di stringere accordi, alleanze politiche, economiche con paesi nei quali viene meno, perché impedito con la repressione violenta, anche il semplice diritto alla protesta pacifica. Evidentemente i diritti dell’uomo, sanciti da una Carta sottoscritta dagli stati che si sono impegnati a rispettarla esulano dalla loro applicazione nel concreto. Anche da un paese democratico occidentale qual è l’Italia ci si può tranquillamente voltare da un’altra parte di fronte a paesi dove si attuano dittature repressive e dove i diritti vengono violati e impediti, tutto in virtù e a beneficio del dio denaro. A dimostrazione che si può sacrificare l’idea stessa di democrazia pur elevandola a proprio sistema, assetto politico perché ritenuta la forma migliore di gestione di un paese, quella meno invasiva proprio in fatti di diritti, per non disturbare gli affari.

Giordano Bruno: il filosofo che s’illuminò d’immenso. Dopo quattro secoli siamo ancora qui ad assistere alle conseguenze violente dei fanatismi religiosi, discriminazioni, violenze, guerre, scatenate in nome di Dio. – Ma è proprio sul rogo, senza dire una parola, che Bruno vince la sfida di una vita, mentre gira il capo al crocefisso che il carnefice gli porge da baciare, Bruno diventa eterno, quell’immagine attraversa il tempo, luminoso simbolo della lotta ad ogni fanatismo religioso, il suo messaggio diventa universale, recepito da gente di ogni cultura e religione, monito e ricordo perenne di quello che fu la “Santa” Inquisizione. – Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo. L’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo. ” Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla.” [Giordano Bruno – 1548, Nola – 17 febbraio 1600, Roma] http://www.loggiagiordanobruno.com/20120306-giordano-bruno-l’ultima-notte.html

 

Pino e Andrea: Santi sulla Terra

Palermo, don Giuseppe Puglisi è beato

Ci sono persone che non hanno bisogno di una santità post mortem, avendola interpretata benissimo da vive. Nel giorno della contestazione ad Angelo Bagnasco mi viene in mente un altro cardinale, Roberto Bellarmino, quello che mandò a morire Giordano Bruno sul rogo dopo aver ordinato che gli inchiodassero le mandibole affinché non potesse più aprire quella bocca che usava per veicolare e diffondere i suoi messaggi di saggezza.
Anche Roberto Bellarmino fu proclamato santo, e chissà perché.

Cito da un commento sul Fatto Quotidiano:  “vedere Bagnasco commemorare Don Gallo è come vedere Napolitano commemorare Falcone e Borsellino”.

Genova per lui: i funerali di don Gallo
Applausi per il prete, fischi al cardinale

Bagnasco rappresenta quella chiesa da cui Andrea ha sempre preso le distanze, quella della discriminazione, dell’esclusione, della negazione dei diritti uguali per tutti.

L’Avvenire, il quotidiano ufficiale della Cei di cui Bagnasco è il presidente, ha relegato  la notizia della sua morte a pagina 11, e non serviva la conferma del fatto che quel prete da strada e da marciapiede non sia stato mai ben visto dalle alte gerarchie ecclesiastiche proprio perché era uno che non discriminava e non escludeva.

E una persona che non è stata ben vista e considerata da viva non si capisce perché debba esserlo da morta.

Bagnasco, andando ad officiare i funerali di Don Gallo ha celebrato ed onorato quello che la chiesa ha sempre celebrato e onorato e cioè tutta la sua ipocrisia, le sue morali doppie e triple da  mettere in pratica a seconda della convenienza, dell’opportunità,  del ceto e del censo delle  persone che ha di fronte.

La chiesa che dovrebbe stare dalla parte dei poveri, degli ultimi, ha scelto invece di mettersi sempre al fianco del potere, quale che fosse, anche il più temibile e sanguinario.

Ecco perché la presenza del cardinal Bagnasco non è stata gradita da chi amava il pretaccio che i poveri e gli ultimi se li metteva in casa.

Ed è vergognoso che la Rai, la televisione di tutti, quindi anche delle persone che amavano Don Gallo, abbia destinato ai suoi funerali una tv di nicchia e, solo qualche giorno fa, trasmesso la diretta televisiva del matrimonio di due signori nessuno a cui vogliono bene, forse, giusto le persone di famiglia e i loro amici tali e quali a loro.

Vergognoso che la signora nessuno abbia detto che il suo matrimonio sfarzoso e lussuoso abbia contribuito a divulgare un messaggio di serenità e di quanto sia bella la famiglia e che comunque siccome  ha alzato l’audience è stato giusto così, in un paese fatto anche di morbosi voyeurs a cui piace guardare e non toccare.

Le famiglie normali, quelle che pagano il canone sono invece e a maggioranza, quelle con problemi di cui fanno parte le persone che Don Gallo aiutava, sosteneva e non abbandonava come invece spesso e volentieri fa la chiesa, in special modo quella delle alte gerarchie, che proprio perché sono la testa dell’istituzione dovrebbero dare il miglior esempio accogliendo TUTTI, come facevano Pino Puglisi e Andrea Gallo.

Perché Sanremo è Sanremo [2013]

Sottotitolo: verrà un giorno che l’Uomo si sveglierà dall’oblio
e finalmente comprenderà chi è veramente
e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza,
a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo.
L’ Uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto,
sarà libero anche qui in questo mondo.

” Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla! “
[Giordano Bruno – Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600]


Giordano Bruno condannato per eresia dal Tribunale centrale del Sant’Uffizio ed arso sul rogo a piazza Campo de’ Fiori a Roma, con la bocca serrata perché non parlasse. Più precisamente inchiodata alla mandibola, per ordine del Cardinale Bellarmino successivamente proclamato santo.

Il cattolicesimo, per dire.

Festival di Sanremo, fine dell’egemonia della banalità

Mah…un paese che si blocca, dove i palinsesti televisivi  vengono stravolti in funzione di dirottare gli spettatori verso un unico canale [e grazie al ca…nale che poi lo guardano 16 milioni di persone per sera],  quest’anno a pochi giorni dalle elezioni, per di più, per un festival della canzonetta è molto di più di una rappresentazione della banalità.
E’ la rappresentazione perfetta del nostro paese, fermo al palo da ben più di 63 anni.

Mengoni, i vincitori delle ultime tre edizioni di Sanremo sono,  come la polverini, personaggi costruiti dalla e nella televisione,  che sia Amici della De Filippi  o  il salotto di Floris   il risultato non cambia.

Come nella politica anche a Sanremo il vincitore è quello imposto e non quello che meriterebbe la vittoria.

Perché arrivare ultimi da bravi come è capitato a Vasco Rossi ad esempio significava, al tempo, farsi un mazzo tanto per dimostrare di non essere affatto il meno meritevole, anzi, le carriere di Vasco Rossi, Zucchero e molti altri sono  la dimostrazione che il talento non passa per la vittoria a Sanremo.

Oggi basta il  martellamento mediatico del prima, ovvero la costruzione del personaggio, del mentre,  ma soprattutto del dopo, lo spalmamento full time di Sanremo ovunque perché le case discografiche questo vogliono e tutti fanno a gara per accontentarle, chi vince il festival non avrà nessuna necessità di dimostrare perché ha vinto, c’è già chi lo fa per lui.

E, proprio come nella politica il vincitore viene decretato in parte da una giuria definita  “di qualità” scelta sulla base di chissà quali referenze e  da una maggioranza di imbelli, dai soliti telerincoglioniti dipendenti da reality show e fiction, che votano Mengoni così come avevano votato la polverini solo perché la vedevano praticamente tutte le settimane nel salotto di Floris. Parliamo di televisione, lo strumento col quale berlusconi ha fatto strike di questo paese,  di persone costruite per fare fenomeno che poi vanno ad occupare inopinatamente ruoli politici o pubblici come appunto polverini la cui carriera politica si è EDIFICATA grazie a Ballarò,.

Oppure vincono Sanremo in barba a chi meriterebbe di vincerlo più di loro.

Ed è strano che Elio, il vero vincitore di questo festival, abbia deciso di partecipare conoscendo perfettamente le dinamiche della selezione e della scelta essendo stato uno dei giurati di X-Factor.

Come dico sempre, la gente vota con lo stesso spirito col quale si sceglie la capricciosa al posto dell’ortolana, le vacanze al mare piuttosto che in montagna, la station wagon invece della berlina.

Se questo fosse un paese normale i vincitori avrebbero dovuto essere altri ma, per fortuna, proprio come a proposito della politica, c’è sempre meno gente inconsapevole, disposta a farsi manovrare, che subisce senza rendersi conto di dove sta la fregatura.

 

 

”La patonza deve girare” (cit: Silvio Berlusconi)

Oggi, oltre al ventennale di Mani Pulite, era il 17 febbraio 1992 infatti quando Mario Chiesa venne arrestato per tangenti, da allora le cose non solo non si sono aggiustate ma se possibile sono perfino peggiorate, ricorre l’anniversario della morte, avvenuta il 17 febbraio 1600, del filosofo Giordano Bruno. Fu condannato per eresia dal Tribunale centrale del Sant’Uffizio ed arso sul rogo a Roma, con la bocca serrata perché non parlasse. Per l’esattezza inchiodata alla mandibola e  per ordine del Cardinale Bellarmino.
Il cattolicesimo, per dire.

Sanremo, dall’Adriano Celentano show al servizio pubico di Belen Rodriguez

IL “SERVIZIO PUBICO” DI BELEN

[…] Sabato, intanto, tornerà Adriano Celentano. Consiglio non richiesto per il Molleggiato: dica tutto ciò che vuole, esageri, spari altri 125 milioni di cazzate, ma lo faccia scoprendo l’inguine e mostrando un po’ di pelo pubico. Lorenza la Cattolica non avrà nulla da ridire, ne siamo sicuri.[…]

Twitter: #Domenico Naso – Il fatto quotidiano

Mani impunite

 
Anche le massime istituzioni repubblicane han voluto celebrare degnamente il ventennale di Mani Pulite. Il Parlamento ha salvato un’altra volta dall’arresto il senatore Tedesco, mentre l’ex premier B. collezionava una richiesta di condanna a 5 anni di carcere per corruzione giudiziaria e un altro senatore, il preclaro De Gregorio, veniva indagato per aver fatto sparire 23 milioni di fondi pubblici all’editoria. Una cosetta. Superano ormai il centinaio i parlamentari indagati o imputati o pregiudicati (24), ma c’è ancora un anno di legislatura per darsi da fare e battere il record del ’93. Intanto la corruzione continua a mangiarsi 60-70 miliardi l’anno e l’evasione altri 120-150. Ed è da questi presupposti che il capo dello Stato ha aulicamente tratto le conseguenze dinanzi al Csm: “Può senz’altro percepirsi un positivo mutamento dell’atmosfera per quel che riguarda reali disponibilità di confronto costruttivo su problemi più urgenti in materia di politica della giustizia”. Finalmente c’è “piena consonanza nella individuazione delle ragioni della crisi, delle priorità da affrontare e degli immediati rimedi riformatori”.
Un ingenuo o uno straniero di passaggio potrebbe pensare che il Presidente parli di legge anticorruzione, riforma dei reati fiscali, ripristino del falso in bilancio, ratifica delle convenzioni internazionali sul traffico d’influenze, l’autoriciclaggio, la corruzione privata, la prescrizione. In effetti tre parole tre le dice (“seri adeguamenti normativi”). Ma il confronto costruttivo serve a ben altri e più nobili scopi: mandare a casa migliaia di detenuti o stiparli nelle camere di sicurezza delle questure accanto a chi li ha arrestati (la nuova frontiera del garantismo). E soprattutto tappare la bocca alle toghe e privarle dei diritti civili. Il mondo si domanda come sia possibile che in Italia siano candidabili i condannati. Ma l’uomo del Colle trova disdicevole che si candidino i magistrati. Il fatto che un ladro entri o resti in Parlamento, anche se ha confessato di aver fregato 13 milioni al suo partito, non pare turbarlo. Ma “le troppe esternazioni esorbitanti i criteri di misura” e “l’assunzione inopportuna di incarichi politici” da parte di magistrati, queste sì “disorientano i cittadini”. In effetti siamo talmente abituati ai ladri che, quando vediamo una guardia in politica, siamo subito colti da vertigini. Quando poi un magistrato parla, “innesca periodicamente spirali polemiche e acuiscono molteplici tensioni”, e così quando “inserisce nei provvedimenti giudiziari riferimenti non necessari ai fini della motivazione e che spesso coinvolgono terzi estranei”. Se, per dire, uno legge in un’ordinanza le telefonate fra un ladro o un mafioso e un politico, chissà cosa va a pensare: tipo che anche il politico sia un poco di buono e che il Colle dovrebbe monitare un po’ anche contro di lui. Ottimo anche l’elogio del neoprocuratore di Roma Pignatone, che già acquisì meriti a Palermo emarginando alcuni dei migliori pm antimafia. Elogi anche al giudice Casalbore e al pm Guariniello dopo la sentenza Eternit? Non pare il caso. Un monito contro la porcata Pini sulla responsabilità civile dei giudici? Meglio di no. Invece bisogna punire più severamente i pm che si permettono di parlare in dissenso dal pensiero unico: oggi “sfuggono alla sanzionabilità disciplinare per la legge del 2006”, urge “riforma” per imbavagliarli meglio. E, se qualcuno non condivide le “riforme condivise”, rendendole un po’ meno condivise perché non le condivide, va “arginato”: i partiti che garbano al Colle “reagiscano con la massima fermezza alle resistenze alle riforme della giustizia”, specie da parte di quegli “intraprendenti parlamentari che sventolano vessilli di santuari intoccabili”. Ma sì, dai che l’abbiamo capito chi è l’intraprendente parlamentare: quello che vent’anni fa scoprì Tangentopoli. L’avessero arginato all’epoca, come diceva l’amico Bottino Craxi, signora mia…

Marco Travaglio – 16 febbraio 2012 – Il Fatto Quotidiano